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Platea per casa in x-lam a Ravenna

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Riccardo racconta

Stiamo costruendo casa in xlam a Ravenna e in questo momento siamo in fase di progetto trovandoci a valutare un radiante a pavimento, soluzione che sembra valida sia in termini di comfort, che di dinamicità, che di consumi. Sarebbe interessante un approfondimento sul tipo di solaio contro terra ideale per questo tipo di impianto, con particolare riferimento alla platea calda o fredda, già trattata in un altro articolo, per fare chiarezza sul rapporto che c’è tra inerzia del sottofondo e inerzia dell’impianto.

Ho risposto a Riccardo che se guardiamo la stratigrafia del solaio dobbiamo sempre ricordare che immediatamente sotto al radiante è obbligatorio uno strato isolante che meglio si comporta se ha doti di anti calpestio. Perciò l’inerzia, tutto sommato, è riferita a quel che sta sopra l’impianto. La platea calda, per una costruzione in x-lam, è la perfetta soluzione termica e anche come distacco dal terreno e dall’umidità.

Riccardo torna a scrivere:

Mi chiedevo però se, al di là dei benefici in quanto a ponti termici e risalite di umidità, i vantaggi della platea calda in fatto di aumento di massa interna fossero apprezzabili anche in un clima caldo e umido come il nostro o se addirittura non fosse sconsigliata al fine di favorire lo scambio termico con il terreno. Grazie ancora.

Partendo dalla fine… devo dire che, purtroppo, favorire lo scambio termico col terreno equivale a favorire le dispersioni verso il basso e dunque la soluzione non è applicabile per un edificio a basso consumo!

Anch’io mi sono arrovellato su questo punto sognando di ottenere una riserva del freddo da utilizzare in periodo estivo – e infatti in gioventù professionale pubblicai questo articolo: Platea calda, fredda o tiepida?

proviamo ora a spaccare il capello in 4:

un solaio verso terreno con trasmittanza U di circa 0,20W/mqK che prevede gli strati di isolamento all’estradosso + un radiante sottile con una piastrella in cotto da 2cm di spessore offre

  • una Capacità termica periodica del lato interno (capacità areica interna) di ben 50 kJ/m2K.

e lei ha ben compreso che per evitare il surriscaldamento estivo sono da preferire alti valori di capacità di assorbire calore sul lato interno!

Questa stratigrafia, sopra la platea, presenterebbe questi strati:
Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK]
Rsi Aria Strato laminare interno 1
1 Piastrella cotto 0,020 1,300
2 collante x piastrella 0,003 0,510
3 radiante sottile 0,015 0,320
4 fibra di gesso 0,010 0,320
5 fibra di legno 0,020 0,046
6 alleggerito 0,150 0,180
7 xps 0,100 0,035

Ora invertiamo la stratigrafia e mettiamo sotto al solaio (intradosso solaio) l’isolamento per sottofondazione separando terreno da platea ottengo una platea calda (che sarà interna all’involucro edilizio):

lo strato di isolamento sottofondazione prevede sopra il magrone l’XPS, poi la platea e gli altri strati. Per affrontare correttamente questo esperimento ci dimenticheremo dello strato alleggerito che è quello strato dove solitamente si affogano gli impianti e che per sua costituzione è anch’esso un isolante (non molto spinto, ma isolante).

Quindi XPS sotto, platea sopra e poi questi strati:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK]
Rsi Aria Strato laminare interno 1
1 Piastrella cotto 0,020 1,300
2 collante x piastrella 0,003 0,510
3 radiante sottile 0,015 0,320
4 fibra di gesso 0,010 0,320
5 fibra di legno 0,020 0,046 
  1. abbiamo mantenuto una trasmittanza U di circa 0,20W/mqK adeguando lo spessore di XPS sotto platea,
  2. abbiamo tolto l’alleggerito
  3. e abbiamo mantenuto il radiante sottile con la piastrella in cotto da 2cm di spessore!

E’ rimasto lo strato in fibra di legno a dividerci dalla massa del solaio:

  • infatti la Capacità termica periodica del lato interno (capacità areica interna) è rimasta quasi invariata.

Naturalmente se togliessimo lo strato di fibra di legno ad alta densità questo valore finalmente si innalzerebbe.
Dobbiamo ricordare sempre che sono i primi centimetri di una stratigrafia a fare la vera differenza nei numeri e negli effetti sul comfort (i centimetri che ci circondano  in questo caso).

Quindi da dove deriva questo ottimo valore di Capacità termica periodica del lato interno (capacità areica interna) di ben 50 kJ/m2K ?

  • deriva proprio dallo spessore della piastrella in cotto in questo caso! se infatti si posasse una piastrella sottile 10mm il  valore di Capacità termica periodica del lato interno (capacità areica interna) scenderebbe verso i 40 kJ/m2K

Eh sì, la massa superficiale conta sempre molto!

            

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Pompa di calore senza caldaia a metano

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Mi occupo di involucro – cioè di isolamento termico – e non progetto impianti per riscaldamento, ma amando la semplicità ascolto sempre tutti i consigli che arrivano dal progettista degli impianti.

E quando mi accorgo che al committente viene suggerito un impianto ibrido (pompa di calore PDC + caldaia a condensazione) vado in escandescenze.

La committenza ha creduto in me, convincendosi del motto + coibentazione e – impianti, e si ritrova con un impianto per riscaldamento ridondante come quello ibrido?

Sì, capita spesso che il termotecnico insegua questo costoso principio di progettazione.

Grazie al cielo non tutti progettano in questo modo. Di chi fidarsi?

Dedica qualche minuto alla visione di questo video recentissimo registrato dall’ing. Samuele Trento nel mitico marzo 2018 con l’Italia alle prese con il freddo siberiano:

Secondo voi la Pompa di Calore PDC funziona anche con temperature sotto lo zero? E’ indispensabile una caldaia ibrida? Ci sono Pompe di Calore Professionali con bassi consumi elettrici anche quando siamo sotto zero? Guarda questo video.

Avrete finalmente scoperto che se una casa non è bene isolata non è detto che per forza abbia bisogno di un caldaia tradizionale. Anche per una casa energivora può essere progettata una pompa di calore e questa possibilità è interessante per tutte quelle abitazioni che non hanno accesso al metano o sono costrette da anni al GPL o al gasolio.

            

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Gli edifici con la ventilazione come sistema di riscaldamento

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Il sogno di una casa passiva è per molti il sogno di non prevedere un impianto di riscaldamento tradizionale: una casa che funzioni quasi “a vela”…

Sì, una casa passiva, sfruttando il sistema di ventilazione VMC centralizzato può riscaldare gli ambienti nelle giornate più sfavorevoli dell’inverno: non tanto quelle con temperature più rigide, quanto quelle grigie, fredde, nebbiose, nuvolose che impediscono ai raggi del sole di portare una sufficiente energia all’interno dell’involucro così ben coibentato. In mancanza di apporti solari gratuiti la casa passiva non funziona più come dovrebbe, ecco che un po’ di energia immessa nell’impianto VMC può colmare questa mancanza di Watt, in mancanza del sole. Quindi riscaldare con l’aria canalizzata nella VMC è possibile, è difficile, e presenta anche delle difficoltà.

Dobbiamo tenere presente che l’aria di ricambio può trasportare solo poco poco calore:

  • infatti, la portata d’aria non deve essere mai maggiore di 0,4 Volumi / ora

Una Pompa di Calore invece, con mandata di circa 35 °C riesce a fornire circa 4 W/mq

Una caldaia a metano con mandata di circa 52°C riesce a fornire circa 10 W/mq

Lo ricordo perchè gli utenti che pensano di riscaldare la loro nuova casa dei sogni solo attraverso l’aria della VMC di controllare le caratteristiche dell’edificio, altrimenti si cade nel sovradimensionamento della portata dell’ aria per poter fornire il calore necessario.


   

       

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Riscaldamento a pavimento a bassa inerzia

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Siamo vicinissimi alla stagione dello spegnimento degli impianti, ma facciamo un po’ di chiarezza per chi sta progettando o cantierizzando la sua futura casa!

Avete fatto delle buone scelte costruttive per ottenere una casa a bassissimo consumo energetico? Il vostro termotecnico deve sconsigliarvi vivamente i sistemi radianti a pavimento tradizionali con massetti di circa 6 cm per riscaldare gli ambienti.

Sempre che abbiate progettato l’isolamento termico così:

e non così:

Negli ultimi due decenni il sogno del riscaldamento a pavimento è rimasto nel cassetto? Oggi potete realizzarlo, ma a certe condizioni: deve avere bassa inerzia!

La premessa è sempre quella di prevedere edifici a bassissimo consumo, nuovi o riqualificati non importa:

Con queste ottime premesse fornire il calore residuo necessario significa fabbisogni bassi e questi possono essere colmati con diverse fonti di energia: pompe di calore, caldaie, caldaie a legna etc.

Il riscaldamento a pavimento lavorerà a temperature relativamente basse di 22-24°C in inverno, e potrà essere ultilizzato anche d’estate come sistema di raffrescamento salubre, senza rumore e igienico.

Tralasciamo per il momento gli edifici più performanti che potrebbero anche prevedere il solo sistema di ventilazione come sistema di riscaldamento: affronteremo l’argomento nel prossimo articolo “Gli edifici con la ventilazione come sistema di riscaldamento“.

Restiamo sui sistemi di riscaldamento radianti a bassa inerzia:

I sistemi radianti di oggi sono disponibili con altezze di costruzione molto basse intorno ai 2-3 cm, sono detti a bassa inerzia, e sono adatti anche per la ristrutturazione.

Hanno temperatura di mandata del riscaldamento di 2, massimo 10°C sopra la temperatura ambiente desiderata.

Il rischio di surriscaldamento non c’è: non appena la temperatura di un ambiente aumenta, per esempio a causa dei raggi del sole, questo ambiente non viene più riscaldato e non c’è la grande inerzia di un massetto tradizionale da vincere.

Le piccole perdite di calore di una casa a bassissimo consumo non richiedono una riduzione notturna del riscaldamento: sarà la massa stessa dell’edificio a garantire una temperatura confortevole senza alcun apporto di riscaldamento.

Ovviamente risulta vantaggioso utilizzare sistemi a pompa di calore PdC.

Evitiamo i sistemi ibridi “caldaia + pompa di calore” per edifici piccoli! Questi impianti più complessi costringono il committente a mantenere 2 utenze (gas + elettricità) e 2 manutenzioni, invalidando il grande sforzo fatto nell’ involucro edilizio.

Ricordiamo allora: riscaldamento radiante sì, ma a bassa inerzia.

Gli impianti di riscaldamento tradizionali prevedono sempre sopra la tubazione un massetto da 3-4-5 cm che sommati al diametro del tubo e allo spazio sottostante portano il massetto a diventare uno strato di circa 6-7 cm.

Un sistema di riscaldamento a pavimento ‘’tradizionale’’ reagisce molto lentamente, sia in fase di avviamento che in fase di spegnimento dando luogo anche a problemi di surriscaldamento invernale dovuto ai raggi del sole in presenza di ampie vetrature.

Il radiante tradizionale è anche impossibilitato a riscaldare rapidamente i vostri ambienti secondo le reali necessità: ha un tempo definito di inerzia tra le 3 e le 6 ore, ovviamente dipendente dalla temperatura di mandata, quella del fluido riscaldante che attraversa il sistema.

Gli apporti interni e gli apporti solari possono diventare ingestibili creando pendolamenti di temperatura ambiente (surriscaldamenti) e creando discomfort tanto maggiori quanto più ci si avvicina alla fase primaverile o autunnale. Anche la sonda esterna che dovrebbe compensare queste fluttuazioni di temperatura non riuscirebbe a prevedere le reazioni della massa dell’edificio.

I sistemi radianti a pavimento a bassa inerzia (con tubo che dista circa 5 mm dalla piastrella) offrono elevatissima dinamicità: il tempo di attivazione è intorno ai 20 minuti.

Il costo di un radiante dinamico a basso spessore? circa 80-110 €/mq sia in fibrogesso (a secco) che cementizio. Entrambi anche idonei al raffrescamento (abbinati a deumidificatori).

Agli artigiani risultano più difficili da posare, esclusivamente per la maggiore accortezza di posa.


   

       

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Serve un Termostato smart per un consumo intelligente?

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Vorrei guidare un’auto elettrica, essere un pioniere, invece avere una casa domotica è l’ultimo dei miei desideri, anzi nemmeno l’ultimo, non è nei miei desideri.

Piuttosto che più aggeggi vorrei più spazio, spazio vuoto.

Comunque la febbre delle robe SMART dilaga e tra i desideri per la casa nuova c’è sempre anche il Termostato Connesso,

quello che permette di controllare il riscaldamento a distanza, dal divano o dall’auto mentre stai rientrando. Magari firmato da Philippe Starck.

Se il termostato non è compatibile con smartphone, tablet e computer E’ FUORI.

Siamo tutti malati per l’applicazione da installare e per il wireless? infatti la maggior parte delle caldaie nuove è oggi compatibile.

Non credo affatto che smanettando sull’app dedicata un utente sia in grado di ottenere i promessi risparmi energetici riscaldando on-off la propria casa. Comunque chi possiede un iPhone, iPad, iPod, o è un glorioso Androidiano può essere tentato dal termostato connesso al posto della vecchia rotellina con i gradi centigradi, quella che piace a me. Certo dovrà spendere qualche soldino in più, ma 140€ con spedizione gratuita per acquistare un Netatmo NTH01 (Termostato Intelligente Per Caldaia) non sono una cifra irraggiungibile, anzi è più che giustificata! Poi potreste tentare di installarlo da soli seguendo questa guida o chiedere aiuto al vostro elettricista di fiducia, io ho il mio.

E poi dai!  devo ammettere anch’io che sul muro sta meglio della rotellina!

Siete amanti del made in italy sopra ogni cosa? volete un termostato intelligente fatto in Italia? Prendetevi il Jotto, progettato proprio per funzionare con i nostri impianti (199€ costa lo starter kit e il kit di espansione 99€). Nel dubbio, leggetevi tutto quanto in questa ottima recensione di Maurizio.

            

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Ecobonus serramenti dal 65% al 50%, caldaia 65%

Lavori in casa nel 2018?

Se l’ecobonus per la sostituzione dei serramenti passa dal 65% al 50% mi conviene cambiare le finestre o mi conviene cambiare la caldaia che è ancora agevolata con il 65%?

Ci sono molte persone che progettano gli interventi in casa per approfittare delle agevolazioni fiscali, ma è proprio così che devo pianificare le future spese?

Se avete una caldaia che frequentemente vi lascia a piedi e le riparazioni sono sempre più frequenti, il libretto d’impianto manca, il controllo fumi è solo un ricordo, forse è l’occasione di mettere le cose in ordine e pensare alla sostituzione.

Se la vecchia caldaia a metano da sostituire era installata internamente può valere la pena di verificare se sia possibile installarla in un luogo più comodo dove i suoi rumori non ci disturberanno e dove la manutenzione ordinaria non ci costringa ad avere estranei in casa. Beh informatevi bene e ragionate con il vostro tecnico di fiducia se sia possibile spostarla dove più vi piacerebbe. O adesso o mai più.

Il 65% sarà calcolato sulla spesa completa di installazione, quindi non solo sul generatore di calore.

Se avete una caldaia “vecchio stampo” che funziona ancora a meraviglia ma ha molti anni di vita potreste essere comunque interessati alla sostituzione per avere consumi più bassi (sia come consumo di gas e sia di elettricità) e documenti in ordine. Informatevi bene.

E le finestre? vale ancora la pena correre a sostituirle oggi che le agevolazioni fiscali sono solo del 50%?

Dipende

Intanto bisognerebbe chiedersi se in questa casa continueremo a viverci:

  • la caldaia che ci lascia a piedi non può continuare a rimanere lì se non svolge il suo compito di fornire calore e acqua calda sanitaria ogni volta che ne abbiamo bisogno (è un intervento urgente)
  • la vecchia finestra potrebbe anche star lì, isolerà poco, lascerà passare molti spifferi e rumori, ma è già lì: non toccarla non ci costa

Se la casa è la casa della nostra vita o perlomeno dei prossimi 10 o vent’anni perchè intanto i figli crescono e poi si vedrà – allora è il momento di correre a sostituire tutti i serramenti:

  • le agevolazioni fiscali non sono più ghiotte come negli anni passati (65%) ma comunque offrono un ottimo incentivo. Un incentivo pari al 50% mi sembra più che valido per decidere a favore dell’intervento.

E’ la vostra casa, sono le vostre finestre, il vostro investimento – non c’è dubbio che ne valga la pena. E inoltre abbiamo trovato un “fesso” che ci paga metà della fattura.

Naturalmente, presa la decisione per la sostituzione delle finestre, sarete obbligati a valutare anche altri aspetti oltre alla scelta del modello di serramento:

la posa

Come e dove lo installiamo questo serramento nuovo? non  esiste UNA posa: la posa dipende da moltissimi fattori. Nel caso di una sostituzione è logico che sia lo stato di fatto a decidere un po’ le cose, ma non è solo questo fattore ad entrare in gioco:

dovrete essere completamente sinceri con voi stessi e decidere se in un imminente futuro affronterete anche l’isolamento della vostra casa:

  • se siete intenzionati per un isolamento interno il serramento andrà istallato in un certo modo
  • se siete intenzionati a fare un cappotto isolando dall’esterno, il serramento andrà installato in un altro modo

Qui non può aiutarvi nessuno, siete voi a dover manifestare con chiarezza le intenzioni future. Questo sarebbe il modo migliore di prendere le decisioni di installazione con il vostro serramentista.

Ricordiamo 2 semplici regole di corretta installazione che aiuteranno a mantenere elevato il valore di trasmittanza Uw anche quando la finestra sarà posata:

  • se voglio isolare sul lato interno, la corretta installazione del serramento sarà il più possibile a filo interno: la linea del serramento rappresenta la continuità della linea della coibentazione interna della parete
  • se invece voglio posare un cappotto sul lato esterno delle pareti, i serramenti nuovi vanno portati il più possibile all’esterno perchè anche in questo caso la linea del serramento rappresenta la continuità della linea della coibentazione esterna

Non prendiamo nessuna decisione fino a che non è chiarita questa eventualità, in modo da favorire gli interventi futuri e non pregiudicare la buona riuscita dell’insieme delle opere.

            

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Energia elettrica dal fotovoltaico, nozze in vista

Alcuni di noi sono inciampati in qualche truffa del settore fotovoltaico sognando che il finanziamento si sarebbe ripagato al 100% attraverso la detrazione fiscale e le bollette azzerate.

Non è un buon motivo per non investire nel fotovoltaico, si può investire eccome! anche se sono convinto che investire prima nell’efficientamento dell’involucro sia ben più urgente e intelligente.

Come sempre dico: prima l’involucro – poi gli impianti!

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Ma chi legge questo articolo ha già più o meno deciso – vuole un fotovoltaico sul tetto.

Allora ricordiamo alcuni punti importanti prima di andare a nozze col  primo fotovoltaico che incontrate per la strada:

  • il fotovoltaico senza accumulo non permette di azzerare le bollette per energia elettrica
  • il fotovoltaico permette solo di aumentare la percentuale di elettricità autoconsumata
  • installare una batteria di accumulo permette di aumentare ancora la percentuale di elettricità autoconsumata
  • arrivare al 100% di elettricità autoconsumata impone un impianto così grande da non risultare conveniente
  • l’installazione dell’impianto fotovoltaico richiede una manutenzione semestrale
  • l’investimento deve essere visto come massimizzare l’autoconsumo e non come vendere l’energia non utilizzata
  • il fotovoltaico ha dei costi nascosti: il sopralluogo, l’installazione, il collaudo, il monitoraggio, la manutenzione e l’assistenza

Quando vi confesserete al vostro tecnico di fiducia cercate di farvi trovare preparati!

  • quali sono i vostri consumi attuali?
  • e degli ultimi anni?
  • qual’è la differenza tra la media dei consumi estivi e quella dei consumi invernali?
  • avete monitorato i vostri consumi mese per mese? contatore alla mano? Fatelo.

Noi, siamo in 4, consumiamo quasi 2400 kWh/anno con una buona differenza tra la media giornaliera estiva e quella invernale:

kW/h 4,9
kW/h 7,6

Più precisamente, i consumi giornalieri mese per mese nel 2017 sono andati così:

2017:
9,1  gennaio
7,9  febbraio
7,1  marzo
6,4  aprile
6,7  maggio
5,5  giugno
3,7  luglio
3,5  agosto
5,0  settembre
6,0  ottobre
7,6  novembre
8,9  dicembre

Con Enerpoint ho provato a fare i calcoli per il dimensionamento dell’impianto sulla base del consumo medio di un nucleo familiare composto da 4 persone. Questo è l’impianto che copre il mio fabbisogno energetico annuo stimato di 1.918,00 kWh / anno:

Consumo energetico annuo stimato 1.918,00 kWh / anno
Nucleo familiare 4 persone
Provincia d’installazione Padova
Posa pannelli Tetto inclinato di 20°
Posizione del sole a mezzogiorno Sud
Impianto che copre il fabbisogno annuo stimato di energia:
Area d’installazione 14,00 m2
Potenza impianto 1,81 kWp
Produzione stimata dell’impianto 1.916 kWh / anno
Risparmio in bolletta 126€ / anno (*)
Ipotesi energia in autoconsumo:
Emissioni annue di CO2 evitate 1,0 t / anno

Enerpoint calcola tutto considerando che l’utenza residenziale abbia un costo dell’energia compreso tra 0,15 €/kWh e 0,22 €/kWh mentre se verificate in bolletta scoprirete che questo valore è almeno 3 volte più basso del vero prezzo che paghiamo il kWh.

In ogni caso, anche se il risparmio in bolletta fosse tre volte più alto (126€ x 3 = 378€) non mi verrebbe tanta voglia di buttarmi nel fotovoltaico con il miraggio di risparmiare nemmeno 4mila € in 10anni. Ma ammetto di non aver fatto nessun conto esatto. Forse conviene. Chi sa…

            

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Solo luci LED che non fanno male alla salute

Deluso dalla bolletta salata? Sì è così, consumiamo pochissimo, ma i costi fissi restano troppo alti per sentirci soddisfatti, comunque non per questo installeremo lampadine senza alcun riguardo al consumo reale.

Noi, il risparmio, ce l’abbiamo nel sangue.

Bene, prima di lanciarvi nell’acquisto di tutte le lampadine che vi servono proviamo a capire il tipo di lampadina che bisognerebbe comperare, dal punto di vista  del basso consumo  e dal punto di vista della nostra salute.

Alcuni LED, purtroppo, emettono picchi di luce blu dannosi per la nostra salute (ciclo del sonno, produzione di melatonina, umore, danni alla retina). E lo stesso problema esiste per TV tablet e cellulari naturalmente…

Ma come si può capire se le lampadine che stiamo comprando sono del tipo quasi a emissione “solare”? Ci metteremo tutti a fare misurazioni tramite spettrometro?

La luce blu, di sera, distrugge il nostro sistema endocrino. Se vuoi approfondire puoi leggere questo articolo della Harvard Medical school.

Ho letto in giro che praticamente tutto quel che viene venduto oggi ha un picco di emissione nella parte blu dello spettro. Prima o poi si venderanno LED che possono emettere uno spettro luminoso quasi uguale a quello del sole (completo e bilanciato e ottimo per la nostra salute). SunLike sarà il suo nomignolo.

Fino a che non si potranno comperare LED a spettro solare bisognerebbe rimanere con le vecchie lampadine ad incandescenza (divenute introvaibili) o in alternativa, quando cala il sole, andarsene tutti a dormire, o chiacchierare a lume di candela!

Il fatto è che se non vogliamo bruciare 100 Watt per stare a tavola la sera bisognerà pur sceglierla la nostra lampadina LED!

Visto che c’ero mi sono messo a fare una ricerca per trovare lampadine LED che garantiscano un CRI abbastanza vicino a 100 (CRI 100 = luce naturale)… difficile! Troverete sempre un indice di resa dei colori pari a 80.

Le vecchie lampadine ad incandescenza, quelle sì che vanno bene e fanno bene, purtroppo fanno più caldo che luce e questo non è molto efficiente!

Per acquistare lampadine eccellenti possiamo riferirci ai Lumen e ai Watt?

Sarebbe troppo facile: 

  • una lampadina LED indica facilmente il consumo di energia (i Watt) e l’ emissione luminosa ( i Lumen), poi bisogna guardare la sua resa cromatica (CRI o IRC in italiano)

E se la nostra casa vuole fare attenzione ai materiali e alla salubrità degli ambienti interni figuriamoci se possiamo permettere a qualche luce LED di rovinare tutto il progetto!

Ma perchè una cattiva luce LED può nuocere alla salute?

La radiazione ottica è una radiazione elettromagnetica assorbita dai tessuti quindi riguarda pelle e occhi:  la luce eccita gli elettroni delle molecole cellulari (rompe e riorganizza i legami chimici). E così la luce blu può danneggiare i foto ricettori della retina.

Se esponiamo ai raggi UV la pelle, questa attiva il suo meccanismo di protezione:  si abbronza o si brucia.

Anche le strutture superficiali dell’occhio reagiscono:  i danni alla retina si hanno solo con raggi tra i 300 nm ed i 1400 nm: danno fotochimico da luce blu (fotoretinite). Dalla luce visibile invece l’occhio si difende da solo o chiudendosi o restringendo la pupilla per proteggere la retina.

Nei paesi dell’Unione Europea, ed in Italia, si vendono solo lampadine con marchio CE ma non vuole ancora dire nulla sulla qualità della luce LED quindi evitiamo sempre le lampadine (anche all’esterno, anche in giardino) che hanno un’emissione elevata di luce blu:

  • una lampadina LED con 2700 K (bianco caldo) è meno pericolosa
  • una lampadina LED con 5000 K (bianco freddo) ha un picco di luce blu di intensità superiore quindi è più pericolsa

La normativa IEC 62471 attribuisce anche ai LED una classe di rischio in base ad una serie di misurazioni che potete leggere qui.

Se in ufficio dovete per forza maggiore convivere con un’illuminazione sbagliata avete 3 possibilità:

 


L’ARPAV ci ricorda che:

  • la componente di luce blu causa effetti ambientali negativi sia su flora e fauna, sia per quanto riguarda l’inquinamento luminoso del cielo. Si raccomanda di utilizzare sorgenti con temperatura di colore il più bassa possibile, sempre nel rispetto della Legge Regionale n. 17/09 e delle norme tecniche di settore.


            

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La buona notizia sui condizionatori d’aria

Quando ero piccolo si dormiva con la finestra aperta e la zanzariera giù, oggi, un lusso simile, te lo puoi permettere solo se vivi in una casa isolata: i rumori degli impianti non danno tregua per tutta l’estate.

Se nel vicinato sei l’unico ad aver resistito alla tentazione di installare un condizionatore d’aria, sei costretto ad ascoltare tutta la notte il “canto” dei compressori del vicinato.

Li chiamano tempi moderni.

Ma c’è una buona notizia: in torto non è il cittadino silenzioso, è quello che disturba!

Ci credereste? non insonorizzare il condizionatore che disturba i vicini e il loro riposo è reato.

E’ una responsabilità penale!

La sentenza 39883/2017 della Cassazione penale porta nella disperazione dei tempi moderni una piccola luce.

Il guaio è che devi difenderti, investire tempo, soldi e salute. Meglio sceglierseli meglio i propri vicini!

 

            

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La VMC in condominio

Installare un impianto decentralizzato di ventilazione meccanica con recupero di calore, VMC, in un appartamento che ovviamente sta in un contesto condominiale impone la realizzazione di un foro, al massimo di due fori, nella facciata comune. Dipende dal modello VMC scelto.

Ma il proprietario che decida per l’installazione della VMC deve comunicare o deve chiedere al condominio l’esecuzione del foro?

E’ suo diritto rinnovare l’aria ambiente con una macchina VMC oppure è una preghiera che deve rivolgere ai condòmini ostili?

Il TAR (sentenza n. 648/2017) ha già fatto chiarezza sulla collocazione di canne fumarie: non serve il consenso degli altri condòmini (se non impedisce agli altri l’uso del muro comune e non ne altera la normale destinazione).

Sono convinto che un foro destinato al funzionamento di una ventilazione meccanica non rientri tra gli interventi di eccessiva vastità, anche nel caso in cui i fori siano due e la placca di protezione esterna misurasse 30x15cm.

E sono anche convinto che il condominio, contrario all’installazione, non possa opporsi sbandierando l’argomento “immissioni sgradevoli o nocive”: infatti come potrebbe allora un altro condòmino permettersi di aprire la finestra e fare un normale ricambio d’aria?

Se io non posso accendere una VMC, allora tu non puoi aprire la finestra!

Sì, siamo tutti a favore della PACE, ma in condominio regna la guerra.

Avete esperienze sull’argomento? Potete lasciare un commento senza bisogno di iscrizione o altro. Andate qui sotto.

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Autoconsumo di energia solare

Chi non vorrebbe Energia sostenibile giorno e notte?

E soprattutto, chi non vorrebbe viaggiare in Tesla?

Ma torniamo all’energia elettrica offerta dal sole: l’accumulatore di energia Powerwall + i pannelli solari ci permetterebbero di stoccare energia solare durante il giorno e utilizzarla di notte.

La batteria Tesla per la nostra casa ovviamente ha un inverter integrato che converte la corrente continua in corrente alternata.

I dati tecnici pubblicati da Tesla sono:

  • Capacità Utilizzabile13.5 kWh
  • Profondità di scarica100%
  • Efficienza 90%
  • Potenza 7kW di picco / 5kW continua

Non posso giudicare il prezzo per questo impianto offerto dalla Tesla, ma lo riporto qui sotto. Potete anche leggere tutto sul sito ufficiale.

Ecco il vero Autoconsumo di energia solare con Garanzia10 anni. Ma attenzione, stiamo parlando del solo accumulo, senza le tegole solari in vetro (le tegole del Solar Roof).

Vorrei sapere se Powerwall è un impianto da valutare seriamente o se stiamo parlando di una cosa iper-costosa perchè proposta da Tesla.

Insomma è una buona cintura in pelle o solo una cintura col marchio Gucci? A me il marchio Gucci dice poco, vorrei una buona cintura.

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il mio futuro impianto fotovoltaico stand alone

Vorrei un impianto fotovoltaico stand alone. Il conto energia? no grazie, non ho capitali che non so dove mettere e sono arci stufo di contratti con i gestori. Scelgo di rimanere libero.

Come forse già sapete, un impianto fotovoltaico genera corrente elettrica a 12-24 Volt e serve un inverter per la necessità dei 220 Volt.

Non è che voglio (nè posso) staccarmi dal gestore elettrico, il mio intento sarebbe quello di alimentare gli apparecchi elettrici che utilizzo di giorno possibilmente con il sole (fotovoltaico stand alone) e tutto il resto pagando la bolletta al gestore.

Parlo sicuramente da incompetente e pochissimo preparato, ma questo sarebbe il mio disegno.

Le ragioni? Trovo un po’ stupido che mentre splende il sole il frigo consumi corrente da pagare in bolletta, e anche il computer, le stampanti, i telefoni, gli stand-by, la caldaia, la pompa dell’impianto di riscaldamento.

Per quel che ho letto in giro, mi serve una cella solare, una batteria e un inverter.

3 componenti da assemblare… sembra facile!

Penso ad una batteria, cioè un accumulo di energia, come supporto all’impianto elettrico ed eventualmente per stoccare l’elettricità che non ho utilizzato mentre c’era il sole.

Non ho ancora ben capito come scegliere il pannello fotovoltaico, ma credo che debba essere in silicio monocristallino (efficientissimo) e con un certo numero di Watt di potenza di picco. Non mi sogno nemmeno di tornare sul tetto per installarlo, quindi l’irraggiamento non sarà ottimale, ma una posizione decente la troverò anche in giardino. E comunque l’inclinazione ottimale di 35° potrebbe essere ritoccata a mano in ogni stagione.

So che produrrà corrente continua a 12 Volt e che mi servirà un regolatore di carica (protezione da sovraccarica, sovrascarica, corto circuito, tuoni e collegamento sbagliato) per dirigere l’energia prodotta dal sole ai miei apparecchi elettrici.

In realtà non ho ben capito come potrò decidere quali apparecchi useranno questa energia regalata dal sole… Se a pranzo volessi cuocere gli spaghetti, immagino che la mia mini energia elettrica solare (più quella accumulata nella batteria) verrebbe divorata dalla mia piastra ad induzione in un sol bloccone. Approfondirò. Certo è che Watt son Watt, e quindi se li mangia il frigo, la stampante, o l’induzione è uguale: quei Watt sono comunque offerti dal sole. O no?

Grazie al regolatore di carica potrò anche sapere se c’è disponibilità di energia, e quindi vedendo la spia led spenta potrei magari posticiparne il consumo, se proprio non fosse una cosa urgente. Potrei cuocere gli spaghetti alle 13:30 invece che alle 12. O accendere la stampante nel pomeriggio, quando il sole avrà offerto tutti i suoi raggi! Stampo alle 11 quello che dovrò avere necessariamente su carta, ma accenderò la stampante solo nel pomeriggio.

Diventerà una vita complicata? Insomma, i miei 1300 grammi di cervello mi saranno di supporto e le sinapsi probabilmente si addomesticheranno a questa nuova gestione del consumo dell’energia elettrica. Sì, ne sono sicuro, le mie sinapsi chimiche ce la faranno.

Deciso il pannello fotovoltaico e i Watt di potenza di picco potrò scegliere il regolatore (che avrà almeno quei Watt di potenza).

Il mio elettricista preferito, Angy Bottura, mi aiuterà a collegarlo

  • al pannello fotovoltaico
  • alla batteria
  • all’inverter
  • e agli apparecchi elettrici (e qui non ho ben capito come si farà)

Poi non ho capito un bel niente della capacità nominale della batteria, e della capacità a livello pratico (utile).

L’inverter porta la tensione in uscita (12 Volt) a 220 Volt (la corrente continua che arriva dal pannello fotovoltaico (e dalla batteria?) diventa corrente alternata). Come tutti gli intermediari, anche lui, vuole la sua percentuale! e la vuole in forma di corrente. Ho letto che bisogna stare attenti, consuma!

La batteria giusta mi sembra un’altra cosa complicata: ho letto che capacità nominale non significa capacità di accumulo effettivo (parliamo di Wattora). La capacità nominale è il prodotto Volt x Ah. Comunque i veri Watt/h utilizzabili sono molti di meno.

Oltre a tutti i dubbi sull’installazione, e sulla scelta dei componenti, mi resta ancora il dubbio atavico: ha senso perdere tanto tempo a progettare il  mini impianto fotovoltaico stand-alone-low-cost per il ratto dei Watt al Sole?

Forse ha senso per il piacere di sfidare il sole con la tecnologia disponibile e poi per vedere una lampadina ikea a led da pochi Watt far luce per ore ed ore. Boh

Probabilmente tutta la soddisfazione potrebbe dipendere dalla capacità di stoccaggio della batteria o delle batterie in parallelo, ma allora l’investimento salirebbe e la delusione sarebbe dietro l’angolo.

Che fare?

            

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Vorrei anche il fotovoltaico, ma sono in condominio

Ho offerto consulenza per un progetto di isolamento interno – sì il mio cliente vive in un condominio ed era stanco di attendere la decisione che non si prenderà mai a favore di un sistema a cappotto.

Peccato che proprio i condomìni abbiano sempre enormi difficoltà a raggiungere l’accordo per realizzare un isolamento esterno, tutti insieme, dividendo la spesa ed ottenendo enormi benefici. Benefici sia in termini di comfort e sia in termini di agevolazioni fiscali. Le spese di cantierizzazione e altre spese annesse all’opera vanno suddivise e risultano molto meno pesanti che per un proprietario di casa singola. Ma sarà sempre così.

Il mio cliente voleva poco ingombro interno e materiali non pericolosi per la salute – che è quello che suggerisco sempre nel caso si intervenga sul lato interno.

Non spingendo sullo spessore ovviamente non si raggiungono trasmittanze fantastiche, ma il comfort invernale triplica e anche la bolletta per riscaldamento scende. Insomma isolare da dentro se da fuori non si può è una cosa da fare assolutamente. As-so-lu-ta-men-te.

Passato l’inverno e passata l’estate, il tema del risparmio energetico è tornato a ronzare nelle orecchie del mio cliente:

Vorrei anche il fotovoltaico, ma sono in condominio!

Chi abita in condominio deve rinunciare al fotovoltaico?

Se il condominio diventa soggetto responsabile dell’impianto, allora si può installare un impianto fotovoltaico nelle parti comuni

  • serve l’autorizzazione all’unanimità (anche se alcuni condòmini non vogliano partecipare all’installazione).

Il condominio diventa un soggetto che gestisce una parte comune (superficie di installazione dell’impianto fotovoltaico) in rappresentanza e nell’interesse dei condòmini stessi e se l’impianto fotovoltaico non supera la potenza di 20 kW, l’energia immessa in rete (scambio sul posto) regalerà proventi tassati al singolo condòmino come reddito diverso secondo i millesimi di proprietà.

Superando i 20 kW si sarebbe costretti a costituire una Società di fatto tra i condòmini (Partita Iva, Irap ecc).

Informati di più sul V conto energia andando al link dedicato.

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Impianto fotovoltaico e sistemi di accumulo

Sapere che gli impianti fotovoltaici producono energia elettrica prendendo il sole è una sensazione di futuro pulito e di intelligenza umana – dunque l’uomo non sa solo fare la guerra o andare in osteria.

Ma può essere l’impianto fotovoltaico così come lo conosciamo oggi il pilastro delle energie rinnovabili? Può essere che a furia di installare pannelli sui tetti ci libereremo dalla dipendenza dal fossile e dal nucleare?

Non credo proprio – si sa che la notte è buia.

È chiaro che fino a che tutti gli impianti fotovoltaici non saranno dotati di sistemi di accumulo…

non andremo lontano.

Sarà lo stoccaggio dell’energia a portare il grande cambiamento. Sono i sistemi di accumulo ad avere un ruolo decisivo per il nuovo mondo che ci aspetta!

Ma se siamo convinti di questo, perchè la Strategia Energetica Nazionale investe nelle vecchie agevolazioni?

  • dobbiamo correre a introdurre tariffe differenziate! in modo da premiare il contributo del solare disponibile nelle ore serali.
  • chi accumula va premiato.
  • chi abbina fotovoltaico ad un sistema di accumulo va incentivato.

E questa è solo logica: quale idraulico installerebbe un solare termico senza accumulo (senza poter accumulare l’acqua calda prodotta dal sole)?

I sistemi incentivanti del Conto Energia non sono la chiave del futuro: la tariffa premio per l’autoconsumo dell’energia prodotta e la remunerazione dell’energia prodotta in eccesso immessa nella rete (acquistata dalla rete) spingeranno sempre qualcuno ad installare un impianto fotovoltaico in vista di benefici economici più o meno soddisfacenti, ma non sono una risposta al desiderio di un paese indipendente dal fossile e dal nucleare.

            

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Usare elettricità per produrre calore a basse temperature è stupido

La normativa sulla quota minima di fonti rinnovabili negli edifici nuovi o sottoposti a ristrutturazioni rilevanti ci costringe ad installare qualche pannello sul tetto per forza.

In effetti il solare è semplice e geniale per la produzione di ACS, acqua calda sanitaria, e può contribuire alla gestione dell’impianto radiante a bassa temperatura.

L’invasione delle pompe di calore PdC e dei piani a induzione per cucinare sta portandoci invece verso la completa elettrificazione dei consumi:

è un bene o un male? è energia pulita o sporca?

Ricordiamoci che il consumo di energia per riscaldamento è doppio rispetto a quello dei consumi elettrici e dei trasporti, quindi, un’ improvvisa elettrificazione di tutti i consumi (riscaldamento + raffrescamento + trasporti) non può essere sopportata dalle energie rinnovabili: si ricadrebbe sulle fonti fossili e sul nucleare (elettrificare tutto non vuol dire automaticamente energia pulita)!

La combinazione efficiente di riscaldamento, raffrescamento, trasporti ed elettricità potrebbe invece permetterebbe alle future reti energetiche intelligenti di funzionare con le sole fonti rinnovabili: insomma, le rinnovabili termiche (il solare termico) che hanno dimostrato purtroppo una scarsa capacità di riduzione dei costi energetici sono fondamentali per

  • evitare la completa elettrificazione dei consumi
  • portare un migliore equilibrio della fame energetica.

Tutto elettrico non si può!

Usare elettricità per produrre calore a basse temperature è stupido: è uno spreco di risorse che andrebbero impiegate diversamente.

 

            

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Qualità del tubo corrugato per aerazione e ventilazione

Che si sia scelto un impianto di ventilazione centralizzato o una semplice ventilazione meccanica puntuale (decentralizzata) che possa servire a raggiungere un secondo locale installando una sola macchina, sarà necessario decidere la qualità del tubo corrugato per aerazione e ventilazione.

Con molta probabilità arriverà in cantiere tutto il necessario per l’installazione e non ci si dovrà preoccupare di nulla, ma non è raro che capiti di rendersi conto nel bel mezzo del lavoro che la metratura del tubo sia insufficiente.

Stiamo parlando di aerazione e di ventilazione, quindi NON possiamo risolvere la situazione andando al più vicino magazzino edile per prendere i metri di tubo corrugato mancanti. La qualità del tubo è importantissima per la salute!

Ci vuole un tubo a doppia parete in polietilene ad alta densità (troverete la sigla HDPE) con l’ interno liscio e l’ esterno corrugato e dev’essere prodotto con con materie prime vergini.

La qualità di queste tubazioni per vmc ha una funzione igienica: il trattamento interno è antimicrobico (garantisce un abbattimento > 99% della carica batterica presente sulle superfici interne dei condotti). Questo particolare evita la formazione di batteri e funghi. L’impiego di zinco piritione (biocida) evita l’insorgere dei cattivi odori.

Non chiudiamo un occhio se viene installato qualche metro di tubazione di diversa qualità! deve essere assolutamente un tubo con proprietà antimicrobiche, antibatteriche, antistatiche ed autoestinguenti in conformità con il D.M.n.174 del 04/2004 e con la normativa europea EN 61386-24

Se vi imbattete in altri riferimenti normativi ricordate che

  • VDI 6022 (07/2011) è una Norma rilasciata dall’associazione degli ingegneri tedeschi che prescrive i requisiti di igiene per gli impianti di ventilazione e condizionamento.
  • SWKI VA104-01 (04/2006) è una Norma rilasciata dall’associazione svizzera degli ingegneri civili che riporta i requisiti di igiene per gli impianti di ventilazione e condizionamento.
  • ÖNorm H602 (09/2003) è una Norma austriaca che detta i metodi e le specifiche per salvaguardare la pulizia degli impianti di ventilazione.
  • ÖNorm H6038 (02/2014) è una Norma austriaca che fornisce le linee guida per la progettazione, installazione, messa in opera, utilizzo e manutenzione degli impianti di ventilazione

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+ involucro - impianti copyrightarticolo ideato, scritto e diretto da Marco De Pinto e Federico Sampaoli, impegnati a favore delle persone, del comfort e dell’open information. Marco titolare dello Studio di progettazione degli impianti PH Studio.  Federico titolare dello Studio di consulenza tecnica per una migliore efficienza energetica e caporedattore di espertocasaclima.com – blog di formazione e comunicazione online dal 2009. 

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Spostare l’economia dell’investimento dagli impianti all’involucro

E’ spesso la lacuna di un progetto di costruzione: lasciare agli impianti l’onere di risolvere i problemi di un edificio.

Principalmente sono problemi di dispersioni elevate invernali e veloce surriscaldamento estivo. Questo approccio è anche quello solito del costruttore: quando ha quasi terminato il suo lavoro sa che arriverà il medico curante, l’impiantista.

Non tutti i costruttori sono uguali

Leggiamo 3 concetti scritti dal costruttore Mirko Taglietti, CEO di AKTIVHAUS-Gruppo Nexlogic:

Isolamento a cappotto esterno oppure no?

al bivio in cui ci si trova è richiesta una risposta ad un quesito fondamentale:

  • risparmiare soldi sui consumi significa creare benessere abitativo?

La risposta e’ quasi sempre no:

  • avere impianti performanti ed involucri che disperdono ingenti quantità di energia e’ un meccanismo contro natura, e la natura ci insegna che uno dei suoi principi fondamentali e’ la conservazione dell’energia, una legge, che governa i fenomeni naturali sinora noti. In brevi parole, meglio investire sull’involucro  (cappotto, serramenti, etc) che manterrà le sue proprietà almeno per 50-100 anni, anzichè negli impianti che tra meno di 20 anni saranno obsoleti o inservibili. Le leggi europee e talune nel mondo vanno tutte verso questa tipologia costruttiva (passivhaus, aktivhaus, Nzeb,etc) esprimendo la banale idea che l’unico kilowattora importante e’ quello che non si consuma.

benessere abitativo = benessere e salute per l’essere umano che ci abita

Il benessere abitativo e’ semplicemente impagabile e deriva fondamentalmente dall’avere un involucro ben isolato che “conservi” l’energia spesa per riscaldarlo e raffrescarlo, con sistemi a bassissima potenza (di fatto spostando l’economia dell’investimento dagli impianti all’involucro). Se possibile, consiglio di fare sempre 2 business plan a lungo termine! così da confrontare le 2 scelte considerando che in solo uno di questi dovrà inserire la voce “salute” inesprimibile in termini economici.

 
aktivhaus.eu logo
aktivhaus.eu address 

per contatto diretto al costruttore Mirko Taglietti:   fuori sede 335 844 19 59

Mirko-Taglietti   loghi

> Per una richiesta diretta al creatore di Passivhaus Mirko Taglietti usa il modulo qui sotto, altrimenti commenta gli articoli nel riquadro che trovi al piede di ogni post pubblicato:

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Troppa illuminazione stradale, il troppo storpia

Illuminazione stradale: progetto per migliorare la visibilità notturna.

Il progetto “Pavement Surface characterisation for smart and efficient road lighting” vuole fornire le conoscenze per illuminare meglio ogni via asfaltata, riducendo il rischio di incidenti e limitando i consumi energetici.

Ci penserà l’Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica (INRIM) a studiare quanta luce e quanti lampioni servono per una buona visibilità notturna a seconda del tipo di asfalto. E’ la giusta illuminazione a determinare la capacità di distinguere la strada dal terreno circostante e di rilevare eventuali ostacoli presenti in carreggiata.

Ho letto che la normativa europea risale a 40 anni fa, e certamente è così – ma se ci mettiamo a migliorare le condizioni di guida attraverso un’accresciuta visibilità notturna del manto stradale, cosa succederà? diminuiranno gli incidenti o permetteremo agli automobilisti di correre come se fosse giorno?

Mi pare che i limiti di velocità autostradale scendano in caso di pioggia o di nebbia.. allora perchè non investire in segnaletica intelligente e rallentare il traffico in caso di scarsa visibilità notturna? anche il rumore si abbasserebbe.

Il Creatore ha fatto il giorno e poi la notte, vogliamo tornare un po’ sui nostri passi o dobbiamo impazzire tutti completamente?

illuminare meglio ogni via asfaltata ???

ma siamo diventati matti? lasciateci il buio che già è poco.

Oggi l’Europa ha dotato di illuminazione notturna quasi la metà dei 5,5 milioni i chilometri di strade asfaltate.

Propongo di investire la stessa cifra su altri fronti, non mancano.

Quanto ho commentato è frutto della mia piccola opinione sull’argomento.

Se vi interessa leggete quanto scrive Mario Di SoraPresidente UAI, che si è tolto la curiosità di verificare se è proprio vero che i posti più illuminati siano quelli con percentuali minori di incidenti (in base ad alcuni dati raccolti è emerso che, il più delle volte, così non è).

E i pipistrelli? scommetto che li avevate dimenticati! e poi a chi piacciono? Signori, devono essere protetti in maniera rigorosa (art. 2 della L. 157/1992; all. II e III della Convenzione di Berna, resa esecutiva con la L. 503/1981; all. II della Convenzione di Bonn, resa esecutiva con la L. 42/1983; all. B e D del D.P.R. 357/1997; Accordo sulla conservazione delle popolazioni di pipistrelli europei, reso esecutivo con la L. 104/2005). Potete approfondire l’argomento ILLUMINAZIONE ARTIFICIALE NOTTURNA E TUTELA DEI CHIROTTERI andando al link.

Tuteliamo l’oscurità naturale notturna!

 

            

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Fotovoltaico sovradimensionato, non elettrifichiamoci del tutto

Premesso che l’energia elettrica proviene quasi tutta da fonti fossili e nucleari, (risorse che l’Italia importa), e premesso che gli impianti fotovoltaici sui nostri tetti hanno la loro maggiore produzione di giorno e in estate (quando ci serve poca energia) è intelligente elettrificarsi il più possibile?

Gli ultimi dati dei miei monitoraggi di casa parlano chiaro:

  • consumo medio giornaliero estivo (maggio-settembre) kW/h 4,3
  • consumo medio giornaliero invernale (ottobre-aprile) kW/h 8

il riscaldamento e l’acqua calda sanitaria ACS sono invece completamente a carico di una caldaia a condensazione con ACS istantanea senza accumuli:

  • consumo medio giornaliero estivo (maggio-settembre) 0,1 mc metano
  • consumo medio giornaliero invernale (ottobre-aprile) 5,1 mc metano

Se la domanda di energia termica ha sempre il suo picco in inverno e anche volessi rivoluzionare il mio impianto per coprirlo con l’elettricità, non riuscirei a farmi bastare il fotovoltaico.

Ho letto che in Italia, nei 3 mesi invernali, tutte le rinnovabili insieme coprono 1/4 del fabbisogno elettrico nazionale.  Quindi, per soddisfare tutta la domanda di calore con la sola elettricità, si dovrebbe aumentare considerevolmente il fotovoltaico, che poi d’estate offrirebbe energia senza domanda.

Il sogno di ogni proprietario di nuova costruzione è alimentare il più possibile la pompa di calore PdC con il proprio fotovoltaico: ed ecco che inseguendo questo sogno si punta a sovradimensionare il FV fino a non ottenere ritorni economici.

La pompa di calore PdC, a parte la sua fastidiosa rumorosità, ha un comportamento molto efficiente se le temperature non sono rigide: per non avere brutte sorprese informiamoci sul suo coefficiente di prestazione Stagionale SCOP invece che limitarci a leggere il COP. La Pdc, in ogni caso, permette di utilizzare l’energia elettrica… per tutti i nostri bisogni (riscaldamento e acqua calda).

A differenza del fotovoltaico, il solare termico è invece molto interessante perchè offre direttamente energia termica: ma facciamo tre conti:

  • il mio consumo estivo per produrre ACS è 0,1 mc/giorno metano,
  • quindi ogni estate brucio circa 12€ di metano per continuare ad avere acqua calda sanitaria

dovrei andare sul tetto ad installare un impianto solare termico e poi scendere dal tetto per installare un accumulo ed occupare almeno 1 mq di ambiente interno? E quanto è costato un metro quadrato della nostra abitazione? 1500€? 2500€? 3500€? 4500€?

Certo che rinunciando a priori al fotovoltaico e al solare termico come possiamo partecipare alla innovazione di tutte queste tecnologie?

E’ un po’ come dire – io non compro nè un’auto elettrica, nè un’auto ibrida, continuo a preferire un’economica auto a benzina. Forse non è un comportamento lungimirante e rispettoso di un buon futuro.

Ecco, non vi ho dato nessuna perla di saggezza per i vostri nuovi o vecchi impianti, nè vi ho insegnato a decidere con più consapevolezza. A volte i problemi non hanno soluzioni ben precise ed è intelligente parlarne in lungo e in largo.

            

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federico_sampaoli_espertocasaclimacom  ipha_member   articolo ideato, scritto e diretto da Federico Sampaoli, impegnato a favore delle persone, del comfort e dell’open information, titolare e caporedattore di espertocasaclima.com – blog di formazione e comunicazione online dal 2009.

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Stufa vecchia non fa buon brodo

Anch’io ho in casa una delle 11 milioni di stufe in Italia, la uso per la legna e non per il pellet – è una bellissima stufa danese Scan 22, purtroppo uscita di produzione. Come il 50% delle stufe nel nostro paese, anche la mia è del 2005 e pur essendo danese immagino faccia delle buone emissioni di polveri.

porta legna su ruote-02

Nei momenti invernali delle stufe accese solitamente i vicini di casa stanno barricati in casa e non si sognano nemmeno di aprire le finestre. Ma anche le ventilazioni meccaniche con recupero di calore, vmc, si stanno lentamente diffondendo e sono i loro proprietari ad accorgersi di quanto l’aria esterna sia pessima. Leggi se vuoi questa testimonianza.

Ho letto della nuova idea di rottamare 4-5 milioni di generatori a legna nei prossimi dieci anni… ma siamo sicuri che l’ AIEL sia concentrato sui benefici in termini ambientali anzichè sull’occupazione dei progettisti, installatori, manutentori, costruttori, produttori di biocombustibili che hanno bisogno di fatturare un po’ di più?

stufa-vecchia-aiel-aria-pulita-certificato-legna-pellet-polveri-pm-01

Il turnover tecnologico starebbe nel Conto Termico 2.0, il sistema di incentivi statali a favore degli interventi per l’incremento dell’efficienza energetica e della produzione di energia termica da fonti rinnovabili. Continua a leggere