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La condensa interstiziale ammissibile dalle FAQ

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Il Ministero dello Sviluppo Economico pubblica spesso delle risposte alle domande frequenti, Frequently Asked Questions, meglio conosciute con la sigla FAQ.

Mi sembra sempre strano che un Ministero non possa dedicarsi alla chiarezza, subito, qui e ora, invece che lasciare i sudditi a domandare di frequente.. Povera Italia.

Le FAQ di chiarimento sull’applicazione del DM 26/6/2015 sono state scritte con il supporto tecnico dell’ ENEA e CTI e confrontandosi con le principali associazioni di settore (per esempio ANIT).

Ecco un chiarimento del 12/2018:

La verifica della condensa interstiziale NON è positiva solo se il valore della condensa è pari a zero: infatti si ritiene che la condensazione interstiziale possa considerarsi assente quando la condensa formatasi all’interno di un elemento evapora completamente alla fine di un ciclo annuale.

Per la verifica della condensa interstiziale si procede in conformità alla normativa tecnica UNI EN ISO 13788.

Ecco dunque, nessuno ha più scuse per presentare stratigrafie NON traspiranti.


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La coibentazione di un tetto che ho realizzato 10 anni fa

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Rileggiamo il commento di Mauro, scritto la settimana scorsa:

Buonasera, gradirei un vostro parere in merito al miglioramento della coibentazione di un tetto che ho realizzato 10 anni fa.
Abito a Verona e quando ho realizzato il tetto in legno ho usato sopra ai travi:

  1. assito da 2 cm
  2. xps, polistirene estruso 3cm
  3. pannello termoisolante ventilato per copertura a falda con Neopor® Tipo 150
  4. ventilazione 5cm
  5. OSB 1cm
  6. tegole in cemento

Purtroppo quando ho progettato il mio tetto non conoscevo l’importanza dello sfasamento. Infatti, mi sono reso conto che se durante l’inverno l’isolamento non è abbastanza soddisfacente, durante l’estate va male.

Ora volevo aggiungere internamente, sotto l’assito:

  1. fibra di legno 20cm. Il mio fornitore ha proposto un prodotto con le seguenti caratteristiche: Conduttività termica 0,040W/mK, calore specifico 2400 J/kgK e densità pari a 150 kg/m3
  2. nuovo assito da 2 cm per chiudere il tutto (o consigliate un pannello di cartongesso?).

Gradirei ricevere un vostro consiglio, sapere se ritenete un intervento valido ed, eventualmente a quanto salirebbe lo sfasamento. Attendendo una vostra risposta vi ringrazio anticipatamente e complimenti per il sito.


Ora nessuno si ingelosisca perchè a Mauro rispondo con un articolo, lo faccio per tutti i lettori che si trovano in situazioni simili, e per Mauro.

Questa è la stratigrafia del tetto in legno di Mauro:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 Assito 0,020 0,130 2100 600
2 xps 0,030 0,035 1450 33
3 EPS Neopor® Tipo 150 0,050 0,031 1500 15
4 ventilazione

tipi climatici italianiCi sono moltissime coperture in legno con soluzioni di questo tipo e in tutte le zone climatiche italiane.

Sì sì, anche in zone calde, ma non pensiamo che in zona climatica E (come tutto il nord d’Italia) si possa vivere bene d’estate con uno sfasamento di 2 ore e un fattore di attenuazione pari a 0,96!

 

Gli strati del calcolo delle Proprietà termiche si fermano allo strato d’aria (dove il pacchetto tetto termina), ovviamente anche il pannello in OSB e la tegola aiutano ad ombreggiare il tetto e aiutano un po’.

Secondo le linee Guida nazionali sulla Certificazione energetica degli edifici questa prestazione estiva è mediocre e la qualità prestazionale estiva è definita V (la peggiore tra: I  II  III   IV   V)

Acusticamente parlando, solo a leggere questi 3 strati, viene il dubbio: posso avere protezione acustica da un materiale che non è fibroso? Non credo proprio che l’EPS e l’XPS offrano una qualche sorta di abbattimento acustico. Per un tetto l’acustica è un valore importante? Per un tetto no, per Mauro che ci vive sotto sì eccome.

In ogni caso, materiali così inadeguati per un tetto in legno garantiscono in inverno un contenimento delle dispersioni termiche:

Trasmittanza   U [W/m2K] 0,362

I pannelli termoisolanti ventilati per copertura a falda sono battentati ad incastro su tutti i lati e sono costituiti di isolante EPS con grafite con ottima resistenza alla compressione e una lastra di OSB 3 che fa da piano di posa per il manto di copertura.

Di solito il committente che sta raccogliendo alcuni preventivi per il suo tetto trova in questi pannelli LA soluzione ideale di semplicità e prezzo giusto. Ma è la soluzione ideale? Sulle brochure sembrerebbe di sì.

La convinzione viene anche dalla pubblicità delle caratteristiche tecniche dei pannelli termoisolanti ventilati per copertura a falda:

la brochure parla di:

bassa conducibilità, capacità di riflettere e assorbire i raggi infrarossi, niente gas dannosi, traspirabilità (in realtà un freno al vapore con Sd pari a circa 2,5m), leggerezza, stabilità, maneggevolezza, non trattiene umidità, miglioramento del comfort abitativo, riduzione dei costi per riscaldamento e raffrescamento, protezione delle strutture (circa le strutture lignee si dovrebbe aprire una discussione a parte, poi vedremo perchè). Musica per le nostre orecchie.

Continuo a conoscere committenti che vanno a caccia di soluzioni! Ma dove sono finiti i progettisti? Non sono loro a proporre le soluzioni?

Fin qui ho criticato i pannelli termoisolanti ventilati  come soluzione per una copertura in legno, ma volete conoscere l’aspetto ancora più preoccupante?

Le indicazioni di POSA:

Cito: i pannelli termoisolanti ventilati vengono posati direttamente sulla struttura del tetto, sia essa realizzata da travi in legno, da soletta in laterocemento o assito. Possono essere incollati o fissati meccanicamente. 🙁

Questa indicazione può valere solamente per un tetto con soletta in laterocemento dove posso immaginare che la tenuta all’aria del volume riscaldato sia garantito dalla soletta integra e il rivestimento interno in intonaco: chi si occuperà di gestire il vapore dell’ambiente riscaldato sarà proprio lo strato di intonaco interno.

Nel caso del tetto di Mauro, in legno, non si può affidare al tavolato la gestione della migrazione del vapore, nè pensare che la tenuta all’aria la facciano le tavole o le perline accostate.

Con quelle indicazioni di posa, non solo si giustifica un carpentiere in un lavoro non ben fatto e con rischi di condense interstiziali per la struttura in legno, si dà al committente un’idea di semplicità di esecuzione e tranquillità di soluzione che nasconde delle problematiche successivamente impossibili da risolvere!

Perciò la strisciolina di carta con le indicazioni di posa usiamola per fare un segnalibro, un aereo di carta, uno stoppino da sparare con la cerbottana, per sputarci la gomma da masticare, pur che NON venga letta in cantiere!

Mauro è quasi deciso per un intervento migliorativo del suo tetto in pannelli termoisolanti ventilati che funziona male d’estate ed è poco soddisfacente in inverno: vuole inserire sul lato interno un forte spessore di fibra di legno ad alta densità (probabilmente pareggiando lo spessore interno delle travi).

Questa soluzione è senza dubbio la vera soluzione al problema del surriscaldamento del tetto  (e d’inverno il pacchetto sarà da classe A), ma se 10 anni prima, durante il cantiere non si era progettata la tenuta all’aria, ora è indispensabile prevedere un freno al vapore che con le sue corrette nastrature garantisca agli ambienti riscaldati una sicura tenuta: ricordiamoci che in periodo di riscaldamento l’ambiente interno diventa una pentola a pressione e il vapore contenuto in casa tenderà ad uscire attraverso tutti i difetti di tenuta: se per una costruzione di laterizio e cemento non è letale, per una struttura in legno la presenza di condense interstiziali è letale.

La membrana quindi farà da tenuta all’aria e contemporaneamente gestirà il vapore:

  • il vapore deve asciugare in fretta d’estate uscendo dal pacchetto verso l’ambiente interno
  • il vapore dovrà essere fortemente frenato nella stagione di riscaldamento quando la spinta viene dall’interno

Circa le prestazioni del tetto rifatto sul lato interno, non ci sono dubbi, tutti valori ottimi rispetto allo stato di fatto. Ecco la stratigrafia:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 Cartongesso 0,0125 0,250 1000 900
2 fibra legno interposti10% 0,200 0,046 2436 160
3 Assito 0,020 0,130 2100 600
4 xps 0,030 0,035 1450 33
5 EPS Neopor® Tipo 150 0,050 0,031 1500 15
6 ventilazione

NB: manca lo strato della membrana a protezione della fibra di legno.

1   2   3   4  
  Assito 2,00   Cartongesso 1,25   Fibrogesso fermacell 1,25   perlina 1,50
  xps 3,00   fibra legno interposti10% 20,00   fibra legno interposti10% 20,00   fibra legno interposti10% 20,00
  EPS Neopor® Tipo 150 5,00   Assito 2,00   Assito 2,00   Assito 2,00
  ventilazione     xps 3,00   xps 3,00   xps 3,00
        EPS Neopor® Tipo 150 5,00   EPS Neopor® Tipo 150 5,00   EPS Neopor® Tipo 150 5,00
        ventilazione     ventilazione     ventilazione  
                       
                       
                       
                       
                       
                       
                       
                       
                       
  spessore cm. 10   spessore cm. 31,25   spessore cm. 31,25   spessore cm. 31,5
        spessore aggiunto cm. 21,25   spessore aggiunto cm. 21,25   spessore aggiunto cm. 21,5

e queste sono le prestazioni:

  • sfasamento oltre le 16 ore
  • Trasmittanza   U  0,14 W/m2K

Solo la capacità termica periodica del lato interno (per evitare il surriscaldamento estivo, meglio alti valori di capacità di assorbire calore sul lato interno) è un po’ scarsa, specialmente per il rivestimento interno in cartongesso. Ma dobbiamo ricordare che ora il pacchetto non è più surriscaldato dall’ambiente esterno come prima.

Regola del buon vicinato: se vedi fare un tetto sbagliato spara un colpo in aria!


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Le travi del tetto e il cordolo in cls

Come progettista della coibentazione vengo consultato per una proposta di stratigrafia tetto e mai per la progettazione della struttura lignea.

E’ frequente che la progettazione statica sia già eseguita e non resti che analizzare il pacchetto di coibentazione con le relative soluzioni alle problematiche della traspirazione e della migrazione del vapore attraverso la copertura.

gettare il cordolo annegando le travi in legno

La migrazione del vapore di un pacchetto traspirante impone delle scelte per quanto riguarda i manti e i pannelli isolanti, un’attenzione ormai diffusa. Meno valutato è invece il rischio di compromettere la durata degli elementi lignei portanti del tetto e questo aspetto riguarda proprio il materiale legno che se da un lato è un ottimo materiale da costruzione, dall’altro non ama l’umidità.

Ovviamente il tema esula dal mio compito, nè le mie competenze sarebbero  adeguate, ma ho ben imparato che annegare le travi della copertura nel cordolo perimetrale in calcestruzzo può portare a diversi problemi: il più importante di questi, la difficoltà di garantire la tenuta all’aria, che ci rimanda ai rischi di condense interstiziali.

La testa della trave che si infila nel cordolo del tetto rischia di accumulare umidità, anche perchè in quell’inserimento non c’è areazione e spesso è una zona con temperature più basse rispetto all’elemento edile sottostante.

Se tutto lo studio del tetto ha come scopo una copertura con buone caratteristiche di isolamento termoacustico e durabilità, allora nessun aspetto va trascurato.

Per l’attacco al cordolo meglio pensare a connettori appositi che lavorano a secco, per tenuta meccanica, evitando di gettare il cordolo annegandoci le travi in legno.

Se vuoi informarti e approfondire meglio l’argomento potresti leggere questi testi, quello sull’umidità e tenuta all’aria è veloce e molto chiaro anche se non si è esperti del settore:
            

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Isolare dall’ interno con EPS

 L’EPS è permeabile al vapore, anche più del legno. Non amo l’eps, però costa poco! Rivoluzioni del mondo arabo permettendo!

Ma se abbiamo proprio deciso di usarlo come coibente interno teniamo conto della data di produzione delle lastre visto che quando sono troppo nuove emanano i cosiddetti gas di smaltimento.

eps-isolamento-interno

Ora che abbiamo ricordato pregi e difetti del materiale, andiamo a guardare quali problemi incontreremo dopo aver fatto questa scelta:

  • i ponti termici! I ponti termici li incontrerete ovunque. Ogni tramezza che parte dalla parete perimetrale esterna è un potenziale ponte termico, così anche l’incontro con il soffitto e il pavimento, e ovviamente gli angoli. Se le finestre sono a filo interno non avete il problema dell’imbotte, ma in caso diverso il nodo telaio finestra- isolamento interno va ben progettato.

Alcuni materiali coibenti (i pannelli di calcio silicato) molto più adatti all’isolamento dall’interno offrono, oltre alle lastre, dei cunei che sono indicati nei punti critici appena descritti.

            

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