Isolare dall’ interno, dati climatici e dati “sensibili”
Quando mi trovo a valutare o progettare una stratigrafia di una coibentazione dall’interno
solitamente ragiono in questo modo:
- cerco di approfondire i difetti che la casa già presentava negli anni precedenti (utilissimo!)
- cerco di conoscere lo stile di vita di chi abiterà la casa dopo l’intervento di riqualificazione e il numero delle persone che più o meno sarà sempre presente (importantissimo!)
- definisco la zona climatica
- inserisco i valori di conduttività e gli spessori dei materiali che compongono lo stato di fatto
- poi inizio a inserire i materiali di coibentazione
- parto sempre con bassi spessori per individuare bene l’influenza di qualche centimetro in più in una seconda, terza o quarta simulazione
- inserisco la temperatura esterna di progetto (per esempio -5 °C) per verificare la temperatura superficile interna della parete, ma anche la temperatura esterna più tipica e normale
- confronto i nuovi valori U di trasmittanza che ottengo applicando la coibentazione interna (risparmio e comfort invernale) (W/mq*K)
- confronto i nuovi valori k di capacità termica areica interna (kJ/mq*K) (per comprendere quanto peggioro la capacità di assorbire energia, importante d’estate)
- oppure confronto l’energia che le pareti (ora coibentate dall’interno) riescono ad assorbire se alzo di 1 °C la temperatura interna (per esempio 0.015 kWh/m²K)
- guardo lo sfasamento che ottengo
- inserisco il valore di umidità relativa e temperatura interne: per l’interno i dati climatici utilizzati derivano da D.Lgs. 311 (20° C – 65% u.r.) che mi aiutano a capire il comportamento dell’umidità che attraversa il pacchetto isolante e che deve asciugare in estate in tempi ragionevoli
- spero di non aver dimenticato nulla
alla fine "frullo" tutto e faccio la mia proposta ideale!
Condivisa o inascoltata, la mia proposta tende, comunque e sempre, a
- considerare la protezione estiva, importante quanto la protezione invernale,
- preferire materiali più vicini alla natura,
- non investire più di quanto il committente è disposto.



Dopo questo articolo ti eleggo a mio progettista riqualificatore energetico! Non é che passi in quei di Verona?
La sostenibilità inizia dal mezzo con cui si va in cantiere (meglio la bicicletta), ma a Verona arrivo in auto.
Volevo un informazione , muro poroton da 25 cm più cappotto da 25 cm, la mia idea era anche quella di un telaio all interno tipo Cartongesso dove far passare tutti gli impianti più Cartongesso con pochi cm di isolante… Brutta idea? Meglio le tracce sul muro e magari intonaco naturale? Grazie
brutta bruttissima idea.
cartongesso con isolante significa vivere nell’isolante: cattive prestazioni estive: leggi i miei articoli a proposito dell’isolamento interno e del surriscaldamento in regime estivo.
Avete ragione, le tracce costano care! Pianificate bene le Vostre esigenze in modo da fare chiarezza con l’impresa di ciò che si vuole: non una presa di più e non una di meno. Ad un prezzo concordato.
Se ci riuscite.
Intonaco naturale? Se si può argilla! Sempre argilla! Buona d’estate e buona d’inverno.
Non conosco la zona climatica….
Grazie per il consiglio, la zona climatica è la E , allora proverò con la argilla.
se amate i rivestimenti tipo cartongesso potete scegliere anche pannelli in argilla, paglia e scarti di lavorazione dell’orzo.
Per ringraziare basta sostenere il blog…
[...] se per tanti motivi, in occasione di una riqualificazione energetica, fossi costretto a coibentare dall’interno, e perciò diminuisce la superficie netta, cosa succede? Perdo [...]
Buongiorno, vorrei chiederle un consiglio spassionato… in edificio anni sessanta, piano terra con muri perimetrali portanti in semipieno da 10 cm, intercapedine di aria ferma 3 cm., nuovamente semipieno da 10 , realizzati senza taglio termico su cordolo in C.a gettato su terra e con cordolo all’attacco del solaio superiore, sempre in c.a., zona climatica D (Genova)… non potendo realizzare cappotto esterno per disaccordi tra varie proprietà… penserebbe mai ad una soluzione di cappotto interno? il riscaldamento sarà del tipo radiante a pavimento….Grazie comunque..il blog è una inesauribile fonte di buonsenso oltre che di sapienza…
non penserei mai ad una coibentazione interna, per mille motivi, ma se fossi costretto, non avrei scelta.
potete leggere qui sull’argomento isolare dall’interno!
nell’intercapedine potreste anche prevedere di riempire con un isolante a base di roccia vulcanica silicatica perlite, oltre che coibentare dall’interno!
Solo l’isolamento in intercapedine… lo sconsiglio: esalterebbe i ponti termici non corretti.
Grazie Federico… ma come cappottointerno allora si indirizzerebbe su pannelli termoisolanti in silicato di calcio?? e la finitura? l’impresa propone fibrogesso o cartongesso, mono o doppia lastra…. o forse, spero di non farle venire un coccolone… dovrei accontentarmi di un buon intonaco in esterno ed in interno tipo il SANAWARME confidando nella maggiore naturalità dei processi di scambio termico e igrometrico??? sono un po confuso…. e meno male che c’è il suo sito ad aiutarmi…
ma scusate…. come si fa a contribuire via sms??
Sanawarme o altri termointonaci sono bei materiali, ma comunque danno il meglio se posati all’esterno.
L’isolamento dall’interno non basta deciderlo, bisogna veramente progettarlo: ci sono troppi aspetti a rischio! Ne ho scritti nei vari articoli.
Mi viene in mente: se la sua proprietà è al piano terra Lei potrebbe proporre ai còndomini di intonacare con termointonaco la sua porzione esterna…
anche se vedo molta spesa e “poca” resa…
Comunque sono i primi centimetri di coibente che fanno la grossa differenza! quelli dopo fanno l’efficienza!
o bonifico o donazione.
Buongiorno Egr. Dr. Sampaoli, volevo chiederle questo, sto ristrutturando un rustico (del 1800) fatto interamente in sasso (spessore dei muri 60 cm) a due piani sito in Provincia di Verona. Il primo parametro è che non posso coimbentarlo con cappotto esterno. Quindi sono costretto a coimbentare dall’interno portando via spazio. Volevo chiederle qual’è il migliore materiale da utilizzare stando in uno spessore max finito di 10 cm che non dia problematiche si muffe, condense ecc. e che abbia un costo accettabile quantomeno parametrabile agli altri prodotti. Mi hanno proposto fibra di legno o lana di roccia. La ringrazio sentitamente.
Claudio
Coibentare dall’interno non è di per sè causa di condense interstiziali, lo sono, in caso, gli errori di valutazione / progettazione e di posa. Quindi un lavoro ben fatto funziona.
Fibra di legno o lana di roccia si comportano in modi diversi e si posano, come coibentazione interna, in modo diverso.
Mentre la fibra di legno con il suo fondo e il suo strato finale si comportano insieme come una “terza pelle”, la lana di roccia va assolutamente protetta sul lato caldo da un manto che ha il compito di regolare il passaggio del vapore.
Mentre il pacchetto di coibentazione con fibra di legno offre solo materiali naturali, il pacchetto con lana di roccia non è esattamente un materiale naturale:
La lana di roccia è un materiale isolante a base di fibre minerali. La lana di roccia è composta per il 97% da diabase, basalto e dolomite.
La roccia viene fusa a 1.400°C e quindi filata in fibre minerali artificiali. E’ per dare stabilità di forma alle fibre che si usa il legante bakelite (resina fenolo-formaldeide).
La stabilità di forma resta ottima se il materiale isolante è protetto contro l’umidità. Di per sè, il pannello in lana di roccia è molto permeabile al vapore (µ = 1-2) quindi si deve proteggere. Senza questa attenzione di progettazione e di posa è facile che il veloce passaggio di vapore attraverso la coibentazione “sbatta” sulla parete fredda esterna condensando. La condensa interstiziale all’interno della nuova stratigrafia sarebbe un problema irrisolvibile.
Tra l’1% e il 4% è il peso del legante. Le concentrazioni di formaldeide risultano comunque inferiori al valore indicativo di 0,1 ppm. Per aiutare la fusione viene impiegato solfato di sodio. I pannelli isolanti per esterno, non è il nostro caso, vengono anche sottoposti ad un trattamento impermaabilizzante con sostanze idrofobizzanti a basa di silicone o oli minerali (max 1 %) . Gli oli utilizzati legano anche le polveri di fibra.
Durante i lavori si produce polvere, quindi mascherina, occhiali e guanti protettivi sono una buona idea.
Solo in caso di un montaggio ermetico si evita qualsiasi inquinamento dell’aria in ambiante.
L’inquinamento ambientale provocato dalla produzione riguarda soprattutto il consumo di energia necessario per la fusione.
Le polveri di fibra minerale artificiale sono oggetto di discussioni critiche a livello internazionale a causa del loro possibile potere cancerogeno. Non è chiaro se le polveri di fibra presentano un sufficiente grado di biodegradabilità, e quindi una permanenza soltanto breve all’interno dall’organismo umano.
Durante la lavorazione delle fibre minerali si avverte una sensazione di irritazione della pelle dovuta all’azione meccanica dalle polveri di fibra minerale. Irritazione a carico delle vie respiratorie e degli occhi. La posa della lana di roccia deve contenere il rilascio di fibre fini.