Archivi categoria: isolamento tetto in legno

Termini utili per parlare di tetto in legno in cantiere a distanza

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Quando il tetto in legno è in fase di costruzione, è naturale che ci si confronti con tanti dettagli costruttivi. Il legname è arrivato in cantiere e dal progetto si passa alla realtà! Prima, la più grande preoccupazione era la stratigrafia e quindi gli spessori della coibentazione, la scelta del pannello, le sue caratteristiche termoisolanti, gli strati, la ventilazione, i manti traspiranti e impermeabili, il materiale per le sigillature… ma adesso, tutto deve andare al suo posto!

L’impresa che si occupa del montaggio, spesso non è quella che si è occupata del taglio legno, quindi già qui qualche dubbio sulla posa può nascere:

Oggi siamo tutti armati di strumenti per comunicare: messaggi, chiamate vocali, immagini via Whatsapp, mail. Non ci manca nulla! Essere seduti in auto, inginocchiati sul tetto o rintanati in ufficio non ci impedisce di comunicare – anche in gruppo e in qualsiasi momento. Allora, cosa può esserci ancora utile per capirci alla perfezione quando gli attori sono in posti diversi ma hanno lo stesso progetto da realizzare?

Chi monta il tetto è a Buttigliera d’Asti, ma chi ha tagliato il legname è a San Damiano d’Asti, e chi ha proposto il pacchetto di isolamento tetto è addirittura a Padova:

Allora, cosa può esserci ancora utile per capirci alla perfezione quando gli attori sono in posti diversi?

La terminologia!

Se parliamo la stessa lingua ci possiamo capire meglio, e più in fretta: non dico di accomodarci tutti sui banchi per lo studio dei termini, dico solo di sforzarci (io compreso eh!) ad usare una terminologia appropriata per tutti gli elementi che compongono il tetto in legno. Questo specialmente per chi non fa tetti in legno tutti i giorni e si occupa anche di altri elementi edili.

Ho buttato giù una lista di termini utili per il tetto in legno:

Arcarecci: sono le travi secondarie, parallele alla linea di gronda, che poggiano sulle capriate principali o sui puntoni e sui muri (alla lombarda). Le travi secondarie inclinate che partono dal colmo e arrivano alle travi di banchina (alla piemontese).
Assito: è il tavolato (o perlinato), posto sopra gli arcarecci o ai puntoni, che diventa la finitura all’intradosso.
Capriata: è una struttura reticolare che fa l’ossatura del tetto.
Catena: è la trave orizzontale che unisce i puntoni nella capriata.
Colmo: è la trave che sta alla sommità del tetto.
Compluvio: è la linea dove convergono due falde inclinate.
Dormiente: è la trave dove arrivano i puntoni, parallela alla gronda.
Falda: è la superficie del tetto.
Freccia: è la deformazione di un elemento strutturale causata dai carichi.
Interasse: è la distanza tra i baricentri degli elementi.
Listelli: legname con sezione max 24 cmq e con rapporto dei lati compreso fra 1:2 e 1:3.
Luce: è la distanza fra i nodi strutturali.
Monaco: è l’ elemento verticale lasciato mobile sulla catena ma fissato ai puntoni nella capriata.
Morali: legname con sezione quadrata o rettangolare con lato max 10 cm
Pendenza: è l’inclinazione della falda e si misura in gradi oppure in percentuale (leggi questo articolo per calcolare la pendenza).
Perlinato: è posto sopra gli arcarecci, o ai puntoni, diventa la finitura all’intradosso ed ha l’incastro maschio femmina
Puntoni: sono le travi che partono dal colmo e arrivano ai muri perimetrali, o gli elementi inclinati in una capriata.
Scarpa: è l’elemento metallico applicato con chiodi o viti a una trave principale per  supporto di una secondaria.
Tallone: è la parte finale della catena di una capriata.
Tavola: legname a sezione rettangolare, circa 12/80 mm x oltre 16 cm.
Terzere: sono le travi orizzontali sui puntoni.
Tirafondi: le vito da legno con testa esagonale.
Travi: legnami portanti con sezione rettangolare con il lato più lungo maggiore di 20 cm.

Questa lista di termini utili per il tetto in legno (certamente incompleta) non voleva vantarsi di essere un glossario per ingegneri, ma un modo per spiegarsi bene quando si parla di qualche nodo costruttivo! Aiutatemi voi ad aggiungere qualche termine, anche con i vostri dialetti o con termini ancorati alle tradizioni locali! fatevi sentire, date il vostro contributo! io, man mano mi impegno ad aggiornare.

Sono i nostri dialetti a fare più bella l’Italia.


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Tetto in legno con Celenit o con lana di roccia doppia densità?

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I lettori approfittano spesso dello spazio per i commenti nel blog per porre domande sulle stratigrafie che gli vengono proposte dai costruttori, è un modo veloce per togliersi qualche dubbio o ricevere una verifica in fretta.

Francesco questa notte mi ha scritto:

Salve dott. Sampaoli…mi trovo in zona climatica C e sono in procinto di realizzare una villetta con il tetto in legno… mi preoccupa molto la coibentazione del tetto e proprio x questo mi sono fatto realizzare più di un preventivo…di questi preventivi solo due mi hanno colpito in positivo ma non so quale scegliere dato che i prezzi ahimè sono ben differenti….

Prima soluzione:

  • Pos. 3) Tavolato maschiato sp. 30 mm.
  • Pos. 4) Telo freno vapore Tyvek + listelli di contenimento coibentazione.
  • Pos. 5) Coibentazionea ventilata celenit composta da strato pannello in lana di legno mineralizzata celenit n 30mm. strato pannello in granulato di sughero celenit LSC 80 mm. strato pannello di fibra di legno celenit n 20 mm. + telo traspirante tyvek
  • Pos. 6) Chiusura coibentazione con pannello osb 20 mm.
  • Pos. 7) Guaina impermeabilizzante sp. 4 mm. + guaina ardesiata sp. 4 mm.
  • Pos. 8) Tegola portoghese in cotto

PREZZO:190 a mq  

Seconda soluzione:

  • Pos. 3) Tavolato maschiato sp. 20 mm.
  • Pos. 4) Telo freno vapore + listelli di contenimento coibentazione.
  • Pos. 5) Coibentazione con lana di roccia sp. 160 mm. hardrock Energy della (rockwool).
  • Pos. 6) Chiusura coibentazione con pannello osb 12 mm.
  • Pos. 7) Guaina impermeabilizzante sp. 4 mm.
  • Pos. 8) Tegola portoghese in cotto.

PREZZO:160 a mq

Secondo lei con la seconda soluzione riuscirei a non soffrire il caldo estivo? o devo optare X forza X la prima?


Rispondo a Francesco con questo articolo dedicato, proprio perchè alcuni chiarimenti sono utili a tanti lettori nella medesima situazione.


Rispondo come segue:

premesso che il tetto si fa una volta sola, e non si deve sbagliare, come si può decidere la stratigrafia senza un’analisi del pacchetto tetto?

è vero che l’elenco in punti già descrive sommariamente le 2 soluzioni, MA…

  • sono state progettate per garantire la protezione dal caldo?
  • e le prestazioni invernali?
  • avremo un adeguato comfort in tutte le stagioni?
  • è stata fatta la verifica delle prestazione della copertura secondo il nuovo DM 26.6.2015 ?
  • a proposito di protezione estiva  è ottenuta una Trasmittanza termica periodica |Yie| U/dyn < 0,18 W/m2K ?
  • e secondo il DM 26/6/09 a proposito di protezione estiva abbiamo uno sfasamento > 12 ore? che è proprio il minimo minimo minimo!!!!
  • è stata progettata la tenuta all’aria del tetto in legno senza rischi di condense interstiziali?
  • ci sono le indicazioni per una corretta sigillatura di travi passanti da dentro a fuori e altri nodi critici o soluzioni strutturali alternative alle travi passanti per realizzare lo sporto del tetto?
  • e l’analisi della migrazione del vapore attraverso il pacchetto di copertura?

Entrambe le soluzioni, sia quella in sughero + Celenit (lana di legno mineralizzata) che quella in lana di roccia a doppia densità, indicano che l’ultimo strato sopra la coibentazione sarà un pannello OSB (forte freno al vapore) + guaina: questo è un errore progettuale perchè si sta costruendo un pacchetto traspirante dove il vapore dell’ambiente interno è solo regolato (frenato) dal telo posato sul lato caldo ma non potrà mai uscire all’esterno perchè l’ultimo strato non permette la traspirazione. Questo aspetto deve essere chiarito chiedendo se sia previsto uno strato di ventilazione e un telo impermeabile e traspirante con funzione di tenuta al vento.

Parlando di prestazioni estive, e dunque protezione dal caldo, queste stratigrafie NON sono proprio idonee:

  • è vero che il pannello isolante Celenit LSC composto da granulato di sughero naturale compresso + quello Celenit in lana di legno mineralizzata con cemento sembrano offrire una densità enorme e un buon valore di calore specifico, ma gli spessori progettati sono così ridotti che poco possono fare contro il caldo estivo: infatti la stratigrafia garantisce uno sfasamento di circa 7 ore: gli ambienti sottostanti si surriscalderanno fortemente ed in breve tempo.
Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 tavolato perline 0,020 0,130 2100 600
2 freno al vapore 0,00045 0,180 1000 311
3 Celenit N 0,030 0,065 1810 400
4 CELENIT LSC 0,040 0,050 1500 170
5 CELENIT LSC 0,040 0,050 1500 170
6 Celenit N 0,020 0,065 1810 400
7 OSB 3 0,012 0,130 1600 600
  • la 2a soluzione è ancora più scarsa nelle prestazioni estive, mentre si comporta egregiamente in inverno quando la sola cosa importante diventa il contenimento delle dispersioni! Ma qui siamo preoccupati per il caldo estivo – e a ragione! Il pannello in lana di roccia a doppia densità 190/90 kg/mc sembra avere un bel po’ po’ di spessore (160mm), ma il suo calore specifico è bassissimo: non può proteggere dal caldo. Infatti il pacchetto tetto in lana di roccia garantisce circa 5ore di sfasamento.
Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 tavolato perline 0,020 0,130 2100 600
2 freno al vapore 0,00045 0,180 1000 311
3 Hardrock energy 0,160 0,036 1030 110
4 OSB 3 0,012 0,130 1600 600

Valutare un’offerta economica per la costruzione di un tetto in legno non è banale e i costi in gioco sono molto elevati:

  • se analizziamo un pacchetto tetto e il suo costo al metro quadro dobbiamo ricordare che solo il 25% circa del prezzo è imputabile al coibente: quindi occhi aperti sui pannelli che ci vengono proposti! Sono adatti al clima dove il tetto viene costruito? Lo spessore è adeguato? Qualcuno ha fatto i calcoli?

Ora si è parlato in modo approfondito dei pannelli isolanti e si è un po’ dimenticato l’argomento vapore, condense, tenuta all’aria e struttura lignea: NON sottovalutiamo mai questi aspetti, anzi NON procediamo senza averli ben definiti. Gli errori costano cari.

Concludo dicendo…

Francesco, credo che sia sbagliato il suo approccio: farsi proporre due soluzioni diverse con relativi prezzi diversi non serve a NULLA.

Una soluzione prevede le mele e l’altra soluzione prevede le pere: non si possono confrontare pere e mele.

L’approccio corretto è decidere la stratigrafia tetto (perchè è quella che ci serve, è quella giusta per noi, per la nostra casa, per il nostro clima) e poi farsi fare due offerte da due artigiani. Allora sì che posso mettermi seduto, confrontare e decidere!

Se non vuole chiedere direttamente assistenza a me, torni dal suo tecnico di fiducia, si faccia fare una proposta di stratigrafia per tetti in legno con buone doti di protezione dal surriscaldamento estivo scegliendo con calma materiali coibenti e manti corretti per la gestione del vapore, analizzi con lui le soluzioni per ottenere la tenuta dell’ambiente sottostante senza il rischio di infiltrazioni d’aria e condense interstiziali che le guasterebbero l’opera intera. Verifichi con calma i risultati dei calcoli e poi faccia richiesta di preventivo per offerta e posa!

Lei deve chiedere un prventivo per quello che vuole lei e non per quello che vogliono fare loro. 😉


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Tetto in legno o tetto di plastica

Ho preparato l’elenco materiali per la costruzione di un tetto in legno ben coibentato e con ottime caratteristiche contro il caldo estivo: legno, fibra di legno, argilla cotta per il manto di copertura: sembra veramente una garanzia di “solo materiali naturali”.

A leggere bene la lista invece, salta all’occhio una bella serie di materiali poco naturali: tra freni al vapore, teli traspiranti ma impermeabili, nastrature, sigillature di passaggi impiantistici e chi ne ha più ne metta… c’è un bel po’ di plastica.

Plastica…

più precisamente polipropilene, polietilene e altri materiali ad alta tecnologia direi, certo non lana di pecora o conifera – questo è vero.

Sono materiali necessari però!

La gestione del vapore e la tenuta all’aria non possono essere affidati al caso – in nessun caso.

Pro Clima Dachsanierungsseminar

Quindi alla committenza ho spiegato che

  • oggi in edilizia posso essere molto sensibile nella scelta dei materiali ma devo anche accettare che la tecnologia attuale ci permette di risolvere alcuni dettagli esecutivi spinosi con materiali di sintesi
  • non devo rinunciare a materiali naturali
  • e comunque si possono sempre evitare fibre pericolose o emissioni dannose per la salute.

A proposito di plastica, sapete che qualche prodotto per igiene personale – magari lo avete in bagno senza saperlo – contiene polietilene come principale ingrediente dopo l’acqua? Una media di 3mila particelle di plastica di dimensioni tra i 40 e i 400 micron per ogni millilitro: in 250ml quante microplastiche troviamo? anche centomila frammenti di polietilene.

Anch’io ne ero all’oscuro: guardate questo video:

Forse è più difficile fare una scelta oculata al supermercato che tra i prodotti da costruzione.
            

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i miei 8000, non sul tetto del mondo

8000 millimetri naturalmente – non metri.

In questi ultimi anni ho progettato veramente tanti tetti. In genere succede che il tetto è già stato quotato economicamente, oppure tra due proposte non ci si decide, e sono chiamato per una consulenza.

Leggendo il computo metrico e le voci che lo compongono si vede chiaramente se la stratigrafia è buona o no – poi ci sono gli errori madornali e poi ci sono le stratigrafie che complicano tutto e non si sa perchè.

Prendere il progetto del tetto fatto da altri e rimescolare le carte dimostrando che si può far meglio è facile!

  • se si sa cosa si vuole e si deve ottenere dalla nuova copertura
  • se si sa cosa serve alla casa del committente che ti sta pagando la parcella.

In ogni caso bisogna proporre il meglio del meglio, il tetto è importantissimo in una casa e, in assenza di sottotetto, gli ambienti godranno di tutti i benefici di una stratigrafia ben fatta!

Protetti d’inverno e protetti d’estate.

Poche dispersioni e poco surriscaldamento.

Che il tetto sia in legno o che sia con tavelle o che sia in laterocemento non ha importanza… deve avere ottime prestazioni per garantire comfort agli ambienti sottostanti in ogni stagione dell’anno.

A volte ho l’occasione di fare direzione tecnica durante la fase esecutiva. Finalmente non stiamo più progettando il tetto, lo stiamo proprio facendo, stanno salendo i materiali e sta anche salendo la preoccupazione per il meteo. Eh sì, la pioggia è un problema lassù.

Direzione tecnica? cioè sventolare qualche foglio in faccia a chi usa i muscoli per posare tagliare segare avvitare nastrare pulire issare spostare e lo fa con attenzione? Avevo anch’io qualche foglio nello zaino, il resto tutto in mente, ma ho lavorato insieme: intanto dirigere e guardare soltanto è noioso: lavorare sul tetto non è una cosa di velocità, ma di attenzione. Meglio vestirsi in modo adeguato, avere la scarpa giusta, e iniziare.

Chi pensa ad un cantiere pensa subito ai rumori, alla polvere, alla fatica, al troppo freddo o al troppo caldo e in effetti è così a volte: assordante polveroso e poco confortevole. Sul tetto è tutta un’ altra cosa, un altro mondo.

Sul tetto sei sopra a tutto e tutti, lassù, a 8000 millimetri di quota, vedi quello che giù non vedresti mai, non sei disturbato o scavalcato da altri che lavorano, non stai attento a chi è sopra di te, sei il più vicino all’azzurro, vedi il sole che nasce, il sole alto e vedi dove scende, i rumori che senti sono quasi sempre i tuoi, quelli dei tuoi attrezzi. Sono bei posti la falda, il colmo, meno le linee di gronda e la vicinanza al precipizio.

Anche la mia scrivania è un bel posto, ma è bello e utile alzarsi e cambiare punto di vista, toccare i materiali che consigli, provare le viti che hai ordinato e attaccare i nastri che pensavi indispensabili, risolvere qualche dettaglio imprevisto.

Lassù a 8000 millimetri di quota lavorare può essere veramente bello e pieno di soddisfazioni perchè il lavoro lo vedi, ce l’hai nelle mani.

Lavorare è più bello che progettare?

Isolare bene un tetto e abbronzarsi anche, significa che il meteo era perfetto per lavorare con materiali naturali che, come si sa, non amano l’acqua!

Le cose belle della vita sono le cose che fai, non le cose che possiedi… dice Lui, Reinhold Messner.

 

 

            

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Tetto coibentato non ventilato in legno con guaina ardesiata

Ho deciso di pubblicare questo commento di Manuel in questo articolo proprio per dedicare più spazio e attenzione a quello che sta succedendo a questo tetto in legno con pacchetto termoisolante NON traspirante:

il racconto dello stato delle cose:

Buonasera sono Manuel… grazie per esistere….

Il mio problema è molto grave, ho acquistato casa nuova a ottobre scorso e lo stabile condominio di 3 piani ha solo 1 anno e mezzo.
Il tetto per capitolato non è ventilato e così composto:

  • Travi portanti in pino lamellare
  • Perline
  • Barriera al vapore
  • Fibra di legno 4 cm
  • Isolante sintetico 12 cm
  • Tavolato
  • Guaina ardesiata
  • Tegole

Inizialmente, a maggio, ho notato una consistente infiltrazione di acqua nel sottotetto con formazione di grande quantità di muffa (o funghi di colore tendente al rosa) tra le perline e il muro interno.

tetto-coibentato-non-ventilato-legno-guaina-ardesiata-vapore-infiltrazioni-01

Col passare del tempo tutta la zona del sottotetto si è riempita di muffa costringendomi a disinfettare e lavare vestiti e scarpe che erano in questo locale.
Dopo l’intervento del costruttore, in questa zona, non ho avuto altri segni di infiltrazioni –
l’acqua entrava attraverso il passaggio di un tubo dei pannelli solari – ma dopo pochi giorni notavo la presenza dello stesso fungo in vari punti della lavanderia, del bagno e del disimpegno e nella fascia molto alta del tetto.

tetto-coibentato-non-ventilato-legno-guaina-ardesiata-vapore-infiltrazioni-05

In presenza di piogge le goccioline di acqua macchiavano anche il pavimento.

A metà giugno il costruttore faceva aprire con l’uso di motosega la zona interessata dalle infiltrazioni:

tetto-coibentato-non-ventilato-legno-guaina-ardesiata-vapore-infiltrazioni-02

tagliando la guaina si notava sotto di essa la presenza di acqua, il tavolato superiore era vistosamente bagnato, i pannelli isolanti erano bagnati, i morali in legno, di contenimento, erano completamente marci (neri cone fossero bruciati), la fibra di legno era molto bagnata, la barriera al vapore presentava chiazze bianche riconducibili al fungo di cui sopra, le perline e i travi interni sembravano intatti.

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L’area attorno alla zona aperta circa 4×3 m è ancora con molta probabilità nelle stesse condizioni.

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tetto-coibentato-non-ventilato-legno-guaina-ardesiata-vapore-infiltrazioni-06

Nell’area aperta sono stati sostituiti i pannelli bagnati con lana di roccia, la barriera al vapore, i morali e il tavolato. Sono state ripristinate le guaine e sono stati creati 5 punti di micro-ventilazione.

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La zona immediatamente sotto al Velux del bagno, all’altezza del punto creato per la ventilazione, presenta ancora morali vistosamente deteriorati.

Sono stati creati due punti di mirco-ventilazione anche all’altezza del locale sottotetto.
In questa zona, immediatamente sotto la guaina, vi era un lieve presenza di acqua: il tavolato sembrava pressochè sano, i pannelli isolanti sintetici lievemente bagnati, la fibra di legno era molto umida. In questo punto non si vedevano morali in legno.
Dopo la riparazione, al primo acquazzone ma in un punto diverso si è riformato il famoso fungo…

Mi sono rivolto ad un legale ma la cosa assurda è che non si sa quale sia il problema… Parlano di condensa… Progettualmente è corretto? La ringrazio per l’attenzione che mi darà e sarò sicuramente riconoscente…

Grazie Manuel…

Come rispondere a questa domanda e allo stato delle cose?

 Ci provo così:

Quando l’impermeabilizzazione della copertura è difettosa non è il pacchetto termoisolante progettato il responsabile del danno – semplicemente l’acqua piovana ha trovato il modo di infiltrarsi.

Si fosse trattato di un tetto in latero cemento, probabilmente non sarebbero cresciuti i funghi, ma di certo l’intonaco interno avrebbe reagito male e alla lunga anche lui avrebbe offerto una superficie bagnata ideale per colonie di spore.

Parlando invece del progetto della stratigrafia, si deve ammettere che trattandosi di un tetto in legno era importantissimo garantire una efficace traspirazione del tetto senza ostacolare la migrazione del vapore e garantendo la tenuta all’aria.

tetto-coibentato-non-ventilato-legno-guaina-ardesiata-vapore-infiltrazioni-08

In questo caso specifico sembra che sia stata posata una barriera al vapore sul lato caldo e una guaina ardesiata sul lato freddo.

La barriera al vapore posata sul lato caldo (interno) avrebbe anche dovuto garantire la tenuta all’aria dell’involucro edilizio (volume riscaldato), quindi, se si sono evidenziati gocciolii in casa è evidente che il telo non garantisce la tenuta e probabilmente ha sormonti o nastrature difettosi.

Spesso nelle stratigrafie si legge “barriera vapore” ma altrettanto spesso, se si va alla ricerca del codice materiale impiegato, si scopre che si trattava di un freno al vapore (valore Sd > 0,2m) e non di una barriera (valore Sd > 100m). In questa eventualità, durante il periodo di riscaldamento, nello strato di coibentazione migra ulteriore vapore che non potrà attraversare la guaina ardesiata.

Se si trattasse di un pacchetto isolante perfettamente confinato tra due barriere al vapore (quella sul lato caldo e quella sul lato freddo) potrebbe comunque esserci una certa quantità di vapore contenuta nei materiali in fase di cantiere e questa si condenserebbe all’intradosso della guaina ardesiata nel periodo invernale e all’estradosso della barriera al vapore sul lato caldo nel periodo estivo: questo a causa della inversione stagionale della direzione della migrazione del vapore.

Per fare ulteriori ragionamenti sulla copertura ed il risanamento del pacchetto si deve assolutamente individuare quale fosse la qualità del telo posato sul lato caldo della stratigrafia (il costruttore può facilmente risalire alla voce di fornitura e consultare la scheda tecnica del materiale utilizzato).

Il telo freno al vapore che è stato nastrato nella zona della copertura aperta con la motosega (si vede nella foto n.3) forse è solo provvisorio – non andrebbe certamente in accordo con una copertura che non prevede traspirazione una zona dove invece è possibile un certo passaggio di vapore…

I nuovi punti di aerazione del pacchetto tetto ancora bagnato non peggiorano la situazione ma probabilmente non riusciranno a permettere una corretta asciugatura anche per la presenza dei pannelli isolanti sintetici che poggiano sui pannelli in fibra di legno – inoltre devo ricordare che la migrazione del vapore in estate è dall’esterno verso l’interno e non viceversa.

La descrizione della presenza di muffa nell’ambiente sottotetto mi fa pensare ad elevati livelli di umidità interni dovuti a superfici fredde che tendono a condensare il vapore interno: le superfici fredde sono ovviamente zone non sufficientemente coibentate mentre il vapore può essere presente (dimentichiamo per un attimo le infiltrazioni del tetto) per mancata ventilazione o per normale migrazione del vapore da ambienti vicini o sottostanti riscaldati verso quelli poco o non riscaldati.

            

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Il sogno di acquistare una villetta a schiera con tetto in legno sbagliato

Il commento di Luca lasciato oggi mi ha spinto a pubblicare questo articolo dedicato alla sua buonavventura. Potrà essere sicuramente utile a quanti leggono per informarsi prima di un acquisto immobiliare…

      Dottissimo Dr. Sampaoli,

devo ringraziarla per avermi, con le ricchissime informazioni messe a disposizione tramite questo suo sito, risparmiato un probabile triste futuro alle prese con la casa sbagliata.

Scrivo qui per condividere la mia esperienza perchè penso possa essere utile ad altri in situazioni simili.

Da oltre un mese giravo attorno al’idea di acquistare una villetta a schiera bilivelli in fase di ultimazione che mi sembrava rappresentare il mio ideale di casa.

villetta schiera

La casa aveva però una piccola incognita: la copertura in legno, per me una assoluta novità.

Abituato ad informarmi per quanto posso su ciò che ignoro (sono tecnico informatico), ho trovato il Suo sito web attraverso cui sono riuscito a farmi una idea abbastanza chiara di quelli che potrebbero essere i problemi legati ad una copertura in legno mal realizzata.

Ho quindi chiesto informazioni dettagliate al costruttore sul tetto ormai in fase di copertura finale.

Costui risulta essere una persona gradevole e genuina; il tipo di piccolo impresario edile che costruisce le case una alla volta dedicandovi tutto il suo impegno. Mi ha dato l’impressione di aver cercato a suo modo la perfezione. Il suo problema quindi non è la malafede o lo scarso impegno. Il suo problema è che ignora di ignorare!

Da quanto ho capito questa casa rappresenta la sua prima esperienza in fatto di coperture in legno e vi ha applicato idee sue preconcette e altre scaturite chissà da dove.

Mi è sembrato di capire che un progetto del tetto non sia mai stato realizzato se non nella sua testa.

Infatti alla mia richiesta di poter avere documenti come il progetto del tetto, la stratigrafia o anche solo la lista dei materiali utilizzati ho avuto come risposta un elenco di materali a voce, raccontato con l’orgoglio di chi è convinto di aver utilizzato quanto di meglio disponibile sul mercato.

Ecco l’elenco come fornitomi:

  1. – travi
  2. – perline
  3. – tessuto non tessuto
  4. – barriera al vapore
  5. – accoppiato isolante
  6. – tegole

 Immediatamente mi sono fatto l’opinione di avere a che fare con un incompetente in materia di legno: la parola “barriera” scatenava un giudizio inesorabile.

Ho iniziato a nutrire poche speranze circa la messa in opera a regola d’arte per quanto riguarda la tanto critica tenuta all’aria, ma volevo essere ottimista, tanto ero aggrappato al sogno di vivere in quella casa.

Quel che potevo fare era cercare di ottenere informazioni dettagliate circa la stratigrafia nella speranza che i fornitori lo avessero guidato verso l’adozione dei materiali adatti. In caso positivo avrei richiesto una consulenza professionale per la verifica puntuale dei materiali per la precisa zona climatica e un’indagine sulla corretta messa in opera (Lei era il canditato!).

Ho quindi chiesto al costruttore di avere tutti i dettagli possibili sui materiali. Quel che sono riuscito ad avere è la stampa della scheda dell’ ”accoppiato isolante” e l’indirizzo del fornitore di materiali edili in cui è stato acquistata la “barriera al vapore”.

Il cosiddetto “accoppiato isolante” risulta essere il “Vetropan EPS”, un prodotto in polistirene espanso preaccoppiato con una guaina bituminosa.

acquistare-villetta-schiera-tetto-legno-sbagliato-01

Dalla scheda fornitami (non lo si evince dalla scheda sul sito web istituzionale) risulta che la guaina bituminosa si comporti come una barriera al vapore (µ = 20000).

La cosiddetta “barriera al vapore” è invece il “Silvertek 15 Seal Lap”, un telo traspirante indicato come “sottotegola” (815<WDD<2000).

acquistare-villetta-schiera-tetto-legno-sbagliato-02

(Da sottolineare come il fornitore, da me stuzzicato, non conoscesse la differenza tra barriera e freno al vapore, nè l’adeguatezza di un prodotto sotto-tegole usato come sopra-perline.)

 Questi materiali sembrano essere alla mia percezione di profano dei prodotti di soddisfacente qualità, ma mi sembra evidente che siano stati utilizzati a sproposito:

  1. – il Vetropan viene proposto come isolante adatto a coperture in cemento, e il suo utilizzo risulta in una sigillatura del tetto al passaggio del vapore; inoltre l’EPS non mi sembra possa essere considerato l’isolante preferibile per la mia zona climatica (Cagliari)
  2. – il Silvertek ha buone caratteristiche di freno al vapore, ma probabilmente non è l’ideale per raggiungere una tenuta all’aria ottimale; inoltre sembrerebbe reso inutile dalla sigillatura di cui sopra

 Con questi presupposti sono giunto alla conclusione che il tetto è stato realizzato in modo tutt’altro che a regola d’arte; i prodotti inadatti mi fanno sospettare fortemente anche riguardo alla qualità della messa in opera. Ragion per cui mi sono convinto di abbandonare l’idea di acquisto dell’immobile.

 Invito quindi chi si trovi in procinto di acquistare casa a informarsi quanto più possibile e a coltivare dei sani dubbi 🙂

 GRAZIE

 PS: Il minimo che posso fare è una donazione a favore del suo sito!

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Infiltrazioni di rumori nella mansarda con tetto in legno di Giulio – contributo

La mansarda realizzata soffre di inquinamento acustico.

L’argomento acustico risulta essere molto ampio, articolerò la discussione in 3 fasi.

La prima riflessione è di orgine generale: il legno “canta”!

Questo materiale ha ottime proprietà acustiche: con il legno i mastri liutai rinascimentali progettavano, realizzavano o ristrutturavano strumenti a corda o ad arco capaci di effondere musicalità e sinfonie. Il legno canta!

L’isolamento dei rumori aerei avviene invece attraverso la schermatura di elementi con elevate proprietà massive: le partizioni devono essere rigide, pesanti. Il legno invece è flessibile, leggero.

Le coperture in legno quindi, pur offrendo indubbi vantaggi di natura statica ed energetica, devono essere oggetto di uno studio approfondito in sede di progettazione acustica. Senza un’analisi dedicata risulta piuttosto difficile garantire gli standard di isolamento e comfort prescritti dalla normativa vigente.

La seconda è di natura analitica.

Uno dei descrittori che esprime la prestazione acustica di una parete, di un solaio o della copertura si chiama indice del potere fonoisolante apparente (R’w). Questo è un parametro che, secondo la normativa vigente, deve essere valutato in opera. In altre parole, per sapere in modo definitivo quanto isola una parete e/o una copertura, occorre approntare una campagna di misurazioni strumentali che definisca in modo univoco questi parametri.

Tuttavia esistono degli algoritmi di calcolo che permettono la valutazione preventiva in sede progettuale delle prestazioni acustiche passive dell’involucro di un edificio.

Analizzando le stratigrafie descritte, si può stimare che il valore indicativo di R’w del pacchetto di copertura valga circa 36 dB; ben più performante è invece la parere verticale, per cui Rw vale circa 55 dB.

Ipotizziamo ora che in prossimità della mansarda venga generato un rumore di circa 70 dB: attraversando il tetto vengono “persi” circa 36 dB e all’interno dell’abitaizone quindi vengono percepiti 34 dB: l’immagine che segue mostra la scala del rumore dove sono rappresentati i livelli tipici di rumore per diverse sorgenti e ambienti ed espressi in decibel (dB).

Infiltrazioni di rumori nella mansarda con tetto in legno di Pietro - contributo-01

La terza riflessione riguarda la fase realizzativa di cantiere.

Come è stato studiato e risolto il nodo parete/copertura? Lo spazio tra un travetto e l’altro, come è stato riempito? È stato riempito? O è stato solo “coperto” dal paramento interno della parete perimetrale?

Se così fosse, ci sarebbe una fascia, lungo tutto il perimetro della mansarda, alta circa 40 cm, che avrebbe prestazioni acustiche assai scadenti, cioè quelle offerte dal solo laterizio da 8cm (il potere fonoisolante di una parete sì fatta vale circa 30 dB e il contributo degli strati di isolamento è sostanzialmente nullo): l’immagine che segue mostra, pur in manierra schematica, tale lacuna.

Infiltrazioni di rumori nella mansarda con tetto in legno di Pietro - contributo-02

Quando viene percepito un discomfort acustico, risulta spesso complesso ed economicamente molto dispendioso risanarne le criticità.

Un’attenta valutazione in fase progettuale e le conseguenti scelte realizzative possono invece rendere l’abitazione silenziosa e acusticamente confortevole.

Il nodo parete-copertura potrebbe essere validamente risolto utilizzando una banchina in legno a cui si collegano in spessore i travetti di copertura mediante innesti a coda di rondine.

L’utilizzo dei passafuori rende poi realizzabile l’eventuale sporto di gronda. In questo modo non si viene a creare lo spazio cavo tra i travetti che fa da ponte acustico: l’immagine che segue mostra graficamente la soluzione appena descritta.

Infiltrazioni di rumori nella mansarda con tetto in legno di Pietro - contributo-03Altri aspetti acusticamente significativi:

come sono stati installati i serramenti a parete e/o in falda? Sono stati nastrati? Si sa: se l’involucro è permeabile all’aria, è permeabile anche al rumore.

Esiste un cavedio impianti opportunamente isolato, oppure ogni tubazione attraversa le partizioni in modo disorganico, creando una ennupla di probabili ponti acustici (l’aspiratore della cucina, sfiati dei bagni, impianto TV…)?

Quali sono, dove sono posizionate e che caratteristiche hanno le sorgenti di rumore esterne (strada, caldaia…)? Le fonti dei rumori sono state considerate nella progettazione acustica dell’intervento?



ing francesco fia

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articolo ideato, scritto e diretto da Francesco Fia e Federico Sampaoli, impegnati a favore delle persone, del comfort e dell’open information. Francesco, ingegnere e progettista acustico collaboratore dello Studio di progettazione degli impianti PH Studio.  Federico titolare dello Studio di consulenza tecnica per una migliore efficienza energetica e caporedattore di espertocasaclima.com – blog di formazione e comunicazione online dal 2009. 

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Infiltrazioni di rumori nella mansarda con tetto in legno di Giulio

Scrive Giulio:

Ho una questione non simpatica da esporre e che spero non renda vano l’investimento fatto e le scelte tecniche prese per la realizzazione del sopralzo ed in particolare della copertura. Il problema che è apparso dopo aver finito tutto, ultimo intervento sono state le finestre, manca solo di arredare e colorare:

La mansarda realizzata soffre di inquinamento acustico.

 Succede che i rumori entrano con estrema facilità, per esempio in confronto al piano inferiore dove tutto tace o quasi, se il vicino accende la pompa di calore, che dista circa 6metri, il rumore si sente, se l’altro vicino accende la caldaia esterna (circa da una distanza di 4 metri) si sente su quel lato della casa.   Quando tutto tace si sente sempre un rumore di sottofondo, credo delle auto in lontananza.  Se passa un’auto sulla strada che dista 35 metri, la si sente molto bene.

 Tutti questi rumori non si sentono, o si sentono minimamente, al piano inferiore sui medesimi lati.  Questi rumori sono sempre più forti più ci si avvicina ai lati bassi delle stanze. Mi sembra proprio che il rumore entri dal legno del tetto, travi o perlinato.

Aggiungo che, mentre il condizionatore del vicino si sentiva anche in precedenza, il rumore di fondo è apparso solo dopo l’installazione delle finestre verticali con vetro 33.1/20 gas argon/33.1 (le Velux erano già installate). Provvisoriamente le finestre erano state sigillate e nastrate con del polistirene da 5cm. All’atto del montaggio, tra tealio finestra (in PVC) e muro vi era meno di 5mm, chiuso con del silicone).

La stratigrafia parete della mansarda, con i fori finestra, è10cm cappotto in eps + 25cm poroton riempito con perlite sopra e sotto corea + 6cm di lana di roccia + 1cm aria + 8cm forato + 2cm intonaco ciclo calceclima ambiente.

Non ci dormo la notte. L’unica speranza è che la causa sia la casa vuota, ma anche sotto è vuota, ed è silenziosa. Oppure che il ponteggio ancora presente in 3 lati  peggiori l’acustica, anche se la parte dove si trovano i passafuori non c’è nessun ponteggio.

 Ho chiesto ai miei tecnici, e mi hanno detto che è la prima volta che un tetto in legno ha questi problemi…

Il tetto l’hai fatto in parte tu, quindi sai bene come sia stato fatto.

***

 Ho fatto consulenza per questa copertura, 2 aspetti erano da correggere urgentemente:

  • nel computo era indicata una barriera al vapore sul lato caldo che non solo avrebbe trasformato il pacchetto tetto in un pacchetto tetto non traspirante, con i relativi rischi, ma non garantiva la tenuta all’aria dell’involucro riscaldato (la mansarda)
  • la coibentazione non era definita nella qualità del materiale e sicuramente insufficiente a garantire una protezione dal veloce surriscaldamento

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Ho proposto

  • una soluzione per ottenere la tenuta all’aria con la posa di un telo freno al vapore a diffusione igrovariabile con funzione di barriera all’aria (le infiltrazioni d’aria in una copertura in legno sono la prima causa di condense interstiziali e ammaloramento delle parti lignee): il telo posato sulle perline sotto l’isolante, ora rigira verso il basso ed è sigillato alla muratura creando una continuità della linea di tenuta all’aria
  • una stratigrafia con pannelli in fibra di legno con calore specifico di ben 2400 J/kgK per offrire la massima protezione dal caldo estivo e uno spessore migliorato dall’originario 8+8cm a 10+10+2cm capaci di offrire almeno 14ore di sfasamento anzichè meno di 8

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fasi esecutive per ottenere la tenuta all’aria sulla linea di gronda:

  • parete in Poroton P800 e getto della corea con casseri in Celenit (fissato con ancore in plastica o spirali metalliche)
  • nastratura del manto sullo spessore interno del cordolo e risvolto volante verso l’esterno (utile anche per proteggere la muratura verticale dalle intemperie durante i lavori)
  • chiusura orizzontale/inclinata del pacchetto verticale con Celenit da rasare e lisciare
  • posa del tavolato sulle travi (tra la perlina e il Celenit lisciato posare un nastro autoespandente BG1)
  • risvoltare il manto sul tavolato per realizzare il pacchetto tetto

Per esperienza personale, dopo un intervento di coibentazione generale (non ho una casa con tetto in legno) la percezione dei rumori post intervento è radicalmente diversa: sono il tipo di rumori a cambiare. Dedicherò un nuovo articolo per descrivere queste sensazioni. Molti lettori che hanno fatto interventi in case già precedentemente abitate potranno riconoscersi.

Un tecnico del suono da me interpellato lo chiama “effetto Venezia”: cos’è che è cambiato? sono cambiate le frequenze: in parole povere, alcuni rumori non si sentono più e altri invece, che prima erano confusi nel rumore di fondo, emergono e si fanno notare. A Venezia è assente l’enorme rumore di fondo del traffico su gomma ed emergono i trolley, le voci, le stoviglie, le scarpe e i tacchi – sentite il rumore delle scarpe voi in una città normale?

Ma torniamo al tema principale, la mansarda di Pietro non è esente da infiltrazione di rumori esterni. Ora tutti sappiamo che uno strumento musicale è solitamente in legno, e non perchè il tuo vicino di casa possa bruciarlo facilmente dopo avervi sentito suonare! Ma prima di prendercela con la struttura portante è opportuno verificare che non ci siano buchi in casa, quali potrebbero essere?

  • il canale passante dell’aspiratore in cucina
  • il canale di sfiato dei bagni
  • il canale dell’impianto antenna
  • il telaio fisso dei due Velux
  • il telaio fisso dei serramenti che chiudono le pareti

Un test di tenuta all’aria potrebbe dare una verifica di tutti questi punti critici.

Sono anch’io infastidito facilmente dai rumori, il computer che ho davanti mi irrita, come il frigo o la testina del collettore del riscaldamento a pavimento – il bilancio dell’effetto Venezia dopo l’intervento di casa mia non l’ho ancora fatto. Potrebbe essere positivo, pur ammettendo che il fruscio rilasciato dai veicoli che corrono in strada mi appare enorme (un torrente) – i motori invece sembrano zittiti. Ne riparleremo.

Qualunque commento competente è gradito.

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Il tetto senza tenuta all’aria di Francesco

Il lettore scrive:

Buongiorno, ho letto l’ articolo Il tetto senza tenuta all’aria e provo a sottoporre il mio problema sperando che possa darmi qualche consiglio.

Le foto allegate mostrano il problema che ha la mia villetta a schiera costruita nel 2009 ed acquistata nel 2011: a monte di una finestra Velux (unica discontinuità del tetto ventilato) si verificano importanti infiltrazioni di acqua, anche in assenza di pioggia (ma ad esempio in presenza di prolungati periodi di nebbia). Tali infiltrazioni sembrano aumentare nelle mattine fredde. Non saprei dire se aumentano con la pioggia, ma di sicuro ci sono solo d’inverno.

Le foto sono, una dell’interno (ben visibili le infiltrazioni)

tetto-senza-tenuta-aria-francesco-02

e due del tetto, subito sopra l’infiltrazione (foto fatte sporgendomi dal Velux).

tetto-senza-tenuta-aria-francesco-01 tetto-senza-tenuta-aria-francesco-03 Le domande sono :

  • – pensa possa trattarsi di condensa?
  • – dato che lunedì verrà il lattorniere inviato dal costruttore, che tipo di intervento pensa che dovrei “pretendere” o comunque richiedere?

Grazie mille della disponibilità.

Francesco

Rispondo al lettore con questo nuovo articolo in modo che anche altri lettori con lo stesso problema possano riuscire a chiarire la situazione e chiedere un intervento risolutivo.

Anch’io penso che la pioggia non abbia nulla a che fare con il problema del gocciolio vicino al Velux, e poi si manifesterebbe grandiosamente durante un temporale estivo, cosa che non avviene.

Proprio il verificarsi del gocciolio in giornate fredde e grigie specialmente nelle prime ore del giorno indica che l’infiltrazione non è altro che vapore interno che uscendo negli strati più freddi condensa: più è freddo all’esterno e più l’aria calda interna che trova una fessura non sigillata si trasforma in acqua.

Quando il lattoniere sollecitato dal costruttore andrà a verificare il suo lavoro non troverà alcun difetto di esecuzione perchè il vero difetto probabilmente è nascosto dalle opere di lattoneria: con tutta probabilità l’errore è stato fatto nel momento della posa del Velux, e non tanto durante la posa del serramento stesso, quanto nel momento in cui è stato fissato “il torrino” cioè la cassa morta o falso telaio del Velux.

L’errore si troverà di fatto esattamente sopra allo strato di perline o assito in abete dove il freno al vapore posato sul lato caldo della coibentazione di copertura doveva essere sigillato con opportune nastrature al perimetro del “collare” del Velux: proprio da questa zona non sigillata il vapore dell’ambiente riscaldato cerca e riesce ad uscire all’esterno incontrando superfici molto fredde e condensando.

Con tutta probabilità il problema è questo: in zona Velux il freno al vapore posato prima dell’isolante non è nastrato – il vapore passa all’esterno e condensa.

Quel bagnato che si vede sotto le tegole è certamente la conseguenza di questa condensa, ma dalle immagini non riesco bene a vedere il telo traspirante e impermeabile che sta sotto lo strato di ventilazione sottotegola; probabilmente è quello grigio bagnato negli ultimi centimetri verso la pendenza.

Spero che non si tratti di una guaina bituminosa anzichè di un telo traspirante: questa impedirebbe la traspirazione e dunque la fuoriuscita del vapore attraverso lo strato di ventilazione. La condensa sul lato inferiore della guaina (barriera al vapore) si raccoglierebbe verso la pendenza a fuoriuscire alla prima possibilità.

Il sopralluogo da parte del lattoniere è l’occasione:

  • per fare più foto possibili di tutto quanto si riuscirà a vedere
  • per fare domande su quanto ci si ricorda del tempo dell’esecuzione del tetto
  • per verificare lo spessore e la qualità della coibentazione
  • per chiarire che tipo di guaina è stata posata sottotegola
  • per fotografare listelli e controlistelli dello strato di ventilazione
  • per sbirciare nella zona del collare del Velux e verificare se sono stati usati dei nastri
  • per chiarire che tipo di freno al vapore è stato posato sul lato caldo del pacchetto tetto

Sarà anche l’occasione per mantenere i nervi saldi, tirare fuori tutta la diplomazia che c’è in noi, essere pazienti (ma anche più preparati sull’argomento) e sperare che anche questa volta sia vero il detto che con la dolcezza si ottiene tutto.

Da parte mia, spero di vedere presto il suo nome tra i sostenitori del blog! Buon sopralluogo


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Primi passi per un buon tetto in legno ventilato

La costruzione in legno si sta ben diffondendo nel settore dell’edilizia in Italia, nel nuovo, nella ricostruzione e nella sopraelevazione dell’esistente (il famoso piano in più). Oggi si è arrivati ad un consumo di oltre di 650.000 m³ di travi lamellari. Naturalmente una bella fetta di queste travi se ne va nei tetti in legno di costruzioni tradizionali.

passi per un buon tetto in legno

Ma se si è decisi per un tetto in legno per una casa in muratura, cosa deve chiedere il committente al suo progettista? Che le vernici del legno siano salubri (o con bassissime emissioni) oppure ci sono aspetti tecnici ancora più urgenti rispetto alla finitura?

La mia esperienza, in ordine di importanza, mi suggerisce di indicare alcuni punti che riguardano proprio il tetto in legno:

  1. assenza di spifferi
  2. corretta scelta delle guaine
  3. materiali e spessori idonei per la protezione dal surriscaldamento
  4. salubrità della finitura interna del legno

Ripensando all’ordine di importanza che ho dato sopra dovrei spostare le voci 2 e 3 ancora nella posizione 1: tutti e tre i punti sono fondamentali: può il committente essere soddisfatto di un tetto senza spifferi con dei teli che non gestiscono correttamente la migrazione del vapore? e potrebbe esserlo con dei teli fantastici e pannelli per coibentazione termoacustica completamente inadeguati e per qualità e per la zona climatica di riferimento?

Analizziamo un po’ più precisamente questi 4 punti, tanti committenti si trovano alle prese con tetti in legno progettati in modi diversi e a prima vista sembrano tutti buoni progetti.

Dov’è che bisogna puntare la lente di ingrandimento per fare le pulci al progetto?

1. Assenza di spifferi:

La copertura deve garantire la tenuta all’aria: l’ambiente interno, riscaldato in periodo invernale, tende a spingere verso l’esterno come una pentola messa sul fuoco a far bollire la pasta, ricordate cosa succede sulla linea del coperchio, quegli sbuffi di vapore succedono anche sul perimetro del vostro tetto in legno poggiante sulle pareti esterne. E proprio per il fatto che il materiale legno sarà in contatto con mattoni o blocchi in laterizio o calcestruzzo (materiali diversi per natura e comportamento) la progettazione del nodo tetto-parete deve essere fatta scrupolosamente. Diceva un tale – non c’è arte e non c’è ingegno che faccia aderir la malta al legno. Si sa che una trave passante nel muro darà presto o tardi problemi di spifferi, e si sa anche che le perline (il tavolato o l’assito come siete abituati a chiamarlo) sembrano aderire bene sulla testa del muro, ma anche l’intonaco nulla può per garantire la tenuta tra perline e parete.

Solo questi due dettagli sono sufficienti a rovinare tutta l’opera della copertura e sono difficilmente risolvibili in un secondo tempo, di solito un paio di inverni, quando ormai i passaggi d’aria hanno portato a condense, e quindi all’insorgere delle muffe, e poi al deterioramento del legno.

Dunque evitiamo di accettare un disegno di massima o una sezione che non indichi esattamente la soluzione e i materiali idonei a garantire la tenuta all’aria dell’involucro.

2. Corretta scelta delle guaine:

Se avete già letto qualche articolo che tratta la migrazione del vapore attraverso le strutture edili conoscete il meccanismo per cui il vapore tende ad uscire verso l’esterno in periodo di riscaldamento e verso l’ambiente interno in periodo estivo (ora non pensate che d’estate vi troverete la mansarda con la nebbia perché la migrazione del vapore ha cambiato verso! si tratta sempre di pochi grammi di acqua). Già dai tempi dell’ora di geografia ricordate di quanto sono diverse e uniche le regioni italiane. Il clima è stato suddiviso in zone e per semplicità non abbiamo riempito l’alfabeto intero: la zona climatica più calda è la zona climatica A (ah che caldo!) e quella più fredda è la F (freddo!) – quindi le zone sono A B C D E F.

Inutile dire che in ogni microclima di una certa zona e di un certo edificio ci sia un determinato uso del riscaldamento, un periodo di riscaldamento più o meno breve. Pensate che in zona F il periodo di riscaldamento può essere 12 mesi l’anno (vedi figura):

gradi giorno dobbiaco

In condizioni simili il pacchetto tetto sarà quasi perennemente interessato da una migrazione del vapore verso l’esterno! Sarà corretto un buon freno al vapore sul lato caldo e un ottimo telo impermeabilizzante e traspirante sul lato freddo. Ma nei paesi più caldi della Sicilia dove forse l’impianto di riscaldamento viene utilizzato qualche settimana all’anno si possono posare le guaine con le stesse proprietà di resistenza al passaggio del vapore? Assolutamente no.

Nei climi più caldi devo progettare ricordando la grande tendenza del vapore che migra verso l’interno! e non mi devo opporre a questa naturale tendenza altrimenti posso, semplicemente sbagliando telo, provocare una condensa all’interno del pacchetto isolante perché il vapore non è aiutato a sfogare in ambiente asciugando completamente il coibente.

Meglio fare grande attenzione ai valori Sd indicati sulle schede tecniche dei manti traspiranti.

3. Materiali e spessori idonei per la protezione dal surriscaldamento:

Ho già scritto diversi articoli sul tema, scegliere il materiale migliore per coibentare il tetto e proteggere l’ambiente dal surriscaldamento è non solo un obbligo di legge, è un dovere verso il committente che desidera ottenere un ambiente confortevole anche senza l’uso continuato degli impianti di raffrescamento. La protezione dal caldo è un diritto: fatelo valere!

4. Salubrità della finitura interna del legno:

Non dilunghiamoci nel pessimismo dei veleni nascosti in tutto ciò che ci circonda, e ricordiamo solo che le strutture lignee grezze verranno trattate.

I prodotti impregnanti servono a proteggere il legno da attacchi biologici e a volte a modificarne l’aspetto. Cerchiamo di evitare prodotti contenenti principi attivi tossici (ad es. composti metallorganici). Di solito se la finitura è estetica ma anche preservante è inevitabile che contenga biocidi.

Le superfici in legno interne sono caratterizzate da un’umidità del materiale in equilibrio con ambienti a una temperatura di 20°C e un’umidità relativa dell’aria circostante che non superi il 65% se non per poche settimane all’anno (elementi lignei protetti contro le intemperie o posti all’interno degli edifici in ambienti condizionati).

Le vernici all’acqua presentano emissioni di composti organici volatili (VOC) molto esigue. Ma spesso sono vernici acriliche emulsionate in acqua, quindi sono presenti tutti i componenti tipici delle resine acriliche.

Vernici ed impregnanti di cat. 1/e per finiture interne ed esterne rispettano il valore limite UE della categoria A/e di 130 grammi per litro di VOC (Composti Organici Volatili in italiano). Un’ etichetta di cosa ci vuole avvisare?

1) che ci sono componenti chimici di sintesi :

  • alcuni componenti sono indicati in etichetta
  • altri componenti compariranno scritti nella scheda di sicurezza (se è stata allegata)

2) che produce emissioni di VOC (quindi contiene sicuramente anche solventi)

E’ un prodotto nocivo : « nocivo » tra virgolette perché la normativa lo accetta in tutti i paesi della UE.

Avete mai letto una Scheda di Sicurezza? La SDS deve essere fornita gratuitamente entro la data della prima fornitura della sostanza o della miscela. Può essere fornita su carta o in forma elettronica. In ogni caso è obbligo del fornitore consegnare la SDS al destinatario.

Per il principio della cautela meglio preferire prodotti di origine vegetale, senza elementi di sintesi o elementi pericolosi per l’uomo e l’ambiente, che utilizzano resine vegetali ricavate da piante, veicolate in olio. Prodotti che non contengono pericolosità o emissioni di composti organici volatili (VOC) dannosi per l’uomo e l’ambiente.

            

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Foto posa copertura metallica – Zona Climatica E – GG 2784 – Lavis (TN)

Foto posa copertura metallica – Zona Climatica E – GG 2784 – Lavis (TN):

è un edificio residenziale plurifamiliare costituito da 3 case a schiera in fase di certificazione secondo lo standard Passivhaus.  Struttura portante in pannelli tipo X-Lam di legno certificato Pefc di spessore 96 mm.

Foto posa copertura metallica-11

Progettando una copertura metallica si può optare per un pacchetto di coibentazione  traspirante, o meglio, molto traspirante verso l’esterno, data la zona climatica.

E’ una monofalda curva con massima altezza interna sul lato sud per ottimizzare gli apporti solari nel periodo invernale. Travetti in legno lamellare scaricano l’azione verticale sulle pareti perimetrali in X-Lam e su 3 travi curve intermedie centrali.

Dall’interno verso l’esterno, ecco la stratigrafia di copertura:

  • perline in legno
  • forte freno al vapore (proprietà di trasmissione del vapore con valore Sd = 12)
  • lana di roccia ad alta densità spessore 100 mm
  • Eps con grafite spessore 200 mm
  • tavolato grezzo ligneo
  • debole freno al vapore (proprietà di trasmissione del vapore con valore Sd = 0,02), una membrana sintetica altamente traspirante riflettente a 3 strati in PP alluminizzata in superficie per garantire riflettanza al calore
  • listelli e controlistelli a garantire l’areazione della copertura
  • lamiera grecata metallica.

importanza tenuta all aria-10

Considerate che il legno, il tavolato, è in grado di accumulare in soli 30mm di spessore oltre 2,7 kg di vapore acqueo, è un ottimo volano igrometrico!

Foto posa copertura metallica-03

Foto posa copertura metallica-02

Sul lato freddo del pacchetto isolante, la membrana sintetica altamente traspirante riflettente protegge dal caldo diminuendo alla temperatura del sottotetto di oltre 2°C: il fatto che il pannello isolante riceva meno calore, aumenta la sua capacità termica, che si traduce in un maggior sfasamento dell’onda termica.

La metallizzazione superficiale permette di isolare l’irraggiamento (radiazione infrarossa) e il calore trattenuto è riflesso in 2 direzioni:

  • all’interno dell’abitazione, consentendo di trattenere il calore durante l’inverno
  • all’esterno, proteggendo dalla calura nei mesi estivi.

Foto posa copertura metallica-01 Foto posa copertura metallica-04 Foto posa copertura metallica-05

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I travetti esterni, sugli sporti, detti anche passafuori, sono stati collegati ai travetti interni con viti a doppio filetto appoggiando la struttura direttamente sulla lana di roccia ad alta densità e garantendo in questo modo la continuità del cappotto verticale con quello orizzontale di copertura eliminando il ponte termico nel nodo di testa.

Foto posa copertura metallica-11

I lettori interessati alle costruzioni in x-lam possono leggere altri articoli dedicati a questa tipologia.

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Una casa più ” nature “, meno rischi e più salute

I materiali per edilizia sono migliaia e migliaia, come destreggiarsi nella scelta e come riuscire ad evitare di portare nuovi veleni dentro la nostra casa?

E’ importante la coibentazione ad ogni costo
oppure è più importante la salute ad ogni costo?

materiali sani in edilizia

Coibentare non è sempre sinonimo di avvelenare, come pitturare non è sempre sinonimo di intossicare. Invece di puntare i piedi davanti a qualsiasi materiale oppure chiudere gli occhi e accettare ogni tipo di proposta, anche la più insalubre, cerchiamo di essere più sensibili a questo tema alzando l’asticella delle pretese sul tavolo dei nostri progettisti o al banco del nostro magazzino edile. I materiali buoni ci sono – come ci sono i funghi porcini, nel bosco si trovano anche quelli rossi con i puntini bianchi… – dallo scaffale procuriamoci i materiali più salubri.

Mai sentito parlare della certificazione CasaClima Nature? è una valutazione di sostenibilità degli edifici, perciò non si limita a vietare l’uso di alcuni prodotti, fa un ragionamento ben più largo, per esempio controlla la distanza della provenienza di alcuni materiali (Materiali in pietra, prodotti entro 200 km di distanza dal cantiere (luogo di scavo delle pietre, lavorazione e fornitura) – Materiali in laterizio, prodotti entro 500 km di distanza dal cantiere (luogo di estrazione dell’argilla, produzione, lavorazione e fornitura) – Materiali in legno con certificato FSC/PEFC o prodotti entro 500 km di distanza dal cantiere (luogo di abbattimento degli alberi, lavorazione e fornitura).

Ecco i materiali non ammessi in tutto l´edificio (incluso finiture interne ed esterne):

  • non è consentito l’utilizzo di prodotti (schiume, isolamenti schiumati) contenenti sostanze (p.e. cloro-fluoro-carburi CFC, idro-bromo-fluoro-carburi HBFC, idro-cloro-fluoro-carburi HCFC, idro-fluoro-carburi HFC) dannosi per lo strato dell’ozono. Le sostanze sono definite nei gruppi I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII e “Nuove Sostanze”; comunicazione della Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee C224/3 del 05.08.2000, allegato 1.
  • non è consentito l’utilizzo di prodotti che contengono esafluoruro di zolfo (SF6).
  • non è consentito l’utilizzo di legno tropicale.

Una misurazione finale negli ambienti interni, qualora il committente soffrisse di qualche patologia, sarebbe costosa e tardiva.

I materiali da mettere sotto la lente d’ingrandimento sono:

  • quelli a base di legno incollato: valore massimo di emissione di formaldeide [50-00-0] HCHO: 0,05 ppm (0,062 mg/m³),
  • pannelli grezzi o rivestiti,
  • compensati,
  • travi,
  • pannelli di rivestimento,
  • pavimenti
  • vernici,
  • pitture,
  • impregnanti,
  • lacche, primer, ecc.

Quando si scelgono prodotti liquidi da applicare alle superfici interne controlliamo sempre:

  • il contenuto massimo di VOC (si può utilizzare la tabella della Direttiva Tecnica CasaClima Nature):

limiti di contenuto massimo di VOC per prodotti liquidi

( BA significa che la viscosità è regolata mediante l’uso di acqua, mentre BS significa che la viscosità è regolata attraverso l’utilizzo di solventi organici.)

  • la presenza delle frasi di rischio (si può utilizzare la tabella della Direttiva Tecnica CasaClima Nature):

Frasi di rischio

  •  la presenza di metalli pesanti (si può utilizzare la tabella della Direttiva Tecnica CasaClima Nature):

metalli pesanti

  • il contenuto totale di formaldeide libera [50-00-0] che non deve superare i 10 ppm.
  • la presenza di composti organici (si può utilizzare la tabella della Direttiva Tecnica CasaClima Nature):

Composti organici

Per informarsi meglio, l’unica via è l’analisi delle schede tecniche, delle schede di sicurezza e/o certificazioni con indicazione dei dati di emissione (il certificato deve avere almeno 3 anni).

Avete il sospetto che in casa ci sia formaldeide? Potete togliervi il dubbio senza chiamare un tecnico facendo da soli il test formaldeide:

vale sempre il motto:

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Il tetto e la guaina ardesiata

Nel 90% dei committenti l’idea di rinunciare ad una buona guaina ardesiata in copertura equivale ad un grosso rischio di infiltrazione futura. Quasi tutti sono convinti che o si posa la guaina, e allora si può dormire sonni tranquilli, o si rischia un tetto che non è un tetto.

Ma se stiamo sognando un tetto migliore, se stiamo intervenendo per posare dei materiali migliori di ieri perchè vogliamo a tutti i costi pagare un costruttore che salga sul tetto a posarci la buona vecchia guaina ardesiata? Un materiale del genere rappresenta una barriera al vapore e una barriera al vapore è sempre un rischio in una stratigrafia.

Se possiamo cambiare alcune voci del computo metrico che ci hanno presentato in occasione dei lavori di rifacimento tetto facciamolo! e facciamolo al meglio! Che si tratti di un tetto in legno o di una copertura in laterocemento, ma a maggior ragione se si tratta di un tetto in legno perchè il materiale deve essere opportunamente salvaguardato, lasciamo che la normale migrazione del vapore possa funzionare senza barriere.

Di cosa abbiamo bisogno per evitare di utilizzare una guaina ardesiata?

  1. dobbiamo decidere le caratteristiche di un materiale alternativo.
  2. dobbiamo trovarlo e controllarne le caratteristiche nella scheda tecnica.
  3. dobbiamo riscrivere il computo metrico
  4. dobbiamo essere attenti che non venga posato come se fosse un altro materiale analogo, quindi va letta la scheda di posa

membrana traspirante

Il grande servizio di una guaina ardesiata, oppure di una membrana bituminosa (la prima di solito armata con tessuto non tessuto di poliestere autoprotetto con scaglie di ardesia colorata – la seconda realizzata da uno speciale compound elastomerico) è l’impermeabilizzazione, ma sono un’ assoluta barriera al vapore.

Di solito sono chiamato a proporre una stratigrafia dove è compresa la coibentazione – progetto il pacchetto di coibentazione – ma capita anche che i lavori si facciano a step successivi:

  • quest’ anno si deve sistemare il tetto che soffre di infiltrazioni
  • un altr’anno decideremo come coibentare e rifinire dall’interno

La guaina non è l’unico materiale – possiamo fare di meglio e soprattutto garantire una certa traspirazione, sì, anche se vogliamo posare i vecchi coppi o le vecchie tegole con la malta o la schiuma. Se il tetto è in legno e stiamo lavorando sulle perline possiamo garantire più durata senza rischi di condensa.

decidere le caratteristiche di un materiale alternativo:

  • deve essere una membrana impermeabile,
  • deve offrire alta traspirazione,
  • deve avere alta grammatura in modo da garantire elevata resistenza meccanica,
  • deve essere stabile all’esposizione ai raggi UV,
  • deve essere resistente alla pioggia battente
  • deve essere pedonabile senza creare rotture o lacerazioni.

Se il telo è anche ruvido è perfetto per impermeabilizzare un tetto a falda in laterocemento non coibentato con posa di coppi o tegole con la malta o la schiuma poliuretanica. La microventilazione assicurerà una buona asciugatura.


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Il tetto in legno di Antonio in Sardegna

Ad Antonio hanno proposto questa stratigrafia per il tetto, abita in Sardegna zona C, gradi giorno 1232, altezza sul livello del mare 225 mt.

stratigrafia per il tetto in Sardegna zona C-05

Deve realizzare una copertura in legno a vista, in quanto la sua casa si sviluppa su un solo piano, il punto più basso del solaio sarà di 2,70 mt ed il punto più alto 3,50 mt. Questa è la stratigrafia che gli hanno consigliato:

stratigrafia per il tetto in Sardegna zona C-01

Già vedendo strati così sottili di coibentazione mi sorge il dubbio dell’effettivo valore di questa copertura.

stratigrafia per il tetto in Sardegna zona C-03

Sì non pioverà dentro, mi aiuterà a contenere le dispersioni termiche invernali, ma d’estate? Come si comporterà una stratigrafia simile in regime estivo?stratigrafia per il tetto in Sardegna zona C-02

Fin da subito ho avuto la sensazione che chi ha progettato questi strati si sia preoccupato solamente di rispettare i limiti di trasmittanza termica U imposti per legge in riferimento alla zona climatica C di appartenenza.

stratigrafia per il tetto in Sardegna zona C-04

Io ripeto sempre che

  • la trasmittanza U è un valore interessante perchè mi posso ben orientare nella progettazione concentrata sul contenere le dispersioni termiche invernali: quello che mancherà ad un edificio con trasmittanza termica media pesata X lo fornirà il mio impianto di riscaldamento, o il mio impianto di VMC se a livello di casa passiva
  • progettare contro il caldo è una cosa ben diversa perchè devo scegliere materiali adatti a questo scopo e consigliare spessori che possano davvero garantire sfasamento e quindi possano davvero contribuire ad evitare il surriscaldamento.

sbagliare la progettazione contro il caldo significa scoprire a posteriori che c’è bisogno di un impianto di raffrescamento.

Ad Antonio hanno proposto questa stratigrafia, o hanno poco materiale in magazzino, o vogliono tenerselo tutto per loro, o vogliono consigliarlo male:

Faccio queste affermazioni, non perchè sono fanatico della coibentazione o perchè voglio straffare: l’architetto dice 10cm. e io che faccio consulenza dico 12cm.,  l’architetto dice 20cm. e io che faccio consulenza dico 22cm. … nooo non è così.

La protezione estiva è un fattore importante, determinante e da prendere sul serio in quasi tutte le zone climatiche d’Italia, ma non perchè ce lo impone il legislatore, perchè ce lo impone il buon senso e potrebbe regalarci la soddisfazione di abitare un edificio senza essere costretti ad installare un impianto di raffrescamento. Vi pare poco?

Cosa dice la legge sul tema Protezione dal caldo – Prestazioni della copertura?

 La normativa prescrive di verificare che in tutte le zone climatiche, ad esclusione della F, il valore della massa superficiale delle pareti opache verticali, orizzontali o inclinate, sia superiore a 230 kg/mq (D.Lgs. 311/2006, Allegato I, comma 9, lettera b). La stessa norma prevede, in alternativa, di ottenere gli stessi effetti positivi derivanti dal rispetto del suddetto valore di massa superficiale, mediante «l’utilizzo di tecniche e materiali, anche innovativi, che permettano di contenere le oscillazioni della temperatura degli ambienti in funzione dell’andamento dell’irraggiamento solare. In tal caso deve essere prodotta una adeguata documentazione e certificazione delle tecnologie e dei materiali che ne attesti l’equivalenza con le predette disposizioni» (Ibidem, Allegato I, comma 9, lettera c).

 Il DPR 2/4/2009 n.59 a proposito di protezione estiva parla di

  • Massa superficiale pareti > 230 kg/mq
  • Trasmittanza termica periodica |Yie| U/dyn < 0,12 W/m2K per le pareti
  • Trasmittanza termica periodica |Yie| U/dyn < 0,20 W/m2K per le coperture (assurdo ma è così… i valori dovrebbero essere invertiti imponendo i più bassi per le coperture!!)

il DM 26/6/09 a proposito di protezione estiva parla di

  • Sfasamento > 12 ore

Non diamo i numeri quando progettiamo! leggiamoli e miglioriamoli!


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Il rifacimento del tetto del vecchio condominio

Nelle grandi città non sono rari i condomini fino agli anni ’60 con la copertura originale in legno.

tetto struttura legno condominio anni 60

Tutto lo stabile è protetto da decine di anni da un tetto con struttura in legno dove la protezione dalla pioggia è interamente affidata alle tegole fissate ai listelli: l’acqua scorre sulla copertura fino alla linea di gronda e l’aria è libera di girare un po’ ovunque. Sicuramente queste coperture non offrono nessuna protezione dal caldo e non possono nulla per contenere le dispersioni termiche in inverno – erano però nate per proteggere l’edificio dalla pioggia e non per isolare termicamente il sottotetto o l’abitazione sottostante.

Negli ultimi anni c’è un po’ la corsa ad intervenire su questo tipo di copertura, ma ho la sensazione che l’attenzione alla riprogettazione del tetto di questi edifici sia un po’ grossolana e disattenta.

Leggo spesso nelle proposte e nei capitolati “rifacimento tetto” presentati ai condòmini che la soluzione più o meno standard è:

  • posa di un qualche materiale isolante artificiale all’estradosso del solaio del sottotetto (la superficie calpestabile del sottotetto)
  • nuovo assito o nuove perline sulla struttura originale in legno
  • guaina
  • risistemazione delle tegole

Le prime obiezioni sono:

  • il materiale isolante non viene mai scelto in funzione delle sue proprietà di calore specifico (determinante per migliorare lo sfasamento)
  • lo spessore del materiale isolante viene determinato senza alcun calcolo
  • la migrazione del vapore non viene assolutamente presa in considerazione

Cosa intendo con “in funzione delle sue proprietà di calore specifico”:

  • ogni materiale isolante ha il suo calore specifico – espresso in J/kgK –  e la sua densità che è rappresentata dai kg/metro cubo: queste due grandezze ci indicano immediatamente se il materiale si comporterà bene o si comporterà male in regime estivo (se si comporterà male perchè calore specifico e densità sono scarsi, il nostro investimento sul tetto ci darà delle soddisfazioni in inverno e delle delusioni d’estate). Facciamo un paio di esempi: 
  1. lana di roccia – calore specifico (c) [J/kgK] 840
  2. fibra di legno – calore specifico (c) [J/kgK] 2100

Cosa intendo per “spessore del materiale isolante calcolato”:

  • se evito di calcolare le Proprietà Termiche della stratigrafia completa del tetto non conoscerò mai:
  1. il Fattore di decremento (attenuazione) – che indica come la quantità di calore che attraversa la struttura viene ridotta d’intensità (attenuazione) (meglio < 0,15).
  2. lo Sfasamento – che indica come la quantità di calore che attraversa una struttura viene ridotta d’intensità (attenuazione), e giunge all’interno con un ritardo di alcune ore (sfasamento) (meglio > 12 ore).
  3. la Trasmittanza termica periodica – che indica la capacità di un elemento di sfasare il flusso termico che lo attraversa nelle 24h (meglio < 0,12)(DPR 2.4.2009 n°59 permette in copertura < 0,20 W/mqK)
  4. la Capacità termica periodica del lato interno – che indica la capacità areica interna, la capacità di assorbire calore internamente.
  5. la Trasmittanza, ovvero la capacità di contenere le dispersioni termiche

Cosa intendo con “migrazione del vapore”:

  • se la copertura fino ad oggi permetteva ogni passaggio d’aria attraverso la finitura esterna e la struttura in legno si è mantenuta in salute per decenni cosa succederà nel momento in cui sopra il nuovo assito verrà stesa una guaina con effetto di barriera al vapore? 
  • la naturale migrazione del vapore attraverso le strutture, tendente ad uscire all’esterno durante il periodo di riscaldamento, deve essere tenuta in considerazione: dove passerà? certamente una parte uscirà dai punti di non tenuta all’aria del sottotetto, un’altra parte tenderà a condensare nel momento in cui incontra la freddissima guaina sotto tegola.
  • la scelta di un manto in copertura fa parte della buona progettazione e della salvaguardia della struttura in legno.

Voglio anche ricordare che le Prestazioni della copertura non sono esclusivamente una mia “fissazione” (leggi “passione”):

La normativa prescrive di verificare che in tutte le zone climatiche, ad esclusione della F, il valore della massa superficiale delle parti inclinate, sia superiore a 230 kg/mq (D.Lgs. 311/2006, Allegato I, comma 9, lettera b). La stessa norma prevede, in alternativa, di ottenere gli stessi effetti positivi derivanti dal rispetto del suddetto valore di massa superficiale, mediante «l’utilizzo di tecniche e materiali, anche innovativi, che permettano di contenere le oscillazioni della temperatura degli ambienti in funzione dell’andamento dell’irraggiamento solare. In tal caso deve essere prodotta una adeguata documentazione e certificazione delle tecnologie e dei materiali che ne attesti l’equivalenza con le predette disposizioni» (Ibidem, Allegato I, comma 9, lettera c).

Il DPR 2/4/2009 n.59 a proposito di protezione estiva parla di:

  • Massa superficiale pareti > 230 kg/mq
  • Trasmittanza termica periodica |Yie| U/dyn < 0,20 W/m2K per le coperture (la norma è un po’ troppo permissiva per i miei gusti)

il DM 26/6/09 a proposito di protezione estiva parla di:

  • Sfasamento > 12 ore

Se vuoi informarti e approfondire meglio l’argomento potresti leggere questi testi, quello sull’umidità e tenuta all’aria è veloce e molto chiaro anche se non si è esperti del settore:

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La vite per il tetto in legno

Le coperture in legno si stanno diffondendo molto. Spesso le imprese edili appaltano ad altre aziende specializzate questa voce del capitolato. Così si pensa di essere nelle mani più esperte, e a volte è anche vero – riconosciamolo.

Io non sono certo esperto di tutto, ma mi viene spesso chiesto di approfondire qualche dettaglio. Specialmente quando lo spessore della coibentazione che io ho previsto o suggerito o corretto nel progetto, risulta molto importante.

Ma ci sono viti per spessori oltre i 20 centimetri? Qui si apre il mondo dei sistemi di fissaggio.

tetto in legno listelli vite di fissaggio-01

La vite per il fissaggio del pacchetto isolante nelle coperture in legno gioca un ruolo importante:

tetto in legno listelli vite di fissaggio-01

  • la doppia filettatura permette il bloccaggio della controlistellatura rispetto ai falsi puntoni e risolve il problema dello schiacciamento dovuto al peso del materiale sovrastante ( listellatura, controlistellatura, teli, coppi o tegole, neve).
  • la filettatura sottotesta è un vantaggio anche nel caso di forza in estrazione (l‘azione del vento).

Esiste software specifico per il corretto dimensionamento delle viti in accordo alle normative italiane vigenti.

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Una buona coibentazione del tetto non è LA spesa in più

Non tirate fuori la scusa che il tetto ha prestazioni mediocri per la poca disponibilità economica!

Spesso chi si trova davanti al preventivo per il rifacimento completo o la costruzione del tetto in legno rinuncia allo spessore idoneo della coibentazione per abbassare la spesa.

tetto rifacimento costruzione

Non c’è dubbio che qualche centimetro in meno di coibentazione, specialmente se non si tratta di eps, faccia scendere il prezzo; i pannelli costano, è naturale, però le voci che compongono un tetto sono molte: non facciamoci accecare dal prezzo del pannello.

Aggiungo che, se ho progettato con sapienza la coibentazione del tetto, non sarà ottimo solo d’inverno, in periodo di riscaldamento, ma ci tornerà utile tutto l’anno perchè ci proteggerà dal caldo dell’estate. Materiali che offrono molte ore di sfasamento sono perfetti per evitare il veloce surriscaldamento degli ambienti sottostanti. Pensate alle camere da letto, spesso proprio nel sottotetto, che si surriscaldano facilmente: che comfort possono offrire? Sbagliare la coibentazione sarebbe un peccato!

Allora, quali sono le voci che compongono la spesa di un tetto in legno?

  • la progettazione 🙂
  • la travatura
  • il perlinato (io lo chiamo assito) o le tavelle in cotto
  • l’impregnante e la finitura scelta (*fate attenzione alla salubrità)
  • i tagli per l’assemblaggio
  • la numerazione e la marchiatura
  • lo schema strutturale
  • la sagoma delle teste
  • la minuteria di fissaggio
  • tutta la ferramenta
  • i pannelli termoisolanti
  • i teli (o manti) e le guaine: freni o barriere al vapore, impermeabilizzazioni
  • i nastri, le sigillature e le guarnizioni
  • la listellatura e la controlistellatura se si tratta di un tetto ventilato
  • gli accessori come il colmo ventilato e il parapassero metallici  se si tratta di un tetto ventilato
  • il trasporto e lo scarico di tutto questo materiale (senza il posizionamento)
  • il posizionamento della travatura
  • la posa dell’assito
  • il montaggio del pacchetto scelto
  • i mezzi per le elevazioni
  • l’assistenza muraria
  • il ponteggio di sicurezza

E’ certo che qualche voce l’avrò dimenticata, ma l’elenco serve a far notare che i 6 cm di materiale coibente che vogliamo risparmiare non sono LA spesa dominante. Però quei 6 cm potrebbero inficiare tutto il progetto e la funzionalità del tetto.

pacchetto isolante tetto

Se stiamo riducendo il pacchetto isolante cerchiamo di fare sempre attenzione alle prestazioni e non scendiamo sotto alcuni valori fondamentali:

  • il fattore di decremento, detto sfasamento [ h ] (la quantità di calore giunge all’interno con un ritardo espresso in ore) : meglio se > 12 ore
  • il fattore di decremento (attenuazione) [ Udyn/U ] (la quantità di calore che attraversa una struttura viene ridotta d’intensità (attenuazione)): meglio bassi valori del fattore di decremento (ottimo f < 0,15)
  • la trasmittanza termica periodica [ Udyn ] (la capacità del pacchetto di sfasare il flusso termico nelle 24ore) : meglio se < 0,12 W/mqK
  • la costante di tempo termica (l’inerzia della struttura, l’indifferenza al clima esterno)
 Se avete veramente deciso di risparmiare sullo spessore, fatelo! Ma con gli occhi aperti, con almeno un occhio sui numeri! mai alla cieca!



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Le travi del tetto e il cordolo in cls

Come progettista della coibentazione vengo consultato per una proposta di stratigrafia tetto e mai per la progettazione della struttura lignea.

E’ frequente che la progettazione statica sia già eseguita e non resti che analizzare il pacchetto di coibentazione con le relative soluzioni alle problematiche della traspirazione e della migrazione del vapore attraverso la copertura.

gettare il cordolo annegando le travi in legno

La migrazione del vapore di un pacchetto traspirante impone delle scelte per quanto riguarda i manti e i pannelli isolanti, un’attenzione ormai diffusa. Meno valutato è invece il rischio di compromettere la durata degli elementi lignei portanti del tetto e questo aspetto riguarda proprio il materiale legno che se da un lato è un ottimo materiale da costruzione, dall’altro non ama l’umidità.

Ovviamente il tema esula dal mio compito, nè le mie competenze sarebbero  adeguate, ma ho ben imparato che annegare le travi della copertura nel cordolo perimetrale in calcestruzzo può portare a diversi problemi: il più importante di questi, la difficoltà di garantire la tenuta all’aria, che ci rimanda ai rischi di condense interstiziali.

La testa della trave che si infila nel cordolo del tetto rischia di accumulare umidità, anche perchè in quell’inserimento non c’è areazione e spesso è una zona con temperature più basse rispetto all’elemento edile sottostante.

Se tutto lo studio del tetto ha come scopo una copertura con buone caratteristiche di isolamento termoacustico e durabilità, allora nessun aspetto va trascurato.

Per l’attacco al cordolo meglio pensare a connettori appositi che lavorano a secco, per tenuta meccanica, evitando di gettare il cordolo annegandoci le travi in legno.

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Terminologia da tetto in legno

Spesso mi vengono chiesti consigli riguardanti la copertura, naturalmente per quel che riguarda la coibentazione e non la struttura portante del tetto!

Quando si parla degli strati corretti del pacchetto tetto e soprattutto quando si parla di realizzare una stratigrafia all’intradosso di un tetto e cioè sul lato interno, magari perchè esternamente la copertura è già stata realizzata ma non offre sufficiente isolamento, è utile esprimersi e descrivere lo stato di fatto con termini corretti ed appropriati.

Non è cosa complicata, lasciatevi aiutare dal disegno qui sotto:

terminologia tetto
E’ bene, quando ci si confronta, usare le parole giuste per descrivere il tetto:
  • capriate
  • arcarecci
  • travicelli
  • correntini
tetto travi
Listelli e controlistelli:
Listelli 24x48 controlistelli 30x50
Il dentello di arresto del coppo sui controlistelli:
coppo dentello di arresto

 Se qualche conciatetti, anche non diretto discendente del conciatetti Wat Tyler, volesse ricordare altri particolari importanti, è il benvenuto!

 

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