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Gli impianti di casa mia danno i numeri

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Nel precedente articolo “Gli edifici di nuova costruzione dovrebbero garantire i numeri che promettono” ponevo delle domande: il nuovo proprietario di casa sa gestire una casa ad alta efficienza? ne ha il controllo? le sue abitudini portano un miglioramento o un peggioramento energetico? è informato sull’aspetto edificio / impianto? e sul livello di efficienza del proprio impianto?

Monitorare i propri consumi è la chiave di tutto.

Vi riporto un po’ di dati, riferiti ad una casa modello:

  • Casa/Appartamento: superficie utile 100 mq
  • Localit : Mantova
  • Tenuta all’aria: n.50 < 0.6
  • Edificio basso consumo 30 kWh/mqa (Fabbisogno termico invernale)
  • Edificio basso consumo 30 kWh/mqa (Fabbisogno termico estivo)
  • Acqua calda sanitaria ACS: 25 kWh/mqa
  • Perdite impianto riscaldamento + raffrescamento + ACS : 15 kWh/mqa
  • Fotovoltaico: Potenza installata 3.0 kW – Produzione annua 3000 kWh/anno
  • Illuminazione: Led e apparecchiature domestiche in classe A+ o superiori.
  • Impianto: Pompa di calore PdC aria-acqua 4 kW con temperatura esterna di progetto -2 °C
  • Consumo acqua fredda per produrre acqua calda : 55 mc/anno

Considerando una efficienza stagionale media annua per riscaldamento + raffrescamento + produzione acqua calda sanitaria pari a 2.5 (COP) andiamo a definire i consumi annuali presunti (di calcolo):

  • INVERNO : 30 kWh/mqa / 2.5 = 1.200 Kwh/anno di energia elettrica
  • ESTATE : 30 kWh/mqa / 2.5 = 1.200 Kwh/anno di energia elettrica
  • ACQUA CALDA : 25 kWh/mqa / 2.5 = 1.000 Kwh/anno di energia elettrica (se vi sembran troppi, passate all’acqua calda a costo zero!)
  • PERDITE IMPIANTO ANNUALE : 15 kWh/mqa / 2.5 = 600 Kwh/anno di energia elettrica
  • Consumo medio annuo di energia elettrica per illuminazione, lavatrici, lavastoviglie, phon etc.: 2.500 Kwh/anno di energia elettrica (lavatrice 220 kWh/anno + lavastoviglie 250 kwh/a + televisore 100 kwh/a + frigorifero 180 kwh/anno + asciugatrici 500 kWh/a)

Notate questi 2 aspetti importantissimi:

  1. il consumo elettrico complessivo annuale per impianti è 4000 kWh/anno
  2. il consumo elettrico complessivo annuale per l’utilizzo elettrico è 2500 kWh/anno

Cosa intendo dire? che i consumi elettrici diventano importantissimi e fondamentali nella gestione energetica, e quindi economica, di un’abitazione ad alta efficienza (incidono moltissimo).

Riassumendo:

  • Consumo elettrico complessivo: 6500 kWh/anno
  • Importo annuale: 1600 €/anno (applicando un costo energia pari a 0.24 €/kWh)

L’impianto fotovoltaico produce sì 3000 kWh/anno nella nostra simulazione, ma riusciamo ad utilizzarla direttamente per un 20% circa (600 kWh/anno) il resto viene scaricato in rete: la nostra elettricità in eccesso finisce sempre immessa nella rete pubblica e poi andremo a riacquistarla ad un prezzo più elevato nel momento che ci serve ;( – forse è venuto il momento di pensare seriamente all’auto elettrica e aumentare quel 20% di autoconsumo.

Non ho previsto nessuna batteria di accumulo perchè ancora oggi i costi troppo elevati non garantiscono vantaggi economici al cliente finale: batterie da 10 kW costano mediamente 8000€. Restano valide per il sogno di autoarchia.

Riassumendo ancora una volta:

  • Consumo elettrico complessivo: 5900 kWh/anno
  • Importo annuale: 1400 €/anno (applicando un costo energia pari a 0.24 €/kWh)

Ma adesso andiamo dritti al punto! fin qui abbiamo parlato di consumi annuali presunti (di calcolo)… per monitorare e verificare che i calcoli dei tecnici o meglio le aspettative possano essere verificate, cosa ci serve?

Beh, per fare le cose seriamente ci serviranno:

  1. un contatore acqua fredda prima dell’ingresso nel bollitore acqua calda
  2. un contatore elettrico per la pompa di calore
  3. un contatore elettrico per la VMC
  4. un Datalogger CO2, umidità e temperatura ambiente
  5. un Datalogger CO2, umidità e temperatura esterno

Ovviamente è possibile visualizzare in tempo reale anche via web tutti i relativi dati energetici su base giornaliera, mensile e annuale mediante una visualizzazione grafica o tabellare, ma si può procedere in maniera meno onerosa riportando a mano i consumi su foglio excel.
Non costa proprio tantissimo un sistema base di monitoraggio, circa 600€, e avrete finalmente il controllo del vostro impianto nel tempo.
Per monitorare ancora meglio l’impianto vi è necessità di prevedere un contabilizzatore di energia verso l’impianto di riscaldamento e verso la produzione di acqua calda sanitaria.

Consiglio sempre per il primo anno o due di dare il monitoraggio in mano al vostro centro assistenza di fiducia o al vostro tecnico (purchè ne abbiano le competenze, non banali).

Ovviamente prima di questo momento ci deve essere stato il collaudo del vostro impianto di riscaldamento e raffrescamento, nonché la taratura del sistema impiantistico e della VMC. Monitorare servirà ad agire per migliorare l’efficienza e quindi ridurre i consumi e anche per mantenere gli impianti in efficienza.

Siamo tutti innamorati dell’idea di ricevere dal sole l’energia di cui abbiamo bisogno, ed è corretto! ma consiglio sempre di non implementare il vostro edificio con troppa impiantistica rinnovabile, per le vostre tasche naturalmente! e davanti ad una scelta ricordate sempre di chiedere un calcolo del ritorno economico firmato e timbrato dal progettista degli impianti.

Non vi potrà mai essere efficienza senza monitoraggio e controllo.

autore: Marco De Pinto
revisione: Federico Sampaoli


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articolo ideato, scritto e diretto da Marco De Pinto e Federico Sampaoli, impegnati a favore delle persone, del comfort e dell’open information. Marco titolare dello Studio di progettazione degli impianti PH Studio.  Federico titolare dello Studio di consulenza tecnica per una migliore efficienza energetica e caporedattore di espertocasaclima.com – blog di formazione e comunicazione online dal 2009. 

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Gli edifici di nuova costruzione dovrebbero garantire i numeri che promettono

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Ed ecco, tutt’a un tratto, siamo nel 2019, e come stabilisce la Direttiva 2010/31/EU, gli edifici pubblici da oggi costruiti devono obbligatoriamente essere edifici a energia quasi zero NZEB.
Per gli edifici privati l’appuntamento è vicinissimo, il 2021, quindi faccia attenzione chi compra oggi o domani: si deve già pensare e progettare nell’ottica della Direttiva.

Sono già molte le costruzioni che hanno seguito standard qualitativi elevati, per esempio certificati Casa Clima A o Gold o Passivhaus, non ho citato di proposito gli edifici classificati A4, A3, A2, A1 perchè nessuno ne controlla la correttezza.

quali sono le caratteristiche che le accomunano?

Gli edifici NZEB o a bassissimo consumo prevedono obbligatoriamente l’utilizzo di macchine di ventilazione meccanica, lo studio dell’illuminazione degli ambienti, una classe energetica elevata delle apparecchiature domestiche.
Ruolo importante è rappresentato dalle fonti rinnovabili (impianti fotovoltaici, solari o mini-eolici) che producono energia (spesso discontinua) anche abbinati a batterie di accumulo.
Il sogno di ognuno, l’autoarchia degli edifici NZEB è certamente un obiettivo da perseguire, ma come individuare gli aspetti che concorrono ad una buona progettazione di un edificio?

  • è importante scegliere un team di progettazione che abbia già la conoscenza degli standard progettuali di edifici Passivhaus, Casa Clima, NZEB, Minergie P
  • è importante che nel team ci siano figure preparate sulla conoscenza dei materiali, degli impianti meccanici, degli impianti rinnovabili, sulla salubrità ambientale, sull’illuminotecnica
  • è importante la progettazione BIM, ma non meno la tenuta all’aria, l’acustica e la sismica
  • è finalmente in crescita l’attenzione per la salubrità dei materiali da costruzione.

Chi più ne ha più ne metta

Ma cosa succede quando abbiamo perseguito tutte le linee guida degli edifici a bassissimo consumo?
Dopo aver eseguito calcoli energetici, scelto l’impianto di riscaldamento, quello per raffrescamento, l’impianto di ventilazione e deciso come produrre acqua calda sanitaria e dopo tutte le verifiche in cantiere (Blower door Test (di tenuta all’aria) acustica, collaudo/avviamento degli impianti) come sarà condotto dal proprietario questo edificio?

Il nuovo proprietario di casa sa gestire una casa passiva o quasi passiva? ne ha il controllo? le sue abitudini portano un miglioramento o un peggioramento energetico? è informato sull’aspetto edificio / impianto? e sul livello di efficienza del proprio impianto?

Il padrone di casa dovrebbe avere la possibilità di poter verificare i propri consumi o a quali utenze attribuirli.

Prossimamente faremo un esempio dei parametri da controllare e da richiedere al progettista: l’esempio vale ovviamente anche per tutti gli edifici esistenti ma soprattutto per gli edifici di nuova costruzione che dovrebbero garantire i numeri che promettono!

Il nuovo articolo si chiamerà “Gli impianti di casa mia danno i numeri”.

autore: Marco De Pinto
revisione: Federico Sampaoli


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VMC decentralizzata che consuma poco e rende molto

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Nell’articolo di dicembre VMC very cool anche d’estate avevo fatto notare che mentre la VMC recupera energia per 230 Watt, i ventilatori stanno consumando circa 4 Watt.

La VMC è una macchina veramente efficiente già di per sè e questa freeAir 100 è un top di gamma tra le decentralizzate (quando ben installata).

Ma cos’è consumare poco?

 

Solo grazie ad un altissimo livello di efficienza è possibile guadagnarsi il voto più alto A+ secondo l’EU-Ökodesign-Richtlinie che rappresenta la Direttiva sulla progettazione ecocompatibile (ridurre il più possibile l’impatto ambientale dei prodotti connessi all’energia, tenendo conto dell’intero ciclo di vita).

E se non vi convince l’etichetta energetica potete rassicurarvi con quella rilasciata dal Passivhaus Institut che testa i componenti e premia con una sua etichetta quelli che rispettano gli alti standard richiesti dalle Case Passive.

 

 

Nel primo articolo avevo sommariamente descritto come questa VMC con cervello distribuisce l’aria negli altri locali senza canalizzare tutta la casa. Ricordate? sfrutta la depressione generata dai canali di estrazione e prevede qualche unità interna di trasferimento posizionata in alto (dove l’aria è più calda e più umida) sopra l’architrave di una porta di una camera per esempio (estrae dalla stanza l’aria e questa depressione richiama aria fresca all’interno). Questa unità interna, grazie al suo sensore VOC, regola automaticamente il flusso d’aria analizzando la concentrazione di CO2

Ebbene, questa progettazione non è solo ardita, o innovativa, come vi piace vederla non ha importanza, è super efficiente: infatti l’unità che trasferisce alcuni volumi d’aria (e solo se necessario naturalmente: ha un cervello) ha un fabbisogno energetico medio di 1 solo Watt.

Possiamo tranquillamente ammettere che l’unità freeAir Plus contribuisce ad un ulteriore aumento dell’efficienza energetica del sistema.

Il software (e non credo sia truccato come alla Volkswagen) visualizza continuamente l’eccellente rapporto tra energia termica recuperata e energia operativa del sistema di ventilazione. Fa anche notare il recupero del raffreddamento in estate. Il rapporto tra energia utilizzata e recupero è compreso tra 1:30 e 1:50 :

Ma torniamo a parlare di Componenti certificati dal Passivhaus Institut : costruire con standard passivo significa progettare un involucro coi fiocchi, tanto isolamento termico, tanta tenuta all’aria e ponti termici free. Ma significa anche che per serramenti e impianti non possiamo andare ad acquistare quello che ci salta in mente, anche qui si deve puntare in alto. Come diceva Steve Jobs, se nella tua azienda lavorano mezze calzette, l’intera azienda diventerà una mezza calzetta:

Perciò mettiamocela via l’idea di installare qualche impianto VMC che non sia al top. E non è da vedere come un ostacolo, anzi si potrebbe dire che l’Istituto Passivhaus di Darmstadt ha già fatto il lavoro sporco di individuare i componenti buoni e meno buoni. E ci si può fidare.

Forse l’unica cosa che si potrebbe lamentare è che magari c’è un costruttore bravissimo, ma bravissimo veramente, che non ha deciso di investire capitali nell’iter di certificazione per salire nell’Olimpo dei Zertfizierte Komponente… Lo farà nel 2020. oooh se lo farà!

Dunque, efficienza: ora lasciamo da parte l’efficienza del recuperatore del calore ( ovviamente > del 75% ), parliamo di efficienza elettrica delle VMC in generale. Per il Passivhaus Institut una VMC di qualità deve avere un’efficienza elettrica inferiore a 0,45 W ora/mc aria. Ma dove si legge questo dato di efficienza elettrica della VMC Wh/mc aria (oppure Watt/(mc aria /h) ?

efficienza elettrica

Questo dato è riportato nell’allegata Omologazione dal DIBT (Deutschen Institut fuer Bautechnik – Istituto tedesco per la tecnica delle costruzioni) documento in lingua tedesca, o bisogna calcolarselo.

La mia VMC preferita, quella tedesca, di cui non faccio il nome, ma comincia per M e finisce per eltem 😉 con scambiatore di calore in alluminio, e 2 ventilatori radiali riporta tutti i dati che vorreste conoscere (vedi sopra):

I dati tecnici della VMC freeAir riportano i consumi di corrente elettrica in base alle portate d’aria orarie:

quindi se vogliamo calcolare l’efficienza elettrica basterà prendere il pallottoliere o una potente calcolatrice o domandare ad Alexa di dividere i 4W per i 20mc aria ora e ottenere 0,20 W ora/mc aria: noterete che anche alla massima portata di 100mc aria ora la VMC consuma solo 38W quindi 0,38 W ora/mc aria (che è sempre inferiore a 0,45).

Quando la VMC è in sola meditazione e sta annusando l’aria di casa vostra vi consumerà 1 Watt, forse meno della televisione che sta lì a far nulla aspettando sera.

Concludo ricordando che una VMC non si installa perchè avete la CasaClima, perchè abitate in classe A, perchè l’ha detto il termotecnico, o perchè avete la muffa in casa. Si installa perchè dobbiamo respirare, perchè l’aria è un diritto.


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VMC very cool anche d’estate

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Avevo promesso un nuovo articolo intitolato “VMC very cool anche d’estate” che approfondisse un altro aspetto di questa VMC decentralizzata intelligente.

Una funzione estiva molto interessante che chiamano Turbo-Cool può tornare molto utile nella stagione estiva. Ora è inutile credere alle fiabe.. non c’è batteria di raffreddamento, non c’è un deumidificatore, non c’è un consumo esagerato di corrente elettrica… e allora come si fanno i miracoli?

I miracoli li facevamo tutti prima che l’Italia si ingozzasse di climatizzatori, ogni anno più efficienti e più economici all’acquisto e anche a rate. Cosa si faceva prima che il climatizzatore diventasse di moda?

Si usavano cervello & esperienza:

Si faceva ventilazione notturna, si ombreggiava accuratamente dove batteva il sole, ci si alzava presto perchè in estate la mattina è bello ed è fresco, si facevano anche lavoretti di buon mattino per sfruttare il fresco! Oggi basta andare da Media World e poi premere ON.

Comunque il metodo della nonna resta molto valido ed è estremamente green! E i tecnici di questa VMC lo hanno sposato in pieno. Hanno messo l’esperienza della nonna nel by-pass estivo? In un certo senso sì: la VMC, attraverso i suoi sensori, legge la temperatura esterna e quella interna, se d’estate quella esterna è più bassa il software attiva il by-pass dello scambiatore di calore

  • non recupera il calore
  • permette all’aria fresca esterna di entrare in ambiente
  • butta fuori l’aria calda degli ambienti.

Faccio notare che possiamo noi impostare la temperatura che fa decidere alla macchina il suo comportamento e questa potrà essere compresa tra i 19° e i 26°C.

Lo so anch’io che d’estate ci sono settimane roventi, quando i telegiornali ci fanno vedere i turisti che si tuffano nelle fontane – ecco per quei giorni non resta che tornare da Media World.

Ma restiamo sulla VMC, cosa offre in più per l’estate? Solo il by-pass dello scambiatore? No

Questa VMC ragiona così: sa che gli occupanti si sveglieranno, si alzeranno e usciranno di casa e fuori pian piano l’aria esterna tornerà a scaldarsi, anzi a surriscaldarsi: è estate!

Gli occupanti prima di uscire avranno avuto la buona accortezza di ombreggiare tutte le finestre dove batterà il sole e la VMC si metterà alla massima capacità di ventilazione, per non più di 3 ore consecutive, per assicurare agli ambienti la massima quantità di aria fresca del mattino – o comunque fino a che il sensore non avvertirà i ventilatori che la temperatura esterna è già salita troppo, in modo completamente automatico. Ecco, il Turbo-Cool è servito:

I tecnici della VMC in versione “maniche corte” descrivono lo scambiatore di calore (Wärmetauscher) come uno scambiatore di freddo (Kältetauscher), io direi “di fresco”:

  • fino a che fuori è più caldo che in casa, l’aria esterna che attraversa lo scambiatore cede parte del calore e si raffresca e il sensore si accorgerà quando la temperatura esterna scenderà per attivare il bypass.

Una sciocchezza? presto tutte le VMC in circolazione, anche quelle a tubo da 300€, copieranno il trucchetto della nonna? Nossignori, c’è un brevetto sulla funzione Turbo-Cool. Ecco perchè questa VMC è cool!

Ricapitolando, per tutto l’inverno lo scambiatore di calore permette di recuperare il calore interno che sarebbe buttato dalla finestra per arieggiare (a fronte di circa 1/40esimo di consumo di energia elettrica (sempre di energia parliamo)) e per tutta l’estate, come farebbe la nonna, ci porta in casa tutta l’aria fresca che trova, fin che la trova.

Direi che come maggiordomo è molto efficiente – e non racconta nulla in giro!

Nel grafico sotto (ascissa = mese dell’anno e ordinata = energia recuperata per mese) potete vedere un bilancio annuale (forse un po’ hollywoodiano perchè preparato dal produttore, ma non è neanche giusto sempre pensar male) che ci indica:

  • in rosso l’energia recuperata
  • in verde il consumo elettrico della macchina (ed essendo un macinino riconosciuto dal Passivhaus Institut di Darmstadt come componente certificato ci si può fidare)
  • in azzurro il raffrescamento passivo

Chi è uno smanettone può leggere tutti i valori ora per ora, giorno per giorno, mese per mese, anno per anno.

 

E naturalmente seguire LIVE tutti i valori di

  • temperatura esterna 
  • umidità esterna
  • temperatura interna 
  • umidità interna
  • concentrazione di CO2 (ppm)
  • percentuale di calore recuperato dallo scambiatore 
  • energia recuperata espressa in Watt

Pensate che mentre la VMC recupera energia per 230 Watt, i ventilatori stanno consumando circa 4 Watt. E’ un dato significativo no? Ne parleremo in un post successivo “VMC decentralizzata che consuma poco e rende molto“, promesso.

La VMC come impianto in sè è veramente efficace, semplice (magari non questo modello che è veramente spinto!), efficiente, intelligente, anche banale nella sua costruzione (più semplice di una radio credo). E’ ancora poco capita e soprattutto poco conosciuta.

Beh io sto facendo la mia parte per farvela conoscere! Voi datemi retta, è quello che ci vuole in una casa con serramenti a tenuta! c’è poco da fare, che vogliate o no.

E se conoscete un esperto, fatevi aiutare da lui e poi decidetevi per l’installazione.


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L’ ENEA, sapete cos’è no? ha preparato…

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In questo blog scrivo un po’ di tutto sulle soluzioni per isolare meglio un edificio e con risultati validi anche nella stagione estiva. Mi prometto sempre di indicare come raggiungere l’obiettivo e perchè sia importante un’analisi delle caratteristiche dei materiali isolanti.

Ma qual’è l’obiettivo?

Per me è il comfort senza dipendere troppo dall’energia – come dire, ottenere molto consumando poco.

Infatti tutti gli argomenti che vi propongo, in fin dei conti, finiscono sempre lì, sull’Efficienza energetica.

L’ ENEA, sapete cos’è no? è una missione istituzionale, è l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, un ente finalizzato alla ricerca, all’innovazione tecnologica e alla prestazione di servizi avanzati alle imprese, alla pubblica amministrazione e ai cittadini nei settori dell’energia, dell’ambiente e dello sviluppo economico sostenibile. C’è personale altamente qualificato, laboratori avanzati,  impianti sperimentali e  strumentazioni di eccellenza e il suo riferimento istituzionale è il Ministero dello Sviluppo economico. ENEA è anche  il  coordinatore del Cluster Tecnologico Nazionale Energia, candidata ad Agenzia Nazionale per l’uso efficiente delle risorse e la mobilità sostenibile.  Dicevo – l’ENEA ha organizzato dei percorsi didattici e questionari per le scuole, educazione ambientale aperta a tutte le scuole insieme al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, tutto all’insegna dell’uso efficiente e consapevole dell’energia.

Sono tutti argomenti piacevoli ed interessanti da leggere, con qualche dato ma non troppi dati, non vi annoierete! Vi ho preparato dei link per arrivarci in fretta senza perdervi, sono tutti link da aprire in famiglia “per grandi e piccini!

non perdeteveli e poi lasciate un commento, anzi, fatelo scrivere a loro:

            

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Hypermiling è una forma di risparmio energetico, come in auto così a casa

Quando si tocca l’argomento auto elettrica – provateci anche voi – si viene investiti da queste tre critiche: le auto elettriche costano troppo, si ricaricano in tempi troppo lunghi, hanno un’autonomia ridicola.

Autonomia, autonomia… dipende da come si guida 😉

Come la casa, chi la abita è in gran parte responsabile delle bollette.

Se sprechi in auto, sicuramente sprechi anche a casa e al lavoro. Se ti affascina il basso consumo, questo ti affascina ovunque e difficilmente lascerai lo schermo del computer acceso per tutta la pausa pranzo perchè poco t’importa.

Io guido già da record, nel senso che in ogni spostamento sfido me stesso a consumare meno. Sono anni che faccio questo giochetto, ormai non mi riesce nemmeno più di consumare meno di meno, è già troppo meno – meno di così non ci riesco.

Pratico da anni la così detta hypermiling.

Il desiderio di avere sotto il sedere un’auto ibrida era in buona parte dettato da questa voglia di ricominciare la sfida con me stesso, vedere dove potevo arrivare. Beh, non ho ancora un auto ibrida. Magari non l’avrò mai (è la mia speranza).

Come dice mia mamma – “attento ai tuoi desideri, potrebbero anche avverarsi!”-

Ma torniamo alle 3 comuni critiche all’auto elettrica: l’ultima si riassume in “autonomia ridicola”.

E’ innegabile, 300-500km sono scarsi, più che abbondanti ogni santo giorno, ma qualche volta veramente stretti: pensate alla terribile situazione di voler tornare a casa da chi sa dove e non farcela! Un viaggio lungo, magari di vacanza, invece, credo si possa ben programmare. Altre App App App. Vita da App.

Dunque l’autonomia dell’auto elettrica in genere è scarsa (o scarsissima), ma guidando meglio non si può arrivare più lontano? Chi mi ride in faccia parlando di Tesla, io lo guardo pensando – ce l’avessi io una Tesla, farei 900km con una carica, e non 300-500km.

Ovviamente non ho esperienze, ma se spingo il mio vecchio macinino a benzina fino a oltre 800km con un pieno, immaginate cosa riuscirei a fare immerso in un bagno di App al volante di una Tesla. 900km, cosa dico? 1.100km! Mi-ni-mo.

Elucubrazioni energetiche.

Ho letto su electrek buone notizie:

  • molti proprietari di Chevy Bolt EV fanno ben di più delle 238 miglia previste, anche 300 miglia! (The Bolt EV doesn’t need hypermiling records to make its range look good).
  • test di hypermiling con la sconosciuta Opel Ampera E hanno mostrato autonomie di oltre 750km.

Non siamo affatto abituati a ragionare in Wh/km, ma lo saranno i nostri figli. La nostra testa è fatta per km/litro oppure per litri/100km ed è in effetti più facile e visivo rappresentarsi nella fantasia che una bottiglia di benzina ci ha permesso di fare 20km oppure all’inverso che 5 bottiglie sono state consumate per fare 1 centinaio di km.

Pensare ad un Wh è invece impossibile, è troppo astratto! L’unico modo per materializzare i kWh che consumeranno le nostre future e-auto sarà immaginare le monetine da 20 centesimi che rappresentano il costo dell’energia.

Ma se attaccate alla spina del vostro garage l’auto elettrica per ricaricarla, quanto immaginate che costi il kWh? Vietato consultare l’ultima bolletta! Prima ditemi quanto costa un kWh così a naso, poi consultate la bolletta. Credo che nell’immaginario di tutti il prezzo sia 0,20-0,30 €/kWh, invece se si analizza la bolletta in dettaglio si può scoprire il costo medio unitario dell’energia….. che è ben più alto! molto più alto! molto!

Un motivo in più per guidare sempre in stile hypermiling – è una forma di risparmio energetico! una forma attiva se la confrontiamo con una casa passiva.

Allora? quanto pagate il kWh voi? spiate nella bolletta: solitamente il dato è riportato al primo paragrafo della pagina 3. Fatemi sapere…

            

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Il radiante a pavimento in casa classe A, sì o no?

Dopo decenni di poco comfort, sono tantissimi i committenti che sognano di avere sotto i piedi un tiepido pavimento radiante! Peccato che i tempi intanto siano cambiati! I pannelli radianti a pavimento tradizionali NON sono adatti a garantire il benessere nei nuovi edifici in classe A. Per assurdo, in classe A, i ventilconvettori a bassa temperatura si comportano meglio e permettono anche un risparmio energetico.

radiante-pavimento-casa-classe-a-01

Ma perchè il sistema radiante non è più la panacea a tutti i mali? Come mai i ventilconvettori o i normali radiatori sono da riprendere in considerazione? Continua a leggere

Casa a bassissimo consumo energetico e basso impatto ambientale

Case ad Energia Quasi Zero (NZEB), case ad Energia Zero (ZEB), case in classe G in “VENDESI” a fiumi… che fare?

Avete notato che il governo è riuscito a infilarci l’obbligo dell’APE per andare a vendere una vecchia casa? Eh sì, il governo ha ritenuto im-por-tan-tis-si-mo che in sede notarile e ancor prima, nell’annuncio “VENDESI”, ci fosse anche l’attestato di prestazione energetica. Non sia mai che la parte acquirente, sprovveduta e credulona, a sua insaputa, si ritrovi neo proprietaria di una casa passiva senza saperlo: l’acquirente ha il diritto di sapere! dobbiamo dirglielo nero su bianco che sta comperando una casa in Classe energetica G.

Repubblica delle banane.

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A più di mezzo secolo dallo “scandalo delle banane” e dopo decenni di marche da bollo per qualsiasi cavolata, le pecorelle italiane devono comperarsi anche l’APE per vendersi la casa! Così cresce il PIL ah ah. Io compero l’APE a te, tu fatturi l’APE a me, il notaio lo consegna a lui, e siamo tutti felici. Il tempo è passato, abbiamo fatto qualcosa di necessario, e intanto la Cina, nello stesso tempo dedicato ai balzelli dell’APE sulla casa della nonna e delle marche da bollo, ha tirato su altri 18 piani su ogni grattacielo in costruzione.   L’Italia è avanti.  Avanti popolo!

Perdonatemi, sono andato fuori tema,   volevo scrivere di Case ad Energia Quasi Zero (NZEB), case ad Energia Zero (ZEB), e case in classe G.

Certamente nessuno di noi ha intenzione di andare a vivere in una casa poco confortevole con difetti di vario genere, problematiche di umidità di risalita e bollette elevate.

Si ricorre sempre più spesso alla demolizione per poi affrontare più sereni e con più libertà di scelta la ricostruzione. Ai “vecchi” piange il cuore vedere questa pratica e scuotono la testa impotenti: il nuovo avanza.

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Inutile girarci in torno, chi vuole una casa nuova vuole una casa… una casa… una casa più aerodinamica. sì, vuole una casa con Cx bassissimo. E come contraddirlo?

Almeno per sentito dire, è noto che il costo di ristrutturazione al mq e gli imprevisti sempre in agguato impongono delle riflessioni. Un preventivo che rispecchi la realtà non è una cosa semplice e anche un computo metrico ben dettagliato probabilmente ha delle mancanze.

Io amo il risparmio energetico, e so che avere una casa che consuma poco regala tante soddisfazioni.

Sapete ormai tutti che Energia Zero significa che la casa è autonoma (off-grid), invece la casa NZEB è  collegata alle infrastrutture energetiche (rete elettrica, rete del gas).

Cosa offrono queste case oltre alle bollette zero o quasi zero? Bassissime emissioni di certo.

L’ambiente è salvo?

Beh qui si apre un tema poco affrontato e un po’ spinoso per l’anima ambientalista:

gli edifici a bassissimo consumo energetico, dal punto di vista del Life Cycle, hanno un impatto ambientale più elevato rispetto ad edifici standard, e bisognerebbe tenere più in considerazione il consumo globale di energia durante l’intero ciclo di vita di un edificio e non solo il consumo di energia durante il suo utilizzo in inverno e in estate.

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Un materiale non vale l’altro! La decisione per una certa stratigrafia ha delle ricadute ambientali e i criteri ambientali rientrano in tutte le fasi del processo edilizio.

Abbiamo appena imparato ad accettare l’idea che una casa dev’essere ben isolata e già dobbiamo fare i conti con la nostra coscienza e le conseguenze ambientali delle nostre scelte progettuali. Purtroppo sì, e siamo anche in ritardo!

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Bisognerebbe già da domani mattina fare l’analisi LCA nella progettazione degli edifici, ed iniziare a valutare l’impatto del ciclo di vita dei materiali per scegliere bene cosa usare e cosa evitare di usare!

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L’analisi LCA è importante veramente.

Da MediaWorld i giovani in divisa rossa e nera appiccicano su ogni frigorifero l’etichetta energetica e noi consulenti, progettisti e tecnici non sappiamo come valutare gli impatti ambientali del ciclo di vita dei prodotti?

Ci pensa Google a saziare la nostra voglia di sapere:

chi è digiuno della materia, ci capisce poco, nulla.

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Conoscere l’impatto ambientale del ciclo di vita dei materiali (LCA) è fondamentale per progettare in modo più intelligente. Dobbiamo trovare una tabella semplice e poi utilizzarla quotidianamente!

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E tornando a vagheggiare sulla casa ad Energia Quasi Zero (NZEB) bisognerebbe parlare seriamente di Life-Cycle Near Zero Energy building (LC- NZEB) e quindi sul consumo di energia complessivo e sull’impatto ambientale complessivo! un LCA completo! Non dimentichiamo che anche il Dr. Wolfgang Feist ha rilevato che la casa efficientissima ha anche il più alto consumo di energia primaria nel ciclo di vita (la quantità di energia richiesta per la fabbricazione dei materiali indispensabili alla costruzione è molto elevata).

Ridurre il consumo di energia in utilizzo resta il nostro traguardo, ma non sovrastimiamo i risparmi energetici potenziali nel ciclo di vita complessivo dell’edificio perchè guardiamo solo il consumo in bolletta!

Se siamo a digiuno di LCA da tutta la vita possiamo sempre contare sul buon senso per un buon progettare: che ne pensate di un laterizio porizzato rettificato portante sismico senza la necessità di un sistema a cappotto? E’ solo un’idea e potete approfondire l’argomento leggendo qui.

Buona casa nuova a tutti!

            

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federico_sampaoli_espertocasaclimacom  ipha_member   articolo ideato, scritto e diretto da Federico Sampaoli, impegnato a favore delle persone, del comfort e dell’open information, titolare e caporedattore di espertocasaclima.com – blog di formazione e comunicazione online dal 2009.

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ACS acqua calda sanitaria a costo zero

Adesso posso schiacciare un pisolino. A trentasei anni, l’ unico modo per affrontare un incontro serale, che può protrarsi oltre la mezzanotte, è dormire prima. Inoltre, adesso che più o meno so chi sono, voglio chiudere gli occhi di fronte a questa consapevolezza, come a nascondermi. Quando li riapro è passata un’ora. Dico a voce alta: E’ ora di andare. Non mi posso più nascondere. M’infilo di nuovo sotto la doccia, ma questa è diversa da quella della mattina. La doccia del pomeriggio è sempre più lunga – ventidue minuti, più o meno – e non serve a svegliarmi o a lavarmi. La doccia pomeridiana serve a farmi coraggio, a darmi istruzioni.

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Il tennis è lo sport in cui parli da solo. Nessun atleta parla da solo come i tennisti. I lanciatori di baseball, i golfisti, i portieri borbottano tra sé, ovviamente, ma i tennisti parlano con se stessi – e si rispondono. Nella foga di un incontro, i tennisti sembrano dei pazzi per la strada, che farneticano, imprecano e dibattono accesamente con il proprio alter-ego. Perché? Perché il tennis è uno sport così maledettamente solitario. Soltanto i pugili possono capire la solitudine dei tennisti – anche se i pugili hanno i loro secondi e i manager. Perfino il suo avversario fornisce al pugile una sorta di compagnia, qualcuno a cui può avvinghiarsi e contro cui grugnire. Nel tennis sei faccia a faccia con il nemico, scambi colpi con lui, ma non lo tocchi mai, né parli a lui o a qualcun altro. Il regolamento vieta perfino che un tennista parli col proprio allenatore mentre è in campo. A volte c’è chi sostiene che i corridori siano altrettanto solitari, ma è un confronto ridicolo. Almeno il corridore può sentire e annusare gli avversari. Sono a pochi centimetri da lui. Nel tennis sei su un’ isola. Di tutti gli sport praticati da uomini e donne, il tennis è il più simile all’isolamento carcerario, il che porta inevitabilmente a parlare da soli, e io inizio a farlo qui, sotto la doccia pomeridiana. E’ il momento in cui prendo a dirmi delle cose, cose folli, ripetendomele fino a convincermene. Per esempio che un mezzo paralitico possa partecipare agli US Open. Che un uomo di trentasei anni possa bettere un avversario nel fiore degli anni. Ho vinto 869 match nella mia carriera, sono il quinto nella classifica di tutti i tempi, e molti li ho vinti sotto la doccia del pomeriggio.

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Con l’acqua che mi romba nelle orecchie – un rumore non dissimile da quello prodotto da ventimila spettatori – rivivo alcune vittorie particolari. Non quelle ricordate dai tifosi, ma vittorie che ancora mi svegliano la notte. Squillari a Parigi. Blake a New York. Pete in Australia. Mi soffermo ad assaporarne i dettagli, poi passo a rivangare qualche sconfitta. Scuoto la testa ricordando quelle delusioni. Mi dico che stasera sosterrò un esame per il quale ho studiato ventinove anni. Qualunque cosa accada, ci sarò già passato almeno una volta. Che sia una prova fisica, o mentale, non è niente di nuovo.

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Ti prego, fa’ che finisca presto.

Non voglio che finisca.

Mi metto a piangere. Mi appoggio alla parete della doccia e mi lascio andare.

tratto da:   Andre Agassi (2011) OPEN, la mia storia – Einaudi

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Ventidue minuti sotto la doccia! Un sogno che non ricordo di aver mai vissuto. Sì un po’ tutti quanti tendiamo ad allungare i tempi in albergo o a esagerare con la temperatura, tanto paga Pantalone. Una piccola rivincita sul prezzo della camera e per chi ha fatto tanta strada, un modo per lavare via il viaggio, il tempo e la stanchezza, e sù, anche per prendere un po’ di coraggio in un luogo che non è casa nostra – come scrive Andre Agassi.

Lo sapevate che… Alt, un passo indietro; la mia personale passione per il risparmio energetico, che ho avuto la fortuna di trasformare in professione è data certamente dall’obiettivo di utilizzare poca energia aumentando contemporaneamente il comfort e riducendo gli impianti, ma il vero traguardo è la libertà, la non dipendenza, l’indipendenza!

Vivere in un castello con dieci caldaie da alimentare, manutenere, pagare, riparare può essere bello? può dare la sensazione di libertà? mi sentirei più libero ad avere bisogno di nulla, o di quasi nulla.

Una casa passiva rende liberi?

Le avveniristiche e ancora troppo rare PassivHaus significano indipendenza? In un certo senso direi di sì. Quando voglio rappresentare una casa passiva con un esempio felice dico “barca a vela”. Una barca a vela ci fa sentire liberi? In barca a vela ci sentiamo indipendenti? Direi di sì. Ci spinge il vento, e non il gasolio.

Lo sapevate che, per patto con me stesso, non utilizzo acqua calda sanitaria dal luglio 2013? Era estate – luglio cade ogni anno d’estate! – e mi godevo più volte al giorno una breve doccia fredda. Che tanto fredda poi non era viste le temperature record stabili oltre i 35° C – almeno qui in città. Ogni volta che mettevo la testa sotto l’acqua fresca ripensavo – e lo faccio ancora oggi, sempre – ad una vecchia intervista a Reinhold Messner che a un certo punto svela alla giornalista di utilizzare solo acqua fredda per lavarsi, che sia estate o che sia inverno. Sapete tutti quanto può essere fredda l’acqua che scorre. Seduto sul divano ad ascoltare le bizzarrie e le filosofie e le avventure di Messner pensavo tra me – figuriamoci, doccia fredda, d’inverno, e lui abita in montagna poi!

ACS acqua calda sanitaria costo zero

Luglio finiva, agosto passava e a settembre mi sono trovato davanti alla scelta se continuare o meno a non miscelare acqua calda. Ho un miscelatore monocomando a croce, fino a metà è fredda, oltre comincia a diventare calda.

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Non ho mai più girato il miscelatore fino in fondo: Messner aveva ragione! Si può fare. Basta volerlo! Non descrivo la sensazione del corpo e della pelle quando la doccia finisce perché questo articolo non so più dove andrebbe a parare. Ma vi assicuro che ne vale la pena! Costo energia zero, sensazioni 1000.

Mi sono liberato di quella dannata caldaia, appesa lì a creare dipendenza.

Io voglio essere un uomo libero.

Non è per il risparmio economico sulla bolletta, è per la libertà. E a distanza di tanti mesi devo ammettere che una doccia calda appare come benessere, ma è un brodo insopportabile che rammollisce e non esalta il risveglio del corpo.

Ma se mi avete seguito fin qui, magari solo per scoprire come si fa ad avere acqua calda sanitaria a costo zero (facendo la doccia fredda!) e siete delusi, vi aiuto almeno a capire il costo medio di questo lusso che è l’acqua calda. Quasi un diritto per le ultime generazioni, in realtà un lusso – uno spreco.

Conoscere i propri consumi è il primo passo verso l’efficienza energetica, non dimentichiamolo.

Ecco qualche calcolo preparato da Marco De Pinto:

Il fabbisogno di acqua calda sanitaria – ACS – per 2 persone ovviamente è indipendente dalla superficie calpestabile dell’edificio ed è pari a circa 80 litri giorno di acqua calda a persona a 42 °C.

Quindi 80 litri/persona giorno x 2 persone = 160 litri/giorno

  • Temperatura acqua fredda sanitaria: 10 °C
  • Temperatura acqua calda sanitaria di utilizzo: 42 °C
  • Salto termico: 32 °C

Energia necessaria per la produzione di acqua calda sanitaria al netto delle perdite degli accumuli, delle tubazioni di adduzione e ricircolo ACS:

  • Energia giornaliera consumata: 6.000 Wh
  • Giorni di consumo ACS: 365 giorni
  • Consumo energetico annuo: 2.190 kWh/anno

Il costo economico per la produzione di energia per ACS dipende sempre dalla fonte energetica:

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  • Caldaia a gasolio (rendimento 85%): 330 €/anno (costo gasolio 1.325€/litro compresa IVA)
  • Caldaia Caldaia a metano (rendimento 95%): 250 €/anno (costo metano 1.05 €/m3 con IVA)
  • Caldaia a GPL (rendimento 95%): 420 €/anno (costo GPL 4.6 €/m3 compresa IVA)

In soldoni, la doccia fredda vale circa 3.000€ ogni dieci anni di spese energetiche vive.


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articolo ideato, scritto e diretto da Marco De Pinto e Federico Sampaoli, impegnati a favore delle persone, del comfort e dell’open information. Marco titolare dello Studio di progettazione degli impianti PH Studio.  Federico titolare dello Studio di consulenza tecnica per una migliore efficienza energetica e caporedattore di espertocasaclima.com – blog di formazione e comunicazione online dal 2009. 

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Lampadine a basso consumo = Elettricità sporca

Forse l’unica salvezza sono le candeline di Ikea.

Le lampade fluorescenti compatte (LFC), le lampadine a basso consumo per capirsi, presentano 3 problemi:

  1. radiazioni elettromagnetiche fino a 1 metro di distanza
  2. mercurio (non toccate o inalate il contenuto: vapori di mercurio!) fino a 5 mg.
  3. radiazioni UV.

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quindi, anche se la UE impone questi prodotti, non mancano minacce nascoste!

E l’illuminazione a led?

vale sempre il motto:

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…questo articolo è stato ideato, scritto e diretto da Federico Sampaoli,

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