Progettazione e buon uso della porta principale

Usate la porta principale della vostra abitazione?

Sembra una domanda sciocca ma se la casa dovesse presentare vari accessi? Quale utilizzate… e perché? La risposta non è scontata – la maggior parte di noi tende ad imboccare il percorso più facile e comodo, una scorciatoia, che però non è consigliabile.

Addentriamoci in questo nuovo argomento e cerchiamo di saperne di più… capiremo la sua importanza e le caratteristiche dell’ingresso principale da valorizzare.

Molte abitazioni sono collegate direttamente a garage, locali di servizio e cantine: un notevole vantaggio nella nostra quotidianità, che permette di raggiungere questi locali senza essere costretti a passare all’esterno.

Dobbiamo solo fare attenzione a non far diventare questa scorciatoia l’unica via d’accesso all’edificio, a scapito dell’entrata principale.
Quindi non confondiamo l’ingresso con una qualsiasi porta di servizio.

Il flusso energetico (il cosiddetto Qi), secondo il Feng Shui, fluisce dagli spazi esterni dell’abitazione verso l’interno. Se questa energia non viene fatta entrare dall’ingresso principale, ma attraversa ogni giorno zone meno nobili (autorimesse, cantine, locali di servizio) tenderà a “sporcarsi”.

Questi spazi sono spesso utilizzati come depositi di oggetti in disuso, obsoleti, inutili e impolverati – ammettiamolo – e che riguardano il nostro passato, un vero e proprio ristagno di “energia morta”.
Il flusso di energia qui dentro perde la carica positiva che porta con sé.

E’ come se una persona conoscesse prima il nostro passato e momenti di vita ormai lontani invece di incontrare noi ed il nostro oggi.

“Attraverso i nostri spostamenti veicoliamo energia vitale, i nostri percorsi in casa assumono un ruolo fondamentale.”

Ricordate il vecchio articolo La porta d’ingresso principale e la casa in montagna?

Fate in modo che la porta d’ingresso sia libera di aprirsi completamente,

  • evitate gli accumuli di materiale dietro ad essa
  • oliate i cardini
  • la chiave deve girare con facilità nella toppa
  • controlliamo che sia esteticamente perfetta e non rovinata ed usurata da vento e pioggia.

Per quanto riguarda materiali e tonalità della finitura scegliere in funzione delle caratteristiche dell’energia in entrata, che impareremo a distinguere, in modo da potenziare gli effetti benevoli ed indebolire il flusso meno positivo.

“Porte fatiscenti e cigolanti sono il top per una scenografia del maestro del brivido Hitchcock – un po’ meno nelle nostre vite!”

 

… e adesso che abbiamo portato il flusso di energia “Qi” fino a noi, apriamo insieme la porta di casa e proseguiamo il nostro viaggio…

La zona d’ingresso è importante sia sgombra da armadi, librerie, mobili ingombranti e pesanti che alimentano la sensazione oppressione e soffocamento.

Gli specchi sulle pareti laterali rendono un ambiente dalle dimensioni contenute più arioso e ampio, dona profondità allo spazio e riflette la luce che spesso scarseggia. Non imponenti e e non frontali rispetto alla porta d’ingresso! avrebbero un effetto respingente.

Assicuratevi che l’ingresso sia accogliente e ben illuminato.


Se la porta si apre su un lungo e stretto corridoio create dei giochi di luce per dare dinamicità all’insieme. Possiamo sbizzarrirci con soluzioni luminose per indicare e marcare il percorso verso gli altri ambienti.


Particolari rivestimenti e trame delle pavimentazioni aiutano a fare in modo che l’energia non permanga o, nella peggiore delle ipotesi, si blocchi nell’atrio.

Tonalità, texture delle pareti e componenti d’arredo possono essere un valido strumento per valorizzare l’ambiente ed attivare l’energia presente in questo settore.

Pur essendo in molti casi uno spazio di pochi metri quadri, è il “biglietto da visita” della nostra abitazione, dunque è importante sia dotato di un suo carattere preciso e sia in grado di comunicarlo a chi varca la soglia di casa.
Non è solamente una zona di passaggio.. arredarlo nel modo giusto è un dettaglio da non trascurare.


Scegliamo pochi elementi decorativi, di valore simbolico o semplicemente che rappresentino il nostro gusto estetico, posizionati correttamente all’interno di questo spazio-filtro tra mondo esterno e la nostra intimità.


Negli edifici moderni dove l’atrio di casa è omesso e sacrificato nel layout di progetto e l’accesso avviene direttamente nella zona living, piccoli paraventi e schermature possono essere utili a proteggere ed evitare che il flusso energetico invada con prepotenza gli ambienti.

Non riempite le pareti con un’infinità di quadri ed altri cimeli appesi, correte il rischio di rallentare notevolmente fino ad inibire le spinte energetiche in entrata. Inserire un tappeto con trama che contrasti quella del pavimento, è un altro elemento che serve a rompere la monotonia del corridoio, ma evitate gli eccessi!

A questi primi accorgimenti deve seguire un’analisi delle relazioni che sussistono tra la zona d’ingresso e gli altri ambienti della casa al fine di verificare e deviare il flusso energetico in modo che si distribuisca omogeneo in tutti gli spazi interni.
Ad esempio fate particolare attenzione se il portoncino d’entrata si colloca frontalmente al bagno; quest’ultimo rappresenta un locale di dispersione dell’energia, dunque assicuratevi che la porta sia sempre chiusa.


Assicuratevi che la camera da letto non sia collocata in corrispondenza dell’ingresso, ma in un settore riparato caratterizzato da un’energia yin, tranquilla e rilassante; gli spazi più intimi e personali vanno sempre protetti e preservati.
Anche la presenza delle scale andrebbe valutata accuratamente, se possibile evitate scale poste di fronte della porta d’ingresso, l’energia tenderebbe a fuggire verso i livelli superiori della nostra abitazione, non curandosi degli ambienti adiacenti l’ingresso.

Consiglio di utilizzare delle piante ornamentali, un componente d’arredo o un’importante lampada a sospensione per frenare il flusso.

Ad ogni modo ricordiamoci che il Feng Shui non detta regole di stile! Progettiamo e arrediamo la nostra casa secondo il nostro gusto personale; circondiamoci di ciò che amiamo.
Questa antica disciplina ci può rivelare che un colore, un materiale, una tipologia di finitura oppure un oggetto con una certa forma contribuisce al nostro benessere se collocato in una posizione opportuna.
I correttivi sono molteplici e di diversa natura, non esiste una sola soluzione! Possiamo lavorare a più livelli in base a possibilità e vincoli, possiamo stravolgere un’abitazione o intervenire con piccoli accorgimenti.

“L’importante è l’intenzione alla base di ogni intervento!”

autore: Federica De Concini
revisione: Federico Sampaoli


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Federica De Concini,

Ingegnere, Progettista certificato Passivhaus Institut (Certified Passive House Designer) appassionata di Architettura Feng Shui, coeditrice di espertoCasaClima – blog di informazione tecnica e comunicazione

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Le conseguenze derivanti dalla mancata trasmissione dei dati all’ENEA

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Pasqua non è una semplice ricorrenza, come risuscita l’Unigenito dal Suo sepolcro, così dà a ciascuno di noi la possibilità di uscire dalle spelonche del nostro passato, dalle colpe nascoste, dagli errori che ci condizionano e ci invecchiano precocemente.

don Leonardo e la comunità parrocchiale di S.Prosdocimo

Ecco pronta per voi la RISOLUZIONE N. 46/E del 18 aprile 2019

OGGETTO: Articolo 16, comma 2-bis del decreto legge 4 giugno 2013, n. 63 – Trasmissione per via telematica all’ENEA delle informazioni sugli interventi di recupero del patrimonio edilizio, per il monitoraggio e la valutazione del risparmio energetico conseguito.

Volete conoscere le conseguenze derivanti dalla mancata trasmissione dei dati all’ENEA? Vi state chiedendo se tale inadempimento comporti la revoca della detrazione spettante per le spese sostenute per interventi edilizi che comportano risparmio energetico?

Come ormai saprete tutti, questo è attualmente il meccanismo:

“Al fine di effettuare il monitoraggio e la valutazione del risparmio energetico conseguito a seguito della realizzazione degli interventi di cui al presente articolo, in analogia a quanto già previsto in materia di detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici, sono trasmesse per via telematica all’ENEA le informazioni sugli interventi effettuati. L’ENEA elabora le informazioni pervenute e trasmette una relazione sui risultati degli interventi al Ministero dello sviluppo economico, al Ministero dell’economia e delle finanze, alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano, nell’ambito delle rispettive competenze territoriali.”

Comunque ecco le informazioni che tutti cercavate:

  • il Ministero dello Sviluppo Economico ha dato mandato all’ENEA di pubblicare un avviso sul sito finalizzato a concedere ai soggetti richiedenti una proroga dei termini previsti per la trasmissione dei dati per l’anno 2018, sino alla data del 1° aprile 2019.
  • il Ministero dello sviluppo economico, con nota prot. n. 3797/2019, ha espresso l’avviso che la trasmissione all’ENEA delle informazioni concernenti gli interventi edilizi che comportano risparmio energetico prevista dal citato comma 2-bis dell’art. 16 del decreto legge n. 63 del 2013, seppure obbligatoria per il contribuente, non determini, qualora non effettuata, la perdita del diritto alla predetta detrazione atteso che non è prevista alcuna sanzione nel caso non si provveda a tale adempimento.
  • L’art. 4 del citato decreto interministeriale n. 41 del 1998, reca l’elencazione tassativa dei casi di diniego della detrazione, tra i quali non è compresa la mancata o tardiva trasmissione prevista dal citato art. 16, comma 2- bis, del decreto legge n. 63 del 2013. Come già precisato, inoltre, la perdita del diritto alla detrazione, in caso di mancata o tardiva trasmissione, non è prevista neanche dal predetto art. 16 del decreto legge n. 63 del 2013.

L’elefantessa ha partorito l’ennesimo topolino:

  • la mancata o tardiva trasmissione delle informazioni di cui all’ art. 16, comma 2- bis, del decreto legge n. 63 del 2013 non comporta la perdita del diritto alle detrazioni attualmente disciplinate dal medesimo art. 16.

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Nuova installazione o sostituzione di persiane o tapparelle: eccovi servite le detrazioni fiscali come previste per le ristrutturazioni edilizie!

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Le vecchie persiane fanno schifo? Le tapparelle si sono rotte già più volte? Siete decisi a sostituire tutto?

Le casse della Repubblica vi daranno una mano! e senza balzelli ENEA.

Il Bonus casa parla chiaro, se si sostituiscono solo le persiane, o gli avvolgibili, non si deve trasmettere nulla all’Enea!

Avete letto bene! non è necessario trasmettere i dati all’Enea se si vuole usufruire del “Bonus ristrutturazione e sostituzione tapparelle” proprio perchè l’intervento non è contestuale alla installazione di un nuovo serramento.

Questo vale anche per una Nuova installazione e non solo per la sostituzione delle persiane: eccovi servite le detrazioni fiscali come previste per la ristrutturazione edilizia!

Quando le persiane o le tapparelle sono installate senza la sostituzione dei serramenti, non c’è obbligo Enea, solo in caso di contestuale installazione di finestra.


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VMC, le gioie e i dolori, l’efficienza e la pulizia

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Sono severo in fatto di silenzio, amo il mio iMac 27 che mi permette di lavorare in tutta “efficienza” e a tutta birra, ma sù, con tutta la tecnologia disponibile in casa Apple, si poteva certamente fare più attenzione al rumore del raffrescamento interno. Un bel giorno sono inciampato in una buona offerta di RAM aggiuntiva ed ho aperto lo sportellino inferiore: ragazzi che polvere!

Se l’involucro del mio computer è come l’involucro di una casa, lo sportellino della RAM equivale che so, al cassonetto degli avvolgibili… l’aria fresca per il raffrescamento deve pur venire da qualche parte… e porta con se sporcizia sospesa.

Quando tesso le lodi e i benefici degli impianti di ventilazione meccanica controllata, le VMC, sono sincero e resto al fianco del committente, ma è pur vero che un po’ di rumore lo fanno ed è pur vero che un po’ di sporco si accumula nelle condotte.

Ai corsi per progettisti di case passive ti ripetono fino alla noia che la canalizzazione migliore è quella più breve – solo che loro parlano di efficienza, mentre io penso allo sporco e al rumore!

Ai miracolosi interventi (a pagamento) di manutenzione e pulizia credo poco: già chi pulisce per sè fa veramente fatica ad arrivare al pulito, figuriamoci gli “interventisti” esterni da noi incaricati, in condotte che si estendono per metri e metri. Sappiamo tutti che aspetto hanno le aspirapolveri il mese dopo l’acquisto. Beh non esageriamo.. ma restiamo svegli! e critici!

Si dovrebbe anche ammettere che gli impianti VMC centralizzati sono sì super efficienti, ma proprio per questo rendono l’ambiente un po’ irreale, senza odori (o profumi), un po’ troppo asciutto, tanto che di darti una rinfrescata al viso non ne senti più la necessità.

In edifici non residenziali questi due difetti appena descritti NON sono difetti, sono pregi, ma a casa nostra un po’ di umanità ci vuole, e secondo me ci mancherà: un’atmosfera troppo perfetta non ci lascia nemmeno il ricordo del profumo di casa – di cosa avremo nostalgia quando saremo lontani? o vecchi?

Forse la VMC decentralizzata non è la Panda delle VMC! forse è una buona alternativa, certamente meno efficiente, ma se silenziosa, silenziosa! e disponibile ad una ottima pulizia (anche fai da te!).

Tubazioni? No grazie.

In cambio di un’atmosfera meno artificiale accettiamo un po’ di inefficienza – è pur sempre un buon cambio.

La cosa che mi dispiace di più nel caso del “ripiego impiantistico” (più macchine di ventilazione decentralizzate) è la impossibilità di ridistribuire il calore nei vari ambienti: mi spiego meglio:

  • se in cucina uso il forno 3 ore per fare due torte, quel po’ di energia in più del solito arriva al recuperatore di calore che distribuisce a tutto l’edificio quel guadagno
  • idem se accendo la stufa nel soggiorno
  • idem se in soggiorno nel pomeriggio entra un bel sole per due tre ore

ecco questo è un aspetto importante che stride con il buon funzionamento della VMC!

A qualcun’altro questo particolare può comunque sembrare interessante per il fatto che non desidera del tutto la omogeneità della temperatura interna: anzi è infastidito dal fatto che in camera da letto la temperatura sarà più o meno tale e quale a quella che aveva in soggiorno.


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Ma il Conto Termico non scade mai?

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Avete già letto qualcosa del Conto Termico? gli incentivi senza scadenza…

Il Conto Termico, al contrario dell’Ecobonus, non ha scadenza – ma perchè nello stesso paese ci devono essere due formule diverse per incentivare gli italiani ad andare verso l’efficienza energetica?

Siamo sicuri che il popolo abbia tempo e voglia di informarsi sempre di tutto e di tutti i cavilli e di tutte le scadenze per poter fare qualche passo con piena consapevolezza e sicurezza?

Sembra che ci sia qualcuno che legiferi per mettere disordine nella vita altrui, fino all’accidia, cioè all’avversione ad operare.

La vita è un lampo, e ognuno ha il suo bel da fare. Perchè non cominciare a snellire e semplificare? L’Italia è incapace? gli incapaci lascino spazio ai capaci.

Pensate che nel 2018, l’impegno di spesa per gli interventi realizzati dalle imprese e dai privati è stato pari a 146 milioni di €, e per gli interventi delle Pubbliche Amministrazioni 29 milioni di €. Per capirci bene erano disponibili 900 milioni di € all’anno (cioè 700 milioni per imprese e privati + 200 per le Pubbliche Amministrazioni).

E’ vistoso che rispetto alla disponibilità di milioni di euro, gli interventi siano stati solo una manciata! Allora? Sentite anche voi profumo di accidia

Certo che questa canzonetta dei bonus degli incentivi e dei rimborsi, tutti instabili, farragginosi, incerti, con mille scadenze e mille adempimenti cominciano a stufare.

Vedremo se nel corso del 2019 gli incentivi erogati saranno ancora inferiori a quelli disponibili, temo di sì. Ma chi ci governa sa quello che fa?

E se parliamo di Ecobonus, le cose vanno meglio, ma c’è già una riduzione degli investimenti rispetto al 2017.  profumino di accidia?


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VMC con deumidificatore integrato

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State già fiutando l’estate 2019? L’impianto radiante a pavimento, come quello a parete o a soffitto se usato anche in regime estivo in modalità raffrescamento richiede la deumidificazione (se abbassiamo la temperatura di un certo ambiente ne innalziamo il livello di umidità).

Proprio per questo, oggi, il mercato delle ventilazioni meccaniche controllate (VMC) propongono macchine che uniscono ventilazione e deumidificazione.

Siamo certi che sia energeticamente una buona scelta? e soprattutto, siamo certi di non incappare in problematiche impreviste come muffa e legionella ?

Facciamo un passo indietro – cosa sono i monoblocchi ventilazione / deumidificazione?
Sono unità di trattamento aria, che permettono il ricambio dell’aria dell’abitazione recuperando l’energia termica prima dell’espulsione. Sono composti da due ventilatori EC a bassissimo assorbimento (ottima efficienza elettrica – e di cosa significhi avere un’ottima efficienza elettrica parleremo in un prossimo articolo) ed un sistema di serrande motorizzate che consentono di passare dalla modalità ricircolo alla modalità ricambio aria dei locali.
Il ricircolo funziona quando si attiva la deumidificazione (altrimenti il deumidificatore per mancanza di flusso si bloccherebbe). Un gruppo frigorifero all’interno del monoblocco provvede ad abbassare l’umidità dei locali mantenendo stabile la temperatura dell’aria, oppure è in grado di raffreddare l’aria aumentando così l’efficacia dell’impianto di climatizzazione.

Le tubazioni di mandata saranno correttamente coibentate: questo aspetto, se dimenticato, crea poi nel tempo condense indesiderate nelle tubazioni.

Riassumendo, le caratteristiche delle apparecchiature monoblocco VMC / deumidificazione sono:

  • estrazione con recupero di calore sensibile dell’aria dei bagni, della cucina
  • deumidificazione dell’aria esterna ed interna in modalità neutra o con l’apporto di calore sensibile di raffrescamento sfruttando l’acqua refrigerata dell’impianto del sistema radiante
  • integrazione di calore estivo oppure invernale sfruttando la batteria idronica di pre-trattamento e l’acqua dell’impianto.

Proviamo a comprendere i seguenti aspetti :

la VMC monoblocco con deumidificatore presenta due ventilatori e delle serrande che si muovono per ricircolare l’aria ambiente – nel periodo estivo, in fase di deumidifcazione, i ventilatori aumenteranno l’assorbimento elettrico per dare voce in capitolo alla prevalenza (la portata dei ventilatori) ma in questa condizione non garantiscono la quantità di aria di rinnovo ed espulsione. Non riescono però a garantire la quantità di aria esterna bilanciata con quella di espulsione (per mantenere una buona qualità dell’aria in-door) perché stanno pensando alla deumidificazione.

Succede che la macchina preleva più aria esterna di quanto sia necessario aumentando inevitabilmente i consumi energetici (un recuperatore di calore mantiene la propria efficienza quanto più i due flussi sono bassi e eguali).
Inoltre la deumidificare con l’aria primaria richiede più distribuzione quindi più tubazioni, più bocchette, e di conseguenza l’impianto non potrà mai essere correttamente bilanciato: i flussi d’aria si modificheranno nel tempo in maniera doppia e tripla di quanto necessario al rinnovo.

Spesso manca anche la possibilità di tarare la portata dei ventilatori presa aria esterna ed espulsione. Questo rende ancora più difficile bilanciare le singole bocchette.

Per la mia esperienza di progettazione di impianti devo ammettere che la soluzione migliore di tutte è spendere qualche soldino in più e prevedere sistemi assolutamente distinti: una VMC e una deumidificazione indipendenti tra loro.

autore: Marco De Pinto
revisione: Federico Sampaoli


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articolo ideato, scritto e diretto da Marco De Pinto e Federico Sampaoli, impegnati a favore delle persone, del comfort e dell’open information. Marco titolare dello Studio di progettazione degli impianti PH Studio.  Federico titolare dello Studio di consulenza tecnica per una migliore efficienza energetica e caporedattore di espertocasaclima.com – blog di formazione e comunicazione online dal 2009. 

Se vuoi conoscere i profili LinkedIn di Marco e LinkedIn di Federico …

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La condensa interstiziale ammissibile dalle FAQ

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Il Ministero dello Sviluppo Economico pubblica spesso delle risposte alle domande frequenti, Frequently Asked Questions, meglio conosciute con la sigla FAQ.

Mi sembra sempre strano che un Ministero non possa dedicarsi alla chiarezza, subito, qui e ora, invece che lasciare i sudditi a domandare di frequente.. Povera Italia.

Le FAQ di chiarimento sull’applicazione del DM 26/6/2015 sono state scritte con il supporto tecnico dell’ ENEA e CTI e confrontandosi con le principali associazioni di settore (per esempio ANIT).

Ecco un chiarimento del 12/2018:

La verifica della condensa interstiziale NON è positiva solo se il valore della condensa è pari a zero: infatti si ritiene che la condensazione interstiziale possa considerarsi assente quando la condensa formatasi all’interno di un elemento evapora completamente alla fine di un ciclo annuale.

Per la verifica della condensa interstiziale si procede in conformità alla normativa tecnica UNI EN ISO 13788.

Ecco dunque, nessuno ha più scuse per presentare stratigrafie NON traspiranti.


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Il pesce d’aprile e l’invio della documentazione all’Enea che deve essere effettuato entro il 1° aprile 2019

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Sarebbe così semplice superare il 1° Aprile, una forbice, qualche cartoncino colorato e qualche pezzettino di scotch per riempire di pesciolini le schiene di amici e colleghi.

Invece l’Agenzia delle Entrate è molto più sofisticata:

A furia di articoli, e di passaparola tra professionisti e committenti, più o meno tutti hanno compreso che solo le Ristrutturazioni, quelle senza risparmio energetico, non necessitano della comunicazione Enea.

L’Agenzia delle Entrate conferma che l’obbligo di trasmettere telematicamente all’Enea le informazioni sugli interventi effettuati riguarda solo le ristrutturazioni che comportano risparmio energetico.

Il senso di tutta questa confusione e lavoro documentale in più non è la solita italica propensione alla burocrazia, è piuttosto un tentativo di monitoraggio e valutazione del risparmio energetico che deriva dagli interventi di ristrutturazione edilizia. Tutta documentazione già richiesta da anni per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici.

Insomma, quest’anno non saremo noi a burlarci degli amici o dei parenti, ma sarà l’ENEA a burlarsi delle vittime che avranno scordato il 1° Aprile, scadenza dell’ invio delle Pratiche Enea 2018 (per i lavori terminati nel 2018).


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Il corpo casa e la sua valenza energetica

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Cosa centra il nostro stato emotivo con il “corpo casa”? Un ambiente può condizionare la nostra situazione patrimoniale o la capacità di ricevere/accumulare?
Cerchiamo di trovare una risposta a queste domande.

Facciamo un bel passo indietro nel tempo, quando l’uomo viveva allo stato primitivo. Per la notte l’istinto gli suggeriva di cercare un riparo sicuro. Possiamo considerare le caverne i primi prototipi di abitazione.

La grotta aveva una struttura molto semplice: un buco nella roccia, con il fondo chiuso, senza altre aperture secondarie. Solitamente era presente un solo accesso; controllando questo poteva stare tranquillo e protetto dagli attacchi dei predatori riuscendo anche ad osservare l’ambiente circostante – un buon punto di controllo.

Nel Neolitico i nostri antenati impararono a costruirsi delle capanne con frasche e foglie; solo più tardi delle tende, utilizzando tronchi, ossa e pelli di animali.


Tutte queste rudimentali tecniche costruttive si rifacevano però al primordiale modello della grotta, presentando un’apertura sul fronte e il retro chiuso e riparato.

Memori dell’esperienza della grotta, cosa ci piace ci sia nei paraggi della nostra dimora?
Sicuramente vorremmo avere dello spazio libero davanti, in grado di darci una visuale del mondo che ci circonda. Questo ci darà una sensazione di libertà di movimento, di poter andare e fare, e ci permetterà di essere lungimiranti e previdenti. Una visuale strategica permette più controllo, ma più l’uomo riesce a guardare lontano, più opportunità future riuscirà a cogliere; di conseguenza aumenterà le sue possibilità di sopravvivere e di evolvere.
Sul retro della nostra casa invece preferiamo avere qualcosa di stabile, chiuso, qualcosa che ci ripari e protegga. Questo offre non solo riparo fisico dalle intemperie o rischi e minacce del mondo esterno, ma attraverso di esso garantisce anche sicurezza e tranquillità da un punto di vista psicologico.
Il nostro modo di mappare lo spazio si è quindi sviluppato nel tempo sulla base della nostra evoluzione come specie.

Ogni volta che diciamo a qualcunoGuarda avanti…” a cosa ci riferiamo? Esortiamo il nostro interlocutore a pensare al futuro, a non soffermarsi su ciò che è stato. Quando invece si dice Mi volto indietro e …” ci si riferisce alla nostra vita passata.
Tutto quello che è dietro a noi, e di conseguenza alla nostra abitazione, lo associamo al nostro passato, alle nostre origini, alla nostra stirpe, alla stabilità ed alla nostra salute. Quando un essere umano è stabile e al riparo da eventuali attacchi e pericoli esterni, è sano – sarà in grado di procurarsi il cibo e andare avanti nella vita.
Quello che si trova davanti a noi e alla nostra casa è il nostro futuro, le opportunità, ciò a cui aspiriamo.
Se ci pensate questa conformazione rispecchia esattamente quella del nostro corpo: la caverna, la capanna, la casa ripete il modello del corpo umano dove sono presenti più aperture davanti e chiusura sul retro. Da sempre abbiamo costruito una sorta di esoscheletro, un ulteriore involucro oltre a quello che la natura ci ha fornito:

c’è una certa corrispondenza tra corpo fisico e “corpo casa”

Date una coperta in mano ad un bambino, l’idea primordiale di protezione lo porterà a crearsi una sorta di “capanna primitiva” creandosi un guscio, mantenendo però libera la visuale.
Rimaniamo nel gioco e proviamo ad interpretare qualche esempio di residenza. Cosa ci racconta l’ambiente che ci circonda?


Palazzo Albergati, tipico palazzo signorile settecentesco della pianura bolognese, a un tempo luogo di villeggiatura e di amministrazione della proprietà terriera, presenta ampio spazio davanti e elementi di protezione sul retro. Come mai? L’architetto Gian Giacomo Monti seguiva i principi del Feng Shui? In realtà sì, ma senza saperlo; semplicemente sono state applicate le regole del buon senso.
La conformazione del territorio di pianura non offre elementi naturali che fungano da protezione per la dimora, tale mancanza è compensata dalla schermatura di alberi alle spalle del manufatto.
Sul fronte è presente un ampio spazio libero; le famiglie ricche e potenti dell’epoca volevano essere lungimiranti, volevano cogliere quante più opportunità scorgevano.
Come l’uomo riceve l’energia (ovvero il “cibo”) dalla parte anteriore del proprio corpo, anche la casa riceve l’energia e le opportunità dal fronte: tanto più spazio ho davanti, tante più occasioni sarò in grado di cogliere.
Inoltre tanto più è gradevole ciò che appare alla mia vista, tanto migliore è l’idea che mi creo del domani che verrà.

La tipica casa contadina di pianura, di proprietà del signore e affidata alla famiglia del mezzadro che coltivava i campi circostanti e governava il bestiame, si trova in posizione isolata circondata dal verde e infinite distese.
Il retro non è riparato e sul fronte della casa vi sono tre grandi alberi che coprono la visuale e bloccano ogni pensiero rivolto al futuro. Al contadino infatti non si chiedeva lungimiranza, ma di lavorare a testa bassa, con l’obiettivo di bloccare ogni possibile pensiero di cambiamento e di miglioramento della sua condizione.
Sicuramente l’alberatura presente sul lato esposto a sud permetteva di attenuare la calura estiva. Quindi vi potremmo trovare anche ragioni pratiche a questa scelta… ma non solo…

Avere alle spalle una parete importante che dà sensazione di protezione e di contenimento, fa in modo che ciò che ricevo dalla parte anteriore, non fugga via, ma rimanga.
Il Feng Shui influenza la capacità di accumulare energia positiva, ma anche di poter ricevere e crescere.

Evitiamo i luoghi comuni: il consulente non è un mago e non fa i miracoli!

Non pensiamo quindi che il Feng Shui sia la risposta a tutti i nostri mali, influenza una quota parte delle nostre vite, ma non può tutto. Talvolta è però ciò che ci serve per sbloccare una situazione o per acquisire consapevolezza di qualcosa, aiuta coloro che sono già decisi a raggiungere un determinato obiettivo.

Dopo aver visto ed interpretato due esempi relativi all’architettura del passato, come dev’essere la nostra casa moderna?

alcuni macro-punti:

  • sul retro della nostra abitazione è importante sia presente un elemento del paesaggio o un edificio che funga da barriera di protezione e contenimento (meglio non in posizione addossata rispetto alla nostra dimora, potrebbe significare una predominanza del passato nella nostra vita attuale)
  • nella parte anteriore è bene sia presente uno spazio aperto o comunque manufatti la cui altezza sia inferiore rispetto all’edificio in cui viviamo: la visuale che si apre davanti all’affaccio dell’abitazione è importante sia gradevole alla vista e non solo, tutti i sensi sono coinvolti e vanno ascoltati.

Il modo di mappare lo spazio che ci circonda però non considera solamente retro-passato e fronte-futuro; anche la parte destra e sinistra hanno un loro significato e possiedono una loro valenza energetica.
Per parlare di questo ci diamo appuntamento al prossimo mese al fine di avere tutti gli elementi per comprendere il modello psicologico dei Quattro animali, pilastro dei principi Feng Shui.

autore: Federica De Concini
revisione: Federico Sampaoli


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marco de pinto passivhaus planer

 

Federica De Concini,

Ingegnere, Progettista certificato Passivhaus Institut (Certified Passive House Designer) appassionata di Architettura Feng Shui, coeditrice di espertoCasaClima – blog di informazione tecnica e comunicazione

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Attenuazione del ponte termico del pilastro e gli ancoraggi per il laterizio

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Quando lavoriamo per l’attenuazione del ponte termico di un pilastro, tipica situazione di un edificio che non prevede blocchi portanti o portanti sismici, ma blocchi di tamponamento in struttura in cemento armato, dobbiamo decidere:

  1. la stratigrafia dei materiali che compongono la parte di muratura interrotta dal pilastro
  2. gli ancoraggi.

Una costruzione di questo genere rispetta la sismica, ma

  • i blocchi in laterizio porizzato con facce rettificate ed elevate prestazioni termoisolanti che non necessitano di sistema a cappotto sul lato esterno pur garantendo prestazioni invernali e protezione estiva eccellenti sono allo stesso tempo elemento di costruzione ed isolamento termico
  • i pilastri sono la struttura, ma non sono isolamento termico

Quando si riveste il pilastro con isolante per attenuare il ponte termico di fatto non c’è più una diretta adesione del laterizio alla struttura e infatti l’intenzione progettuale era proprio quella di evitare le forti dispersioni termiche del volume riscaldato attraverso la struttura in cemento armato!

Gli ancoraggi metallici sono la soluzione al collegamento delle murature a doppia parete, e delle tamponature in laterizio. Certo, anche l’ancoraggio disturba le isoterme: trasmette, quindi disperde 🙁

Questa è una tipica piattina in acciaio per l’utilizzo con tassello sia per blocchi in laterizio rettificato che blocchi da posare con malta tradizionale che faccia a vista.

Il progetto esecutivo degli ancoraggi sarebbe onere del Direttore dei Lavori e/o della Committenza (per esperienza, il progetto esecutivo nasce dal buon senso in cantiere e all’ultimo momento)

Alcuni manuali parlano di:

  • almeno 1 ancoraggio per collegamento della muratura perimetrale con la muratura di spina
  • almeno 2 ancoraggi per blocchi di spessore > 25 cm (ogni 3 corsi)
  • almeno 3 ancoraggi per mq per pareti doppie con intercapedine
  • almeno 1 ancoraggio per collegamento della tamponatura alla struttura verticale
  • almeno 2 ancoraggi per collegamento della tamponatura alla struttura verticale (ogni 3 corsi per blocchi di spessore superiore a 25 cm): metà ancoraggio nel giunto di malta e l’altra metà tassellata meccanicamente sui fianchi dei pilastri.

Comunque io volevo parlare

  1. dell’ancoraggio (trasmette, quindi disperde)
  2. e del pilastro (che rappresenta un ponte termico da attenuare assolutamente)

Sapete che la conducibilità termica è una caratteristica del materiale! infatti la conduttività termica del cemento armato e dell’acciaio sono quanto di peggio si possa trovare in cantiere.

Se non vogliamo calcolare quanta energia riesce a fluire attraverso ancoraggi o pilastri almeno sforziamoci di fare le cose al meglio: isoliamo il pilastro senza lasciare fessure e riempiamo gli spazi vuoti con isolante sfuso.

Un materiale che ha un valore lambda molto basso è un buon coibente!

Ogni pannello isolante indica il suo lambda sull’etichetta, per esempio il valore 0,035 W/(mK) dell’ XPS goffrato ci dice che quel materiale lascia passare 0,035 Watt attraverso 1 metro di materiale in presenza di una differenza di temperatura tra una e l’altra parte di 1°Kelvin:

  • l’XPS contiene le dispersioni termiche 60 volte meglio rispetto al cemento armato
  • la perlite sfusa contiene le dispersioni termiche 30 volte meglio rispetto al cemento armato

Ma gli ancoraggi metallici come si comportano termicamente? Sono ponti termici puntuali e quindi non molto preoccupanti 😉 , ma  anche loro hanno una certa conducibilità termica alla temperatura di 20 °C:

  • Acciaio 52 W/mK
  • Acciaio inox 17 W/mK

Se possiamo, dobbiamo sempre preferire l’inox che si comporta quasi 4 volte meglio dell’acciaio.

Vuoi conoscere l’interessantissima storia dell’acciaio inossidabile? inizia da qui.


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articolo ideato, scritto e diretto da Federico Sampaoli, impegnato a favore delle persone, del comfort e dell’open information, titolare e caporedattore di espertoCasaClima – blog di informazione e comunicazione

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