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Sostituzione vecchia stufa inquinante grazie al Conto Termico 2.0

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Sembrava che fosse una cosa riguardante solo la Lombardia, Milano, ma anche il Veneto vuole occuparsi seriamente di concentrazione di PM10 quest’ anno termico 2018/2019 (inteso come il periodo 1 ottobre – 31 marzo).

Lo Stato vuole incentivare la sostituzione di apparecchi per riscaldamento obsoleti finanziando direttamente con bonifico, quasi immediato, chi installa apparecchi con basse emissioni in atmosfera ed alti rendimenti energetici. E’ proprio lo Stato che sostiene noi cittadini all’acquisto di prodotti con determinate caratteristiche finanziandoci una parte della spesa. Lo so, sembra incredibile – ma perchè vivere, se non per le belle sorprese?.

La lotta alle emissioni in Veneto parte dall’Arpav che emette settimanalmente 2 bollettini, e li trasmette al Comune il lunedì e il giovedì: comunica i livelli di concentrazione di PM10 facendo riferimento ai giorni antecedenti. Qui trovate il Bollettino aggiornato livelli di allerta PM10

Non è certo la legna che arde nella nostra bella cara vecchia stufa a far saltare le centraline della PM10, ma anche lei contribuisce ad inquinare l’aria! Ed ecco le regole in vigore quest’anno:

ALLERTA: VERDE

  • divieto di utilizzo di generatori di calore domestici (caldaie, stufe, caminetti…) alimentati a biomassa legnosa (legna, cippato, pellet…) inferiori alla classe 2 stelle (classificazione ai sensi del Decreto n. 186 del 07/11/2017), in presenza di impianto di riscaldamento alternativo  su tutto il territorio cittadino.

ALLERTA: ARANCIO (> 50 µg/m3 di PM10)

  • divieto di utilizzo di generatori di calore domestici (caldaie, stufe, caminetti…) alimentati a biomassa legnosa (legna, cippato, pellet…) inferiori alla classe 3 stelle.

LIVELLO: ROSSO (dopo 10 giorni > 50 µg/m3 di PM10)

  • divieto di utilizzo di generatori di calore domestici (caldaie, stufe, caminetti…) alimentati a biomassa legnosa (legna, cippato, pellet…) inferiori alla classe 4 stelle.

Vogliamo essere cittadini modello? Vogliamo rispettare le nuove regole? Vogliamo rottamare la nostra vecchia stufa?

Pensate che in Italia ci sono oltre 10 milioni di stufe, inserti-camino e caldaie a legna e pellet:

  • 1 milione ha meno di sette anni
  • 5 milioni sono del periodo 2001- 2009
  • 4 milioni sono dello scorso millennio.

Sono convinto anch’io che sarebbe necessario rottamare qualche milione di generatori a legna nei prossimi anni per arrivare ad emissioni più contenute e quindi benefici per l’ambiente, ma non sarà che gli unici forti benefici ricadranno sulle tasche dei progettisti, installatori, manutentori, costruttori, produttori di biomasse?

Il riscaldamento privato è certamente tra i principali imputati delle emergenze smog (oltre alla follia del modo di guidare le auto) e una visione a lungo termine di strategia energetica è proprio il Conto Termico 2.0. in vigore già da qualche anno ma ad oggi utilizzato solo per il 6% delle risorse!

E’ un gran bell’incentivo! Solo che è molto poco conosciuto.

Il CONTO TERMICO 2.0 è un sistema di incentivi statali a supporto degli interventi per l’incremento dell’efficienza energetica e della produzione di energia termica da fonti rinnovabili.

Qui stiamo parlando di biomasse legnose, e infatti il Conto Termico incentiva la sostituzione di generatori alimentati a gasolio, olio combustibile, carbone o biomassa, con moderni generatori a biomassa legnosa. L’Incentivo può arrivare a coprire fino al 65% dell’investimento affrontato e viene erogato attraverso bonifico bancario in un’unica rata per importi inferiori a 5.000 €, con pagamento entro 90 giorni dalla conferma da parte del GSE.

Avete capito bene! Vi arriverà il bonifico in conto corrente! quindi riguarda tutti i soggetti privati, indipendentemente dall’essere titolari di reddito o meno.

Del Conto Termico 2.0 approfitteranno Lombardia e Veneto che hanno già adottato misure per la gestione degli sforamenti di PM10 ma tutti gli italiani possono rottamare qualcosa senza aspettare che scattino i divieti!

Il Conto Termico per stufe e termocamini a legna da ardere è un incentivo a sostituire vecchie stufe con moderne stufe e termocamini purché certificate secondo la norma UNI EN 13229 oppure UNI 13240 e siano rispettati gli altri requisiti richiesti dal Conto Termico e dalla normativa di settore.

Sostituire significa rottamare il vecchio e non rivenderlo su eBay o Subito.it, sia chiaro!

L’incentivo dipende dalla zona climatica del comune di installazione e dalle caratteristiche della stufa / termocamino.

Il Conto Termico 2.0 è un ottimo incentivo e visto che solo una minima parte dei 900 milioni di € stanziati è stata impiegata, resterà in vigore nei prossimi anni, fino al raggiungimento del limite massimo di spesa disponibile: questo è un buon motivo per fare le cose per bene e con calma:

  • cosa acquistare
  • con quali caratteristiche
  • quali lavori accessori saranno indispensabili
  • a chi affidare i lavori
  • quali lavori di muratura o demolizioni saranno inevitabili
  • chi incaricare per questi lavori
  • a quanto ammonta il monte lavori inerenti all’intervento di sostituzione
  • in quale periodo dell’anno possiamo permetterci di affrontare questi lavori e tutte le perdite tempo che fanno parte dell’intera operazione
  • individuare esattamente la lista dei documenti che noi dobbiamo produrre e consegnare

Entro 60 giorni dalla fine dei lavori si deve presentare un’istanza di richiesta al GSE (Gestore dei Servizi Energetici) tramite il Portaltermico, questa è detta Pratica Conto Termico.

Non funziona come le detrazioni fiscali (fortunatamente): ogni istanza di richiesta del contributo è sottoposta ad una verifica del rispetto dei requisiti di ammissibilità al meccanismo.

La compilazione effettiva della pratica (descrizione dell’immobile e dell’intervento eseguito) va fatta dopo l’intervento, ma meglio interessarsi prima e scoprire tutta la documentazione e i requisiti necessari (per esempio le foto del vecchio impianto, o il certificato di smaltimento della vecchia stufa).

La documentazione che serve non è una cosetta di 2 fogli, fatture e copie dei bonifici… Per esempio bisogna inviare:

  • certificazione del produttore degli elementi impiegati che attesti il rispetto dei requisiti minimi di cui al Decreto e alle relative Regole Applicative
  • documentazione fotografica in PDF

e poi bisogna conservare:

  • schede tecniche apparecchiature installate
  • certificato del corretto smaltimento del generatore sostituito
  • dichiarazione di conformità dell’impianto
  • libretto di centrale/d’impianto, come da legislazione vigente
  • certificati di manutenzione relativi al generatore di calore
  • certificati di manutenzione relativi alla canna fumaria
  • certificazione attestante i livelli di emissione, rilasciata da organismo accreditato
  • certificazione di conformità alla normativa di prodotto per stufe e termocamini
  • fatture di acquisto delle biomasse finalizzate all’alimentazione degli impianti incentivati, ad esclusione di quelle autoprodotte
  • auto dichiarazione, per i casi di autoproduzione della biomassa, indicante la quantità di biomassa auto prodotta impiegata come combustibile e la tipologia
  • auto fatturazione della quantità di biomassa

Se vi sentite persi, potete contattare http://www.ridopuntoenergia.it a supporto nella predisposizione della documentazione richiesta (in tutta Italia): il compenso è dovuto solo dopo che il GSE trasmette la lettera di conferma che l’incentivo sarà riconosciuto. Qui potete leggere la loro ottima guida.

Ma mi stavo domandando.. se allo Stato veramente preme che si possa respirare un’aria migliore, perchè non si occupa di vietare l’uso dei soffiatori? Governanti incompetenti.


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Isolamento interno e soluzioni per impianti elettrici

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Progettare l’isolamento interno significa prima di tutto scegliere il materiale isolante, ma quali altri aspetti sono altrettanto importanti?

  • lo spessore
  • la gestione della migrazione del vapore
  • l’attenuazione dei ponti termici
  • la soluzione del nodo foro finestra
  • i passaggi degli impianti

Non voglio dedicare questo post all’analisi di tutti i 5 punti elencati e nemmeno voglio approfondire la scelta del materiale isolante – fibra di legno in questo caso (la settimana scorsa abbiamo parlato di calce canapa) – questo post vuole trattare velocemente un argomento spesso e volentieri sottovalutato o ignorato:

l’impianto elettrico e i passaggi impiantistici

E’ corretto prevedere di distanziare la scatola elettrica dalla parete fredda: un taglio termico permette di evitare il rischio condensa ed attenua il ponte termico puntuale. Facciamolo sempre.

In genere mi oppongo (sconsiglio) alla richiesta di posizionare prese ed interruttori proprio sulle pareti che stiamo isolando sul lato interno – cerchiamo sempre di evitare, se possibile, linee che passano dove stiamo lavorando.

Non significa solo agevolare e sveltire il lavoro  dell’artigiano incaricato a isolare la parete, significa non dover affrontare l’argomento

  • delle condense all’interno degli impianti
  • dei ponti termici non attenuati

Ricordiamoci che isolare un muro perimetrale sul lato interno significa ottenere sì una temperatura superficiale interna più confortevole e quindi un contenimento delle dispersioni invernali, ma significa anche che la parete esistente avrà temperature molto più basse di prima perchè non godrà più delle dispersioni termiche che c’erano ante operam. In sostanza la nostra stratigrafia presenta uno strato caldo interno e uno strato molto più freddo verso l’esterno.

Nella posa dei corrugati elettrici è normale predisporre le tracce nella muratura esistente, è pratico e fa parte della tradizione di cantiere – di fatto la linea elettrica sta passando da zone fredde a zone calde o viceversa: le condense sono dietro l’angolo.

Dobbiamo usare scatole elettriche adatte, altrimenti ci scambieranno per principianti!

Siamo apprendisti o professionisti?

Ma perchè si deve tenere conto di questo aspetto?

Nel periodo di riscaldamento avremo un volume riscaldato con temperatura elevata e umidità ambiente relativa elevata con un clima esterno rigido: tale differenza sviluppa una pressione differente tra interno ed esterno, l’umidità interna tende a migrare verso l’esterno attraverso la stratigrafia e l’aria calda e umida passa nell’impianto elettrico condensando internamente appena la linea dell’impianto passa in zona fredda.

Non sfidiamo la fisica edile, progettiamo meglio alcuni dettagli e facciamo vedere a tutti che di isolamento interno ne sappiamo una più di Bertoldo,

che morì con aspri duoli per non poter mangiar rape e fagiuoli.


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XPS è sostenibile e arriva dove isolanti naturali non possono

Più ci si avvicina ai materiali isolanti naturali scoprendo le vere attitudini ad una prestazione estiva ottimale e più ci si allontana dai materiali isolanti derivati dal petrolio che sono sempre fortissimi in campo conducibilità termica ma questo non è che l’indicatore di grande capacità a contenere le dispersioni invernali e null’altro.

E il super prestazionale pannello in XPS è da buttare?

  • è tra i materiali isolanti più prestazionali  in assoluto! con un valore di conducibilità termica tra i più bassi

  • l’ XPS è adatto all’isolamento termico di tutte le strutture particolarmente sollecitate dove è richiesta un’elevata resistenza meccanica e all’acqua

  • infatti è perfetto in presenza di umidità ed è sempre consigliabile verso terreno (fondazioni) o come zoccolatura di sistemi termoisolanti a cappotto.

Visto che l’XPS si può utilizzare dove i materiali naturali non possono essere applicati e contribuisce alla riduzione dei consumi energetici, allora si deve anche ammettere, parlando di sostenibilità, che anche un derivato del petrolio può essere sostenibile.

Se l’energia e le emissioni di CO2 per la produzione dell’xps sono più che compensate dall’energia e dalle emissioni risparmiate nell’utilizzo dell’edificio isolato anche nei punti più difficili, pensate alle dispersioni verso il terreno, allora bisogna promuovere un materiale come l’XPS (tra l’altro riciclabile al 100% anche durante il processo produttivo stesso).

Volete leggervi la dichiarazione di sostenibilità (EPD) redatta da Exiba?

Dal 2015 i pannelli in XPS con caratteristiche di autoestinguenza non contengono più il ritardante di fiamma HBCD (esabromociclododecano) nella schiuma isolante e sono prodotti in euroclasse E in base alla EN 13501-1.

L’XPS resta un materiale plastico combustibile, ma opportunamente addittivato risulta non facilmente infiammabile.

e l’ effetto serra non ci preoccupa?

l’XPS usa come gas di espansione nel processo industriale la CO2 (il minor effetto serra possibile).

            

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Usare elettricità per produrre calore a basse temperature è stupido

La normativa sulla quota minima di fonti rinnovabili negli edifici nuovi o sottoposti a ristrutturazioni rilevanti ci costringe ad installare qualche pannello sul tetto per forza.

In effetti il solare è semplice e geniale per la produzione di ACS, acqua calda sanitaria, e può contribuire alla gestione dell’impianto radiante a bassa temperatura.

L’invasione delle pompe di calore PdC e dei piani a induzione per cucinare sta portandoci invece verso la completa elettrificazione dei consumi:

è un bene o un male? è energia pulita o sporca?

Ricordiamoci che il consumo di energia per riscaldamento è doppio rispetto a quello dei consumi elettrici e dei trasporti, quindi, un’ improvvisa elettrificazione di tutti i consumi (riscaldamento + raffrescamento + trasporti) non può essere sopportata dalle energie rinnovabili: si ricadrebbe sulle fonti fossili e sul nucleare (elettrificare tutto non vuol dire automaticamente energia pulita)!

La combinazione efficiente di riscaldamento, raffrescamento, trasporti ed elettricità potrebbe invece permetterebbe alle future reti energetiche intelligenti di funzionare con le sole fonti rinnovabili: insomma, le rinnovabili termiche (il solare termico) che hanno dimostrato purtroppo una scarsa capacità di riduzione dei costi energetici sono fondamentali per

  • evitare la completa elettrificazione dei consumi
  • portare un migliore equilibrio della fame energetica.

Tutto elettrico non si può!

Usare elettricità per produrre calore a basse temperature è stupido: è uno spreco di risorse che andrebbero impiegate diversamente.

 

            

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Il davanzale di Massimo con taglio termico fai da te

Massimo mi scrive

Seguendo i suoi illuminanti consigli ho fatto questo lavoro immane ( non sa La polvere ma per fortuna avevo incelofanato tutta la casa ) .

davanzale-massimo-taglio-termico-fai-da-te-01 davanzale-massimo-taglio-termico-fai-da-te-04

Nel taglio ho inserito lastre con densità kg 36 / mc e poi ho schiumato tutto .

davanzale-massimo-taglio-termico-fai-da-te-02

Avevo consigliato di usare della schiuma monocomponente poliuretanica elastica ed essendo la fessura del taglio davanzale abbastanza profonda, di procedere con 2 strati, quindi così:

  • nebulizzare con acqua per bagnare il canale
  • schiumare
  • nebulizzare sulla schiuma
  • schiumare
  • nebulizzare sulla schiuma

davanzale-massimo-taglio-termico-fai-da-te-03

Poi ho posato sopra i serramenti n Pvc. Per quanto riguarda le portefinestre, la soglia ( sempre in cemento spessore mm 80 ) non e’ passante ma si inserisce al di sotto per circa 1 cm .  Il massetto ed il parquet gli vanno contro .

Devo anche qui fare il taglio da mm 30/40 oppure …..?

Grazie, Massimo

Rispondo così:

mi spiace che per colpa mia lei abbia dovuto affrontare tutto questo.

naturalmente lei comprende che il davanzale trasmette di più che un mattone o qualsiasi blocco da costruzione della parete….

il senso di fare un taglio termico sul davanzale è proprio quello di attenuare il ponte termico e riuscire a sollevare di qualche grado la temperatura superficiale interna di questa zona. Così da essere meno soggetti al rischio muffa.

perciò se con immane fatica procediamo a fare un taglio termico tra davanzale della porta finestra e massetto interno abbiamo certamente fatto una miglioria, ma in realtà appena finisce il taglio termico del davanzale la situazione antecedente, del solaio che prosegue verso l’esterno, senza taglio termico, rimane.

se il serramento della porta finestra non fosse già ordinato proporrei di ridurre l’altezza per posare un isolante sulla soglia vecchia, ma certo avremmo un ostacolo vita natural durante.

Mi sono dimenticato di dirle che ho anche rimosso i falsitelai in ferro zincato ( prima avevo serramenti in alluminio sigillati con silicone e posati nel 1995 )

purtroppo le case sono piene di vecchi falsitelai in ferro zincato, chi sa dove avevano la testa, in quegli anni, i professionisti del serramento.

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Conviene rientrare nella detrazione del 50% piuttosto che quella del 65% ?

Preferirei rientrare nella detrazione del 50% piuttosto che in quella del 65% … meno pratiche burocratiche!

Attenzione !!!

isolamento a cappotto e tetto

Parliamo ad esempio del “sistema a cappotto”, l’isolamento dall’esterno, il più profiquo in assoluto.

I lavori di “recupero del patrimonio edilizio” :

  • manutenzioni straordinarie,
  • ristrutturazioni,
  • restauro e risanamento conservativo,

godono della detrazione Irpef del 50% e sono destinati agli immobili residenziali.

I lavori di “riqualificazione energetica” (sia per immobili residenziali che strumentali), godono del 65%.

Approfittare del 50% come “recupero del patrimonio edilizio” invece del 65% come “riqualificazione energetica” significa contenere al minimo il costo degli oneri tecnici:

  • nessuna redazione dell’attestato energetico,
  • nessuna compilazione,
  • nessun invio online dei documenti all’Enea che provano il miglioramento energetico dell’edificio.

Purtroppo (Legge90/2013, all’art.2, comma 1,l-vicies quater) in caso di intervento edilizio che coinvolga più del 25% della superficie dell’involucro dell’edificio si tratta di “Ristrutturazione importante” e come tale necessita obbligatoriamente dell’ Attestato di Prestazione Energetica (Ape) redatto da un certificatore terzo (estraneo alla progettazione e alla DL, direzione lavori).

E l’Ape (da non confondersi con l’aperitivo! ) va consegnato al Comune insieme alla domanda di agibilità, e inviato all’ufficio Regionale di competenza.

Insomma, per riqualificare è richiesto un certo risultato dimostrabile dai dati inseriti nell’ allegato A ( l’Attestato di Qualificazione Energetica ) sul sito dell’ Enea. Sono gli stessi dati già calcolati per l’Ape.

Detto ciò, ecco la buona notizia:

chi intende realizzare più interventi può godere sia delle detrazioni specifiche per la riqualificazione energetica (serramenti, isolamento,  caldaia, pannelli solari) e avere ancora a disposizione il tetto di spesa per ulteriori altri lavori di manutenzione straordinaria (ristrutturazione) diversi dai lavori elencati in precedenza.

Quindi forza! gambe in spalla!

  • pratica enea +
  • ape +
  • costo del tecnico =
  • conto corrente prosciugato, edificio isolato!

 


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Metto il condizionatore d’estate senza isolare

L’investimento maggiore che richiede un isolamento termico adatto alla protezione estiva è dovuto in gran parte al materiale che viene impiegato e non ad accorgimenti di posa particolari. Secondo la mia esperienza accadono 3 cose in Italia:

  • il committente non conosce la differenza tra i vari materiali per coibentazione disponibili sul mercato e dunque non distingue i coibenti che offrono anche protezione dal caldo
  • il committente impaurito dall’investimento sull’involucro con un intervento di efficienza energetica getta la spugna e rinuncia (da qui la frase ricorrente <<metto il condizionatore d’estate e non faccio l’isolamento! >>)
  • il committente non possiede un’abitazione singola e gli altri proprietari non intendono partecipare all’intervento

 Negli edifici con diversi appartamenti è noto che alcuni appartamenti sono a rischio surriscaldamento, mentre altri muoiono di freddo.

Le mansarde sono un tipico ambiente a rischio surriscaldamento per mancata o sbagliata coibentazione termica.

Poche sono le famiglie inclini alla sofferenza perpetua dovuta al caldo estivo e il risultato lo abbiamo tutti davanti al naso: condizionatori installati qua e là ovunque.

isolamento dal caldo

 La Cassazione parla di innovazione lesiva del decoro architettonico del fabbricato condominiale, e come tale vietata, a prescindere dal pregio estetico che possa avere l’edificio.

Pensate che la sentenza n. 20985 del 6 ottobre 2014 ha rigettato il ricorso presentato da due cittadini condannati alla rimozione di condizionatori apposti sulla facciata del condominio e all’integrale ripristino dello stato dei luoghi (applicazione dell’art. 1120 c.c.)

Si deve ricordare che “i rapporti tra l’esecutore delle opere e la pubblica autorità investita della tutela urbanistica non possono interferire negativamente sulle posizioni soggettive attribuite agli altri condomini dall’art. 1120 c.c., comma 2, per la preservazione del decoro architettonico dell’edificio.

isolamento dal caldo

e non sono solo gli occhi a soffrire! sono anche le orecchie! addio silenzio e nervosismo assicurato!  Sventoliamo bandiere della pace e poi la pace ce la lasciamo rovinare dal vicino di casa! Ribelllliamoci!

 immissioni sonore che vanno oltre i 3 decibel

I condizionatori non possono comportare immissioni in direzione della proprietà vicine: le immissioni sonore che vanno oltre i 3 decibel ad eccedere la rumorosità di fondo (insieme dei rumori di diversa origine che sussistono ‘normalmente’ nel contesto) sono vietate.

La condanna penale può scattare nei confronti di coloro che installano impianti di condizionamento rumorosi (reato di disturbo della quiete pubblica verso le persone che risiedono negli alloggi limitrofi, anche se a lamentarsi dell’eccessiva rumorosità sia un solo nucleo familiare).

Pensate che esistono regolamenti comunali con il divieto di installare condizionatori sulle sezioni esterne di tutti gli stabili del centro storico. In Italia? Non ci posso credere…

Basta impianti! Pensiamo a come e con cosa isolare le case.

vale sempre il motto:

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La resistenza termica della perlite espansa in granuli

La perlite espansa è caratterizzata dalla proprietà di aumentare la resistenza termica con il diminuire della temperatura.

perlite espansa

Se per esempio la perlite espansa in granuli ha conduttività termica lambda 0,045 W/mK a temperatura 25° C, con 4° C aumenta la resistenza termica offrendo una conduttività termica pari a 0,042 W/mK.

Quando una malta a base di calce è mescolata con perlite per diventare un intonaco termoisolante, e la perlite può costituire anche oltre il 50% in volume, anche l’intonaco  aumenta la resistenza termica offrendo una conduttività termica migliore (più bassa).

Naturalmente questo effetto è ben sfruttabile se si tratta di una coibentazione esterna, dove lo strato di intonaco termoisolante è ben più esposto alle basse temperature.

Un motivo in più per progettare con un termointonaco minerale a cappotto,

  • naturale
  • traspirante
  • deumidificante.

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Ancora pietra al posto dei monoblocchi termoisolanti?

Avevo appena finito di scrivere che la posa in opera di monoblocchi termoisolanti  si è diffusa nell’edilizia italiana, che …

… ecco un cantiere dove ancora non si conosce l’abc del cappotto:

  • il cappotto è l’isolamento termico della parete esterna
  • la finestra è l’isolamento termico del foro della parete esterna
  • se tra serramento e cappotto di facciata c’è una interruzione della coibentazione, il ponte termico intorno al serramento è garantito al 100%
La progettazione della coibentazione in questo cantiere non è buona:
ponti termici costruttivi
Il riquadro sporgente, in pietra, attende la posa della coibentazione esterna, ma non protegge affatto la spalletta della finestra: tutti i 4 lati del serramento sono freddi.

Sì non è l’unico ponte termico, si vede subito che i balconi e anche i parapetti laterali non sono stati curati con un taglio termico.

Il nodo serramento – parete è delicato e va ben progettato: posizione, materiali per la posa in opera, sigillatura, nastrature, punto d’incontro con lo spessore della coibentazione. Il foro del serramento deve garantire la continuità dell’isolamento termico delle pareti esterne: la finestra sarà proprio la continuazione della coibentazione termoacustica della parete.

Quando non si ricorre all’utilizzo dei monoblocchi termoisolanti (e siamo liberi di non usarli), la soluzione foro finestra si deve progettare per bene.

serramento isolamento spallette

Tutti i 4 lati devono essere coibentati. Profilo con rete, guarnizione sigillante adesiva, rasatura, armatura ecc ecc

serramento isolamento spallette

Quando nei preventivi per fornitura e posa di sistema a cappotto leggeremo “vuoto per pieno” non ci arrabbieremo più, sapendo quanto lavoro c’è dietro a questo dettaglio importante.

       

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Difficile risolvere il ponte termico del balcone

Se tutti i ponti termici vengono affrontati solo nella fase esecutiva, l’unica soluzione migliorativa è preparare i dettagli costruttivi e migliorare lo stato di fatto:

Ponte termico balcone

  1. Laterizio (rosa) spess. 25 cm + intonaco 1.5 cm
  2. Solaio in calcestruzzo armato spess. 20 cm
  3. Alleggerito (verde) spess. 8 cm
  4. Caldana (grigio) spess. 5 cm
  5. Piastrella (nero) spess. 1 cm

I ponti termici sono le parti dell’ edificio dove il flusso di calore cambia: il materiale edilizio è disomogeneo, e disperde più calore. Sono elementi complicati da isolare termicamente e sono detti ponti termici costruttivi:

  • l’attacco dei balconi
  • l’attacco tra la parete e il pavimento
  • l’attacco tra la parete ed il tetto
  • l’attacco dei serramenti sui quattro lati
  • i pilastri che interrompono l’omogeneità delle pareti esterne

I ponti termici sono causa di maggiore dispersione termica e causa principale dell’insorgere della muffa.

Se volete monitorare personalmente le temperature delle superfici più fredde in casa avete solo bisogno di un termometro senza contatto. Ce ne sono di tanti modelli e costano veramente poco:

Costruire edifici senza ponti termici non solo fa risparmiare energia, ma rende anche più confortevoli e salubri le abitazioni e protegge la struttura edilizia dal degrado.

Analizziamo il ponte termico disegnato sopra: è certezza diffusa che la posa del cappotto sulle pareti esterne porti anche un miglioramento per quel che riguarda il ponte termico:

 Si tratta di un balcone di 3 metri di lunghezza:

  • in fase progettuale, e durante la costruzione il ponte termico è stato completamente ignorato
  • il coefficiente lineico di dispersione termica del ponte termico “psi” vale esattamente 0,62 W/(mK)
balcone con isolamento termico
  • dopo la posa dell’isolamento termico (8 cm. di eps, indicato in blu) anche l’aggetto del balcone è stato curato e all’intradosso sono stati posati sempre 8 cm di xps, mentre in testa e sul lato superiore all’estradosso solo 5 cm. (anche per motivi di ingombro)
  • il coefficiente lineico di dispersione termica del ponte termico “psi” vale adesso 0,29 W/(mK), meno della metà
  • la dispersione attraverso il ponte termico è diminuita sensibilmente, il ponte termico è rimasto ma è attenuato
Sicuramente abbiamo risolto il problema della bassa temperatura superficiale interna e il rischio muffa non esiste più, ma la dispersione termica continua, tutti gli inverni per tutti gli anni a venire.
Calcolare i ponti termici non è uno spreco di tempo o un eccesso di zelo: fa parte del progettare bene.

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articolo ideato, scritto e diretto da Marco De Pinto e Federico Sampaoli, impegnati a favore delle persone, del comfort e dell’open information. Marco titolare dello Studio di progettazione degli impianti PH Studio.  Federico titolare dello Studio di consulenza tecnica per una migliore efficienza energetica e caporedattore di espertocasaclima.com – blog di formazione e comunicazione online dal 2009. 

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Il cappotto non risolve il ponte termico del balcone

Se tutti i ponti termici vengono affrontati solo nella fase esecutiva, allora c’è posto solo per i “rammendi”:

Ponte termico balcone

  1. Laterizio (rosa) spess. 25 cm + intonaco 1.5 cm
  2. Solaio in calcestruzzo armato spess. 20cm
  3. Alleggerito (verde) spess. 8 cm
  4. Caldana (grigio) spess. 5 cm
  5. Piastrella (nero) spess. 1 cm

I ponti termici sono le parti dell’ edificio dove il flusso di calore cambia: il materiale edilizio è diverso, non è omogeneo, e disperde più calore. Sono elementi quasi sempre poco isolati termicamente e sono detti ponti termici costruttivi:

  • l’attacco dei balconi
  • l’attacco tra la parete e il pavimento
  • l’attacco tra la parete ed il tetto
  • l’attacco dei serramenti sui quattro lati
  • i pilastri che interrompono l’omogeneità delle pareti esterne

I ponti termici sono causa di dispersione termica e causa principale dell’insorgere della muffa.

Costruire edifici senza ponti termici non solo fa risparmiare energia, ma rende anche più salubri le abitazioni e protegge la struttura edilizia dal degrado.

Analizziamo il ponte termico disegnato sopra, è credenza diffusa che la posa del cappotto sulle pareti esterne porti anche un miglioramento per quel che riguarda il ponte termico:

 Si tratta di un balcone di 3 metri di lunghezza:

  • in fase progettuale, e durante la costruzione il ponte termico è stato completamente ignorato
  • il coefficiente lineico di dispersione termica del ponte termico “psi” vale esattamente 0,62 W/(m2 · K)
balcone senza isolamento termico
  • dopo la posa dell’isolamento termico (8 cm. di eps, indicato in blu)
  • il coefficiente lineico di dispersione termica del ponte termico “psi” vale adesso 0,6577 W/(m2 · K)
  • la dispersione attraverso il ponte termico non è diminuita, anzi è leggermente aumentata (ponte termico accentuato)
  • la temperatura superficiale interna all’intradosso del solaio è rimasta molto bassa: 14,2° C con -5° C esterni

Poniamo che la trasmittanza U delle pareti, ora coibentate esternamente con 8 cm di eps, sia migliorata da 1,09 W/m2K a U= 0,342 W/m2K :

  • la dispersione termica attraverso ogni metro quadrato di parete è scesa di 0,748 W/m2K
  • il coefficiente lineico di dispersione termica del ponte termico “psi” vale 0,6577 W/(m2 · K)
  • in pratica, quanto abbiamo migliorato la dispersione in 1 metro quadro di facciata, tanto continuiamo a disperdere attraverso i 3metri lineari di balcone.

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Quanto costa il ponte termico del balcone?

Nei cantieri si comincia a vedere spesso la coibentazione termica. Il risparmio energetico è diventato finalmente parte dei lavori.

E i ponti termici? Notate spesso strategie per ridurli? Io non tanto: i ponti termici sono sempre sottovalutati – forse perchè sono difficili da calcolare?

Non so se sia più difficile calcolare un ponte termico o decidere di eliminarlo in fase progettuale. Certo è che se tutti i ponti termici vengono affrontati solo nella fase esecutiva, allora c’è spazio solo per i “rammendi”. Tutt’altra cosa è preparare i dettagli costruttivi per migliorare ogni punto critico.

Ponte termico balcone

  1. Laterizio (rosa) spess. 25 cm + intonaco 1.5 cm
  2. Solaio in calcestruzzo armato spess. 20cm
  3. Alleggerito (verde) spess. 8 cm
  4. Caldana (grigio) spess. 5 cm
  5. Piastrella (nero) spess. 1 cm

I ponti termici sono le parti dell’ edificio dove il flusso di calore cambia: il materiale edilizio è diverso, non è omogeneo, e disperde più calore. Sono elementi quasi sempre poco isolati termicamente e sono detti ponti termici costruttivi:

  • l’attacco dei balconi
  • l’attacco tra la parete e il pavimento
  • l’attacco tra la parete ed il tetto
  • l’attacco dei serramenti sui quattro lati
  • i pilastri che interrompono l’omogeneità delle pareti esterne

I ponti termici sono causa di dispersione termica e causa principale dell’insorgere della muffa.

Costruire edifici senza ponti termici non solo fa risparmiare energia, ma rende anche più salubri le abitazioni e protegge la struttura edilizia dal degrado.

Analizziamo il ponte termico disegnato sopra:

Si tratta di un balcone di 3 metri di lunghezza:

  • in fase progettuale, e durante la costruzione il ponte termico è stato completamente ignorato
  • il coefficiente lineico di dispersione termica del ponte termico “psi” vale esattamente 0,62 W/(m2 · K)

L’edificio si trova a Trento e viene riscaldato con una caldaia a metano.

Sapete quanto vale la dispersione termica del solo balcone di 3 metri lineari?

ben 114,6 kWh/anno!

E considerando un costo del metano pari a 1 € per metro cubo, il balcone ci costa:

  • a BOLZANO 16,4 €/anno
  • a TRENTO 15,1 €/anno
  • a VERONA 14,5 €/anno
  • a BOLOGNA 13,3 €/anno

Ma nei prossimi 20 anni, attualizzato ad oggi tenendo presente l’inflazione ed il rincaro combustibile?

  • a BOLZANO 507 €
  • a TRENTO 467 €
  • a VERONA 449 €
  • a BOLOGNA 412 €

Anche a casa vostra c’è un balcone “disperdente”? Non è lungo 3 metri ma ben 6 metri? Potete moltiplicare tutti i valori per 2!

Ogni lato della casa ha un bel balcone? Potete moltiplicare tutti i valori per 2 e poi un’altra volta per 4!

Ora pensate ai Vostri vicini di casa e moltiplicate ancora, poi contate le case della vostra via e moltiplicate ancora, le cifre diventano imponenti!

Il ponte termico sembra una cosa da nulla, una cosa da pignoli! – ma se facciamo tre conti possiamo anche spaventarci dei risultati!

Non voglio spaventarvi, ma ricordate che anche il marciapiede intorno alla casa si comporta come un ponte termico, e il cordolo del tetto anche, la scala anche…

E’ tempo di progettare meglio!


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Il tassello è causa di dispersione di calore

 Sì, il tassello è causa di dispersione di calore attraverso l’isolamento termico, ma non è per questo che qualcuno si lamenta.

tasselli-termografia

Capita invece che dopo qualche tempo, a cappotto finito ed edificio abitato, ci si accorga di poter “leggere” sulla facciata tanti punti corrispondenti ai tasselli posati: un brutto vedere e un motivo di discordia tra posatore e proprietario di casa.

Personalmente mi è capitato di notarlo solamente in edifici con sistema a cappotto in EPS, è anche vero che altri materiali di coibentazione, più costosi, sono rari da incontrare!

Torniamo al problema del tassello: la testa si copre con la rasatura, la rete, la rasatura e la finitura, ma è comunque un materiale diverso dalla superficie e perciò crea “discordia”!

Ecco che torna l’importanza di un sistema certificato che offra la garanzia che tutti i prodotti facenti parte del sistema funzionino bene insieme e siano stati testati. Ecco perchè sono contrario al cappotto inventato dal pittore o dal progettista.

Non me ne vogliano i pittori, che stimo, nè i progettisti, che NON sono tenuti a “creare” un sistema a cappotto per ogni progetto: è compito delle grandi aziende che verificano la bontà dei loro sistemi prima di vendere il sistema.

Il tassello oggi può essere scelto per montaggio ad incasso, cioè affogato nel pannello: sono tasselli di ultima generazione che fissano i pannelli minimizzando il ponte termico puntuale.

tassello-per-cappotto-con-affogamento

  • il piatto di tenuta, dotato di asta telescopica, è distinto dall‘elemento di tassello, così l‘asta del piatto di tenuta può infilarsi e scorrere nell‘asta del tassello
  • il montaggio del tassello comprende in un’unica operazione anche l’inserimento della rondella isolante di copertura
  • ovviamente certificato ETAG 014

Se state scegliendo un sistema a cappotto per isolamento termico della vostra casa, parlate anche di questo particolare e non lasciate al caso questo e altri dettagli importanti.

 


            

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+ involucro - impianti copyright

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Condense superficiali dovute a ponti termici trascurati

 Cosa sono i ponti termici? Un ponte termico è una discontinuità di isolamento termico. Quasi sempre è in corrispondenza degli elementi strutturali. ( Dlgs 192/311  allegato A punto 20bis per approfondimenti )

ponte termico

Il decreto, Dlgs 192/311  allegato E, permette al progettista di non correggere il ponte termico consentendogli di ottener i valori di trasmittanza U prescritti cacolando la media tra il valore U della parete corrente e il valore U del tratto di parete in corrispondenza del ponte termico. Questa regola ovviamente si presta ad interpretazioni non corrette!

Io dico che i ponti termici vanno corretti sempre. Eviteremo rischi di condense ed eviteremo che i committenti ci odino: è interesse di ogni progettista avere committenti soddisfatti!

Per correggere un ponte termico basta che il Fattore Temperatura sia >0,7 dove FT è dato da:

            Tsi – Te
FT = —————
            Ti – Te

Tsi = temperatura superficiale della parete interna
Te = temperatura esterna
Ti = temperatura interna

In due parole, se si desidera minimizzare i rischi di formazione di condensa bisogna:

  • ridurre la trasmittanza U [W/mK] del ponte termico usando materiali isolanti con più spessore
  • aumentare la ventilazione, evitando il ristagno dell’aria in corrispondenza degli angoli e dietro agli armadi

 

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