Risanamento tetto: ragionamenti sulla protezione dal caldo

Voglio dare grande risalto al tema “progettazione dell’isolamento del tetto”, come già nei precedenti articoli:

Progettare il comfort è possibile solo se ben si conoscono gli aspetti che influiscono sul buon comportamento della copertura, in inverno e in estate.

coibentazione-del-tetto

Proviamo ad applicare quello che ho scritto nei precedenti articoli per vedere come cambiano le prestazioni di un tetto se si interviene dall’interno oppure dall’esterno: siamo in zona climatica E, 2383 gradi giorno, 6 mesi di riscaldamento 14 ore per giorno.

 risanamento-tetto-zona-e

Prendiamo questa bella casa anni ’40 con tetto in travi portanti e travetti con tavelle in laterizio cotto riprese in malta che ha bisogno di un valido intervento per contenere le dispersioni energetiche.

 risanamento-tetto-in-travi-portanti-e-travetti-con-tavelle-in-laterizio-cotto-riprese-in-malta

Il sottotetto allo stato di fatto, in assi di legno ricoperte da rotoli in lana di roccia, non avrà più ragione di essere.

Teniamo in grande considerazione la zona climatica in cui ci troviamo (fredda d’inverno e calda d’estate) e iniziamo la progettazione: i committenti meritano un tetto con bassissime dispersioni termiche in inverno e con ottime prestazioni estive. In una parola:

progettiamo il comfort!

Penso subito ad una coibentazione con pannelli in fibra di legno da posare sopra allo stato di fatto, se la caldana in malta è in ordine non sarà necessario un telo prima dell’isolamento. Ho scartato subito eps, polistirene e altri materiali visto che so bene che una coibentazione leggera funziona peggio di una pesante, a noi serve:

La fibra di legno ha doppia capacità termica massica rispetto alla lana minerale, per capirci!

Ovviamente rispetterò (e migliorerò abbondantemente) i valori di trasmittanza secondo i limiti di legge (quale guidatore sano di mente acquisterebbe pneumatici con 2mm di battistrada?), offrendo anche uno sfasamento adeguato e quindi una protezione dal caldo proveniente dall’esterno più che sufficiente.
Sono sicuro che 20 cm di spessore in più non rovineranno l’aspetto esterno dell’edificio: la linea di gronda sarà ben più corposa rispetto all’aspetto attuale.

Già istintivamente, intervenire dall’interno (magari per non dover affrontare l’aspetto del nuovo spessore) sarebbe, specialmente in fase di cantiere, ben più complicato e rischioso sotto vari aspetti: gestione dell’umidità e correzione dei ponti termici per esempio.

Per capire facilmente la differenza tra i 2 progetti disegnamo la stratigrafia:

Ecco la stratigrafia del tetto con coibentazione in fibra di legno posata all’esterno (intervento da fuori):

 tetto-in-tavelle-isolato-dall-esterno

ed ecco la stratigrafia del tetto con lo stesso spessore di coibentazione però posato dall’interno (intervento da dentro):

tetto-in-tavelle-isolato-dall-interno

Allora,

abbiamo usato in entrambe le proposte il migliore (e un po’ più costoso anche) materiale in commercio, lasciando semplicemente via tutti gli altri coibenti senza valide prestazioni estive.

In realtà, quando si interviene da dentro, al posto della fibra di legno

coibentazione-in-fibra-di-legno-posata-allesterno

utilizzerò fibra di canapa (più leggera e manovrabile per lavorare da sotto:

coibentazione-in-fibra-di-canapa

Torniamo al nostro confronto: in entrambe le proposte ho inserito 20 cm di materiale coibente:

  • ottengo la medesima trasmittanza termica, che tra l’altro avrei anche con la canapa (densità di 1/3): il pacchetto tetto ha U = 0,18 [W/mq·K]

A giudicare dal valore di trasmittanza, coibentare il tetto dall’esterno o dall’interno non fa nessuna differenza, ma allora è la stessa cosa?

NO, coibentare dall’interno non è la stessa cosa:

  • lo sfasamento, il tempo che impiega il calore ad entrare, è quasi identico. (per la canapa sarebbe peggiorato, essendo più leggera)
  • la trasmittanza termica periodica, la Udyn, la capacità di sfasare il flusso termico, 0,04 [W/mq·K], è identica. (per la canapa sarebbe peggiorata: o,10 [W/mq·K]
  • la CAPACITÀ TERMICA AREICA INTERNA è pari a 78 [kJ/mq·K] se ho isolato dall’esterno, ma crolla a 12 coibentando da dentro. (per la canapa la capacità termica areica sarebbe scesa solo a 24, forse perchè è più facile da “penetrare”)

risanamento-tetto-ragionamenti-sulla-protezione-dal-caldo

Coibentando da dentro ho ridotto di 6 volte la capacità termica areica interna del mio tetto: ho perso gran parte della capacità di assorbire energia, proprio quella capacità utilissima d’estate per mantenere temperature più basse!

Ho isolato da dentro e mi sono anche isolato dalla materia che avrei potuto utilizzare per scaricare energia di troppo! Ho sbagliato progettazione!

Non è che il buon tetto ci raffresca la casa che si è surriscaldata, questo è chiaro, ma impedisce al caldo di entrare in casa e assorbe l’energia di troppo che produco in casa! Barba e capelli!

Allora ripetiamolo ancora una volta, visto che repetita iuvant:

più involucro e meno impianti!

Il tetto, ottimo d’estate (e ottimo d’inverno), ha bisogno di tanta inerzia termica.

Posso anche prendermi il lusso di evitare l’impianto di raffrescamento perchè ho costruito bene. Naturalmente la committenza deve avere una certa sensibilità e una certa propensione al basso consumo senza esigere dalla propria casa 20° in inverno e 20° in estate, altrimenti l’unica via rimane l’impiantistica e il consumo di energia.

  Buone riflessioni!

lettura senza banner pubblicitari grazie alla generosità dei lettori – dona anche Tu!

+ involucro - impianti copyright

federico_sampaoli_espertocasaclimacom  ipha_member   articolo ideato, scritto e diretto da Federico Sampaoli, impegnato a favore delle persone, del comfort e dell’open information, titolare e caporedattore di espertocasaclima.com – blog di formazione e comunicazione online dal 2009.

Se vuoi conoscere il mio profilo LinkedIn

Entra anche Tu nella lista dei sostenitori del Blog espertoCasaClima :


Visita il profilo di federico su Pinterest.

50 pensieri su “Risanamento tetto: ragionamenti sulla protezione dal caldo

  1. Federico Sampaoli Autore articolo

    grazie di leggerci! l’informazione libera è una bella cosa.
    un tetto in legno con tavelle è la migliore stratigrafia per un tetto in legno in clima caldo perchè offre una generosa massa sul lato interno.
    l’isolamento del tetto permette di contenere le dispersioni invernali e, come ha scoperto anche lei, permette di evitare il surriscaldamento estivo se il materiale isolante ha certe caratteristiche (quelle che il sistema di isolamento termico in poliuretano non può offrire).
    dunque posando un materiale fibroso e con elevato calore specifico come la fibra di legno ci sono già le premesse per una coibentazione ottimale anche contro il surriscaldamento degli ambienti sottotetto.
    la sua stratigrafia va calcolata tenendo conto anche dello strato esistente quindi cercando di risalire allo spessore effettivo delle tavelle e all’eventuale cappa che lei scrive di non avere.
    aspetti esecutivi del rifacimento del tetto:
    1- ottenere la tenuta all’aria per evitare i rischi causati dalle condense interstiziali (qui bisogna analizzare lo stato di fatto e trovare delle soluzioni esecutive che garantiscano la sigillatura ottimale del freno al vapore sotto l’isolante nuovo).
    2- scoperchiando il tetto descritto come tegole posate direttamente sulle falde, si toglierà molto peso alla copertura, ma se ne aggiungerà anche:
    nuovo isolamento + legno per realizzare lo strato ventilato ecc.

    dunque
    il suo ing.Caio le serve per potersi orientare sul carico possibile della copertura così com’è senza affrontare una demolizione.
    il suo geom. Tizio per presentare la pratica edilizia e aprire il cantiere.
    per quel che riguarda la stratigrafia, i materiali e quindi la definizione degli spessori in base alle prestazioni ottenibili… le posso offrire la mia consulenza.

  2. ALESSANDRO MAGGIANI

    Salve, grazie in anticipo dell’attenzione e scusatemi se il commento non è inerente alla vostra discussione.
    Sto affrontando una ristrutturazione di una villetta sulle alture ( 500 mt. s.l.m) di Castelnuovo Magra ( SP) e dopo aver chiesto al geom. Tizio e all’ing. Caio …. entrambi convinti che l’isotek o altri prodotti similari a base di poliuretano sarebbero la sluzione ai miei problemi, ho scoperto fortunatamente il vostro blog e mi avete aperto un mondo…
    Vorrei un consiglio sulla stratigrafia da adottare nella ristrutturazione del tetto considerando la zona climatica D, Gradi-giorno 1.755, ottima esposizione al sole in estate e meno ottima esposizione al sole d’inverno( d’inverno il sole lo vede dalle 10.30 in poi per tutto il giorno). La struttura del tetto è a 2 falde inclinate ( pendenza circa 30 gradi) in travetti di legno (interasse 40 cm ) sui quali poggiano delle tavelle di laterizio sopra le quali attualmente poggiano direttamente le tegole( non c’è un massetto ).
    Premetto che il sottotetto sarà abitabile ( la casa è su 2 piani e nel sottotetto è prevista la zona notte) e che è mia intenzione mantenere la struttura ( i travetti ) e le tavelle in laterizio anche perché è tutto in ottimo stato.Vorrei realizzare un tetto ventilato isolato con fibra di legno che mi dia ottime prestazioni in inverno ed anche in estate , mi dareste qualche consiglio ? Inoltre se volessi rivolgermi ad un professionista che conosce la materia … a che figura dovrei rivolgermi?

  3. Manuela

    Buongiorno architetto difficile esprimere quanto vi sono grata. Avete spazzato via tutte le mie insicurezze in un solo colpo. Quando ristrutturi casa con l obiettivo di renderla + sostenibile e efficiente qui é come navigare contro vento e appeso alla vela. Però con persone dedicate come voi un privato riesce a giostrare fino a meta. Ieri ho dato l ok per 35 cm di spessore di cellulosa garantendo così la ventilazione in alto. Questa spesa mi permette di coibentare anche le pareti esterne che ancora non avevamo toccato perché le risanammo dalla umidità capillare con il pacchetto di intonaci biocalce della kerakoll. Un grande prodotto ma si deve esser veramente compromesso qui per decidere di applicarlo. Mi consigliarono di tappare con lastre di finta pietra e intonaco impermeabile ma decidemmo scommettere sulla traspirabilità invece. Le finestre sono nuove con vetri basso emissivi, una camera ampia con argón e v. di sicurezza perché al piano terra. Anche con piccoli budget poco a poco si può risanare con efficienza energetica, non avremo una casa passiva no, ma un accettabile risultato si. Noi privati non ci dobbiamo spaventare, soprattutto perché possiamo contare su ottimi esperti compromessi come voi. Grazie infinite!!!!

  4. Davide Reggiani

    Buonasera Manuela, sono Davide Reggiani, architetto e collega di Federico, che mi ha anche gentilmente permesso di scrivere qualche articolo su questa pagina web.
    Ho vissuto per sette anni a Barcellona quindi conosco la tecnologia della quale parla ed anche la situazione tecnico-economica del contesto.
    Relativamente al suo problema anche io mi sentirei di consigliarle di isolare la camera ventilata con della cellulosa insufflata, che è un buon materiale, che inoltre adesso in Spagna sta avendo una discreta diffusione e si trova a prezzi tutto sommato concorrenziali.
    Le caratteristiche della cellulosa insufflata in un sottotetto libero (quindi non all’interno di uno spazio confinato come può essere l’intercapedine di un muro) sono, come dice lei, di densità pari a circa 35kg/mc, calore specifico 2100 J/kgK, conducibilità termica 0,039-0,040W/mK.
    Con questi valori ed uno spessore di 30cm di cellulosa insufflata si raggiungono, per il solaio di sottotetto, valori di Trasmittanza U=0,125W/m2K, Trasmittanza periodica Y=0,018W/m2K, Attenuazione=0,150, Sfasamento=12,5h, che sono valori più che accettabili.
    Visto che ha detto che la camera ventilata è alta almeno 60cm cerchi di non otturare i fori di ventilazione con il nuovo spessore di cellulosa (o di crearne di nuovi al di sopra di questo strato) per mantenere la ventilazione del sottotetto, che comunque le darà ulteriori benefici per il comfort estivo.
    Infine, se vuole fare un intervento veramente risolutivo, non si dimentichi di prevedere anche un’adeguata coibentazione per le pareti e l’eventuale sostituzione dei serramenti, qualora fossero obsoleti dal punto di vista termico…

    Saluti, arch. Davide Reggiani.

  5. Federico Sampaoli Autore articolo

    una sostenitrice del blog dalla spagna è a dir poco la benvenuta.

    non conosco esattamente lo stato di fatto della sua copertura piana ma se tra la volta e la soletta piana del terrazzo c’è un’intercapedine d’aria generosa vale assolutamente la pena di riempirla con materiale sfuso:
    non conoscendo l’accessibilità direi che con il tubo flessibile si riesce certamente ad insufflare il materiale:
    i fiocchi di cellulosa sarebbero perfetti per la migliore protezione dal caldo e visto l’economicità del materiale io riempirei tutto lo spazio disponibile (il costo del solo materiale è circa 1€ al kg.

    se c’è rischio di umidità si può insufflare un materiale diverso, un isolante minerale sempre sfuso e insufflabile, la perlite.

  6. Manuela

    Buongiorno, prima di tutto grazie infinite per tutte le informazioni che comparte nel suo blog, mi è stato 1000 volte più utile che i termotecnici o le imprese che son venute a casa fino ad ora. Vivo a Barcelona e il risparmio energetico qui è ancora cosa di pochi adepti. Io vorrei isolare il tetto e le pareti della mia vecchia casa, una unifamiliare di un solo piano di 65mq che ha un tetto a volta catalana. Credo sia questo il termine in italiano. Sovrastata da una camera d`aria ventilata su 3 lati con un altura di 60/70 cm. , terrazza piana calpestabile. l estate qui è un incubo. Ieri avevamo una temperatura interna di 29.5 gradi!! Leggendo il suo blog ho capito che la soluzione per il mio caso sarebbe l`insufflazione o di fiocchi di cellulosa o di fibra di legno, metodo meno invasivo e economicamente fattibile per noi dato che non abbiamo grandi incentivi, però non so quale dei due materiali scegliere perché la densità di entrambi per quello che dice la scheda tecnica (non l impresa fanfarrona) con questa tecnica di applicazione, è di 35kg/mc. quindi, se ho imparato bene dai suoi articoli avrei una capacità termica volumica di 20.4 e 19.4 Wh/mc per i due materiali; dato che qui è una tecnica poco competitiva il prezzo dell`applicazione della fibra di legno è molto superiore a quella della cellulosa, quindi mi chiedo se colloco uno spessore di cellulosa di 30cm a pari prezzo quasi dei 20cm di fibra di legno otterrei un adeguato comportamento al calore nei mesi estivi? Avendo pochi mesi di vero freddo qui a Barcelona il comportamento della casa al caldo mi preoccupa molto, le sarei enormemente grata se potesse trovare pochi minuti da dedicarmi e indirizzarmi correttamente. cordialmente Manuela

  7. Federico Sampaoli Autore articolo

    intervenire con uno strato di fibra di legno interposto nello spessore delle travi è un’ottima soluzione.
    12cm di spessore disponibile può sembrare uno spessore generoso, ma sarebbe intelligente calcolare la stratigrafia per vedere se il pannello scelto per la posa offra, insieme al poliuretano esterno, sfasamento sufficiente.
    si calcola in ore, ed è importante come valore per capire se si debba aggiungere qualche ulteriore cm per avere protezione sufficiente.

    il lavoro non si può ripetere un altr’anno perchè non si è fatto il calcolo!

    chiudere con le perline è corretto, ma io non posso sapere se il tetto garantisce la tenuta all’aria sopra alle vecchie perline.
    nel dubbio, per non avere costose brutte conseguenze consiglio di posare un freno al vapore igrovariabile a protezione del nuovo pacchetto tetto e poi posare le perline.

    per il legno consiglio di evitare prodotti della categoria vernici ed impregnanti cat. 1/e per finiture interne esterne che pur rispettano il valore limite UE della categoria A/e di 130 grammi per litro di VOC (Composti Organici Volatili)

  8. Marco

    buongiorno, mi trovo ad ad affrontare il problema dell’isolamento del tetto soprattutto causa eccessivo caldo nelle camere da letto che sono di fatto nel sottotetto.
    Attualmente la stratigrafia è tegole portoghesi, guaina, 60mm di isolante poliuretanico e perlinato nell’interno. vorrei isolare dall’interno con fibra di legno di 120mm interposta tra le travi in legno come nella foto presa da internet (http://www.fibradilegno.com/img_fibradilegno/fibra-di-legno-03.jpg)
    e poi richiudere col perlinato. Secondo il suo parere è una buona soluzione o ci sono altre soluzioni più indicate?
    pochi giorni fa (fine maggio) con una bella giornata di sole avevamo ben 27 gradi alle 22 in camera e la temperatura è diventata sopportabile solo intorno alle 3am seppure la serata fosse fresca (17°).
    Grazie in anticipo e complimenti per il sito

  9. Federico Sampaoli Autore articolo

    è molto conveniente ed economico isolare l’estradosso solaio, il pavimento del sottotetto, con materiali salubri.
    anche le spese accessorie per intervenire sul tetto dall’esterno sono eliminate!

  10. Mario

    buonasera, in caso di sottotetto non calpestabile, conviene coibentare dall’esterno (tetto), o dall’interno (estradosso solaio)?
    Grazie

  11. Sergio

    Grazie. Ma secondo lei quale pannello potrebbe essere utile nel mio caso è di quale spessore?
    Consideri che la casa è anche fredda d’inverno, sopratutto le due stanze poste ai due rispettivi angoli.
    Buona serata

  12. Federico Sampaoli Autore articolo

    in genere io affronto il caso inserendo gli spessori e la qualità degli strati esistenti (intonaco + tufo + intonaco suppongo) e a questi aggiungo materiali termoisolanti per vedere di che spessori ho bisogno e quale livello di protezione dal caldo ottengo.
    dopo aver più o meno stabilito l’intenzione progettuale (materiali e spessori) chiedo un paio di offerte economiche per capire l’investimento che si deve fare.

    il vecchio intonaco se sano può sempre rimanere o essere ripreso dove necessita.
    si dovrà anche verificare il piede della muratura per capire se c’è umidità di risalita (che non può essere “nascosta” dal cappotto)

  13. Sergio

    Buonasera, sto affrontando una ristrutturazione esterna e sarei intenzionato a realizzare un cappotto termico.
    Il villino è di un soll livello ed costruito con pietra di tufo e vorrei utilizzare un pannello che fosse valido sia per il freddo che per l’intenso caldo.
    Inoltre sarebbe preferibile lasciare il vecchio intonaco oppure eliminarlo del tutto?
    Risiedo a Napoli.
    La ringrazio anticipatamente per il sua risposta.

  14. Federico Sampaoli Autore articolo

    con queste altezze si può progettare qualsiasi spessore.
    il coibente sarà rivestito sul lato interno da una lastra in fibrogesso con spessore massimo possibile per recuperare nuovamente massa interna.

  15. Federico

    Ok. Quindi anche se metto aereggiatori non combino nulla perché sotto ho messo l’isotec? Non conviene perdere tempo togliendo (lavoro che vorrei fare io stesso) l’ultima fila di tegole murate?

    I lavori interni prevedono magari i pannelli o la fibra di cellulosa? Dovrei fare un solaio come controsoffitto e inserire le fibre? Il tetto dall’interno ha un’altezza max di 3.50 mt e min di 2.20 mt. I mq sono 21 circa.
    Grazie

  16. Federico Sampaoli Autore articolo

    la spesa non è stata superflua, è stata poco lungimirante.
    io progetto sempre per il caldo e il freddo insieme, ma vedo che quasi tre quarti dei progetti prendono solo in considerazione le dispersioni invernali.

    con il ricalcolo della stratigrafia si può esattamente stabilire (sia nell’intervento esterno che interno) che spessore e quale materiale si deve posare.
    ovviamente intervenendo dall’interno il pacchetto esistente in Isotec resta. e si risparmia il ponteggio e la riposa della copertura.

  17. Federico

    Quindi mi stai dicendo che la spesa di circa 1000 € di Isotec è stata superflua? Ma il problema del colmo? Se elimino l’ultima fila di tegole murate e faccio il ventilato risolvo in minima parte? Avrei un po’ di fresco in più?
    Opzione 1) Se volessi tenere la coibentazione per ovvi motivi economici risolverei facendo quali lavori interni?
    Opzione 2) se invece volessi rifare il tetto quali lavori esterni? Dovrei levare le tegole e poi?

    Grazie sempre

  18. Federico Sampaoli Autore articolo

    Sì, hai già capito anche tu che il progetto è sbagliato nella stratigrafia tetto.
    Ora non ho la stratigrafia esatta della tua copertura ma, ovviamente, aver previsto come coibentazione esterna Isotec che è composto da schiuma poliuretanica espansa rigida con densità 38 kg/m3 ha rovinato il comfort estivo.
    Il materiale già scarso in spessore certamente offre un beneficio invernale perchè è capace di contenere le dispersioni in periodo di riscaldamento, ma d’estate nulla può contro il surriscaldamento estivo.
    A dirla tutta.. si potrebbe affermare che il progetto della stratigrafia non ha nemmeno preso in considerazione di verificare le prestazione della copertura secondo il DPR 2/4/2009 n.59 a proposito di protezione estiva (Trasmittanza termica periodica |Yie| U/dyn < 0,20 W/m2K) e secondo il DM 26/6/09 a proposito di protezione estiva (sfasamento > 12 ore).

    Circa la ventilazione e la microventilazione inesistente direi che non è una cosa che porta grandi problemi, l’Isotec già di per sè non è un pannello traspirante quindi possiamo dire che questo tetto non è un tetto traspirante e gli strati successivi alla falda in laterocemento fungono da barriera al vapore.

    Il problema del surriscaldamento si potrebbe risolvere con un nuovo isolamento esterno a sostituzione dell’esistente oppure con un intervento sul lato interno se si può rinunciare all’altezza originale.

  19. Federico

    Ciao, intanto complimenti per il tuo blog e per tutto quello che concerne il “benessere”.
    Ti scrivo per sapere come si può risolvere il problema di surriscaldamento della mia abitazione.

    Una villetta in campagna costruita nel 2009 e abitata a settembre 2011. Tanti accorgimenti, utilizzo di materiali senza badare a spese, impianto di riscaldamento a pavimento della Eurotherm, muri con blocchi Bioclima Leca da 30 cm, pannelli di polistirene da 4 cm e blocco di cemento da 10 della Leca. Tetto in cemento armato, Isotec da 6 cm e tegole a diamante della Hymeris.
    Infissi in alluminio della AluK.

    Condizione di benessere perfetto in inverno con 20º-21º ma con 26-27º, nelle settimane di caldo (esterno 37-40). Certo, tu dirai che è un valore accettabile considerando che in altre abitazioni si sfiorano i 30.
    Io mi lamento del fatto che in alcune case di costruzione 1970-80, con materiali che oggi non vengono impiegati più, c’è qualche grado in meno rispetto che in quella mia.

    Secondo me ci sarà stato qualche errore in fase di progettazione.
    Soprattutto nel tetto. 1º piano. È una stanza di 20 mq esposta a est-sud con vetrata, come parete, a sud (idea geniale!) e pilastri in ferro (quadralini). Il tetto è ad una falda ed è costruito con lame e tavelloni di laterizio di, credo, 8 cm. È stato costruito così dopo che il Genio Civile ha dato il parere negativo per via di una variante (inizialmente questa stanza doveva essere un giardino d’inverno). Sopra è stato spalmato un po’ di cemento e pomice della Leca. Sopra la falda è stato applicato il coibentato (Isotec di 6 cm) e la copertura con tegole a diamante della Hymeris. In questa stanza? Caaaaldooo. Leggendo i post sono andato a controllare la situazione delle tegole per vedere il colmo e ho notato che l’ultima fila di tegole era murata. Hanno fatto una mazzetta di cemento e sopra installato la scossalina di alluminio. Da dove diamine deve passare l’aria accumulata sotto? Per di più sono stati sostituiti gli aeratori perché si credeva che un’infiltrazione fosse dovuta al passaggio dell’acqua da queste tegole. Mah…quindi dovrei eliminare l’ultima fila di tegole e rifare il colmo per aereggiare giusto? Oppure inserendo li aeratori (magari aggiungendone qualche altro in più) risolvo senza mettere mani a portafoglio? Potrei inviarti qualche foto così capisci meglio?
    Grazie

  20. Federico Sampaoli Autore articolo

    la densità sfiora i 200kg, il calore specifico è intorno ai 1200 J/kgK.

    pensate che un fiocco di cellulosa offre 2110 J/kgK…… e la fibra di legno arriva a 2400 J/kgK….

  21. silvia

    i pannelli di canne li danno a mediamente 0,040 w/mk e calore specifico da 1,3 a 1.7 KJ/KgK densità almeno 30kg/mc. Non è da considerarsi un buon valore?

  22. silvia

    solo un’ipotesi alternativa che mi è passata per la testa dopo la sua risposta: e se io fra X isolante e tavelle mettessi pannelli di canne palustri?? molto igroscopici, li potrei stendere nello spazio esistente fra travi e laterizio dando un minimo di continuum nella coibentazione. Da capire solo come fissarli….(!)

  23. Federico Sampaoli Autore articolo

    c’è da ragionarci bene.

    il rischio di condense interstiziali c’è se non si è fatta la progettazione della tenuta all’aria, che per quel poco che ho capito della struttura… è non semplice.

    circa le prestazioni estive posso dire che
    visto l’investimento, l’impegno e l’aspettativa sarebbe bene valutare diverse stratigrafie con diversi materiali al fine di trovare (nello spazio che si decide di sacrificare) la prestazione migliore possibile.
    lo stesso ragionamento vale per la finitura del lato interno che può migliorare sensibilmente il comfort estivo.

  24. silvia

    Buongiorno,
    le chiedo gentilmente un parere sull’isolamento interno del tetto di casa mia, perché dopo tante letture ho un bel pò di confusione. E vedrò di provvedere anche alla dovuta donazione!
    Zona Trieste. Per serie di questioni, devo necessariamente isolare dall’interno il tetto, costruito con struttura di travi portanti in legno su cui poggiano tavelle da 4cm legate da malta e poi tegole (forse guaina bituminosa della cui presenza non sono ancora sicura!). Vorrei inserire nell’intradosso delle travi 10cm di fibra di legno flessibile (55kg/mc) e chiudere con pannelli coibentati di legno intonacabili (marca a lei nota) di 3cm – densità 260kg/mc, 0.047 W/mK, 2100 J7kgK, valore sD 3.5, anch’essi nell’intradosso, lasciando quindi le travi a vista perché chiudere tutto vorrebbe dire abbassare parecchio il soffito. Fra tavelle e fibra di legno resterebbe un’intercapedine d’aria di 2/3 cm. data dai listelli di legno trasversali alle travi. Il tutto intonacherei/pitturerei con prodotti all’argilla. Secondo lei può funzionare? I programmini di calcolo delle capacità termiche mi danno sfasamento ridicolo – anche meno di 7 h – e temo questioni di condensa.

  25. Marco

    ok…. per isolare la mia soletta di copertura allora diciamo che poso 30 cm di fiocchi di cellulosa a 45 kg/mc insufflati all’estradosso. mi sorge però un dubbio atroce a questo punto: sto valutando di installare un impianto radiante con pannelli a soffitto. (non ho intenzione di demolire pavimenti e sottofondi per posare un riscaldamento a pavimento) Questi pannelli sono composti da una lastra di cartongesso da1,3 cm accoppiata ad un pannello in EPS rivolto verso la soletta (si verrà a creare anche una camera d’aria tra pannello e intradosso della soletta) Questi pannelli andranno a togliere la capacità della soletta di assorbire calore estivo? E il pavimento in pqrquet?

  26. Emanuele Lanza

    Le due alternative sarebbero: A – FiberTherm Flex fibra di legno 10cm + lastra gessofibra Fermacell 12,5 mm, che porterebbero U = 0,165 Sfas=8,5 Yie=0,051, atten=0,309, cap.areica=19,8
    B – singola lastra Celenit GF 85mm con cui avremmo U = 0,219 Sfas=10,7 Yie=0,047, atten=0,217 e cap. areica = 26,6.
    Mi fermerei al max a 10 isolante + finitura per mantenere a vista le travi.
    Questo sotto al tetto preesistente con 1,5cm di abete + delta fol pvg + 10 cm polistirene espanso estruso + 2cm pannelli spaccato di legno + tegole terracotta 1,5cm ( U =0,291, Sfas=2,8, atten=0,935.
    Questa stratigrafia considerando anche le due alternative di isolamento necessiterebbe di ulteriore materiale contro la condensa?

    Con il Celenit GF peggiorerei U ma migliorerei gli altri parametri, soprattutto Sfasamento di 2h. Non ho confronto sul prezzo Celenit, l’altra coppia dovrebbe avere un max di circa 16,8 E/mq

  27. Federico Sampaoli Autore articolo

    tra le doti di un pannello celenit GF c’è anche quella di isolante termico (Resistenza termica 1,18 m2 K/W); inferiore ad un vero e proprio pannello coibente (Resistenza termica 2,10 m2 K/W).
    i valori di resistenza termica sono riferiti ad uno spessore di 8cm.

    per parlare di freno al vapore, barriera al vapore, freno igrovariabile, meglio definire prima la posizione e gli spessori di tutti gli strati!

  28. Emanuele Lanza

    Mi scusi ma non ho capito il motivo per cui il pannello Celenit non dovrebbe essere considerato un isolante termico.

    Lei quindi vede pericoli nel lasciare il freno vapore solo sopra la perlinatura?

  29. Emanuele Lanza

    Questa cosa del freno vapore mi lascia perplesso.. me la può circostanziare? Il geometra dice che poiché è già presente il freno superiore non metterebbe altro ma ha sicuramente meno esperienza specifica.
    Avrei anche trovato Celenit GF preaccoppiato g.f. + lana di legno che nello spessore massimo 8,5cm mi da prestazioni paragonabili al pacchetto pensato sino ad ora. In questo caso però il freno vapore dove sarebbe da inserire? Grazie

  30. Federico Sampaoli Autore articolo

    più che contare sulle caratteristiche di resistenza alla diffusione del vapore delle lastre in fibrogesso si deve prevedere sul lato caldo dei nuovi pannelli in fibra di legno un freno al vapore igrovariabile: solo così la stratigrafia che contiene una barriera al vapore potrà funzionare correttamente.

    a parità di costi e pesi…. nulla.
    al doppio del costo e del peso si potrebbe prevedere un doppio strato di gessofibra per un totale di 3cm.
    oppure ragionare sulla qualità di rasatura dei pannelli in gessofibra.

  31. Emanuele Lanza

    Bene, quindi per la scelta del gessofibra (o fibrogesso, sono la stessa cosa?) sembra che ci siano più che altro aspetti migliorativi sul cartongesso, a parte i costi e la minore presenza sul mercato. Mi rimane un dubbio. Il cartongesso ha un fattore di resistenza alla diffusione del vapore pari a 8, mentre il fibrogesso indicato di 13. Possono esserci problemi? Ricordo che io la barriera l’avrei oltre le perline.

    Secondo lei ci sarebbe una alternativa ancora migliore a parità di costi e pesi?

  32. Federico Sampaoli Autore articolo

    esattamente: il cartongesso e la gessofibra si differenziano proprio per la diversa capacità areica interna (leggi anche http://espertocasaclima.com/2012/01/inerzia-termica-e-capacita-areica/ ) che offrono.

    spiegato in due parole si potrebbe dire che
    la maggior capacità areica interna garantisce un comfort estivo maggiore perché permette di scaricare sul lato interno energia che non sappiamo come smaltire.
    la maggior capacità areica interna garantisce un comfort invernale maggiore perché significa godere di maggior inerzia.

    confrontare 14,4 con 19,8 significa un miglioramento di oltre il 30%. non poco per un materiale spesso 15mm direi!

  33. Emanuele Lanza

    Ho provato a fare 2 calcoli con i valori standard di cartongesso e fibrogesso (isolamento 10 cm fibra di legno da 50 Kg/mc). Non ho trovato altri prodotti che Fermacell Gessofibra. Sostituendo la lastra di cartongesso con gessofibra nella stratigrafia i parametri prestazionali rimangono sostanzialmente costanti a parte la capacità termica areica interna che passa da 14,4 a 19,8. ma questo come influisce sul comfort visto che sfasamento, attenuazione, Yie sono invariati?
    Grazie

  34. Federico Sampaoli Autore articolo

    sicuramente sul lato interno è preferibile scegliere il fibrogesso al posto del cartongesso.
    per la parte destinata allo spessore della coibentazione interna, dovendo anche svolgere funzione di sfasamento estivo è da suggerire un materiale adatto alla protezione dal caldo: evitare materiali leggeri e se si è deciso di usare pannelli in lana di roccia meglio che scegliere una alta densità.
    certo che per una coibentazione sul lato interno è preferibile indirizzarsi su materiali più salubri e maggiormente adatti alla protezione estiva come la fibra di legno.
    in quanto alla prestazione raggiungibile si deve calcolare la stratigrafia intera e osservare i risultati di attenuazione, trasmittanza e sfasamento ottenibili.

  35. Emanuele Lanza

    Buongiorno, complimenti per il sito, si trovano sempre spunti interessanti. Le sottopongo una questione: io sono obbligato(per ragioni di costi e licenze) ad effettuare un intervento migliorativo dall’interno in una mansarda che devo recuperare come studio, bagno, saletta. L’incremento volumetrico impone di migliorare l’esistente e anche le mie considerazioni.
    Pareti perimetrali doppia muratura 25+6(polistirene)+10, tetto in legno 1,5+10cm polistirene. Vorrei migliorare soprattutto il comportamento estivo.
    Pensavo all’intervento più semplice: lana di roccia/legno + cartongesso/fibrogesso per il tetto, un accoppiato per le pareti, meglio se fibrogesso giusto? Con un occhio al rapporto costo/beneficio.
    Grazie di eventuali consigli.

  36. susanna

    Le scrivo solo per complimentarmi per il sito e le tante informazioni che vi ho trovato. Ho imparato moltissimo ed ho intenzione di utilizzare quanto appreso per migliorare la mia nuova casa.

    Purtroppo noi siamo a Roma e diventerebbe un problema avvarerci della sua consulenza.

    Però volevo dirle che lei è davvero una persona competente e piacevole. Tra l’altro molti articoli sono anche divertenti ed ironici.

    Grazie Susanna

  37. Pingback: bisogna dare una targhetta energetica alle case! La casa è un investimento almeno duemila volte superiore. | esperto Casa Clima

  38. Pingback: un tamponamento in cartongesso, ma non potevo fare di meglio per cercare di ottenere più massa interna e più inerzia? Certo che sì: la capacità termica del cartongesso è pari a 13 (kJ/mqK) | esperto Casa Clima

  39. Federico Sampaoli Autore articolo

    mi sembra strano che d’estate, visti gli spessori della muratura, si superino i 28°interni.
    forse dalle 22 finestre entra molto sole?
    forse poca attenzione nella gestione apertura e chiusura?
    forse tenute socchiuse per far girare l’aria?

    il cappotto esterno che vantaggi vi ha dato? se non a numeri, a pelle?

    caldaia a condensazione con termosifoni e bassa temperatura migliora il comfort, ma scalderà il giardino se le finestre spifferano.
    in ogni caso meglio non in nicchia e meglio non oltre le 2colonne (+ radiante – convezione)

    gli imbotti finestra sono all’esterno immagino. le vecchie finestre sono a filo interno? non è stato isolato l’imbotte per scelta estetica? problema pratico? spessore insopportabile?

    solare per acs significa anche accumulo e gestione caldaia: forse investirei in altri interventi secondo il mio motto +involucro – impianti!

    foto?

  40. alessio

    grazie delle informazioni.
    La malta di cemento era limitata al rinzaffo dei muri (3-7 mm), in seguito sono stati applicati 30-40 mm di malta cemento e calce. Analogamenete sul versante esterno dove poi è stato posto il cappotto di polistirolo.
    Abitiamo nella casa da 7-8 anni e non abbiamo avuto particolari problemi di muffe o condense, grazie anche alla forte spifferazione dei serramenti unita alla stufa in maiolica posta in posizione decentrata. In futuro abbiamo progettato una stufa collocata in posizione centrale e di adeguate dimensioni. Non abbiamo mai avuto termosifoni, solo stufa.
    Non cambieremo i serramenti perchè sono perfetti anche da un punto di vista storico, non hanno alcun difetto e…sono 22! Abbiamo posizionato un doppio vetro, sebbene di soli 7 mm (non era possibile fare di più viste le scarse dimensioni del legname). Non è stato possibile isolare la zona circostante gli imbotti in cemento che, pertanto, risultano determinare ponti termici rilevanti. Per questo, e per ragioni di spessori della soletta, abbiamo optato per un riscaldamento a bassa temperatura con termosifoni adeguati posizionati in ogni vano finestra.
    Nel sottotetto, grazie al polistirene, è stato tutto isolato sino a raggiungere l’assito del tetto, più di così non si potrà fare salvo aumentarne lo spessore a lavori ultimati (impianto elettrico, VMC e quanto servirà), penso però che non ci siano grandi ponti termici grazie al cappotto esterno.
    L’esposizione è buona con una sola facciata esposta a nord, per il resto sole da mattina a sera, non grande protezione estiva per assenza di piante ad alto fusto a sud.
    Acqua calda sanitaria a metano con predisposizione per pannelli solari. Acqua calda termosifoni a metano con passaggio tubi adiacente all’uscita fumi della stufa.
    Quello che non so valutare è, in relazione allo spessore del cappotto da 4, 5 o 6, la possibilità che quanto si forma in termini di umidità interstiziale, possa poi evaporare durante l’estate. La massa a disposizione è certamente molta ma, già in queste estati, dopo 20-30 giorni di caldo, all’interno si annaspa con un effetto forno. Mitigato da quest’anno da grandi, e vecchi, efficienti ventilatori da soffitto posizionati nelle camere.
    Grazie ancora

  41. Federico Sampaoli Autore articolo

    peccato per la malta di cemento: se l’originale era in pietra e calce si doveva consolidare senza rovinare l’equilibrio fisico tecnico solo con materiali a calce naturale e pozzolana.
    conosco così poco del Vostro edificio (avete già vissuto una stagione nella casa?) che al momento potrei dire questo:
    isolerei dall’interno con fibra di legno o calcio silicato senza arrivare a spessori troppo importanti.
    per il caldo estivo bisogna vedere quanta massa interna ancora resta (immagino moltissima?)
    sotto il sottotetto cercherei di eliminare i ponti termici perimetrali
    sostituirei i serramenti superspifferanti (che sarebbero una falla nella vostra imbarcazione di roccia!)
    predisporrei le sedi per delle vmc decentralizzate senza dubbio, a maggior ragione se le stufe prendono l’aria dall’ambiente.
    non conosco la parte impiantistica: acqua calda sanitaria? riscaldamento dei bagni? esposizione della casa?

  42. alessio

    buongiorno, grazie per la grande chiarezza.
    Sto affrontando una ristrutturazione di un’immobile del 1920 posto in zona E con muratura di 40 cm in roccia calcarea e calce. Esternamente è stato creato un cappotto di polistirolo da soli 4 cm per ragioni estetiche e funzionali (rispetto degli imbotti in cemento e apertura delle persiane). Attualmente stiamo affrontando il problema della ristrutturazione interna. dopo aver rinforzato i muri strutturalmente con 4 cm di malta di cemento (purtroppo) e rete elettrosaldata (necessari!) avrei la possibilità di creare un ulteriore cappotto interno, temo però la formazione di umidità interstiziale e il surriscaldamento estivo. In particolare, calcolando un isolamento interno con lastre di silicati di calcio, già a 4 cm si ha formazione di umidità interstiziale, farei una parete con lastre da 4 a 6 cm. Il programma la considera tollerabile perchè evaporabile in estate ma io stento un pò a crederci! In merito al problema del surriscaldamento estivo crede che peggiorerei? Il sottotetto è isolato con 11-12 cm di polistirene estruso direttamente posto sopra la soletta. Non voglio alcun condizionatore.
    Avrei inoltre intenzione di predisporre gli impianti per una VMC, il tecnico intervenuto, considerando l’involucro e i serramenti (perfetti, originali, con doppio vetro ma superspifferanti) associato ad un riscaldamento basato su 1-2 stufe in maiolica ha concluso per una sostanziale inutilità della VMC o, al più, un lusso non strettamente necessario.
    Posso chiederle un parere?
    grazie per la cortesia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.