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Soluzioni di isolamento per la platea di una Casa Passiva in laterizio

8 risposte

Una casa passiva non permette compromessi, la trasmittanza termica U dei componenti dev’essere molto bassa e l’attenuazione dei ponti termici deve essere molto curata. I ponti termici sono quelle zone dove il flusso di calore cambia e possono disperdere così tanta energia da non permetterci di raggiungere lo standard PassivHaus.

Se non hai voglia di leggere di progettazione e vorresti subito passare al cantiere clicca qui.

isolamento

Parlando di platea, generalmente ci riferiamo a ponti termici costruttivi dove appunto la coibentazione è interrotta, facciamo 2 esempi:

  • il pilastro, se l’isolamento è sopra la platea fredda,
  • la muratura, se l’isolamento è sempre all’estradosso della platea.

Detto ciò, sembra che risolvere l’argomento ponti termici sia possibile solo con la scelta di progettare una casa passiva sopra ad una platea calda, la tipica soluzione che abbiamo importato dai paesi nordici, da più tempo di noi abituati a isolare gli edifici, anche da sotto:

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Al di là delle Alpi è così comune costruire un nuovo edificio sull’isolamento termico che i produttori di materiale isolante propongono diversi accessori insieme ai pannelli e alle sponde in XPS pronte a ricevere il getto armato del nuovo solaio “caldo”.

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Da noi è veramente difficile trovare qualcosa del genere in un magazzino edile, quindi si fa comunque, ma senza quei bellissimi pezzi speciali che rendono il cantiere così pulito e preciso da sembrare un rendering di studio.

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L’isolamento tra terreno e platea permette di tenere tutta la struttura disperdente nell’isolante da fondazione, quindi ad una temperatura molto più alta e con minimi sbalzi termici nell’ordine di qualche grado °C.

E’ senza dubbio la soluzione di isolamento da manuale:

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Dunque? Tutta la progettazione di una casa passiva termina qui? Se il tempo dedicato alla progettazione non è strettissimo si possono fare altre interessanti valutazioni:

solaio verso terreno - Soluzioni di isolamento per la platea di una Casa Passiva in laterizio 6 solaio verso terreno - Soluzioni di isolamento per la platea di una Casa Passiva in laterizio 7 Di conseguenza si dovrà fare un’analisi del flusso termico nei punti più disperdenti:

  • l’angolo che forma il piede della muratura con il pavimento (ovviamente non deve evidenziare una temperatura superficiale a rischio condensa e muffa
  • l’angolo che forma il pilastro con il pavimento.

il piede della muratura (isolato) sulla platea:

questa in rosso è la parete in muratura armata a sostegno della rampa della scala dove il primo corso di blocchi sarà riempito di isolante sfuso a mo’ di taglio termico (esistono anche altre soluzioni):

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il pilastro (isolato) sulla platea:

questo in rosso è uno dei due pilastri in CLS 20×40 dove la zona di attacco alla platea fredda verrà isolata sotto la platea con una piattaforma in XPS annegato nel magrone:

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Calcolare il ponte termico è un momento importante della progettazione perchè ci indica il coefficiente di dispersione termica (parliamo sempre di Watt/mK).

Anche se il valore  psi deve mirare ad essere < 0,01 W/mK non c’è alcun limite al valore psi sopra al quale l’ edificio non può più essere certificato come casa passiva. Questo valore psi viene incluso nel calcolo delle perdite di calore di trasmissione nell’edificio e ha quindi un impatto sul bilancio energetico – parliamo sempre di perdite di calore. Nota:

  • se il coefficiente dovesse essere addirittura negativo possiamo vantarci di aver ottenuto un piccolo credito nel bilancio energetico, un premio per la buona progettazione ancora prima di vedere l’edificio. Tutto conta molto quando si progetta per raggiungere lo standard casa passiva, come progettando un’auto da corsa ogni kg in più o in meno è determinante.

Nei 2 particolari sopra descritti (nodo platea – muratura / pilastro) si può notare che

  • entrambi i valori psi, se pure alti, garantiscono in quei punti temperature superficiali più che sicure contro il rischio di condensa.

Infatti si deve calcolare una temperatura superficiale interna minima per ogni connessione e i risultati sono dati come fattore fRsi che si usa proprio per determinare il rischio di condensa e crescita di muffe per ogni zona climatica:

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Chiamiamolo criterio di igiene questo fattore fRsi minimo da rispettare e ricordiamo che l’Italia è interessata da 3 zone climatiche dominanti, quindi fRsi > 0,55 0,65 0,75.

Ma allora perchè questa decisione esecutiva come isolamento?

Dietro a questa scelta c’è una valutazione costo benefici approfondita che si può sintetizzare in 2 righe:

  1. influenza sul fabbisogno totale di riscaldamento della casa passiva + 0,04 kWh/m2a
  2. risparmio sui costi di costruzione – 5.600 €

Normalmente la dispersione del ponte termico va a sommarsi a tutte le altre dispersioni, ma è possibile analizzarla precisamente e limitatamente al ponte termico e si può anche valutarne precisamente la dispersione in kWh/mq anno se conosciamo la sua posizione climatica e la superficie dell’edificio.

Se per ogni misura mettiamo in pratica la migliore efficienza possibile, l’edificio raggiungerà facilmente lo standard PassivHaus

ma ora passiamo dalla progettazione dell’isolamento al cantiere:

indossate scarpe adatte e seguitemi – vedremo cosa c’è sotto a questo edificio appena terminato! immaginiamo di sollevarlo con due dita per scoprire tutti i particolari esecutivi:

e andiamo indietro nel tempo di 9 settimane:

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saltano all’occhio i 2 basamenti isolanti in XPS per fondazione in corrispondenza dei 2 unici pilastri dell’edificio:

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che poi sono a filo del magrone di fondazione:

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per ottenere un taglio termico al piede della muratura in laterizio invece è stato previsto il riempimento con perlite:

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i granuli di perlite, pur non avendo una conducibilità termica spinta come l’ XPS, garantiscono comunque un lambda di 0,051W/mK come vorrebbe dirci il sacco utilizzato (una piccola nota per il produttore: la k (iniziale del famoso Lord Kelvin) è stampata con la kappa minuscola):

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il primo corso di blocchi in laterizio farciti di isolante sfuso in granuli:

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il primo corso già pronto e armato:

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gli impianti sono previsti sopra lo strato orizzontale dell’isolamento termico:

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quindi le linee impiantistiche sono in un ambiente senza sbalzi di temperatura, resta l’importanza delle sigillature:

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e della doppia impermeabilizzazione:

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la tenuta all’aria non solo deve essere progettata, ma deve anche potersi realizzare in cantiere prevedendo sempre una certa distanza tra i passaggi a permettere la buona esecuzione:

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la continua attenzione per la tenuta all’aria dei punti deboli permetterà di affrontare il Blower door test con molta tranquillità:

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le stesse attenzioni vanno messe nell’impianto elettrico:

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e nel nodo pavimento-parete:

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Si può concludere che una Casa Passiva sia certamente caratterizzata dall’iperisolamento, ma la coibentazione da sola, senza la cura di ogni dettaglio esecutivo, non potrà mai garantire il raggiungimento dello standard casa passiva, che, attenzione, non è un edificio cosiddetto ad energia zero: una casa Zero Energy potrebbe installare tanto fotovoltaico quanta energia gli serve…

Una PassivHaus, in questo caso in muratura tradizionale, (la migliore soluzione in clima mediterraneo proprio perchè garantisce un’enorme massa dentro all’involucro iperisolato), nasce dalla attenta progettazione e dalla qualità di esecuzione:

  • ecco perchè l’impresa di costruzioni deve essere preparata a questo tipo di esecuzione e deve avere maestranze che conoscano perfettamente il senso progettuale di ogni dettaglio.

Ringrazio per il permesso di pubblicare queste foto di cantiere MAC Costruzioni Generali che è un’impresa edile che si è specializzata nella progettazione, costruzione e ristrutturazione di edifici secondo i più elevati standard energetici come Passivhaus e CasaClima.


 


federico sampaoli espertocasaclima

copywriter, content creator & web editor – Federico Sampaoli  consulente tecnico per l’isolamento termico dell’involucro edilizio

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8 risposte a “Soluzioni di isolamento per la platea di una Casa Passiva in laterizio”

  1. @ Maria

    del gas Radon non c’è mai certezza, anche nella stessa mappa.
    se progettiamo l’isolamento con argilla sfusa invece che xps, certamente il gas non entrerà mai nel fabbricato perchè sfoga subito perimetralmente.
    tornando all’isolamento in XPS possiamo pulirci la coscienza nella stratigrafia del pavimento dove, volendo posso sostituire il primo foglio in PE con doppio foglio in PE oppure prendere un rotolo proprio contro il gas Radon e sigillando maniacalmente.

  2. Grazie davvero per la pronta risposta. Capito bene cosa fare. Ultima domanda se posso. Su platea c’è chi consiglia di posare le cupole di areazione per pericolo gas radon. Sono davvero necessarie su platea? E soprattutto con terreno argilloso? O è sufficiente isolare bene la platea come lei ha consigliato, per evitare l’ingresso del gas? Grazie mille, le sue risposte sono molto preziose. Buona giornata.

  3. @ maria

    impermeabilizzare il perimetro è un po’ inutile, ma è pratica diffusa.
    se mi ha descritto una platea da dove parte la struttura in elevazione in ca anch’io opterei per un isolamento all’intradosso e naturalmente rivestirei verticalmente lo spessore della platea.
    da noi non è tradizione, ma anche il perimetro si potrebbe isolare prima del getto a mo’ di cassero.
    poi non so se i tamponamenti saranno a filo platea-pilastri-travi o aggettanti…
    circa il terreno argilloso, le migliori soddisfazioni le ho avute progettando un drenaggio perimetrale che offre molte più garanzie di una impermeabilizzazione di cui non ci si può fidare.
    se lo spessore della platea verrà isolato dopo il getto nessuno le vieta di posare l’isolante incollandolo con bitume ossidato

  4. Buongiorno, siamo uno studio di progettazione e ci stiamo approcciando a realizzare un edificio unifamilare su platea. Il terreno è argilloso. Quello che più desidero è evitare umidità di risalita e fenomeni di condensa. Essendo che si tratta di una struttura in c.a., l’ xps si può pensare di annegarlo anche lungo il perimetro, in corrispondenza dei pilastri esterni, o conviene porre uno intero strato di xps al di sotto del magrone, sopra la ghiaia? Se non si dovesse optare per l’xps, una barriera impermeabilizzante perimetrale e alla base delle fondazioni (sopra il magrone) eviterebbe i fenomeni da scongiurare, o non è sufficiente? C’è chi suggerisce che basta una barriera a vapore lungo il perimetro. Ma io ho forti dubbi. Grazie mille

  5. Avatar Davide Reggiani
    Davide Reggiani

    @ federico

    Corretto.
    I blocchi del primo corso sono riempiti con Perlite in tutti i fori dove non passano le armature, riempiti invece con malta strutturale M10.
    Nei corsi successivi tutti i fori sono lasciati vuoti, tranne quelli dove passano le armature, per creare la continuità dei “pilastrini”.
    Poichè la casa è stata certificata con il protocollo Passivhaus il nodo costruttivo dell’attacco a terra, così come sopra descritto, è stato calcolato agli elementi finiti, per verificare che fosse rispondente ai requisiti tecnici richiesti dal protocollo.

    Il valore Psi risultante dal calcolo FEM (0,012 W/mK), che quantifica l’incidenza del Ponte Termico lineare, è stato quindi inserito nel calcolo energetico globale dell’edificio, ai fini della certificazione Passivhaus.
    In tale calcolo è stato inserito il valore di trasmittanza termica equivalente (sia in direzione verticale che orizzontale) del primo corso di muratura riempito di perlite e con la presenza dei pilastrini armati, così come effettivamente realizzato.

  6. Avatar federico
    federico

    Buongiorno, grazie per la risposta, il mio dubbio era se tutto il primo corso fosse riempito con perlite (anche nei blocchi dove passa l’armatura) mentre i successivi corsi di blocchi armati fossere riempiti con malta strutturale.
    Da quello che posso intuire i vuoti del primo corso sono riempiti di perlite solo nei blocchi dove non passa il ferro d’armatura. I “pilastrini” armati vengono riempito completamente con malta strutturale termoisolante.
    Buona giornata
    Federico

  7. Avatar Davide Reggiani
    Davide Reggiani

    @ federico

    non so se ho capito bene la domanda ma provo a rispondere.
    La muratura armata è realizzata in gran parte come una muratura portante tradizionale, quindi i blocchi sono cavi (foratura <45% come da definizione di blocco per muratura portante) e sovrapposti in corsi successivi, legati con malta strutturale M10.
    I blocchi da muratura armata, diversamente da quelli standard, hanno però un foro centrale più grande (circa 10x10cm) predisposto per essere armato con una barra filettata verticale e successivamente riempito con malta M10, in modo da formare una sorta di pilastrino che irrobustisce la muratura stessa. Quanti e quali di questi "pilastrini" formare nella muratura viene deciso dal calcolo strutturale. Per edifici di modeste dimensioni di solito si forma un pilastrino ogni 3m di muratura e comunque sempre in corrispondenza degli angoli e delle aperture (porte e finestre). Lascio un link dove è ben illustrato graficamente quanto ho descitto https://www.gattelli.it/public/img/Depliant%20PMA%20Gattelli%20Spa.pdf (si tratta dei blocchi effettivamente usati nel progetto illustrato nell'articolo).

  8. Avatar federico
    federico

    Buongiorno,
    la restante parte di laterizio armato dopo il primo corso con perlite viene riempito di calcestruzzo fino al cordolo del primo solaio o rimane libero e poi ancorato all’armatura del solaio stesso?
    Ringrazio anticipatamente
    Federico