Tetto surriscaldato, il grande caldo nel sottotetto

Pubblico questo articolo come primo post di questa estate 2017 appena iniziata qualche giorno fa con temperature veramente elevate.

Prendo lo spunto da un commento scritto da un nuovo lettore:

Sono Andrea e ho 27 anni. Vivo con la mia compagna in un sottotetto, sopra i suoi genitori. Mentre quando furono fatti i lavori un minimo strato di isolante (polistirolo) fu messo sulle pareti laterali, sul soffitto niente. Il soffitto è in cemento armato con i coppi appoggiati direttamente sopra. Fa un gran caldo d’estate (alle 7 di mattina ho 30 gradi) ed un gran freddo d’inverno (se alle 23 ho 22-23 gradi, la mattina ne ho 18). Sto quindi pensando di far coibentare il tetto esternamente (internamente è troppo basso). Togliere i coppi, mettere l’isolante (lana di roccia?) e riappoggiare i coppi. Il mio dubbio è: la spesa darà benefici reali? Ci sarà un cambiamento tangibile oppure mi conviene investire quei soldi in un impianto fotovoltaico da 5-6 KWh e mettere un condizionatore potente davvero? So che non è la stessa cosa, ma se devo spendere senza un beneficio tangibile, preferirei la seconda opzione. Giusto per capirci un pò, allo stato attuale i muri di casa (tutti, non solo quelli esterni) la sera verso le 20 in questo periodo sono più caldi della mia mano, quindi intorno ai 40 gradi. Non essendo ferrato in materia e avendo paura di essere fregato mi sono iscritto qui alla ricerca di consigli!

Grazie!

isolamento sottotetto - Tetto surriscaldato, il grande caldo nel sottotetto 1

Premesso che per questa estate 2017 sarà quasi impossibile correre a fare un intervento di coibentazione sul tetto, e dunque non resta che il suggerimento del condizionatore (almeno in classe energetica A o superiore preferendo gli inverter (che adeguano la potenza all’effettiva necessità e riducono i cicli di accensione e spegnimento)) approfittando degli incentivi per l’acquisto di una pompa di calore destinata a sostituire integralmente o parzialmente il vecchio impianto termico (Ecobonus, 65% fino al 31 dicembre 2017, oppure Conto termico)…

su questo argomento potresti rileggere il mio articolo:   Vorrei anche il fotovoltaico, ma sono in condominio

premesso tutto questo, io che lavoro e lotto per evitare gli impianti, ricordo che la protezione dal caldo non significa raffrescamento!

Quello che succede al suo sottotetto è un veloce e forte surriscaldamento del solaio inclinato impermeabilizzato con i coppi. Lo sfasamento insufficiente che presumo sia intorno alle 4-6 ore (dipende dalla qualità costruttiva e dallo spessore del solaio) significa che dopo poco tempo l’onda termica ha attraversato la stratigrafia del solaio ed inizia a cedere energia all’interno degli ambienti sottostanti portandoli ad un altrettanto veloce surriscaldamento (che per ore proseguirà nelle ore serali e notturne).

L’effetto forno del periodo estivo si potrebbe misurare con un termometro ad infrarossi da due soldi puntandolo sull’intonaco interno verso l’alto: sicuramente mostrerà temperature superiori ai 33-36°C.

isolamento sottotetto - Tetto surriscaldato, il grande caldo nel sottotetto 3

Ma cosa succederebbe se lo stesso solaio fosse ben coibentato con la migliore soluzione per la protezione dal caldo estivo (fibra di legno di spessore da decidere in base ai calcoli)? Trovandoci con una stratigrafia di un tetto pesante, isolata esternamente con fibra di legno, le ore di sfasamento passerebbero da poche ore ad almeno 15-16 ore, o più, in base allo spessore deciso in fase progettuale.

Tornando a fare una misurazione nel momento estivo più torrido e con temperature interne raggiunte ormai intorno ai 29°C, si scoprirebbe che il solaio non è più surriscaldato come negli anni passati e si registrerebbero temperature superficiali interne prossime ai 27-28°C:

  • ciò permette anche di poter fare una minima ventilazione notturna e affrontare una nuova giornata con temperature interne ridiscese sui 25-26°C

ventilazione notturna

La ventilazione notturna è l’abc della sopravvivenza:

  • permette di “sgonfiare” la casa dal calore accumulato ( con la coibentazione non si avranno più solai pesanti e roventi).

Ovviamente l’intervento non garantisce di stare freschi:


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  • infatti non raffresca!
  • infatti non è un impianto artificiale! o artificioso!

le dispersioni invernali

La soddisfazione di un tetto coibentato contro il caldo continua al cambio stagionale: eviterà le dispersioni invernali, conterrà le spese per riscaldamento ed offrirà un comfort fino a prima sconosciuto grazie a temperature superficiali interne vicine a quelle ambiente (circa 19°C).

su questo argomento potresti rileggere il mio articolo:   Termini utili per parlare di tetto in legno in cantiere a distanza

Allora, per togliere il grande dubbio “la spesa darà benefici reali?”

cosa posso aggiungere?

Se dopo aver isolato il tetto con materiali idonei (un isolante non è di per sè, perchè isolante, un materiale adatto alla protezione dal caldo) si farà

  • corretta ombreggiatura
  • ventilazione naturale notturna

l’intervento sul tetto darà tutti i benefici sperati.

Ricordiamoci sempre però, che un ottimo tetto non offre la magica funzione “deumidificazione” e spesso, purtroppo, è l’umidità presente nell’aria che fa percepire una temperatura molto più alta di quella reale!

Andrà tutto bene?


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11 commenti su “Tetto surriscaldato, il grande caldo nel sottotetto”

  1. @ Giulia

    un ambiente ottimamente isolato necessita comunque e sempre di ventilazione notturna per funzionare in estate, altrimenti si deve sempre progettare un impianto meccanico per la climatizzazione e quindi gestire le temperature e l’umidità artificialmente.

    la lana di roccia come isolante all’estradosso delle falde in laterocemento riesce a contenere le dispersioni invernali ma come protezione estiva è, insieme alla lana di vetro, il più scarso dei materiali.
    rifare un tetto in ottimo stato di manutenzione è certamente un dispiacere, quindi l’unico intervento alternativo è isolare dall’interno tutto il tetto.
    il fatto è che se si vogliono ottenere prestazioni ottimali in estate, con la nuova stratigrafia si deve raggiungere un buon sfasamento (si calcola in ore).
    il solaio inclinato si surriscalderà comunque, ma l’isolante interno eviterà di surriscaldare velocemente l’ambiente che volete abitare.
    resta il problema dell’altezza interna, che io non conosco: forse troppo isolante impedisce di abitare come si voleva la soffitta.

    l’inerzia del tetto che si va a perdere si può in parte recuperare con il rivestimento interno del nuovo pacchetto isolante.
    il rischio di condensa interstiziale non c’è se si progetta il pacchetto isolante protetto da un freno al vapore correttamente nastrato e senza difetti di fiancheggiamento.
    per il rischio muffa vale lo stesso discorso.
    immagino che esistano dei Velux, quindi sarà necessaria la sostituzione con nuovi Velux e triplo vetro con telaio fisso sigillato al freno al vapore. anche il Velux deve garantire l’ombreggiatura del vetro se esposto a sud.

    il pavimento rivestito di poliplat (cartone sandwich) di materiale espanso, schiuma di poliuretano, racchiuso tra due strati di cartoncino forse può rimanere in vista di un pavimento in legno ma non credo abbia buone doti anticalpestio.

    abitare la soffitta così com’è per un paio d’anni significherebbe poi fare altri e più gravi compromessi nella progettazione del nuovo ambiente abitabile

  2. Gentilissimi, mi rivolgo a voi alla ricerca di alcune delucidazioni. Nella casa di famiglia, una villetta in Piemonte in montagna, vorremmo costruire un appartamentino separato. Ora come ora, la pareti e il tetto in laterocemento presentano un strato isolante in lana di roccia che nelle falde parrebbe insufficiente: in inverno anche se non è un ambiente riscaldato (per ora) non si sta male contando che è separato dal piano sottostante riscaldato da uno strato di isolante poliplat di 10cm. Il problema è l’estate in cui in soffitta fa abbastanza caldo. Sicuramente incide il fatto che non salendo mai in soffitta la lasciamo sempre chiusa e non la areggiamo, ma conta secondo me anche la copertura in laterocemento che surriscalda l’intero ambiente (un’intera falda è orientata verso Sud).
    Nell’ipotesi di rendere abitato questo piano abbiamo valutato di smontare il manto di copertura e mettere più isolante ma è una scelta purtroppo fuori budget (senza contare che il manto di copertura è in ottime condizioni). Pensavamo quindi di isolare internamente le falde ma temiamo di perde inerzia termica e di avere fenomeni di condensa e muffa. Avrebbe senso abitare la soffitta così com’è per un paio d’anni e poi valutare come procedere (isolare nell’intradosso o nell’estradosso)?
    Grazie per la risposta,
    un caro saluto

  3. probabilmente il suo terrazzo calpestabile è un solaio piano in latero cemento con vecchia impermeabilizzazione e pavimentazione.
    se è necessario salvaguardare l’ambiente sottostante dal surriscaldamento estivo si dovranno preferire solo pannelli in fibra di legno (o sughero) al polistirene. questo per evitare uno spessore enorme di isolante prima di soddisfare almeno oltre 12 ore di sfasamento.
    le infiltrazioni d’acqua che potrebbero interessare il nuovo pacchetto isolante sono da evitare con uno strato impermeabilizzante sopra l’isolante: suggerisco una guaina in poliolefine.
    Sull’impermeabilizzazione, cioè sopra alla membrana sintetica, si potrà finalmente preparare un premiscelato leggero e isolante per massetti come sottofondo per la nuova finitura del terrazzo.
    Se la pendenza non è già prevista si dovrà ottenere nell’ultimo strato appena descritto calcolando che nella parte più sottile lo spessore del massetto non potrà essere inferiore ai 6cm.

    per calcolare la prestazione estiva ed invernale dell’opera si dovranno calcolare insieme tutti gli strati, quindi stato di fatto + isolante + massetto. solo così si potrà essere sicuri che il pacchetto funzioni anche d’estate: il miglioramento invernale è invece fuori di dubbio.

  4. Buongiorno, avrei un quesito sull’ isolamento di un terrazzo calpestabile già esistente di cui non conosco la stratigrafia. Vorrei migliorarne l’isolamento termico, sia estivo che invernale e avrei pensato ad uno strato di isolante tipo polistirene, da poggiare direttamente sulla pavimentazione esistente, su cui poi mettere un secondo strato di pannelli in fibra di legno da ricoprire a loro volta con uno strato protettivo (altri mattoni?).
    Mi chiedevo se, al di là dei vari spessori che non ho ancora definito, sarà necessario interporre tra fibra di legno e mattoni una guaina impermeabile (bitume?) per evitare infiltrazioni di acqua o se fosse possibile fissare i mattoni direttamente sui pannelli di fibra di legno.
    Grazie mille per la cortese risposta

  5. La ringrazio. Ciò mi conferma la scarsa cognizione di causa dei professionisti interessati. Dalle foto il tetto sembra ben isolato e posato ma questa è solo una mia impressione. Dopo le mie contestazioni il tecnico, a titolo transattivo, suo malgrado e prima di posare i coppi, mi ha proposto di aggiungere uno strato di coibente ulteriore e a mia scelta. Francamente ciò mi desta perplessità e non essendo del settore non saprei cosa proporgli dato che avrebbe dovuto lui suggerire a monte la soluzione ottimale

  6. trattandosi di un sottotetto non abitabile si potrà isolare a piacimento il solaio orizzontale per garantire un comfort ottimale al volume abitabile

  7. non avrei progettato 12cm di fibra di legno in zona climatica C proprio per lo scarso sfasamento estivo (circa 7 ore), nè la posa di un pannello OSB sul coibente perchè è un freno al vapore un po’ troppo forte rispetto a un telo traspirante.
    La trasmittanza della copertura sarebbe stata su per giù U W/m2K 0,296

    purtroppo ora la situazione è ulteriormente peggiorata per la protezione estiva e il surriscaldamento veloce degli ambienti sottotetto sono assicurati:
    la soluzione con eps 200 offre uno sfasamento estivo di circa 3 ore.
    possiamo dire che sarebbe una soluzione ottimale per un tetto in montagna dove la trasmittanza pari a 0,19 W/mqK darebbe qualche soddisfazione

    bisogna aggiungere a questi commenti che un materiale NON fibroso come l’eps per un tetto in legno offre nessuna protezione per l’acustica.

    circa la sorpresa della variazione in corso di posa, direi che a giudicare dalla scelta per il telo Delta Reflex indicato nel computo si poteva dedurre in anticipo che non sarebbe mai stato posato un pannello in fibra di legno traspirante: infatti il telo previsto è una barriera al vapore (e non un freno al vapore che si impiega in tetti in legno traspiranti) che garantisce un Valore Sd pari a 150metri.

    Mi domando se il tecnico o il costruttore abbiano fatto un’ analisi delle prestazioni invernali e della protezione estiva per un adeguato comfort in tutte le stagioni (Prestazione Energetica Estiva – Metodo dei parametri qualitativi).

    A questo punto, prima di contestare la stratigrafia, dovrebbe verificare se il costruttore abbia seguito il progetto della tenuta all’aria del tetto garantendo che il telo posato sul tavolato sia stato sigillato sulle pareti perimetrali.
    potrebbe anche essere stato semplicemente srotolato sul tavolato fino al perimetro del tetto, di fatto non garantendo la chiusura ermetica del volume riscaldato.
    Per capire se esista questo rischio di non tenuta e di future condense interstiziali in periodo di riscaldamento acceso, dovrebbe guardare le foto di cantiere, oppure richiedere un test di tenuta all’aria.

  8. Ho dimenticato di precisare che la casa constatazione di due piani più sottotetto non abitabile; sottotetto che, peraltro e clima interno permettendo, avrei utilizzato in parte come zona di svago per i bambini dato che le altezze lo avrebbero permesso. Ora temo che il caldo primaverile/estivo/autunnale non ne consentano più la regolare frequentazione salvo ovviare con la tradizionale pompa di calore.

  9. Gentile dr sampaoli, le scrivo perché sto costruendo casa proprio in queste settimane in zona climatica C e proprio ieri venerdì hanno installato la coibentazione nel tetto. Premetto che da computo metrico avrei dovuto avere la seguente stratigrafia: Copertura in legno costituita da travi in legno abete lamellare, opportunamente dimensionate, distanziate con interasse 80 cm, assito di copertura in abete piallato con incastro (spessore nominale 25 mm), barriera al vapore (tipo DELTA REFLEX), pannello coibente in fibra di legno (spessore 60+60 mm), pannello OSB (spessore 9 mm), telo impermeabile traspirante (tipo DELTA LITE), tegole tipo portoghese in laterizio. Venerdì pomeriggio, a cose ormai fatte perché il materiale è stato fornito la mattina e posato in pochissimo tempo, scopro amaramente che il coibente installato era eps. Contatto il tecnico per delucidazioni in merito è per contestare la difformitá dal computo sentendo ribattere che, per questioni di economia hanno deciso (cioè lui ha disposto senza avvisare) che fosse cambiato il voi ente ma le prestazioni rimanevano pressoché invariate. A nulla é servito precisargli che lo sfasamento termico tra eps e fibra di legno varia di parecchie ore e che non si tratta di dettaglio irrilevante dato che qui è già troppo se abbiamo due mesi di freddo. Per il resto dell’anno si va dai 15 ai 45 gradi… La nuova stratigrafia é ora la seguente: perline in abete da 15-19 mm, termo oppure eps 200 spessore 160 mm accoppiato con guaina, cartone catramato spessore 4 mm, aria in quiete a 293 k spessore 55 mm, tegole in laterizio coppo spessore 25 mm. Sto seriamente meditando di contestare la difformitá ma vorrei un suo autore ole parere tecnico riguardo la differenza di prestazioni e caratteristiche. La ringrazio anticipatamente. Cordiali saluti.


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