Ogni tanto, parlando con i committenti, arriva la domanda:
“ma devo usarla la rete?”
Domanda legittima. Perché oggi, nell’edilizia moderna, la rete è ovunque.
È partita dai sistemi a cappotto…
e poi è dilagata:
- nelle rasature
- negli intonaci
- anche nel ripostiglio
la rete la consiglio anch’io
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Sì, la consiglio anch’io. Nelle stratigrafie la indico sempre.
Non per far spendere 1 euro in più al committente, ma per esperienza.
Da quella volta in cui gli interni sono stati sistemati da “chi sa chi”, in “chi sa in che modo”, in “chi sa quale condizione di cantiere”…
ho deciso: rete ovunque e sempre.
in realtà andrebbe decisa caso per caso:
Quando l’intonaco lavora su materiali diversi: usiamo sempre la rete 😉
laterizio e cemento armato
pietra e mattoni
tamponamenti misti
vecchie riprese di muratura
tracce impiantistiche richiuse
Quando gli intonaci hanno spessori importanti: usiamo sempre la rete 😉
sottofondi irregolari da recuperare
intonaci più “morbidi” tipo argilla, calce naturale, alleggeriti dove il problema è il ritiro la rete aiuta a distribuire le tensioni durante la asciugatura.
Anche nei punti critici, non serve ovunque, ma localmente è obbligatoria 😉
spigoli di porte e finestre
cambi di spessore
nicchie
passaggi tra parete e soffitto
attacchi tra pareti diverse… Insomma là dove le tensioni si concentrano 😐
a casa mia
A casa mia, all’interno non ho un centimetro quadrato di rete.
Fuori, nel cappotto, sì.
Dentro, niente.
C’è qualche crepino? Sì.
Ma va bene così. Casa in mattoni pieni del 1955.
Se dovessi costruire oggi da zero, forse non avrei lo stesso coraggio.
ma prima della rete, come si faceva?
Prima della rete in fibra di vetro… come si facevano gli intonaci?
Le case stavano in piedi lo stesso?
Senza armature?
Senza reti ovunque?
la risposta è semplice
Una volta, in cantiere, c’era:
- più gavetta
- più manualità
- più esperienza
Il “vecchio” in squadra valeva più di dieci schede tecniche.
Oggi i capelli bianchi in cantiere sono in via di estinzione.
Eppure… sarebbero proprio loro la miglior soluzione contro crepe e cavillature.
quando si “fibrava” davvero
Ecco svelato il gioco di parole:
un tempo si usavano le crini di cavallo.
Sì, proprio così. Venivano inserite nell’impasto dell’intonaco per fibrarlo, renderlo più stabile, più resistente alle microfessurazioni.
Oggi il crine ha altri usi:
- materassi
- cuscini
- tappezzeria
Ma esiste ancora. Si trova anche sfuso, selezionato, lavato, pronto all’uso.
oggi: rete e via
Oggi invece funziona così:
la rete arriva in cantiere, e la rete si posa. Sempre e ovunque.
Senza farsi troppe domande.
qualche eccezione
In alcuni cantieri più attenti si usano ancora soluzioni diverse.
Ad esempio:
- reti in juta, a base di fibre naturali
- apprettate con amido
usate in intonaci di argilla o calce, giusto per essere più coerenti con i materiali naturali.
Ma restano una nicchia.
conclusione (teniamoci i sogni…)
Se in cantiere iniziamo a parlare di:
- crine di cavallo
- reti in juta
- tecniche tradizionali
rischiamo che ci ridano in faccia, quindi teniamoci certe idee nel cassetto.
Quello dei sogni.
copywriter, content creator & web editor – Federico Sampaoli consulente tecnico per l’isolamento termico dell’involucro edilizio
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