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Un tetto in legno con materiali sani e alla moda: canapa e argilla

10 risposte

Le mode possono influenzare l’edilizia, la progettazione, e le stratigrafie degli elementi edili? Se portare i pantaloni stracciati a zampa di elefante significa vivere in un clima interno molto confortevole, ben vengano le mode.

isolamento tetto in legno - Un tetto in legno con materiali sani e alla moda: canapa e argilla 1

E questo sarà finalmente l’anno della canapa & dell’argilla?

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Su certi argomenti non ci soffermiamo mai, ma lo sapete che un terzo dell’umanità vive in case in terra cruda? L’Italia non è lo Yemen, lo so anch’io, ma l’argilla era tradizione anche da noi e comunque non sorridiamo della sua salubrità, dei suoi effetti antiallergici, della sua capacità di accumulo termico e di gestire l’umidità degli ambienti. Sul comfort non si scherza, il comfort va progettato.

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Saranno questi due materiali a dettare la moda in futuro?

Io penso che non sia affatto una moda passeggera, i materiali buoni, come la camicia di lino o il cotone, funzioneranno sempre bene e la canapa come isolante è un buon materiale e l’argilla idem (ma non per isolare)!

L’estate è la stagione ideale per mettere in cantiere il progetto tetto definito in ogni dettaglio. Con il caldo non si scherza e una casa che si surriscalda per colpa della copertura è una casa di scarso comfort e di scarso valore: forse con gli stessi soldini è possibile progettare meglio, molto meglio e addirittura alla moda.

Invece che sonnecchiare, mettiamo un po’ di sale sulla coda del nostro progettista: vogliamo un tetto in legno con materiali naturali veramente performante.

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Forse il tetto perfetto non esiste, ma dobbiamo pur prendere le migliori decisioni in base alle nostre conoscenze.

E quali sono le nostre conoscenze nel campo delle coperture in legno?

Il tetto in legno è un tetto leggero. Già questa definizione ci suggerisce un’attenzione da fare! non siamo su una falda in latero cemento con una massa enorme, siamo sopra a delle perline, le stesse che ci portiamo a casa per fare qualche lavoretto, magari più lunghe, magari più spesse, ma sempre abete è.

Una copertura leggera è carente di massa!

C’è poco da fare ed è inutile girarci intorno, la massa è utile. Vogliamo puntare tutto sull’isolamento? sul valore di trasmittanza U? Benissimo, sarà la soluzione perfetta per una casa in montagna o comunque in una zona con clima rigido, la tipica zona climatica F (F come “Fa Freddo“) – ma per il resto dell’Italia?

Non sto sconsigliando il tetto in legno, è che si sta diffondendo indifferentemente nelle regioni del Sud e nelle regioni del Nord come soluzione di copertura, e le estati sono sempre più africane per tutti.

Il tetto in legno può funzionare ovunque ma va ben calcolato, va correttamente progettato nella sua stratigrafia analizzando la Prestazione Energetica Estiva (Metodo dei parametri qualitativi), e sto parlando

  • di spessori e di materiali,
  • non di dettagli costruttivi (quelli vengono dopo e devono venire!).

La copertura in legno in clima caldo mediterraneo dovrà essere un modello più carrozzato. Quindi non accontentiamoci delle configurazioni predefinite dei depliant, soprattutto se siamo caduti nelle mani di un costruttore di case in legno che sarebbe capace di venderci un edificio residenziale a telaio con copertura in legno isolata con fibra di legno flessibile in provincia di Foggia (nel comune di Apricena per la precisione – Gradi Giorno 1401).

argilla & canapa

Se la moda dice canapa, isoliamo con la canapa e se la moda dice argilla & canapa, allora vediamo come mettere insieme questi due materiali.

Parlare di bioedilizia perchè la parola suona bene e rende tutto bio non è far chiarezza, meglio fare nomi e cognomi.

isolamento tetto in legno - Un tetto in legno con materiali sani e alla moda: canapa e argilla 5isolamento tetto in legno - Un tetto in legno con materiali sani e alla moda: canapa e argilla 6

Se vogliamo utilizzare canapa e argilla per la realizzazione di un tetto in legno facendo molta attenzione a non rovinare la salubrità degli ambienti con un trattamento del legno sbagliato, mi trovate d’accordo:

  • l’abete sarà il nostro piano di lavoro, ma le falde in perline da circa 25mm di spessore (quelle che resteranno a vista sul lato interno) saranno anche una superficie importante del nostro ambiente in-door, quindi, evitiamo prodotti della categoria vernici ed impregnanti cat. 1/e  che pur rispettano il valore limite UE della categoria A/e  di 130 grammi per litro di VOC (Composti Organici Volatili) e facciamo richiesta di prodotti di origine vegetale, senza elementi di sintesi o elementi pericolosi per l’uomo e l’ambiente o emissioni di composti organici volatili (VOC)

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  • la canapa servirà come strato di isolamento termico, ha una conduttività in linea con tanti altri pannelli isolanti naturali ma offre un elevatissimo calore specifico (ben 2300 J/kgK), è altamente traspirante, resistente all’umidità e alle muffe, inattaccabile da insetti e roditori (non contiene sostanze proteiche e le sue fibre hanno sapore amaro)

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  • l’argilla ci servirà per carrozzare il tetto! come avevo sottolineato poco fa, una copertura leggera è carente di massa e noi aggiungiamo massa, come vuole la moda: se il nostro tetto non è un bellissimo tetto originale in tavelle di cotto come si faceva un tempo rispettando le tradizioni, possiamo migliorare la stratigrafia con uno strato di tavelle in terra cruda (una miscela di argilla e fibre vegetali) che portano un peso specifico di oltre 1800 kg per metro cubo.

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Per capirci bene, sopra al freno al vapore che solitamente sta tra tavolato e isolante, si costruisce uno strato monolitico in argilla posando tavelle ad incastro a giunti sfalsati fino a coprire completamente le falde e poi si stenderà una boiacca in argilla molto fluida in modo da riempire tutte le fughe.

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Più difficile a scriversi che a farsi. Ma qual’è il pregio di questo strato di massa nel tetto in legno? solo il suo peso? è paragonabile dunque ad una falda in cemento? pesa anche quella…

Il pregio di questo strato in argilla sta nel fatto di avere una massa che grazie alla sua miscela di ingredienti naturali si comporta come

oltre ad essere ecosostenibile, riciclabile, e in Euroclasse A1 come reazione al fuoco.

La vera soluzione all’esigenza di progettare una copertura che garantisca un incredibile valore di capacità termica periodica del lato interno è proprio l’impiego dell’argilla sotto l’isolamento termico:

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Andando a calcolare le proprietà termiche del componente edilizio secondo UNI EN ISO 13786 (il tetto nel nostro caso) si noterà che la capacità areica interna che normalmente vale circa 30 kJ/m2K, con lo strato pesante in argilla schizza a oltre 46 kJ/m2K e questo valore è proprio quello che ci serve per evitare il surriscaldamento estivo causato dagli apporti interni:

  • sempre meglio alti valori di capacità di assorbire calore sul lato interno!

Se questo concetto già approfondito in altri post non vi è ben chiaro, chiedete! E’ un aspetto importante della progettazione.

E tanto isolamento non significa alzare questo valore, ci vuole la massa.

se

Per fare un tavolo ci vuole il legno
Per fare il legno ci vuole l’albero
Per fare l’albero ci vuole il seme
Per fare il seme ci vuole il frutto
Per fare il frutto ci vuole il fiore
Ci vuole un fiore, ci vuole un fiore
Per fare un tavolo ci vuole un fiore

Per fare un tetto ci vuole la massa:

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Naturalmente se isoliamo tanto il tetto, e lo facciamo con pannelli naturali e ad alta densità, otteniamo molte ore di sfasamento e dunque elevata protezione dal caldo esterno e questo è un altro aspetto importante. La capacità areica interna è invece quella capacità della stratigrafia di accumulare energia in eccesso:

  • comoda d’inverno quando vogliamo una buona uniformità delle temperature,
  • comoda d’estate quando siamo noi che all’interno generiamo ulteriore calore (con la nostra presenza, 37°C, ma anche con i nostri elettrodomestici accesi, dal frigo al computer all’illuminazione… i noti apporti interni gratuiti)

Non sono chiacchere, sono numeri.

Basta dare un’occhiata al grafico in basso che ho preparato per capire bene il miglioramento: rappresenta proprio la capacità termica periodica del lato interno (la capacità areica interna) di un tetto in legno con tavolato in abete da 25mm di spessore e 300mm di isolante in canapa, parliamo di kJ/m2K:

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Naturalmente, con spessori di isolante così generosi, il valore di trasmittanza U è inferiore a 0,15 W/m2K: non c’è dubbio sulla perfetta capacità di contenere le dispersioni invernali.

Detto questo non vi annoio con le mie romanzine sull’argilla e i suoi 1000 benefici, nè con le lodi alla canapa, pianta di cui non si butta via niente e fa bene alla terra, perchè se vi interessa l’ argomento potete approfondire leggendo altri miei articoli su questi 2 ottimi materiali per l’edilizia del buon senso.

isolamento tetto in legno - Un tetto in legno con materiali sani e alla moda: canapa e argilla 14Qualche progettista però, potrebbe essere d’accordo con l’idea che la canapa sia un ottimo materiale, ma potrebbe anche domandare perchè non metto sul piatto della bilancia un agguerrito concorrente come un pannello isolante in fibra di legno prestazionale:

  • densità 150 kg/mc
  • conduttività termica 0,042 W/(mK)
  • capacità termica massica  J/kgK 2400
  • resistenza alla compressione 80 kPa

Cosa succederebbe alle prestazioni del tetto in legno paragonando canapa a fibra di legno?

E’ presto detto, ecco i concorrenti:

  1. pannello isolante flessibile in canapa con densità 40kg/mc
  2. pannello isolante in canapa con densità 100kg/mc
  3. pannello isolante in fibra di legno con densità 150 kg/mc

pensiamo alla prestazione estiva:

  1. sfasamento oltre le 9 ore  (fattore di attenuazione, che rappresenta Udyn/U, 0,42)
  2. sfasamento quasi 16 ore  (fattore di attenuazione, che rappresenta Udyn/U, 0,12)
  3. sfasamento oltre le 19 ore  (fattore di attenuazione, che rappresenta Udyn/U, 0,06)

Possiamo affermare che quella capacità termica massica pari a  J/kgK 2400 e quella forte densità, rendono il pannello in fibra di legno imbattibile! Certo manca sempre la massa! infatti è sempre un tetto in legno! una copertura leggera!

Possiamo correggere questa caratteristica con una lastra di fibrogesso interposta? sì possiamo.

E voi? vestirete il vostro tetto di EPS XPS PUR oppure di materiali naturali? Com’è la moda dalle vostre parti? guaina bituminosa a caldo?

il tempo passa… le mode devono cambiare! e per il nostro bene.


federico sampaoli espertocasaclima

copywriter, content creator & web editor – Federico Sampaoli  consulente tecnico per l’isolamento termico dell’involucro edilizio

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10 risposte a “Un tetto in legno con materiali sani e alla moda: canapa e argilla”

  1. @ Christian Brandoni

    leggerò sugli incendi dovuti al fotovoltaico, perché sono informazioni che non ho mai approfondito né sentito.

    circa la stratigrafia del pacchetto tetto per un ottimo comportamento estivo il pannello in fibra di legno si comporta in assoluto meglio di ogni altro materiale per le sue particolarità, densità, conduttività, capacità termica massica.
    dunque non perché sia un materiale isolante naturale, ma perché offre le caratteristiche migliori.
    la lana di roccia è sinonimo di materiale non combustibile ma come isolante in regime estivo è tra i peggiori che si possono scegliere.

    quindi se si vuole avere una tranquillità in più per un tetto in legno con fibra di legno non si deve fare altro che posare un ultimo strato in lana di legno mineralizzata e legata con cemento Portland ottenendo una Reazione al fuoco Euroclasse B-s1, d0

  2. Avatar Christian Brandoni
    Christian Brandoni

    Grazie. In merito al fotovoltaico che non aumenta il rischio non sono d’accordo.
    Impianti di medie dimensioni già da 5-6 kw con molti pannelli in serie lavorano a tensioni molto elevate, anche 700-800v.
    Mi sono informato e gli incendi dovuti al fotovoltaico sono molti di più di quello che si pensa. Se i cavi e i connettori si danneggiano perché magari un topo li rosica, un installatore ha fatto qualche porchetta( e non é raro) si possono verificare archi elettrici che raggiungono temperature molto elevate e essere principio di incendio.
    Inoltre i materiali dei fotovoltaico sono altamente infiammabile se dovesse bruciare qualcosa vicino alimenterebbero facilmente l’incendio.
    In America ad esempio la cosa é normata molto più che da noi e anche gli impianti di pochi kw hanno bisogno per legge di dispositivi di distacco rapido che da noi invece mi sembra siano necessari solo per le imprese.
    Concordo anche io nel usare prodotti naturali, ma penso che l’unica garanzia di averli sia passare l’impregnante personalmente prima del montaggio della ditta, perché altrimenti vai a sapere che ti usano realmente. Questo sempre che non siano già stati trattati comunque dal fornitore…

    Grazie darò un occhiata anche a quell’articolo.

  3. @ Christian Brandoni

    grazie
    se consiglio di prestare molta attenzione al trattamento del legno è per non portarsi veleni in casa senza rendersene conto.
    spesso il trattamento del legno è già eseguito prima della fornitura e nessuno sa cosa sta ricevendo in cantiere 🙁
    sono convinto che il rischio di incendio sia bassissimo.
    un impianto fotovoltaico non aumenta il rischio di incendio.

    il raffrescamento notturno è un dono della natura ma ovviamente circoscritto alle zone non interessate dall’isola di calore, cosiddetta.
    lo sfasamento (calcolato in ore) premia sempre un edificio perché le temperature superficiali interne NON aumentano in modo incontrollato e al massimo rispecchiano le temperature interne ambiente:
    esempio: se in casa raggiungo i 29°C anche le falde avranno quella temperatura, se misurate. Nessun surriscaldamento dovuto alla mala progettazione 😉

    certo che alcune estati presentano settimane torride:
    in quei periodi NON posso sognare che la mia casetta correttamente coibentata si opponga alla legge della natura: alla lunga salirà di temperatura anche lei, come i ghiacciai si sciolgono e l’orsetto polare deve nuotare.

    gestire la temperatura interna, il livello di umidità ecc in estate è un arte che si basa sulla ventilazione intelligente (se tutto da fare in manuale) e quindi basata su ricambi d’aria eseguiti SOLO in base all’umidità assoluta esterna interna.
    leggi anche il mio articolo dedicato a questo argomento: temperatura di rugiada e umidità assoluta.

  4. Avatar Christian Brandoni
    Christian Brandoni

    Buongiorno,
    Complimenti per il blog sto leggendo con estremo interesse i suoi articoli.
    Avrei un paio di domande sui tetti in legno.
    1-Gli impregnanti naturali di cui parla come si comportano in caso di incendio?
    Vorrei fare un impianto fotovoltaico sopra il tetto piuttosto importante e sto curando molto l’aspetto antincendio. Ho visto la fibra di legno comunque ha un ottima risposta alla fiamma, non é che questi impregnanti essendo basati su oli (per lo meno quelli che ho trovato) aumentano di molto il rischio di incendio?

    2-Discorso sfasamento. Abito in zona climatica D con le estati che tendono a essere sempre più afose e con le temperature che diminuiscono di poco la notte, rimanendo spesso sopra i 30 gradi. In questo caso ci sarebbe differenza tra un tetto ad alto sfasamento e uno meno performante non potendo contare in un raffrescamento notturno?
    Su un altro suo articolo ho letto di sfruttare l’effetto camino, ma se fuori é caldo e umido peggioro solo la situazione.
    E’ corretto pensare che se non migliorano le cose lo sfasamento sarebbe efficace solo nelle mezze stagioni?

  5. pensando alle fasi di cantiere bisogna anche capire se l’argilla sarà in pannelli pesanti che vanno poggiati a secco (e quindi nessun danno al legno) oppure con le formelle piccole che allora vogliono una rinzaffata in argilla col pennello: qui mi sembra un rischio elevato di colare troppa acqua sul legno. intendo proprio un rischio di cantiere e non di stratigrafia!

  6. Avatar MARCO TINTI
    MARCO TINTI

    io la metterei anche direttamente a contatto con sopra il freno vapore con tenuta all’aria sopra fatta bene, certo se mettiamo il freno vapore sotto viene un lavoro più pulito dai residui di lavorazione e protezione del tavolato da eventi meteo avversi durante il cantiere, la tenuta all’aria del freno vapore verrebbe ottenuta meglio con il peso delle tavelle sopra
    ci stiamo confrontando ed è interessante questo scambio
    comunque ha colto un aspetto interessante sulla possibilità di avere un tetto in legno con elevata capacità areica interna.

  7. ma le chiedo io questa volta, si spingerebbe a posizionare il freno al vapore sopra lo strato di argilla lasciando tavolato in abete + strato in argilla dentro all’involucro e quindi dentro alla tenuta all’aria?

  8. Sopra il tavolato si pone un freno vapore…non una barriera vapore quindi un certa regolazione viene mantenuta, quanto al pericolo che si danneggi il legno se osserviamo costruzioni in legno e terra cruda in Germania funzionano da secoli, nella zona dove abito vicino a Macerata ci sono case con muri di terra e paglia da 200 e passa anni alle intemperie senza intonaco …e la paglia non marcisce mai, se invece la estraessi e la lasciassi esposta sarebbe molto più vulnerabile ; invece il legno confinato all’interno di materiali non igroregolatori rischia di marcire in breve tempo

  9. esperto lettore! e attento.
    sì sarei anch’io d’accordo con la sua idea di posare il freno al vapore dopo lo strato massivo dell’argilla e prima dell’isolamento termico del tetto in legno (un po’ come faremmo trattandosi di un tetto vecchio con tavelle a vista).
    sarebbe infatti molto bello avere questo strato molto igroscopico e capace di accumulare vapore in eccesso all’interno della tenuta all’aria del volume riscaldato.
    però questa argilla è aderente al legno e dunque potrebbe accumulare diversi grammi di vapore d’acqua nei suoi 2-3 cm di spessore portando con sé il rischio di danneggiare il tavolato o le perline.

  10. Avatar Giuseppe
    Giuseppe

    Buonasera. Complimenti per l’articolo.
    Ho un dubbio sulla stratigrafia di un tetto.
    Nell’articolo viene consigliato di disporre la barriera al vapore sopra al tavolato per poi applicare la terra cruda e quindi l’isolante. Io invece avrei messo la barriera al vapore sopra lo strato di terra cruda, mi sembrava più logico dato che la terra cruda mi consente una regolazione dell’umidità. Non vorrei che la funzione fosse ostacolata dalla barriera al vapore. Non vedo quindi il motivo, e correggetemi dove sbaglio, per cui debba essere posta sopra alla barriera al vapore.
    Cortesemente potreste darmi una motivazione tecnica che mi convinca a disporre la barriera al vapore sotto alla terra cruda? Grazie