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Tetto surriscaldato, il grande caldo nel sottotetto

Pubblico questo articolo come primo post di questa estate 2017 appena iniziata qualche giorno fa con temperature veramente elevate.

Prendo lo spunto da un commento scritto da un nuovo lettore:

Sono Andrea e ho 27 anni. Vivo con la mia compagna in un sottotetto, sopra i suoi genitori. Mentre quando furono fatti i lavori un minimo strato di isolante (polistirolo) fu messo sulle pareti laterali, sul soffitto niente. Il soffitto è in cemento armato con i coppi appoggiati direttamente sopra. Fa un gran caldo d’estate (alle 7 di mattina ho 30 gradi) ed un gran freddo d’inverno (se alle 23 ho 22-23 gradi, la mattina ne ho 18). Sto quindi pensando di far coibentare il tetto esternamente (internamente è troppo basso). Togliere i coppi, mettere l’isolante (lana di roccia?) e riappoggiare i coppi. Il mio dubbio è: la spesa darà benefici reali? Ci sarà un cambiamento tangibile oppure mi conviene investire quei soldi in un impianto fotovoltaico da 5-6 KWh e mettere un condizionatore potente davvero? So che non è la stessa cosa, ma se devo spendere senza un beneficio tangibile, preferirei la seconda opzione. Giusto per capirci un pò, allo stato attuale i muri di casa (tutti, non solo quelli esterni) la sera verso le 20 in questo periodo sono più caldi della mia mano, quindi intorno ai 40 gradi. Non essendo ferrato in materia e avendo paura di essere fregato mi sono iscritto qui alla ricerca di consigli!

Grazie!

Premesso che per questa estate 2017 sarà quasi impossibile correre a fare un intervento di coibentazione sul tetto, e dunque non resta che il suggerimento del condizionatore (almeno in classe energetica A o superiore preferendo gli inverter (che adeguano la potenza all’effettiva necessità e riducono i cicli di accensione e spegnimento)) approfittando degli incentivi per l’acquisto di una pompa di calore destinata a sostituire integralmente o parzialmente il vecchio impianto termico (Ecobonus, 65% fino al 31 dicembre 2017, oppure Conto termico)…

premesso tutto questo, io che lavoro e lotto per evitare gli impianti, ricordo che la protezione dal caldo non significa raffrescamento!

Quello che succede al suo sottotetto è un veloce e forte surriscaldamento del solaio inclinato impermeabilizzato con i coppi. Lo sfasamento insufficiente che presumo sia intorno alle 4-6 ore (dipende dalla qualità costruttiva e dallo spessore del solaio) significa che dopo poco tempo l’onda termica ha attraversato la stratigrafia del solaio ed inizia a cedere energia all’interno degli ambienti sottostanti portandoli ad un altrettanto veloce surriscaldamento (che per ore proseguirà nelle ore serali e notturne).

L’effetto forno del periodo estivo si potrebbe misurare con un termometro ad infrarossi da due soldi puntandolo sull’intonaco interno verso l’alto: sicuramente mostrerà temperature superiori ai 33-36°C.

Ma cosa succederebbe se lo stesso solaio fosse ben coibentato con la migliore soluzione per la protezione dal caldo estivo (fibra di legno di spessore da decidere in base ai calcoli)? Trovandoci con una stratigrafia di un tetto pesante, isolata esternamente con fibra di legno, le ore di sfasamento passerebbero da poche ore ad almeno 15-16 ore, o più, in base allo spessore deciso in fase progettuale.

Tornando a fare una misurazione nel momento estivo più torrido e con temperature interne raggiunte ormai intorno ai 29°C, si scoprirebbe che il solaio non è più surriscaldato come negli anni passati e si registrerebbero temperature superficiali interne prossime ai 27-28°C:

  • ciò permette anche di poter fare una minima ventilazione notturna e affrontare una nuova giornata con temperature interne ridiscese sui 25-26°C

La ventilazione notturna è l’abc della sopravvivenza:

  • permette di “sgonfiare” la casa dal calore accumulato ( con la coibentazione non si avranno più solai pesanti e roventi).

Ovviamente l’intervento non sta garantendo di stare freschi:

  • infatti non raffresca!
  • infatti non è un impianto artificiale! o artificioso!

La soddisfazione di un tetto coibentato contro il caldo continua al cambio stagionale: eviterà le dispersioni invernali, conterrà le spese per riscaldamento ed offrirà un comfort fino a prima sconosciuto grazie a temperature superficiali interne vicine a quelle ambiente (18-19°C).

Allora, per togliere il grande dubbio “la spesa darà benefici reali?”

cosa posso aggiungere?

Se dopo aver isolato il tetto con materiali idonei (un isolante non è di per sè, perchè isolante, un materiale adatto alla protezione dal caldo) si farà

  • corretta ombreggiatura
  • ventilazione naturale notturna

l’intervento sul tetto darà tutti i benefici sperati.

Ricordiamoci sempre però, che un ottimo tetto non offre la magica funzione “deumidificazione” e spesso, purtroppo, è l’umidità presente nell’aria che fa percepire una temperatura molto più alta di quella reale!

            

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Tetto fresco d’estate combinando materiali di diversa densità?

Come quella di molti professionisti anche la mia casella di posta elettronica è bombardata di pubblicità per soluzioni edili di ogni tipo. In questa stagione le più gettonate sono le soluzioni di isolamento termico che riguardano la protezione estiva, quindi si parla di sfasamento.

Ricordiamoci che lo sfasamento è il tempo impiegato dall’onda termica per passare dall’ esterno all’interno di un edificio, si misura in ore ed è influenzato dalla scelta dei materiali e dalla loro posa in opera.

+ SFASAMENTO = LENTO SURRISCALDAMENTO

Vi sembra un buon consiglio quello di impiegare lana di roccia con elevata densità a supporto dell’ EPS con grafite dalle elevate prestazioni isolanti?

 Ad esempio, per l’isolamento di un tetto in legno, è di moda suggerire un pannello in EPS con canali di ventilazione, accoppiato a un pannello in lana di roccia. Un pacchetto veloce, semplice e all’apparenza prestazionale che è un “inno” all’ottimo isolamento termico dell’EPS e all’alto valore di sfasamento grazie alla ventilazione e alla densità della lana di roccia.

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 tavolato perline 0,025 0,130 2100 600
2 freno al vapore 0,00045 0,180 1000 311
3 lana di roccia 0,100 0,036 1030 110
4 EPS con grafite 0,080 0,031 1500 15

Ma siamo veramente sicuri di avere uno SFASAMENTO OTTIMALE ?

Se andiamo a calcolare lo sfasamento ottenibile con questa stratigrafia ci possiamo accorgere alla svelta che in estate la prestazione sarà molto deludente, pur soddisfando senza difficoltà quanto richiesto dal nuovo DM 26.6.2015 in fatto di limitazione dei fabbisogni energetici per la climatizzazione estiva e di contenimento della temperatura interna degli ambienti (trasmittanza termica periodica YIE < 0,18 W/m2K)

Fattore di decremento (attenuazione) fd [-] 0,747
Ritardo fattore di decremento (sfasamento) ? [h] 5,02
Trasmittanza termica periodica |Yie| [W/m2K] 0,131

L’UTILIZZO COMBINATO DI MATERIALI DI DIVERSA DENSITÀ, PER OTTENERE UN EDIFICIO CONFORTEVOLE SIA IN ESTATE CHE IN INVERNO

è un suggerimento da seguire per non sbagliare il pacchetto tetto?

Il pacchetto tetto con lana di roccia + EPS ha uno spessore di 18cm, senza contare quanto crescerà per lo strato di ventilazione e lo spessore del manto di copertura.

Non si poteva suggerire nulla di meglio impiegando veramente bene quei preziosi 18cm disponibili?

Vediamo che prestazioni estive si possono ottenere scegliendo materiali più idonei alla protezione dal caldo. Inseriamo nella stratigrafia la migliore qualità di due pannelli in fibra di legno dove il più sottile, esterno e ad alta densità è il pannello più idoneo ad essere pedonabile durante i lavori in copertura:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 tavolato perline 0,025 0,130 2100 600
2 freno al vapore 0,00045 0,180 1000 311
3 fibra di legno 0,160 0,039 2400 150
4 fibra di legno 0,019 0,046 2400 230

Non siamo certamente al top delle prestazioni richieste ad una copertura, ma se confrontiamo i risultati precedenti con quelli ottenibili utilizzando fibra di legno ci rendiamo conto che abbiamo ottenuto un miglioramento vistoso.

Fattore di decremento (attenuazione) fd [-] 0,277
Ritardo fattore di decremento (sfasamento) ? [h] 11,73
Trasmittanza termica periodica |Yie| [W/m2K] 0,057

Ecco un motivo per diffidare e valutare con estrema cautela una soluzione di isolamento termico spacciata per OTTIMALE in tutte le stagioni, sia contro il caldo che con il freddo.

Ovviamente un produttore di maglioni di lana tenterà di convincerci che staremo freschi indossandoli anche tutta l’estate. Facciamoci progettare la stratigrafia solo e sempre da chi non ha interessi commerciali in gioco.

Ricordiamo sempre che pannelli isolanti con scarsi valori di calore specifico (espresso in J/kgK) non potranno mai e poi mai avere prestazioni estive eccellenti

       

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Cos’è il codice di designazione prodotto di un materiale isolante

Non è una novità il fatto che io proponga spesso soluzioni di isolamento termico che prevedono la posa di pannelli in fibra di legno – un po’ perchè è un bel materiale da maneggiare senza dover temere le fibre pericolose dei pannelli fibrosi minerali, ma più che altro per le sue doti di sfasamento estivo che garantiscono una migliore protezione dal surriscaldamento.

Chiunque può raccogliere una manciata di schede tecniche di materiali isolanti diversi e rendersi conto che una capacità termica massica in grado di superare i 2100 J/kgK si può trovare solamente tra le fibre di legno.

Ma se si vuole veramente approfondire la lettura di una scheda tecnica forse si vorrebbe conoscere il significato del “codice di designazione prodotto”.

Ma cos’è questo codice alfanumerico che il produttore deve dichiarare?

Per decifrarlo correttamente ecco l’ esempio suggeritomi dal consulente tecnico Emanuele Paccagnella  ecco qui sotto questa chiarissima tabella:

codice-designazione-prodotto-materiale-isolante-02

Un altro produttore di pannelli isolanti in fibra di legno indica in basso lo stesso codice di designazione con i propri dati specifici del suo pannello.

codice-designazione-prodotto-materiale-isolante-01


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Casa in legno, meglio senza formaldeide

La formaldeide nuoce alla salute, ovviamente la pericolosità è legata alla concentrazione. Il regolamento UE 605/2014 del 5 giugno 2014 ha riclassificato la formaldeide da “sospetto cancerogeno Cat.2” a“cancerogeno Cat.1B”.

formaldeide

Il principio della cautela, che sottolineo spesso durante la scelta dei materiali per edilizia, era valido anche prima dell’ 1 gennaio 2016…. data in cui il regolamento è entrato in vigore!

Le nuove regole si riferiscono alla tutela della salute di chi lavora in ambienti potenzialmente pericolosi visto che la sostanza passa da “sospetto cancerogeno Cat.2” a“cancerogeno Cat.1B”.

Ci saranno una serie di adempimenti per le aziende che hanno a che fare con la formaldeide nei loro processi produttivi e gli obblighi del datore di lavoro (salute e sicurezza) aumentano.

In Italia un limite all’esposizione alla formaldeide si trova nel contratto dei lavoratori del settore chimico fissato a 0,37 mg/m3 (0,30 ppm). Il Comitato scientifico europeo per i limiti di esposizione dei lavoratori ha prodotto una bozza di raccomandazione:

  • un limite di 0.3 ppm (8 ore TWA)
  • un limite STEL di 0.6 ppm per le esposizioni brevi.

                     

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Tetto in Stiferite e Celenit, amici per forza

Il sottotetto diventerà abitabile? La mansarda lasciata al grezzo verrà finalmente completata? Tutte occasioni per rivedere la copertura e prevedere una coibentazione fino ad oggi completamente assente. Se per decenni guaina bituminosa e tegole o coppi hanno protetto le falde dagli eventi meteorologici, ora è venuto il momento di pensare anche all’isolamento termo acustico.

Capita sempre più frequentemente di leggere stratigrafie che propongono Stiferite e Celenit, le più misere solo Stiferite. Si parte dalla guaina esistente, senza rimozione, e si prosegue con gli strati dei pannelli: sul lato caldo la Stiferite e sul lato freddo il Celenit N.

In genere questi progetti riguardano la zona climatica E, qui da noi Stiferite e Celenit sono molto diffusi:

tetto-stiferite-celenit-01

tetto-stiferite-celenit-02

La nuova stratigrafia della copertura all’estradosso solaio falda in latero cemento è di fatto un pacchetto non traspirante compreso tra due manti bituminosi, quello vecchio esistente e quello nuovo – quindi la migrazione del vapore attraverso le strutture avviene in un solo senso e nel solo periodo estivo, quando l’eventuale vapore contenuto nello spessore della struttura torna in ambiente asciugando le falde (è il comportamento tipico di un lastrico solare orizzontale impermeabilizzato e coibentato all’esterno).

Sappiamo che il limite di trasmittanza di una struttura inclinata in zona climatica E deve essere inferiore a 0,24 W/mqK e già con 10 cm di Stiferite Class B ci siamo:

ecco la stratigrafia:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 solaio latero cemento 0,2400 0,660 840 1100
2 impermeabilizz bitume 0,002 0,170 1000 1200
3 STIFERITE CLASS B 0,100 0,026 1453 44
4 impermeabilizz bitume 0,002 0,170 1000 1200

ecco il valore di trasmittanza, secondo la norma tecnica UNI EN ISO 6946 (U è infatti una proprietà termica stazionaria):

Trasmittanza   U [W/m2K] 0,229

Ma potrei consigliare di rivedere la copertura applicando questa stratigrafia? Il committente che affronta l’inverno avrà certamente grandi soddisfazioni e tutti gli ambienti del sottotetto avranno un comfort fino all’anno prima sconosciuto, oltre che una bolletta del riscaldamento inferiore. Ma cosa succederà l’estate dopo?

Con poco più di 8 ore di sfasamento, il surriscaldamento degli ambienti sarà molto probabile, infatti la prestazione energetica estiva è Media e la qualità prestazione estiva è di III livello ( questo secondo il Metodo dei parametri qualitativi secondo Linee Guida Nazionali sulla Certificazione Energetica degli Edifici).

Basterebbe aumentare lo spessore della Stiferite? Cosa mai costerà qualche cm in più. Facciamo i pionieri, stracciamo il progetto dei 10cm e scriviamo Stiferite Class B spessore 200. Sì 20cm di coibentazione. Se non ne bastano 20…

ecco la stratigrafia:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 solaio latero cemento 0,2400 0,660 840 1100
2 impermeabilizz bitume 0,002 0,170 1000 1200
3 STIFERITE CLASS B 0,200 0,025 1453 44
4 impermeabilizz bitume 0,002 0,170 1000 1200

ecco il valore di trasmittanza:

Trasmittanza   U [W/m2K] 0,117

Non male! Chi avrebbe mai pensato di avere un giorno sopra la testa un tetto da 0,11? Questa è la Rolls Royce delle coperture!

Invece no. La Stiferite isola tantissimo e lo spessore è fantastico ma le sue doti estive non sono fantastiche, un po’ il calore specifico bassino e un po’ la poca densità del materiale, questa copertura d’estate non sarà proprio una Rolls Royce: la prestazione energetica estiva è diventata Ottima e la qualità prestazione estiva è di I livello, ma ancora con tutto questo spessore il Fattore di decremento (attenuazione) cioè Udyn/U è solo sceso a 0,18 (la quantità di calore che attraversa una struttura viene ridotta d’intensità (attenuazione) ed è ottimo solo se inferiore a 0,15).

Fattore di decremento (attenuazione) fd [-] 0,180
Ritardo fattore di decremento (sfasamento) ? [h] 12,25
Trasmittanza termica periodica |Yie| [W/m2K] 0,021

E’ tutto inutile, qui ci vuole un po’ di Celenit N che è lana di legno di abete rosso mineralizzata e legata con cemento Portland, quindi non è esattamente un pannello di fibra di legno che è un materiale solo coibente. Anche il Celenit N coibenta, non tanto quanto, ma isola termicamente anche lui (diciamo un 30% meno) perché la sua conduttività è 0,065 W/mK.

Con l’aggiunta di un pannello Celenit N di 5cm a 10cm di Stiferite Class B la prestazione estiva della copertura è più o meno allo stesso livello:

Fattore di decremento (attenuazione) fd [-] 0,176
Ritardo fattore di decremento (sfasamento) ? [h] 12,58
Trasmittanza termica periodica |Yie| [W/m2K] 0,034

Con l’aggiunta di un pannello Celenit N di 7,5cm a 10cm di Stiferite Class B la prestazione estiva della copertura è veramente migliorata:

Fattore di decremento (attenuazione) fd [-] 0,114
Ritardo fattore di decremento (sfasamento) ? [h] 14,77
Trasmittanza termica periodica |Yie| [W/m2K] 0,021

ecco la stratigrafia con l’aggiunta del Celenit:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 solaio latero cemento 0,2400 0,660 840 1100
2 impermeabilizz bitume 0,002 0,170 1000 1200
3 STIFERITE CLASS B 0,100 0,026 1453 44
4 Celenit N 0,075 0,066 1810 400
5 impermeabilizz bitume 0,002 0,170 1000 1200

ed ecco la trasmittanza, che naturalmente non è 0,11:

Trasmittanza   U [W/m2K] 0,181

Ma perché dovrei preferire una trasmittanza peggiore in favore di prestazioni estive migliori? Secondo me perché l’impianto di riscaldamento è comunque presente, produce calore per compensare le dispersioni invernali e acqua calda secondo necessità. Ma rinunciare al raffrescamento è possibile solo se gli ambienti non si surriscaldano in fretta e quindi una protezione ottimale dal caldo in copertura può evitarci l’installazione di impianti per raffreddare la mansarda.

Il Celenit N viene in soccorso della Stiferite offrendo una densità 10 volte maggiore e un calore specifico più elevato: 1810 J/kgK. Inoltre il pannello Celenit è veramente resistente e quindi ottimale per calpestare la copertura durante i lavori e posare la nuova guaina a fiamma.

In questo articolo non ho parlato di tanti altri materiali per coibentazione dei tetti, ma voglio ricordare ai lettori che se si sta cercando di realizzare una copertura con fantastiche prestazioni estive la stratigrafia deve preferire l’uso della fibra di legno che offre un calore specifico ineguagliabilmente elevato: ben 2400 J/kgK. Inutile dire che di meglio non c’è.


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Sintomi di non tenuta all’aria del tetto in legno e del cappotto

Il tetto in legno, al contrario di una copertura in laterocemento, è molto più delicato nella progettazione. Oltre agli strati del pacchetto di coibentazione si deve progettare nei minimi particolari come si garantirà la tenuta all’aria.

L’importanza della tenuta all’aria del tetto in legno è dovuta

  • alla deteriorabilità del legno in presenza continuata di umidità, gocciolio, muffe e marcescenze
  • alle perdite per ventilazione, in questo caso accidentali.

Si deve ricordare che in periodo di riscaldamento la migrazione del vapore avviene dall’interno verso l’esterno, e in presenza di difetti non avverrà lentamente e uniformemente attraverso il pacchetto traspirante che abbiamo progettato ma, accidentalmente e velocemente nei punti non correttamente sigillati. Come avviene in una pentola sul fuoco dove il coperchio non aderisce bene su tutto il bordo: in alcuni punti il vapore sbuffa visibilmente… sì poi si alza il coperchio e succede un disastro sui fornelli… ma questo è perchè ci sono 100°C.

Purtroppo questi difetti di progettazione si evidenziano a casa finita, a casa pagata e a casa vissuta un paio d’inverni. Si potrebbero identificare anche prima con un Blower-door test, il test di pressione all’aria, ma questo test di controllo non è la quotidianità. Se lo fosse, in giro non si vedrebbero difetti.

non tenuta all' aria

Descrivo un caso – più di un lettore si identificherà nel problema:

balcone sempre bagnato, pur se protetto da un generoso sporto del tetto: l’assito esterno completamente bagnato e un po’ ammuffito dal vapore che riesce a passare dall’ambiente sottotetto all’esterno.

non tenuta all aria tetto cappotto-04

il decoro dell’architrave sulla finitura esterna del sistema a cappotto mostra un filo d’acqua che scende dalla base della lanterna esterna: la coibentazione esterna (il cappotto) è stata forata per permettere il collegamento elettrico della lanterna e non si è provveduto a sigillare il passaggio: l’aria calda e umida interna attraverso le canaline dell’impianto elettrico ha trovato il modo di uscire
non tenuta all aria tetto cappotto-03

Durante tutto il periodo di riscaldamento cade la goccia sulla soglia in pietra: la goccia scava la pietra, gutta cavat lapidem.

non tenuta all aria tetto cappotto-02

il vapore interno che fuoriesce dalla predisposizione elettrica condensa a formare un rigagnolo in facciata:non tenuta all aria tetto cappotto-01E’ opportuno non sottovalutare la tenuta all’aria della casa, una stupidaggine come il passaggio elettrico dimenticato causa danni non da poco, e non mi riferisco al danno della doccia sulla soglia che sarà valutabile in un centinaio di anni, mi riferisco alla situazione nello strato della coibentazione, che non si vede e dipende da come è stata tagliata la canalina elettrica.

Sicuramente il caso appena descritto nasce da una dimenticanza dell’elettricista oppure dalla sua ignoranza in materia, di certo non è stata una furbizia per avere meno costi sul lavoro da eseguire: questo dettaglio della tenuta all’aria della tubazione elettrica ha un costo di 1,47€ se Pinco Pallino vuole acquistare il tappino su amazon!

Il difetto del tetto è invece veramente importante e spesso una soluzione di “rattoppo” non garantisce la soluzione al problema.



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Coibentare una casa in mattoni faccia a vista

Sono ancora molti i committenti che chiedono una finitura faccia a vista. Sono anche committenti che non amano avere all’esterno un sistema a cappotto, come se il laterizio faccia a vista fosse garanzia perenne.

Coibentare una casa faccia a vista

In questo caso la stratigrafia prevede la coibentazione in intercapedine. Molto spesso in capitolato è descritto uno strato di lana di roccia, in pannelli – che non amo.

In capitolati che prevedono materiali naturali e più sostenibili il coibente è fibra di legno o sughero.

Io resto della convinzione che l’isolamento in intercapedine non è la via migliore da perseguire, e non tanto per la complicazione costruttiva e le difficoltà dei fori finestra, ma per la situazione termica degli strati:

  • una muratura interna calda
  • una coibentazione che non potrò mai più toccare
  • una muratura esterna “scollata ma ancorata” in balia di temperature bassissime invernali e repentini sbalzi.

La stratigrafia è permeabile al vapore – ma cosa succede al materiale della coibentazione  quando è attraversato dal vapore e incontra nell’ultimo strato una superficie improvvisamente tanto fredda?

Sicuramente avviene condensazione e un materiale igroscopico si fa carico della massa d’acqua in modo estremamente naturale – non è questo il punto! Il punto è che probabilmente abbiamo fatto dei calcoli sulla stratigrafia – io per giudicare o consigliare una certa stratigrafia eseguo sempre il Calcolo delle Proprietà Termiche dei componenti edilizi per scoprire, da un lato come e quanto mi proteggerò dal caldo (fattore di decremento (attenuazione) e sfasamento) e dall’altro fino a che punto riuscirò a contenere le dispersioni (Trasmittanza U [W/m2K] secondo UNI EN ISO 6946). E’ logico che per ogni strato avrò inserito il valore di conduttività termica del materiale.

La conduttività del materiale secco! Dry! avete già capito dove vado a parare…

Se consideriamo il sughero, sappiamo che non è un campione di permeabilità al vapore, ma la fibra di legno è di certo un materiale fortemente igroscopico.

Il freddo laterizio faccia a vista rappresenta la finitura del cappotto esterno, rappresenta l’ultimo strato che il vapore deve attraversare. Nel momento in cui il vapore condensa possiamo contare solo sulle ottime qualità assorbenti del laterizio – con parole più proprie – qualità adsorbenti (dal latino adsorbere, termine composto dalla preposizione ad, a, e dal verbo sorbere, assorbire lentamente).

E’ logico però che pur scegliendo un laterizio faccia a vista molto permeabile al vapore la stagione più fredda provoca temperature interne alla stratigrafia così difficili che la coibentazione contiene una anomala percentuale d’acqua e l’adsorbimento del laterizio non “guarisce il problema”. Proprio nella stagione più fredda i numeri sono importanti: la buona progettazione della stratigrafia deve tenere conto della coibentazione “bagnata”.

Se un certo spessore di coibentazione asciutta garantisce un buon contenimento delle dispersioni termiche dell’edificio, una coibentazione che contiene una certa massa d’acqua in cammino verso l’esterno peggiora le prestazioni della stratigrafia.

E’ indispensabile compensare il peggioramento della conduttività del materiale coibente con un incremento dello spessore. Se la fibra di legno, più sensibile al problema, richiede un 25% in più di spessore, il sughero, meno igroscopico, richiede solo un 15% in più.

Tutti questi argomenti non sono una ragione per evitare materiali isolanti naturali e consigliare ai committenti soluzioni diverse. Sono una ragione per progettare meglio.


e prima di costruire in classe A, comportiamoci da classe A !

            

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Isolare dall’ interno: meglio materiali igroscopici, traspiranti e capillari

 In molti edifici, per una ragione o per scelta, si deve affrontare la coibentazione dall’interno.

isolamento-interno-restauro

Isolare da dentro è l’ultima delle soluzioni, ma nel caso sia necessario progettare questo tipo di coibentazione individurae i materiali più adatti …significa partire con il piede giusto!

Molti lettori mi sottopongono le stratigrafie più diverse per chiedere un parere. Tutto viene venduto e di tutto viene posato, ma cerchiamo di ricordare almeno le 3 proprietà più importanti dei materiali che dovranno svolgere il compito di isolamento termico dall’interno. Ecco quali sono:

  • La igroscopicità. A cosa serve? Beh, un materiale igroscopico assorbe con velocità la condensa, migliora il clima interno.
  • La traspirabilità. Un materiale traspirante permette il naturale passaggio dell’umidità: in inverno verso l’esterno, in estate verso l’interno (è proprio in questo modo che d’estate possiamo smaltire l’eventuale umidità che si accumulerà nella stagione fredda).
  • La capillarità. La capillarità permette alla condensa di distribuirsi velocemente e non accumularsi in una sola zona, bagnando.

Si potrebbe aggiungerne uno:

  • la salubrità!

La grande traspirabilità di materiali come la fibra di legno è spesso mal considerata negli interventi di coibentazione dall’interno. Invece, preoccuparsi che troppa umidità passi troppo velocemente verso l’esterno e vada a “sbattere”, condensando, contro la parete esterna “fredda” è un errore.

strato-funzionale-sali-igroscopici-freno-al-vapore

I pannelli in fibra di legno per coibentazione interna nascondono una stratigrafia complessa e molto prestazionale: prima dell’ultimo strato verso l’esterno (quello che andrà a contatto con la parete fredda esterna, c’è uno strato funzionale costituito da sali igroscopici che frenano il vapore e permettono la buona distribuzione dell’umidità nella fibra nello strato che non è ancora quello più freddo e che si trova oltre questa linea. Per comprendere bene questo aspetto basti pensare che se nei primi strati di fibra abbiamo un valore di traspirabilità µ pari a 5 (tipicamente basso, tipico della fibra di legno in generale), negli ultimi strati il valore µ si alza fino a 39.

Non è il pannello coibente da solo a svolgere tutti i compiti gravosi, anche il fondo che si prepara sulla muratura da rivestire ha il suo peso! Ovviamente meglio un fondo igroscopico. A base di argilla? perchè no?

      

 

       

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