Nel post precedente avevamo migliorato la nostra parete leggera in OSB caricandola con intonaco in argilla. Ma per fare aggrappare tutta quell’argilla all’OSB avevamo previsto un cannicciato portaintonaco.
Comodissimo (lo srotoli e Tac tac tac… finito) ma costosissimo… quattro canne legate insieme sembrano diventate materiale aerospaziale 🙁
Propongo il mio trucco povero da cantiere che in realtà è solo tradizione di secoli.
il tabique portoghese
Questa tecnica costruttiva tradizionale chiamata tabique è spesso visibile durante i restauri degli edifici portoghesi, soprattutto come divisori interni ma anche come pareti esterne e, in molti casi, partecipavano realmente al comportamento strutturale dell’edificio.
Ma anche in Friuli si costruiva in terra cruda, fin dalla preistoria. Diciamo pure in tutto il mondo.
In sostanza:
- una struttura di tavole o montanti verticali in legno (facciamo finta che fosse l’OSB di secoli fa)
- piccoli listelli di legno disposti orizzontalmente e inchiodati
- una malta a base di terra e calce che penetrava nella struttura e la rivestiva.
il portaintonaco se lo costruivano direttamente sulla parete 😉
La tecnica la avevo già notata in alcuni solai italiani e in diversi cantieri portoghesi dove si lavora in fai da te, ma, a loro onore, la mia idea di oggi arriva da lì, anzi da tutti loro.
tavole verticali e listelli orizzontali
Semplice:
- sulle tavole verticali venivano inchiodate le ripas, cioè dei listelli relativamente piccoli, disposti orizzontalmente.
La terra entrava negli spazi fra un listello e l’altro, li avvolgeva e una volta asciutta formava un rivestimento continuo:
Il listello non doveva essere perfetto, doveva solo offrire un aggrappo:
- nei sistemi più antichi studiati a Viseu i listelli erano relativamente larghi e distanziati
- con il passare del tempo diventano più piccoli, regolari e ravvicinati.
Nei casi più antichi, i listelli avevano grossomodo larghezze nell’ordine di 3-6 cm, spessori attorno a 1-1,4 cm e distanze di pochi centimetri.
il dettaglio più bello
Nelle tipologie più recenti studiate a Viseu i ricercatori scrivono una cosa che io avevo pensato subito: i listelli non erano sempre rettangolari, la sezione più usuale poteva essere trapezoidale…
- l’intonaco penetra dietro al listello e, una volta indurito, trova un piccolo sottosquadro!
- altro che primer!
e utilizzavano anche gli sfridi
Un altro dettaglio che mi piace: in qualche parete tradizionale sono stati trovati all’interno anche piccoli pezzi di legno probabilmente provenienti dalla lavorazione della struttura stessa, riutilizzati per riempire gli spazi della parete.
Sfridi insomma! Gli avanzi del giorno prima! Come alcune ricette in cucina 🙂
Oggi probabilmente li butteremmo nel cassone e poi compreremmo un altro prodotto confezionato… ma una volta il cassone non c’era 😉
tornando al mio trucco povero da cantiere:
Abbiamo comprato tutti quei pannelli OSB occorrenti alla costruzione dei divisori leggeri.
Ci siamo anche dotati degli attrezzi, perfino una bella sega da banco.
E dopo avere tagliato quel che serve ci troviamo inevitabilmente con una piccola serie di sfridi di OSB.
… chi ci impedisce di riaccendere la sega da banco?
Invece di comprare il cannicciato a 9 €/m², proverei a ricavare dall’ OSB avanzato una serie di piccoli listelli!
attenzione: da qui in poi non è più tabique storico
I vecchi costruttori portoghesi utilizzavano legno massiccio. Non fettine di OSB.
Quindi è un esperimento contemporaneo, ispirato alla tradizione del tabique, per smaltire l’ OSB avanzato 😉
E proprio per questo, prima di rivestire 100 metri quadrati di casa, io costruirei un bel campione da maltrattare un po’ 🙂
Perché l’OSB tagliato in listelli ha bordi esposti 🙁 riceverà l’acqua dell’impasto e non sappiamo ancora se ci regalerà la stessa serenità di un listello in legno massiccio.
Qui finisce la storiella e comincia il laboratorio (che io, purtroppo, non ho).
fettine di OSB dritte oppure un po’ storte?
Perché fare tutti i listelli perfettamente rettangolari?
Se inclino leggermente il taglio posso ottenere una piccola sezione trapezoidale.
Esattamente quella geometria che ritroviamo in alcune pareti storiche di Viseu e che permette all’argilla di entrare dietro al listello e trovare un aggrappo meccanico ancora più interessante.
ma se lavoro da solo?
Il problema pratico, anche se si lavora in due, è che ho trenta listelli ma sempre due mani.
Userei un biadesivo da tetti per tenere provvisoriamente il listello in posizione!
2,5 cm x 80 ml da 28€… ci sta 😉
Appoggio. Allineo. Rimane lì. E poi lo fisso meccanicamente.
Con una chiodatrice il lavoro corre. ma se non ce l’ho?
Martello. Chiodi. Tempo. Prove e riprove. E magari Radio 3 🙂
quanto devono essere fitti?
Se non abbiamo tempo per prove e riprove… spulciamo la tradizione che negli esempi passati, ma anche più recenti, suggerisce ripas da 3-4 cm e gli spazi fra i listelli attorno ai 4-5 cm.
ho risparmiato 9 €/mq?
Per la materia prima dei listelli, sì zero €
Ma la sega? I chiodi? E il nostro tempo?
Diciamo che ne vale la pena se ci diverte costruire… e non ci va di buttare materiale già comprato per comprarne dell’altro.
il vero trucco
Ecco il vero trucco: cercare di divertirsi lavorando 😉
copywriter, content creator & web editor – Federico Sampaoli consulente tecnico per l’isolamento termico dell’involucro edilizio
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