Tetto traspirante, attenzione ai teli, alle guaine e ai manti

Fare o rifare il tetto: chi si è avvicinato a questo tema ha ricevuto proposte diverse, più o meno costose, più o meno valide, più o meno efficienti.

Ma qual’è il miglior tetto? esiste?

Il miglior tetto non esiste: ogni zona climatica ha la sua esigenza e ogni coibente necessita della giusta stratigrafia.

fisica edile x negati - Tetto traspirante, attenzione ai teli, alle guaine e ai manti 1

La stratigrafia, sempre e comunque, deve proteggere

  • dal freddo,
  • dal caldo
  • e dai rumori.

La copertura deve proteggere

  • dalla pioggia.

Spesso mi vengono sottoposti progetti tetto perchè io indichi la soluzione migliore. Qui scopro quanta confusione ancora ci sia sulla gestione del passaggio del vapore acqueo e sul compito di ogni strato della stratigrafia del tetto:

  • i materiali coibenti,
  • i teli, le guaine, i manti.

Perciò il mio lavoro diventa:

  • correzione dei disegni,
  • variazioni degli spessori degli strati
  • analisi delle qualità e delle funzioni dei manti
  • spiegazione e motivazione delle mie variazioni
  • progettazione della tenuta all’aria del tetto

Ecco per esempio, cosa succede in un tetto quando la tenuta all’aria non viene progettata:

tenuta-all-aria-tetto-difettosa

 Parliamo di un tetto traspirante in questo articolo!

Il tetto traspirante, lo dice la parola, non ha barriere al vapore, ma non è sufficiente cancellare dalla stratigrafia la voce BARRIERA perchè il pacchetto diventi automaticamente corretto e funzionante.

Dobbiamo capire il senso del tetto traspirante e dobbiamo capire il modo in cui il vapore acqueo tende a trapassare la struttura completa:

  • in inverno il vapore prenderà la direzione verso l’esterno (migra verso fuori)
  • d’estate il vapore prenderà la direzione opposta e tenterà di sfogare nell’edificio
  • in entrambe le stagioni la progettazione della stratigrafia deve permettere questi flussi, altrimenti il vapore può rimanere intrappolato, condensare e ammalorare il tetto.

Abbiamo capito che è bene lasciare il vapore passare da una parte all’altra senza bloccarlo: ma come? Dosandone il passaggio, ma permettendolo!

Non possiamo farlo passare tutto in qualche punto e non possiamo lasciarlo passare liberamente in quantità troppo elevate.

Ecco perchè nelle stratigrafie corrette troveremo sempre indicato un telo freno al vapore (AL e non A VAPORE!! le locomotive erano A vapore! i teli sono freni AL vapore!) e poi un telo traspirante impermeabile.

Devo aggiungere che nelle migliori stratigrafie il freno al vapore è sostituito da un manto igrovariabile: si tratta di un telo intelligente: frena il vapore d’inverno e lo frena meno d’estate (quando il flusso s’inverte).

In funzione del valore sd i teli possono essere classificati in:

  • freni al vapore:  1 m < sd < 20 m freno al vapore (materiale semitraspirante al vapore)
  • barriere al vapore:  sd > 20 m barriera al vapore
  • oppure teli traspiranti:  sd < 0,1 m telo ad alta traspirazione

Se sopra la coibentazione viene posato un telo adeguato (quindi un telo traspirante) e il progettista prevede di posare direttamente un pannello OSB su di esso per proteggere il telo e costruire su di esso la camera di ventilazione la stratigrafia cambia nella sua qualità.

Ecco come:

i pannelli di OSB offrono resistenza alla diffusione del vapore variabile tra 30 e 50, che per un pannello di spessore 30 mm significa avere un valore di sd variabile tra 0,9 e 1,5 m. Non è una “barriera al vapore” ma è anch’esso un freno al vapore. Dipende dal tipo di OSB.

 La permeabilità al vapore di un materiale è misurato dallo spessore dello strato d’aria equivalente sd, (lo spessore di uno strato d’aria con la stessa resistenza alla diffusione del vapore acqueo di uno strato di materiale con spessore d e coefficiente di resistenza alla diffusione del vapore µ .

In due parole, il rapporto tra i due parametri è

sd = µ * spessore in metri.

La formazione limitata di condensa è normalità, ma è bene progettare per moderare questo fenomeno: l’aria calda che si raffredda deve avere un contenuto di acqua il più possibile simile a quello dell’aria esterna (ecco perchè il freno al vapore và posto nella parte “calda” del tetto: tra tavolato e coibente).

Sconsiglio sempre una barriera totale al vapore: per esempio non riesce a garantire il passaggio nella direzione opposta in regime estivo.

Se vuoi informarti e approfondire meglio l’argomento potresti leggere questi testi, quello sull’umidità e tenuta all’aria è veloce e molto chiaro anche se non si è esperti del settore:

 


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autore: Federico Sampaoli

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142 commenti su “Tetto traspirante, attenzione ai teli, alle guaine e ai manti”

  1. sì, a volte gli errori sono in buonafede. ma perchè non farsi aiutare?

    lei si è aiutato da solo, leggendo la notte magari.

    le sue osservazioni sono tutte corrette:
    quel tetto manca sicuramente della tenuta all’aria in quanto mai progettata
    il telo sul lato caldo è in effetti da posarsi sul lato freddo perchè è impermeabile e altamente traspirante
    il materiale isolante è assolutamente inadatto ad un pacchetto tetto traspirante ed è inadatto alla zona climatica di appartenenza perchè non garantisce alcuna protezione dal surriscaldamento estivo

    buon per lei che si è schiarito le idee prima dell’acquisto
    e buon per il blog che riceverà il suo sostegno!

  2. Dottissimo Dr. Sampaoli,

    devo ringraziarla per avermi, con le ricchissime informazioni messe a disposizione tramite questo suo sito, risparmiato un probabile triste futuro alle prese con la casa sbagliata.
    Scrivo qui per condividere la mia esperienza perchè penso possa essere utile ad altri in situazioni simili.

    Da oltre un mese giravo attorno al’idea di acquistare una villetta a schiera bilivelli in fase di ultimazione che mi sembrava rappresentare il mio ideale di casa.
    La casa aveva però una piccola incognita: la copertura spiovente in legno, per me una assoluta novità.
    Abituato a informarmi per quanto posso su ciò che ignoro (sono un tecnico informatico) ho trovato il Suo sito web attraverso cui sono riuscito a farmi una idea abbastanza chiara di quelli che potrebbero essere i problemi legati ad una copertura in legno mal realizzata.
    Ho quindi chiesto informazioni dettagliate al costruttore sul tetto ormai in fase di copertura finale.
    Costui risulta essere una persona gradevole e genuina; il tipo di piccolo impresario edile che costruisce le case una alla volta dedicandovi tutto il suo impegno. Mi ha dato l’impressione di aver cercato a suo modo la perfezione. Il suo problema quindi non è la malafede o lo scarso impegno. Il suo problema è che ignora di ignorare!
    Da quanto ho capito questa casa rappresenta la sua prima esperienza in fatto di coperture in legno e vi ha applicato idee sue preconcette e altre scaturite chissà dove.
    Mi è sembrato di capire che un progetto del tetto non sia mai stato realizzato se non nella sua testa.
    Infatti alla mia richiesta di poter avere documenti come il progetto del tetto, la stratigrafia o anche solo la lista dei materiali utilizzati ho avuto come risposta un elenco di materali a voce, raccontato con l’orgoglio di chi è convinto di aver utilizzato quanto di meglio disponibile sul mercato.
    Ecco l’elenco come fornitomi:
    – travi
    – perline
    – tessuto non tessuto
    – barriera al vapore
    – accoppiato isolante
    – tegole

    Immediatamente mi sono fatto l’opinione di avere a che fare con un incompetente in materia di legno: la parola “barriera” scatenava un giudizio inesorabile.
    Ho iniziato a nutrire poche speranze circa la messa in opera a regola d’arte per quanto riguarda la tanto critica tenuta all’aria, ma volevo essere ottimista, tanto ero aggrappato al sogno di vivere in quella casa.
    Quel che potevo fare era cercare di ottenere informazioni dettagliate circa la stratigrafia nella speranza che i fornitori lo avessero guidato verso l’adozione dei materiali adatti. In caso positivo avrei richiesto una consulenza professionale per la verifica puntuale dei materiali per la precisa zona climatica e un’indagine sulla corretta messa in opera (Lei era il canditato!).
    Ho quindi chiesto al costruttore di avere tutti i dettagli possibili sui materiali. Quel che sono riuscito ad avere è la stampa della scheda dell'”accoppiato isolante” e l’indirizzo del fornitore di materiali edili in cui è stato acquistata la “barriera al vapore”.
    Il cosiddetto “accoppiato isolante” risulta essere il “Vetropan EPS”, un prodotto in polistirene espanso preaccoppiato con una guaina bituminosa.
    Dalla scheda fornitami (non lo si evince dalla scheda sul sito web istituzionale) risulta che la guaina bituminosa si comporti come una barriera al vapore (?=20000).
    La cosiddetta “barriera al vapore” è invece il “Silvertek 15 Seal Lap”, un telo traspirante indicato come “sottotegola” (815<WDD<2000).
    (Da sottolineare come il fornitore, da me stuzzicato, non conoscesse la differenza tra barriera e freno al vapore, nè l'adeguatezza di un prodotto sotto-tegole usato come sopra-perline.)

    Questi materiali sembrano essere alla mia percezione di profano dei prodotti di soddisfacente qualità, ma mi sembra evidente che siano stati utilizzati a sproposito:
    – il Vetropan viene proposto come isolante adatto a coperture in cemento, e il suo utilizzo risulta in una sigillatura del tetto al passaggio del vapore; inoltre l'EPS non mi sembra possa essere considerato l'isolante preferibile per la mia zona climatica (Cagliari)
    – il Silvertek ha buone caratteristiche di freno al vapore, ma probabilmente non è l'ideale per raggiungere una tenuta all'aria ottimale; inoltre sembrerebbe reso inutile dalla sigillatura di cui sopra

    Con questi presupposti sono giunto alla conclusione che il tetto è stato realizzato in modo tutt'altro che a regola d'arte; i prodotti inadatti mi fanno sopettare fortemente anche riguardo alla qualità della messa in opera. Ragion per cui mi sono convinto di abbandonare l'idea di acquisto dell'immbile.

    Invito quindi chi si trovi in procinto di acquistare casa a informarsi quanto più possibile e a coltivare dei sani dubbi 🙂

    GRAZIE

    PS:
    Il minimo che posso fare è una donazione a favore del suo sito!

  3. Buongiorno,
    per quanto riguarda la scelta del coibente concordo con lei con la superiorità tecnica della fibra di legno ed anche secondo i miei calcoli dovrei arrivare ad uno sfasamento attorno alle 10 ore usando una buona lana di roccia [durock energy] rispetto ad una prestazione completamente diversa di una “normale” fibra di legno.

    Però ero più in dubbio sull’eventuale rischio che il secondo assito in OSB possa essere qualcosa di non “propriamente sano” per quanto riguarda fenomeni di condensa ed umidità (con la guaina tradizionale “ardesiata” sopra – che si comporta da barriera vapore se ho capito bene), per questo vorrei far predisporre 6cm di ventilazione in modo che eventuali fenomeni di condensa possano essere adeguatamente “asciugati”.

    La ringrazio.

  4. considerando la stratigrafia tetto solamente fino allo strato di ventilazione, che secondo me è la valutazione più corretta delle prestazioni estive d invernali, posso dire che

    – la prestazione invernale sarà eccellente (valori di trasmittanza da casa passiva)
    – la prestazione estiva non sarà eccellente, pur prevedendo uno strato isolante in lana di roccia con elevata densità e spessore alquanto generoso.

    il fatto è che ( e può verificare anche lei) i pannelli previsti per la copertura offrono un valore di calore specifico scarso: la lana di roccia solitamente si ferma a 1030 J/kgK.

    questo valore corrisponde a meno della metà di qualsiasi pannello in fibra di legno, anche il più stupido: questo per la natura del materiale! l’asino non diventerà mai cavallo. (e dire che a me piacciono più gli asini…)

    con lo spessore che le hanno proposto, il suo tetto offrirà uno sfasamento estivo di circa 10ore.
    la lana di roccia non rappresenta una grande garanzia dal surriscaldamento estivo.
    la fibra di legno potrebbe garantire invece oltre 17 ore di sfasamento con lo stesso spessore.

    poi il discorso si allarga ulteriormente perchè c’è fibra e fibra, e anche qui i valori migliorano o peggiorano.

    ricordo ai lettori che la scelta dell’isolante non è solo fatta di passioni o preferenze: anche la normativa detta le sue regole sulla prestazione estiva.
    meglio chiedere sempre al proprio tecnico se è stata eseguita la verifica delle prestazione della copertura secondo il nuovo DM 26.6.2015 a proposito di protezione estiva (Trasmittanza termica periodica |Yie| U/dyn < 0,18 W/m2K) e secondo il DM 26/6/09 a proposito di protezione estiva (sfasamento > 12 ore)

  5. Buongiorno,
    mi complimento per l’intero blog, interessantissimo.

    Dovrei realizzare una copertura inclinata con una falda al 40% verso NORD/NORD EST (tegole), una 15% verso SUD/SUD-OVEST (lamiera) in legno zona E (2359 gradi giorno) e mi permetto di sottoporle la stratigrafia che avevamo pensato da interno a esterno:

    1) travi portanti interne (non passanti)
    2) perline abete 2cm
    3) freno vapore igrovariabile (o classico) anche per tenuta aria (Sd 0,2 – 20 m) [usb micro 100 vario]
    4) 24cm di lana di roccia alta densita (150kg/mc)
    5) telo traspirante impermeabile / tenuta al vento (Sd 0,02m) [usb classic]
    6) listelli di ventilazione 6cm (con corrispettivo colmo ventilato)
    7) assito OSB 2cm con guaina impermbabilizzazione bituminosa
    8) tegole o lamiera (a seconda della disposizione), a sud verrà allogiato un fotovoltaico e questo è il motivo della lamiera grecata

    Le falde sono lunghe massimo 6,8m.
    L’assito OSB con la seconda impermeabilizzazione mi viene consigliato come ulteriore prudenza anche per eventuali future manutenzioni (fatte magari con non troppa attenzione) da chi si occuperà degli impianti sul tetto, i 6cm di ventilazione dovrebbe anche aiutare a dissipare il caldo estivo e eventuale formazione condensa.

    Mi piacerebbe avere la sua opinione su questo aspetto.
    La ringrazio
    Ivan

  6. con 10 cm disponibili la massima prestazione invernale è ottenibile con un bassissimo lambda, quindi la Stiferite offre Conducibilità termica Dichiarata: ?D= 0.023 W/mK di un terzo migliore rispetto all’eps.

  7. Grazie ancora per la cortese risposta. I morali li fisserei saldando delle cravatte sulle putrelle. Il mio problema, come avevo detto, non è il caldo, ma il freddo. Quindi, pensa che applicando polistirene da 10 +osb non otterrei un buon isolamento invernale? Grazie. Giovanni

  8. trattandosi di un tetto fatto con putrelle e tavelloni con una piccola gettatina sopra e la guaina incontriamo due problematiche:

    10cm di qualsiasi materiale isolante non credo possano soddisfare nè la normativa nè le esigenze personali, ma è corretto calcolare la stratigrafia e le prestazioni ottenibili (estive ed invernali)

    il fissaggio meccanico della nuova struttura in legno interposta nello strato di ventilazione

  9. Chiedo perdono, volevo precisare che l’uso dei morali da 10 mi servirebbero per uscire di ulteriori 50 cm dal tetto attuale per coprire meglio il balcone sottostante. Ancora grazie. Giovanni

  10. Grazie per la cortese risposta. Mi spiego meglio: la casa ha un tetto fatto con putrelle e tavelloni con una piccola gettatina sopra e la guaina. Le tegole le hanno tolte. Essendo una casa antica non volevo appesantire il tetto con le normali tegole e, siccome volevo isolarlo meglio avevo pensato di togliere la guaina, stendere dei morali da 10cm, mettere tra i morali del polistirene da 10, chiudere il tutto con osb, riguainare e mettere delle tegole leggere in acciaio rivestito, 7,6 kg al metro. Riesco, cosí facendo, ad ottenere un buon isolamento?

  11. forse io non ho capito bene la situazione. perchè non si sta ragionando per la coibentazione del sottotetto visto che non è abitabile?
    immagino che le pareti in pietra vadano coibentate dall’interno, dunque si potrebbe contestualmente attenuare anche il ponte termico del nodo parete-solaio sottotetto.

  12. Salve,
    mi chiamo Giovanni ed abito a 1000 metri di altitudine. La casa, un cielo-terra in pietra di fine 800, composta da 3 livelli abitabili ed un sottotetto non abitabile (altezza max 150 cm.). è affiancata da altre abitazioni ed ha una sola facciata libera esposta a nord. La copertura ad unica falda è composta da putrelle da 12 (poste parallelamente alla gronda) e tavelloni con sopra 2 strati di guaina senza tegole. Nel sottotetto, sempre freddissimo, non ho mai notato condensa. Avrei il desiderio coibentarlo e di rimettere le tegole ma 50mq di quelle tradizionali mi comporterebbe un aggravio di peso enorme e, visto il metodo costruttivo dello stabile, non mi fido tanto. Pertanto, avrei pensato alla seguente soluzione: travetti in legno spessore 10 cm ortogonali alla gronda distanziati di 1 mt ed avvitati su supporti a “L” saldati sulla faccia superiore dei travi IPE; riempimento dello spazio tra i travetti con pannelli di polistirene da 10 cm; tavolato 2 cm a chiusura; guaina sopra il tavolato; finte tegole in acciaio rivestito con scaglie di pietra e acrilico (tipo metrotile) dal peso di 7,6 Kg /mq. E’ sbagliata questa soluzione? Conviene togliere completamente la copertura con putrelle e tavelloni? Per la traspirazione, visto che già così com’è non esiste, cosa posso fare? Sulla copertura c’è la predisposizione per una finestratura (mancano un paio di tavelloni), è consigliabile usare quel varco per mettere qualcosa per favorire l’uscita dell’umidità? Scusi la lungaggine ma questi dubbi mi attanagliano. Grazie. Zaccaria Giovanni

  13. Già i lucernai senza prestazione possono essere causa di condense in autunno inverno in zona climatica F. Pensare ad isolare le falde senza adeguato serramento sul tetto equivale a nuovi problemi da risolvere: meglio progettare tenuta all’aria+velux+isolamento tutto insieme.
    sì costa.

    per l’aspetto estivo si deve considerare di utilizzare materiale che sia adatto alla protezione contro il caldo, quindi niente pannelli sintetici o lane minerali + ombreggiatura velux se colpito dai raggi

  14. Buonasera e complimenti per la serietà delle discussioni, da profano provo a chiderle un prezioso consiglio: ho ristrutturato una seconda casa in zona clim F. Ho recuperato la soffitta che è ora abitabile, il pavimento ha uno strato di leca + pavimento con materassino isolante, il soffitto è con travetti in cemento e tavelloni sulle falde sono stati aperti dei semplici lucernai, esternamente carta catramata e coppi.
    Premesso che le mie risorse sono già state spremute e non prevedo di rifare il tetto: come posso agire dall’interno con una soluzione a bdg contenuto, dando priorità per vari motivi più all’isolamento estivo dal caldo e alla condensa di umidità nel periodo autunno inverno.
    Grazie in anticipo dei consigli.

  15. Mi perdoni, ma a questo punto (nel caso dei ponti termici tra cordolo in cls e tetto)non sarebbe meglio pensare direttamente a creare una tenuta alla aria (estradosso della falda ) con una guaina impermeabile non traspirante da rivoltare con qualche accorgimento sulla parete interna ed isolare completamente il pacchetto coibentate?
    Sicuramente trascuro qualche dettaglio…

  16. se la coibentazione della falda viene progettata all’esterno (estradosso falda) il telo sopra la perlina verrà risvoltato necessariamente sulla muratura esterna.
    la muratura esterna, in genere, riceverà anche un ‘isolamento esterno. a garantire continuità all’isolamento dell’involucro.

    è corretto preoccuparsi del forte ponte termico del cordolo nel caso l’isolamento delle pareti non sia previsto, ma la tenuta all’aria deve essere garantita per evitare fuoriuscite di aria calda e umida che tenderebbe a condensare uscendo dal nodo tetto-parete.

  17. Buongiorno,
    Curiosamente volevo chiederle anche io un chiarimento sul dettaglio di cui ha discusso nell ultimo commento all’articolo dove dice ” farlo sbordare e farlo ridiscendere verticalmente ” riferendosi al freno al vapore. Sarebbe a dire? So che non è un blog strettamente indirizzato a questi particolari ma non capisco.
    Intende forse dire risvoltarlo sulla muratura esterna anziché quella interna?
    Non andrebbe così a crearsi una sorta di possibilità per il vapore di incunearsi tra le perline e il muro raffreddandosi li e quindi condensando pur avendo garantito l ermeticitá al tetto?
    Buongiorno e buon lavoro.

  18. il freno al vapore con funzione di tenuta all’aria meglio non “rimboccarlo”sotto l’assito, anche se potrebbe essere una soluzione fattibile con un giro di manto prima della posa del tavolato.
    sarà più facile farlo sbordare e farlo ridiscendere verticalmente appena sufficientemente per poter stendere un nastro adesivo con feltro intonacabile.

    i ringraziamenti devono andare al blog. sostenetelo!

  19. La ringrazio per la celerità della risposta.
    Avendo soddisfato i dubbi sulla prima domanda potrei chiederle una maggior chiarezza nella risposta alla seconda domanda.
    Ho ben chiaro come isolare il pacchetto isolante.
    Non mi è ben chiaro come garantire la tenuta all’aria.
    Non avendo fuoriuscita della copertura in legno oltre i muri perimetrali mi sarà sufficiente risvoltare il freno al vapore sotto l’assito affogandolo nell’intonaco?

    Ancora grazie,
    Saluti.

  20. un tetto il legno lamellare,non ventilato,con assito in vista.
    La stratigrafia:

    Travi
    Perline
    Freno al vapore
    Fibra di legno disposta in doppio strato sfalsato per eliminare ponti termici.
    Ultimo strato più sottile di fibra di legno ad alta densità.
    Guaina traspirante
    Tegole.

    Non è molto corretto rinunciare allo strato di ventilazione (che è proprio lo strato che si farà carico di smaltire il vapore che ha attraversato il pacchetto durante il periodo di riscaldamento.
    Se proprio, non so perchè motivi, si intende posare il manto di copertura direttamente sul telo impermeabile e traspirante bisogna scegliere con cautela questo materiale verificando che abbia caratteristiche di antiscivolo, elevata resistenza meccanica, ruvidità sufficiente all’applicazione delle tegole con malta o schiuma.

    Con i disegni esecutivi si deve esattamente stabilire come verrà posato il freno al vapore sul lato caldo affinchè possa garantire la tenuta all’aria.

  21. Buongiorno
    complimenti vivissimi per il blog, per fortuna mi sono imbattuto in esso e mi sento già salvo da molti errori che avrei commesso.

    Dovrei realizzare una casa in latero cemento con blocchi aventi un inserto interno di materiale isolante.
    La mia idea era di realizzare una solaio piano in cls sulla zona notte con successiva copertura in legname “grezzo” affinché in futuro possa ampliare di un piano l’abitazione e sulla zona giorno invece un tetto il legno lamellare,non ventilato,con assito in vista.
    La domanda sarebbe:
    1) sarebbe corretta come stratigrafia la seguente
    Travi
    Perline
    Freno al vapore
    Fibra di legno disposta in doppio strato sfalsato per eliminare ponti termici.
    Ultimo strato più sottile di fibra di legno ad alta densità.
    Guaina traspirante
    Tegole.

    Ecco il mio dubbio sta proprio qui.
    Non essendo un tetto ventilato dovrei posizionare le tegole subito sopra la guaina traspirante o dovrei usare qualche altro accorgimento?

    2) quale sarebbe il modo più corretto(ai fini di garantire la tenuta all’aria del tetto) per risvoltare la guaina freno al vapore sulla muratura?

    Sperando di non essere stato oltremodo prolisso la ringrazio anticipatamente e le porgo cordiali saluti.

  22. non è descritta la zona climatica o dove si trova l’edificio.

    chiudere il pacchetto in fibra di legno con osb… meglio uno strato sempre in fibra di legno con densità maggiore e calpestabile senza cautele.

    dopo il manto traspirante e impermeabile si dovrebbe prevedere uno strato di ventilazione altrimenti il vapore che è riuscito a migrare condensa sulla copertura metallica

  23. Salve,

    intanto complimenti!

    volevo chiederle un consiglio per questa stratigrafia:

    – Travi in legno
    – 3 cm perline
    – freno al vapore igrovariabile
    – 28 cm di fibra di legno
    – 2,4 osb
    – telo traspirante impermeabile
    – tetto aggraffato in alluminio

  24. trattandosi di una tettoia aperta la barriera al vapore non ha alcun senso si essere progettata, come anche lo strato isolante.
    se si intende rendere il portico piacevole d’estate si potrebbe prevedere uno strato di pannelli isolanti adatti alla protezione dal surriscaldamento.
    la tegola in cemento andrebbe posata sui listelli portategola (che non avete previsto).
    si potrebbe anche prevedere la posa e la costruzione ad ottenere la vista della tegola da sotto evitando le perline

  25. salve volevo un consiglio per proteggere il tetto di un portico esterno in legno non ventilato (il portico è aperto senza pareti ) io vorrei farlo con la seguente stratigrafia :
    dal sotto a sopra:
    1 travi primari
    2 travi secondari
    3 perlina di 30 mm
    4 bariera vapore
    5 pannello in polistirene da sp. 30 mm
    6 guaina bituminosa adesiva granigliata
    7 tegole in cemento

    accetto consigli grazie oreste

  26. dalla descrizione del problema del tetto in legno penso che il primo telo posato sopra le perline, quello che ha funzione di tenuta all’aria e freno al vapore, sia stato semplicemente posato sotto l’isolante senza prevedere la sigillatura sulla parete nel punto dove tetto e parete si incontrano.
    vedendo le foto si dovrebbe subito capire se è così.

  27. Buon giorno, ho la seguente problematica: copiosa condensa nelle perline vicino al colmo del tetto.
    Questa problematica è nata dopo aver rifatto il tetto e installato un cappotto esterno. Ho effettuato un immagine termica ed ho riscontrato una temperatura differenziale di circa 10°C. (temp esterna -2°C, zona colmo 8°C). Escludendo un problema di ventilazione del tetto, potrebbe essere un errata posa del cappotto? Il cappotto non perfettamente aderente(colla 1-2cm) lascia passare il calore fino alle falde del tetto, accumulandosi sul colmo.
    La problematica si riscontra nel periodo invernale.
    Grazie
    Cordiali saluti

  28. sì, la copertura ventilata presenta due passaggi da proteggere dagli uccelli:
    lo strato di ventilazione tra i morali di ventilazione che sono fissati sopra al manto traspirante impermeabile va protetto con le reti a rotolo antipassero o antiuccelli (consiglio in rame).
    sopra al listello portategola ogni sagoma della tegola crea un’ulteriore apertura di ventilazione che va protetta con gli elementi sagomati parapassero solitamente proposti dal fornitore della tegola: ammetto che non sono facili perchè la tegola non siede sempre bene e disturba non poco l’allineamento.

    non c’è dubbio che la ventilazione si riduce, ma lo scopo dello strato dedicato alla ventilazione è smaltire quel poco vapore che una volta attraversato il pacchetto isolante esce dal manto traspirante.

  29. Buongiorno, vorrei chiederle cosa ne pensa di alcuni elementi secondari ma comunque importanti dei tetti in legno ventilati come le reti antipassero e le reti antinsetti.
    Riwega nel loro sito parla di inserirle abbinandole insieme sia all’inizio della camera di ventilazione sia nella micro ventilazione sotto tegola ma la mia paura e’ che trattengano troppo il passaggio dell’aria.
    Grazie

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