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Ferragosto e la casa con buon isolamento contro il caldo

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Sembra che l’alta pressione nord africana abbia raggiunto il suo massimo e oggi si toccherà il culmine del caldo. I picchi anche superiori ai 40°C mettono gli edifici a dura prova, specialmente quelli che sorgono in una cosiddetta isola di calore dove manca il verde e il normale raffreddamento notturno.

Quando la ventilazione notturna è impossibile la casa continua a caricarsi di energia e anche il migliore isolamento termico non aiuta più.

Naturalmente sto parlando di protezione passiva dal caldo, quindi mi riferisco solo alla forza di resistenza dell’involucro edilizio. Non considero nessun impianto di raffrescamento. La casa è gestita con l’ombreggiatura (manuale o del verde esterno) e con la ventilazione notturna: in condizioni estive più normali queste 2 soluzioni ben gestite permettono agli ambienti interni di non superare Continua a leggere

Un tetto in legno con materiali sani e alla moda: canapa e argilla

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Le mode possono influenzare l’edilizia, la progettazione, e le stratigrafie degli elementi edili? Se portare i pantaloni stracciati a zampa di elefante significa vivere in un clima interno molto confortevole, ben vengano le mode.

E questo sarà finalmente l’anno della canapa & dell’argilla? Continua a leggere

La coibentazione di un tetto che ho realizzato 10 anni fa

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Rileggiamo il commento di Mauro, scritto la settimana scorsa:

Buonasera, gradirei un vostro parere in merito al miglioramento della coibentazione di un tetto che ho realizzato 10 anni fa.
Abito a Verona e quando ho realizzato il tetto in legno ho usato sopra ai travi:

  1. assito da 2 cm
  2. xps, polistirene estruso 3cm
  3. pannello termoisolante ventilato per copertura a falda con Neopor® Tipo 150
  4. ventilazione 5cm
  5. OSB 1cm
  6. tegole in cemento

Purtroppo quando ho progettato il mio tetto non conoscevo l’importanza dello sfasamento. Infatti, mi sono reso conto che se durante l’inverno l’isolamento non è abbastanza soddisfacente, durante l’estate va male.

Ora volevo aggiungere internamente, sotto l’assito:

  1. fibra di legno 20cm. Il mio fornitore ha proposto un prodotto con le seguenti caratteristiche: Conduttività termica 0,040W/mK, calore specifico 2400 J/kgK e densità pari a 150 kg/m3
  2. nuovo assito da 2 cm per chiudere il tutto (o consigliate un pannello di cartongesso?).

Gradirei ricevere un vostro consiglio, sapere se ritenete un intervento valido ed, eventualmente a quanto salirebbe lo sfasamento. Attendendo una vostra risposta vi ringrazio anticipatamente e complimenti per il sito.


Ora nessuno si ingelosisca perchè a Mauro rispondo con un articolo, lo faccio per tutti i lettori che si trovano in situazioni simili, e per Mauro.

Questa è la stratigrafia del tetto in legno di Mauro:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 Assito 0,020 0,130 2100 600
2 xps 0,030 0,035 1450 33
3 EPS Neopor® Tipo 150 0,050 0,031 1500 15
4 ventilazione

tipi climatici italianiCi sono moltissime coperture in legno con soluzioni di questo tipo e in tutte le zone climatiche italiane.

Sì sì, anche in zone calde, ma non pensiamo che in zona climatica E (come tutto il nord d’Italia) si possa vivere bene d’estate con uno sfasamento di 2 ore e un fattore di attenuazione pari a 0,96!

 

Gli strati del calcolo delle Proprietà termiche si fermano allo strato d’aria (dove il pacchetto tetto termina), ovviamente anche il pannello in OSB e la tegola aiutano ad ombreggiare il tetto e aiutano un po’.

Secondo le linee Guida nazionali sulla Certificazione energetica degli edifici questa prestazione estiva è mediocre e la qualità prestazionale estiva è definita V (la peggiore tra: I  II  III   IV   V)

Acusticamente parlando, solo a leggere questi 3 strati, viene il dubbio: posso avere protezione acustica da un materiale che non è fibroso? Non credo proprio che l’EPS e l’XPS offrano una qualche sorta di abbattimento acustico. Per un tetto l’acustica è un valore importante? Per un tetto no, per Mauro che ci vive sotto sì eccome.

In ogni caso, materiali così inadeguati per un tetto in legno garantiscono in inverno un contenimento delle dispersioni termiche:

Trasmittanza   U [W/m2K] 0,362

I pannelli termoisolanti ventilati per copertura a falda sono battentati ad incastro su tutti i lati e sono costituiti di isolante EPS con grafite con ottima resistenza alla compressione e una lastra di OSB 3 che fa da piano di posa per il manto di copertura.

Di solito il committente che sta raccogliendo alcuni preventivi per il suo tetto trova in questi pannelli LA soluzione ideale di semplicità e prezzo giusto. Ma è la soluzione ideale? Sulle brochure sembrerebbe di sì.

La convinzione viene anche dalla pubblicità delle caratteristiche tecniche dei pannelli termoisolanti ventilati per copertura a falda:

la brochure parla di:

bassa conducibilità, capacità di riflettere e assorbire i raggi infrarossi, niente gas dannosi, traspirabilità (in realtà un freno al vapore con Sd pari a circa 2,5m), leggerezza, stabilità, maneggevolezza, non trattiene umidità, miglioramento del comfort abitativo, riduzione dei costi per riscaldamento e raffrescamento, protezione delle strutture (circa le strutture lignee si dovrebbe aprire una discussione a parte, poi vedremo perchè). Musica per le nostre orecchie.

Continuo a conoscere committenti che vanno a caccia di soluzioni! Ma dove sono finiti i progettisti? Non sono loro a proporre le soluzioni?

Fin qui ho criticato i pannelli termoisolanti ventilati  come soluzione per una copertura in legno, ma volete conoscere l’aspetto ancora più preoccupante?

Le indicazioni di POSA:

Cito: i pannelli termoisolanti ventilati vengono posati direttamente sulla struttura del tetto, sia essa realizzata da travi in legno, da soletta in laterocemento o assito. Possono essere incollati o fissati meccanicamente. 🙁

Questa indicazione può valere solamente per un tetto con soletta in laterocemento dove posso immaginare che la tenuta all’aria del volume riscaldato sia garantito dalla soletta integra e il rivestimento interno in intonaco: chi si occuperà di gestire il vapore dell’ambiente riscaldato sarà proprio lo strato di intonaco interno.

Nel caso del tetto di Mauro, in legno, non si può affidare al tavolato la gestione della migrazione del vapore, nè pensare che la tenuta all’aria la facciano le tavole o le perline accostate.

Con quelle indicazioni di posa, non solo si giustifica un carpentiere in un lavoro non ben fatto e con rischi di condense interstiziali per la struttura in legno, si dà al committente un’idea di semplicità di esecuzione e tranquillità di soluzione che nasconde delle problematiche successivamente impossibili da risolvere!

Perciò la strisciolina di carta con le indicazioni di posa usiamola per fare un segnalibro, un aereo di carta, uno stoppino da sparare con la cerbottana, per sputarci la gomma da masticare, pur che NON venga letta in cantiere!

Mauro è quasi deciso per un intervento migliorativo del suo tetto in pannelli termoisolanti ventilati che funziona male d’estate ed è poco soddisfacente in inverno: vuole inserire sul lato interno un forte spessore di fibra di legno ad alta densità (probabilmente pareggiando lo spessore interno delle travi).

Questa soluzione è senza dubbio la vera soluzione al problema del surriscaldamento del tetto  (e d’inverno il pacchetto sarà da classe A), ma se 10 anni prima, durante il cantiere non si era progettata la tenuta all’aria, ora è indispensabile prevedere un freno al vapore che con le sue corrette nastrature garantisca agli ambienti riscaldati una sicura tenuta: ricordiamoci che in periodo di riscaldamento l’ambiente interno diventa una pentola a pressione e il vapore contenuto in casa tenderà ad uscire attraverso tutti i difetti di tenuta: se per una costruzione di laterizio e cemento non è letale, per una struttura in legno la presenza di condense interstiziali è letale.

La membrana quindi farà da tenuta all’aria e contemporaneamente gestirà il vapore:

  • il vapore deve asciugare in fretta d’estate uscendo dal pacchetto verso l’ambiente interno
  • il vapore dovrà essere fortemente frenato nella stagione di riscaldamento quando la spinta viene dall’interno

Circa le prestazioni del tetto rifatto sul lato interno, non ci sono dubbi, tutti valori ottimi rispetto allo stato di fatto. Ecco la stratigrafia:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 Cartongesso 0,0125 0,250 1000 900
2 fibra legno interposti10% 0,200 0,046 2436 160
3 Assito 0,020 0,130 2100 600
4 xps 0,030 0,035 1450 33
5 EPS Neopor® Tipo 150 0,050 0,031 1500 15
6 ventilazione

NB: manca lo strato della membrana a protezione della fibra di legno.

1   2   3   4  
  Assito 2,00   Cartongesso 1,25   Fibrogesso fermacell 1,25   perlina 1,50
  xps 3,00   fibra legno interposti10% 20,00   fibra legno interposti10% 20,00   fibra legno interposti10% 20,00
  EPS Neopor® Tipo 150 5,00   Assito 2,00   Assito 2,00   Assito 2,00
  ventilazione     xps 3,00   xps 3,00   xps 3,00
        EPS Neopor® Tipo 150 5,00   EPS Neopor® Tipo 150 5,00   EPS Neopor® Tipo 150 5,00
        ventilazione     ventilazione     ventilazione  
                       
                       
                       
                       
                       
                       
                       
                       
                       
  spessore cm. 10   spessore cm. 31,25   spessore cm. 31,25   spessore cm. 31,5
        spessore aggiunto cm. 21,25   spessore aggiunto cm. 21,25   spessore aggiunto cm. 21,5

e queste sono le prestazioni:

  • sfasamento oltre le 16 ore
  • Trasmittanza   U  0,14 W/m2K

Solo la capacità termica periodica del lato interno (per evitare il surriscaldamento estivo, meglio alti valori di capacità di assorbire calore sul lato interno) è un po’ scarsa, specialmente per il rivestimento interno in cartongesso. Ma dobbiamo ricordare che ora il pacchetto non è più surriscaldato dall’ambiente esterno come prima.

Regola del buon vicinato: se vedi fare un tetto sbagliato spara un colpo in aria!


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Termini utili per parlare di tetto in legno in cantiere a distanza

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Quando il tetto in legno è in fase di costruzione, è naturale che ci si confronti con tanti dettagli costruttivi. Il legname è arrivato in cantiere e dal progetto si passa alla realtà! Prima, la più grande preoccupazione era la stratigrafia e quindi gli spessori della coibentazione, la scelta del pannello, le sue caratteristiche termoisolanti, gli strati, la ventilazione, i manti traspiranti e impermeabili, il materiale per le sigillature… ma adesso, tutto deve andare al suo posto!

L’impresa che si occupa del montaggio, spesso non è quella che si è occupata del taglio legno, quindi già qui qualche dubbio sulla posa può nascere:

Oggi siamo tutti armati di strumenti per comunicare: messaggi, chiamate vocali, immagini via Whatsapp, mail. Non ci manca nulla! Essere seduti in auto, inginocchiati sul tetto o rintanati in ufficio non ci impedisce di comunicare – anche in gruppo e in qualsiasi momento. Allora, cosa può esserci ancora utile per capirci alla perfezione quando gli attori sono in posti diversi ma hanno lo stesso progetto da realizzare?

Chi monta il tetto è a Buttigliera d’Asti, ma chi ha tagliato il legname è a San Damiano d’Asti, e chi ha proposto il pacchetto di isolamento tetto è addirittura a Padova:

Allora, cosa può esserci ancora utile per capirci alla perfezione quando gli attori sono in posti diversi?

La terminologia!

Se parliamo la stessa lingua ci possiamo capire meglio, e più in fretta: non dico di accomodarci tutti sui banchi per lo studio dei termini, dico solo di sforzarci (io compreso eh!) ad usare una terminologia appropriata per tutti gli elementi che compongono il tetto in legno. Questo specialmente per chi non fa tetti in legno tutti i giorni e si occupa anche di altri elementi edili.

Ho buttato giù una lista di termini utili per il tetto in legno:

Arcarecci: sono le travi secondarie, parallele alla linea di gronda, che poggiano sulle capriate principali o sui puntoni e sui muri (alla lombarda). Le travi secondarie inclinate che partono dal colmo e arrivano alle travi di banchina (alla piemontese).
Assito: è il tavolato (o perlinato), posto sopra gli arcarecci o ai puntoni, che diventa la finitura all’intradosso.
Capriata: è una struttura reticolare che fa l’ossatura del tetto.
Catena: è la trave orizzontale che unisce i puntoni nella capriata.
Colmo: è la trave che sta alla sommità del tetto.
Compluvio: è la linea dove convergono due falde inclinate.
Dormiente: è la trave dove arrivano i puntoni, parallela alla gronda.
Falda: è la superficie del tetto.
Freccia: è la deformazione di un elemento strutturale causata dai carichi.
Interasse: è la distanza tra i baricentri degli elementi.
Listelli: legname con sezione max 24 cmq e con rapporto dei lati compreso fra 1:2 e 1:3.
Luce: è la distanza fra i nodi strutturali.
Monaco: è l’ elemento verticale lasciato mobile sulla catena ma fissato ai puntoni nella capriata.
Morali: legname con sezione quadrata o rettangolare con lato max 10 cm
Pendenza: è l’inclinazione della falda e si misura in gradi oppure in percentuale (leggi questo articolo per calcolare la pendenza).
Perlinato: è posto sopra gli arcarecci, o ai puntoni, diventa la finitura all’intradosso ed ha l’incastro maschio femmina
Puntoni: sono le travi che partono dal colmo e arrivano ai muri perimetrali, o gli elementi inclinati in una capriata.
Scarpa: è l’elemento metallico applicato con chiodi o viti a una trave principale per  supporto di una secondaria.
Tallone: è la parte finale della catena di una capriata.
Tavola: legname a sezione rettangolare, circa 12/80 mm x oltre 16 cm.
Terzere: sono le travi orizzontali sui puntoni.
Tirafondi: le vito da legno con testa esagonale.
Travi: legnami portanti con sezione rettangolare con il lato più lungo maggiore di 20 cm.

Questa lista di termini utili per il tetto in legno (certamente incompleta) non voleva vantarsi di essere un glossario per ingegneri, ma un modo per spiegarsi bene quando si parla di qualche nodo costruttivo! Aiutatemi voi ad aggiungere qualche termine, anche con i vostri dialetti o con termini ancorati alle tradizioni locali! fatevi sentire, date il vostro contributo! io, man mano mi impegno ad aggiornare.

Sono i nostri dialetti a fare più bella l’Italia.


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Voglio la casa fresca tutta l’estate

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Più di un committente nel momento di valutare la spesa per impianti si è apertamente lamentato. E questo succede sempre se i dati climatici della località ci dicono che non siamo in zona climatica F.

Perchè?

Beh, il montanaro (inteso come complimento) sa che bisogna accendere il fuoco per sopravvivere – l’ha già messo in conto!

Ma per la grande maggioranza delle località italiane il calcolo energetico dell’edificio non si occupa solo dell’energia dispersa ma dell’energia che chiede l’edificio per il raffrescamento estivo. Il montanaro deve proteggersi dal freddo, deve isolare la casa e trovare l’energia che disperde attraverso una qualche fonte.   Possiamo quasi dire – …ce l’ha facile!

Tutti gli altri, e quindi tutti quelli che abitano in zona climatica fino alla E compresa, devono fare i conti con l’inverno – e dopo qualche scroscio primaverile devono fare i conti con l’estate:

  • temperature alte per alcune zone
  • temperature alte e umidità elevata per le altre

E qui gli impianti si fanno complicati! Sempre che non vogliate risolvere con uno split di MediaWorld.

Raffrescare, deumidificare, rinnovare l’aria interna sono 3 esigenze che lasciano il segno: nel portafogli!

Non dico che il costo per impianti raddoppi, ma …

I costi energetici dovuti al consumo per riscaldamento e acqua calda sanitaria (ACS) sono una voce, a cui va sommato l’investimento per l’impianto e il costo per la manutenzione annuale. Fin qui tutto bene, si sa – d’inverno dobbiamo riscaldare il nostro nido. Sceglieremo la fonte energetica in base alle preferenze personali o in base all’andamento dei costi con una simulazione a 20anni:

  • metano?
  • gpl se manca il metano?
  • gasolio se manca il metano?
  • legna?
  • pellets?
  • pompa di calore?
  • tutto elettrico?

I costi energetici dovuti all’impianto di raffrescamento e trattamento dell’aria + il costo dell’impianto stesso sono alti.

E a molti committenti spaventa sia la spesa che la complicazione tecnica del doppio impianto. Comunque la tecnologia c’è:

  • se alimentati ad acqua refrigerata a 15°C, i deumidificatori per la climatizzazione estiva possono deumidificare l’aria ambiente non alterandone la temperatura (ci sono 2 scambiatori di calore che pre-raffrescano l’aria in ingresso e la raffrescano dopo la deumidificazione ). Sono deumidificatori con apporto frigorifero con condensatori secondo lo schema:

  1. aspirazione aria rinnovo
  2. aspirazione aria esausta
  3. aspirazione aria da ambiente
  4. espulsione aria esausta
  5. mandata aria ambiente

Ho la notizia buona che tutti cercavate: non è obbligatorio!

Come non è obbligatorio fare la doccia con l’acqua calda, così non siamo costretti a raffrescare la casa tutta l’estate. Ci vuole uno spirito forte? amore per la sofferenza?  umiltà davanti al clima e le stagioni? un pizzico di follia? Può darsi. Il fatto è che se vogliamo guidare il clima in-door come un videogame dobbiamo mettere mano al portamonete: progettare l’impianto più adatto, installarlo, mantenerlo, e fornirgli l’energia di cui ha bisogno.

Non vi sto istigando a vivere delle estati francescane – in assoluta povertà e gioiosa libertà – non vi sto dando delle regole  come il poverello di Assisi, ma vorrei darvi un proposito di vita, questo sì.

Converrete con me (anche senza convertirvi) che se ogni famiglia italiana accendesse un condizionatore d’aria per la zona giorno e uno per la zona notte, l’Italia sarebbe da buttar via: abbasserà anche la temperatura di qualche grado, e diminuirà il livello di umidità, ma tra il rumore del compressore e il consumo energetico di tutta la popolazione raffrescata …

Intanto ripiantiamo tutti gli alberi delle vie che qualche scellerato amministratore ha fatto segare (è noto, le piante sporcano), il verde sì che fa scendere le temperature roventi delle città italiane, poi

  • riprogettiamo bene l’involucro edilizio,
  • facciamo un tetto ben isolato contro il caldo,
  • facciamo pareti con le stesse qualità della copertura,
  • facciamo ombreggiamento intelligente
  • e ventilazione naturale notturna

sempre adattandoci alle alte temperature estive senza lamentarci troppo. In fondo, a dirla tutta, parliamo di 2-3 settimane veramente bollenti per ogni anno. Sopravviverem

cito adesso Emilio Rigatti nel suo libro Minima pedalia, prestatomi dall’ingegnere Lorenzo Sartoratti durante le nostre prime riunioni (sì devo ricordarmi di renderlo):

Quando comprai la prima auto con l’aria condizionata mi convinsi rapidamente che accendere l’estate d’inverno o accendere l’inverno d’estate premendo un pulsante non era così bello e sano come volevano farmi credere. Perchè – ho cominciato a chiedermi – devo costringere il mio corpo a uno stato di perenne inadeguatezza con il clima? Perchè ogni volta che scendo dalla macchina mi devo sentire sulla Luna? Ci venderanno gli scafandri con l’aria condizionata? E le stagioni sono fatte per essere combattute come fossero l’Impero del Male, come se avessero le armi chimiche?


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Demolizione e ricostruzione, ristrutturazione, acquisto prima casa

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A guardare questo grafico ANCE si direbbe proprio che nessuno voglia più investire in nuove abitazioni

e si direbbe anche che le compravendite siano ai livelli di vent’anni fa, pre bolla immobiliare. Abbiamo tantissimi VENDESI e pochissimi acquirenti.

E i troppi VENDESI non aiutano a mantenere il valore delle case un po’ datate e senza pregi. Si direbbe un momento propizio per gli acquisti!

Case a prezzi bassi… quanto abbiamo aspettato questo momento!

E anche tassi di interesse molto bassi… quanto abbiamo aspettato questo momento! Approfittiamone prima che Draghi lasci il suo posto (2019) e le nostre banche ruzzolino nella polvere!

Secondo me le nuove costruzioni hanno senso solamente se nascono su una demolizione – al suolo, diamo una piccola pausa, lasciamo anche alle generazioni future qualcosa da distruggere.

Demolire una casa di nessun pregio per ricostruire quella dei propri sogni ha molto senso quando l’edificio senza pregio è proprio nella zona che desideriamo.

Ma non è molto costoso demolire un edificio e poi affrontare una nuova costruzione?

Ripeto, se la casa esistente non ha nessun pregio è certamente intelligente pensare alla demolizione, che tra l’altro è una cosa che ci spaventa ma è veramente a buon mercato (trattare per credere!).

Demolire per ricostruire apre diverse porte e per quel che mi compete permette di

  1. scegliere il tipo di fondazione e come evitare le dispersioni verso il terreno
  2. ridefinire i materiali da costruzione, che possono anche essere strutturali e isolanti insieme
  3. scegliere la tipologia di copertura, tetto in legno o tetto in latero cemento a seconda del clima o del microclima di appartenenza

Se vi pare poco…

fondazione: in genere, affrontando una ristrutturazione o una riqualificazione energetica, gli spazi di manovra per migliorare il comfort del solaio verso terreno sono minimi o inesistenti – aggiungiamoci la frequente problematica dell’umidità di risalita o possibile presenza di gas Radon e…

costruzione: le pareti esistenti sono certamente disperdenti e ci costringono a progettare un sistema a cappotto – dove l’umidità delle strutture non è presente possiamo progettare con tutta la nostra fantasia e distanze permettendo con tutti gli spessori che vogliamo, ma spesso il problema dell’umidità di risalita impedisce questa libertà – isolare dall’interno? se si può e si deve… Non a tutti i committenti piace l’idea del cappottone e men che meno quella di isolare sul lato interno.

tetto: intervenire sul tetto esistente si deve per forza, ma ci si deve adattare alla situazione di fatto – ovviamente con la soluzione più intelligente possibile, ma senza la libertà che ci sarebbe su un foglio bianco.

E i tempi? Mica possiamo aspettare in eterno che la casa sia pronta…

Direi che la ristrutturazione può sembrare la via più veloce, la casa è già lì.. basta fare quello che si è deciso e si può abitare. In realtà la ristrutturazione non è un lavoro spedito e le sorprese sono sempre dietro l’angolo e ogni sorpresa richiede un chiarimento, un dettaglio, una soluzione.. tutte cose che allungano i tempi e coinvolgono diverse figure professionali contemporaneamente – non ultimo il portafogli del committente.

La ricostruzione tradizionale, quella in mattoni (poi vedremo quali 😉 ) sembra una partenza da adamo ed eva, invece, udite udite: se siamo stati a lungo sul tavolo progettuale definendo ogni dettaglio tutti insieme – e tutti insieme significa tutti, tutti quelli che parteciperanno al progetto e non che quando siamo al tetto ci domandiamo se farlo in legno o in latero cemento o cominciamo a ragionare su che riscaldamento installare o altre cose importanti per stabilire le quote o le forometrie – il cantiere marcerà spedito e sereno e senza sorprese economiche. Naturalmente non si tratta di una costruzione a secco, ma a umido! e l’umidità di cantiere non è una diceria dei vecchi muratori. Dunque un po’ di stagionatura sarebbe sempre consigliabile. Anche questo è un tempo da calcolare e prevedere in base alla stagione.

La ricostruzione potrebbe essere in legno, platea di fondazione evviiia con l’assemblaggio. Costruire in legno non presenta nessuna sorpresa sui costi finali. Occhi aperti sulle stratigrafie e sui materiali però! L’italia non è la Svezia, in clima mediterraneo non basta isolare tanto, ci vogliono materiali contro il surriscaldamento, stratigrafie adatte all’ottenimento di molte ore di sfasamento, finiture interne che garantiscano molta massa – insomma un’orchestra di buone soluzioni per far suonare a meraviglia la nostra futura e velocissima casa in legno. Ecco, per chi ha fretta e i soldi sul tavolo, non c’è soluzione più indicata.


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+ involucro - impianti copyright

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Misurare le temperature di un tetto con tegole portoghesi

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Lo scoppio dell’estate mette voglia di misurazioni delle alte temperature. Per limitare i fabbisogni energetici per la climatizzazione estiva e contenere la temperatura interna degli ambienti, la normativa prescrive per le strutture di copertura una trasmittanza termica periodica YIE < 0,18 W/m2K e io raccomando uno sfasamento di almeno 12 ore.

Non c’è dubbio che la copertura di un edificio sia l’elemento maggiormente sollecitato dall’insolazione quindi è meglio superare tali valori, specialmente il valore di trasmittanza termica periodica (< 0,18 W/m2K) che non garantisce in nessun modo la protezione dal surriscaldamento estivo.

L’ente americano che si occupa di clima e ambiente (NOAA), indica per Giugno 2018 valori termici sopra la media di 1°C per l’Italia centromeridionale, con punte di 2°C in più per la Sicilia. E’ previsto un inizio estate con picchi termici notevoli anche al Nord.

Una cosa che non ho ancora mai fatto, e che vorrei fare, è misurare con un termometro digitale e alcune termocoppie la temperatura dell’estradosso del solaio. Nel senso di leggere che differenze si ottengono nel caso di un tetto ventilato a confronto con un tetto vecchia maniera con coppi presi in malta.

Quindi scoprire la temperatura del solaio

  • nel caso che si trovi sotto lo strato di ventilazione (generalmente 4-6cm, dipendentemente dalla pendenza della falda e dalla lunghezza della falda)
  • nel caso che si trovi direttamente sotto il manto di copertura senza ventilazione

Una premessa: di solito progetto un tetto ventilato perchè sto costruendo un pacchetto di isolamento traspirante con materiali isolanti adatti alla protezione dal caldo estivo, quindi perchè devo permettere al vapore di migrare attraverso la stratigrafia verso l’esterno nel periodo di riscaldamento (ottobre-aprile) e fuoriuscire attraverso lo strato di ventilazione. Non progetto un tetto ventilato con la speranza che la ventilazione sotto manto mi raffreschi il solaio – pur essendo certo che una qualche differenza di temperatura ci sarà sicuramente.

Se abbiamo la possibilità di salire sul tetto senza tanti problemi e tanti rischi si potrebbero misurare le temperature con un Termometro digitale con ingresso a doppio canale leggendo con precisione T1 / T2, o una combinazione di T1 e T2, con la possibilità di memorizzazione dei dati (MAX / MIN / AVG).

Se vogliamo un termometro digitale con più di due termocoppie tipo K in dotazione (e magari anche altri tipi di termocoppie tipo J / T / E / N / R) possiamo acquistare per qualche euro in più il Perfect-Prime TC41, 4 con l’ingresso per 4 termocoppie o altri simili.

Oppure un data logger su carta SD con 4 canali come questo qui sotto:

Per avere una termocoppia più lunga non so se ne esistano a metraggio, le prolunghe invece le trovate già pronte.

C’è uno studio di monitoraggio di questo tipo che si concluderà nel 2019 e va a misurare le rispettive temperature della superficie sotto manto:

  • intradosso tegola nuova su strato di ventilazione
  • intradosso coppo esistente preso in malta direttamente su solaio

Sappiamo tutti che in Italia la stragrande maggioranza dei tetti è un solaio di copertura inclinato con coppi posati a malta senza ventilazione.

Vorrei ricordare che nel caso di rifacimento della copertura la Normativa attuale NON permette di fissare le tegole con la malta. So che ancora oggi fann tutti così, ma non è nè corretta posa nè corretta progettazione. Ne parleremo in un altro articolo dedicato al “fann tutti così”. E anche la famosa schiuma per coppi NON è un ancoraggio. Quindi mettiamoci in testa che una micro ventilazione è necessaria e infatti obbligatoria.


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Tetto in legno con Celenit o con lana di roccia doppia densità?

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I lettori approfittano spesso dello spazio per i commenti nel blog per porre domande sulle stratigrafie che gli vengono proposte dai costruttori, è un modo veloce per togliersi qualche dubbio o ricevere una verifica in fretta.

Francesco questa notte mi ha scritto:

Salve dott. Sampaoli…mi trovo in zona climatica C e sono in procinto di realizzare una villetta con il tetto in legno… mi preoccupa molto la coibentazione del tetto e proprio x questo mi sono fatto realizzare più di un preventivo…di questi preventivi solo due mi hanno colpito in positivo ma non so quale scegliere dato che i prezzi ahimè sono ben differenti….

Prima soluzione:

  • Pos. 3) Tavolato maschiato sp. 30 mm.
  • Pos. 4) Telo freno vapore Tyvek + listelli di contenimento coibentazione.
  • Pos. 5) Coibentazionea ventilata celenit composta da strato pannello in lana di legno mineralizzata celenit n 30mm. strato pannello in granulato di sughero celenit LSC 80 mm. strato pannello di fibra di legno celenit n 20 mm. + telo traspirante tyvek
  • Pos. 6) Chiusura coibentazione con pannello osb 20 mm.
  • Pos. 7) Guaina impermeabilizzante sp. 4 mm. + guaina ardesiata sp. 4 mm.
  • Pos. 8) Tegola portoghese in cotto

NOTA per i lettori: il pannello Celenit LSC è un prodotto attualmente non più disponibile (segnalazione da parte dell’assistenza tecnica dell’azienda in data 21.12.18)

PREZZO:190 a mq  

Seconda soluzione:

  • Pos. 3) Tavolato maschiato sp. 20 mm.
  • Pos. 4) Telo freno vapore + listelli di contenimento coibentazione.
  • Pos. 5) Coibentazione con lana di roccia sp. 160 mm. hardrock Energy della (rockwool).
  • Pos. 6) Chiusura coibentazione con pannello osb 12 mm.
  • Pos. 7) Guaina impermeabilizzante sp. 4 mm.
  • Pos. 8) Tegola portoghese in cotto.

PREZZO:160 a mq

Secondo lei con la seconda soluzione riuscirei a non soffrire il caldo estivo? o devo optare X forza X la prima?


Rispondo a Francesco con questo articolo dedicato, proprio perchè alcuni chiarimenti sono utili a tanti lettori nella medesima situazione.


Rispondo come segue:

premesso che il tetto si fa una volta sola, e non si deve sbagliare, come si può decidere la stratigrafia senza un’analisi del pacchetto tetto?

è vero che l’elenco in punti già descrive sommariamente le 2 soluzioni, MA…

  • sono state progettate per garantire la protezione dal caldo?
  • e le prestazioni invernali?
  • avremo un adeguato comfort in tutte le stagioni?
  • è stata fatta la verifica delle prestazione della copertura secondo il nuovo DM 26.6.2015 ?
  • a proposito di protezione estiva  è ottenuta una Trasmittanza termica periodica |Yie| U/dyn < 0,18 W/m2K ?
  • e secondo il DM 26/6/09 a proposito di protezione estiva abbiamo uno sfasamento > 12 ore? che è proprio il minimo minimo minimo!!!!
  • è stata progettata la tenuta all’aria del tetto in legno senza rischi di condense interstiziali?
  • ci sono le indicazioni per una corretta sigillatura di travi passanti da dentro a fuori e altri nodi critici o soluzioni strutturali alternative alle travi passanti per realizzare lo sporto del tetto?
  • e l’analisi della migrazione del vapore attraverso il pacchetto di copertura?

Entrambe le soluzioni, sia quella in sughero + Celenit (lana di legno mineralizzata) che quella in lana di roccia a doppia densità, indicano che l’ultimo strato sopra la coibentazione sarà un pannello OSB (forte freno al vapore) + guaina: questo è un errore progettuale perchè si sta costruendo un pacchetto traspirante dove il vapore dell’ambiente interno è solo regolato (frenato) dal telo posato sul lato caldo ma non potrà mai uscire all’esterno perchè l’ultimo strato non permette la traspirazione. Questo aspetto deve essere chiarito chiedendo se sia previsto uno strato di ventilazione e un telo impermeabile e traspirante con funzione di tenuta al vento.

Parlando di prestazioni estive, e dunque protezione dal caldo, queste stratigrafie NON sono proprio idonee:

  • è vero che il pannello isolante Celenit LSC composto da granulato di sughero naturale compresso + quello Celenit in lana di legno mineralizzata con cemento sembrano offrire una densità enorme e un buon valore di calore specifico, ma gli spessori progettati sono così ridotti che poco possono fare contro il caldo estivo: infatti la stratigrafia garantisce uno sfasamento di circa 7 ore: gli ambienti sottostanti si surriscalderanno fortemente ed in breve tempo.
Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 tavolato perline 0,020 0,130 2100 600
2 freno al vapore 0,00045 0,180 1000 311
3 Celenit N 0,030 0,065 1810 400
4 CELENIT LSC 0,040 0,050 1500 170
5 CELENIT LSC 0,040 0,050 1500 170
6 Celenit N 0,020 0,065 1810 400
7 OSB 3 0,012 0,130 1600 600
  • la 2a soluzione è ancora più scarsa nelle prestazioni estive, mentre si comporta egregiamente in inverno quando la sola cosa importante diventa il contenimento delle dispersioni! Ma qui siamo preoccupati per il caldo estivo – e a ragione! Il pannello in lana di roccia a doppia densità 190/90 kg/mc sembra avere un bel po’ po’ di spessore (160mm), ma il suo calore specifico è bassissimo: non può proteggere dal caldo. Infatti il pacchetto tetto in lana di roccia garantisce circa 5ore di sfasamento.
Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 tavolato perline 0,020 0,130 2100 600
2 freno al vapore 0,00045 0,180 1000 311
3 Hardrock energy 0,160 0,036 1030 110
4 OSB 3 0,012 0,130 1600 600

Valutare un’offerta economica per la costruzione di un tetto in legno non è banale e i costi in gioco sono molto elevati:

  • se analizziamo un pacchetto tetto e il suo costo al metro quadro dobbiamo ricordare che solo il 25% circa del prezzo è imputabile al coibente: quindi occhi aperti sui pannelli che ci vengono proposti! Sono adatti al clima dove il tetto viene costruito? Lo spessore è adeguato? Qualcuno ha fatto i calcoli?

Ora si è parlato in modo approfondito dei pannelli isolanti e si è un po’ dimenticato l’argomento vapore, condense, tenuta all’aria e struttura lignea: NON sottovalutiamo mai questi aspetti, anzi NON procediamo senza averli ben definiti. Gli errori costano cari.

Concludo dicendo…

Francesco, credo che sia sbagliato il suo approccio: farsi proporre due soluzioni diverse con relativi prezzi diversi non serve a NULLA.

Una soluzione prevede le mele e l’altra soluzione prevede le pere: non si possono confrontare pere e mele.

L’approccio corretto è decidere la stratigrafia tetto (perchè è quella che ci serve, è quella giusta per noi, per la nostra casa, per il nostro clima) e poi farsi fare due offerte da due artigiani. Allora sì che posso mettermi seduto, confrontare e decidere!

Se non vuole chiedere direttamente assistenza a me, torni dal suo tecnico di fiducia, si faccia fare una proposta di stratigrafia per tetti in legno con buone doti di protezione dal surriscaldamento estivo scegliendo con calma materiali coibenti e manti corretti per la gestione del vapore, analizzi con lui le soluzioni per ottenere la tenuta dell’ambiente sottostante senza il rischio di infiltrazioni d’aria e condense interstiziali che le guasterebbero l’opera intera. Verifichi con calma i risultati dei calcoli e poi faccia richiesta di preventivo per offerta e posa!

Lei deve chiedere un prventivo per quello che vuole lei e non per quello che vogliono fare loro. 😉


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Lastrico solare, isolare e trasformare

I nuovi proprietari dell’ultima unità in alto in un condominio (di un palazzo.. fate voi)  sono di solito i più interessati tra tutti i condòmini ad intervenire sull’ultimo solaio: un po’ per garantirsi dal rischio di infiltrazioni e un po’ perchè sono interessati a riqualificare energeticamente il loro ultimo piano che, come noto, è quello che più di ogni altro soffre di dispersioni termiche invernali e importante surriscaldamento nella stagione estiva.

Da un lato la lotta in sede di riunione condominiale per proporre i lavori, dall’altro la burocrazia.

Progettando la stratigrafia per isolare l’ultimo solaio (tetto piano) è sempre conveniente intervenire da fuori, cioè all’estradosso: così si ottengono le prestazioni migliori. Questa è anche l’occasione per fare una nuova impermeabilizzazione una volta finiti i lavori.

Non capita di rado che sia proprio il proprietario dell’ultimo piano ad accollarsi le spese per tali lavori – spesso l’unica alternativa alla battaglia di condominio. Sarà lui a finanziare tutti i lavori di manutenzione straordinaria e di riqualificazione e a questo punto si prende il lusso di ripavimentare il lastrico solare a suo gusto – parapetti, vasi e mobili da giardino inclusi.

Ma l’ex tetto piano malandato dell’edificio può trasformarsi in un terrazzo abitabile senza aver richiesto il permesso di costruire?

Di per sè, pavimentare un lastrico solare è solo un intervento di manutenzione straordinaria e non ne cambia la sua destinazione di utilizzo (è un tetto).

Volete che il lastrico solare diventi un terrazzo? ci vuole il permesso di costruire.


            

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Energia elettrica dal fotovoltaico, nozze in vista

Alcuni di noi sono inciampati in qualche truffa del settore fotovoltaico sognando che il finanziamento si sarebbe ripagato al 100% attraverso la detrazione fiscale e le bollette azzerate.

Non è un buon motivo per non investire nel fotovoltaico, si può investire eccome! anche se sono convinto che investire prima nell’efficientamento dell’involucro sia ben più urgente e intelligente.

Come sempre dico: prima l’involucro – poi gli impianti!

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Ma chi legge questo articolo ha già più o meno deciso – vuole un fotovoltaico sul tetto.

Allora ricordiamo alcuni punti importanti prima di andare a nozze col  primo fotovoltaico che incontrate per la strada:

  • il fotovoltaico senza accumulo non permette di azzerare le bollette per energia elettrica
  • il fotovoltaico permette solo di aumentare la percentuale di elettricità autoconsumata
  • installare una batteria di accumulo permette di aumentare ancora la percentuale di elettricità autoconsumata
  • arrivare al 100% di elettricità autoconsumata impone un impianto così grande da non risultare conveniente
  • l’installazione dell’impianto fotovoltaico richiede una manutenzione semestrale
  • l’investimento deve essere visto come massimizzare l’autoconsumo e non come vendere l’energia non utilizzata
  • il fotovoltaico ha dei costi nascosti: il sopralluogo, l’installazione, il collaudo, il monitoraggio, la manutenzione e l’assistenza

Quando vi confesserete al vostro tecnico di fiducia cercate di farvi trovare preparati!

  • quali sono i vostri consumi attuali?
  • e degli ultimi anni?
  • qual’è la differenza tra la media dei consumi estivi e quella dei consumi invernali?
  • avete monitorato i vostri consumi mese per mese? contatore alla mano? Fatelo.

Noi, siamo in 4, consumiamo quasi 2400 kWh/anno con una buona differenza tra la media giornaliera estiva e quella invernale:

kW/h 4,9
kW/h 7,6

Più precisamente, i consumi giornalieri mese per mese nel 2017 sono andati così:

2017:
9,1  gennaio
7,9  febbraio
7,1  marzo
6,4  aprile
6,7  maggio
5,5  giugno
3,7  luglio
3,5  agosto
5,0  settembre
6,0  ottobre
7,6  novembre
8,9  dicembre

Con Enerpoint ho provato a fare i calcoli per il dimensionamento dell’impianto sulla base del consumo medio di un nucleo familiare composto da 4 persone. Questo è l’impianto che copre il mio fabbisogno energetico annuo stimato di 1.918,00 kWh / anno:

Consumo energetico annuo stimato 1.918,00 kWh / anno
Nucleo familiare 4 persone
Provincia d’installazione Padova
Posa pannelli Tetto inclinato di 20°
Posizione del sole a mezzogiorno Sud
Impianto che copre il fabbisogno annuo stimato di energia:
Area d’installazione 14,00 m2
Potenza impianto 1,81 kWp
Produzione stimata dell’impianto 1.916 kWh / anno
Risparmio in bolletta 126€ / anno (*)
Ipotesi energia in autoconsumo:
Emissioni annue di CO2 evitate 1,0 t / anno

Enerpoint calcola tutto considerando che l’utenza residenziale abbia un costo dell’energia compreso tra 0,15 €/kWh e 0,22 €/kWh mentre se verificate in bolletta scoprirete che questo valore è almeno 3 volte più basso del vero prezzo che paghiamo il kWh.

In ogni caso, anche se il risparmio in bolletta fosse tre volte più alto (126€ x 3 = 378€) non mi verrebbe tanta voglia di buttarmi nel fotovoltaico con il miraggio di risparmiare nemmeno 4mila € in 10anni. Ma ammetto di non aver fatto nessun conto esatto. Forse conviene. Chi sa…

            

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