La casa nel clima italiano di che isolamento ha bisogno?

Seguendo l’Europa finalmente anche l’ Italia ha conosciuto l’isolamento termico degli edifici – ci siamo appena abituati a prevedere il cappotto che già ci troviamo alla vigilia del costruire edifici nuovi a consumo netto quasi nullo. L’ Italia sembra in ritardo, e appare svantaggiata, invece io vedo in questa lentezza l’occasione italiana di fare meglio di tutti gli altri.

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E’ una fortuna che oltre il 90% delle nostre case sia ancora da isolare!

Pensate se tutti gli edifici avessero già quello standard dei primi cappotti posati in Italia dopo il 2005: 4-6cm di EPS bianco, spesso senza rispettare un sistema certificato.

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Con le temperature estive sempre più insopportabili in quasi tutte le città italiane, il sottile cappottino in EPS può fare ben poco e il beneficio del costoso intervento resta limitato al periodo invernale.

Progettare senza considerare gli effetti del surriscaldamento è sempre un errore, almeno in Italia. La protezione estiva resta spesso sottovalutata, si dovrebbe progettare solamente in luglio e agosto in uffici non climatizzati! 

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In gergo tecnico si parla di gestire i carichi interni durante l’estate:  isolare non è mai sbagliato, ma la progettazione dell’involucro non deve limitarsi a verificare la trasmittanza U che si ottiene, anche l’inerzia termica è importantissima – è qui che nasce il comfort abitativo – d’inverno perché la temperatura interna resta costante, d’estate perché l’energia di troppo prodotta dentro casa può essere ceduta alla massa interna (debitamente isolata esternamente) senza aver continuo bisogno di impianti di climatizzazione.

L’obiettivo della casa a consumo nullo soccorsa dal solare e dal fotovoltaico non è proprio l’ideale di casa! 

Prestare attenzione ai soli flussi entranti dall’esterno e dimenticando i carichi interni (noi che abitiamo, gli elettrodomestici che accendiamo, l’illuminazione ecc.), significa non fare gli interessi della committenza. E chi non pensa al committente non sta progettando bene.

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Non dobbiamo guardare unicamente al laterizio come metodo salvatore dei progetti in clima caldo, gli intonaci, le lastre in fibrogesso e i pannelli in argilla svolgono egregiamente e in modo passivo il ruolo di portatori di comfort termo-igrometrico. E’ proprio questo strato più interno della parete perimetrale a svolgere questo compito delicato: diffidate sempre delle soluzioni svelte ed economiche – cartongesso e pittura murale, soluzione povera in tutti i sensi.

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Capita spesso che il valore indicato dalla massa superficiale di una struttura tranquillizzi tutti sul fronte del comfort estivo: è bene ricordare che la massa superficiale “pesa” il metro quadro della struttura in tutti i suoi strati e non sottolinea quali strati siano quelli pesanti. Per fare un esempio, una parete “pesante” potrebbe ricevere uno strato leggero ed isolante sul lato interno (magari un foglio extra sottile termoriflettente) portando a grossi discomfort estivi gli ambienti. 

Quali dati si devono tenere in grande considerazione per combattere il surriscaldamento estivo?

Naturalmente la risposta è – ” tutti i dati risultanti dal calcolo di una stratigrafia sono importanti “, ma bisogna saperli leggere ed interpretare correttamente per capire come si comporterà l’edificio nelle stagioni.

In tanti articoli ho cercato di spiegare l’importanza del valore della Capacità termica periodica del lato interno detto anche Capacità areica interna. E’ un dato spesso nemmeno riportato nei documenti allegati alle stratigrafie, ma molto indicativo sulla qualità progettuale. Più il valore è basso e peggiore sarà il comportamento dell’edificio in periodo estivo. Consiglio di non accontentarsi mai di valori inferiori ai 30 kJ/m2K: per evitare il surriscaldamento estivo meglio alti valori di capacità termica areica interna (la capacità di assorbire calore internamente).


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federico_sampaoli_espertocasaclimacom  ipha_member   articolo ideato, scritto e diretto da Federico Sampaoli, impegnato a favore delle persone, del comfort e dell’open information, titolare e caporedattore di espertocasaclima.com – blog di formazione e comunicazione online dal 2009.

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5 pensieri su “La casa nel clima italiano di che isolamento ha bisogno?

  1. Antonio barbieri

    Buongiorno Dott. Federico;
    le chiedo un’ altra domanda per farmi chiarezza :
    vedo in certi tetti di nuova costruzione che posano
    tra le tegole di copertura e il calcestruzzo , questi rotoli di isolante formato da polietilene e vari strati di fogli di alluminio (dai 3 ai 5.. spessore 1 / 2 cm ) ;
    vorrei chiedere ; qual’ è il loro principio di funzionamento , come bisogna inserirli per avere la loro massima resa ?
    deve circolare aria tra questo ”foglio” e la copertura ? oppure posso inserirlo anche tra i due pannelli di fibra di legno alta densità che vado a mettere al di sopra del calcestruzzo ? questo non blocca completamente il vapore ?
    in commercio vedo diversi isolanti che hanno una facciata in Alluminio…
    Credo che ‘ alluminio rifletta il caldo solo per il principio dell’ irraggiamento , non per conduzione o convenzione….
    La ringrazio in anticipo di queste delucidazioni .
    ( Ps ; non ho trovato articoli che parlassero di questo , nel sito…o forse ho cercato male.. )

  2. matteo pontara

    per rispondere a Fabio S.: la parte più delicata di qualsiasi cappotto è sempre la posa. Si tratta infatti di mettere un materiale isolante, in genere più debole di un elemento strutturale, sull’esterno.
    Proprio per questo ci sono molteplici Manuali di posa e diversi materiali adatti. non esistono controindicazioni all’utilizzo della fibra di legno in pianura padana. In generale molto dipende dalla bontà della rasatura armata: se è scarsa di spessore su isolanti leggeri (per esempio Polistirolo) molto sensibili al calore, spesso si leggono i pannelli, così può capitare con altri isolanti. Specialmente nelle facciate rivolte a sud ed a ovest.
    invito quindi a fare una rasatura con 6-8 mm di rasante…

  3. Fabio S.

    Salve vorrei sapere se anche lei e’ d’accordo nel dire che un sistema a cappotto in fibra di legno non sia adatto a zone umide come la pianura padana? Oppure si tratta solo di prendere i giusti accorgimenti nella posa? Mi chiarisca le idee x favore, Grazie

  4. Federico Sampaoli Autore articolo

    questo interrato non ha interesse ad isolarsi dal piano superiore, se dal piano superiore arrivasse un po’ di dispersione termica verso il basso potrebbe giovare ad elevare un po’ la temperatura del solaio interpiano.
    la sensazione di umidità percepita d’estate (solitamente nella prima parte dell’estate) è la conseguenza dell’aria estiva surriscaldata che può raggiungere questo ambiente che presenta strutture con temperature (in confronto) più basse.

    a parte le misure che si prenderanno per risolvere il problema dello sfondellamento, consiglio di utilizzare una finitura verso interrato che non contenga cemento ma calce, idem per la pittura murale. anche il cocciopesto sarebbe molto indicato.

  5. fabio

    buongiorno

    la contatto perche ho sentito ormai troppe voci discordanti
    e il suo sito mi ha aperto un po gli occhi!
    le spiego

    al piano inferiore interrato , una taverna, con un altezza di 2,30 m con muri perimetrali non a contattto con il terreno e senza vespaio
    che io utilizzavo principalmente d estate per godermi un po di fresco (e umido) sono state eliminate tutte le pignatte a causa dello sfondellamento generale e ora ce bisogno di un controsoffitto
    la mia paura piu grande e che come ho letto nei suoi articoli, mettendo cartongesso verde piu lana di vetro(anche se e’ una soletta interpiano) guadagnerei qualcosa in inverno ma d estate il caldo non se ne andrebbe piu.

    che soluzioni potrei adottare per questo controsoffitto?
    fibrogesso al posto del cartongesso? si puo rasare questo materiale con calce?
    mi conviene isolare ? con cellulosa o fibre di legno?
    grazie mille

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