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Scende il prezzo del pellet, grazie all’ IVA ridotta

La Legge di bilancio 2023 introduce l’IVA al 10% per la vendita del pellet quindi scende il prezzo del pellet.

Sembra un regalo del governo alle famiglie impoverite. E’ proprio del residenziale la maggior parte del consumo di pellet in Italia, quindi impianti di piccole dimensioni per riscaldamento invernale.

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è un regalo del governo o no l’IVA al 10% sul pellet?

Non si può dire che non lo sia, ma nemmeno che lo sia, ecco perchè:

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l’aliquota IVA applicabile alle cessioni di legna da ardere è ridotta e può essere attribuita a qualsiasi tipologia di legno destinato al riscaldamento.

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Non esiste una precisa definizione di legna da ardere nella Direttiva n. 2006/112/CE e quindi ogni tipologia di legno destinato esclusivamente alla combustione è “da ardere”.

I singoli Paesi della Comunità Europea, possono scegliere di rinunciare ad applicare l’IVA ridotta a queste cessioni, quindi mantenendo l’aliquota ordinaria.

il principio di neutralità fiscale dell’IVA

I singoli Paesi, inoltre, possono applicare l’ IVA ridotta solo ad alcune cessioni di legna da ardere, ma a una condizione:

  • si deve rispettare il principio di neutralità fiscale dell’IVA, e cioè i beni e i servizi simili devono poter essere in concorrenza tra loro, sempre tenendo conto del punto di vista del consumatore medio.

secondo voi è rispettata questa regola in Italia?

  • possono essere in concorrenza tra loro il pellet con IVA al 22% e la legna da ardere con IVA 10% ?

Ovviamente NO.

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E’ dal lontano 1972 che vige IVA ridotta al 10% per legna da ardere in ceppi, fascine, ramaglie o tondelli, compresa la segatura. Ma con l’art. 1, comma 711, Legge n. 190/2014, le cessioni di pellet seguono l’ IVA ordinaria al 22%.


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Ovviamente i sudditi non si sono mai lamentati dell’IVA piena fin che il sacco di pellet stava sui 4-5€ e l’imposta sul valore aggiunto pesava per circa 80 cent… Ma oggi con l’aumento che sfiora il 300%…

è stata fatta “Giustizia europea”

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) aveva dato chiare indicazioni sulla riconducibilità del pellet al concetto di legna da ardere quindi era ora che il Dittatore nazionale riconoscesse l’ IVA ridotta al 10% alle cessioni di pellet per riscaldamento 🙂  e così dovrebbe essere e restare in futuro per qualsiasi tipologia di legno destinato esclusivamente al riscaldamento.

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Invece pare che dal 1 gennaio 2024 il pellet tornerà con IVA al 22% 😐 è ovvio che il Dittatore non rinuncerà mai all’abbondanza: le casse dello Stato si riempiranno di denaro quanto e più di prima, anche durante l’IVA ridotta (con i prezzi alle stelle del sacco di pellet), e in vista di un calo dei prezzi nel prossimo inverno è già pronto per tornare al 22% e spadroneggiare nelle tasche dei sudditi 😉

l’aumento del prezzo del pellet che sfiora il 300%

E’ stata la guerra contro la Russia a far salire i prezzi dell’energia, e questo lo sappiamo bene, ma è diventata l’occasione per una forte speculazione sul prezzo della biomassa, sia pellet che legna da ardere. Infatti non è possibile imputare all’energia grigia contenuta nella biomassa in genere, cioè la spesa di trasporto e trasformazione, questi prezzi folli.

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E’ però vero che l’incertezza sulle forniture del gas ha convinto molte famiglie a dirottare il riscaldamento sul pellet o sulla legna, e quando la domanda è alta… sappiamo cosa succede all’offerta. Ho letto che ci sono 2,5 milioni di stufe a pellet in Italia.

Mentre scrivo, direi che il prezzo medio è ormai questo: 300€ per Pellet 100% Abete – Qualità ENPLUS A1 – (20 SACCHI DA 15 KG), che sono 15€  a sacco 😐 ma con consegna gratis 😉

pellet certificato, ma quale certificato?

Sappiate che NON dev’essere per forza certificato ENPlus, la norma che disciplina il pellet è la ISO UNI 17225-2 e solo a questa si deve fare riferimento 😉 quindi la cosa importante è che sia certificato in classe A1.

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i possibili contaminanti

Se troviamo pellet non certificato verificate sulla busta che il pellet sia conforme alla norma ISO e che rientri in una delle 3 classi A1, A2, B, e poi preferite la classe A1 😉

In questo modo siete certi di portarvi in casa pellet senza cloro, azoto, zolfo, piombo, mercurio, cadmio e cromo che derivano dagli scarti dell’OSB, dei compensati, dei lamellari, ecc. ricchi anche di colle, formaldeide o altri trattamenti chimici 😐 😐 😐

E con la conformità alla norma ISO 17225-2 siete anche certi che il pellet in classe A1 avrà un potere calorifico inferiore PCI non inferiore a 4,6 kWh 🙂 🙂 🙂

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potere calorifico inferiore (PCI)

Il piacere di vedere il pellet che brucia non è proprio il massimo 🙁 una fiamma triste e non paragonabile a quella che danza sulla legna da ardere, però il pellet era diventato molto competitivo rispetto al gas e ha conquistato molte famiglie, e infatti ha un potere calorifico inferiore (PCI) superiore a 4,5 kWh/Kg mentre la legna ha un potere calorifico intorno ai 4 – 4,5 kWh/kg:


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  • il pellet ha un maggior potere calorifico della legna 🙂
  • il pellet costa più caro della legna 🙁
  • il pellet contiene quasi il doppio di energia grigia rispetto al legno 🙁
  • il pellet come costo dell’energia alla pompa è 0,09 €/kWh contro i 0,06 €/kWh del legno 🙁 (*** però era anche penalizzato dall’IVA)

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un incentivo nella direzione sbagliata

La riduzione dell’IVA sul pellet aiuterà più di qualche famiglia alle prese con la spesa per il riscaldamento 🙂 ma di fatto può sembrare un incentivo nella direzione sbagliata 🙁

  • l’Italia è tra i maggiori consumatori di pellet in Europa ma ne importa l’80% 😐

Continuiamo a mettere in difficoltà la bilancia dei pagamenti del nostro paese. Sappiamo quel che facciamo?

Se l’invidia verso i numeri delle esportazioni di pellet degli altri paesi ci lascia indifferenti, possiamo almeno indignarci per la generazione di traffico continentale & intercontinentale di tonnellate di pellet, e poi via gomma fino alla porta di casa.

Non sono contro il pellet, volevo ragionarci con voi.


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