Archivi categoria: tenuta all’ aria

Tetto in legno o tetto di plastica

Ho preparato l’elenco materiali per la costruzione di un tetto in legno ben coibentato e con ottime caratteristiche contro il caldo estivo: legno, fibra di legno, argilla cotta per il manto di copertura: sembra veramente una garanzia di “solo materiali naturali”.

A leggere bene la lista invece, salta all’occhio una bella serie di materiali poco naturali: tra freni al vapore, teli traspiranti ma impermeabili, nastrature, sigillature di passaggi impiantistici e chi ne ha più ne metta… c’è un bel po’ di plastica.

Plastica…

più precisamente polipropilene, polietilene e altri materiali ad alta tecnologia direi, certo non lana di pecora o conifera – questo è vero.

Sono materiali necessari però!

La gestione del vapore e la tenuta all’aria non possono essere affidati al caso – in nessun caso.

Pro Clima Dachsanierungsseminar

Quindi alla committenza ho spiegato che

  • oggi in edilizia posso essere molto sensibile nella scelta dei materiali ma devo anche accettare che la tecnologia attuale ci permette di risolvere alcuni dettagli esecutivi spinosi con materiali di sintesi
  • non devo rinunciare a materiali naturali
  • e comunque si possono sempre evitare fibre pericolose o emissioni dannose per la salute.

A proposito di plastica, sapete che qualche prodotto per igiene personale – magari lo avete in bagno senza saperlo – contiene polietilene come principale ingrediente dopo l’acqua? Una media di 3mila particelle di plastica di dimensioni tra i 40 e i 400 micron per ogni millilitro: in 250ml quante microplastiche troviamo? anche centomila frammenti di polietilene.

Anch’io ne ero all’oscuro: guardate questo video:

Forse è più difficile fare una scelta oculata al supermercato che tra i prodotti da costruzione.
            

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Tetto coibentato non ventilato in legno con guaina ardesiata

Ho deciso di pubblicare questo commento di Manuel in questo articolo proprio per dedicare più spazio e attenzione a quello che sta succedendo a questo tetto in legno con pacchetto termoisolante NON traspirante:

il racconto dello stato delle cose:

Buonasera sono Manuel… grazie per esistere….

Il mio problema è molto grave, ho acquistato casa nuova a ottobre scorso e lo stabile condominio di 3 piani ha solo 1 anno e mezzo.
Il tetto per capitolato non è ventilato e così composto:

  • Travi portanti in pino lamellare
  • Perline
  • Barriera al vapore
  • Fibra di legno 4 cm
  • Isolante sintetico 12 cm
  • Tavolato
  • Guaina ardesiata
  • Tegole

Inizialmente, a maggio, ho notato una consistente infiltrazione di acqua nel sottotetto con formazione di grande quantità di muffa (o funghi di colore tendente al rosa) tra le perline e il muro interno.

tetto-coibentato-non-ventilato-legno-guaina-ardesiata-vapore-infiltrazioni-01

Col passare del tempo tutta la zona del sottotetto si è riempita di muffa costringendomi a disinfettare e lavare vestiti e scarpe che erano in questo locale.
Dopo l’intervento del costruttore, in questa zona, non ho avuto altri segni di infiltrazioni –
l’acqua entrava attraverso il passaggio di un tubo dei pannelli solari – ma dopo pochi giorni notavo la presenza dello stesso fungo in vari punti della lavanderia, del bagno e del disimpegno e nella fascia molto alta del tetto.

tetto-coibentato-non-ventilato-legno-guaina-ardesiata-vapore-infiltrazioni-05

In presenza di piogge le goccioline di acqua macchiavano anche il pavimento.

A metà giugno il costruttore faceva aprire con l’uso di motosega la zona interessata dalle infiltrazioni:

tetto-coibentato-non-ventilato-legno-guaina-ardesiata-vapore-infiltrazioni-02

tagliando la guaina si notava sotto di essa la presenza di acqua, il tavolato superiore era vistosamente bagnato, i pannelli isolanti erano bagnati, i morali in legno, di contenimento, erano completamente marci (neri cone fossero bruciati), la fibra di legno era molto bagnata, la barriera al vapore presentava chiazze bianche riconducibili al fungo di cui sopra, le perline e i travi interni sembravano intatti.

tetto-coibentato-non-ventilato-legno-guaina-ardesiata-vapore-infiltrazioni-03

L’area attorno alla zona aperta circa 4×3 m è ancora con molta probabilità nelle stesse condizioni.

tetto-coibentato-non-ventilato-legno-guaina-ardesiata-vapore-infiltrazioni-07

 

tetto-coibentato-non-ventilato-legno-guaina-ardesiata-vapore-infiltrazioni-06

Nell’area aperta sono stati sostituiti i pannelli bagnati con lana di roccia, la barriera al vapore, i morali e il tavolato. Sono state ripristinate le guaine e sono stati creati 5 punti di micro-ventilazione.

tetto-coibentato-non-ventilato-legno-guaina-ardesiata-vapore-infiltrazioni-04

La zona immediatamente sotto al Velux del bagno, all’altezza del punto creato per la ventilazione, presenta ancora morali vistosamente deteriorati.

Sono stati creati due punti di mirco-ventilazione anche all’altezza del locale sottotetto.
In questa zona, immediatamente sotto la guaina, vi era un lieve presenza di acqua: il tavolato sembrava pressochè sano, i pannelli isolanti sintetici lievemente bagnati, la fibra di legno era molto umida. In questo punto non si vedevano morali in legno.
Dopo la riparazione, al primo acquazzone ma in un punto diverso si è riformato il famoso fungo…

Mi sono rivolto ad un legale ma la cosa assurda è che non si sa quale sia il problema… Parlano di condensa… Progettualmente è corretto? La ringrazio per l’attenzione che mi darà e sarò sicuramente riconoscente…

Grazie Manuel…

Come rispondere a questa domanda e allo stato delle cose?

 Ci provo così:

Quando l’impermeabilizzazione della copertura è difettosa non è il pacchetto termoisolante progettato il responsabile del danno – semplicemente l’acqua piovana ha trovato il modo di infiltrarsi.

Si fosse trattato di un tetto in latero cemento, probabilmente non sarebbero cresciuti i funghi, ma di certo l’intonaco interno avrebbe reagito male e alla lunga anche lui avrebbe offerto una superficie bagnata ideale per colonie di spore.

Parlando invece del progetto della stratigrafia, si deve ammettere che trattandosi di un tetto in legno era importantissimo garantire una efficace traspirazione del tetto senza ostacolare la migrazione del vapore e garantendo la tenuta all’aria.

tetto-coibentato-non-ventilato-legno-guaina-ardesiata-vapore-infiltrazioni-08

In questo caso specifico sembra che sia stata posata una barriera al vapore sul lato caldo e una guaina ardesiata sul lato freddo.

La barriera al vapore posata sul lato caldo (interno) avrebbe anche dovuto garantire la tenuta all’aria dell’involucro edilizio (volume riscaldato), quindi, se si sono evidenziati gocciolii in casa è evidente che il telo non garantisce la tenuta e probabilmente ha sormonti o nastrature difettosi.

Spesso nelle stratigrafie si legge “barriera vapore” ma altrettanto spesso, se si va alla ricerca del codice materiale impiegato, si scopre che si trattava di un freno al vapore (valore Sd > 0,2m) e non di una barriera (valore Sd > 100m). In questa eventualità, durante il periodo di riscaldamento, nello strato di coibentazione migra ulteriore vapore che non potrà attraversare la guaina ardesiata.

Se si trattasse di un pacchetto isolante perfettamente confinato tra due barriere al vapore (quella sul lato caldo e quella sul lato freddo) potrebbe comunque esserci una certa quantità di vapore contenuta nei materiali in fase di cantiere e questa si condenserebbe all’intradosso della guaina ardesiata nel periodo invernale e all’estradosso della barriera al vapore sul lato caldo nel periodo estivo: questo a causa della inversione stagionale della direzione della migrazione del vapore.

Per fare ulteriori ragionamenti sulla copertura ed il risanamento del pacchetto si deve assolutamente individuare quale fosse la qualità del telo posato sul lato caldo della stratigrafia (il costruttore può facilmente risalire alla voce di fornitura e consultare la scheda tecnica del materiale utilizzato).

Il telo freno al vapore che è stato nastrato nella zona della copertura aperta con la motosega (si vede nella foto n.3) forse è solo provvisorio – non andrebbe certamente in accordo con una copertura che non prevede traspirazione una zona dove invece è possibile un certo passaggio di vapore…

I nuovi punti di aerazione del pacchetto tetto ancora bagnato non peggiorano la situazione ma probabilmente non riusciranno a permettere una corretta asciugatura anche per la presenza dei pannelli isolanti sintetici che poggiano sui pannelli in fibra di legno – inoltre devo ricordare che la migrazione del vapore in estate è dall’esterno verso l’interno e non viceversa.

La descrizione della presenza di muffa nell’ambiente sottotetto mi fa pensare ad elevati livelli di umidità interni dovuti a superfici fredde che tendono a condensare il vapore interno: le superfici fredde sono ovviamente zone non sufficientemente coibentate mentre il vapore può essere presente (dimentichiamo per un attimo le infiltrazioni del tetto) per mancata ventilazione o per normale migrazione del vapore da ambienti vicini o sottostanti riscaldati verso quelli poco o non riscaldati.

            

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Il sogno di acquistare una villetta a schiera con tetto in legno sbagliato

Il commento di Luca lasciato oggi mi ha spinto a pubblicare questo articolo dedicato alla sua buonavventura. Potrà essere sicuramente utile a quanti leggono per informarsi prima di un acquisto immobiliare…

      Dottissimo Dr. Sampaoli,

devo ringraziarla per avermi, con le ricchissime informazioni messe a disposizione tramite questo suo sito, risparmiato un probabile triste futuro alle prese con la casa sbagliata.

Scrivo qui per condividere la mia esperienza perchè penso possa essere utile ad altri in situazioni simili.

Da oltre un mese giravo attorno al’idea di acquistare una villetta a schiera bilivelli in fase di ultimazione che mi sembrava rappresentare il mio ideale di casa.

villetta schiera

La casa aveva però una piccola incognita: la copertura in legno, per me una assoluta novità.

Abituato ad informarmi per quanto posso su ciò che ignoro (sono tecnico informatico), ho trovato il Suo sito web attraverso cui sono riuscito a farmi una idea abbastanza chiara di quelli che potrebbero essere i problemi legati ad una copertura in legno mal realizzata.

Ho quindi chiesto informazioni dettagliate al costruttore sul tetto ormai in fase di copertura finale.

Costui risulta essere una persona gradevole e genuina; il tipo di piccolo impresario edile che costruisce le case una alla volta dedicandovi tutto il suo impegno. Mi ha dato l’impressione di aver cercato a suo modo la perfezione. Il suo problema quindi non è la malafede o lo scarso impegno. Il suo problema è che ignora di ignorare!

Da quanto ho capito questa casa rappresenta la sua prima esperienza in fatto di coperture in legno e vi ha applicato idee sue preconcette e altre scaturite chissà da dove.

Mi è sembrato di capire che un progetto del tetto non sia mai stato realizzato se non nella sua testa.

Infatti alla mia richiesta di poter avere documenti come il progetto del tetto, la stratigrafia o anche solo la lista dei materiali utilizzati ho avuto come risposta un elenco di materali a voce, raccontato con l’orgoglio di chi è convinto di aver utilizzato quanto di meglio disponibile sul mercato.

Ecco l’elenco come fornitomi:

  1. – travi
  2. – perline
  3. – tessuto non tessuto
  4. – barriera al vapore
  5. – accoppiato isolante
  6. – tegole

 Immediatamente mi sono fatto l’opinione di avere a che fare con un incompetente in materia di legno: la parola “barriera” scatenava un giudizio inesorabile.

Ho iniziato a nutrire poche speranze circa la messa in opera a regola d’arte per quanto riguarda la tanto critica tenuta all’aria, ma volevo essere ottimista, tanto ero aggrappato al sogno di vivere in quella casa.

Quel che potevo fare era cercare di ottenere informazioni dettagliate circa la stratigrafia nella speranza che i fornitori lo avessero guidato verso l’adozione dei materiali adatti. In caso positivo avrei richiesto una consulenza professionale per la verifica puntuale dei materiali per la precisa zona climatica e un’indagine sulla corretta messa in opera (Lei era il canditato!).

Ho quindi chiesto al costruttore di avere tutti i dettagli possibili sui materiali. Quel che sono riuscito ad avere è la stampa della scheda dell’ ”accoppiato isolante” e l’indirizzo del fornitore di materiali edili in cui è stato acquistata la “barriera al vapore”.

Il cosiddetto “accoppiato isolante” risulta essere il “Vetropan EPS”, un prodotto in polistirene espanso preaccoppiato con una guaina bituminosa.

acquistare-villetta-schiera-tetto-legno-sbagliato-01

Dalla scheda fornitami (non lo si evince dalla scheda sul sito web istituzionale) risulta che la guaina bituminosa si comporti come una barriera al vapore (µ = 20000).

La cosiddetta “barriera al vapore” è invece il “Silvertek 15 Seal Lap”, un telo traspirante indicato come “sottotegola” (815<WDD<2000).

acquistare-villetta-schiera-tetto-legno-sbagliato-02

(Da sottolineare come il fornitore, da me stuzzicato, non conoscesse la differenza tra barriera e freno al vapore, nè l’adeguatezza di un prodotto sotto-tegole usato come sopra-perline.)

 Questi materiali sembrano essere alla mia percezione di profano dei prodotti di soddisfacente qualità, ma mi sembra evidente che siano stati utilizzati a sproposito:

  1. – il Vetropan viene proposto come isolante adatto a coperture in cemento, e il suo utilizzo risulta in una sigillatura del tetto al passaggio del vapore; inoltre l’EPS non mi sembra possa essere considerato l’isolante preferibile per la mia zona climatica (Cagliari)
  2. – il Silvertek ha buone caratteristiche di freno al vapore, ma probabilmente non è l’ideale per raggiungere una tenuta all’aria ottimale; inoltre sembrerebbe reso inutile dalla sigillatura di cui sopra

 Con questi presupposti sono giunto alla conclusione che il tetto è stato realizzato in modo tutt’altro che a regola d’arte; i prodotti inadatti mi fanno sospettare fortemente anche riguardo alla qualità della messa in opera. Ragion per cui mi sono convinto di abbandonare l’idea di acquisto dell’immobile.

 Invito quindi chi si trovi in procinto di acquistare casa a informarsi quanto più possibile e a coltivare dei sani dubbi 🙂

 GRAZIE

 PS: Il minimo che posso fare è una donazione a favore del suo sito!

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Infiltrazioni di rumori nella mansarda con tetto in legno di Giulio – contributo

La mansarda realizzata soffre di inquinamento acustico.

L’argomento acustico risulta essere molto ampio, articolerò la discussione in 3 fasi.

La prima riflessione è di orgine generale: il legno “canta”!

Questo materiale ha ottime proprietà acustiche: con il legno i mastri liutai rinascimentali progettavano, realizzavano o ristrutturavano strumenti a corda o ad arco capaci di effondere musicalità e sinfonie. Il legno canta!

L’isolamento dei rumori aerei avviene invece attraverso la schermatura di elementi con elevate proprietà massive: le partizioni devono essere rigide, pesanti. Il legno invece è flessibile, leggero.

Le coperture in legno quindi, pur offrendo indubbi vantaggi di natura statica ed energetica, devono essere oggetto di uno studio approfondito in sede di progettazione acustica. Senza un’analisi dedicata risulta piuttosto difficile garantire gli standard di isolamento e comfort prescritti dalla normativa vigente.

La seconda è di natura analitica.

Uno dei descrittori che esprime la prestazione acustica di una parete, di un solaio o della copertura si chiama indice del potere fonoisolante apparente (R’w). Questo è un parametro che, secondo la normativa vigente, deve essere valutato in opera. In altre parole, per sapere in modo definitivo quanto isola una parete e/o una copertura, occorre approntare una campagna di misurazioni strumentali che definisca in modo univoco questi parametri.

Tuttavia esistono degli algoritmi di calcolo che permettono la valutazione preventiva in sede progettuale delle prestazioni acustiche passive dell’involucro di un edificio.

Analizzando le stratigrafie descritte, si può stimare che il valore indicativo di R’w del pacchetto di copertura valga circa 36 dB; ben più performante è invece la parere verticale, per cui Rw vale circa 55 dB.

Ipotizziamo ora che in prossimità della mansarda venga generato un rumore di circa 70 dB: attraversando il tetto vengono “persi” circa 36 dB e all’interno dell’abitaizone quindi vengono percepiti 34 dB: l’immagine che segue mostra la scala del rumore dove sono rappresentati i livelli tipici di rumore per diverse sorgenti e ambienti ed espressi in decibel (dB).

Infiltrazioni di rumori nella mansarda con tetto in legno di Pietro - contributo-01

La terza riflessione riguarda la fase realizzativa di cantiere.

Come è stato studiato e risolto il nodo parete/copertura? Lo spazio tra un travetto e l’altro, come è stato riempito? È stato riempito? O è stato solo “coperto” dal paramento interno della parete perimetrale?

Se così fosse, ci sarebbe una fascia, lungo tutto il perimetro della mansarda, alta circa 40 cm, che avrebbe prestazioni acustiche assai scadenti, cioè quelle offerte dal solo laterizio da 8cm (il potere fonoisolante di una parete sì fatta vale circa 30 dB e il contributo degli strati di isolamento è sostanzialmente nullo): l’immagine che segue mostra, pur in manierra schematica, tale lacuna.

Infiltrazioni di rumori nella mansarda con tetto in legno di Pietro - contributo-02

Quando viene percepito un discomfort acustico, risulta spesso complesso ed economicamente molto dispendioso risanarne le criticità.

Un’attenta valutazione in fase progettuale e le conseguenti scelte realizzative possono invece rendere l’abitazione silenziosa e acusticamente confortevole.

Il nodo parete-copertura potrebbe essere validamente risolto utilizzando una banchina in legno a cui si collegano in spessore i travetti di copertura mediante innesti a coda di rondine.

L’utilizzo dei passafuori rende poi realizzabile l’eventuale sporto di gronda. In questo modo non si viene a creare lo spazio cavo tra i travetti che fa da ponte acustico: l’immagine che segue mostra graficamente la soluzione appena descritta.

Infiltrazioni di rumori nella mansarda con tetto in legno di Pietro - contributo-03Altri aspetti acusticamente significativi:

come sono stati installati i serramenti a parete e/o in falda? Sono stati nastrati? Si sa: se l’involucro è permeabile all’aria, è permeabile anche al rumore.

Esiste un cavedio impianti opportunamente isolato, oppure ogni tubazione attraversa le partizioni in modo disorganico, creando una ennupla di probabili ponti acustici (l’aspiratore della cucina, sfiati dei bagni, impianto TV…)?

Quali sono, dove sono posizionate e che caratteristiche hanno le sorgenti di rumore esterne (strada, caldaia…)? Le fonti dei rumori sono state considerate nella progettazione acustica dell’intervento?



ing francesco fia

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articolo ideato, scritto e diretto da Francesco Fia e Federico Sampaoli, impegnati a favore delle persone, del comfort e dell’open information. Francesco, ingegnere e progettista acustico collaboratore dello Studio di progettazione degli impianti PH Studio.  Federico titolare dello Studio di consulenza tecnica per una migliore efficienza energetica e caporedattore di espertocasaclima.com – blog di formazione e comunicazione online dal 2009. 

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Il tetto senza tenuta all’aria di Francesco

Il lettore scrive:

Buongiorno, ho letto l’ articolo Il tetto senza tenuta all’aria e provo a sottoporre il mio problema sperando che possa darmi qualche consiglio.

Le foto allegate mostrano il problema che ha la mia villetta a schiera costruita nel 2009 ed acquistata nel 2011: a monte di una finestra Velux (unica discontinuità del tetto ventilato) si verificano importanti infiltrazioni di acqua, anche in assenza di pioggia (ma ad esempio in presenza di prolungati periodi di nebbia). Tali infiltrazioni sembrano aumentare nelle mattine fredde. Non saprei dire se aumentano con la pioggia, ma di sicuro ci sono solo d’inverno.

Le foto sono, una dell’interno (ben visibili le infiltrazioni)

tetto-senza-tenuta-aria-francesco-02

e due del tetto, subito sopra l’infiltrazione (foto fatte sporgendomi dal Velux).

tetto-senza-tenuta-aria-francesco-01 tetto-senza-tenuta-aria-francesco-03 Le domande sono :

  • – pensa possa trattarsi di condensa?
  • – dato che lunedì verrà il lattorniere inviato dal costruttore, che tipo di intervento pensa che dovrei “pretendere” o comunque richiedere?

Grazie mille della disponibilità.

Francesco

Rispondo al lettore con questo nuovo articolo in modo che anche altri lettori con lo stesso problema possano riuscire a chiarire la situazione e chiedere un intervento risolutivo.

Anch’io penso che la pioggia non abbia nulla a che fare con il problema del gocciolio vicino al Velux, e poi si manifesterebbe grandiosamente durante un temporale estivo, cosa che non avviene.

Proprio il verificarsi del gocciolio in giornate fredde e grigie specialmente nelle prime ore del giorno indica che l’infiltrazione non è altro che vapore interno che uscendo negli strati più freddi condensa: più è freddo all’esterno e più l’aria calda interna che trova una fessura non sigillata si trasforma in acqua.

Quando il lattoniere sollecitato dal costruttore andrà a verificare il suo lavoro non troverà alcun difetto di esecuzione perchè il vero difetto probabilmente è nascosto dalle opere di lattoneria: con tutta probabilità l’errore è stato fatto nel momento della posa del Velux, e non tanto durante la posa del serramento stesso, quanto nel momento in cui è stato fissato “il torrino” cioè la cassa morta o falso telaio del Velux.

L’errore si troverà di fatto esattamente sopra allo strato di perline o assito in abete dove il freno al vapore posato sul lato caldo della coibentazione di copertura doveva essere sigillato con opportune nastrature al perimetro del “collare” del Velux: proprio da questa zona non sigillata il vapore dell’ambiente riscaldato cerca e riesce ad uscire all’esterno incontrando superfici molto fredde e condensando.

Con tutta probabilità il problema è questo: in zona Velux il freno al vapore posato prima dell’isolante non è nastrato – il vapore passa all’esterno e condensa.

Quel bagnato che si vede sotto le tegole è certamente la conseguenza di questa condensa, ma dalle immagini non riesco bene a vedere il telo traspirante e impermeabile che sta sotto lo strato di ventilazione sottotegola; probabilmente è quello grigio bagnato negli ultimi centimetri verso la pendenza.

Spero che non si tratti di una guaina bituminosa anzichè di un telo traspirante: questa impedirebbe la traspirazione e dunque la fuoriuscita del vapore attraverso lo strato di ventilazione. La condensa sul lato inferiore della guaina (barriera al vapore) si raccoglierebbe verso la pendenza a fuoriuscire alla prima possibilità.

Il sopralluogo da parte del lattoniere è l’occasione:

  • per fare più foto possibili di tutto quanto si riuscirà a vedere
  • per fare domande su quanto ci si ricorda del tempo dell’esecuzione del tetto
  • per verificare lo spessore e la qualità della coibentazione
  • per chiarire che tipo di guaina è stata posata sottotegola
  • per fotografare listelli e controlistelli dello strato di ventilazione
  • per sbirciare nella zona del collare del Velux e verificare se sono stati usati dei nastri
  • per chiarire che tipo di freno al vapore è stato posato sul lato caldo del pacchetto tetto

Sarà anche l’occasione per mantenere i nervi saldi, tirare fuori tutta la diplomazia che c’è in noi, essere pazienti (ma anche più preparati sull’argomento) e sperare che anche questa volta sia vero il detto che con la dolcezza si ottiene tutto.

Da parte mia, spero di vedere presto il suo nome tra i sostenitori del blog! Buon sopralluogo


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Primi passi per un buon tetto in legno ventilato

La costruzione in legno si sta ben diffondendo nel settore dell’edilizia in Italia, nel nuovo, nella ricostruzione e nella sopraelevazione dell’esistente (il famoso piano in più). Oggi si è arrivati ad un consumo di oltre di 650.000 m³ di travi lamellari. Naturalmente una bella fetta di queste travi se ne va nei tetti in legno di costruzioni tradizionali.

passi per un buon tetto in legno

Ma se si è decisi per un tetto in legno per una casa in muratura, cosa deve chiedere il committente al suo progettista? Che le vernici del legno siano salubri (o con bassissime emissioni) oppure ci sono aspetti tecnici ancora più urgenti rispetto alla finitura?

La mia esperienza, in ordine di importanza, mi suggerisce di indicare alcuni punti che riguardano proprio il tetto in legno:

  1. assenza di spifferi
  2. corretta scelta delle guaine
  3. materiali e spessori idonei per la protezione dal surriscaldamento
  4. salubrità della finitura interna del legno

Ripensando all’ordine di importanza che ho dato sopra dovrei spostare le voci 2 e 3 ancora nella posizione 1: tutti e tre i punti sono fondamentali: può il committente essere soddisfatto di un tetto senza spifferi con dei teli che non gestiscono correttamente la migrazione del vapore? e potrebbe esserlo con dei teli fantastici e pannelli per coibentazione termoacustica completamente inadeguati e per qualità e per la zona climatica di riferimento?

Analizziamo un po’ più precisamente questi 4 punti, tanti committenti si trovano alle prese con tetti in legno progettati in modi diversi e a prima vista sembrano tutti buoni progetti.

Dov’è che bisogna puntare la lente di ingrandimento per fare le pulci al progetto?

1. Assenza di spifferi:

La copertura deve garantire la tenuta all’aria: l’ambiente interno, riscaldato in periodo invernale, tende a spingere verso l’esterno come una pentola messa sul fuoco a far bollire la pasta, ricordate cosa succede sulla linea del coperchio, quegli sbuffi di vapore succedono anche sul perimetro del vostro tetto in legno poggiante sulle pareti esterne. E proprio per il fatto che il materiale legno sarà in contatto con mattoni o blocchi in laterizio o calcestruzzo (materiali diversi per natura e comportamento) la progettazione del nodo tetto-parete deve essere fatta scrupolosamente. Diceva un tale – non c’è arte e non c’è ingegno che faccia aderir la malta al legno. Si sa che una trave passante nel muro darà presto o tardi problemi di spifferi, e si sa anche che le perline (il tavolato o l’assito come siete abituati a chiamarlo) sembrano aderire bene sulla testa del muro, ma anche l’intonaco nulla può per garantire la tenuta tra perline e parete.

Solo questi due dettagli sono sufficienti a rovinare tutta l’opera della copertura e sono difficilmente risolvibili in un secondo tempo, di solito un paio di inverni, quando ormai i passaggi d’aria hanno portato a condense, e quindi all’insorgere delle muffe, e poi al deterioramento del legno.

Dunque evitiamo di accettare un disegno di massima o una sezione che non indichi esattamente la soluzione e i materiali idonei a garantire la tenuta all’aria dell’involucro.

2. Corretta scelta delle guaine:

Se avete già letto qualche articolo che tratta la migrazione del vapore attraverso le strutture edili conoscete il meccanismo per cui il vapore tende ad uscire verso l’esterno in periodo di riscaldamento e verso l’ambiente interno in periodo estivo (ora non pensate che d’estate vi troverete la mansarda con la nebbia perché la migrazione del vapore ha cambiato verso! si tratta sempre di pochi grammi di acqua). Già dai tempi dell’ora di geografia ricordate di quanto sono diverse e uniche le regioni italiane. Il clima è stato suddiviso in zone e per semplicità non abbiamo riempito l’alfabeto intero: la zona climatica più calda è la zona climatica A (ah che caldo!) e quella più fredda è la F (freddo!) – quindi le zone sono A B C D E F.

Inutile dire che in ogni microclima di una certa zona e di un certo edificio ci sia un determinato uso del riscaldamento, un periodo di riscaldamento più o meno breve. Pensate che in zona F il periodo di riscaldamento può essere 12 mesi l’anno (vedi figura):

gradi giorno dobbiaco

In condizioni simili il pacchetto tetto sarà quasi perennemente interessato da una migrazione del vapore verso l’esterno! Sarà corretto un buon freno al vapore sul lato caldo e un ottimo telo impermeabilizzante e traspirante sul lato freddo. Ma nei paesi più caldi della Sicilia dove forse l’impianto di riscaldamento viene utilizzato qualche settimana all’anno si possono posare le guaine con le stesse proprietà di resistenza al passaggio del vapore? Assolutamente no.

Nei climi più caldi devo progettare ricordando la grande tendenza del vapore che migra verso l’interno! e non mi devo opporre a questa naturale tendenza altrimenti posso, semplicemente sbagliando telo, provocare una condensa all’interno del pacchetto isolante perché il vapore non è aiutato a sfogare in ambiente asciugando completamente il coibente.

Meglio fare grande attenzione ai valori Sd indicati sulle schede tecniche dei manti traspiranti.

3. Materiali e spessori idonei per la protezione dal surriscaldamento:

Ho già scritto diversi articoli sul tema, scegliere il materiale migliore per coibentare il tetto e proteggere l’ambiente dal surriscaldamento è non solo un obbligo di legge, è un dovere verso il committente che desidera ottenere un ambiente confortevole anche senza l’uso continuato degli impianti di raffrescamento. La protezione dal caldo è un diritto: fatelo valere!

4. Salubrità della finitura interna del legno:

Non dilunghiamoci nel pessimismo dei veleni nascosti in tutto ciò che ci circonda, e ricordiamo solo che le strutture lignee grezze verranno trattate.

I prodotti impregnanti servono a proteggere il legno da attacchi biologici e a volte a modificarne l’aspetto. Cerchiamo di evitare prodotti contenenti principi attivi tossici (ad es. composti metallorganici). Di solito se la finitura è estetica ma anche preservante è inevitabile che contenga biocidi.

Le superfici in legno interne sono caratterizzate da un’umidità del materiale in equilibrio con ambienti a una temperatura di 20°C e un’umidità relativa dell’aria circostante che non superi il 65% se non per poche settimane all’anno (elementi lignei protetti contro le intemperie o posti all’interno degli edifici in ambienti condizionati).

Le vernici all’acqua presentano emissioni di composti organici volatili (VOC) molto esigue. Ma spesso sono vernici acriliche emulsionate in acqua, quindi sono presenti tutti i componenti tipici delle resine acriliche.

Vernici ed impregnanti di cat. 1/e per finiture interne ed esterne rispettano il valore limite UE della categoria A/e di 130 grammi per litro di VOC (Composti Organici Volatili in italiano). Un’ etichetta di cosa ci vuole avvisare?

1) che ci sono componenti chimici di sintesi :

  • alcuni componenti sono indicati in etichetta
  • altri componenti compariranno scritti nella scheda di sicurezza (se è stata allegata)

2) che produce emissioni di VOC (quindi contiene sicuramente anche solventi)

E’ un prodotto nocivo : « nocivo » tra virgolette perché la normativa lo accetta in tutti i paesi della UE.

Avete mai letto una Scheda di Sicurezza? La SDS deve essere fornita gratuitamente entro la data della prima fornitura della sostanza o della miscela. Può essere fornita su carta o in forma elettronica. In ogni caso è obbligo del fornitore consegnare la SDS al destinatario.

Per il principio della cautela meglio preferire prodotti di origine vegetale, senza elementi di sintesi o elementi pericolosi per l’uomo e l’ambiente, che utilizzano resine vegetali ricavate da piante, veicolate in olio. Prodotti che non contengono pericolosità o emissioni di composti organici volatili (VOC) dannosi per l’uomo e l’ambiente.

            

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Migrazione del vapore e tenuta all’aria in strutture x-lam

Progettare una stratigrafia di una casa in legno significa obbligatoriamente evitare qualsiasi rischio di condensa interstiziale. E questo vale per una costruzione a telaio e per una costruzione in x-lam indifferentemente.

Migrazione vapore tenuta aria strutture x-lam-02

A prima vista si potrebbe pensare che costruendo in x-lam il problema di passaggi d’aria incontrollati sia più o meno risolto alla radice: l’ x-lam è un elemento strutturale così pieno e compatto!

Ma l’X-LAM è garantito come tenuta all’aria? Ne siamo sicuri? Se il produttore lo garantisce e lo produce proprio per offrire questa qualità, allora la struttura è un elemento che funge proprio da freno al vapore. In questo caso un telo non serve.

Migrazione vapore tenuta aria strutture x-lam-01

Quando l’X-LAM non garantisce la tenuta all’aria la stratigrafia dovrebbe essere diversa e prevedere lo strato di tenuta (all’ aria per l’ appunto!). La maggior parte dei costruttori propone una stratigrafia parete come questa (non mi addentro nella questione degli spessori, se vi interessa ho scritto sugli spessori del pannello in x-lam in questo articolo):

  • cartongesso
  • coibente
  • freno al vapore (che garantisce anche la tenuta all’aria)
  • X-Lam
  • sistema a cappotto
  • strato di tenuta al vento ( la rasatura, l’intonaco, se non si tratta di una facciata ventilata )

Ma come si possono conoscere le qualità dei pannelli in x-lam se non si è esperti del settore? E nemmeno io penso di esserlo…

Migrazione vapore tenuta aria strutture x-lam-01

I pannelli in X-lam multistrato, a seconda dello spessore, garantiscono una tenuta all’aria maggiore o minore (sia da certificato di laboratorio, da richiedere sempre, sia da test blowerdoor in opera).

Questa caratteristica è una qualità importantissima in un edificio in legno costruito a regola d’arte, e mette al riparo dal rischio di condensa interstiziale nei punti di non tenuta.

Migrazione vapore tenuta aria strutture x-lam-01

Dunque, non siamo esperti del settore – ma allora, come committente, posso permettermi di lasciare una parete in x-lam senza una protezione sul lato interno proprio perchè mi piace vedere il legno e godere in pieno del materiale che ho scelto per la mia nuova casa? Ed io, come consulente, che risposta devo dare a chi si rivolge a me per delucidazioni sul tema della migrazione del vapore e della tenuta garantita dall’ x-lam?

Dipende sempre dalla qualità del pannello, che dipende a sua volta dal tipo di produzione:

per esempio un pannello in legno massello di grande formato composto da lamelle incrociate e incollate  X-Lam, o Cross Laminated Timber (CLT), per pareti, solai e coperture può avere Superfici di qualità diverse:

  • qualità Non a vista (NSI)
  • qualità a vista industriale (ISI)
  • qualità a vista residenziale (WSI)

La resistenza alla diffusione varia solitamente dai 25 ai 50 secondo la norma EN 12524.

In genere si possono considerare come strato ermetico solo pannelli x-lam a 3 strati della qualità ISI o WSI e pannelli con 5 o più strati.

Non dimentichiamo di verificare se l’incollaggio ha impiegato colla PUR senza formaldeide, secondo la norma EN 301 per componenti costruttivi portanti e non portanti, per interni e esterni.

    

       

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Foto posa copertura metallica – Zona Climatica E – GG 2784 – Lavis (TN)

Foto posa copertura metallica – Zona Climatica E – GG 2784 – Lavis (TN):

è un edificio residenziale plurifamiliare costituito da 3 case a schiera in fase di certificazione secondo lo standard Passivhaus.  Struttura portante in pannelli tipo X-Lam di legno certificato Pefc di spessore 96 mm.

Foto posa copertura metallica-11

Progettando una copertura metallica si può optare per un pacchetto di coibentazione  traspirante, o meglio, molto traspirante verso l’esterno, data la zona climatica.

E’ una monofalda curva con massima altezza interna sul lato sud per ottimizzare gli apporti solari nel periodo invernale. Travetti in legno lamellare scaricano l’azione verticale sulle pareti perimetrali in X-Lam e su 3 travi curve intermedie centrali.

Dall’interno verso l’esterno, ecco la stratigrafia di copertura:

  • perline in legno
  • forte freno al vapore (proprietà di trasmissione del vapore con valore Sd = 12)
  • lana di roccia ad alta densità spessore 100 mm
  • Eps con grafite spessore 200 mm
  • tavolato grezzo ligneo
  • debole freno al vapore (proprietà di trasmissione del vapore con valore Sd = 0,02), una membrana sintetica altamente traspirante riflettente a 3 strati in PP alluminizzata in superficie per garantire riflettanza al calore
  • listelli e controlistelli a garantire l’areazione della copertura
  • lamiera grecata metallica.

importanza tenuta all aria-10

Considerate che il legno, il tavolato, è in grado di accumulare in soli 30mm di spessore oltre 2,7 kg di vapore acqueo, è un ottimo volano igrometrico!

Foto posa copertura metallica-03

Foto posa copertura metallica-02

Sul lato freddo del pacchetto isolante, la membrana sintetica altamente traspirante riflettente protegge dal caldo diminuendo alla temperatura del sottotetto di oltre 2°C: il fatto che il pannello isolante riceva meno calore, aumenta la sua capacità termica, che si traduce in un maggior sfasamento dell’onda termica.

La metallizzazione superficiale permette di isolare l’irraggiamento (radiazione infrarossa) e il calore trattenuto è riflesso in 2 direzioni:

  • all’interno dell’abitazione, consentendo di trattenere il calore durante l’inverno
  • all’esterno, proteggendo dalla calura nei mesi estivi.

Foto posa copertura metallica-01 Foto posa copertura metallica-04 Foto posa copertura metallica-05

Foto posa copertura metallica-09 Foto posa copertura metallica-10 Foto posa copertura metallica-06 Foto posa copertura metallica-07 Foto posa copertura metallica-08

I travetti esterni, sugli sporti, detti anche passafuori, sono stati collegati ai travetti interni con viti a doppio filetto appoggiando la struttura direttamente sulla lana di roccia ad alta densità e garantendo in questo modo la continuità del cappotto verticale con quello orizzontale di copertura eliminando il ponte termico nel nodo di testa.

Foto posa copertura metallica-11

I lettori interessati alle costruzioni in x-lam possono leggere altri articoli dedicati a questa tipologia.

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Armalab S.r.l.    Viale Dante 300      38057 Pergine Valsugana (TN)

per contatto diretto: sede 0461 538475 oppure 030 2548897  fuori sede 335 844 1959

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Blower Door Test, Test di tenuta all’aria degli edifici Secondo UNI 13829

Come una perfetta coibentazione dell’edificio è inutile, se d’inverno il calore può disperdersi attraverso fughe o fessure non controllate, così una perfetta protezione dell’edificio dai raggi solari è inutile, se d’estate l’aria calda può penetrare attraverso fughe o fessure non controllate.

I lettori spesso domandano cosa ci si deve aspettare da un preventivo per un test di tenuta all’aria:

  • 1 TEST DI TENUTA ALL’ARIA Tipo ‘’B’’ secondo UNI EN ISO 13829
  • 1 TEST DI TENUTA ALL’ARIA Tipo ‘’A’’ secondo UNI EN ISO 13829

sono due diverse fasi:

test Tipo ‘’B’’ secondo UNI EN ISO 13829

(1° sopralluogo), viene creata e mantenuta una differenza di pressione tra l’interno e l’esterno costante di 50 Pa; durante questa fase viene ispezionata l’intera superficie dell’involucro edilizio alla ricerca dei punti non ermetici che causano le maggiori perdite di carico termico per infiltrazione – Test di permeabilità all’aria dell’involucro edilizio con calcolo di ricambio d’aria orario a 50 Pa (n50) – Localizzazione dei punti critici di maggiore perdita per infiltrazione/dispersione e di discontinuità di tenuta all’aria dell’involucro con ausilio di un handfogger ( la macchina del fumo ).

test Tipo‘’A’’ secondo UNI EN ISO 13829

(2° sopralluogo), viene generata un depressione decrescente, a partire da valori pari a circa 70 Pa e si prosegue a passi di 5 Pa sino a raggiungere un valore finale di 25 Pa. Per ogni step vengono registrati i volumi d’aria che si perdono attraverso i punti di permeabilità e viene calcolato l’indice di quantità d’aria penetrata in un ora (n50); – nella 3a fase viene creata una sovrapressione e viene ripetuta la sequenza di cui alla fase precedente. Questo per valutare anche le dispersioni dovute alle diverse guarnizioni. Il risultato finale del test rappresenta il numero di ricambi orari del volume di aria interna che si ha attraverso le fessure dell’involucro, la cui sommatoria definisce la perdita totale – Elaborazione dati e reporting delle attività d’indagine sopra esposta.

questo è generalmente l’iter del Blower door test.

vale sempre il motto:

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questo articolo è stato ideato, scritto e diretto da Marco De Pinto e Federico Sampaoli,

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Sintomi di non tenuta all’aria del tetto in legno e del cappotto

Il tetto in legno, al contrario di una copertura in laterocemento, è molto più delicato nella progettazione. Oltre agli strati del pacchetto di coibentazione si deve progettare nei minimi particolari come si garantirà la tenuta all’aria.

L’importanza della tenuta all’aria del tetto in legno è dovuta

  • alla deteriorabilità del legno in presenza continuata di umidità, gocciolio, muffe e marcescenze
  • alle perdite per ventilazione, in questo caso accidentali.

Si deve ricordare che in periodo di riscaldamento la migrazione del vapore avviene dall’interno verso l’esterno, e in presenza di difetti non avverrà lentamente e uniformemente attraverso il pacchetto traspirante che abbiamo progettato ma, accidentalmente e velocemente nei punti non correttamente sigillati. Come avviene in una pentola sul fuoco dove il coperchio non aderisce bene su tutto il bordo: in alcuni punti il vapore sbuffa visibilmente… sì poi si alza il coperchio e succede un disastro sui fornelli… ma questo è perchè ci sono 100°C.

Purtroppo questi difetti di progettazione si evidenziano a casa finita, a casa pagata e a casa vissuta un paio d’inverni. Si potrebbero identificare anche prima con un Blower-door test, il test di pressione all’aria, ma questo test di controllo non è la quotidianità. Se lo fosse, in giro non si vedrebbero difetti.

non tenuta all' aria

Descrivo un caso – più di un lettore si identificherà nel problema:

balcone sempre bagnato, pur se protetto da un generoso sporto del tetto: l’assito esterno completamente bagnato e un po’ ammuffito dal vapore che riesce a passare dall’ambiente sottotetto all’esterno.

non tenuta all aria tetto cappotto-04

il decoro dell’architrave sulla finitura esterna del sistema a cappotto mostra un filo d’acqua che scende dalla base della lanterna esterna: la coibentazione esterna (il cappotto) è stata forata per permettere il collegamento elettrico della lanterna e non si è provveduto a sigillare il passaggio: l’aria calda e umida interna attraverso le canaline dell’impianto elettrico ha trovato il modo di uscire
non tenuta all aria tetto cappotto-03

Durante tutto il periodo di riscaldamento cade la goccia sulla soglia in pietra: la goccia scava la pietra, gutta cavat lapidem.

non tenuta all aria tetto cappotto-02

il vapore interno che fuoriesce dalla predisposizione elettrica condensa a formare un rigagnolo in facciata:non tenuta all aria tetto cappotto-01E’ opportuno non sottovalutare la tenuta all’aria della casa, una stupidaggine come il passaggio elettrico dimenticato causa danni non da poco, e non mi riferisco al danno della doccia sulla soglia che sarà valutabile in un centinaio di anni, mi riferisco alla situazione nello strato della coibentazione, che non si vede e dipende da come è stata tagliata la canalina elettrica.

Sicuramente il caso appena descritto nasce da una dimenticanza dell’elettricista oppure dalla sua ignoranza in materia, di certo non è stata una furbizia per avere meno costi sul lavoro da eseguire: questo dettaglio della tenuta all’aria della tubazione elettrica ha un costo di 1,47€ se Pinco Pallino vuole acquistare il tappino su amazon!

Il difetto del tetto è invece veramente importante e spesso una soluzione di “rattoppo” non garantisce la soluzione al problema.



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