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Gli impianti di casa mia danno i numeri

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Nel precedente articolo “Gli edifici di nuova costruzione dovrebbero garantire i numeri che promettono” ponevo delle domande: il nuovo proprietario di casa sa gestire una casa ad alta efficienza? ne ha il controllo? le sue abitudini portano un miglioramento o un peggioramento energetico? è informato sull’aspetto edificio / impianto? e sul livello di efficienza del proprio impianto?

Monitorare i propri consumi è la chiave di tutto.

Vi riporto un po’ di dati, riferiti ad una casa modello:

  • Casa/Appartamento: superficie utile 100 mq
  • Localit : Mantova
  • Tenuta all’aria: n.50 < 0.6
  • Edificio basso consumo 30 kWh/mqa (Fabbisogno termico invernale)
  • Edificio basso consumo 30 kWh/mqa (Fabbisogno termico estivo)
  • Acqua calda sanitaria ACS: 25 kWh/mqa
  • Perdite impianto riscaldamento + raffrescamento + ACS : 15 kWh/mqa
  • Fotovoltaico: Potenza installata 3.0 kW – Produzione annua 3000 kWh/anno
  • Illuminazione: Led e apparecchiature domestiche in classe A+ o superiori.
  • Impianto: Pompa di calore PdC aria-acqua 4 kW con temperatura esterna di progetto -2 °C
  • Consumo acqua fredda per produrre acqua calda : 55 mc/anno

Considerando una efficienza stagionale media annua per riscaldamento + raffrescamento + produzione acqua calda sanitaria pari a 2.5 (COP) andiamo a definire i consumi annuali presunti (di calcolo):

  • INVERNO : 30 kWh/mqa / 2.5 = 1.200 Kwh/anno di energia elettrica
  • ESTATE : 30 kWh/mqa / 2.5 = 1.200 Kwh/anno di energia elettrica
  • ACQUA CALDA : 25 kWh/mqa / 2.5 = 1.000 Kwh/anno di energia elettrica (se vi sembran troppi, passate all’acqua calda a costo zero!)
  • PERDITE IMPIANTO ANNUALE : 15 kWh/mqa / 2.5 = 600 Kwh/anno di energia elettrica
  • Consumo medio annuo di energia elettrica per illuminazione, lavatrici, lavastoviglie, phon etc.: 2.500 Kwh/anno di energia elettrica (lavatrice 220 kWh/anno + lavastoviglie 250 kwh/a + televisore 100 kwh/a + frigorifero 180 kwh/anno + asciugatrici 500 kWh/a)

Notate questi 2 aspetti importantissimi:

  1. il consumo elettrico complessivo annuale per impianti è 4000 kWh/anno
  2. il consumo elettrico complessivo annuale per l’utilizzo elettrico è 2500 kWh/anno

Cosa intendo dire? che i consumi elettrici diventano importantissimi e fondamentali nella gestione energetica, e quindi economica, di un’abitazione ad alta efficienza (incidono moltissimo).

Riassumendo:

  • Consumo elettrico complessivo: 6500 kWh/anno
  • Importo annuale: 1600 €/anno (applicando un costo energia pari a 0.24 €/kWh)

L’impianto fotovoltaico produce sì 3000 kWh/anno nella nostra simulazione, ma riusciamo ad utilizzarla direttamente per un 20% circa (600 kWh/anno) il resto viene scaricato in rete: la nostra elettricità in eccesso finisce sempre immessa nella rete pubblica e poi andremo a riacquistarla ad un prezzo più elevato nel momento che ci serve ;( – forse è venuto il momento di pensare seriamente all’auto elettrica e aumentare quel 20% di autoconsumo.

Non ho previsto nessuna batteria di accumulo perchè ancora oggi i costi troppo elevati non garantiscono vantaggi economici al cliente finale: batterie da 10 kW costano mediamente 8000€. Restano valide per il sogno di autoarchia.

Riassumendo ancora una volta:

  • Consumo elettrico complessivo: 5900 kWh/anno
  • Importo annuale: 1400 €/anno (applicando un costo energia pari a 0.24 €/kWh)

Ma adesso andiamo dritti al punto! fin qui abbiamo parlato di consumi annuali presunti (di calcolo)… per monitorare e verificare che i calcoli dei tecnici o meglio le aspettative possano essere verificate, cosa ci serve?

Beh, per fare le cose seriamente ci serviranno:

  1. un contatore acqua fredda prima dell’ingresso nel bollitore acqua calda
  2. un contatore elettrico per la pompa di calore
  3. un contatore elettrico per la VMC
  4. un Datalogger CO2, umidità e temperatura ambiente
  5. un Datalogger CO2, umidità e temperatura esterno

Ovviamente è possibile visualizzare in tempo reale anche via web tutti i relativi dati energetici su base giornaliera, mensile e annuale mediante una visualizzazione grafica o tabellare, ma si può procedere in maniera meno onerosa riportando a mano i consumi su foglio excel.
Non costa proprio tantissimo un sistema base di monitoraggio, circa 600€, e avrete finalmente il controllo del vostro impianto nel tempo.
Per monitorare ancora meglio l’impianto vi è necessità di prevedere un contabilizzatore di energia verso l’impianto di riscaldamento e verso la produzione di acqua calda sanitaria.

Consiglio sempre per il primo anno o due di dare il monitoraggio in mano al vostro centro assistenza di fiducia o al vostro tecnico (purchè ne abbiano le competenze, non banali).

Ovviamente prima di questo momento ci deve essere stato il collaudo del vostro impianto di riscaldamento e raffrescamento, nonché la taratura del sistema impiantistico e della VMC. Monitorare servirà ad agire per migliorare l’efficienza e quindi ridurre i consumi e anche per mantenere gli impianti in efficienza.

Siamo tutti innamorati dell’idea di ricevere dal sole l’energia di cui abbiamo bisogno, ed è corretto! ma consiglio sempre di non implementare il vostro edificio con troppa impiantistica rinnovabile, per le vostre tasche naturalmente! e davanti ad una scelta ricordate sempre di chiedere un calcolo del ritorno economico firmato e timbrato dal progettista degli impianti.

Non vi potrà mai essere efficienza senza monitoraggio e controllo.

autore: Marco De Pinto
revisione: Federico Sampaoli


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articolo ideato, scritto e diretto da Marco De Pinto e Federico Sampaoli, impegnati a favore delle persone, del comfort e dell’open information. Marco titolare dello Studio di progettazione degli impianti PH Studio.  Federico titolare dello Studio di consulenza tecnica per una migliore efficienza energetica e caporedattore di espertocasaclima.com – blog di formazione e comunicazione online dal 2009. 

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Gli edifici di nuova costruzione dovrebbero garantire i numeri che promettono

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Ed ecco, tutt’a un tratto, siamo nel 2019, e come stabilisce la Direttiva 2010/31/EU, gli edifici pubblici da oggi costruiti devono obbligatoriamente essere edifici a energia quasi zero NZEB.
Per gli edifici privati l’appuntamento è vicinissimo, il 2021, quindi faccia attenzione chi compra oggi o domani: si deve già pensare e progettare nell’ottica della Direttiva.

Sono già molte le costruzioni che hanno seguito standard qualitativi elevati, per esempio certificati Casa Clima A o Gold o Passivhaus, non ho citato di proposito gli edifici classificati A4, A3, A2, A1 perchè nessuno ne controlla la correttezza.

quali sono le caratteristiche che le accomunano?

Gli edifici NZEB o a bassissimo consumo prevedono obbligatoriamente l’utilizzo di macchine di ventilazione meccanica, lo studio dell’illuminazione degli ambienti, una classe energetica elevata delle apparecchiature domestiche.
Ruolo importante è rappresentato dalle fonti rinnovabili (impianti fotovoltaici, solari o mini-eolici) che producono energia (spesso discontinua) anche abbinati a batterie di accumulo.
Il sogno di ognuno, l’autoarchia degli edifici NZEB è certamente un obiettivo da perseguire, ma come individuare gli aspetti che concorrono ad una buona progettazione di un edificio?

  • è importante scegliere un team di progettazione che abbia già la conoscenza degli standard progettuali di edifici Passivhaus, Casa Clima, NZEB, Minergie P
  • è importante che nel team ci siano figure preparate sulla conoscenza dei materiali, degli impianti meccanici, degli impianti rinnovabili, sulla salubrità ambientale, sull’illuminotecnica
  • è importante la progettazione BIM, ma non meno la tenuta all’aria, l’acustica e la sismica
  • è finalmente in crescita l’attenzione per la salubrità dei materiali da costruzione.

Chi più ne ha più ne metta

Ma cosa succede quando abbiamo perseguito tutte le linee guida degli edifici a bassissimo consumo?
Dopo aver eseguito calcoli energetici, scelto l’impianto di riscaldamento, quello per raffrescamento, l’impianto di ventilazione e deciso come produrre acqua calda sanitaria e dopo tutte le verifiche in cantiere (Blower door Test (di tenuta all’aria) acustica, collaudo/avviamento degli impianti) come sarà condotto dal proprietario questo edificio?

Il nuovo proprietario di casa sa gestire una casa passiva o quasi passiva? ne ha il controllo? le sue abitudini portano un miglioramento o un peggioramento energetico? è informato sull’aspetto edificio / impianto? e sul livello di efficienza del proprio impianto?

Il padrone di casa dovrebbe avere la possibilità di poter verificare i propri consumi o a quali utenze attribuirli.

Prossimamente faremo un esempio dei parametri da controllare e da richiedere al progettista: l’esempio vale ovviamente anche per tutti gli edifici esistenti ma soprattutto per gli edifici di nuova costruzione che dovrebbero garantire i numeri che promettono!

Il nuovo articolo si chiamerà “Gli impianti di casa mia danno i numeri”.

autore: Marco De Pinto
revisione: Federico Sampaoli


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Il riscaldamento a infrarossi e i suoi bassi costi di investimento

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Suona bene “riscaldamento ad infrarossi“! E suona bene “bassi costi di investimento”. Quando si affronta una grossa ristrutturazione o una nuova costruzione le spese sono ingenti e qualche sforbiciata ad un certo punto bisogna pur darla. E poi la cantilena generale ripete continuamente che bisogna abbandonare i combustibili fossili

Quali vantaggi? e quali svantaggi dei riscaldatori a infrarossi? a volte una ottima soluzione, se di poco poco poco utilizzo.

A bassi costi di investimento corrispondono alti costi operativi, ma che comfort!

Purtroppo l’ impatto ambientale è negativo, eppure stuzzica come l’estate sentir parlare di riscaldamento a raggi infrarossi.

Potrei prenderli in considerazione a patto che il vostro edificio abbia una domanda di riscaldamento estremamente bassa e quindi ne facciate un uso proprio limitato. Avete un involucro edilizio così ben coibentato da richiedere poche volte un po’ di riscaldamento?

Non mettiamo la testa nella sabbia: la corrente deriva principalmente da carbone, petrolio e gas in inverno quindi riscaldare con l’elettricità è una scelta per niente ecologica e conveniente. Sì anche se avete un sistema fotovoltaico installato sul tetto.

Ma sognare non costa nulla e rafforza la creatività, quindi fantastichiamo pure sugli infrarossi:

  • bassi costi di investimento
  • nessuna manutenzione – èhh questa è musica per le nostre orecchie!
  • basso tempo di riscaldamento e raffreddamento (impianto super dinamico)
  • elevata efficienza sul posto, cioè nessuna perdita di distribuzione significativa all’interno dell’edificio, ancora musica per le nostre orecchie!

Adesso risvegliamoci e analizziamo i principali svantaggi:

  • elevati costi operativi di energia elettrica
  • utilizzo della più alta qualità di energia (elettrica) per fornire calore
  • nessuna possibilità di deposito di carburante
  • non si può produrre contemporaneamente ACS, acqua calda sanitaria (ci serve un altro sistema di generazione)
  • aumento significativo della bolletta elettrica in inverno
  • anti ecologico: l’elettricità proviene in larga misura dalle centrali elettriche caloriche e ha un elevato carico di CO2
  • aumento dei costi energetici in funzione al mercato che ad esempio la pompa di calore, PdC, riesce ad ammortizzare in maniera molto più significativa

Ancora a sognare di un riscaldamento ad infrarossi?

Posso giustificare l’installazione di un riscaldatore a infrarossi nel nuovo edificio  con classe di efficienza energetica max 15 kWh / mq anno, ovvero Casa Clima GOLD Passivhaus o Minergie P. State valutando un involucro edilizio così ben coibentato? Fareste bene! Il futuro è adesso.
In questi edifici così performanti il costo del locale caldaia e i costi di distribuzione dei sistemi idrici in rapporto alla quantità richiesta di calore è spropositato, quindi un riscaldatore a infrarossi elettrico risulta economicamente e anche ecologicamente abbastanza ragionevole.


I riscaldatori a raggi infrarossi dovrebbero essere utilizzati solo in misura limitata durante brevissimi momenti della giornata, ad esempio per innalzare la temperatura dei bagni la mattina, o la sera.

Come funziona un riscaldatore a infrarossi?

gli infrarossi (o riscaldatori radianti) sono sistemi di riscaldamento che emettono prevalentemente radiazioni di calore, quindi luce infrarossa: invece di riscaldare l’aria e distribuirla attraverso la convezione nella stanza, irraggiano (il termine chiarisce solo il tipo di rilascio di calore).

I prodotti sempre più offerti con il termine collettivo “riscaldamento a infrarossi” sono riscaldatori a resistenza elettrica: convertono l’energia elettrica in calore e lo rilasciano nella stanza.
La proporzione di emissione di calore di un radiatore, che ha luogo sotto forma di radiazione termica, rappresenta l’ efficienza di radiazione. Maggiore è l’efficienza della radiazione, più giustificato è il termine “riscaldamento a infrarossi”.

Ricordiamoci che tutti i comuni sistemi di riscaldamento emettono una radiazione termica, in una certa misura, senza necessariamente essere indicati come riscaldamento a infrarossi. Pensate alle stufe in maiolica, ai caminetti a legna. Un riscaldamento a pavimento o a soffitto (pannelli radianti a soffitto) o a parte emette principalmente calore radiante, infatti non c’è convezione dell’aria.

Percentuale di radiazione:

  • L’efficienza della radiazione dei riscaldatori a infrarossi ad azionamento elettrico  varia tra il 25 % e il 60 %, a seconda del design, della superficie e della temperatura di esercizio.
  • I radiatori convenzionali (i termosifoni per capirci) hanno una proporzione di radiazioni dal 20 al 50 % a seconda della loro compattezza (per esempio dipende dal numero di colonne).
  • Riscaldatori a pavimento e a parete hanno una quota di radiazioni fino al 60 %. Il resto del calore è principalmente tramite la convezione. Peculiarità di questi sistemi di riscaldamento ad alta radiazione è la loro capacità di riscaldare i componenti dell’involucro: pavimenti, pareti o soffitti nonché mobili o persone nella stanza. Questa è per la maggior parte delle persone una percezione piacevole.

I pannelli a infrarossi riscaldano anche fino a 100° C – oltre ad influire negativamente sul comfort, un altro effetto delle alte temperature superficiali è che la polvere viene bruciata (sempre e da tutti i sistemi oltre i 55° C, radiatori, ventilconvettori che tutti conoscete).

La combinazione di un riscaldatore a infrarossi con un impianto fotovoltaico è praticamente possibile. Tuttavia, solo una parte molto piccola dell’elettricità prodotta personalmente può essere convertita direttamente in calore con il riscaldamento a infrarossi. Inutile che ci giriamo intorno, in inverno, proprio quando è necessario il riscaldamento, quando le giornate sono fredde e gli apporti solari gratuiti sono bassi per il cielo grigio (e quindi i requisiti di potenza sono maggiori), l’alimentazione solare e le rese dell’impianto fotovoltaico sono inferiori al normale o assenti.
Al contrario, in estate viene generato un surplus con il sistema fotovoltaico, viene quindi immesso nella rete pubblica senza giovare molto alle nostre tasche.
Lo stoccaggio di energia in unità di accumulo, come scorta per l’inverno, sarebbe troppo oneroso, e le basse rese energetiche nei mesi invernali sono solitamente consumate quasi completamente dagli apparecchi elettrici e dall’illuminazione domestica.

Il bilancio energetico dell’intero anno potrebbe anche essere in equilibrio, ma l’elettricità in eccesso in estate deve essere immessa nella rete pubblica e riacquistata a un prezzo molto più elevato nella stagione del riscaldamento.
In sintesi in inverno, l’elettricità per il riscaldamento non è mai coperta dal proprio impianto fotovoltaico, quindi proviene in larga misura dalle centrali a carbone e a gas o nucleari – con il corrispondente impatto ambientale.

Per verifica puoi vedere le emissioni di CO2 della produzione europea di energia elettrica in tempo reale su electricitymap.org.

Un buon riscaldatore a infrarossi?

  • ci deve dire come è costruito
  • deve offrire una garanzia di almeno 5 anni o più
  • deve avere una superficie con buona emissione di radiazioni (ad es. realizzato in acciaio verniciato a polvere o ceramica)
  • deve rilasciare la maggior parte di calore nella parte anteriore
  • deve avere un buon isolamento posteriore del pannello
  • la temperatura e il tempo dovrebbero essere programmabili sul controller
  • potrebbe avere un telecomando (ad esempio Smart Home o via Internet).

autore: Marco De Pinto
revisione: Federico Sampaoli


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Energia elettrica dal fotovoltaico, nozze in vista

Alcuni di noi sono inciampati in qualche truffa del settore fotovoltaico sognando che il finanziamento si sarebbe ripagato al 100% attraverso la detrazione fiscale e le bollette azzerate.

Non è un buon motivo per non investire nel fotovoltaico, si può investire eccome! anche se sono convinto che investire prima nell’efficientamento dell’involucro sia ben più urgente e intelligente.

Come sempre dico: prima l’involucro – poi gli impianti!

+ involucro - impianti copyright

Ma chi legge questo articolo ha già più o meno deciso – vuole un fotovoltaico sul tetto.

Allora ricordiamo alcuni punti importanti prima di andare a nozze col  primo fotovoltaico che incontrate per la strada:

  • il fotovoltaico senza accumulo non permette di azzerare le bollette per energia elettrica
  • il fotovoltaico permette solo di aumentare la percentuale di elettricità autoconsumata
  • installare una batteria di accumulo permette di aumentare ancora la percentuale di elettricità autoconsumata
  • arrivare al 100% di elettricità autoconsumata impone un impianto così grande da non risultare conveniente
  • l’installazione dell’impianto fotovoltaico richiede una manutenzione semestrale
  • l’investimento deve essere visto come massimizzare l’autoconsumo e non come vendere l’energia non utilizzata
  • il fotovoltaico ha dei costi nascosti: il sopralluogo, l’installazione, il collaudo, il monitoraggio, la manutenzione e l’assistenza

Quando vi confesserete al vostro tecnico di fiducia cercate di farvi trovare preparati!

  • quali sono i vostri consumi attuali?
  • e degli ultimi anni?
  • qual’è la differenza tra la media dei consumi estivi e quella dei consumi invernali?
  • avete monitorato i vostri consumi mese per mese? contatore alla mano? Fatelo.

Noi, siamo in 4, consumiamo quasi 2400 kWh/anno con una buona differenza tra la media giornaliera estiva e quella invernale:

kW/h 4,9
kW/h 7,6

Più precisamente, i consumi giornalieri mese per mese nel 2017 sono andati così:

2017:
9,1  gennaio
7,9  febbraio
7,1  marzo
6,4  aprile
6,7  maggio
5,5  giugno
3,7  luglio
3,5  agosto
5,0  settembre
6,0  ottobre
7,6  novembre
8,9  dicembre

Con Enerpoint ho provato a fare i calcoli per il dimensionamento dell’impianto sulla base del consumo medio di un nucleo familiare composto da 4 persone. Questo è l’impianto che copre il mio fabbisogno energetico annuo stimato di 1.918,00 kWh / anno:

Consumo energetico annuo stimato 1.918,00 kWh / anno
Nucleo familiare 4 persone
Provincia d’installazione Padova
Posa pannelli Tetto inclinato di 20°
Posizione del sole a mezzogiorno Sud
Impianto che copre il fabbisogno annuo stimato di energia:
Area d’installazione 14,00 m2
Potenza impianto 1,81 kWp
Produzione stimata dell’impianto 1.916 kWh / anno
Risparmio in bolletta 126€ / anno (*)
Ipotesi energia in autoconsumo:
Emissioni annue di CO2 evitate 1,0 t / anno

Enerpoint calcola tutto considerando che l’utenza residenziale abbia un costo dell’energia compreso tra 0,15 €/kWh e 0,22 €/kWh mentre se verificate in bolletta scoprirete che questo valore è almeno 3 volte più basso del vero prezzo che paghiamo il kWh.

In ogni caso, anche se il risparmio in bolletta fosse tre volte più alto (126€ x 3 = 378€) non mi verrebbe tanta voglia di buttarmi nel fotovoltaico con il miraggio di risparmiare nemmeno 4mila € in 10anni. Ma ammetto di non aver fatto nessun conto esatto. Forse conviene. Chi sa…

            

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la rivoluzione energetica dividerà la società? addio 2017

Anche a voi piace leggere dei dati economici e statistici sull’energia?

Stiamo salutando il 2017 che sta per finire

  • con le care batterie per le auto elettriche che oggi costano solo ¼ rispetto a 6 anni fa.
  • con i moduli fotovoltaici che sono diminuiti di prezzo per ¼
  • con il prezzo delle turbine per l’eolico offshore che è crollato di oltre ¼
  • con il record per il prezzo più basso dell’energia prodotta con il sole (in Arabia), meno di 2 cents di $ / kWh
  • con il record per il prezzo più basso dell’energia prodotta dal vento (nel Mar del Nord), 4 €cents / kWh

Fortuna vuole che l’eolico installato offshore sia molto più efficace e stabile rispetto all’eolico su terraferma, orribile da vedere e insopportabile all’udito.

Ma se il vento del cambiamento soffia da ogni parte, qual’è la strategia energetica del nostro paese? Cosa faranno i nostri governi?

  • si stanno preoccupando per le nuove reti che dovranno riuscire a soddisfare la richiesta di ricarica di centinaia di nuove auto elettriche?
  • o continuano ad interrogarsi sul futuro della destra e sul futuro della sinistra dimenticandosi del tempo che passa?

E dal punto di vista sociale? la rivoluzione energetica dividerà la società

  • in poveri con bollette salate e vecchie auto da portare dal benzinaio
  • e in ricchi con case passive, fotovoltaico installato e e-auto alla spina?

E questa inevitabile divisione, ci porterà alla pace o alla guerra?

Quale governo riuscirà mai a rispettare l’articolo 3 della Costituzione dove si legge

E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

con famiglie impoverite dalle spese correnti senza alcuna via di uscita?

Le nuove tecnologie sono roba per tutti?

Buon 2018 e buoni cambiamenti epocali per tutti:

  • smettiamola di seguire assiduamente il teatrino della politica, del pil e della cronaca nera (il tempo è preziosissimo, non sciupiamolo)
  • iniziamo a contenere fortemente i nostri consumi energetici
  • coibentiamo le nostre case e gestiamole nel migliore dei modi
  • azzeriamo i nostri consumi inutili
  • moderiamo la velocità e tutti i nostri spostamenti quotidiani
  • non arrendiamoci alle polveri sottili
  • non arrendiamoci all’inquinamento acustico
  • non arrendiamoci all’inquinamento luminoso
  • non arrendiamoci alla rovina del paesaggio
  • non edifichiamo nel verde
  • monitoriamo il livello di Co2 e preoccupiamocene continuatamente
  • comperiamo meno quotidiani per informarci e approfondire online i nostri argomenti preferiti
  • leggiamo più libri (ognuno di noi può diventare esperto di qualcosa)
  • investiamo le nostre forze nella famiglia e nel tempo per noi
  • informiamoci informiamoci informiamoci

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Autoconsumo di energia solare

Chi non vorrebbe Energia sostenibile giorno e notte?

E soprattutto, chi non vorrebbe viaggiare in Tesla?

Ma torniamo all’energia elettrica offerta dal sole: l’accumulatore di energia Powerwall + i pannelli solari ci permetterebbero di stoccare energia solare durante il giorno e utilizzarla di notte.

La batteria Tesla per la nostra casa ovviamente ha un inverter integrato che converte la corrente continua in corrente alternata.

I dati tecnici pubblicati da Tesla sono:

  • Capacità Utilizzabile13.5 kWh
  • Profondità di scarica100%
  • Efficienza 90%
  • Potenza 7kW di picco / 5kW continua

Non posso giudicare il prezzo per questo impianto offerto dalla Tesla, ma lo riporto qui sotto. Potete anche leggere tutto sul sito ufficiale.

Ecco il vero Autoconsumo di energia solare con Garanzia10 anni. Ma attenzione, stiamo parlando del solo accumulo, senza le tegole solari in vetro (le tegole del Solar Roof).

Vorrei sapere se Powerwall è un impianto da valutare seriamente o se stiamo parlando di una cosa iper-costosa perchè proposta da Tesla.

Insomma è una buona cintura in pelle o solo una cintura col marchio Gucci? A me il marchio Gucci dice poco, vorrei una buona cintura.

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il mio futuro impianto fotovoltaico stand alone

Vorrei un impianto fotovoltaico stand alone. Il conto energia? no grazie, non ho capitali che non so dove mettere e sono arci stufo di contratti con i gestori. Scelgo di rimanere libero.

Come forse già sapete, un impianto fotovoltaico genera corrente elettrica a 12-24 Volt e serve un inverter per la necessità dei 220 Volt.

Non è che voglio (nè posso) staccarmi dal gestore elettrico, il mio intento sarebbe quello di alimentare gli apparecchi elettrici che utilizzo di giorno possibilmente con il sole (fotovoltaico stand alone) e tutto il resto pagando la bolletta al gestore.

Parlo sicuramente da incompetente e pochissimo preparato, ma questo sarebbe il mio disegno.

Le ragioni? Trovo un po’ stupido che mentre splende il sole il frigo consumi corrente da pagare in bolletta, e anche il computer, le stampanti, i telefoni, gli stand-by, la caldaia, la pompa dell’impianto di riscaldamento.

Per quel che ho letto in giro, mi serve una cella solare, una batteria e un inverter.

3 componenti da assemblare… sembra facile!

Penso ad una batteria, cioè un accumulo di energia, come supporto all’impianto elettrico ed eventualmente per stoccare l’elettricità che non ho utilizzato mentre c’era il sole.

Non ho ancora ben capito come scegliere il pannello fotovoltaico, ma credo che debba essere in silicio monocristallino (efficientissimo) e con un certo numero di Watt di potenza di picco. Non mi sogno nemmeno di tornare sul tetto per installarlo, quindi l’irraggiamento non sarà ottimale, ma una posizione decente la troverò anche in giardino. E comunque l’inclinazione ottimale di 35° potrebbe essere ritoccata a mano in ogni stagione.

So che produrrà corrente continua a 12 Volt e che mi servirà un regolatore di carica (protezione da sovraccarica, sovrascarica, corto circuito, tuoni e collegamento sbagliato) per dirigere l’energia prodotta dal sole ai miei apparecchi elettrici.

In realtà non ho ben capito come potrò decidere quali apparecchi useranno questa energia regalata dal sole… Se a pranzo volessi cuocere gli spaghetti, immagino che la mia mini energia elettrica solare (più quella accumulata nella batteria) verrebbe divorata dalla mia piastra ad induzione in un sol bloccone. Approfondirò. Certo è che Watt son Watt, e quindi se li mangia il frigo, la stampante, o l’induzione è uguale: quei Watt sono comunque offerti dal sole. O no?

Grazie al regolatore di carica potrò anche sapere se c’è disponibilità di energia, e quindi vedendo la spia led spenta potrei magari posticiparne il consumo, se proprio non fosse una cosa urgente. Potrei cuocere gli spaghetti alle 13:30 invece che alle 12. O accendere la stampante nel pomeriggio, quando il sole avrà offerto tutti i suoi raggi! Stampo alle 11 quello che dovrò avere necessariamente su carta, ma accenderò la stampante solo nel pomeriggio.

Diventerà una vita complicata? Insomma, i miei 1300 grammi di cervello mi saranno di supporto e le sinapsi probabilmente si addomesticheranno a questa nuova gestione del consumo dell’energia elettrica. Sì, ne sono sicuro, le mie sinapsi chimiche ce la faranno.

Deciso il pannello fotovoltaico e i Watt di potenza di picco potrò scegliere il regolatore (che avrà almeno quei Watt di potenza).

Il mio elettricista preferito, Angy Bottura, mi aiuterà a collegarlo

  • al pannello fotovoltaico
  • alla batteria
  • all’inverter
  • e agli apparecchi elettrici (e qui non ho ben capito come si farà)

Poi non ho capito un bel niente della capacità nominale della batteria, e della capacità a livello pratico (utile).

L’inverter porta la tensione in uscita (12 Volt) a 220 Volt (la corrente continua che arriva dal pannello fotovoltaico (e dalla batteria?) diventa corrente alternata). Come tutti gli intermediari, anche lui, vuole la sua percentuale! e la vuole in forma di corrente. Ho letto che bisogna stare attenti, consuma!

La batteria giusta mi sembra un’altra cosa complicata: ho letto che capacità nominale non significa capacità di accumulo effettivo (parliamo di Wattora). La capacità nominale è il prodotto Volt x Ah. Comunque i veri Watt/h utilizzabili sono molti di meno.

Oltre a tutti i dubbi sull’installazione, e sulla scelta dei componenti, mi resta ancora il dubbio atavico: ha senso perdere tanto tempo a progettare il  mini impianto fotovoltaico stand-alone-low-cost per il ratto dei Watt al Sole?

Forse ha senso per il piacere di sfidare il sole con la tecnologia disponibile e poi per vedere una lampadina ikea a led da pochi Watt far luce per ore ed ore. Boh

Probabilmente tutta la soddisfazione potrebbe dipendere dalla capacità di stoccaggio della batteria o delle batterie in parallelo, ma allora l’investimento salirebbe e la delusione sarebbe dietro l’angolo.

Che fare?

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Vorrei anche il fotovoltaico, ma sono in condominio

Ho offerto consulenza per un progetto di isolamento interno – sì il mio cliente vive in un condominio ed era stanco di attendere la decisione che non si prenderà mai a favore di un sistema a cappotto.

Peccato che proprio i condomìni abbiano sempre enormi difficoltà a raggiungere l’accordo per realizzare un isolamento esterno, tutti insieme, dividendo la spesa ed ottenendo enormi benefici. Benefici sia in termini di comfort e sia in termini di agevolazioni fiscali. Le spese di cantierizzazione e altre spese annesse all’opera vanno suddivise e risultano molto meno pesanti che per un proprietario di casa singola. Ma sarà sempre così.

Il mio cliente voleva poco ingombro interno e materiali non pericolosi per la salute – che è quello che suggerisco sempre nel caso si intervenga sul lato interno.

Non spingendo sullo spessore ovviamente non si raggiungono trasmittanze fantastiche, ma il comfort invernale triplica e anche la bolletta per riscaldamento scende. Insomma isolare da dentro se da fuori non si può è una cosa da fare assolutamente. As-so-lu-ta-men-te.

Passato l’inverno e passata l’estate, il tema del risparmio energetico è tornato a ronzare nelle orecchie del mio cliente:

Vorrei anche il fotovoltaico, ma sono in condominio!

Chi abita in condominio deve rinunciare al fotovoltaico?

Se il condominio diventa soggetto responsabile dell’impianto, allora si può installare un impianto fotovoltaico nelle parti comuni

  • serve l’autorizzazione all’unanimità (anche se alcuni condòmini non vogliano partecipare all’installazione).

Il condominio diventa un soggetto che gestisce una parte comune (superficie di installazione dell’impianto fotovoltaico) in rappresentanza e nell’interesse dei condòmini stessi e se l’impianto fotovoltaico non supera la potenza di 20 kW, l’energia immessa in rete (scambio sul posto) regalerà proventi tassati al singolo condòmino come reddito diverso secondo i millesimi di proprietà.

Superando i 20 kW si sarebbe costretti a costituire una Società di fatto tra i condòmini (Partita Iva, Irap ecc).

Informati di più sul V conto energia andando al link dedicato.

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Impianto fotovoltaico e sistemi di accumulo

Sapere che gli impianti fotovoltaici producono energia elettrica prendendo il sole è una sensazione di futuro pulito e di intelligenza umana – dunque l’uomo non sa solo fare la guerra o andare in osteria.

Ma può essere l’impianto fotovoltaico così come lo conosciamo oggi il pilastro delle energie rinnovabili? Può essere che a furia di installare pannelli sui tetti ci libereremo dalla dipendenza dal fossile e dal nucleare?

Non credo proprio – si sa che la notte è buia.

È chiaro che fino a che tutti gli impianti fotovoltaici non saranno dotati di sistemi di accumulo…

non andremo lontano.

Sarà lo stoccaggio dell’energia a portare il grande cambiamento. Sono i sistemi di accumulo ad avere un ruolo decisivo per il nuovo mondo che ci aspetta!

Ma se siamo convinti di questo, perchè la Strategia Energetica Nazionale investe nelle vecchie agevolazioni?

  • dobbiamo correre a introdurre tariffe differenziate! in modo da premiare il contributo del solare disponibile nelle ore serali.
  • chi accumula va premiato.
  • chi abbina fotovoltaico ad un sistema di accumulo va incentivato.

E questa è solo logica: quale idraulico installerebbe un solare termico senza accumulo (senza poter accumulare l’acqua calda prodotta dal sole)?

I sistemi incentivanti del Conto Energia non sono la chiave del futuro: la tariffa premio per l’autoconsumo dell’energia prodotta e la remunerazione dell’energia prodotta in eccesso immessa nella rete (acquistata dalla rete) spingeranno sempre qualcuno ad installare un impianto fotovoltaico in vista di benefici economici più o meno soddisfacenti, ma non sono una risposta al desiderio di un paese indipendente dal fossile e dal nucleare.

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Idroelettrico, solare, eolico e l’equilibrio delle reti

In un precedente articolo vi avevo parlato della sigla V2G, Vehicle-To-Grid (la tecnologia che consente di sfruttare le batterie delle auto elettriche per accumulare energia). Uno stabilizzatore dei sistemi elettrici dove l’eolico e il fotovoltaico non sono equilibrati:

  • un’auto elettrica collegata alla rete ha un ruolo importantissimo: contribuisce a stabilizzare la rete: se tutte le reti elettriche avessero migliaia di batterie auto collegate la rete sarebbe stabile (una rete con tanti piccoli porcellini salvaenergia)

Dobbiamo afferrare questo concetto! le energie verdi (per loro natura intermittenti: il fotovoltaico produce solo di giorno e con efficienza variabile, il vento produce in base alle condizioni meteo, l’idroelettrico in base alle stagioni) possono difficilmente garantire l’equilibrio della rete.

E chi di noi sopporterebbe cali di tensione o black out? Continua a leggere