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L’ ENEA, sapete cos’è no? ha preparato…

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In questo blog scrivo un po’ di tutto sulle soluzioni per isolare meglio un edificio e con risultati validi anche nella stagione estiva. Mi prometto sempre di indicare come raggiungere l’obiettivo e perchè sia importante un’analisi delle caratteristiche dei materiali isolanti.

Ma qual’è l’obiettivo?

Per me è il comfort senza dipendere troppo dall’energia – come dire, ottenere molto consumando poco.

Infatti tutti gli argomenti che vi propongo, in fin dei conti, finiscono sempre lì, sull’Efficienza energetica.

L’ ENEA, sapete cos’è no? è una missione istituzionale, è l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, un ente finalizzato alla ricerca, all’innovazione tecnologica e alla prestazione di servizi avanzati alle imprese, alla pubblica amministrazione e ai cittadini nei settori dell’energia, dell’ambiente e dello sviluppo economico sostenibile. C’è personale altamente qualificato, laboratori avanzati,  impianti sperimentali e  strumentazioni di eccellenza e il suo riferimento istituzionale è il Ministero dello Sviluppo economico. ENEA è anche  il  coordinatore del Cluster Tecnologico Nazionale Energia, candidata ad Agenzia Nazionale per l’uso efficiente delle risorse e la mobilità sostenibile.  Dicevo – l’ENEA ha organizzato dei percorsi didattici e questionari per le scuole, educazione ambientale aperta a tutte le scuole insieme al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, tutto all’insegna dell’uso efficiente e consapevole dell’energia.

Sono tutti argomenti piacevoli ed interessanti da leggere, con qualche dato ma non troppi dati, non vi annoierete! Vi ho preparato dei link per arrivarci in fretta senza perdervi, sono tutti link da aprire in famiglia “per grandi e piccini!

non perdeteveli e poi lasciate un commento, anzi, fatelo scrivere a loro:

            

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federico_sampaoli_espertocasaclimacom  ipha_member   articolo ideato, scritto e diretto da Federico Sampaoli, impegnato a favore delle persone, del comfort e dell’open information, titolare e caporedattore di espertocasaclima.com – blog di formazione e comunicazione online dal 2009.

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Hypermiling è una forma di risparmio energetico, come in auto così a casa

Quando si tocca l’argomento auto elettrica – provateci anche voi – si viene investiti da queste tre critiche: le auto elettriche costano troppo, si ricaricano in tempi troppo lunghi, hanno un’autonomia ridicola.

Autonomia, autonomia… dipende da come si guida 😉

Come la casa, chi la abita è in gran parte responsabile delle bollette.

Se sprechi in auto, sicuramente sprechi anche a casa e al lavoro. Se ti affascina il basso consumo, questo ti affascina ovunque e difficilmente lascerai lo schermo del computer acceso per tutta la pausa pranzo perchè poco t’importa.

Io guido già da record, nel senso che in ogni spostamento sfido me stesso a consumare meno. Sono anni che faccio questo giochetto, ormai non mi riesce nemmeno più di consumare meno di meno, è già troppo meno – meno di così non ci riesco.

Pratico da anni la così detta hypermiling.

Il desiderio di avere sotto il sedere un’auto ibrida era in buona parte dettato da questa voglia di ricominciare la sfida con me stesso, vedere dove potevo arrivare. Beh, non ho ancora un auto ibrida. Magari non l’avrò mai (è la mia speranza).

Come dice mia mamma – “attento ai tuoi desideri, potrebbero anche avverarsi!”-

Ma torniamo alle 3 comuni critiche all’auto elettrica: l’ultima si riassume in “autonomia ridicola”.

E’ innegabile, 300-500km sono scarsi, più che abbondanti ogni santo giorno, ma qualche volta veramente stretti: pensate alla terribile situazione di voler tornare a casa da chi sa dove e non farcela! Un viaggio lungo, magari di vacanza, invece, credo si possa ben programmare. Altre App App App. Vita da App.

Dunque l’autonomia dell’auto elettrica in genere è scarsa (o scarsissima), ma guidando meglio non si può arrivare più lontano? Chi mi ride in faccia parlando di Tesla, io lo guardo pensando – ce l’avessi io una Tesla, farei 900km con una carica, e non 300-500km.

Ovviamente non ho esperienze, ma se spingo il mio vecchio macinino a benzina fino a oltre 800km con un pieno, immaginate cosa riuscirei a fare immerso in un bagno di App al volante di una Tesla. 900km, cosa dico? 1.100km! Mi-ni-mo.

Elucubrazioni energetiche.

Ho letto su electrek buone notizie:

  • molti proprietari di Chevy Bolt EV fanno ben di più delle 238 miglia previste, anche 300 miglia! (The Bolt EV doesn’t need hypermiling records to make its range look good).
  • test di hypermiling con la sconosciuta Opel Ampera E hanno mostrato autonomie di oltre 750km.

Non siamo affatto abituati a ragionare in Wh/km, ma lo saranno i nostri figli. La nostra testa è fatta per km/litro oppure per litri/100km ed è in effetti più facile e visivo rappresentarsi nella fantasia che una bottiglia di benzina ci ha permesso di fare 20km oppure all’inverso che 5 bottiglie sono state consumate per fare 1 centinaio di km.

Pensare ad un Wh è invece impossibile, è troppo astratto! L’unico modo per materializzare i kWh che consumeranno le nostre future e-auto sarà immaginare le monetine da 20 centesimi che rappresentano il costo dell’energia.

Ma se attaccate alla spina del vostro garage l’auto elettrica per ricaricarla, quanto immaginate che costi il kWh? Vietato consultare l’ultima bolletta! Prima ditemi quanto costa un kWh così a naso, poi consultate la bolletta. Credo che nell’immaginario di tutti il prezzo sia 0,20-0,30 €/kWh, invece se si analizza la bolletta in dettaglio si può scoprire il costo medio unitario dell’energia….. che è ben più alto! molto più alto! molto!

Un motivo in più per guidare sempre in stile hypermiling – è una forma di risparmio energetico! una forma attiva se la confrontiamo con una casa passiva.

Allora? quanto pagate il kWh voi? spiate nella bolletta: solitamente il dato è riportato al primo paragrafo della pagina 3. Fatemi sapere…

            

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Il radiante a pavimento in casa classe A, sì o no?

Dopo decenni di poco comfort, sono tantissimi i committenti che sognano di avere sotto i piedi un tiepido pavimento radiante! Peccato che i tempi intanto siano cambiati! I pannelli radianti a pavimento tradizionali NON sono adatti a garantire il benessere nei nuovi edifici in classe A. Per assurdo, in classe A, i ventilconvettori a bassa temperatura si comportano meglio e permettono anche un risparmio energetico.

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Ma perchè il sistema radiante non è più la panacea a tutti i mali? Come mai i ventilconvettori o i normali radiatori sono da riprendere in considerazione? Continua a leggere

Casa a bassissimo consumo energetico e basso impatto ambientale

Case ad Energia Quasi Zero (NZEB), case ad Energia Zero (ZEB), case in classe G in “VENDESI” a fiumi… che fare?

Avete notato che il governo è riuscito a infilarci l’obbligo dell’APE per andare a vendere una vecchia casa? Eh sì, il governo ha ritenuto im-por-tan-tis-si-mo che in sede notarile e ancor prima, nell’annuncio “VENDESI”, ci fosse anche l’attestato di prestazione energetica. Non sia mai che la parte acquirente, sprovveduta e credulona, a sua insaputa, si ritrovi neo proprietaria di una casa passiva senza saperlo: l’acquirente ha il diritto di sapere! dobbiamo dirglielo nero su bianco che sta comperando una casa in Classe energetica G.

Repubblica delle banane.

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A più di mezzo secolo dallo “scandalo delle banane” e dopo decenni di marche da bollo per qualsiasi cavolata, le pecorelle italiane devono comperarsi anche l’APE per vendersi la casa! Così cresce il PIL ah ah. Io compero l’APE a te, tu fatturi l’APE a me, il notaio lo consegna a lui, e siamo tutti felici. Il tempo è passato, abbiamo fatto qualcosa di necessario, e intanto la Cina, nello stesso tempo dedicato ai balzelli dell’APE sulla casa della nonna e delle marche da bollo, ha tirato su altri 18 piani su ogni grattacielo in costruzione.   L’Italia è avanti.  Avanti popolo!

Perdonatemi, sono andato fuori tema,   volevo scrivere di Case ad Energia Quasi Zero (NZEB), case ad Energia Zero (ZEB), e case in classe G.

Certamente nessuno di noi ha intenzione di andare a vivere in una casa poco confortevole con difetti di vario genere, problematiche di umidità di risalita e bollette elevate.

Si ricorre sempre più spesso alla demolizione per poi affrontare più sereni e con più libertà di scelta la ricostruzione. Ai “vecchi” piange il cuore vedere questa pratica e scuotono la testa impotenti: il nuovo avanza.

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Inutile girarci in torno, chi vuole una casa nuova vuole una casa… una casa… una casa più aerodinamica. sì, vuole una casa con Cx bassissimo. E come contraddirlo?

Almeno per sentito dire, è noto che il costo di ristrutturazione al mq e gli imprevisti sempre in agguato impongono delle riflessioni. Un preventivo che rispecchi la realtà non è una cosa semplice e anche un computo metrico ben dettagliato probabilmente ha delle mancanze.

Io amo il risparmio energetico, e so che avere una casa che consuma poco regala tante soddisfazioni.

Sapete ormai tutti che Energia Zero significa che la casa è autonoma (off-grid), invece la casa NZEB è  collegata alle infrastrutture energetiche (rete elettrica, rete del gas).

Cosa offrono queste case oltre alle bollette zero o quasi zero? Bassissime emissioni di certo.

L’ambiente è salvo?

Beh qui si apre un tema poco affrontato e un po’ spinoso per l’anima ambientalista:

gli edifici a bassissimo consumo energetico, dal punto di vista del Life Cycle, hanno un impatto ambientale più elevato rispetto ad edifici standard, e bisognerebbe tenere più in considerazione il consumo globale di energia durante l’intero ciclo di vita di un edificio e non solo il consumo di energia durante il suo utilizzo in inverno e in estate.

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Un materiale non vale l’altro! La decisione per una certa stratigrafia ha delle ricadute ambientali e i criteri ambientali rientrano in tutte le fasi del processo edilizio.

Abbiamo appena imparato ad accettare l’idea che una casa dev’essere ben isolata e già dobbiamo fare i conti con la nostra coscienza e le conseguenze ambientali delle nostre scelte progettuali. Purtroppo sì, e siamo anche in ritardo!

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Bisognerebbe già da domani mattina fare l’analisi LCA nella progettazione degli edifici, ed iniziare a valutare l’impatto del ciclo di vita dei materiali per scegliere bene cosa usare e cosa evitare di usare!

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L’analisi LCA è importante veramente.

Da MediaWorld i giovani in divisa rossa e nera appiccicano su ogni frigorifero l’etichetta energetica e noi consulenti, progettisti e tecnici non sappiamo come valutare gli impatti ambientali del ciclo di vita dei prodotti?

Ci pensa Google a saziare la nostra voglia di sapere:

chi è digiuno della materia, ci capisce poco, nulla.

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Conoscere l’impatto ambientale del ciclo di vita dei materiali (LCA) è fondamentale per progettare in modo più intelligente. Dobbiamo trovare una tabella semplice e poi utilizzarla quotidianamente!

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E tornando a vagheggiare sulla casa ad Energia Quasi Zero (NZEB) bisognerebbe parlare seriamente di Life-Cycle Near Zero Energy building (LC- NZEB) e quindi sul consumo di energia complessivo e sull’impatto ambientale complessivo! un LCA completo! Non dimentichiamo che anche il Dr. Wolfgang Feist ha rilevato che la casa efficientissima ha anche il più alto consumo di energia primaria nel ciclo di vita (la quantità di energia richiesta per la fabbricazione dei materiali indispensabili alla costruzione è molto elevata).

Ridurre il consumo di energia in utilizzo resta il nostro traguardo, ma non sovrastimiamo i risparmi energetici potenziali nel ciclo di vita complessivo dell’edificio perchè guardiamo solo il consumo in bolletta!

Se siamo a digiuno di LCA da tutta la vita possiamo sempre contare sul buon senso per un buon progettare: che ne pensate di un laterizio porizzato rettificato portante sismico senza la necessità di un sistema a cappotto? E’ solo un’idea e potete approfondire l’argomento leggendo qui.

Buona casa nuova a tutti!

            

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ACS acqua calda sanitaria a costo zero

Adesso posso schiacciare un pisolino. A trentasei anni, l’ unico modo per affrontare un incontro serale, che può protrarsi oltre la mezzanotte, è dormire prima. Inoltre, adesso che più o meno so chi sono, voglio chiudere gli occhi di fronte a questa consapevolezza, come a nascondermi. Quando li riapro è passata un’ora. Dico a voce alta: E’ ora di andare. Non mi posso più nascondere. M’infilo di nuovo sotto la doccia, ma questa è diversa da quella della mattina. La doccia del pomeriggio è sempre più lunga – ventidue minuti, più o meno – e non serve a svegliarmi o a lavarmi. La doccia pomeridiana serve a farmi coraggio, a darmi istruzioni.

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Il tennis è lo sport in cui parli da solo. Nessun atleta parla da solo come i tennisti. I lanciatori di baseball, i golfisti, i portieri borbottano tra sé, ovviamente, ma i tennisti parlano con se stessi – e si rispondono. Nella foga di un incontro, i tennisti sembrano dei pazzi per la strada, che farneticano, imprecano e dibattono accesamente con il proprio alter-ego. Perché? Perché il tennis è uno sport così maledettamente solitario. Soltanto i pugili possono capire la solitudine dei tennisti – anche se i pugili hanno i loro secondi e i manager. Perfino il suo avversario fornisce al pugile una sorta di compagnia, qualcuno a cui può avvinghiarsi e contro cui grugnire. Nel tennis sei faccia a faccia con il nemico, scambi colpi con lui, ma non lo tocchi mai, né parli a lui o a qualcun altro. Il regolamento vieta perfino che un tennista parli col proprio allenatore mentre è in campo. A volte c’è chi sostiene che i corridori siano altrettanto solitari, ma è un confronto ridicolo. Almeno il corridore può sentire e annusare gli avversari. Sono a pochi centimetri da lui. Nel tennis sei su un’ isola. Di tutti gli sport praticati da uomini e donne, il tennis è il più simile all’isolamento carcerario, il che porta inevitabilmente a parlare da soli, e io inizio a farlo qui, sotto la doccia pomeridiana. E’ il momento in cui prendo a dirmi delle cose, cose folli, ripetendomele fino a convincermene. Per esempio che un mezzo paralitico possa partecipare agli US Open. Che un uomo di trentasei anni possa bettere un avversario nel fiore degli anni. Ho vinto 869 match nella mia carriera, sono il quinto nella classifica di tutti i tempi, e molti li ho vinti sotto la doccia del pomeriggio.

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Con l’acqua che mi romba nelle orecchie – un rumore non dissimile da quello prodotto da ventimila spettatori – rivivo alcune vittorie particolari. Non quelle ricordate dai tifosi, ma vittorie che ancora mi svegliano la notte. Squillari a Parigi. Blake a New York. Pete in Australia. Mi soffermo ad assaporarne i dettagli, poi passo a rivangare qualche sconfitta. Scuoto la testa ricordando quelle delusioni. Mi dico che stasera sosterrò un esame per il quale ho studiato ventinove anni. Qualunque cosa accada, ci sarò già passato almeno una volta. Che sia una prova fisica, o mentale, non è niente di nuovo.

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Ti prego, fa’ che finisca presto.

Non voglio che finisca.

Mi metto a piangere. Mi appoggio alla parete della doccia e mi lascio andare.

tratto da:   Andre Agassi (2011) OPEN, la mia storia – Einaudi

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Ventidue minuti sotto la doccia! Un sogno che non ricordo di aver mai vissuto. Sì un po’ tutti quanti tendiamo ad allungare i tempi in albergo o a esagerare con la temperatura, tanto paga Pantalone. Una piccola rivincita sul prezzo della camera e per chi ha fatto tanta strada, un modo per lavare via il viaggio, il tempo e la stanchezza, e sù, anche per prendere un po’ di coraggio in un luogo che non è casa nostra – come scrive Andre Agassi.

Lo sapevate che… Alt, un passo indietro; la mia personale passione per il risparmio energetico, che ho avuto la fortuna di trasformare in professione è data certamente dall’obiettivo di utilizzare poca energia aumentando contemporaneamente il comfort e riducendo gli impianti, ma il vero traguardo è la libertà, la non dipendenza, l’indipendenza!

Vivere in un castello con dieci caldaie da alimentare, manutenere, pagare, riparare può essere bello? può dare la sensazione di libertà? mi sentirei più libero ad avere bisogno di nulla, o di quasi nulla.

Una casa passiva rende liberi?

Le avveniristiche e ancora troppo rare PassivHaus significano indipendenza? In un certo senso direi di sì. Quando voglio rappresentare una casa passiva con un esempio felice dico “barca a vela”. Una barca a vela ci fa sentire liberi? In barca a vela ci sentiamo indipendenti? Direi di sì. Ci spinge il vento, e non il gasolio.

Lo sapevate che, per patto con me stesso, non utilizzo acqua calda sanitaria dal luglio 2013? Era estate – luglio cade ogni anno d’estate! – e mi godevo più volte al giorno una breve doccia fredda. Che tanto fredda poi non era viste le temperature record stabili oltre i 35° C – almeno qui in città. Ogni volta che mettevo la testa sotto l’acqua fresca ripensavo – e lo faccio ancora oggi, sempre – ad una vecchia intervista a Reinhold Messner che a un certo punto svela alla giornalista di utilizzare solo acqua fredda per lavarsi, che sia estate o che sia inverno. Sapete tutti quanto può essere fredda l’acqua che scorre. Seduto sul divano ad ascoltare le bizzarrie e le filosofie e le avventure di Messner pensavo tra me – figuriamoci, doccia fredda, d’inverno, e lui abita in montagna poi!

ACS acqua calda sanitaria costo zero

Luglio finiva, agosto passava e a settembre mi sono trovato davanti alla scelta se continuare o meno a non miscelare acqua calda. Ho un miscelatore monocomando a croce, fino a metà è fredda, oltre comincia a diventare calda.

acs

Non ho mai più girato il miscelatore fino in fondo: Messner aveva ragione! Si può fare. Basta volerlo! Non descrivo la sensazione del corpo e della pelle quando la doccia finisce perché questo articolo non so più dove andrebbe a parare. Ma vi assicuro che ne vale la pena! Costo energia zero, sensazioni 1000.

Mi sono liberato di quella dannata caldaia, appesa lì a creare dipendenza.

Io voglio essere un uomo libero.

Non è per il risparmio economico sulla bolletta, è per la libertà. E a distanza di tanti mesi devo ammettere che una doccia calda appare come benessere, ma è un brodo insopportabile che rammollisce e non esalta il risveglio del corpo.

Ma se mi avete seguito fin qui, magari solo per scoprire come si fa ad avere acqua calda sanitaria a costo zero (facendo la doccia fredda!) e siete delusi, vi aiuto almeno a capire il costo medio di questo lusso che è l’acqua calda. Quasi un diritto per le ultime generazioni, in realtà un lusso – uno spreco.

Conoscere i propri consumi è il primo passo verso l’efficienza energetica, non dimentichiamolo.

Ecco qualche calcolo preparato da Marco De Pinto:

Il fabbisogno di acqua calda sanitaria – ACS – per 2 persone ovviamente è indipendente dalla superficie calpestabile dell’edificio ed è pari a circa 80 litri giorno di acqua calda a persona a 42 °C.

Quindi 80 litri/persona giorno x 2 persone = 160 litri/giorno

  • Temperatura acqua fredda sanitaria: 10 °C
  • Temperatura acqua calda sanitaria di utilizzo: 42 °C
  • Salto termico: 32 °C

Energia necessaria per la produzione di acqua calda sanitaria al netto delle perdite degli accumuli, delle tubazioni di adduzione e ricircolo ACS:

  • Energia giornaliera consumata: 6.000 Wh
  • Giorni di consumo ACS: 365 giorni
  • Consumo energetico annuo: 2.190 kWh/anno

Il costo economico per la produzione di energia per ACS dipende sempre dalla fonte energetica:

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  • Caldaia a gasolio (rendimento 85%): 330 €/anno (costo gasolio 1.325€/litro compresa IVA)
  • Caldaia Caldaia a metano (rendimento 95%): 250 €/anno (costo metano 1.05 €/m3 con IVA)
  • Caldaia a GPL (rendimento 95%): 420 €/anno (costo GPL 4.6 €/m3 compresa IVA)

In soldoni, la doccia fredda vale circa 3.000€ ogni dieci anni di spese energetiche vive.


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articolo ideato, scritto e diretto da Marco De Pinto e Federico Sampaoli, impegnati a favore delle persone, del comfort e dell’open information. Marco titolare dello Studio di progettazione degli impianti PH Studio.  Federico titolare dello Studio di consulenza tecnica per una migliore efficienza energetica e caporedattore di espertocasaclima.com – blog di formazione e comunicazione online dal 2009. 

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Lampadine a basso consumo = Elettricità sporca

Forse l’unica salvezza sono le candeline di Ikea.

Le lampade fluorescenti compatte (LFC), le lampadine a basso consumo per capirsi, presentano 3 problemi:

  1. radiazioni elettromagnetiche fino a 1 metro di distanza
  2. mercurio (non toccate o inalate il contenuto: vapori di mercurio!) fino a 5 mg.
  3. radiazioni UV.

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quindi, anche se la UE impone questi prodotti, non mancano minacce nascoste!

E l’illuminazione a led?

vale sempre il motto:

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…questo articolo è stato ideato, scritto e diretto da Federico Sampaoli,

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