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Contenuto COV Pitture per pareti e soffitti interni

Spesso il committente scopre verso la fine del cantiere, o a lavori conclusi, che l’intonaco interno poteva essere un impasto migliore, più igroscopico, più traspirante e più attento alla salubrità dell’ambiente. Il materiale dell’intonaco stesso poteva essere una miscela antibatterica naturale resistente alla formazione di muffe e batteri.

Non si può più tornare indietro, gli intonaci sono dati.

Siamo però ancora in tempo per decidere o cambiare la finitura e trattandosi di finitura interna, a maggior ragione, dovrà essere salubre. Per salubre intendo qualcosa che non porti altri veleni in casa.

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L’ambiente interno può già contenere molte cose che non giovano alla nostra salute (dalla candela profumata, fino al detergente per il bagno), sforziamoci di stare attenti nella scelta delle finiture interne: parliamo di molti metri quadrati, dunque è un aspetto veramente importantissimo! Continue reading

Primi passi per un buon tetto in legno ventilato

La costruzione in legno si sta ben diffondendo nel settore dell’edilizia in Italia, nel nuovo, nella ricostruzione e nella sopraelevazione dell’esistente (il famoso piano in più). Oggi si è arrivati ad un consumo di oltre di 650.000 m³ di travi lamellari. Naturalmente una bella fetta di queste travi se ne va nei tetti in legno di costruzioni tradizionali.

passi per un buon tetto in legno

Ma se si è decisi per un tetto in legno per una casa in muratura, cosa deve chiedere il committente al suo progettista? Che le vernici del legno siano salubri (o con bassissime emissioni) oppure ci sono aspetti tecnici ancora più urgenti rispetto alla finitura?

La mia esperienza, in ordine di importanza, mi suggerisce di indicare alcuni punti che riguardano proprio il tetto in legno:

  1. assenza di spifferi
  2. corretta scelta delle guaine
  3. materiali e spessori idonei per la protezione dal surriscaldamento
  4. salubrità della finitura interna del legno

Ripensando all’ordine di importanza che ho dato sopra dovrei spostare le voci 2 e 3 ancora nella posizione 1: tutti e tre i punti sono fondamentali: può il committente essere soddisfatto di un tetto senza spifferi con dei teli che non gestiscono correttamente la migrazione del vapore? e potrebbe esserlo con dei teli fantastici e pannelli per coibentazione termoacustica completamente inadeguati e per qualità e per la zona climatica di riferimento?

Analizziamo un po’ più precisamente questi 4 punti, tanti committenti si trovano alle prese con tetti in legno progettati in modi diversi e a prima vista sembrano tutti buoni progetti.

Dov’è che bisogna puntare la lente di ingrandimento per fare le pulci al progetto?

1. Assenza di spifferi:

La copertura deve garantire la tenuta all’aria: l’ambiente interno, riscaldato in periodo invernale, tende a spingere verso l’esterno come una pentola messa sul fuoco a far bollire la pasta, ricordate cosa succede sulla linea del coperchio, quegli sbuffi di vapore succedono anche sul perimetro del vostro tetto in legno poggiante sulle pareti esterne. E proprio per il fatto che il materiale legno sarà in contatto con mattoni o blocchi in laterizio o calcestruzzo (materiali diversi per natura e comportamento) la progettazione del nodo tetto-parete deve essere fatta scrupolosamente. Diceva un tale – non c’è arte e non c’è ingegno che faccia aderir la malta al legno. Si sa che una trave passante nel muro darà presto o tardi problemi di spifferi, e si sa anche che le perline (il tavolato o l’assito come siete abituati a chiamarlo) sembrano aderire bene sulla testa del muro, ma anche l’intonaco nulla può per garantire la tenuta tra perline e parete.

Solo questi due dettagli sono sufficienti a rovinare tutta l’opera della copertura e sono difficilmente risolvibili in un secondo tempo, di solito un paio di inverni, quando ormai i passaggi d’aria hanno portato a condense, e quindi all’insorgere delle muffe, e poi al deterioramento del legno.

Dunque evitiamo di accettare un disegno di massima o una sezione che non indichi esattamente la soluzione e i materiali idonei a garantire la tenuta all’aria dell’involucro.

2. Corretta scelta delle guaine:

Se avete già letto qualche articolo che tratta la migrazione del vapore attraverso le strutture edili conoscete il meccanismo per cui il vapore tende ad uscire verso l’esterno in periodo di riscaldamento e verso l’ambiente interno in periodo estivo (ora non pensate che d’estate vi troverete la mansarda con la nebbia perché la migrazione del vapore ha cambiato verso! si tratta sempre di pochi grammi di acqua). Già dai tempi dell’ora di geografia ricordate di quanto sono diverse e uniche le regioni italiane. Il clima è stato suddiviso in zone e per semplicità non abbiamo riempito l’alfabeto intero: la zona climatica più calda è la zona climatica A (ah che caldo!) e quella più fredda è la F (freddo!) – quindi le zone sono A B C D E F.

Inutile dire che in ogni microclima di una certa zona e di un certo edificio ci sia un determinato uso del riscaldamento, un periodo di riscaldamento più o meno breve. Pensate che in zona F il periodo di riscaldamento può essere 12 mesi l’anno (vedi figura):

gradi giorno dobbiaco

In condizioni simili il pacchetto tetto sarà quasi perennemente interessato da una migrazione del vapore verso l’esterno! Sarà corretto un buon freno al vapore sul lato caldo e un ottimo telo impermeabilizzante e traspirante sul lato freddo. Ma nei paesi più caldi della Sicilia dove forse l’impianto di riscaldamento viene utilizzato qualche settimana all’anno si possono posare le guaine con le stesse proprietà di resistenza al passaggio del vapore? Assolutamente no.

Nei climi più caldi devo progettare ricordando la grande tendenza del vapore che migra verso l’interno! e non mi devo opporre a questa naturale tendenza altrimenti posso, semplicemente sbagliando telo, provocare una condensa all’interno del pacchetto isolante perché il vapore non è aiutato a sfogare in ambiente asciugando completamente il coibente.

Meglio fare grande attenzione ai valori Sd indicati sulle schede tecniche dei manti traspiranti.

3. Materiali e spessori idonei per la protezione dal surriscaldamento:

Ho già scritto diversi articoli sul tema, scegliere il materiale migliore per coibentare il tetto e proteggere l’ambiente dal surriscaldamento è non solo un obbligo di legge, è un dovere verso il committente che desidera ottenere un ambiente confortevole anche senza l’uso continuato degli impianti di raffrescamento. La protezione dal caldo è un diritto: fatelo valere!

4. Salubrità della finitura interna del legno:

Non dilunghiamoci nel pessimismo dei veleni nascosti in tutto ciò che ci circonda, e ricordiamo solo che le strutture lignee grezze verranno trattate.

I prodotti impregnanti servono a proteggere il legno da attacchi biologici e a volte a modificarne l’aspetto. Cerchiamo di evitare prodotti contenenti principi attivi tossici (ad es. composti metallorganici). Di solito se la finitura è estetica ma anche preservante è inevitabile che contenga biocidi.

Le superfici in legno interne sono caratterizzate da un’umidità del materiale in equilibrio con ambienti a una temperatura di 20°C e un’umidità relativa dell’aria circostante che non superi il 65% se non per poche settimane all’anno (elementi lignei protetti contro le intemperie o posti all’interno degli edifici in ambienti condizionati).

Le vernici all’acqua presentano emissioni di composti organici volatili (VOC) molto esigue. Ma spesso sono vernici acriliche emulsionate in acqua, quindi sono presenti tutti i componenti tipici delle resine acriliche.

Vernici ed impregnanti di cat. 1/e per finiture interne ed esterne rispettano il valore limite UE della categoria A/e di 130 grammi per litro di VOC (Composti Organici Volatili in italiano). Un’ etichetta di cosa ci vuole avvisare?

1) che ci sono componenti chimici di sintesi :

  • alcuni componenti sono indicati in etichetta
  • altri componenti compariranno scritti nella scheda di sicurezza (se è stata allegata)

2) che produce emissioni di VOC (quindi contiene sicuramente anche solventi)

E’ un prodotto nocivo : « nocivo » tra virgolette perché la normativa lo accetta in tutti i paesi della UE.

Avete mai letto una Scheda di Sicurezza? La SDS deve essere fornita gratuitamente entro la data della prima fornitura della sostanza o della miscela. Può essere fornita su carta o in forma elettronica. In ogni caso è obbligo del fornitore consegnare la SDS al destinatario.

Per il principio della cautela meglio preferire prodotti di origine vegetale, senza elementi di sintesi o elementi pericolosi per l’uomo e l’ambiente, che utilizzano resine vegetali ricavate da piante, veicolate in olio. Prodotti che non contengono pericolosità o emissioni di composti organici volatili (VOC) dannosi per l’uomo e l’ambiente.


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Scegliere una pittura termoisolante per interni

Sono favorevole ad un intervento di termoisolamento sul lato interno quando, per vari motivi, non si può progettare dall’esterno, ma NON sono favorevole alle pitture termoisolanti perchè, se pur aiutano a limitare le dispersioni in periodo di riscaldamento, non soddisfano la mia idea di salubrità.

Scegliere una pittura termoisolante-01

Risolvere il problema delle superfici fredde con un colpo di pennello è una tentazione grandissima, però, alla fine del lavoro, pareti e soffitto saranno interamente coperti di pittura termoisolante. E di che pittura si tratta?

La pittura termoisolante non è una sola, ormai ce ne sono diverse sul mercato.

Una di cui i lettori mi chiedono spesso è una pittura idrodiluibile, a base di resine terpoliacriliche gel con microsfere ceramizzate termoisolanti.

E’ garantita la massima traspirabilità, a parole, in realtà un valore di permeabilità pari a Sd > 1 è tutt’altra cosa che la traspirabilità di una pittura naturale con coefficiente di permeabilità 35 (mezzo millimetro di spessore significa 0,0005 m. * 35 = Sd 0,0175), quindi 60 volte meno traspirante!

Un ambiente con una buona autoregolazione igrometrica è sempre importante e più i materiali sono traspiranti e igroscopici e più facile sarà avere un ambiente sano e confortevole.

Ma diciamo pure che la prestazione termoisolante di una pittura di questo tipo è più importante che avere una superficie interna traspirante – come la mettiamo con le emissioni di questo tipo di pittura? Sono elevate o contenute?

Una pittura naturale emette zero VOC?

Scegliere una pittura termoisolante-04

Sì, alcune pitture naturali garantiscono di non emettere VOC, altre, nella scheda tecnica, indicano valori bassissimi: ad esempio 0,12 grammi / litro.

Nella scheda tecnica di una pittura termoisolante ho letto VOC 12 grammi / litro (emissioni 100 volte superiori ad una pittura naturale)  e VOC categoria A/C 30 grammi / litro (emissioni 300 volte superiori ad una pittura naturale).

Un’ altra pittura termoisolante per interni è una dispersione di poliacrilato, ossido di zinco, titanio, caolino, carbonato di calcio, silicato, etere di glicole, cellulosa e conservanti (come legante ci sono dei polimeri vinilici diluibili e solubili in acqua).

Anche in questo caso è garantita la massima traspirabilità! ma in realtà un valore di permeabilità pari a Sd > 2,4 è tutt’altra cosa che la traspirabilità di una pittura naturale con coefficiente di permeabilità 35 (mezzo millimetro di spessore significa 0,0005 m. * 35 = Sd 0,0175), quindi oltre 130 volte meno traspirante!

E le emissioni di quest’altra pittura termoisolante? 

Nella scheda tecnica ho letto VOC < 2 grammi / litro (emissioni 16 volte superiori ad una pittura naturale).

 Il fatto che una pittura termoisolante sia anche leggermente tixotropica significa solo che il materiale in quiete è una sostanza rigida paragonabile a quella del gel. Poi mescolando la struttura si frantuma via via poiché diminuisce il numero dei punti di contatto fra le particelle asimmetriche ed esse iniziano ad allinearsi verso la direzione di efflusso fino a che la viscosità diminuisce progressivamente e la pittura inizia a passare dallo stato di gel a quello liquido.

Scegliere una pittura termoisolante-03

Le pitture termoisolanti sbandierano innumerevoli qualità e una anche garanzie Wellness-Care, addirittura scrivono che

  • eliminano i ponti termici
  • evitano la formazione di muffe in presenza di condensa
  • trattengono l’umidità in eccesso per recederla equilibrando il grado di umidità dell’aria nell’ambiente (sicuramente si intendeva dire “ricederla” - v.tr. Cedere di nuovo – cedere ad altri cosa a noi precedentemente ceduta… e non “recederla” letter. Indietreggiare, tornare indietro, ritirarsi)

Ma secondo voi, per quel poco o tanto che avete capito di fisica tecnica e della correzione dei ponti termici, è credibile che una mano di pittura elimini una zona di ponte termico? (“- ingegnè… dottò…, non scordi di far pitturare quel balcone! sennò ccè rèsta er pontetermico! “)

ponte termico balcone

E’ corretto vantarsi di offrire un isolamento termico maggiore del 100% rispetto ad una normale pittura tradizionale? quando una pittura ha tutte le sue qualità tranne quella di coibentare. E’ facile essere cento volte meglio di zero! se confrontato con zero.

Scegliere una pittura termoisolante-02

Si dice che negli USA sono avanti… Cosa fanno per i VOC?

basso VOC – no-VOC – zero VOC

La California è severa: ma comunque Low-VOC significa < 50 g / litro e no-VOC < 5 g / litro. Ma No-VOC e vernici zero VOC possono ancora contenere composti organici volatili! e se magari aggiungiamo una tinta di colore tradizionale la cocentrazione di VOC può salire anche fino a 100 g / litro o più (più i colori sono scuri e più i livelli di COV saranno alti).

In generale le leggi che vogliono abbassare i contenuti di VOC cercano di ridurre le emissioni di COV esterni che causano lo smog estivo. 

Nel precedente articolo, Pittura – cercare di evitare le emissioni di VOC, scrivevo che in Svizzera esiste da anni una Tassa sui composti organici volatili (COV) contenuti in diversi prodotti (pitture, vernici e detergenti). Nell’aria, queste sostanze contribuiscono, insieme all’ossido d’azoto, alla formazione di elevate concentrazioni di ozono troposferico (detto smog estivo). La tassa sui COV esiste dal 1° gennaio 2000, è uno strumento economico per la protezione dell’ambiente: un incentivo finanziario per la riduzione delle emissioni di VOC!

Sembra quasi che le leggi siano più concentrate sulla riduzione dello smog estivo piuttosto che sull’esposizione chimica di chi è all’interno di un edificio. Ricordiamoci che alcuni composti organici volatili nell’ambiente interno sviluppano formaldeide! I francesi sono avanti! quanti anni dovremo aspettare in Italia prima di vedere etichette chiare come queste?

Perchè cercare di evitare le emissioni di VOC-03

Il bello è che il contenuto di VOC nella pittura non deve essere confuso con il contenuto di emissioni dell’aria interna di un ambiente: non vi è alcuna correlazione tra le due misure. 

Scegliere una pittura termoisolante-05

Come possiamo portare in casa meno emissioni possibili?

Non certo ingoiandoci i messaggi di marketing! Meglio investire un po’ di ore in ricerca prima di acquistare un bel bidone di vernice. Il prezzo guardiamolo dopo! Avete mai letto una scheda di sicurezza di un prodotto? Vi dico già che le aziende più serie te lo mettono là insieme alla scheda tecnica o alla scheda di posa in pdf in bella mostra e bella vista – altre purtroppo la nascondono in pagine protette – altre ancora le tirano fuori solo su richiesta! Punite le aziende che si comportano in questo modo evitando l’acquisto!

Individuare gli ingredienti di una pittura in meno di 1 minuto con un collegamento ad internet veloce dovrebbe essere un diritto del cittadino, così che ognuno si possa informare liberamente e alla svelta.

Andate a caccia delle aziende di cui ci si può fidare e portatevi a casa solo pitture non tossiche e sicure.




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Una casa più ” nature “, meno rischi e più salute

I materiali per edilizia sono migliaia e migliaia, come destreggiarsi nella scelta e come riuscire ad evitare di portare nuovi veleni dentro la nostra casa?

E’ importante la coibentazione ad ogni costo
oppure è più importante la salute ad ogni costo?

materiali sani in edilizia

Coibentare non è sempre sinonimo di avvelenare, come pitturare non è sempre sinonimo di intossicare. Invece di puntare i piedi davanti a qualsiasi materiale oppure chiudere gli occhi e accettare ogni tipo di proposta, anche la più insalubre, cerchiamo di essere più sensibili a questo tema alzando l’asticella delle pretese sul tavolo dei nostri progettisti o al banco del nostro magazzino edile. I materiali buoni ci sono – come ci sono i funghi porcini, nel bosco si trovano anche quelli rossi con i puntini bianchi… – dallo scaffale procuriamoci i materiali più salubri.

Mai sentito parlare della certificazione CasaClima Nature? è una valutazione di sostenibilità degli edifici, perciò non si limita a vietare l’uso di alcuni prodotti, fa un ragionamento ben più largo, per esempio controlla la distanza della provenienza di alcuni materiali (Materiali in pietra, prodotti entro 200 km di distanza dal cantiere (luogo di scavo delle pietre, lavorazione e fornitura) - Materiali in laterizio, prodotti entro 500 km di distanza dal cantiere (luogo di estrazione dell’argilla, produzione, lavorazione e fornitura) - Materiali in legno con certificato FSC/PEFC o prodotti entro 500 km di distanza dal cantiere (luogo di abbattimento degli alberi, lavorazione e fornitura).

Ecco i materiali non ammessi in tutto l´edificio (incluso finiture interne ed esterne):

  • non è consentito l’utilizzo di prodotti (schiume, isolamenti schiumati) contenenti sostanze (p.e. cloro-fluoro-carburi CFC, idro-bromo-fluoro-carburi HBFC, idro-cloro-fluoro-carburi HCFC, idro-fluoro-carburi HFC) dannosi per lo strato dell’ozono. Le sostanze sono definite nei gruppi I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII e “Nuove Sostanze”; comunicazione della Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee C224/3 del 05.08.2000, allegato 1.
  • non è consentito l’utilizzo di prodotti che contengono esafluoruro di zolfo (SF6).
  • non è consentito l’utilizzo di legno tropicale.

Una misurazione finale negli ambienti interni, qualora il committente soffrisse di qualche patologia, sarebbe costosa e tardiva.

I materiali da mettere sotto la lente d’ingrandimento sono:

  • quelli a base di legno incollato: valore massimo di emissione di formaldeide [50-00-0] HCHO: 0,05 ppm (0,062 mg/m³),
  • pannelli grezzi o rivestiti,
  • compensati,
  • travi,
  • pannelli di rivestimento,
  • pavimenti
  • vernici,
  • pitture,
  • impregnanti,
  • lacche, primer, ecc.

Quando si scelgono prodotti liquidi da applicare alle superfici interne controlliamo sempre:

  • il contenuto massimo di VOC (si può utilizzare la tabella della Direttiva Tecnica CasaClima Nature):

limiti di contenuto massimo di VOC per prodotti liquidi

( BA significa che la viscosità è regolata mediante l’uso di acqua, mentre BS significa che la viscosità è regolata attraverso l’utilizzo di solventi organici.)

  • la presenza delle frasi di rischio (si può utilizzare la tabella della Direttiva Tecnica CasaClima Nature):

Frasi di rischio

  •  la presenza di metalli pesanti (si può utilizzare la tabella della Direttiva Tecnica CasaClima Nature):

metalli pesanti

  • il contenuto totale di formaldeide libera [50-00-0] che non deve superare i 10 ppm.
  • la presenza di composti organici (si può utilizzare la tabella della Direttiva Tecnica CasaClima Nature):

Composti organici

Per informarsi meglio, l’unica via è l’analisi delle schede tecniche, delle schede di sicurezza e/o certificazioni con indicazione dei dati di emissione (il certificato deve avere almeno 3 anni).

Avete il sospetto che in casa ci sia formaldeide? Potete togliervi il dubbio senza chiamare un tecnico facendo da soli il test formaldeide:

vale sempre il motto:

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L’isolamento interno in cartongesso e lana di roccia di Valter

Valter racconta che in una ristrutturazione di circa 6 anni fa, hanno isolato l’abitazione dall’interno (gran parte dei muri perimetrali sono di mattone faccia vista) con intercapedine in cartongesso e, probabilmente, lana di roccia.

muffa dietro al cartongesso-01

Alla parete Nord (cieca) all’esterno sono fuoriuscite delle macchie giallastre, sul lato interno di questa parete hanno degli armadi, c’è un po’ di muffa negli angoli dell’intercapedine e i muri divisori ed è chiaro che nonostante l’isolamento interno la zona dietro i mobili rimane comunque molto fredda. Il dubbio è che il materiale isolante dietro l’intercapedine sia deteriorato.

muffa dietro al cartongesso-02

Ora, la prima soluzione che è venuta in mente è quella di realizzare un isolamento a cappotto in tutta quella parete.

Per motivi di confini non possiamo superare i 4 cm. così abbiamo pensato alla STIFERITE per una maggiore coibentazione.

 Dopo la realizzazione dell’isolamento a cappotto, che cosa succede all’interno dell’intercapedine? La soluzione del cappotto esterno è valida? L’intercapedine interna puo’ rimanere o è il caso di rimuoverla?

Tutti sanno come la penso io – intanto non mi piace la scelta originale dei materiali per l’isolamento dall’interno:

Il progetto originale non ha tenuto in debita considerazione la migrazione del vapore: in tutto il periodo di riscaldamento l’umidità interna della stanza è lentamente passata attraverso al cartongesso oppure nei punti di passaggio come crepe o fori per tubazioni elettriche andando a sbattere (leggi condensare) sulla parete fredda retrostante. La lana di roccia lascia passare bene il vapore, ma in modo non controllato: non è un materiale igroscopico e capillare dove l’umidità si può ben distribuire prima di passare dal caldo al freddo, nè riceve sul lato freddo un fondo con le stesse caratteristiche di igroscopicità e capillarità adatte a ricevere alcuni grammi d’acqua.

Dietro al cartongesso, dunque non sappiamo esattamente cosa stia succedendo – certamente lì dietro tira una brutta aria.

muffa dietro al cartongesso-03

Passiamo all’idea della coibentazione esterna, la soluzione sempre più favorevole e raccomandabile:

Personalmente non andrei a posare un sistema che prevede l’uso dei pannelli in Stiferite class SK, pur godendo del Benestare Tecnico Europeo a garanzia del buon sistema certificato: ammetto che le caratteristiche di questo materiale sono ottime per il contenimento delle dispersioni termiche invernali, ma sono scarse in fatto di protezione estiva.

stiferite cappotto

Ci sono materiali naturali con doti e prestazioni ottime.

Detto ciò, l’intercapedine interna puo’ rimanere o è il caso di rimuoverla? Io la spazzatura la metterei in qualche bidone, non in camera da letto.

Eliminati questi materiali,

  • mi dedicherei a ristabilire la salubrità delle superfici  che sono state a rischio muffa rimuovendo le spore della muffa con materiali privi di cloro o altri agenti chimici non consigliabili in ambienti interni,

rimuovendo le spore di muffa

  • preparerei una nuova finitura con pittura naturale priva di solventi a base di componenti naturali .

Se non si eseguirà l’isolamento esterno è da progettare una stratigrafia idonea per coibentazione interna e finitura interna con materiali salubri, naturali, igroscopici, capillari e traspiranti che regolano l’umidità indoor senza rilasciare sostanze volatili VOC: questo è l’unico modo per ottenere temperature superficiali interne più alte ed evitare nuove formazioni di muffa.

Ricordiamo sempre che la prima causa delle muffe siamo noi: i livelli troppo elevati di umidità interna in periodo invernale sono presto causa di condense superficiali e ambiente ideale per la proliferazione delle spore. Evitiamo di risolvere il problema continuamente con il primo spray antimuffa che troviamo e facciamo piuttosto attenzione al livello di umidità interna costantemente con un economicissimo termoigrometro come questo:

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Pittura, cercare di evitare le emissioni di VOC

i VOC sono emissioni dannose per la salute!

Che qualità dell’aria vogliamo avere in casa?

Evitando alcuni materiali da costruzione saremo più liberi dai composti organici volatili (VOC) ma non dimentichiamoci che anche le cose per l’igiene personale e della casa (deodoranti, saponi, detersivi e tutte le cose profumate per la pulizia contengono una media di 15 VOC per prodotto. Più o meno tossici o pericolosi.

Spesso le sostanze cancerogene non sono nemmeno menzionate nell’etichetta. Già il fatto di contenere del profumo significa che ci sono sostanze chimiche, per l’80-90% derivate sinteticamente.

Quali sono le sostanze chimiche più comuni? i terpeni, che a contatto con l’ozono presente nell’aria generano particelle ultrafini e formaldeide.

E’ veramente difficile scoprire dalle etichette quali prodotti portarsi a casa e quali evitare: per legge, si deve solo scrivere della presenza di fragranze (profumi), senza dover elencare gli ingredienti che le compongono!

Se cominciamo a fare più attenzione a quello che mettiamo nel carrello della spesa sarebbe anche giusto fare più attenzione alle finiture interne dei nostri ambienti: è proprio l’ultimo strato interno, quello che riveste tutti i locali dove trascorriamo tante ore ogni giorno, ad avere molta importanza:

la pittura sarà buona o cattiva? salubre o poco salubre?

Perchè cercare di evitare le emissioni di VOC-01

l’odore tipico di un ambiente appena tinteggiato è buon segno o cattivo segno?

Con molta probabilità il profumo del locale appena tinteggiato è segno che stiamo respirando nuovi Composti Organici Volatili (VOC) tipici delle vernici sintetiche. E perchè non investire in qualità scegliendo pitture costituite da materie prime naturali e non dannose per la nostra salute?

Valgono i certificati? oppure sono solo etichette che si ottengono stando sotto un certo limite di concentrazione di sostanze dannose?

Perchè cercare di evitare le emissioni di VOC-02

La certificazione tedesca NaturePlus è seria, comunque sì, la certificazione garantisce che i prodotti certificati abbiano il più basso impatto ambientale.

Perchè cercare di evitare le emissioni di VOC-04

Anche la certificazione A+ francese è seria, comunque sì, la certificazione garantisce che i prodotti certificati abbiano il più basso impatto ambientale. Potete leggere la regolamentazione francese sui VOC scaricando il pdf in lingua inglese qui.

Perchè cercare di evitare le emissioni di VOC-03

Pensate che in Svizzera esiste da anni una Tassa sui composti organici volatili (COV) contenuti in diversi prodotti (pitture, vernici e detergenti). Nell’aria, queste sostanze contribuiscono, insieme all’ossido d’azoto, alla formazione di elevate concentrazioni di ozono troposferico (detto smog estivo). La tassa sui COV esiste dal 1° gennaio 2000, è uno strumento economico per la protezione dell’ambiente: un incentivo finanziario per la riduzione delle emissioni di VOC!

Ma quanti di noi hanno la competenza scientifica per analizzare gli ingredienti contenuti in una miscela di pittura sintetica per dire che è poco o tanto dannosa? Meglio lasciar perdere ed orientarsi verso prodotti che derivano da materiali naturali, già di per sè a bassissimo rischio o sani per forza.

E’ importante scegliere una pittura che sia una miscela di elementi naturali atossici senza componenti chimici o solventi e senza formaldeide.

E’ anche importante che la pittura, o l’intonachino se avete scelto di finire un muro così, sia porosa e traspirante e meglio ancora se di pH elevato (forte basicità) che garantisce senza sostanze aggiunte un’ottimale igienicità.

Una finitura che assorbe facilmente l’umidità è garanzia di una migliore regolazione dell’umidità indoor.

E’ comunque difficile garantirsi un’aria interna sana, ci sono i mobili, la Co2 che noi stessi produciamo e chi più ne ha più ne metta… Se possibile prevediamo l’installazione di qualche macchina di ventilazione meccanica controllata con recupero del calore (VMC). Un ricambio continuo dell’aria è la miglior garanzia.



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Quando una pittura è salubre?

 La pittura interna determina solo il colore degli ambienti? Adesso sollevo un polverone:

Tutti i materiali che abbiamo utilizzato e scelto per la costruzione o la ristrutturazione saranno separati dall’ambiente interno, dove abiteremo, da qualche mano di pittura! Tra noi e loro, solo un po’ di pittura per interni! Vi sembra un dettaglio di poco valore?

pittura per interni

Un’idropittura con un bassissimo contenuto di composti organici volatili (VOC) e un’elevatissima traspirabilità, inodore sia durante l’applicazione che successivamente può andar bene per finire i lavori in casa? Non possiamo far meglio?

A me inquieta leggere:

bassissimo contenuto di COV (dall’inglese Volatile Organic Compounds):

  • parliamo delle emissioni di sostanze organiche volatili, i cosiddetti VOC - l’Unione Europea e gli Stati Membri hanno deciso di fissare dei limiti massimi del contenuto di COV: Limiti COV in g/l dall’ 1/01/2010 per prodotti formulati a base acquosa (BA) 30g/l.

* Valore riferito al prodotto di colore bianco:

  • se la pittura non è bianca ma colorata aumentano le emissioni di sostanze organiche volatili, i cosiddetti VOC?

pittura per interni-01

Credo sia importante decidere con un po’ di consapevolezza uno ad uno tutti i materiali che portiamo in cantiere: ce li portiamo in casa! e per sempre.

Informiamoci il più possibile, o lasciamoci informare! Non chiudiamo gli occhi.

 

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La coibentazione a portata di pennello? Vernici che contengono le dispersioni termiche

Come progettista della coibentazione dovrei poter offrire un parere “tecnico” sulle vernici frutto della nanotecnologia. In verità non posso:

  • non ho esperienze con questi materiali, ma un po’ mi inquietano. Se è un materiale composto di cose infinitamente piccole, come mi accorgerò dove queste cose infinitamente piccole si depositano nell’uso, nell’invecchiamento, nella demolizione, nell’applicazione…? sì, forse sono paure infondate e una moto è molto più pericolosa di un barattolo di vernice termoisolante..

vernice termoisolante

Queste vernici termoisolanti per edilizia contengono nanomolecole che oppongono una certa resistenza termica: esistono test che provano questa caratteristica, sono casi studio in lingua inglese. La scheda tecnica di queste vernici termoisolanti è difficile da trovare, in inglese potete leggere questa. Se cercate la scheda di sicurezza di queste vernici termoisolanti potete leggervi questa in lingua inglese. Per quel che so io solo la UNI EN ISO 10456 descrive come ricavare il lambda che un produttore può dichiarare). Forse le nanovernici sono il futuro, ma anche l’amianto sembrava un materiale ottimo, poi…

Non so che dire.

Anche l’isolante flessibile in Aerogel nanoporoso che grazie ad una nanotecnologia brevettata combina gel di silice amorfo con fibre feltrate in PTE offre una conduttività termica estremamente bassa, intorno ai 0,014 W/mK con spessori ridicoli rispetto a quelli a cui siamo abituati,

…ma chiedete a chi lo ha lavorato in cantiere cosa ne pensa. Chiedete come sta la gola e come vanno gli occhi. Certo bisogna proteggersi! Giusto! Ma quello che non mi è volato in bocca perchè mi sono protetto dove è volato? in giardino? sui panni che sono ad asciugare? sull’erba? sulla rucola? nell’acqua dei pesci rossi? sul pelo del cane? del gatto? sul terreno recintato per le galline ovaiole?

I lettori, ed io ovviamente, non siamo gli unici a chiederci se le vernici isolanti funzionino davvero e se facciano bene o male. C’è già chi ha tentato di analizzare i dati promessi dalle vernici magiche facendo qualche calcolo ipotetico e qualche critica. Se volete leggere  due conti per capire quanto ci si può aspettare da una vernice isolante potete leggere questo articolo di ecomondo.

 Senza forse, prima di farsi una vera opinione sull’argomento delle nanotecnologie in edilizia ci si dovrebbe informare a dovere, per esempio leggendo altri articoli

  • http://www.casaeclima.com/ar_17558__ACADEMY-Materiali-vernici-termoisolanti-Altroconsumo-Pitture-termoisolanti-test-di-Altroconsumo-su-4-prodotti-.html
  • http://latermografia.blogspot.it/2014/06/pitture-termiche-o-termoisolanti.html?spref=tw

e leggendo questi libri:

    

       

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federico_sampaoli_espertocasaclimacom  ipha_member   articolo ideato, scritto e diretto da Federico Sampaoli, impegnato a favore delle persone, del comfort e dell’open information, titolare e caporedattore di espertocasaclima.com – blog di formazione e comunicazione online dal 2009.

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