Primi passi per un buon tetto in legno ventilato

La costruzione in legno si sta ben diffondendo nel settore dell’edilizia in Italia, nel nuovo, nella ricostruzione e nella sopraelevazione dell’esistente (il famoso piano in più). Oggi si è arrivati ad un consumo di oltre di 650.000 m³ di travi lamellari. Naturalmente una bella fetta di queste travi se ne va nei tetti in legno di costruzioni tradizionali.

passi per un buon tetto in legno

Ma se si è decisi per un tetto in legno per una casa in muratura, cosa deve chiedere il committente al suo progettista? Che le vernici del legno siano salubri (o con bassissime emissioni) oppure ci sono aspetti tecnici ancora più urgenti rispetto alla finitura?

La mia esperienza, in ordine di importanza, mi suggerisce di indicare alcuni punti che riguardano proprio il tetto in legno:

  1. assenza di spifferi
  2. corretta scelta delle guaine
  3. materiali e spessori idonei per la protezione dal surriscaldamento
  4. salubrità della finitura interna del legno

Ripensando all’ordine di importanza che ho dato sopra dovrei spostare le voci 2 e 3 ancora nella posizione 1: tutti e tre i punti sono fondamentali: può il committente essere soddisfatto di un tetto senza spifferi con dei teli che non gestiscono correttamente la migrazione del vapore? e potrebbe esserlo con dei teli fantastici e pannelli per coibentazione termoacustica completamente inadeguati e per qualità e per la zona climatica di riferimento?

Analizziamo un po’ più precisamente questi 4 punti, tanti committenti si trovano alle prese con tetti in legno progettati in modi diversi e a prima vista sembrano tutti buoni progetti.

Dov’è che bisogna puntare la lente di ingrandimento per fare le pulci al progetto?

1. Assenza di spifferi:

La copertura deve garantire la tenuta all’aria: l’ambiente interno, riscaldato in periodo invernale, tende a spingere verso l’esterno come una pentola messa sul fuoco a far bollire la pasta, ricordate cosa succede sulla linea del coperchio, quegli sbuffi di vapore succedono anche sul perimetro del vostro tetto in legno poggiante sulle pareti esterne. E proprio per il fatto che il materiale legno sarà in contatto con mattoni o blocchi in laterizio o calcestruzzo (materiali diversi per natura e comportamento) la progettazione del nodo tetto-parete deve essere fatta scrupolosamente. Diceva un tale – non c’è arte e non c’è ingegno che faccia aderir la malta al legno. Si sa che una trave passante nel muro darà presto o tardi problemi di spifferi, e si sa anche che le perline (il tavolato o l’assito come siete abituati a chiamarlo) sembrano aderire bene sulla testa del muro, ma anche l’intonaco nulla può per garantire la tenuta tra perline e parete.

Solo questi due dettagli sono sufficienti a rovinare tutta l’opera della copertura e sono difficilmente risolvibili in un secondo tempo, di solito un paio di inverni, quando ormai i passaggi d’aria hanno portato a condense, e quindi all’insorgere delle muffe, e poi al deterioramento del legno.

Dunque evitiamo di accettare un disegno di massima o una sezione che non indichi esattamente la soluzione e i materiali idonei a garantire la tenuta all’aria dell’involucro.

2. Corretta scelta delle guaine:

Se avete già letto qualche articolo che tratta la migrazione del vapore attraverso le strutture edili conoscete il meccanismo per cui il vapore tende ad uscire verso l’esterno in periodo di riscaldamento e verso l’ambiente interno in periodo estivo (ora non pensate che d’estate vi troverete la mansarda con la nebbia perché la migrazione del vapore ha cambiato verso! si tratta sempre di pochi grammi di acqua). Già dai tempi dell’ora di geografia ricordate di quanto sono diverse e uniche le regioni italiane. Il clima è stato suddiviso in zone e per semplicità non abbiamo riempito l’alfabeto intero: la zona climatica più calda è la zona climatica A (ah che caldo!) e quella più fredda è la F (freddo!) – quindi le zone sono A B C D E F.

Inutile dire che in ogni microclima di una certa zona e di un certo edificio ci sia un determinato uso del riscaldamento, un periodo di riscaldamento più o meno breve. Pensate che in zona F il periodo di riscaldamento può essere 12 mesi l’anno (vedi figura):

gradi giorno dobbiaco

In condizioni simili il pacchetto tetto sarà quasi perennemente interessato da una migrazione del vapore verso l’esterno! Sarà corretto un buon freno al vapore sul lato caldo e un ottimo telo impermeabilizzante e traspirante sul lato freddo. Ma nei paesi più caldi della Sicilia dove forse l’impianto di riscaldamento viene utilizzato qualche settimana all’anno si possono posare le guaine con le stesse proprietà di resistenza al passaggio del vapore? Assolutamente no.

Nei climi più caldi devo progettare ricordando la grande tendenza del vapore che migra verso l’interno! e non mi devo opporre a questa naturale tendenza altrimenti posso, semplicemente sbagliando telo, provocare una condensa all’interno del pacchetto isolante perché il vapore non è aiutato a sfogare in ambiente asciugando completamente il coibente.

Meglio fare grande attenzione ai valori Sd indicati sulle schede tecniche dei manti traspiranti.

3. Materiali e spessori idonei per la protezione dal surriscaldamento:

Ho già scritto diversi articoli sul tema, scegliere il materiale migliore per coibentare il tetto e proteggere l’ambiente dal surriscaldamento è non solo un obbligo di legge, è un dovere verso il committente che desidera ottenere un ambiente confortevole anche senza l’uso continuato degli impianti di raffrescamento. La protezione dal caldo è un diritto: fatelo valere!

4. Salubrità della finitura interna del legno:

Non dilunghiamoci nel pessimismo dei veleni nascosti in tutto ciò che ci circonda, e ricordiamo solo che le strutture lignee grezze verranno trattate.

I prodotti impregnanti servono a proteggere il legno da attacchi biologici e a volte a modificarne l’aspetto. Cerchiamo di evitare prodotti contenenti principi attivi tossici (ad es. composti metallorganici). Di solito se la finitura è estetica ma anche preservante è inevitabile che contenga biocidi.

Le superfici in legno interne sono caratterizzate da un’umidità del materiale in equilibrio con ambienti a una temperatura di 20°C e un’umidità relativa dell’aria circostante che non superi il 65% se non per poche settimane all’anno (elementi lignei protetti contro le intemperie o posti all’interno degli edifici in ambienti condizionati).

Le vernici all’acqua presentano emissioni di composti organici volatili (VOC) molto esigue. Ma spesso sono vernici acriliche emulsionate in acqua, quindi sono presenti tutti i componenti tipici delle resine acriliche.

Vernici ed impregnanti di cat. 1/e per finiture interne ed esterne rispettano il valore limite UE della categoria A/e di 130 grammi per litro di VOC (Composti Organici Volatili in italiano). Un’ etichetta di cosa ci vuole avvisare?

1) che ci sono componenti chimici di sintesi :

  • alcuni componenti sono indicati in etichetta
  • altri componenti compariranno scritti nella scheda di sicurezza (se è stata allegata)

2) che produce emissioni di VOC (quindi contiene sicuramente anche solventi)

E’ un prodotto nocivo : « nocivo » tra virgolette perché la normativa lo accetta in tutti i paesi della UE.

Avete mai letto una Scheda di Sicurezza? La SDS deve essere fornita gratuitamente entro la data della prima fornitura della sostanza o della miscela. Può essere fornita su carta o in forma elettronica. In ogni caso è obbligo del fornitore consegnare la SDS al destinatario.

Per il principio della cautela meglio preferire prodotti di origine vegetale, senza elementi di sintesi o elementi pericolosi per l’uomo e l’ambiente, che utilizzano resine vegetali ricavate da piante, veicolate in olio. Prodotti che non contengono pericolosità o emissioni di composti organici volatili (VOC) dannosi per l’uomo e l’ambiente.

            

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federico_sampaoli_espertocasaclimacom  ipha_member   articolo ideato, scritto e diretto da Federico Sampaoli, impegnato a favore delle persone, del comfort e dell’open information, titolare e caporedattore di espertocasaclima.com – blog di formazione e comunicazione online dal 2009.

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5 pensieri su “Primi passi per un buon tetto in legno ventilato

  1. Federico Sampaoli Autore articolo

    un secondo strato impermeabile (di sicurezza) sopra un piano inclinato in osb posato sui listelli di ventilazione che richiede poi una seconda listellatura + contro listellatura porta tegola, tra materiali e ore di posa ha un costo che permetterebbe di affrontare la spesa di un tetto migliore in qualità e prestazioni. e con garanzia a vita

  2. Marc

    La ringrazio per la pronta risposta e vorrei aggiungere alcune considerazioni:
    Il tetto in questione è di 417 mq con una pendenza del 35%.
    La scelta dell’ulteriore strato (OSB+telo impermeabile) è legata principalmente alla salvaguardia del tetto ,compresa la fibra di legno, da eventuali infiltrazioni che potrebbero presentarsi negli anni ( per svariati motivi). L’ulteriore telo impermeabile può essere considerato una sorta di “paracadute di emergenza”.
    Il pannello OSB inoltre darà un contributo seppur minimo allo sfasamento estivo e sarà da supporto per l’impianto fotovoltaico che sarò costretto ad installare.
    Ritengo che il legno abbia indubbie qualità, ampiamente descritte in questo blog, ma sono altrettanto convinto che il contatto con l’acqua (sia da condensa che diretto) debba essere evitato per evitare rigonfiamenti, muffe, alterazione del colore etc.
    Nei costi per l’eventuale incremento del pacchetto isolante dovrò considerare anche l’aumento della “lattoneria” che corre per tutto il perimetro del tetto che nel mio caso sviluppa molti metri.
    Dovrò fare una valutazione puntuale sui ponti termici indotti dai falsi puntoni che mi interrompono l’isolante per vedere se sono presenti problemi di condensa.

    Marc

  3. Federico Sampaoli Autore articolo

    circa la stratigrafia del suo tetto in legno posso ricordarle alcuni punti importanti:

    – pannelli isolanti in FIBRA DI LEGNO 18 Cm densità 155Kg/m3, ?=0,039 W/mK
    = se possibile aumentare lo spessore per maggior sfasamento estivo

    – Membrana impermeabile ad alta traspirazione Sd=0,02m
    = garantisce la tenuta all’acqua e la tenuta al vento

    – Listellatura di ventilazione 5 Cm
    = lo spessore dipende dall’inclinazione della falda

    – Pannello in OSB sp. 15 mm
    = è inutile e costo in più, basta il controlistello con il passo corretto (il passo lo decide il modello di tegola ordinata e la pendenza della falda)

    – Membrana impermeabilizzante ad alta traspirazione Sd=0,02m
    = è inutile e costo in più

    – Controlistellatura porta-tegola
    = il passo lo decide il modello di tegola ordinata e la pendenza della falda

    i ponti termici determinati dalla presenza del legno interposto nell’isolante sono innegabili, non preoccupanti, e possono essere attenuati con uno spessore del pacchetto tetto più generoso: altri 6cm di spessore di fibra di legno costeranno circa altri 10€/mq

  4. Marc

    Salve,
    per la mia nuova costruzione in zona climatica E in centro italia ho previsto un tetto in legno con la seguente stratigrafia:

    Soffittatura mediante tavolato maschiettato in abete da 25mm
    Schermo freno al vapore Sd>2,00 m
    pannelli isolanti in FIBRA DI LEGNO 18 Cm densità 155Kg/m3, ?=0,039 W/mK
    Membrana impermeabile ad alta traspirazione Sd=0,02m
    Listellatura di ventilazione 5 Cm
    Pannello in OSB sp. 15 mm
    Membrana impermeabilizzante ad alta traspirazione Sd=0,02m
    Controlistellatura porta-tegola
    Tegole

    per una efficace tenuta all’aria ho chiesto, alla ditta che mi realizzerà il tetto, di interrompere i puntoni della gronda a filo muro in modo da poter far risvoltare la guaina di tenuta al vapore verso la muratura.
    La guaina sarà nastrata e posta sotto il cappotto della parete verticale esterna.
    In questo modo non si avranno problemi di tenuta all’aria su una giunzione critica come quella tetto-muratura. Dovendo realizzare la gronda con falsi puntoni che saranno arretrati di circa 70 cm ed altezza pari a quella del pacchetto coibente volevo avere un suo parere al riguardo e se possiamo parlare di ponti termici visto che il coibente viene interrotto.

    Grazie

  5. Massimo

    Sto costruendo un’abitazione con piano primo a mansarda, il tetto è in legno ventilato con 20 cm di isolante fibra di legno. Ho dei dubbi sulla posa dell’antenna. L’antennista vuole posare il palo antenna ancorandolo alla struttura portante in legno (arcareccio). Anche se adopero tutti gli accorgimenti possibili per la tenuta all’acqua e all’aria, penso che tale soluzione possa crearmi problemi di condensa. Hai qualche soluzione alternativa??? Ciao e grazie.

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