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Contenuto COV Pitture per pareti e soffitti interni

Spesso il committente scopre verso la fine del cantiere, o a lavori conclusi, che l’intonaco interno poteva essere un impasto migliore, più igroscopico, più traspirante e più attento alla salubrità dell’ambiente. Il materiale dell’intonaco stesso poteva essere una miscela antibatterica naturale resistente alla formazione di muffe e batteri.

Non si può più tornare indietro, gli intonaci sono dati.

Siamo però ancora in tempo per decidere o cambiare la finitura e trattandosi di finitura interna, a maggior ragione, dovrà essere salubre. Per salubre intendo qualcosa che non porti altri veleni in casa.

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L’ambiente interno può già contenere molte cose che non giovano alla nostra salute (dalla candela profumata, fino al detergente per il bagno), sforziamoci di stare attenti nella scelta delle finiture interne: parliamo di molti metri quadrati, dunque è un aspetto veramente importantissimo! Continua a leggere

Tetto coibentato non ventilato in legno con guaina ardesiata

Ho deciso di pubblicare questo commento di Manuel in questo articolo proprio per dedicare più spazio e attenzione a quello che sta succedendo a questo tetto in legno con pacchetto termoisolante NON traspirante:

il racconto dello stato delle cose:

Buonasera sono Manuel… grazie per esistere….

Il mio problema è molto grave, ho acquistato casa nuova a ottobre scorso e lo stabile condominio di 3 piani ha solo 1 anno e mezzo.
Il tetto per capitolato non è ventilato e così composto:

  • Travi portanti in pino lamellare
  • Perline
  • Barriera al vapore
  • Fibra di legno 4 cm
  • Isolante sintetico 12 cm
  • Tavolato
  • Guaina ardesiata
  • Tegole

Inizialmente, a maggio, ho notato una consistente infiltrazione di acqua nel sottotetto con formazione di grande quantità di muffa (o funghi di colore tendente al rosa) tra le perline e il muro interno.

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Col passare del tempo tutta la zona del sottotetto si è riempita di muffa costringendomi a disinfettare e lavare vestiti e scarpe che erano in questo locale.
Dopo l’intervento del costruttore, in questa zona, non ho avuto altri segni di infiltrazioni –
l’acqua entrava attraverso il passaggio di un tubo dei pannelli solari – ma dopo pochi giorni notavo la presenza dello stesso fungo in vari punti della lavanderia, del bagno e del disimpegno e nella fascia molto alta del tetto.

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In presenza di piogge le goccioline di acqua macchiavano anche il pavimento.

A metà giugno il costruttore faceva aprire con l’uso di motosega la zona interessata dalle infiltrazioni:

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tagliando la guaina si notava sotto di essa la presenza di acqua, il tavolato superiore era vistosamente bagnato, i pannelli isolanti erano bagnati, i morali in legno, di contenimento, erano completamente marci (neri cone fossero bruciati), la fibra di legno era molto bagnata, la barriera al vapore presentava chiazze bianche riconducibili al fungo di cui sopra, le perline e i travi interni sembravano intatti.

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L’area attorno alla zona aperta circa 4×3 m è ancora con molta probabilità nelle stesse condizioni.

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Nell’area aperta sono stati sostituiti i pannelli bagnati con lana di roccia, la barriera al vapore, i morali e il tavolato. Sono state ripristinate le guaine e sono stati creati 5 punti di micro-ventilazione.

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La zona immediatamente sotto al Velux del bagno, all’altezza del punto creato per la ventilazione, presenta ancora morali vistosamente deteriorati.

Sono stati creati due punti di mirco-ventilazione anche all’altezza del locale sottotetto.
In questa zona, immediatamente sotto la guaina, vi era un lieve presenza di acqua: il tavolato sembrava pressochè sano, i pannelli isolanti sintetici lievemente bagnati, la fibra di legno era molto umida. In questo punto non si vedevano morali in legno.
Dopo la riparazione, al primo acquazzone ma in un punto diverso si è riformato il famoso fungo…

Mi sono rivolto ad un legale ma la cosa assurda è che non si sa quale sia il problema… Parlano di condensa… Progettualmente è corretto? La ringrazio per l’attenzione che mi darà e sarò sicuramente riconoscente…

Grazie Manuel…

Come rispondere a questa domanda e allo stato delle cose?

 Ci provo così:

Quando l’impermeabilizzazione della copertura è difettosa non è il pacchetto termoisolante progettato il responsabile del danno – semplicemente l’acqua piovana ha trovato il modo di infiltrarsi.

Si fosse trattato di un tetto in latero cemento, probabilmente non sarebbero cresciuti i funghi, ma di certo l’intonaco interno avrebbe reagito male e alla lunga anche lui avrebbe offerto una superficie bagnata ideale per colonie di spore.

Parlando invece del progetto della stratigrafia, si deve ammettere che trattandosi di un tetto in legno era importantissimo garantire una efficace traspirazione del tetto senza ostacolare la migrazione del vapore e garantendo la tenuta all’aria.

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In questo caso specifico sembra che sia stata posata una barriera al vapore sul lato caldo e una guaina ardesiata sul lato freddo.

La barriera al vapore posata sul lato caldo (interno) avrebbe anche dovuto garantire la tenuta all’aria dell’involucro edilizio (volume riscaldato), quindi, se si sono evidenziati gocciolii in casa è evidente che il telo non garantisce la tenuta e probabilmente ha sormonti o nastrature difettosi.

Spesso nelle stratigrafie si legge “barriera vapore” ma altrettanto spesso, se si va alla ricerca del codice materiale impiegato, si scopre che si trattava di un freno al vapore (valore Sd > 0,2m) e non di una barriera (valore Sd > 100m). In questa eventualità, durante il periodo di riscaldamento, nello strato di coibentazione migra ulteriore vapore che non potrà attraversare la guaina ardesiata.

Se si trattasse di un pacchetto isolante perfettamente confinato tra due barriere al vapore (quella sul lato caldo e quella sul lato freddo) potrebbe comunque esserci una certa quantità di vapore contenuta nei materiali in fase di cantiere e questa si condenserebbe all’intradosso della guaina ardesiata nel periodo invernale e all’estradosso della barriera al vapore sul lato caldo nel periodo estivo: questo a causa della inversione stagionale della direzione della migrazione del vapore.

Per fare ulteriori ragionamenti sulla copertura ed il risanamento del pacchetto si deve assolutamente individuare quale fosse la qualità del telo posato sul lato caldo della stratigrafia (il costruttore può facilmente risalire alla voce di fornitura e consultare la scheda tecnica del materiale utilizzato).

Il telo freno al vapore che è stato nastrato nella zona della copertura aperta con la motosega (si vede nella foto n.3) forse è solo provvisorio – non andrebbe certamente in accordo con una copertura che non prevede traspirazione una zona dove invece è possibile un certo passaggio di vapore…

I nuovi punti di aerazione del pacchetto tetto ancora bagnato non peggiorano la situazione ma probabilmente non riusciranno a permettere una corretta asciugatura anche per la presenza dei pannelli isolanti sintetici che poggiano sui pannelli in fibra di legno – inoltre devo ricordare che la migrazione del vapore in estate è dall’esterno verso l’interno e non viceversa.

La descrizione della presenza di muffa nell’ambiente sottotetto mi fa pensare ad elevati livelli di umidità interni dovuti a superfici fredde che tendono a condensare il vapore interno: le superfici fredde sono ovviamente zone non sufficientemente coibentate mentre il vapore può essere presente (dimentichiamo per un attimo le infiltrazioni del tetto) per mancata ventilazione o per normale migrazione del vapore da ambienti vicini o sottostanti riscaldati verso quelli poco o non riscaldati.

            

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Combattere la muffa a casa di Paolo

Il lettore scrive:

buongiorno e complimenti per il suo blog, da tempo lo leggo con attenzione.

vengo subito al problema: ho una stanza di circa 12mq con una parete perimetrale esposta a nord (palazzo in cortina Roma, anni 70, 1°piano), infissi in pvc nella parete ovest, con intercapedini di circa 12-15cm . Nel soffitto alto 3m ho della muffa (per adesso sono piccole macchie grigie diffuse), localizzata per lo più verso la parete nord. All’armadio, prima appoggiato alla parete, ho dovuto cambiare l’mdf posteriore perchè aveva dato muffa, ora l’ho scostato di circa 10cm e ho messo dei piccoli deumidificatori hand made.

Oltre a tenere areato lasciando vasistas socchiuse, o areare il locale 10 minuti la mattina, la prima soluzione che ho preso in considerazione è stata l’insufflaggio della parete. Ora, dato anche l’alto costo, sto orientandomi sul’installazione di un estrattore d’aria igroregolabile tipo aldes ”deco” o ”design” da 10cm, che entrino in funzione automaticamente quando l’umidità interna è ad un certo livello.

Primo intervento sarà togliere la muffa con un prodotto adeguato per poi ridipingere il soffitto e le pareti con pittura termica antimuffa.

Quindi le chiedo:

un estrattore risolverebbe o migliorerebbe la situazione?

se si, quale altezza dovrei installarlo? in alto o in basso?

raffredderei l’ambiente? (da ignorante direi di no, visto che estraggo aria..)

a che livello di umidità dovrà essere impostato (varia dal 60 al 90%)

la situazione non è gravissima, ma è la stanza dei bambini e vorrei fosse esente da muffe!

grazie mille per un suo eventuale e cortese parere,

cordiali saluti

paolo

Rispondo al lettore con questo nuovo articolo in modo che anche altri lettori possano informarsi meglio.

nella descrizione leggo molti comportamenti errati che non fanno altro che peggiorare la situazione ed aumentare il rischio muffa o la proliferazione delle spore:

Combattere muffa casa-02

le finestre socchiuse ad anta ribalta raffreddano la muratura senza un corretto ricambio dell’aria: le temperature superficiali del contorno finestra scendono ulteriormente e impiegheranno diverse ore a riscaldarsi nuovamente

Combattere muffa casa-03

arieggiare 10 minuti alla mattina è insufficiente, teoricamente meglio 5 minuti e più tardi altri 5 minuti e facendo corrente con un altro serramento per sveltire la ventilazione manuale

Combattere muffa casa-01

l’ipotesi di un intervento di insufflaggio (riempimento dell’intercapedine con materiale isolante sfuso) certamente è efficace nelle porzioni di muratura omogenee, ma non può risolvere o attenuare i ponti termici che sono proprio i punti dove già si nota la comparsa di muffa. di solito è un’operazione tra le più economiche possibili

Combattere muffa casa-04

un estrattore d’aria non ha recupero di calore quindi butta all’esterno l’aria calda riscaldata. dovendo estrarre diversi mc d’aria l’abitazione risulterà in depressione andando a succhiare aria da tutti i punti di non tenuta dell’involucro riscaldato (spifferi, tubazioni elettriche o altri punti critici). meglio investire in una ventilazione meccanica decentralizzata che forse può essere installata servendo due locali.

Combattere muffa casa-05

non consiglio di utilizzare pitture termiche antimuffa per ambienti interni, un po’ perchè non sono molto traspiranti e un po’ perchè le miscele portano nuove emissioni di voc. dopo la rimozione delle spore di muffa con materiali privi di cloro o altri agenti chimici non consigliabili in interni + una soluzione naturale con proprietà di blocco ad eventuale nuovo insorgere di muffa consiglio una completa nuova finitura con pittura naturale priva di solventi a base di componenti naturali con pH elevato

è corretto risolvere al più presto la situazione proprio per la presenza di bambini che più degli adulti stressano il loro apparato respiratorio in costruzione.


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Rapporto dell’Oms sulla qualità dell’aria negli ambienti chiusi

L’ Oms (Organizzazione mondiale sanità – World Health Organization) scrive sulle linee guida per la qualità dell’aria indoor.

L’inquinamento dell’aria all’interno degli edifici è determinato soprattutto da microrganismi filamentosi (muffe), che proliferano quando il livello di umidità è elevato.

OMS qualità aria negli ambienti chiusi

Effetti sul sistema respiratorio:

  • allergie e asma

Effetti sul sistema immunitario:

  • disturbi

Ricordiamoci che gli agenti biologici inquinanti negli spazi indoor (pollini e spore delle piante, batteri, funghi, alghe e alcuni protozoi) amano umidità e ventilazione inadeguata.  L’alta umidità dell’aria favorisce la proliferazione di acari e funghi aumentando la quantità di allergeni, tossine e altre sostanze irritanti emesse nell’ambiente. Solo la ventilazione riduce la concentrazione degli inquinanti e l’umidità all’interno degli edifici.

I sistemi di ventilazione e l’aria condizionata possono anche essere dannosi se non sottoposti a una corretta manutenzione.

Circa il 13% delle asme croniche nei bambini è determinato da un eccesso di umidità negli edifici. 

I proprietari degli spazi sono responsabili di garantire ambienti di vita o di lavoro salutari attraverso un adeguato mantenimento degli edifici; gli occupanti sono responsabili della gestione dell’uso dell’acqua, del riscaldamento e della ventilazione.

Potete leggere questi documenti interessanti:

e questo in lingua italiana:

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Domotica e riscaldamento

Si stima che entro il 2020 il mercato dell’automazione e del controllo della casa a distanza salirà oltre il 10% (ricerca di mercato pubblicata dalla società di ricerca MarketsandMarkets).

Domotica e riscaldamento

I sistemi domotici per smart home, che garantiscono il controllo centralizzato dei dispositivi sono un boom: c’è una sempre maggiore richiesta, da parte degli utenti, di soluzioni che permettano di gestire, in modo efficiente e semplice, le apparecchiature domestiche grazie all’affidabilità dei principali protocolli di comunicazione come KNX, DALI, e NEMA, e delle tecnologie wired e wireless, come BACnet, LonWorks, ZigBee, EnOcean, Bluetooth, Z-Wave, e Wi-Fi, che consentono una perfetta integrazione in rete.

Non sono sostenitore di complicazioni e impianti complicati, ormai lo sapete (già la vita non è semplice). Ma sento dai miei clienti un irrefrenabile desiderio di gestire il riscaldamento a distanza: è comune pensiero che staccare il riscaldamento perchè si esce di casa sia la manna dal cielo, il risparmio assoluto, l’efficienza che più efficienza non si può.

Non voglio portarvi degli esempi, non voglio nemmeno annoiarvi con i dati delle mie rilevazioni, non voglio fare il sapientone. Vi invito solo a provare: spegnete il riscaldamento perchè non siete in casa qualche giorno e poi riaccendetelo:

  • purtroppo non si risparmia, al contrario il consumo è maggiore.

Se avete una normalissima caldaia a metano potete fare una autolettura del gas e scoprire quanto io abbia ragione.

Questo è solo il primo aspetto negativo dell’interruzione del riscaldamento!

Quello che Vi sto per raccontare è ben più preoccupante, insidioso e costoso:

Non appena avrete tagliato il riscaldamento (OFF) succede una cosa che molti di voi non conoscono (una cosa inizialmente invisibile – solo inizialmente):

  • cessa il riscaldamento
  • il consumo di metano si ferma
  • gli ambienti cominciano a scendere di temperatura
  • le superfici interne abbassano ulteriormente la loro temperatura
  • le condense superficiali sono in agguato
  • tutte le zone più interessate da ponti termici perdono temperatura ancora più velocemente delle restanti superfici
  • qui le condense superficiali sono più più che in agguato
  • la ventilazione manuale attraverso le finestre è assente dal momento in cui si è spento il riscaldamento
  • l’umidità interna non sale perchè ce ne sia di più o perchè se ne generi di più
  • l’umidità interna sale perchè la temperatura dell’aria sta scendendo
  • l’aria con temperatura inferiore può contenere una quantità di vapore inferiore (senza condensare)
  • le condense superficiali non sono più in agguato, sono una realtà!
  • ecco che le finiture interne cominciano ad andare in sofferenza, gli aloni neri sulle superfici più fredde sono la prima visibile antiestetica conseguenza.

2015: ripetete con me <<mai più l’impianto di riscaldamento su OFF ! >>

La domotica lasciatela sugli scaffali dei negozi! Non ci serve. Il Vostro iPhone usatelo per fare buone foto! Il danaro risprmiato investitelo in ulteriore coibentazione!

Voi avete esperienze diverse? Raccontateci.

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La Co2 non si vede ma si sente, installiamo una vmc !

Siamo preoccupati per la formazione delle muffe e tentiamo di risolvere il problema della condensa superficiale nelle zone più fredde con un’ ottima coibentazione. E’ un consiglio che do sempre anch’io! Le muffe trovano nelle superfici con leggera condensa il nutrimento ideale.

Una casa con un isolamento ben progettato ha risolto certamente tutti i ponti termici e i rischi di condensa interna sono veramente bassi.

Possiamo allora abbassare le armi? La ventilazione, se manuale, deve essere comunque fatta correttamente. Questa volta non per tenere a bada le muffe, ma per la nostra stessa salute: l’aria interna non ricambiata contiene livelli di Co2 troppo elevati e tutti i veleni contenuti o prodotti negli ambienti si concentrano ulteriormente.

monitorare aria co2

La vmc non serve solo come impianto antimuffa, serve a respirare aria fresca sempre! Il nostro primo nutrimento – non dimentichiamolo. L’aria non è un lusso.

Vi siete dotati di un termoigrometro per controllare il livello di umidità interna? Non ne potete più fare a meno? E dotarsi di un monitor che analizza anche la qualità dell’aria? Lo consiglio a tutti. E’ il modo più veloce per migliorare le proprie abitudini e conoscere in ogni momento la concentrazione di CO2 in casa:

monitorare aria co2

Questo aggeggio, non troppo costoso, in due secondi misura il contenuto di anidride carbonica, temperatura e umidità presente nell’aria con il suo sensore CO2: NDIR (raggi infrarossi non dispersivi). Ecco cosa fa il rilevatore della qualità dell’aria (CO2) BZ25:

  • misura da 0 a 9.999 ppm CO2 con la precisione di 1 ppm (±75 ppm o ±5% del valore di misurazione): valore massimo e minimo + la funzione di allarme per CO2!
  • misura la temperatura con precisione 0,1 °C (±0,5 °C)
  • misura l’umidità relativa dell’aria con precisione 0,1% umidità rel. (max ±3% umidità relativa)
  • tutto con un intervallo di misurazione di 2 secondi
  • data e ora
  • tutto con display retroilluminato (infatti si attacca alla spina).

Un’alternativa economica è il Autopilot APCEM Monitor CO2 qui sotto:

monitorare aria co2

Raccontatemi le vostre esperienze!

Sospettate che ci sia anche formaldeide in casa? Potete fare un test formaldeide da soli:

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Capire la muffa

Prima di combattere le muffe è bene conoscerle.

Capire la muffa

E’ un argomento che interessa gran parte dei lettori del blog, che convivono con questo pericoloso ospite. Saranno le finestre nuove, sarà lo stile di vita di oggi, saranno i difetti di costruzione – fatto sta che molte famiglie convivono con questi microrganismi senza trovare soluzioni. Certo non tutti possono permettersi di portare la loro casa in Classe A risolvendo tutti i ponti termici ed evitando le condense superficiali interne – e non tutti possono installare un impianto di ventilazione meccanica controllata con recupero di calore. Ma è la casa che per prima deve risolvere il problema della muffa oppure è l’uomo che deve migliorare il suo comportamento in casa? Prima l’uovo o la gallina?

Come per i computer non è tanto un virus il pericolo, siamo noi che facciamo operazioni incaute! Noi siamo il vero pericolo per il computer e non i virus che ti cancellano l’hard disk, trojan o malware che ti rubano dati sensibili dal computer: non hanno propria autonomia, non riescono a fare azioni o replicarsi senza il nostro intervento. Ciò vale anche per il phishing, solo il buon senso aiuta ad evitare di seguire link di email dove vengono richiesti dati bancari…

Capire la muffa

Vi chiederete, cosa centrano i virus con le muffe?

Beh, i virus non li vogliamo nel nostro PC e le muffe non le vogliamo in casa! Allora serve un antivirus? no, se stiamo un po’ attenti. Se abbiamo un trojan nel computer siamo stati noi a farlo entrare con atteggiamenti poco cautelativi! Idem per le muffe!

Le spore di muffa ci sono sempre, pensate che in 1 metro cubo d’aria ci sono da 10 a oltre 100 spore! La miglior difesa è la conoscenza!

Conoscere la muffa:

Ho appena scritto che le spore fungine sono sempre presenti nell’aria, ma quando è che diventano un problema igienico sanitario in casa? quando l’ambiente in cui volano offre le condizioni ottimali per trasformarsi in muffe.

In natura la muffa decompone e ricicla le materie organiche, svolge un ruolo importante nel nostro ecosistema. Allo stato embrionale è unicellulare (ife), poi per divisione cellulare diviene visibile ad occhio nudo (micelio). Riproducendosi produce le spore che vengono portate in giro dalle correnti d’aria.

Allora, come i virus dei computer, le spore ci sono sempre – sta a noi non dargli da mangiare e da dormire! Noi siamo la causa prima delle muffe!

Capire la muffa

Condizioni ottimali per le spore che si trasformano in muffe:

  • la temperatura ottimale sta tra i 15 e i 30° C, ma anche temperature più basse e più alte sono gradite
  • l’umidità relativa dell’ambiente deve superare il 60%
  • l’umidità deve rimanere alta per soli alcuni giorni perchè si formi la muffa (periodo di incubazione)
  • superfici con ph neutro o acido sono le zone preferite
  • l’aria che contiene materiale organico (proteine, polvere) è ulteriore nutrimento

Le muffe producono sostanze tossiche liberando micro-tossine: sulla nostra salute hanno sia effetti immediati che effetti cronici, patologie che perdurano anche a lungo nel tempo dopo la bonifica degli ambienti.

Fermiamo la formazione di muffa!

Capire la muffa

Cosa possiamo fare?

  • cambiare abitudini per ottenere un livello di umidità ambientale basso
  • tenere qualche termoigrometro in casa (meglio più di uno) per rendersi ben conto della percentuale di umidità e anche della temperatura (più elevata sarà e meno condense superficiali ci possono essere!)
  • non asciugare il bucato in casa
  • non asciugare gli asciugamani nei bagni
  • non avere troppi vasi con terra umida in casa
  • non avere acquari
  • non cucinare senza arieggiare
  • non uscire senza arieggiare
  • non rimanere in un ambiente più di un’ora senza arieggiare
  • non uscire al mattino senza arieggiare tutti gli ambienti
  • non evitare di arieggiare la camera dei bimbi perchè sono profumati
  • non fare ventilazione naturale in modo inadeguato o insufficiente

Notate che non ho parlato di isolamento interno, di materiali con ph elevato, di ventilazione meccanica controllata con recupero di calore, di scarsa qualità costruttiva della casa e presenza di ponti termici a rischio condensa.

Ho parlato solo di cosa possiamo fare noi, in prima persona, con il nostro comportamento quotidiano ora che conosciamo meglio cosa sono le muffe.

Muffe: se le conosci, le eviti.

            

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L’isolamento interno in cartongesso e lana di roccia di Valter

Valter racconta che in una ristrutturazione di circa 6 anni fa, hanno isolato l’abitazione dall’interno (gran parte dei muri perimetrali sono di mattone faccia vista) con intercapedine in cartongesso e, probabilmente, lana di roccia.

muffa dietro al cartongesso-01

Alla parete Nord (cieca) all’esterno sono fuoriuscite delle macchie giallastre, sul lato interno di questa parete hanno degli armadi, c’è un po’ di muffa negli angoli dell’intercapedine e i muri divisori ed è chiaro che nonostante l’isolamento interno la zona dietro i mobili rimane comunque molto fredda. Il dubbio è che il materiale isolante dietro l’intercapedine sia deteriorato.

muffa dietro al cartongesso-02

Ora, la prima soluzione che è venuta in mente è quella di realizzare un isolamento a cappotto in tutta quella parete.

Per motivi di confini non possiamo superare i 4 cm. così abbiamo pensato alla STIFERITE per una maggiore coibentazione.

 Dopo la realizzazione dell’isolamento a cappotto, che cosa succede all’interno dell’intercapedine? La soluzione del cappotto esterno è valida? L’intercapedine interna puo’ rimanere o è il caso di rimuoverla?

Tutti sanno come la penso io – intanto non mi piace la scelta originale dei materiali per l’isolamento dall’interno:

Il progetto originale non ha tenuto in debita considerazione la migrazione del vapore: in tutto il periodo di riscaldamento l’umidità interna della stanza è lentamente passata attraverso al cartongesso oppure nei punti di passaggio come crepe o fori per tubazioni elettriche andando a sbattere (leggi condensare) sulla parete fredda retrostante. La lana di roccia lascia passare bene il vapore, ma in modo non controllato: non è un materiale igroscopico e capillare dove l’umidità si può ben distribuire prima di passare dal caldo al freddo, nè riceve sul lato freddo un fondo con le stesse caratteristiche di igroscopicità e capillarità adatte a ricevere alcuni grammi d’acqua.

Dietro al cartongesso, dunque non sappiamo esattamente cosa stia succedendo – certamente lì dietro tira una brutta aria.

muffa dietro al cartongesso-03

Passiamo all’idea della coibentazione esterna, la soluzione sempre più favorevole e raccomandabile:

Personalmente non andrei a posare un sistema che prevede l’uso dei pannelli in Stiferite class SK, pur godendo del Benestare Tecnico Europeo a garanzia del buon sistema certificato: ammetto che le caratteristiche di questo materiale sono ottime per il contenimento delle dispersioni termiche invernali, ma sono scarse in fatto di protezione estiva.

stiferite cappotto

Ci sono materiali naturali con doti e prestazioni ottime.

Detto ciò, l’intercapedine interna puo’ rimanere o è il caso di rimuoverla? Io la spazzatura la metterei in qualche bidone, non in camera da letto.

Eliminati questi materiali,

  • mi dedicherei a ristabilire la salubrità delle superfici  che sono state a rischio muffa rimuovendo le spore della muffa con materiali privi di cloro o altri agenti chimici non consigliabili in ambienti interni,

rimuovendo le spore di muffa

  • preparerei una nuova finitura con pittura naturale priva di solventi a base di componenti naturali .

Se non si eseguirà l’isolamento esterno è da progettare una stratigrafia idonea per coibentazione interna e finitura interna con materiali salubri, naturali, igroscopici, capillari e traspiranti che regolano l’umidità indoor senza rilasciare sostanze volatili VOC: questo è l’unico modo per ottenere temperature superficiali interne più alte ed evitare nuove formazioni di muffa.

Ricordiamo sempre che la prima causa delle muffe siamo noi: i livelli troppo elevati di umidità interna in periodo invernale sono presto causa di condense superficiali e ambiente ideale per la proliferazione delle spore. Evitiamo di risolvere il problema continuamente con il primo spray antimuffa che troviamo e facciamo piuttosto attenzione al livello di umidità interna costantemente con un economicissimo termoigrometro come questo:


            

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Attenzione alla condensa superficiale, il rischio muffa

Parlando di condensa superficiale interna, cosa succede se coibentiamo le pareti e il tetto SENZA SOSTITUIRE le finestre? Aumenta o diminuisce il rischio muffa?

condensa telaio

Il fatto di consumare più o meno tanto all’indomani dell’intervento, naturalmente dipende anche dagli apporti solari e dalle nostre abitudini.

L’umidità interna viene smaltita per un massimo di un 6 % attraverso le strutture dell’edificio, il resto deve essere eliminato aprendo le finestre oppure con un impianto VMC (la ventilazione è sempre necessaria).

Se la casa, dopo l’intervento, raggiunge una buona tenuta all’aria ovviamente non gode più degli spifferi (il ricambio dell’aria naturale) e bisognerà aprire con regolarità le finestre (sempre che non vi sia un impianto VMC centralizzato). Se questa operazione non viene fatta l’umidità in casa comincerà ad alzarsi e andrà a saturare le strutture o condensare sulle superfici più fredde: per esempio sui telai dei vecchi serramenti non sostituiti o sulle zone ponti termici non correttamente attenuati.

L’umidità negli ambienti chiusi si uniforma e ovviamente va là dove ve n’è di meno, per esempio nelle stanze mantenute più fredde o magari non riscaldate.

Se si riesce a mantenere un’ umidità ridotta non succede nulla nemmeno sulle pareti rimaste fredde perchè non coibentate.

Vediamo quando condensa una qualsiasi superficie e in quali condizioni :

  • Temperatura ambiente 20°C con il 65% di Umidità Relativa CONDENSA qualsiasi superficie ad una temperatura inferiore a 12.6 °C
  • Temperatura ambiente 20°C con il 50% di U.R. CONDENSA qualsiasi superficie ad una temp. inferiore a 9.6 °C
  • Temperatura ambiente 20°C con il 40% di U.R. CONDENSA qualsiasi superficie ad una temp. inferiore a 6.8 °C
  • Temperatura ambiente 20°C con il 30% di U.R. CONDENSA qualsiasi superficie ad una temp. inferiore a 2.5 °C

Il rischio condensa poi dipende anche dallo strato liminare …vedasi i mobili aderenti alle pareti.

Morale della favola:

monitoriamo sempre temperatura e umidità interne negli ambienti più a rischio condensa in modo da conoscere bene e costantemente la situazione climatica interna per poterla correggere con una corretta ventilazione prima del verificarsi delle macchie di muffa. Per conoscere questi valori è sufficiente tenere in casa qualche termoigrometro come questo:




E se volete passeggiare per casa con un termometro al laser per individuare le temperature superficiali più a rischio condensa (e quindi muffa) potete usare questo:

o il più economico:



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Serramenti triplo vetro della nuova casa di Ruggero

Ho fatto installare serramenti tutti con triplo vetro. Il costruttore dichiara trasmittanza totale Uw=1W/mqK. Ora, al mattino ho condensa all’esterno. Non capisco questa cosa: il lato interno è ovviamente asciutto perché se avesse condensa significherebbe che è freddo e che quindi il vetro non isola. Ma che senso ha la condensa all’esterno? Preciso che ora la casa non è riscaldata.

condensa esterna triplo vetro

Dunque,

questo scherzetto è tipico dei tripli vetri e al mattino: la doppia camera disperde molto molto poco e la lastra esterna è veramente fredda… ecco che durante la notte, nelle ore più fredde, l’aria esterna condensa sulla superficie esterna, appannando il nostro risveglio, una sorta di protezione ai nostri occhi dal mondo esterno fino a chè non avremo fatto colazione 🙂

condensa esterna triplo vetro

Il doppio vetro invece, disperde un po’ di più, la lastra più esterna è scaldata dalla dispersione e non presenta quasi mai questo inconveniente.

Altra domanda. Abbiamo messo 14 cm di cappotto (eps, la lana di roccia costava troppo 🙁 ). Però mia sorella che vive già in casa ha due o tre punti con muffa e non me lo spiego. La casa è riscaldata ed il cappotto esterno dovrebbe farsi carico del salto termico maggiore mantenendo una temperatura della superficie del muro interno elevata. La temperatura dei termostati è sui 19° C, le pareti nelle zone senza muffa sono sui 17° C mentre dove ci sono le macchie siamo a 13° C misurati con termometro laser. Questa cosa è dovuta al fatto che le malte sono fresce e si stanno ancora asciugando? Ma cmq ha poco senso: se il muro è a 13 gradi non è abbastanza caldo?

Dunque,

la costruzione nuova di per sè chiede del tempo per asciugare (un tempo si consigliava di tinteggiare dopo due anni dalla costruzione), ma torniamo a parlare di temperature superficiali interne. Mantenere una temperatura interna di 19° C è già di 1 grado K inferiore ai canonici 20° C e di conseguenza anche le superfici dei muri sono meno calde dello stesso edificio mantenuto a 20° C.

E’ da tenere presente che il rischio muffa c’è sotto i 12,6° C quindi le temperature superficiali devono per forza essere mantenute più elevate per scongiurare il proliferare delle muffe.

Ma sempre e comunque è il tasso di umidità interna che porta ai problemi: le spore girano ovunque, se poi trovano zone dove la condensa si ripete spesso, allora mettono le tende.

Meglio governare la casa e l’arieggiare delle stanze tenendo più di un igrotermometro in casa per monitorare bene la situazione interna:

Se sono stati rilevati quei 13° C sulla superficie interna di qualche punto può solo significare che quella zona è costruita in materiale diverso, cemento armato probabilmente e il ponte termico si manifesta in questo modo: disperdendo di più e facendo scendere la temperatura di quella zona.

Nel caso che sia proprio un ponte termico si potrebbe rivestire quella zona con un paio di centimetri di calcio silicato. Un piccolo isolamento dall’interno che risolve il problema per sempre. Ecco fatto e risolto.


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La condensazione superficiale, la muffa e il fattore di temperatura

La condensazione superficiale e la crescita di muffe avviene per colpa delle condizioni climatiche interne ed esterne, ma la vera responsabile è la qualità termica dell’ involucro edilizio. Parlo del fattore di temperatura sulla superficie interna fRSi, è lui che decide il rischio di formazione di condensa e muffe.

condensazione superficiale e muffa Adesso vengo al nocciolo di questo articolo. Sembra che il clima e i difetti di costruzione decidano tutto sulle muffe. Sono fattori importantissimi, è vero, ma il comportamento di chi abita la casa è decisivo e affatto secondario.

Noto spesso che il problema viene sottovalutato al suo comparire, qualche macchia qui e là viene tranquillamente accettata senza porre alcun rimedio. Ma è proprio da quelle prime macchie che inizia la nostra convivenza con le spore nell’aria dell’ambiente: l’ambiente diventa pericoloso per la salute!

condensazione superficiale e muffa

Solitamente la comparsa delle muffe è in corrispondenza dei ponti termici, non sottovalutiamo tali punti – affrontiamoli!

Ricordate il mio precedente articolo Progettare la temperatura superficiale interna? Spiegavo come calcolare la Temperatura superficiale interna:

temperatura interna 20°C – (trasmittanza * Rsi (che vale 0,13 mqK/W per flusso termico orizzontale)) * (temperatura interna 20°C – temperatura esterna)

deve sempre essere > 12,6° C

Se abbiamo 20° in casa e un’umidità relativa del 50% tutto sembrerebbe in ordine, come mai dietro l’armadio mi trovo tutta quella muffa?

muffa dietro l'armadio

Probabilmente perchè quella parete è una parete molto fredda, forse esposta a nord, forse controterra, forse costruita con un materiale assai sfavorevole, probabilmente in calcestruzzo! Con 20° in casa e un’umidità relativa del 50% la temperatura superficiale interna di quella parete nascosta dall’armadio e lontana da corpi scaldanti come termosifoni o altro, magari segna solamente 12,6°.

Sapete con 12,6° a che valore cresce l’umidità relativa? Intorno all’ 80% ! Ottima notizia per le muffe!

Il fattore di temperatura di progetto in corrispondenza della superficie interna, minimo accettabile, deve essere > 0,7

è il valore minimo per evitare la formazione di muffe. Anche la normativa UNI EN 13788 ci dice che è necessario il calcolo dell’umidità relativa dell’aria interna e quindi il calcolo del valore accettabile dell’umidità volumica di saturazione (o della pressione del vapore di saturazione sulla superficie) sulla base dell’umidità relativa superficiale che viene richiesta.

Dalla temperatura superficiale minima accettabile e dalle temperature interne ed esterne si ricava il fattore f RSi,min

Termografia + verifica progettuale della formazione di condensa = verifica del corretto isolamento (a prescindere da quanto riportato nella L.10/91 sulle dispersioni termiche e della classe energetica dell’edificio, che da sola non assicura l’assenza di condensa).

Con una spesa di pochi euro potete dotarvi di un termometro a raggi infrarossi e fare misure precise senza contatto con il puntatore laser integrato e risoluzione display 0.1 °C. L’apparecchio è in grado di effettuare la misurazione su di una superficie di 2,5cm ad una distanza di 20,3cm Display LCD retroilluminato. Il campo di misura del Mini Termometro a Infrarossi è di 8:1, questo significa che se il termometro si trova ad una distanza di 20,3 cm dalla superficie da misurare, questa deve avere una superficie di almeno 2,5 cm.

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Contestazioni: i serramenti nuovi fanno la muffa

Sono spesso a ricordare l’importanza della posa ermetica dei serramenti che sopravvaluto le capacità del committente di gestire il corretto arieggiare degli ambienti in periodo di riscaldamento.

Ma non smetto mai di ricordare i benefici e l’importanza di un apparecchio di ventilazione meccanica controllata, vmc, contestualmente alla decisione di far installare i serramenti nuovi.

Abituati da decenni a convivere con i “benefici” spifferi, i committenti si dimenticano di cambiare registro e fare buona ventilazione manuale. Fino ad arrivare alla contestazione del lavoro di posa dei nuovi serramenti che dovevano migliorare la casa e invece hanno portato in casa le muffe.

Due cose sono da chiarire immediatamente:

  1. la finestra nuova non porta la muffa
  2. casomai è la progettazione della posa che ha provocato la muffa non avendo curato il ponte termico d’installazione

Il serramentista deve fornire il miglior serramento della sua produzione e non progettare al posto del progettista o del consulente! Certo il serramentista potrebbe portare la sua grande esperienza e dunque qualche buon suggerimento… ma spesso anche lui lega l’asino dove vuole il padrone (ricordate questo detto?)

Allora, come si fa a capire se il ponte termico del serramento è grave e da correggere a tutti i costi oppure è il committente che non arieggia mai e non ne comprende la gravità?

Meglio monitorare l’ambiente dove si è verificato il problema della muffa e dimostrare all’infelice proprietario dei nuovi serramenti che il modo o la durata della ventilazione manuale non sono sufficienti a garantire un equilibrato tasso di umidità.

Per fare questo ci serve uno strumento: un Registratore di Dati di Umidità Relativa e Temperatura che misura e memorizza fino a 16,000 umidità relative e 16,000 valori di temperatura, con campi di misurazione da 0 a 100%RH e da -40 a +70°C (da -40 a +158°F). L’utente può impostare facilmente la frequenza di registrazione, la modalità allarme high/low e la modalità start, e scaricare i dati memorizzati connettendo il modulo in una porta USB per PC e avviando il software per PC fornito. I dati di Umidità Relativa, Temperatura e Punto di Rugiada possono essere rappresentati graficamente, stampati ed esportati in altre applicazioni. Il registratore di Dati è provvisto di batteria al litio a lunga durata, che tipicamente consente la registrazione dati per un anno. L’apparecchio viene fornito dopo essere stato completamente testato e calibrato e, con un corretto utilizzo, può fornire un servizio affidabile per molti anni.

Registratore Dati Umidità : Temperatura Modello RHT10

Utile al privato, ma soprattutto al serramentista!

Per leggere il manuale di istruzioni in pdf potete cliccare qui. Non è facile da reperire, ma potete acquistare il vostro Registratore Dati Umidità / Temperatura Extech Modello RHT10 qui, oppure qui, oppure anche due strumenti insieme qui.

Trotec BL30 - Registratore di dati temperatura umidità

Un’ alternativa interessante per registrare i dati di umidità e temperatura potrebbe essere  questo Trotec BL30 che offre in dotazione standard anche un supporto rimovibile da parete con serratura! Utile in sentore di contestazione!

Anche questo strumento lo potete acquistare on line qui:

 

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La VMC antimuffa

forse mi sono espresso male in altri articoli riguardanti la VMC: la ventilazione meccanica controllata non è uno strumento per combattere la muffa, piuttosto è uno strumento che alza la qualità dell’aria interna, recupera il calore che altrimenti andrebbe perso arieggiando un locale e (conseguenza invernale) abbassa l’umidità relativa interna dell’ambiente.
L’aria fredda esterna che passa per lo scambiatore di calore viene riscaldata e immessa nell’ambiente: l’aria fredda esterna, se riscaldata, ha un’umidità relativa molto più bassa (aria molto secca).

Prendere l’aria di fuori sostituendola all’aria di dentro equivale a seccare l’aria: non abbiamo deumidificato l’aria vecchia! abbiamo preso l’aria esterna, l’abbiamo riscaldata quanto il recuperatore di calore ci ha permesso (in base alle sue prestazioni) e l’abbiamo immessa nell’ambiente.

Se installiamo una VMC con un recuperatore di calore scarso (leggi max50%), se fuori è 0° C, l’aria entra (forse) con temperatura +10° C e, in continuo, in un piccolo locale, potrebbe anche raffreddare troppo l’ambiente dove è installata. Il locale che subisce questo ricambio eccessivo non mantiene una temperatura di comfort e anche le temperature superficiali scendono.
Quindi, anche la regolazione della portata d’aria della VMC può peggiorare la prestazione del recuperatore di calore: più l’aria passa velocemente… meno scambia!

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Progettare la temperatura superficiale interna

Non sarete mica tra quelli che… prima si fa la casa, poi si trasloca, poi si fa il brindisi col progettista e poi un bel giorno si mettono a calcolare se le pareti esterne garantiscano o no un buon comfort negli ambienti !?!

calcolo temperatura superficiale interna

Non è solamente la temperatura superficiale delle pareti perimetrali a garantire comfort: altri aspetti concorrono alla sensazione di benessere in casa. Certamente le superfici interne dei muri e la loro temperatura giocano un ruolo molto importante!

Calcolare la temperatura superficiale interna in fase progettuale è possibile? Quanti grattacapi in meno nella vita dell’edificio! Quanta meno muffa!

forza! carta e matita, adesso si calcola:

Temperatura superficiale interna = temperatura interna 20°C – (trasmittanza * Rsi (che vale 0,13 mqK/W per flusso termico orizzontale)) * (temperatura interna 20°C – temperatura esterna)

Prendiamo una casa con pareti di 30cm di spessore in laterizio pieno: U= 1,80 W/mqK circa, anche peggio.

  • 20°C – (1,80 * 0,13) * (temperatura interna 20°C – temperatura esterna 0°C)  = Temperatura superficiale interna
  • 20°C – (0,234) * (20°C )  = Temperatura superficiale interna
  • 20°C – (4,68)  = Temperatura superficiale interna
  • 15,32 °C  = Temperatura superficiale interna

Questo risultato è direttamente dipendente anche dalla temperatura esterna che in questo calcolo ho volutamente indicare con zero gradi. La temperatura esterna minima di progetto è quella utilizzata nella progettazione degli impianti di riscaldamento e nella coibentazione degli edifici ed è la minima delle medie delle decadi annuali più fredde registrate nella località.

Sapete tutti che i comuni hanno caratteristiche climatiche molto diverse tra loro e da quelle del capoluogo.

Qui trovate le Temperature esterne invernali di progetto.

Ovviamente per gli elementi costruttivi disomogenei il calcolo è ben più laborioso.

Per misurare la temperatura superficiale senza contatto, con laser, dovreste avere in casa un termometro ad infrarossi, ce ne sono di tanti tipi e ormai non costano nulla. Acquistatene uno che vi convince, può servire in diverse altre occasioni!

            

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La stagione del rischio di muffa

<< Tutta colpa degli spifferi che abbiamo eliminato! Tutta colpa delle finestre nuove! Tutta colpa del riscaldamento a pavimento! Tutta colpa di qualcuno, e mai dei nostri comportamenti. >>

igrometro

Muffa e condensa superficiale sono due fenomeni che dipendono dalla temperatura superficiale interna.

La muffa si sviluppa in tempi lunghi, la condensa è un fenomeno anche solo occasionale: la temperatura della parete scende fino al punto di rugiada e il vapore contenuto nell’aria condensa.

muffa ponte termico-03

E’ quando la parete rimane al di sotto di un certo valore limite per un po’ di tempo che inizia la formazione di muffe.

Per esempio la camera da letto dei genitori che viene appositamente tenuta più fresca (più fresca nel senso di temperatura più bassa, non che abbia aria fresca – è una confusione diffusa quella del fresco e dell’aria fresca – molti si vantano di dormire in una stanza fresca, peccato che l’aria sia vecchia ed esausta, ma fresca! a detta loro…).

muffa ponte termico-02

Il rischio di muffa e condensa è quindi legato alla temperatura superficiale interna e al tempo.

muffa ponte termico-01

Temperatura superficiale interna:

avete mai provato a calcolare la temperatura superficiale interna invece che a misurarla? Vi insegno io:

Temp superficiale interna = temp.int. 20°C – (trasmittanza*Rsi (che vale 0,13 per flusso termico orizzontale)) * (temp.int. 20°C – temp.esterna)

Prendiamo una casa con pareti di 30cm di spessore in laterizio pieno: U= 1,80 W/mqK circa, anche peggio.

  • 20°C – (1,80 * 0,13) * (temp.int. 20°C – temp.esterna 0°C)
  • 20°C – (0,234) * (20°C )
  • 20°C – (4,68)
  • = 15,32 °C
Se l’aria interna ha 20 °C di temperatura e un’umidità relativa del 50% tutto sembra in ordine, anzi tutto benissimo, ma quando l’aria è a contatto con la superficie della parete troppo fredda (15,32 °C), lì aumenta parecchio l’umidità relativa, non siamo più al 50% ma già verso il 70%.
Ricordate il diagramma di Mollier?
DIAGRAMMA MOLLIER
In questa tabella è più facile leggere i risultati già pronti:

il valore di formazione della condensa

L’umidità dell’aria interna, a contatto con la parete, con valori superiori all’80% per alcuni giorni, porta sicuramente alla formazione di muffe.

Si può avere formazione di muffa senza arrivare necessariamente a situazioni di condensa, anche se la temperatura superficiale interna non scende mai fino al punto di rugiada: è la durata della situazione che è pericolosa.

Ovviamente tutto nasce dalla temperatura esterna, dall’isolamento e dall’ inerzia termica delle pareti e dei solai, ma è la situazione di temperatura ed umidità interna che provoca il problema.

Se progetto una stratigrafia devo verificare l’andamento nel tempo di temperatura e umidità sulla superficie interna al variare delle temperature esterne, ovviamente nei mesi più freddi.

La geometria e la conducibilità dei materiali hanno il peso più importante. Ma il rischio muffa riguarda solitamente le strutture pesanti (più lente), mentre la condensa riguarda le strutture leggere.

il Decreto Legislativo 311/2006 e il DPR 59/2009 non definiscono le condizioni esterne da utilizzare per la verifica della condensa. Si potrebbe intendere di dover riferirsi alla ISO 13788 che prevede la verifica condensa solo su strutture leggere. (Temperatura aria esterna, media delle minime annuali, umidità esterna 95%)

La ISO 13788 prevede la verifica muffa solo su strutture pesanti con umidità relativa 80% in prossimità della superficie.

Il Decreto Legislativo 311/2006, come modificato dal DPR 59/2009 vuole che le verifiche di assenza di condensazione superficiale vadano effettuate con umidità relativa interna 65%.

Consiglio di tenere più di un igrotermometro in casa per monitorare bene la situazione (ne ho diversi modelli e vi consiglio questi per il prezzo basso e la qualità elevata:

<<non facciamoci trovare in casa disarmati, iniziamo a verificare quanto elevata sia anche la concentrazione di Co2 nei nostri ambienti – il livello di Co2 è invisibile naturalmente, e quando è molto elevato solo il nostro naso può accorgersene>>:

ammetto che il prezzo sia elevato, ma un buon Sensore di CO?: NDIR (raggi infrarossi non dispersivi) costa un po’. Sarete ripagati da quello che scoprirete monitorando casa vostra! Anche la salute ha il suo prezzo.

  • – Intervallo di misurazione: da 0 a 9.999 ppm CO?
  • – Risoluzione (precisione): 1 ppm (±75 ppm o ±5% del valore di misurazione)
  • – Intervallo di misurazione – Temperatura: da -5 °C a +50 °C
  • – Risoluzione (precisione) – Temperatura: 0,1 °C (±1 °C)
  • – Intervallo di misurazione – Umidità relativa: da 0,1% a 99,9% UR
  • – Risoluzione (precisione) – Umidita relativa: 0,1 % UR. (max. ±5 % UR)
  • – Intervallo di misurazione: 2 sec
  • – Capacità di memoria: 50.000 valori
  • – Funzioni: Visualizzazione in tempo reale del valore massimo e minimo di CO?; temperatura e umidità dell’aria; visualizzazione di data e ora e indicatore di CO?; funzione di allarme per CO?; visualizzazione della temperatura in °C e °F; display retroilluminato
  • – Funzioni aggiuntive: ciclo di misurazione liberamente selezionabile da 1 secondo a 12 ore, visualizzazione permanente o circolare
  • – Alimentazione elettrica: alimentatore 230V

            

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Condensa intorno alle finestre

 Carla ha fatto installare due grandi finestre fisse ad angolo, a filo muro esterno:

serramenti-problemi-di-condensa

Oggi si ritrova con

  • condensa sul vetro (gocce che scendono lungo il vetro):

serramento-condensa-sul-vetro

  • e condensa sul muro, sia nella parete che circonda la finestra sia a soffitto:

serramento-condensa-sul-muro

serramento-condensa-a-soffitto

Il davanzale é presente solo nella parte esterna. É stato fatto un taglio circa a metá infisso, il progetto era di realizzare il davanzale interno in legno.

serramento-a-filo-esterno-muffa-e-condensa

Le pareti non sono coibentate. Sono in mattoni, spessore 30cm.

 Prima di ordinare i serramenti sarebbe stato facilissimo posare nell’imbotte qualche centimetro di isolante (in alto, in basso, a destra e a sinistra). Avremmo potuto installare il falsotelaio sul coibente, nastrando con cura, e avremmo ottenuto subito un gran beneficio anche se la muratura esterna è priva di cappotto.

Il davanzale in travertino bocciardato si poteva “sedere” sopra l’isolante anzichè farlo passare un po’ sotto al serramento: la parte che oggi fa capolino lì sotto al serramento può avere una temperatura anche inferiore di 12° rispetto alla temperatura ambiente, un bel salto termico che è garanzia di condensa al 100%.

Ma che fare ora?

Cerchiamo di tenere sotto controllo l’umidità interna che non deve superare valori troppo alti, facciamo corretta ventilazione e dotiamoci di qualche igrometro come questo:

Se non ci misuriamo la febbre, quante aspirine dobbiamo prendere?

Facciamo installare il termosifone che è stato previsto sotto il serramento e preferiamo sempre poche colonne per ottenere massimo irraggiamento e minima convezione. I corpi scaldanti devono essere posizionati nelle zone più fredde ed esposte e non nelle zone più protette (pareti interne o simili). Facciamo funzionare il riscaldamento in modo corretto: dobbiamo riuscire ad alzare di qualche grado la temperatura superficiale interna e non bruciare l’aria ogni tanto!

Coibentiamo! Ma come?

serramento-a-filo-esterno-condensa

  • Dall’esterno si potrebbe fare un cappotto esterno che arrivi proprio a coprire la parte esterna dei serramenti, lì dove oggi è stata messa la cornice, ma dovremmo inglobare il davanzale per evitare di romperlo o prendere il coraggio di eliminarlo, senza danneggiare il serramento. Certo significa progettare il sistema a cappotto per intero ed affrontare tutti i particolari: gli scuri esistenti, gli impianti elettrici, le tettoie, le lastre in pietra in alto (poco sporgenti). Un progetto dalla A alla Z, che forse non è in previsione.
  • Dall’esterno si potrebbe fare (esternamente) una cornice coibente di una ventina di cm intorno ai serramenti sperando di innalzare di qualche grado la superficie interna dell’imbotte finestra, anche con materiali speciali di pochi millimetri di spessore, ma il davanzale resta un forte ponte termico insoluto.
  • Dall’interno si potrebbe togliere la cornice interna (coprifilo del serraemnto), nastrare il serramento, coibentare (ingrossare) le spallette (in alto, a destra e a sinistra) con calcio silicato di spessore possibile, infilare sotto il serramento nastrato, in battuta al marmo che si intravede, una lastra di xps di pari spessore per coprirla poi con una mensola in legno come sognato.
  • Dall’interno si potrebbe inoltre coibentare con calciosilicato, anche solo con spessore 25mm, tutta la facciata interna che comprende i due serramenti, così da proteggere l’angolo (sicuramente molto freddo) tra i due serramenti. E’ però un’operazione più delicata che vorrebbe anche isolata una prima parte del soffitto (ponte termico) e non so se esteticamente sia possibile…

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Troppa umidità in casa? compra un termoigrometro.

Troppa umidità in casa? Abbiamo avuto anche la muffa in alcuni punti? L’aria ha un profumo che non ci piace?

Iniziamo a monitorare l’umidità con un igrometro! Questo ci può aiutare a

  • migliorare i nostri comportamenti
  • capire in quali momenti arieggiare gli ambienti
  • come fare una corretta ventilazione per smaltire l’umidità più in fretta
  • imparare a non produrne troppa

Con il tempo saremo meno maldestri in casa, e più coscienti.

L’esperto casaclima consiglia che ogni componente il nucleo familiare abbia alla cintola un igrometro professionale come questo:

igrometro-professionale per misurare umidità in casa

Stavo scherzando! Certo, lo strumento è molto preciso e veloce (1 secondo per avere la corretta misurazione), (vuoi acquistarlo?), ma anche un igrometro digitale basta e avanza al nostro scopo!

Consiglio di averne più di uno in casa per monitorare bene la situazione,

 Non lamentiamoci della nostra casa fino a che non avremo fatto tutto ciò che è nelle nostre possibilità per farla funzionare al meglio!

Lasciamo in pace l’architetto, non telefoniamo all’impiantista, non disturbiamo il serramentista… concentriamoci sugli errori che ripetiamo ogni giorno! confessiamoceli!

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Posa corretta di nuovi serramenti senza cappotto

 Non tutti possono permettersi un cappotto esterno + serramenti nuovi, ma questo non è un motivo per posare i serramenti in modo sbagliato, o come si è sempre fatto.

Guardiamo questa termografia per capire bene quello che facciamo:

serramento-in-casa-non-isolata-termografia

id=”attachment_2015″ align=”aligncenter” width=”500″ caption=”serramento-in-casa-non-isolata-termografia”

è proprio vicino al serramento che il muro esterno mantiene una temperatura superficiale troppo bassa causando condense, e quindi muffa.

muffa-alle-finestre

id=”attachment_2518″ align=”aligncenter” width=”283″ caption=”muffa-alle-finestre”

Allora cosa possiamo fare prima di installare i serramenti nuovi?

Possiamo comunque prevedere un isolamento dell’imbotte in modo che il calore interno non venga ceduto dalla parete già dopo qualche centimetro (specialmente quando il serramento si trova a filo interno).

Se le spallette saranno isolate, allora il calore, per essere ceduto all’esterno, dovrà attraversare tutti i 30cm della muratura.

Qualche grado sicuramente lo guadagnamo! e forse è proprio quel grado che fa la differenza quando il vapore è indeciso se condensare, o non condensare!!

Inutile arrendersi alla decisione di non fare il cappotto esterno e di conseguenza non fare nulla di innovativo!

Se posiamo dei serramenti nuovi, allora facciamolo col cuore!

posa-perfetta-serramenti

id=”attachment_2026″ align=”aligncenter” width=”500″ caption=”posa-perfetta-serramenti”

Tanto per fare un confronto, ecco la termografia di un serramento ad alte prestazioni con muratura esterna isolata:

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id=”attachment_2019″ align=”aligncenter” width=”500″ caption=”serramento-in-casa-passiva-termografia”

 Dunque, la posa corretta di un serramento deve prevedere l’isolamento delle spallette:

tag-posa-finestra-spallette-coibentate-sezione-orizzontale

id=”attachment_2020″ align=”aligncenter” width=”500″ caption=”tag-posa-finestra-spallette-coibentate-sezione-orizzontale”

Pensavate che evitando il cappotto esterno foste “esonerati” dalla corretta posa del serramento? e perchè mai?

Dopo un investimento come quello dei nuovi serramenti vorreste una posa non corretta? io raglio, ma non sbaglio!

E il davanzale? Anche il davanzale fa parte della buona e corretta posa. Non pensate di usare il vecchio davanzale “passante” da fuori a dentro come base d’appoggio per i nuovi serramenti! Che senso avrebbe avuto ordinare serramenti con taglio termico?

Anche il davanzale dev’essere interrotto, per non rappresentare un ponte termico. Se non è interrotto sarà una via privilegiata per la dispersione del calore, ed essendo certamente di materiale con conducibilità molto più alta rispetto alla muratura, potrà essere una “riga” fredda leggibile dall’interno. Una riga con tendenza alla condensa e dunque ai puntini di muffa.

Facciamo le cose per bene! diamo importanza al dettaglio davanzale! ne guadagneremo negli anni a venire!

Ecco come si dovrebbe preparare il davanzale per la posa dei nuovi serramenti:

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id=”attachment_2022″ align=”aligncenter” width=”500″ caption=”posa-finestra-su-taglio-termico-senza-cappotto”

            

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Nuove finestre: usiamole bene e combatteremo anche la muffa!

  Come usare al meglio le nostre finestre? magari nuove, appena installate, del tipo con trasmittanza ultra bassissima.

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Imparare ad usare le finestre non servirà solo ad abbassare i consumi del gas, servirà anche a combattere la muffa. Quante case e quanti appartamenti convivono con queste famigliole indesiderate?

Ma perchè la temperatura superficiale dei muri resta bassa anche con il riscaldamento acceso e le finestre nuove?

Le finestre non portano solo luce in casa, ci permettono di fare entrare aria fresca al posto di quella interna consumata e viziata.

Abbiamo appena portato in temperatura tutti gli ambienti e adesso dobbiamo cambiare aria? Sì, dobbiamo. La ventilazione è importante, fa uscire l’alta concentrazione di Co2 e insieme anche l’umidità accumulata. D’inverno quando la temperatura è bassa, l’aria nuova che entra è veramente secca e ci aiuta a riportare l’umidità interna a valori più normali.

Leggendo un termoigrometro ambiente ve ne accorgete immediatamente, inoltre sareste in grado di sapere durante la giornata qual’è stato il livello più alto e più basso di umidità e temperatura interne. Usate uno strumento come questo:

Meno umidità tratteniamo in casa meno condensa può avvenire.

Come ventilare correttamente gli ambienti:

  • ventilare spesso e mai più di 3 minuti (raffredderete l’aria, ma non i corpi)
  • spalancare le finestre (mai usare l’antaribalta che raffredda l’imbotte della finestra)
  • ripeterlo anche di notte, sì mentre si dorme! ma dai che sto scherzando! però bisognerebbe.

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Siete pigri? Volete sempre un clima perfetto? Da fuori entrano rumori, pollini e zanzare?

La ventilazione meccanica è un aggregato ancora sottovalutato, un po’ per il costo, ma molto per la mancanza di informazione credo.

E’ comunque un marchingegno che recupera il calore e dunque un buon alleato nella battaglia alla bolletta più bassa! A prescindere dall’isolamento!

    • consumereste meno gas,
    • aumentando il comfort,
    • filtrando l’inquinamento atmosferico.

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Riscaldamento: usiamolo bene e combatterà anche la muffa!

 Come usare al meglio e con i migliori risultati la nostra caldaietta? magari nuova, appena installata, del tipo a condensazione.

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Non servirà solo ad abbassare i consumi del gas, servirà anche a combattere la muffa. Quante case e quanti appartamenti convivono con queste famigliole indesiderate?

Ma perchè la temperatura superficiale dei muri resta bassa anche con il riscaldamento acceso?

Se volete monitorare personalmente le temperature delle superfici più fredde in casa avete solo bisogno di un termometro senza contatto. Ce ne sono di tanti modelli e non costano più come un tempo: guarda qui.

 Torniamo alla nostra caldaia a condensazione… Che doveva consumare molto meno della precedente! E potrebbe consumare veramente di meno! Regoliamola bene!

Come regolare la caldaia in 2 minuti:

Appena inizia la stagione fredda e sentiamo l’esigenza di far partire l’impianto, non corriamo ad impostare giorni della settimana e orari di accensione e spegnimento! Concentriamoci sulla regolazione della temperatura di mandata. Solo su quella!

Inutile fissare 65° di mandata, far partire la caldaia per due ore e poi fermare l’impianto fino al pomeriggio per farla ripartire nuovamente a 65°. Sarebbe come andare in ufficio sgommando ad ogni semaforo.

Trovate la temperatura perfetta per ottenere i famosi 20° in casa! Con due o tre regolazioni ce l’avrete fatta. All’inizio dell’inverno la temperatura di mandata giusta potrebbe essere anche solo 37° o anche meno, ma continui.

Avrete un impianto che va piano, sano e lontano, senza frenate e senza accelerazioni.

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A gennaio scoprirete che se la mandata è regolata sui 45° starete benissimo, e consumerete un filo di gas: la bolletta premierà il tempo che avrete dedicato alla lettura del mio consiglio, ve lo assicuro!

La temperatura superficiale dei muri si assesterà ad una temperatura più alta, senza soffrire dei continui stop and go del cronotermostato. Il termostato interno impostatelo pure sopra i 20° in modo che la caldaia si fermi solo quando tutte le valvole termostatiche di ogni radiatore (o termosifone) sentono di aver portato l’ambiente a temperatura. Ecco che l’impianto sarà finalmente più bilanciato.

Bisogna smettere la cattiva abitudine di sentire caldo e spegnere tutto, sentire freddo e alzare tutto: con un po’ di sensibilità riuscirete a livellare le valvole termostatiche di ogni termosifone e la giusta temperatura di mandata dell’impianto (la più bassa possibile). Ecco che i muri staranno sempre più o meno alla stessa temperatura, ben più alta di prima, senza permettere alle muffe di trovare le temperature critiche dei 13-16°.

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  • Se la caldaia è dotata di sonda esterna la temperatura di mandata sarà regolata autonomamente da quello che la sonda sente esternamente, siete nelle mani della sonda esterna! Un modo perfetto di gestire la caldaia se non si ha nessuna voglia di metterci il naso. Se siete tra quelli che hanno avuto una brutta esperienza con la sonda esterna (in casa si battono i denti e fuori è caldino) forse siete tra gli sfortunati che hanno avuto un impiantista “sbadato”: la sonda esterna è stata installata dove non deve essere! Installatela a nord e in modo protetto. La sonda esterna non deve essere colpita dal sole, altrimenti la sonda sta troppo bene e vi taglia il riscaldamento!

La normativa prescrive le ‘ore massime’ per impianti PRIVI DI REGOLAZIONE CLIMATICA, se il vostro impianto ha la regolazione climatica potete tenerlo acceso 24ore al giorno e non avere problemi.

Non seguendo questi consigli

  • si consumerebbe più gas,
  • riducendo il comfort,
  • riducendo la vita della caldaia,
  • riducendo il rendimento della caldaia (che è massimo solo se usata a basse temperature)
  • aumentando l’inquinamento atmosferico.

caldaia_condensazione


      

       

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