La ditta che peggiora la stratigrafia della parete

Non è la prima volta che leggo quanto riporto qui sotto (voce di un lettore che chiede consiglio):

La ditta mi ha proposto le seguenti stratigrafie perimetrali:

  • Cappotto da 15cm
  • Poroton da 20cm
  • intercapedine da 6cm (ospitera’ impianti e canalizzazione vmc)
  • spazi vuoti con lana di roccia
  • lastra di cartongesso da 1,25cm
  • freno al vapore
  • lastra di cartongesso da 1,25cm

Secondo lei e’ un buon compromesso tenendoci al riparo dal caldo e dal freddo?

 ***

Purtroppo, la soluzione descritta viene proposta spesso. Non so perché, forse perché appare all’avanguardia, o diversa dal solito. Certamente non può essere molto economica visto il numero di strati da eseguire.

 Torniamo alla domanda – e’ un buon compromesso tenendoci al riparo dal caldo e dal freddo? 

In una parola “comfort”.

E’ un buon compromesso per ottenere comfort?

Qual’è la più bella stratigrafia del mondo? La più bella stratigrafia ha

  • sul lato interno un intonaco di qualità posato su blocchi di laterizio che non sono altro che impasti di argilla che viene cotta
  • sul lato esterno la coibentazione.

ditta-peggiora-stratigrafia-parete

Questa stratigrafia è ottimale in regime invernale e ottimale in regime estivo – l’ambiente è circondato da tanta massa  protetta dall’ambiente esterno con un sistema di isolamento termico a cappotto.

Il costruttore che prevede un’intercapedine impianti con ulteriore isolamento e finitura a secco con lastre di cartongesso sta proponendo di “guastare” la stratigrafia con un economico e scadente rivestimento interno. E il committente sarà costretto a vivere in un ambiente confinato di lastre e lana di roccia.

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Meglio ricalcolare la prestazione del cappotto da 15 cm + Poroton da 20 cm + intonaco interno di elevata qualità e, se non soddisfacente per le aspirazioni della committenza, rivedere lo spessore del cappotto o del blocco porizzato.

Gli impianti passeranno nelle tracce e dove i passaggi sono molteplici il blocco può essere più spesso.

Anziché investire quattrini nell’intercapedine interna con finitura a secco si potrebbero utilizzare laterizi portanti rettificati ad incastro che garantiscono anche ottima planarità della faccia.

Questo tipo di blocco ha sul lato esterno una foratura più fitta per favorire l’applicazione dei tasselli del cappotto, mentre internamente presenta fori più larghi per facilitare la realizzazione delle tracce per gli impianti.

Ribadisco che non è di carattere economico la critica che muovo al costruttore, ma di un risultato scadente dopo una partenza eccellente!

Perdere la massa interna in favore di un’intercapedine è un errore progettuale che si farà notare specialmente nel periodo estivo e specialmente se l’edificio verrà vissuto. Infatti l’intercapedine  diminuisce sensibilmente la capacità della parete di assorbire / accumulare calore e quando in estate le temperature interne iniziano a salire sarebbe veramente utile disporre di una massa che possa farsi carico dell’energia in eccesso (quella da noi prodotta).

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Non sono favole, se le prestazioni di una stratigrafia si leggessero con attenzione si potrebbero notare facilmente i valori di capacità areica interna dell’elemento edile.

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autore: Federico Sampaoli


52 commenti su “La ditta che peggiora la stratigrafia della parete”

  1. una vmc decentralizzata o brevemente canalizzata potrebbe gestire il vapore del locale espellendo grandi quantità di vapore al costo di pochi Watt.

    circa l’isolamento interno direi che la soluzione più economica e semplice sia un nuovo isolamento interno con polistirene espanso estruso con pelle goffrata rivestito con piastrelle: incollaggio dei pannelli con collante a tutta superficie e rasatura per posa piastrelle.
    non serve cartongesso.
    non si tratta di una stratigrafia traspirante naturalmente! e d’altro canto nessuno degli strati si può chiamare traspirante.
    però lei teme un isolamento interno con rischio di condensa interstiziale o muffa, quindi questa soluzione è perfetta.
    non dimentichi che il vapore va gestito.
    posso progettare superfici con temperature superficiali elevate ma devo comunque gestire lo smaltimento del vapore e il riscaldamento in modo intelligente: accendere il riscaldamento per l’occasione e poi spegnerlo improvvisamente NON è intelligente.

  2. Buongiorno,
    sto realizzando un locale bagno seminterrato che sarà utilizzato saltuariamente nella stagione invernale per qualche ora alla settimana (riscaldamento con cronotermostato e vasca da bagno per i bambini – leggi alta temperatura e UR100%). La località è Aosta, 600 m slm.

    Devo realizzare una controparete interna per “coprire” il passaggio impianti (sp. variabile da 5 a 10 cm) e piastrellare. Vorrei sfruttare lo spazio vuoto nell’intercapedine per migliorare l’isolamento del locale, ma temo che potrei provocare la formazione di condensa interstiziale o muffe.

    Vorrei sapere se utilizzando un classico pannello in polistirene da 4 cm avrei dei problemi di condensa interstiziale/muffe. In alternativa materiale/soluzione tecnica mi consigliereste di utilizzare?

    La stratigrafia a progetto è:

    Esterno controterra/fuori terra
    Intonaco – sp. 1 cm
    Polistirene – sp. 8 cm
    Cemento armato – sp. 25 cm
    Intercapedine non ventilata – sp. da 5 a 10 cm
    Isolante (??) – sp. 4 cm
    Barriera a vapore
    Pannello in cartogesso fibrorinforzato
    Piastrelle in ceramica

    Vi ringrazio anticipatamente per l’assistenza,
    Cordiali saluti,
    Andrea

  3. le perline non si possono nastrare per garantire la tenuta all’aria, è il telo che deve essere nastrato appena risvolta verso il basso sulle pareti.
    queste decisioni vanno prese guardando il disegno della struttura lignea prevista per il tetto.

    la descrizione del progetto delle perline al primo capoverso non mi è chiara – mi dispiace.

    per i pannelli in idrati di silicato di calcio esiste un’infinità di soluzioni in fatto di ancoraggi.

    trattandosi di un solaio interpiano in legno (dunque caldo) non mi devo preoccupare di considerare questo elemento orizzontale come un ponte termico, ma mi devo preoccupare di non isolare le pareti sul lato interno lasciando fessure dove è attraversato dal solaio in legno (il solaio finisce nella muratura fredda e non deve essere interessato da condense interstiziali).
    per questi motivi sul perimetro del solaio in legno devo sempre nastrare o lavorare con nastri autespandenti.

    le pareti isolate a secco con isolante e freno al vapore tra isolante e perlina di rivestimento interno estetico devono salvaguardare l’integrità del freno al vapore: le viti per il fissaggio delle perline (solitamente a 45° e nascoste nell’angolo della maschiatura (a scomparsa) forano il telo ma nello stesso tempo lo tappano, è normale. e non crea problemi.

  4. Dunque, la giunzione tra cordolo in cemento e banchine in legno di supporto tetto è stata insufflata con della malta dove c’erano irregolarità e poi è stato passato del silicone per giunti in facciata. Pensavo poi di nastrare tutte le giunzioni tra i vari pilastri in legno e il tamponamento esterno in perine con de nastro USB 1 PE per la tenuta all’aria. Al di là della scelta dell’isolante da utilizzare in queste parti di parete, è consigliabile proteggere dall’interno le perline di tamponamento esterno con uno strato di materiale idrorepellente/di tenuta all’aria?

    Ho guardato le schede del multipor, mi sembra un’alternativa valida e praticabile, devo capire se a superficie finita è possibile porre dei carichi sospesi (es. pensili).

    Per i punti dove l’isolante va risvoltato, esiste una soluzione ottimale? Attualmente il primo strato del solaio interpiano (perline sp 2cm) è già stato posato. Lungo tutto il perimetro è stato utilizzato uno strato di freno al vapore (quello del tetto) che avvolge il legno per circa 5 cm sopra e sotto per evitare il contatto diretto con il cemento.

    Riguardo al freno al vapore igrovariabile, verrà inevitabilmente forato dai gruppini di fissaggio delle perine sui listelli. Questo può costituire un problema?

    Grazie infinite,

    Mattia

  5. quando una casa in clima freddo è utilizzata in periodo estivo (di non riscaldamento) molti problemi legati alla fisica edile NON vengono a galla! diciamo così! (ho i pneumatici sgonfi ma evito di correre in autostrada, ecco).

    dunque:

    il freno al vapore nella stratigrafia tetto è corretto, ma come anticipavo nel commento precedente, è valido solo se riesce a svolgere la importante funzione di tenuta all’aria: se questo aspetto non è curato, appena all’esterno l’aria è più fredda la spinta del vapore verso l’esterno potrebbe innescare condense interstiziali.

    nella parte con rivestimento a perline sarebbe l’ideale fare un rinzaffo liscio in calce sul cemento, poi posare l’isolante protetto dal vapore con un freno al vapore igrovariabile (non quello del tetto) con la struttura lignea interposta (quella che poi servirà ad ancorare le perline.
    se si intende dare un colore alle perline, meglio un colore a calce.

    ancora non abbiamo deciso come attenuare i ponti termici dove l’isolamento andrebbe risvoltato!

    in cucina conviene utilizzare pannelli in idrati di silicato di calcio avendo cura di eseguire le tracce con precisione e gli attrezzi idonei. si potranno rivestire delle porzioni di superficie con piastrelle.

  6. Molte grazie per la risposta.

    In effetti visto lo spazio già esiguo degli spazi interni (circa 35mq a piano) l mia idea era di realizzare l’isolazione interna con uno spessore (parete finita) di max ulteriori 10cm.

    Se ho capito bene, nella parte con rivestimento a perline, il consiglio sarebbe quello di posare i pannelli di isolante (supponiamo fibra di legno) direttamente a contatto con la parete fredda, e rivestire internamente con freno al vapore più nastratura?
    Come freno al vapore sopra il perlinato a vista del tetto è stato posato l’USB Micro Strong della Riwega. Potrebbe funzionare bene anche per la parete?

    Per le pareti dove non utilizzerò perline avevo pensato di realizzare una tramezza in poroton sp 8cm direttamente addossata alla parete in cemento, quindi intonacare e rivestire parzialmente in gres porcellanato (sarebbe la zona adibita a cucina). In questo modo riesco a far passare tracce per impianti elettrico e idraulico senza troppi problemi. In questo caso dovrei interporre un freno al vapore tra poroton e cemento, o peggiorerei la stratigrafia? Questa soluzione può essere valida per aggiungere un minimo di comfort termico? La baita verrà comunque vissuta principalmente nel periodo estivo.

    Grazie infinite,

    Mattia

  7. in zona climatica F l’attenzione alla spinta del vapore deve essere ancora più importante.
    Trattandosi di una parete perimetrale verso l’esterno in cemento e sasso da 40cm penso che sia importante non crescere esageratamente con lo spessore evitando fori finestra con profondità imbotte esagerata.

    Gli interventi di isolamento interno che possono sposarsi bene con un rivestimento verticale in perline sono a secco con struttura lignea e GRANDE attenzione alla posa di un freno al vapore.
    Non è però così semplice perchè si devono progettare anche tutte le soluzioni ai ponti termici e dunque ai risvolti dell’isolante: pensiamo al solaio interpiano o ad un divisorio che è in aderenza alla parete esterna.

    Gli interventi di isolamento interno dove non è previsto il rivestimento verticale in perline posso prevedere pannelli isolanti minerali molto igroscopici posati ad umido e poi rasati (aspetto intonaco) che aiutano tutte le soluzioni per attenuare i ponti termici e a realizzare correttamente i contorni finestra.

    Per la copertura in legno, ancor prima della scelta del materiale per isolamento, è assolutamente indispensabile trovare la soluzione per realizzare la tenuta all’aria: questo il vero aspetto importante perchè ci protegge dal rischio di passaggi d’aria non voluti e quindi dal rischio di condense interstiziali che rovinano la struttura in legno.
    Questa progettazione è legata alla struttura lignea montata quindi di volta in volta, in base al disegno si deve individuare la soluzione e le relative sigillature

  8. Buongiorno Dott. Sanpaoli,

    Le chiedo consiglio per l’isolamento di una baita di nuova realizzazione, sita in zona climatica F, 3405 gradi giorno nel comune più vicino, altitudine circa 1400m.

    La baita per esigenze di urbanistica è stata realizzata con una parete in sassi a vista con strato di c.a. Posteriore, di spessore 40cm. Questa parete arriva in altezza fino a 30cm oltre il solaio del primo piano dove, la struttura portante per il tetto è realizzata in travi di larice, coperti esternamente da un tamponamento in perline di larice. Ora volevo realizzare un isolamento interno realizzando delle contropareti, parzialmente in poroton e parzialmente con un rivestimento in perline interno con pannelli d’isolante in intercapedine. Il dubbio principale che ho riguarda il punto tra parete calda e fredda. Qual’è il metodo migliore per gestire correttamente la migrazione del vapore ed evitare condense interstiziali. La parete in poroton ad esempio, può essere addossata a quella in cemento senza interporre nessun altro strato?

    Grazie fin d’ora per la cortese risposta

  9. grazie, utilissimo!
    e per il materiale con cui realizzare l’insufflaggio…ce n’è uno che consiglia nella mia situazione? Cellulosa, resina ureica…

    Fabio

  10. grazie per leggere!
    nel suo caso specifico (e ovviamente bisognerebbe calcolare la stratigrafia completa di tutti gli strati che la compongono e la comporranno quando fatto l’intervento) l’isolamento in intercapedine e sul lato interno dovrebbero essere fatti uno per compensare l’altro:
    l’isolamento interno servirà a garantire la omogeneità dell’intervento e ad evitare di lasciare ponti termici strutturali e geometrici non attenuati.
    l’isolamento in intercapedine servirà a garantire un buon livello di sfasamento estivo oltre ad aumentare lo spessore dell’isolamento.

    non conosco la posizione del telaio fisso dei nuovi serramenti ma questa deve collaborare con l’isolamento interno.

    l’idea della finitura in legno interna suggerisce un isolamento a secco per esempio con pannelli in canapa o fibra di legno protetti da un freno al vapore igro variabile che deve garantire la tenuta all’aria con corrette nastrature.
    altrimenti penserei agli economici ma validi idrati di silicato di calcio, utili anche per i risvolti sulle strutture in contatto con la parete fredda esterna.

    i lavori saranno l’ultima occasione per installare una o più macchine VMC decentralizzate. di cui può leggere qui http://espertocasaclima.com/category/impianti/vmc-decentralizzata/

  11. Buongiorno, i contenuti dei suoi post sempre ricchi, comprensibili e dettagliati. Grazie!
    Vorrei chiedere un consiglio per appartamento, quindi nessuna possibilità di agire all’esterno della struttura. Zona Sardegna, città di mare, edificio anni ’90 con intercapedine (circa 8/10cm) e due pareti di altrettanto spessore di mattoni (forato sicuramente all’interno…fuori non sono certo). Non vedo ad oggi problemi di muffe. Serramenti nuovi di zecca in PVC molto efficienti.

    Se volessi fare un duplice intervento con insufflaggio e isolamento dall’interno (max 4-5 cm) che cosa mi consiglierebbe? Mi piacerebbe lasciare l’ultimo cm per un rivestimento decorativo in legno un pò rustico e fai-da-te.

    Saluti e ancora complimenti
    Fabio

  12. meglio il fibrogesso sempre (non per il portafogli)
    i pannelli in idrati di silicato di calcio sono sempre ottimi e non costosissimi, ma non posso prevedere di distruggerli per farci passare tutti gli impianti 😉

  13. Ok grazie! la struttura a secco immagino che non sia con il cartongesso: da quello che leggo spesso nel suo blog è un materiale che è meglio evitare se si può.
    Un altro materiale abbastanza salubre potrebbe essere il pannello tipo YTONG intonacato con intonaco d’argilla: con solo uno strato faccio isolamento interno e alloggiamento per impianti: che ne pensa?
    Grazie
    Paolo

  14. il piede della muratura va almeno misurato sull’intonaco nel contenuto % di umidità, tanto per chiarire che strada prendere. nel caso di umidità presente sarà meglio cambiare qualità di isolante per l’intercapedine.
    invece.., la struttura a secco con isolante prevede uno strato più interno proprio dedicato al passaggio degli impianti: immagini, muro + isolante + freno al vapore + intercapedine impianti + rivestimento per finitura. molto affidabile dal punto di vista della gestione del vapore e del rischio condense interstiziali.
    il normale intonaco non dice ancora nulla sulle qualità igroscopiche di questo strato interno, meglio verificare.
    se il sottotetto presenta una superficie disomogenea è meglio ripiegare su un isolante sfuso ed evitare difficoltà di posa.

  15. Mille grazie per la risposta, mi ha dato spunti molto interessanti! Per quanto riguarda l’umidità di risalita ci troviamo in mezzo alla laguna quindi anche se apparentemente non ci sono segni molto forti temo che il rischio sia dietro l’angolo, il problema è che non conosco alternative salubri alla fibra di legno che non siano figlie del petrolio (a parte il sughero che costa ed il legno mineralizzato) Inoltre la chiusura a secco del pannello in fibra di legno non mi permette di alloggiare gli impianti (ameno di non ritagliare il pannello dove passano gli stessi). Sul sottotetto potrei fare come dice lei la stesa del pannello all’estradosso del solaio quindi sul pavimento della soffitta e lo copro eventualmente con un tavolato a secco per camminarci sopra in quelle rare volte che serve. Quando dice che servirebbe un fondo igroscopico sul lato freddo cosa intende? Ora c’è un normale intonaco, posso lasciarlo?
    grazie ancora e buon lavoro
    Paolo

  16. tra isolamento e nuova rifodera interna in laterizio si perderanno circa 18cm. non è poco. poi sarà indispensabile prevedere le zone dove l’isolamento interno andrà risvoltato per attenuare il ponte termico (per esempio quel muro di spina in contatto con le pareti esterne, ma anche a soffitto dove il solaio interpiano arriva alla parete esterna. sono tanti dettagli da disegnare per capire bene gli ingombri interni.
    l’idea di isolare internamente e ristabilire la massa interna con la rifodera è corretta ma se si prende questa via solo per il problema delle tracce per impianti, io ripenserei ad un sistema a cappotto sul lato esterno e un progetto di impianti più pulito o rivisto o con alcuni compromessi (< < le tubature a vista renderebbero giustizia ad un sottomarino >> Le Corbusier) .
    in ogni caso, la fibra di legno avrebbe bisogno di un fondo igroscopico sul lato freddo (attuale lato interno muratura esistente) e un freno al vapore igrovariabile sul lato caldo. per cui, se si prendesse questa strada forse conviene usare la fibra di legno e poi progettare una stratigrafia a secco di qualità (evitando il cartongesso intendo).
    e sempre che le murature esistenti siano perfettamente asciutte… il piede della muratura ha qualche segno di umidità risalita?
    dopo tutte queste previsioni si deve anche tenere conto della soluzione per il foro finestra che deve accordarsi con la tipologia di intervento.
    nel caso di una rifodera interna e muri esistenti non perfettamente asciutti valuterei di cambiare il tipo di isolante (naturalmente salubre).

    circa il sottotetto, progetterei di isolare il solaio del sottotetto all’estradosso. ottima soluzione per il portafogli e anche contro il surriscaldamento estivo.
    sempre che le falde garantiscano una perfetta impermeabilizzazione.

    (devo ancora finire di leggere Architettura e felicità 😉 )

  17. Salve, in una ristrutturazione di una piccola casa di un piano in provincia di Venezia vicino alla laguna ho pensato di fare l’isolamento dall’interno invece del cappotto esterno in quanto la casa ha i muri perimetrali portanti da soli 20 cm con muro di spina sempre da 20; questo per non distruggere le già sottili pareti con le tracce degli impianti, pensavo quindi di fare come stratigrafia: muro da 20 esistente, pannello isolante interno da 8 cm e tramezza da 8 cm intonacata, si preferiva stare entro questi spessori per non mangiare ulteriore spazio interno . Pensavo inoltre di proporre la fibra di legno che sarebbe più performante per il surriscaldamento estivo ; cosa ne pensa del tutto? Posso avere problemi con condensa e umidità sulla fibra di legno? Inoltre sulla soffitta (che non è abitabile e difficilmente accessibile, altezza da 200cm a 0) è meglio isolare a pavimento, sotto la copertura (in laterocemento con travi varese) o sopra ?
    Grazie mille
    Arch. Paolo Nardin

  18. L’intercapedine c’è perché abbiamo fatto una piccola ispezione. Mi consiglia la perlite piuttosto che i fiocchi di cellulosa? Perché?
    I serramenti interni non sono da cambiare, così come non è da tinteggiare internamente (già fatto un anno fa, purtroppo).
    La cosa negativa dell’insufflaggio è costituita dai numerosi fori da fare e dell’incertezza del risultato. Oltre al fatto che non elimino i ponti termici delle colonne in cemento, dei solai…

  19. se lei è sicuro di avere un’intercapedine vuota ancora disponibile potrebbe riempirla insufflando perlite che potrebbe ben riempire ogni cavità.
    capisco i pensieri per un intervento esterno che per riuscire bene andrebbe più che ben progettato.
    se gli interni avessero bisogno di un rinnovamento, o se i serramenti andrebbero sostituiti, si potrebbe progettare un intervento sul lato interno con sufficienti soddisfazioni e dispersioni dimezzate.
    legga anche http://espertocasaclima.com/2018/03/02/insufflaggio-problemi-ponti-termici/

  20. Buonasera dott. Sampaoli,
    sto leggendo con molto interesse il suo sito.
    Le chiedo un’opinione su questa stratigrafia: intonaco, bimattone 175, isolamento in rotolo di lana di roccia (suppongo sia roccia, è giallognola e sofficissima) con carta alluminata verso l’interno 50, aria 50, tramezza interna 80, intonaco.
    Si tratta di una casa singola costruita a fine anni ’90, acquistata da me un anno fa e nella quale ora abito.
    Zona climatica E, fabbisogno 2468 gradi-giorno. Esposzione est-nord-ovest (il lato sud è protetto dall’altra casa confinante).
    Vorrei isolarla sia dal freddo che (soprattutto) dal caldo. La superficie esterna per un ipotetico cappotto è circa di 330mq su due piani.
    Non abbiamo in programma di ridipingere esternamente a breve. Il cappotto mi spaventa un poco per l’entità del lavoro perchè abbiamo 23 finestre con gli scuri, oltre alle tende da sole e le lampade da esterno attaccate ai muri esterni.
    Potrebbe essere una buona idea il riempimento dell’intercapedine lasciata vuota? Se si, con che materiale?

    Grazie,
    Andrea

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