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Casa e isolamento termico in clima umido e nebbioso, tipico della pianura padana

E’ un pensiero diffuso che d’inverno la nebbia (in quanto visibile) e l’umidità esterna elevata siano un problema per la casa, il tipo di struttura, e la tipologia del materiale per isolamento termico. Sorgono anche grossi dubbi sulla idoneità della posa di materiali naturali.

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E alcuni sono convinti che l’umidità, sotto forma di vapore acqueo penetri dall’esterno verso l’interno, mentre di fatto la migrazione del vapore nella stagione di riscaldamento ha un’unica direzione: da dentro verso fuori!

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza, sempre in maniera semplice:

Se d’inverno l’aria esterna ha temperatura 0 °C e 100% di umidità relativa, aprendo la finestra o facendo funzionare la ventilazione meccanica controllata, noi deumidifichiamo l’ambiente interno, che avrà probabilmente temperatura +20 °C e 50% di umidità relativa.

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Si deve ricordare che l’aria esterna entra fredda e umida (0 °C e 100% di umidità relativa) in casa e viene portata in breve tempo ai +20 °C impostati.

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Riscaldare l’aria esterna portata in casa equivale a seccarla ottenendo in fretta un’umidità relativa del 25%.

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Conclusione

  • d’inverno, facendo ventilazione manuale (oppure meccanica) la casa viene deumidificata! …al contrario di quanto spesso si pensi.

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  • se è installato un impianto per deumidificare gli ambienti, non ci sarà necessità di farlo funzionare, bensì di arieggiare meglio! se con una VMC, si recupera anche il calore.

   

       

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+ involucro - impianti copyrightarticolo ideato, scritto e diretto da Marco De Pinto e Federico Sampaoli, impegnati a favore delle persone, del comfort e dell’open information. Marco titolare dello Studio di progettazione degli impianti PH Studio.  Federico titolare dello Studio di consulenza tecnica per una migliore efficienza energetica e caporedattore di espertocasaclima.com – blog di formazione e comunicazione online dal 2009. 

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Capire la muffa

Prima di combattere le muffe è bene conoscerle.

Capire la muffa

E’ un argomento che interessa gran parte dei lettori del blog, che convivono con questo pericoloso ospite. Saranno le finestre nuove, sarà lo stile di vita di oggi, saranno i difetti di costruzione – fatto sta che molte famiglie convivono con questi microrganismi senza trovare soluzioni. Certo non tutti possono permettersi di portare la loro casa in Classe A risolvendo tutti i ponti termici ed evitando le condense superficiali interne – e non tutti possono installare un impianto di ventilazione meccanica controllata con recupero di calore. Ma è la casa che per prima deve risolvere il problema della muffa oppure è l’uomo che deve migliorare il suo comportamento in casa? Prima l’uovo o la gallina?

Come per i computer non è tanto un virus il pericolo, siamo noi che facciamo operazioni incaute! Noi siamo il vero pericolo per il computer e non i virus che ti cancellano l’hard disk, trojan o malware che ti rubano dati sensibili dal computer: non hanno propria autonomia, non riescono a fare azioni o replicarsi senza il nostro intervento. Ciò vale anche per il phishing, solo il buon senso aiuta ad evitare di seguire link di email dove vengono richiesti dati bancari…

Capire la muffa

Vi chiederete, cosa centrano i virus con le muffe?

Beh, i virus non li vogliamo nel nostro PC e le muffe non le vogliamo in casa! Allora serve un antivirus? no, se stiamo un po’ attenti. Se abbiamo un trojan nel computer siamo stati noi a farlo entrare con atteggiamenti poco cautelativi! Idem per le muffe!

Le spore di muffa ci sono sempre, pensate che in 1 metro cubo d’aria ci sono da 10 a oltre 100 spore! La miglior difesa è la conoscenza!

Conoscere la muffa:

Ho appena scritto che le spore fungine sono sempre presenti nell’aria, ma quando è che diventano un problema igienico sanitario in casa? quando l’ambiente in cui volano offre le condizioni ottimali per trasformarsi in muffe.

In natura la muffa decompone e ricicla le materie organiche, svolge un ruolo importante nel nostro ecosistema. Allo stato embrionale è unicellulare (ife), poi per divisione cellulare diviene visibile ad occhio nudo (micelio). Riproducendosi produce le spore che vengono portate in giro dalle correnti d’aria.

Allora, come i virus dei computer, le spore ci sono sempre – sta a noi non dargli da mangiare e da dormire! Noi siamo la causa prima delle muffe!

Capire la muffa

Condizioni ottimali per le spore che si trasformano in muffe:

  • la temperatura ottimale sta tra i 15 e i 30° C, ma anche temperature più basse e più alte sono gradite
  • l’umidità relativa dell’ambiente deve superare il 60%
  • l’umidità deve rimanere alta per soli alcuni giorni perchè si formi la muffa (periodo di incubazione)
  • superfici con ph neutro o acido sono le zone preferite
  • l’aria che contiene materiale organico (proteine, polvere) è ulteriore nutrimento

Le muffe producono sostanze tossiche liberando micro-tossine: sulla nostra salute hanno sia effetti immediati che effetti cronici, patologie che perdurano anche a lungo nel tempo dopo la bonifica degli ambienti.

Fermiamo la formazione di muffa!

Capire la muffa

Cosa possiamo fare?

  • cambiare abitudini per ottenere un livello di umidità ambientale basso
  • tenere qualche termoigrometro in casa (meglio più di uno) per rendersi ben conto della percentuale di umidità e anche della temperatura (più elevata sarà e meno condense superficiali ci possono essere!)
  • non asciugare il bucato in casa
  • non asciugare gli asciugamani nei bagni
  • non avere troppi vasi con terra umida in casa
  • non avere acquari
  • non cucinare senza arieggiare
  • non uscire senza arieggiare
  • non rimanere in un ambiente più di un’ora senza arieggiare
  • non uscire al mattino senza arieggiare tutti gli ambienti
  • non evitare di arieggiare la camera dei bimbi perchè sono profumati
  • non fare ventilazione naturale in modo inadeguato o insufficiente

Notate che non ho parlato di isolamento interno, di materiali con ph elevato, di ventilazione meccanica controllata con recupero di calore, di scarsa qualità costruttiva della casa e presenza di ponti termici a rischio condensa.

Ho parlato solo di cosa possiamo fare noi, in prima persona, con il nostro comportamento quotidiano ora che conosciamo meglio cosa sono le muffe.

Muffe: se le conosci, le eviti.

            

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Eliminare la condensa dalla zona fermavetro del serramento

Chi ha installato nuovi serramenti prima del 2010 spesso si trova con un serramento ancora buono e quasi nuovo con il problemino della condensa proprio dove il vetro finisce e inizia il telaio della finestra.

condensa fermavetro serramento T-stripe

Di chi è la colpa? La colpa è dell’umidità relativa in ambiente e del non eccezionale fermavetro installato sulla finestra. Il ponte termico del fermavetro è così evidente che appena l’umidità interna si alza (durante la notte, o cucinando, o nei bagni) il vapore condensa immediatamente su quella linea.

Comprendo bene che buttare in discarica tutti i serramenti ordinati solo qualche anno fa, e ancora di ottimo aspetto, sia improponibile ed economicamente non affrontabile.

Ma come risolvere il problemino della condensa? Alla lunga, anche quella danneggerà il telaio.

Ci vorrebbe una striscia scaldante che posata di fianco al fermavetro alzasse la temperatura di quella linea di quei pochi gradi utili ad evitare la condensa – ecco fatto.

condensa-fermavetro

Se sei un lettore fai da te, potrebbe interessarti questo T-Stripe che non è altro che una resistenza a filo da installare sui serramenti che hanno questo problema:

condensa fermavetro serramento T-stripe-01

Il risultato estetico è buono e le possibilità di personalizzazione sono infinite:

condensa fermavetro serramento T-stripe

Anche i consumi elettrici per  il funzionamento di questa striscia scaldante sono interessanti: 5 finestre con questo T-Stripe di 3,5 metri per ognuna, funzionante per circa 1100ore ogni inverno (Test svolto a Vienna), consumano quasi 50€ di elettricità (0,22€/kWh). Teoricamente 2/3 dell’energia della striscia ci restano in casa come fonte di riscaldamento extra.

Guarda il video e poi decidi se ordinare tutto e provare – Io per fortuna non ne ho mai avuto bisogno:

Mi raccomando, che il T-stripe non diventi un pretesto per non seguire le vecchie e sane abitudini: arieggiare arieggiare arieggiare:

condensa fermavetro-01

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Attenzione alla condensa superficiale, il rischio muffa

Parlando di condensa superficiale interna, cosa succede se coibentiamo le pareti e il tetto SENZA SOSTITUIRE le finestre? Aumenta o diminuisce il rischio muffa?

condensa telaio

Il fatto di consumare più o meno tanto all’indomani dell’intervento, naturalmente dipende anche dagli apporti solari e dalle nostre abitudini.

L’umidità interna viene smaltita per un massimo di un 6 % attraverso le strutture dell’edificio, il resto deve essere eliminato aprendo le finestre oppure con un impianto VMC (la ventilazione è sempre necessaria).

Se la casa, dopo l’intervento, raggiunge una buona tenuta all’aria ovviamente non gode più degli spifferi (il ricambio dell’aria naturale) e bisognerà aprire con regolarità le finestre (sempre che non vi sia un impianto VMC centralizzato). Se questa operazione non viene fatta l’umidità in casa comincerà ad alzarsi e andrà a saturare le strutture o condensare sulle superfici più fredde: per esempio sui telai dei vecchi serramenti non sostituiti o sulle zone ponti termici non correttamente attenuati.

L’umidità negli ambienti chiusi si uniforma e ovviamente va là dove ve n’è di meno, per esempio nelle stanze mantenute più fredde o magari non riscaldate.

Se si riesce a mantenere un’ umidità ridotta non succede nulla nemmeno sulle pareti rimaste fredde perchè non coibentate.

Vediamo quando condensa una qualsiasi superficie e in quali condizioni :

  • Temperatura ambiente 20°C con il 65% di Umidità Relativa CONDENSA qualsiasi superficie ad una temperatura inferiore a 12.6 °C
  • Temperatura ambiente 20°C con il 50% di U.R. CONDENSA qualsiasi superficie ad una temp. inferiore a 9.6 °C
  • Temperatura ambiente 20°C con il 40% di U.R. CONDENSA qualsiasi superficie ad una temp. inferiore a 6.8 °C
  • Temperatura ambiente 20°C con il 30% di U.R. CONDENSA qualsiasi superficie ad una temp. inferiore a 2.5 °C

Il rischio condensa poi dipende anche dallo strato liminare …vedasi i mobili aderenti alle pareti.

Morale della favola:

monitoriamo sempre temperatura e umidità interne negli ambienti più a rischio condensa in modo da conoscere bene e costantemente la situazione climatica interna per poterla correggere con una corretta ventilazione prima del verificarsi delle macchie di muffa. Per conoscere questi valori è sufficiente tenere in casa qualche termoigrometro come questo:




E se volete passeggiare per casa con un termometro al laser per individuare le temperature superficiali più a rischio condensa (e quindi muffa) potete usare questo:

o il più economico:



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La VMC antimuffa

forse mi sono espresso male in altri articoli riguardanti la VMC: la ventilazione meccanica controllata non è uno strumento per combattere la muffa, piuttosto è uno strumento che alza la qualità dell’aria interna, recupera il calore che altrimenti andrebbe perso arieggiando un locale e (conseguenza invernale) abbassa l’umidità relativa interna dell’ambiente.
L’aria fredda esterna che passa per lo scambiatore di calore viene riscaldata e immessa nell’ambiente: l’aria fredda esterna, se riscaldata, ha un’umidità relativa molto più bassa (aria molto secca).

Prendere l’aria di fuori sostituendola all’aria di dentro equivale a seccare l’aria: non abbiamo deumidificato l’aria vecchia! abbiamo preso l’aria esterna, l’abbiamo riscaldata quanto il recuperatore di calore ci ha permesso (in base alle sue prestazioni) e l’abbiamo immessa nell’ambiente.

Se installiamo una VMC con un recuperatore di calore scarso (leggi max50%), se fuori è 0° C, l’aria entra (forse) con temperatura +10° C e, in continuo, in un piccolo locale, potrebbe anche raffreddare troppo l’ambiente dove è installata. Il locale che subisce questo ricambio eccessivo non mantiene una temperatura di comfort e anche le temperature superficiali scendono.
Quindi, anche la regolazione della portata d’aria della VMC può peggiorare la prestazione del recuperatore di calore: più l’aria passa velocemente… meno scambia!

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