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Riflettere l’irraggiamento solare per la protezione dal caldo, l’indice SRI

Se in edifici residenziali con tetto tradizionale devo ottenere una corretta protezione dal surriscaldamento progettando con materiali isolanti con densità e calore specifico elevati

Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]

in strutture con tetti piani che prevedono solo l’impermeabilizzazione sul lato esposto diventa importante la capacità di riflettere l’irraggiamento solare.

riflessione-irraggiamento-solare-protezione-caldo-lindice-sri-copertura-sistema-cappotto-colore-02

Trasmettere meno calore al pacchetto del tetto sottostante fa diminuire la temperatura interna dell’edificio, ma aiuta contro l’isola di calore delle zone intensamente edificate e poco verdi.

Tradizionalmente si utilizzano guaine scure, bituminose, che certo non offrono un’alta riflettanza.

Quali membrane sono da preferire per attenuare il surriscaldamento del pacchetto di copertura, e soprattutto, qual’è il valore importante da verificare nella scheda tecnica della membrana che stiamo valutando?

l’ indice SRI

Il valore SRI, cioè Solar Reflectance Index, svela le proprietà di riflettanza ed emissività di un materiale.

riflessione-irraggiamento-solare-protezione-caldo-lindice-sri-copertura-sistema-cappotto-colore-01

Maggiore è il valore SRI e maggiore sarà il calore che sarà riflesso e minore sarà la temperatura superficiale.

Drukwerk

In due parole: meglio scegliere membrane con valori SRI elevati.

I produttori di queste membrane evidenziano con una termocamera a raggi infrarossi  che una guaina bianca arriva a dimezzare la temperatura superficiale esterna di una copertura rispetto ad una guaina bituminosa ardesiata nera e sono comunque più efficaci di una guaina bituminosa ardesiata verniciata con prodotti bianchi.

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E’ noto che il bianco aiuta contro il surriscaldamento, e ciò vale anche per una facciata:

Sì, anche per le pareti è determinante la scelta dei colori: in un sistema di isolamento termico a cappotto, per evitare danni funzionali causati dall’irraggiamento solare è opportuno decidere solo colori con fattori di riflessione alla luce > 25% (questo dato è evidenziato nella mazzetta colori del produttore).

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Cosa fare quando non si rispetta il fattore di riflessione alla luce?

Un sistema di isolamento termico a cappotto deve sempre essere applicato a regola d’arte rispettando tutte le norme e le direttive tecniche ad oggi conosciute (incollaggio, tassellatura, zoccolatura, profili di raccordo/chiusura, profili speciali ed impermeabilizzazione), ma con valori di riflessione alla luce inferiori al 20 % è necessario un secondo strato di rete!

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federico_sampaoli_espertocasaclimacom  ipha_member   articolo ideato, scritto e diretto da Federico Sampaoli, impegnato a favore delle persone, del comfort e dell’open information, titolare e caporedattore di espertocasaclima.com – blog di formazione e comunicazione online dal 2009.

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Tetto in Stiferite e Celenit, amici per forza

Il sottotetto diventerà abitabile? La mansarda lasciata al grezzo verrà finalmente completata? Tutte occasioni per rivedere la copertura e prevedere una coibentazione fino ad oggi completamente assente. Per decenni guaina bituminosa e tegole o coppi hanno protetto le falde dagli eventi meteorologici, ora è venuto il momento di pensare anche all’isolamento termo acustico.

Mi capita sempre più frequentemente di leggere stratigrafie che propongono Stiferite e Celenit, le più misere solo Stiferite. Si parte dalla guaina esistente, senza rimozione, e si prosegue con gli strati dei pannelli: sul lato caldo la Stiferite e sul lato freddo il Celenit N.

In genere questi progetti riguardano la zona climatica E, qui da noi Stiferite e Celenit sono molto diffusi:

tetto-stiferite-celenit-01

tetto-stiferite-celenit-02

La nuova stratigrafia della copertura all’estradosso solaio falda in latero cemento è di fatto un pacchetto non traspirante compreso tra due manti bituminosi, quello vecchio esistente e quello nuovo – quindi la migrazione del vapore attraverso le strutture avviene in un solo senso e nel solo periodo estivo, quando l’eventuale vapore contenuto nello spessore della struttura torna in ambiente asciugando le falde (è il comportamento tipico di un lastrico solare orizzontale impermeabilizzato e coibentato all’esterno).

Sappiamo che il limite di trasmittanza di una struttura inclinata in zona climatica E deve essere inferiore a 0,24 W/mqK e già con 10 cm di Stiferite Class B ci siamo:

ecco la stratigrafia:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 solaio latero cemento 0,2400 0,660 840 1100
2 impermeabilizz bitume 0,002 0,170 1000 1200
3 STIFERITE CLASS B 0,100 0,026 1453 44
4 impermeabilizz bitume 0,002 0,170 1000 1200

ecco il valore di trasmittanza, secondo la norma tecnica UNI EN ISO 6946 (U è infatti una proprietà termica stazionaria):

Trasmittanza   U [W/m2K] 0,229

Ma potrei consigliare di rivedere la copertura applicando questa stratigrafia? Il committente che affronta l’inverno avrà certamente grandi soddisfazioni e tutti gli ambienti del sottotetto avranno un comfort fino all’anno prima sconosciuto, oltre che una bolletta del riscaldamento inferiore. Ma cosa succederà l’estate dopo?

Con poco più di 8 ore di sfasamento, il surriscaldamento degli ambienti sarà molto probabile, infatti la prestazione energetica estiva è Media e la qualità prestazione estiva è di III livello ( questo secondo il Metodo dei parametri qualitativi secondo Linee Guida Nazionali sulla Certificazione Energetica degli Edifici).

Basterebbe aumentare lo spessore della Stiferite? Cosa mai costerà qualche cm in più. Facciamo i pionieri, stracciamo il progetto dei 10cm e scriviamo Stiferite Class B spessore 200. Sì 20cm di coibentazione. Se non ne bastano 20…

ecco la stratigrafia:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 solaio latero cemento 0,2400 0,660 840 1100
2 impermeabilizz bitume 0,002 0,170 1000 1200
3 STIFERITE CLASS B 0,200 0,025 1453 44
4 impermeabilizz bitume 0,002 0,170 1000 1200

ecco il valore di trasmittanza:

Trasmittanza   U [W/m2K] 0,117

Non male! Chi avrebbe mai pensato di avere un giorno sopra la testa un tetto da 0,11? Questa è la Rolls Royce delle coperture!

Invece no. La Stiferite isola tantissimo e lo spessore è fantastico ma le sue doti estive non sono fantastiche, un po’ il calore specifico bassino e un po’ la poca densità del materiale, questa copertura d’estate non sarà proprio una Rolls Royce: la prestazione energetica estiva è diventata Ottima e la qualità prestazione estiva è di I livello, ma ancora con tutto questo spessore il Fattore di decremento (attenuazione) cioè Udyn/U è solo sceso a 0,18 (la quantità di calore che attraversa una struttura viene ridotta d’intensità (attenuazione) ed è ottimo solo se inferiore a 0,15).

Fattore di decremento (attenuazione) fd [-] 0,180
Ritardo fattore di decremento (sfasamento) ? [h] 12,25
Trasmittanza termica periodica |Yie| [W/m2K] 0,021

E’ tutto inutile, qui ci vuole un po’ di Celenit N che è lana di legno di abete rosso mineralizzata e legata con cemento Portland, quindi non è esattamente un pannello di fibra di legno che è un materiale solo coibente. Anche il Celenit N coibenta, non tanto quanto, ma isola termicamente anche lui (diciamo un 30% meno) perché la sua conduttività è 0,065 W/mK.

Con l’aggiunta di un pannello Celenit N di 5cm a 10cm di Stiferite Class B la prestazione estiva della copertura è più o meno allo stesso livello:

Fattore di decremento (attenuazione) fd [-] 0,176
Ritardo fattore di decremento (sfasamento) ? [h] 12,58
Trasmittanza termica periodica |Yie| [W/m2K] 0,034

Con l’aggiunta di un pannello Celenit N di 7,5cm a 10cm di Stiferite Class B la prestazione estiva della copertura è veramente migliorata:

Fattore di decremento (attenuazione) fd [-] 0,114
Ritardo fattore di decremento (sfasamento) ? [h] 14,77
Trasmittanza termica periodica |Yie| [W/m2K] 0,021

ecco la stratigrafia con l’aggiunta del Celenit:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 solaio latero cemento 0,2400 0,660 840 1100
2 impermeabilizz bitume 0,002 0,170 1000 1200
3 STIFERITE CLASS B 0,100 0,026 1453 44
4 Celenit N 0,075 0,066 1810 400
5 impermeabilizz bitume 0,002 0,170 1000 1200

ed ecco la trasmittanza, che naturalmente non è 0,11:

Trasmittanza   U [W/m2K] 0,181

Ma perché dovrei preferire una trasmittanza peggiore in favore di prestazioni estive migliori? Secondo me perché l’impianto di riscaldamento è comunque presente, produce calore per compensare le dispersioni invernali e acqua calda secondo necessità. Ma rinunciare al raffrescamento è possibile solo se gli ambienti non si surriscaldano in fretta e quindi una protezione ottimale dal caldo in copertura può evitarci l’installazione di impianti per raffreddare la mansarda.

Il Celenit N viene in soccorso della Stiferite offrendo una densità 10 volte maggiore e un calore specifico più elevato: 1810 J/kgK. Inoltre il pannello Celenit è veramente resistente e quindi ottimale per calpestare la copertura durante i lavori e posare la nuova guaina a fiamma.

In questo articolo non ho parlato di tanti altri materiali per coibentazione dei tetti, ma voglio ricordare ai lettori che se si sta cercando di realizzare una copertura con fantastiche prestazioni estive la stratigrafia deve preferire l’uso della fibra di legno che offre un calore specifico ineguagliabilmente elevato: ben 2400 J/kgK. Inutile dire che di meglio non c’è.


 



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La protezione dal caldo si ottiene con tanta massa ?

Marco G., preoccupato per la scelta dei materiali isolanti da posare sulla soletta in laterocemento del sottotetto scrive

<< I materiali che io conosco (fiocchi di cellulosa, lana di vetro o di roccia, palline di EPS), da posare sulla soletta di copertura hanno comunque tutti una massa ridotta e in quanto tale non sono adatti per la protezione al caldo. Mi può suggerire un materiale idoneo? Una ditta mi ha proposto un liquido bicomponente che posato diventa schiuma: ISOL 40 (poliolo formulato avente OPD=0) 40 kg/mc, lambda 0,023….. Però ha sempre una massa ridotta… Il termotecnico che sta facendo la legge 10 sostiene che anche con materiali come l’EPS per ottenere un’idonea protezione dal caldo basta aumentare lo spessore… >>

Beh, una cosa è certa: per ottenere idonea protezione dal caldo con l’EPS, o qualunque materiale isolante non proprio adatto a questo scopo, basta aumentare lo spessore così tanto che anche lo sfasamento risulti soddisfacente.

sottotetto protezione dal caldo

Prendiamo come esempio una soletta in latero cemento di un sottotetto con spessore 18cm (fissiamo la Resistenza termica sup interna Rsi [m2K/W] a 0,10 e la Resistenza termica sup esterna Rse [m2K/W] a 0,10):

  • lo stato di fatto parla chiaro: discomfort in tutte le stagioni – in inverno alte dispersioni (trasmittanza U = 2,11 W/mqK) e in estate forte surriscaldamento (sfasamento di appena 4 ore)
  • lo stato di progetto? si deve progettare… calcolare… confrontare…. decidere… e applicare! (sì anche pagare… anche chi progetta va pagato, non solo chi si sporca le mani!)

Il termotecnico che sta facendo la legge 10 non ha sbagliato, anche con l’EPS si ottiene la protezione dal caldo – basta aumentare lo spessore!

Certo! se non sono capace di progettare e non conosco le caratteristiche dei materiali e non so se un coibente sia adatto o poco adatto ad evitare il surriscaldamento uso anche un materiale poco idoneo con uno spessore tale che diventa idoneo. Molti progettano in questo modo.

Ecco allora che con

  • mezzo metro (50cm) di polistirolo ottengo comfort in tutte le stagioni – in inverno bassissime dispersioni (trasmittanza U = 0,07 W/mqK) e in estate poco surriscaldamento (sfasamento di 12 ore) (l’ attenuazione resta comunque da migliorare).

Mi domando – e questa è una critica – ma non si fa un’analisi delle prestazioni invernali e della protezione estiva per un adeguato comfort in tutte le stagioni (Prestazione Energetica Estiva – Metodo dei parametri qualitativi)? Non si fa una verifica delle prestazioni della copertura secondo il DPR 2/4/2009 n.59 a proposito di protezione estiva (Trasmittanza termica periodica |Yie| U/dyn < 0,20 W/m2K) e secondo il DM 26/6/09 a proposito di protezione estiva (sfasamento > 12 ore)?

Le norme, i DPR, i DM sono solo una gran rottura di *****? Convengo! Ma allora sediamoci e progettiamo meglio per i nostri clienti!

Come si progetta la protezione dal caldo?

Marco G. è a caccia di materiali coibenti che non abbiano massa ridotta – è convinto che con tanta massa il problema del surriscaldamento estivo sparirebbe.

sottotetto protezione dal caldo

La massa gioca un ruolo nella partita contro il caldo, ma non l’unico! Potrei avere uno sfasamento > di 12 ore costruendo 3 solai uno sopra l’altro con una massa per metroquadro di quasi 600kg. (i trulli insegnano!).

La via corretta per ottenere una ottima protezione dal caldo evitando il surriscaldamento estivo è cercare materiali coibenti che offrano tanta capacità termica massica, quei materiali con elevato calore specifico (c) espresso solitamente in J/kgK.

Il calore specifico dipende solo dalla sostanza di cui è costituito: il calore specifico è il rapporto tra la quantità di calore scambiata da un corpo conseguentemente ad una variazione di temperatura (t) e il prodotto della massa per la variazione della temperatura.

Tanto per prendere come esempio il primo materiale menzionato da Marco G. posso dire che i fiocchi di cellulosa hanno proprio il pregio di avere elevato calore specifico, ben 2110 J/kgK.

E la massa?

Gran parte della massa sta sotto (quella del solaio) utilissima per scaricarci energia dall’interno quando ne producessimo in eccesso. E i fiocchi di cellulosa quanta massa offrono? Un peso piuma? dipende! Se i fiocchi di cellulosa vengono sparati dentro ad un’intercapedine creata ad hoc sulla soletta nel sottotetto con una macchina per insufflaggio posso anche arrivare a 65kg/mc, ma se voglio una posa libera dei fiocchi (senza costruire l’intercapedine) riuscirò ad ottenere una densità media di circa 34-40kg/mc con i seguenti risultati:

  • 30cm di fiocchi di cellulosa 65kg/mc: comfort in tutte le stagioni – in inverno bassissime dispersioni (trasmittanza U = 0,122 W/mqK) e in estate ottima protezione dal surriscaldamento (sfasamento di quasi 16 ore)
  • 30cm di fiocchi di cellulosa 40kg/mc: comfort in tutte le stagioni – in inverno bassissime dispersioni (trasmittanza U = 0,122 W/mqK) e in estate buona protezione dal surriscaldamento (sfasamento di oltre 13 ore)

Con soli 20cm di fibra di legno ottengo prestazioni simili. Anche questo materiale ha elevata capacità termica massica, e anche buona densità (110kg/mc, ma anche di più). Si può scegliere una densità maggiore, ad un costo maggiore, e prestazioni eccezionali.

Non perdo tempo a confrontare le prestazioni della schiuma ISOL 40 che pubblica una scheda tecnica che aiuta a non capirci nulla (o almeno io non ci capisco nulla e soprattutto non trovo i dati per me più interessanti). Lascio perdere.

Nota per i produttori:

  • alcuni produttori nascondono le schede tecniche nella sezione download con password e iscrizione. Che se le tenessero pure sotto il cuscino! Intanto chi fa ricerca trova altri materiali (PIU’ TRASPARENTI !!!!).
  • alcuni produttori pubblicano schede tecniche con dati mancanti. Che se le tenessero! Intanto chi fa ricerca trova altri materiali (PIU’ TRASPARENTI !!!!).
  • i produttori da premiare pubblicano sempre dati completi e di più… senza mancare mai conduttività termica, calore specifico e densità del materiale. A loro il mio personale grazie!

 

       

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Il tetto e la guaina ardesiata

Nel 90% dei committenti l’idea di rinunciare ad una buona guaina ardesiata in copertura equivale ad un grosso rischio di infiltrazione futura. Quasi tutti sono convinti che o si posa la guaina, e allora si può dormire sonni tranquilli, o si rischia un tetto che non è un tetto.

Ma se stiamo sognando un tetto migliore, se stiamo intervenendo per posare dei materiali migliori di ieri perchè vogliamo a tutti i costi pagare un costruttore che salga sul tetto a posarci la buona vecchia guaina ardesiata? Un materiale del genere rappresenta una barriera al vapore e una barriera al vapore è sempre un rischio in una stratigrafia.

Se possiamo cambiare alcune voci del computo metrico che ci hanno presentato in occasione dei lavori di rifacimento tetto facciamolo! e facciamolo al meglio! Che si tratti di un tetto in legno o di una copertura in laterocemento, ma a maggior ragione se si tratta di un tetto in legno perchè il materiale deve essere opportunamente salvaguardato, lasciamo che la normale migrazione del vapore possa funzionare senza barriere.

Di cosa abbiamo bisogno per evitare di utilizzare una guaina ardesiata?

  1. dobbiamo decidere le caratteristiche di un materiale alternativo.
  2. dobbiamo trovarlo e controllarne le caratteristiche nella scheda tecnica.
  3. dobbiamo riscrivere il computo metrico
  4. dobbiamo essere attenti che non venga posato come se fosse un altro materiale analogo, quindi va letta la scheda di posa

membrana traspirante

Il grande servizio di una guaina ardesiata, oppure di una membrana bituminosa (la prima di solito armata con tessuto non tessuto di poliestere autoprotetto con scaglie di ardesia colorata – la seconda realizzata da uno speciale compound elastomerico) è l’impermeabilizzazione, ma sono un’ assoluta barriera al vapore.

Di solito sono chiamato a proporre una stratigrafia dove è compresa la coibentazione – progetto il pacchetto di coibentazione – ma capita anche che i lavori si facciano a step successivi:

  • quest’ anno si deve sistemare il tetto che soffre di infiltrazioni
  • un altr’anno decideremo come coibentare e rifinire dall’interno

La guaina non è l’unico materiale – possiamo fare di meglio e soprattutto garantire una certa traspirazione, sì, anche se vogliamo posare i vecchi coppi o le vecchie tegole con la malta o la schiuma. Se il tetto è in legno e stiamo lavorando sulle perline possiamo garantire più durata senza rischi di condensa.

decidere le caratteristiche di un materiale alternativo:

  • deve essere una membrana impermeabile,
  • deve offrire alta traspirazione,
  • deve avere alta grammatura in modo da garantire elevata resistenza meccanica,
  • deve essere stabile all’esposizione ai raggi UV,
  • deve essere resistente alla pioggia battente
  • deve essere pedonabile senza creare rotture o lacerazioni.

Se il telo è anche ruvido è perfetto per impermeabilizzare un tetto a falda in laterocemento non coibentato con posa di coppi o tegole con la malta o la schiuma poliuretanica. La microventilazione assicurerà una buona asciugatura.


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Il rifacimento del tetto del vecchio condominio

Nelle grandi città non sono rari i condomini fino agli anni ’60 con la copertura originale in legno.

tetto struttura legno condominio anni 60

Tutto lo stabile è protetto da decine di anni da un tetto con struttura in legno dove la protezione dalla pioggia è interamente affidata alle tegole fissate ai listelli: l’acqua scorre sulla copertura fino alla linea di gronda e l’aria è libera di girare un po’ ovunque. Sicuramente queste coperture non offrono nessuna protezione dal caldo e non possono nulla per contenere le dispersioni termiche in inverno – erano però nate per proteggere l’edificio dalla pioggia e non per isolare termicamente il sottotetto o l’abitazione sottostante.

Negli ultimi anni c’è un po’ la corsa ad intervenire su questo tipo di copertura, ma ho la sensazione che l’attenzione alla riprogettazione del tetto di questi edifici sia un po’ grossolana e disattenta.

Leggo spesso nelle proposte e nei capitolati “rifacimento tetto” presentati ai condòmini che la soluzione più o meno standard è:

  • posa di un qualche materiale isolante artificiale all’estradosso del solaio del sottotetto (la superficie calpestabile del sottotetto)
  • nuovo assito o nuove perline sulla struttura originale in legno
  • guaina
  • risistemazione delle tegole

Le prime obiezioni sono:

  • il materiale isolante non viene mai scelto in funzione delle sue proprietà di calore specifico (determinante per migliorare lo sfasamento)
  • lo spessore del materiale isolante viene determinato senza alcun calcolo
  • la migrazione del vapore non viene assolutamente presa in considerazione

Cosa intendo con “in funzione delle sue proprietà di calore specifico”:

  • ogni materiale isolante ha il suo calore specifico – espresso in J/kgK –  e la sua densità che è rappresentata dai kg/metro cubo: queste due grandezze ci indicano immediatamente se il materiale si comporterà bene o si comporterà male in regime estivo (se si comporterà male perchè calore specifico e densità sono scarsi, il nostro investimento sul tetto ci darà delle soddisfazioni in inverno e delle delusioni d’estate). Facciamo un paio di esempi: 
  1. lana di roccia – calore specifico (c) [J/kgK] 840
  2. fibra di legno - calore specifico (c) [J/kgK] 2100

Cosa intendo per “spessore del materiale isolante calcolato”:

  • se evito di calcolare le Proprietà Termiche della stratigrafia completa del tetto non conoscerò mai:
  1. il Fattore di decremento (attenuazione) – che indica come la quantità di calore che attraversa la struttura viene ridotta d’intensità (attenuazione) (meglio < 0,15).
  2. lo Sfasamento – che indica come la quantità di calore che attraversa una struttura viene ridotta d’intensità (attenuazione), e giunge all’interno con un ritardo di alcune ore (sfasamento) (meglio > 12 ore).
  3. la Trasmittanza termica periodica – che indica la capacità di un elemento di sfasare il flusso termico che lo attraversa nelle 24h (meglio < 0,12)(DPR 2.4.2009 n°59 permette in copertura < 0,20 W/mqK)
  4. la Capacità termica periodica del lato interno – che indica la capacità areica interna, la capacità di assorbire calore internamente.
  5. la Trasmittanza, ovvero la capacità di contenere le dispersioni termiche

Cosa intendo con “migrazione del vapore”:

  • se la copertura fino ad oggi permetteva ogni passaggio d’aria attraverso la finitura esterna e la struttura in legno si è mantenuta in salute per decenni cosa succederà nel momento in cui sopra il nuovo assito verrà stesa una guaina con effetto di barriera al vapore? 
  • la naturale migrazione del vapore attraverso le strutture, tendente ad uscire all’esterno durante il periodo di riscaldamento, deve essere tenuta in considerazione: dove passerà? certamente una parte uscirà dai punti di non tenuta all’aria del sottotetto, un’altra parte tenderà a condensare nel momento in cui incontra la freddissima guaina sotto tegola.
  • la scelta di un manto in copertura fa parte della buona progettazione e della salvaguardia della struttura in legno.

Voglio anche ricordare che le Prestazioni della copertura non sono esclusivamente una mia “fissazione” (leggi “passione”):

La normativa prescrive di verificare che in tutte le zone climatiche, ad esclusione della F, il valore della massa superficiale delle parti inclinate, sia superiore a 230 kg/mq (D.Lgs. 311/2006, Allegato I, comma 9, lettera b). La stessa norma prevede, in alternativa, di ottenere gli stessi effetti positivi derivanti dal rispetto del suddetto valore di massa superficiale, mediante «l’utilizzo di tecniche e materiali, anche innovativi, che permettano di contenere le oscillazioni della temperatura degli ambienti in funzione dell’andamento dell’irraggiamento solare. In tal caso deve essere prodotta una adeguata documentazione e certificazione delle tecnologie e dei materiali che ne attesti l’equivalenza con le predette disposizioni» (Ibidem, Allegato I, comma 9, lettera c).

Il DPR 2/4/2009 n.59 a proposito di protezione estiva parla di:

  • Massa superficiale pareti > 230 kg/mq
  • Trasmittanza termica periodica |Yie| U/dyn < 0,20 W/m2K per le coperture (la norma è un po’ troppo permissiva per i miei gusti)

il DM 26/6/09 a proposito di protezione estiva parla di:

  • Sfasamento > 12 ore

Se vuoi informarti e approfondire meglio l’argomento potresti leggere questi testi, quello sull’umidità e tenuta all’aria è veloce e molto chiaro anche se non si è esperti del settore:

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 esperto casaclima

Utilizzare il pannello cassero in copertura

Un pannello cassero in eps per realizzare solai in cemento armato (calcestruzzo) di copertura ha un isolamento termico variabile: lo spessore variabile del sottotravetto è da scegliere in funzione della coibenza termica desiderata (4-8cm di eps 100).

termosolaio ponti termici

I vantaggi di questo sistema di costruzione sono:

  • la leggerezza dei pannelli
  • velocità di movimentazione e posa
  • pochi puntelli da movimentare
  • l’autoportanza durante le fasi di lavorazione (di getto)

Secondo me, un ponte termico è una parte dell’edificio dove il flusso di calore cambia. Ogni volta che lo strato coibente cambia spessore c’è un ponte termico geometrico.

termosolaio ponti termici

Il coefficiente lineico di dispersione termica attraverso il ponte termico determinato dal travetto potrei calcolarlo così:

  • dove abbiamo lo spessore totale del pannello termosolaio mi trovo con 32 cm di esp e trasmittanza 0,11 W/m²K
  • dove abbiamo il travetto in cls lo spessore totale del pannello termosolaio è 8 cm di esp e trasmittanza 0,40 W/m²K

quindi: trasmittanza 0,40 W/m²K – trasmittanza 0,11 W/m²K = 0,29 W/m²K

termosolaio ponti termici

il ponte termico  vale: 0,29 W/m²K * 11 cm. (larghezza travetto in cls) = 0,032 W/mK

 

Ma cosa vuol dire un ponte termico pari a 0,032 W/mK ???

vuol dire che ho una copertura piena di ponti termici ???

  •  se ho 30 travetti da 10 metri l’uno, ho 300 metri di ponti termici.
  • quindi le dispersioni termiche causate da questa struttura saranno 0,032 W/mK * 300metri * 57kKh/a * 1

cioè 547 kWh/anno

Costruire ponti termici free è una scelta progettuale, nient’altro

vale sempre il motto:

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…questo articolo è stato ideato, scritto e diretto da Federico Sampaoli,

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