Tag Archives: coibentazione

Sistema a cappotto su struttura in legno

La casa in legno, come la costruzione tradizionale, deve essere isolata sul lato esterno.

Forse solo una casa Blockbau (o Blockhaus) che usa la tecnica dei tronchi sovrapposti evita un cappotto esterno:

cappotto-struttura-casa-legno-etag-02

questo perchè lo richiede lo stile architettonico che vuole mettere in mostra il sistema costruttivo tramandato dalla tradizione.

cappotto-struttura-casa-legno-etag-03

Dire cappotto, come ormai sappiamo, è ancora dire poco. Dire di più significa identificare un sistema a cappotto. Il sistema a cappotto comprende componenti ben definiti: come ho spiegato in lungo e in largo in un vecchio articolo, un sistema a cappotto composito (un ETICS) ha le proprie linee guida (ETAG 004) dove sono precisamente definiti tutti i componenti del sistema. Superate le prove di laboratorio il sistema ottiene l’ETA, il Benestare Tecnico Europeo.

Indicare l’Etag 004 in riferimento per esempio al cappotto in lana di roccia applicato ad una struttura in legno non è esatto:

  • attualmente le linee guida europee per ottenere la marcatura CE riguardano solo (attualmente ripeto) le strutture portanti in muratura (perciò non sono valide per il legno che richiede collanti appositi)
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Riflettere l’irraggiamento solare per la protezione dal caldo, l’indice SRI

Se in edifici residenziali con tetto tradizionale devo ottenere una corretta protezione dal surriscaldamento progettando con materiali isolanti con densità e calore specifico elevati

Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]

in strutture con tetti piani che prevedono solo l’impermeabilizzazione sul lato esposto diventa importante la capacità di riflettere l’irraggiamento solare.

riflessione-irraggiamento-solare-protezione-caldo-lindice-sri-copertura-sistema-cappotto-colore-02

Trasmettere meno calore al pacchetto del tetto sottostante fa diminuire la temperatura interna dell’edificio, ma aiuta contro l’isola di calore delle zone intensamente edificate e poco verdi.

Tradizionalmente si utilizzano guaine scure, bituminose, che certo non offrono un’alta riflettanza.

Quali membrane sono da preferire per attenuare il surriscaldamento del pacchetto di copertura, e soprattutto, qual’è il valore importante da verificare nella scheda tecnica della membrana che stiamo valutando?

l’ indice SRI

Il valore SRI, cioè Solar Reflectance Index, svela le proprietà di riflettanza ed emissività di un materiale.

riflessione-irraggiamento-solare-protezione-caldo-lindice-sri-copertura-sistema-cappotto-colore-01

Maggiore è il valore SRI e maggiore sarà il calore che sarà riflesso e minore sarà la temperatura superficiale.

Drukwerk

In due parole: meglio scegliere membrane con valori SRI elevati.

I produttori di queste membrane evidenziano con una termocamera a raggi infrarossi  che una guaina bianca arriva a dimezzare la temperatura superficiale esterna di una copertura rispetto ad una guaina bituminosa ardesiata nera e sono comunque più efficaci di una guaina bituminosa ardesiata verniciata con prodotti bianchi.

riflessione-irraggiamento-solare-protezione-caldo-lindice-sri-copertura-sistema-cappotto-colore-06

E’ noto che il bianco aiuta contro il surriscaldamento, e ciò vale anche per una facciata:

Sì, anche per le pareti è determinante la scelta dei colori: in un sistema di isolamento termico a cappotto, per evitare danni funzionali causati dall’irraggiamento solare è opportuno decidere solo colori con fattori di riflessione alla luce > 25% (questo dato è evidenziato nella mazzetta colori del produttore).

riflessione-irraggiamento-solare-protezione-caldo-lindice-sri-copertura-sistema-cappotto-colore-03

Cosa fare quando non si rispetta il fattore di riflessione alla luce?

Un sistema di isolamento termico a cappotto deve sempre essere applicato a regola d’arte rispettando tutte le norme e le direttive tecniche ad oggi conosciute (incollaggio, tassellatura, zoccolatura, profili di raccordo/chiusura, profili speciali ed impermeabilizzazione), ma con valori di riflessione alla luce inferiori al 20 % è necessario un secondo strato di rete!

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La costruzione in laterizio isolata all’ esterno e sul lato interno

Scrive Alessio:

Salve Dr Sampaoli,
mi sto accingendo a comprare un appartamento piano terra di circa 90mq netti di nuova costruzione così composto:

  • MURATURA PERIMETRALE: tamponamento in blocco forato di laterizio (sp. cm. 25), controparete esterna costituita da orditura metallica in lamiera zincata, con riempimento delle intecapedini in lana di vetro (sp. min. cm. 10) e ulteriore strato continuo di isolamento in pannelli di lana di roccia (sp. min. cm. 2) aderente alla muratura in laterizio. Rivestimento esterno applicato all’orditura metallica in lastre di fibro-cemento (sp. mm. 1,25) opportunamente armato con rete in fibra di vetro e rinforzi sempre in rete in prossimità degli spigoli delle finestre, annegati in doppia mano di rasante, successiva applicazione di primer (fissativo) e finitura ad intonachino con tinta a discrezione della D.L.. Controparete interna costituita da orditura metallica scollegata dagli elementi strutturali attraverso giunti silenti, con saturazione delle intercapedini in lana di vetro (sp. cm. 5) abbinata a carta Kraft con funzione di barriera al vapore e rivestimento con lastra in fibrogesso sp. cm. 1,25.
  • PARETE DIVISORIA (tra differenti unità abitative e tra unità e vano scala): supporto in blocco forato di laterizio (sp. cm. 12) con strato continuo di isolamento in lastra di cartongesso sp. cm. 1,25 applicata su un lato. Quindi contropareti da ambo i lati costituite da orditura metallica scollegata dagli elementi strutturali attraverso giunti silenti, con saturazione delle intercapedini in lana di vetro (sp. cm. 4) e rivestimento con lastra in fibro-gesso sp. cm. 1,25.
  • COPERTURA: Controsoffitto fono-isolante costituito da orditura metallica collegata alla soletta piena in C.A. attraverso un sistema di sospensione e lastra in cartongesso (sp. cm. 1,25) fissata all’orditura con viti autofilettanti, pannelli in Celenit (sp. cm. 2,5) incollati alla soletta. Posizionamento sopra il solaio grezzo dello strato isolante realizzato in lana di vetro (sp. totale min. cm. 14), sottotetto non praticabile isolato e ventilato, tetto a padiglione con struttura metallica portante in ferro zincato e pannelli di chiusura tipo “Sandwich” costituiti da doppia lamiera con isolamento interposto, a 4 greche, tinta RAL.

Chiedo gentilmente un suo parere se me lo può dare grazie.

Eccolo (il mio parere) :-(

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MURATURA PERIMETRALE

Il bello di un edificio moderno costruito in laterizio è proprio quello di ottenere degli ambienti delimitati da laterizio (che è argilla cotta), rivestito sul lato interno da un intonaco salubre, e protetto sul lato esterno dal sistema termoisolante a cappotto.

Il fatto di contenere le dispersioni termiche della casa con un isolamento esterno e di godere della grande massa interna è importantissimo per ottenere il massimo comfort in tutte le stagioni dell’anno, specialmente se si tratta di un’abitazione vissuta tutti i giorni (quindi non di una casa per la settimana bianca, dove un isolamento interno mi aiuterebbe a raggiungere in fretta un po’ di comfort anche al venerdì sera…).

Aggiungo anche che le lane minerali sono ottimi materiali isolanti in regime invernale mentre sono poco adatte alla protezione dal caldo (io comunque evito sempre di proporre lana di vetro o lana di roccia perchè sono contrario al rischio delle fibre che volano in ambiente durante la lavorazione in cantiere – ho scritto più di qualche articolo sull’argomento).

Un rivestimento in fibrogesso o cartongesso sul lato interno con intercapedine isolata sempre in lana minerale non ha alcun senso di esistere e, di fatto, peggiora la prestazione della stratigrafia molto vistosamente:

  • la Capacità termica periodica del lato interno (la capacità areica interna) espressa in [kJ/m2K] scende molto rispetto ad un laterizio intonacato e dobbiamo ricordare che per evitare il surriscaldamento estivo è meglio avere alti valori di capacità di assorbire calore sul lato interno!

In due parole: perchè mai isolare una parete un po’ da fuori e un po’ da dentro? Decidiamoci! Se è intelligente isolare dall’esterno, per un infinità di motivi, perchè non concentrare l’investimento là dove è necessario?

La soluzione del rivestimento in fibrogesso o cartongesso sul lato interno con intercapedine isolata è di solito adottata nelle case in legno dove la parete in x-lam non può accogliere le tracce per gli impianti: ecco che l’intercapedine viene destinata ai passaggi impiantistici.

 PARETE DIVISORIA

Come detto prima, non simpatizzo per le lane minerali. Per dividere due unità si possono proporre altre stratigrafie.

costruzione-laterizio-isolamento-esterno-lato-interno-01

COPERTURA

Dall’interno verso l’esterno abbiamo (sopra la testa per intenderci)

  • cartongesso (materiale più economico in edilizia non esiste, per approfondire leggi questo articolo)
  • Celenit spessore 25mm in aderenza al solaio in cemento armato (si tratta di un  pannello isolante termico e acustico, costituito da lana di legno di abete mineralizzata legata con cemento Portland, si usa solitamente per attenuare i ponti termici più forti nell’edilizia tradizionale)
  • lana di vetro 140mm (non è il mio isolante prediletto ma funziona bene d’iverno, male d’estate)
  • ambiente sottotetto non praticabile ventilato (qui non si può ben comprendere come sia da intendere la ventilazione del sottotetto)
  • struttura metallica portante in ferro zincato e pannelli di chiusura tipo “Sandwich” costituiti da doppia lamiera con isolamento interposto, a 4 greche, tinta RAL. ( si tratterà di un pannello composito per coperture con due rivestimenti in lamiera metallica collegati tra loro da uno strato di isolante poliuretanico simile a quello in immagine)


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Tetto coibentato non ventilato in legno con guaina ardesiata

Ho deciso di pubblicare questo commento di Manuel in questo articolo proprio per dedicare più spazio e attenzione a quello che sta succedendo a questo tetto in legno con pacchetto termoisolante NON traspirante:

il racconto dello stato delle cose:

Buonasera sono Manuel… grazie per esistere….

Il mio problema è molto grave, ho acquistato casa nuova a ottobre scorso e lo stabile condominio di 3 piani ha solo 1 anno e mezzo.
Il tetto per capitolato non è ventilato e così composto:

  • Travi portanti in pino lamellare
  • Perline
  • Barriera al vapore
  • Fibra di legno 4 cm
  • Isolante sintetico 12 cm
  • Tavolato
  • Guaina ardesiata
  • Tegole

Inizialmente, a maggio, ho notato una consistente infiltrazione di acqua nel sottotetto con formazione di grande quantità di muffa (o funghi di colore tendente al rosa) tra le perline e il muro interno.

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Col passare del tempo tutta la zona del sottotetto si è riempita di muffa costringendomi a disinfettare e lavare vestiti e scarpe che erano in questo locale.
Dopo l’intervento del costruttore, in questa zona, non ho avuto altri segni di infiltrazioni -
l’acqua entrava attraverso il passaggio di un tubo dei pannelli solari – ma dopo pochi giorni notavo la presenza dello stesso fungo in vari punti della lavanderia, del bagno e del disimpegno e nella fascia molto alta del tetto.

tetto-coibentato-non-ventilato-legno-guaina-ardesiata-vapore-infiltrazioni-05

In presenza di piogge le goccioline di acqua macchiavano anche il pavimento.

A metà giugno il costruttore faceva aprire con l’uso di motosega la zona interessata dalle infiltrazioni:

tetto-coibentato-non-ventilato-legno-guaina-ardesiata-vapore-infiltrazioni-02

tagliando la guaina si notava sotto di essa la presenza di acqua, il tavolato superiore era vistosamente bagnato, i pannelli isolanti erano bagnati, i morali in legno, di contenimento, erano completamente marci (neri cone fossero bruciati), la fibra di legno era molto bagnata, la barriera al vapore presentava chiazze bianche riconducibili al fungo di cui sopra, le perline e i travi interni sembravano intatti.

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L’area attorno alla zona aperta circa 4×3 m è ancora con molta probabilità nelle stesse condizioni.

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tetto-coibentato-non-ventilato-legno-guaina-ardesiata-vapore-infiltrazioni-06

Nell’area aperta sono stati sostituiti i pannelli bagnati con lana di roccia, la barriera al vapore, i morali e il tavolato. Sono state ripristinate le guaine e sono stati creati 5 punti di micro-ventilazione.

tetto-coibentato-non-ventilato-legno-guaina-ardesiata-vapore-infiltrazioni-04

La zona immediatamente sotto al Velux del bagno, all’altezza del punto creato per la ventilazione, presenta ancora morali vistosamente deteriorati.

Sono stati creati due punti di mirco-ventilazione anche all’altezza del locale sottotetto.
In questa zona, immediatamente sotto la guaina, vi era un lieve presenza di acqua: il tavolato sembrava pressochè sano, i pannelli isolanti sintetici lievemente bagnati, la fibra di legno era molto umida. In questo punto non si vedevano morali in legno.
Dopo la riparazione, al primo acquazzone ma in un punto diverso si è riformato il famoso fungo…

Mi sono rivolto ad un legale ma la cosa assurda è che non si sa quale sia il problema… Parlano di condensa… Progettualmente è corretto? La ringrazio per l’attenzione che mi darà e sarò sicuramente riconoscente…

Grazie Manuel…

Come rispondere a questa domanda e allo stato delle cose?

 Ci provo così:

Quando l’impermeabilizzazione della copertura è difettosa non è il pacchetto termoisolante progettato il responsabile del danno – semplicemente l’acqua piovana ha trovato il modo di infiltrarsi.

Si fosse trattato di un tetto in latero cemento, probabilmente non sarebbero cresciuti i funghi, ma di certo l’intonaco interno avrebbe reagito male e alla lunga anche lui avrebbe offerto una superficie bagnata ideale per colonie di spore.

Parlando invece del progetto della stratigrafia, si deve ammettere che trattandosi di un tetto in legno era importantissimo garantire una efficace traspirazione del tetto senza ostacolare la migrazione del vapore e garantendo la tenuta all’aria.

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In questo caso specifico sembra che sia stata posata una barriera al vapore sul lato caldo e una guaina ardesiata sul lato freddo.

La barriera al vapore posata sul lato caldo (interno) avrebbe anche dovuto garantire la tenuta all’aria dell’involucro edilizio (volume riscaldato), quindi, se si sono evidenziati gocciolii in casa è evidente che il telo non garantisce la tenuta e probabilmente ha sormonti o nastrature difettosi.

Spesso nelle stratigrafie si legge “barriera vapore” ma altrettanto spesso, se si va alla ricerca del codice materiale impiegato, si scopre che si trattava di un freno al vapore (valore Sd > 0,2m) e non di una barriera (valore Sd > 100m). In questa eventualità, durante il periodo di riscaldamento, nello strato di coibentazione migra ulteriore vapore che non potrà attraversare la guaina ardesiata.

Se si trattasse di un pacchetto isolante perfettamente confinato tra due barriere al vapore (quella sul lato caldo e quella sul lato freddo) potrebbe comunque esserci una certa quantità di vapore contenuta nei materiali in fase di cantiere e questa si condenserebbe all’intradosso della guaina ardesiata nel periodo invernale e all’estradosso della barriera al vapore sul lato caldo nel periodo estivo: questo a causa della inversione stagionale della direzione della migrazione del vapore.

Per fare ulteriori ragionamenti sulla copertura ed il risanamento del pacchetto si deve assolutamente individuare quale fosse la qualità del telo posato sul lato caldo della stratigrafia (il costruttore può facilmente risalire alla voce di fornitura e consultare la scheda tecnica del materiale utilizzato).

Il telo freno al vapore che è stato nastrato nella zona della copertura aperta con la motosega (si vede nella foto n.3) forse è solo provvisorio – non andrebbe certamente in accordo con una copertura che non prevede traspirazione una zona dove invece è possibile un certo passaggio di vapore…

I nuovi punti di aerazione del pacchetto tetto ancora bagnato non peggiorano la situazione ma probabilmente non riusciranno a permettere una corretta asciugatura anche per la presenza dei pannelli isolanti sintetici che poggiano sui pannelli in fibra di legno – inoltre devo ricordare che la migrazione del vapore in estate è dall’esterno verso l’interno e non viceversa.

La descrizione della presenza di muffa nell’ambiente sottotetto mi fa pensare ad elevati livelli di umidità interni dovuti a superfici fredde che tendono a condensare il vapore interno: le superfici fredde sono ovviamente zone non sufficientemente coibentate mentre il vapore può essere presente (dimentichiamo per un attimo le infiltrazioni del tetto) per mancata ventilazione o per normale migrazione del vapore da ambienti vicini o sottostanti riscaldati verso quelli poco o non riscaldati.








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Mi può chiarire questo dubbio? Ci sono EPS ed EPS?

Il tetto rovescio di Mario vuole un chiarimento:

Buon giorno, avrei una domanda tecnica. Da quello che ho letto, anche sul suo intertessante sito, l’XPS va bene a contatto con l’acqua mentre l’EPS no. Avendo in mente di fare un tetto rovescio, mi hanno proposto un pannello ISOFLOOR in EPS con finitura prefabbricata a pavimento (in pratica su una faccia c’è già attaccato il pavimento). 

ISOFLOOR e’ un pannello termoisolante costituito da un elemento in Polistirene Espanso Sinterizzato (EPS) a celle chiuse, conforme alla Norma UNI EN 13163, Euroclasse E di Reazione al Fuoco, con finitura prefabbricata a pavimento. Il pannello presenta una conformazione dimensionale di facile applicazione e grazie all’insensibilita’ alla umidita’ dell’EPS, ai battenti perimetrali di sovrapposizione che garantiscono l’eliminazione di ponti termici ed alle scanalature inferiori, si ottiene un isolamento termico molto efficace evitando ristagni di acqua al di sotto dei pannelli a contatto con il manto di impermeabilizzazione.

 Mi può chiarire questo dubbio? Ci sono EPS ed EPS?

               Grazie, Mario

isofloor eps

Ci sono EPS ed EPS:

anche per la zoccolatura di sistemi a cappotto certificati sono previsti pannelli che non sono in xps:

si tratta di materiale isolante in polistirene espanso (EPS) costituito da schiuma dura stampata, idrofobizzata, prodotta attraverso trattamento termico di un granulato espandibile in polistirene: così è garantita l’insensibilità all’umidità.

 Probabilmente i quadrotti ISOFLOOR in Polistirene Espanso Sinterizzato (EPS) a celle chiuse con finitura prefabbricata a pavimento contano anche molto sulla presenza delle scanalature inferiori che devono riuscire a smaltire la presenza di acqua sul manto impermeabile destinato alla posa.

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Il miglior compromesso nella scelta dei materiali isolanti per una casa passiva con struttura a telaio

Scrive Daniele:
<< Salve. sto per costruire una casa passiva con struttura a telaio, la ditta che ho contattato usa fibra di legno, lana di roccia o misto , fibra di legno internamente e lana di roccia esternamennte – mi potreste consigliare quale miglior compromesso considerando che abito in pianura padana con umidità importanti.   grazie cordiali saluti >>

scelta-materiali-isolanti-casa-passiva-struttura-legno-telaio-01

Parlando di materiale per coibentazione per una casa in legno credo che si possa riassumere un discorso lunghissimo con tre principali argomenti:

  1. salubrità
  2. sfasamento estivo
  3. antincendio

scelta-materiali-isolanti-casa-passiva-struttura-legno-telaio-03

salubrità:

  • le lane minerali e loro fibre mi preoccupano moltissimo, ma ci sono pareri discordanti ed io non ho la chiave della verità suprema.
  • sicuramente il rischio di inalare fibre è elevato durante le fasi di cantiere e invece molto basso per il committente che abiterà la casa.
  • anche sulle emissioni di formaldeide ci sono pareri discordanti.
  • Se vuoi approfondire leggi il mio articolo http://espertocasaclima.com/2016/03/fibre-minerali-fini-lana-roccia-lana-vetro-rischi-salute/

sfasamento estivo:

  • a questo proposito possiedo invece la chiave della verità suprema, e questa verità è garantita dai numeri: ad esempio, 25 è sempre più di 14.
  • si può affermare che la lana di roccia abbia la stessa capacità della fibra di legno a contenere le dispersioni termiche in inverno, ma in pianura padana, come in quasi tutta Italia, il problema delle case è il surriscaldamento estivo e la continua necessità di ricorrere all’accensione degli impianti per raffrescamento
  • in estate abbiamo bisogno di due cose: 1) protezione dal caldo estivo proveniente dall’esterno aumentando il ritardo con cui il calore attraversa la struttura   2) protezione dal veloce surriscaldamento interno aumentando la capacità di accumulare calore del lato interno
  • pensate che 40cm di lana di roccia offrono appena 14 ore di sfasamento contro le 25 ore della fibra di legno con spessore 38cm
  • la stratigrafia va calcolata e poi corretta con ulteriori o migliori strati preferendo sempre pannelli con elevato calore specifico (J/kgK)
  • il lato interno di una casa in legno soffre della mancanza di massa, specialmente se è finita internamente con economiche lastre in cartongesso
  • la stratigrafia va calcolata e poi corretta con ulteriori o migliori strati.

antincendio:

  • in Italia abbiamo più casi di tumore o di incendio di case passive?
  • certamente sarebbe catastrofico che la casa dei nostri sogni prendesse fuoco – non tutti avrebbero le finanze e la forza, se incolumi, di ricominciare dalle ceneri..
  • qui però l’argomento scivola più sulla tipologia di impianto elettrico che sul materiale da costruzione!
  • una casa in legno a telaio con isolamento termico in fibra di legno è combustibile: il progettista e l’installatore devono realizzare l’impianto elettrico a regola d’arte (legge 186/68)
  • l’impianto elettrico nelle case in legno è soggetto al D.M.37/2008 art.1 comma 2 lett.a e b, può essere quindi eseguito dall’installatore abilitato ai sensi del D.M.37/2008 art.3.

scelta-materiali-isolanti-casa-passiva-struttura-legno-telaio


       

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Costruire con un buon blocco porizzato senza cappotto con i nuovi limiti di trasmittanza termica del DM 26.6.2015

Costruire un edificio in laterizio con elevata classe energetica significa per forza scegliere una muratura e prevedere un sistema termoisolante a cappotto?

No.

Oggi possiamo scegliere tra molti blocchi in laterizio con elevata capacità di contenere le dispersioni invernali!

costruire-blocco-porizzato-cappotto-limiti-trasmittanza-dm-26-6-2015 -10

Una costruzione tradizionale, in laterizio, ad umido, non necessariamente deve utilizzare i mattoni della nonna e tanta malta di allettamento. Il mattone pieno dei nostri nonni aveva certamente una massa enorme, ma nel nostro clima una parete di mattone pieno disperde molta energia d’inverno e si surriscalda d’estate. Il trucco dell’intercapedine d’aria tra due file di mattoni migliorava la situazione in entrambe le stagioni, ma in definitiva l’edificio rimaneva energivoro e poco adatto alla protezione dal caldo. Un forte spessore di muratura diventava ottimo d’estate, ma rimaneva scarso d’inverno e poco confortevole in primavera.

Oggi possiamo progettare edifici in laterizio molto performanti molto facilmente.

Come?

Investendo nella qualità del blocco e nelle sue prestazioni termiche.

costruire-blocco-porizzato-cappotto-limiti-trasmittanza-dm-26-6-2015

Sicuramente una buona notizia per quanti odiano l’idea di avere un cappotto esterno, anche della migliore qualità. Appiccicare l’isolante sulle facciate è la migliore forma di protezione dal caldo e dal freddo scegliendo opportunamente materiali e spessori da impiegare, ma in generale questa tecnica non piace:

  • e per il costo
  • e per la sensazione di poca durata
  • e per la vecchia idea che i muri non possono respirare
  • e se vogliamo, anche per il brutto suono che produce la parete quando si bussa a testarne la consistenza.

costruire-blocco-porizzato-cappotto-limiti-trasmittanza-dm-26-6-2015 cappotto

Le antipatie sono abbastanza diffuse. Le simpatie verso i sistemi termoisolanti a cappotto sono solo per la bassa bolletta energetica: spesso unica consolazione dopo tanto investimento.

Avendo la possibilità di scegliere il tipo di muratura con cui edificare, possiamo fin dalla fase progettuale prevedere di rinunciare all’isolamento dall’esterno e puntare tutto sulle prestazioni del blocco – blocco di tamponamento o portante sismico che sia (il blocco per tamponamento, quello che viene utilizzato in un edificio con struttura portante in calcestruzzo armato, è sensibilmente più spinto come isolamento rispetto al suo gemello blocco portante sismico).

Ho ricordato all’inizio che oggi possiamo progettare edifici in laterizio molto performanti investendo nella qualità del blocco e nelle sue prestazioni termiche.

Se avete già fatto qualche ricerca a questo proposito, o ricevuto qualche proposta da qualche costruttore, avrete sentito parlare di laterizio porizzato. Si fa così:

  • l’impasto viene alleggerito additivando all’argilla cruda degli alleggerenti, prima della formatura, e poi cotto.

costruire-blocco-porizzato-cappotto-limiti-trasmittanza-dm-26-6-2015-01

Queste macro porizzazioni si possono ottenere miscelando

  • polistirolo in forma di piccole sfere (nella cottura brucia scindendosi in anidride carbonica ed acqua)
  • farine fossili, farine di cellulosa, farine di legno ed altri alleggerenti di natura organica e non.

I blocchi porizzati sono pieni di macropori o micropori tra loro non comunicanti, privi di depositi carboniosi e contenenti solo aria.

Non c’è dubbio che i blocchi fatti con argilla e farina di legno vergine diano più garanzie ad un ambiente che vuole essere biocompatibile. 

costruire-blocco-porizzato-cappotto-limiti-trasmittanza-dm-26-6-2015-02

Con un blocco porizzato e rettificato posato con malta speciale possiamo ottenere le prestazioni che vogliamo?

Dipende!

In questo articolo non voglio prendere in considerazione i blocchi rettificati riempiti con lana di roccia, la lana di roccia non mi piace e anche se potrei optare per i blocchi riempiti con perlite preferisco analizzare il laterizio in sè, con la sua struttura, i suoi alveoli, i suoi pori e il suo spessore.

costruire-blocco-porizzato-cappotto-limiti-trasmittanza-dm-26-6-2015-04

Quando un blocco è rettificato significa che ha facce di appoggio superiori ed inferiori “rettificate” (perfette per planarità e parallelismo) e questa perfezione permette di avere giunti di 1 solo mm e la posa con malta speciale: meno giunti e meno malta = meno ponti termici e migliori prestazioni.

costruire-blocco-porizzato-cappotto-limiti-trasmittanza-dm-26-6-2015-03

Cominciamo a dare i numeri?

Qual’è il dato che ognuno vorrebbe conoscere? Sì, al di là del prezzo.. La trasmittanza U che si potrebbe ottenere.

Ricostruiamo, con 2383 Gradi Giorno siamo in zona climatica E:

demolizione-riscotruzione-platea-calda-fondazione-isolamento-terreno-tradizionale-02

essendo in vigore il DM 26.6.2015 già dal 1° ottobre scorso dobbiamo per forza riferirci ai nuovi limiti di trasmittanza previsti quando ragioniamo sulle strutture opache verticali verso l’esterno:

costruire-blocco-porizzato-cappotto-limiti-trasmittanza-dm-26-6-2015-05

Per contenere le dispersioni dobbiamo garantire una trasmittanza U inferiore a 0,30 W/mqK.

Possiamo rispettare questo limite usando un blocco porizzato rettificato senza cappotto? Anche senza intonaco esterno termoisolante?

Andiamo a scoprirlo.

costruire-blocco-porizzato-cappotto-limiti-trasmittanza-dm-26-6-2015-02

Con un blocco porizzato rettificato di spessore 45 cm (conducibilità termica pari a 0,09 W/mK) è facile rispettare i limiti di trasmittanza garantendo una trasmittanza U di circa 0,20 W/mqK:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 intonaco calce fine 0,001 0,540 1000 1350
2 intonaco calce 0,011 0,700 1000 1350
3 calce rinzaffo 0,003 0,930 1000 1350
4 blocco porizzato rett 0,450 0,094 1000 780
5 calce rinzaffo 0,003 0,930 1000 1350
6 intonaco calce cemento 0,017 0,890 840 1850

costruire-blocco-porizzato-cappotto-limiti-trasmittanza-dm-26-6-2015-02 38cm

Ma anche con un blocco porizzato rettificato meno imponente e di spessore 38 cm (conducibilità termica pari a 0,09 W/mK) è facile rispettare i limiti di trasmittanza garantendo una trasmittanza U di circa 0,23 W/mqK:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 intonaco calce fine 0,001 0,540 1000 1350
2 intonaco calce 0,011 0,700 1000 1350
3 calce rinzaffo 0,003 0,930 1000 1350
4 blocco porizzato rett 0,380 0,090 1000 780
5 calce rinzaffo 0,003 0,930 1000 1350
6 intonaco calce cemento 0,017 0,890 840 1850

Un blocco porizzato modulare non rettificato, posato con malta tradizionale e di spessore 35 cm (conducibilità termica pari a 0,257 W/mK) invece non riesce in nessun caso a rispettare i limiti di trasmittanza e per garantire una trasmittanza U di circa 0,24 W/mqK ha bisogno di un sistema a cappotto di ben 8cm di spessore se utilizziamo un performante pannello in EPS con grafite:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 intonaco calce fine 0,001 0,540 1000 1350
2 intonaco calce 0,011 0,700 1000 1350
3 calce rinzaffo 0,003 0,930 1000 1350
4 blocco porizzato malta tr 0,350 0,257 1000 860
5 collante 0,005 0,540 1111 1150
6 EPS grafite 0,080 0,031 1500 15
7 rasante 0,005 0,540 1111 1150
8 finitura silossani 0,002 0,700 1000 1800

Che si decida per blocco + cappotto o blocco rettificato, stiamo sempre parlando di spessori oltre i 40cm.

intonaco calce fine 0,10   intonaco calce fine 0,10   intonaco calce fine 0,10
intonaco calce 1,10   intonaco calce 1,10   intonaco calce 1,10
calce rinzaffo 0,30   calce rinzaffo 0,30   calce rinzaffo 0,30
blocco porizzato malta tr 35,00   blocco porizzato rett 38,00   blocco porizzato rett 45,00
collante 0,50   calce rinzaffo 0,30   calce rinzaffo 0,30
EPS grafite 8,00   intonaco calce cemento 1,70   intonaco calce cemento 1,70
rasante 0,50            
finitura silossani 0,20            
               
               
               
               
               
               
               
spessore cm. 45,7   spessore cm. 41,5   spessore cm. 48,5

In realtà il blocco modulare non rettificato potrebbe anche essere usato nell’altro verso formando una muratura di 25cm di spessore + 8cm di cappotto, ma la protezione contro il caldo è per me appena accettabile con 12 ore di sfasamento e sarebbe indicata per una parete esposta a Nord.

Ma a proposito! le tre stratigrafie come si comportano d’estate?

costruire-blocco-porizzato-cappotto-limiti-trasmittanza-dm-26-6-2015 sfasamento

Il valore di sfasamento per tutte 3 le soluzioni è molto buono:

  • oltre 28 ore per il blocco porizzato rettificato di spessore 45 cm (conducibilità termica pari a 0,09 W/mK)
  • oltre 24 ore per il blocco porizzato rettificato meno imponente e di spessore 38 cm (conducibilità termica pari a 0,09 W/mK)
  • oltre 16 ore per il blocco porizzato modulare non rettificato, posato con malta tradizionale e di spessore 35 cm (conducibilità termica pari a 0,257 W/mK) con cappotto

Si deve ammettere che la prestazione energetica estiva è ottima anche per il blocco modulare con cappotto (l’EPS non è proprio un materiale indicato per la protezione dal caldo).

Qual’è l’unico aspetto estivo che si potrebbe sottolineare a favore della stratigrafia blocco porizzato + cappotto?

Proprio il fatto che questo tipo di blocco non sia eccezionale come prestazioni!

La sua massa è protetta dal sistema a cappotto (isolante esterno + muratura interna sono la migliore prerogativa per un involucro fantastico in tutte le stagioni).

Tanta massa sul lato interno non è solo importante in periodo di riscaldamento a garantire temperature interne con poche oscillazioni e ottimale capacità di accumulo (inerzia) – è molto utile d’estate perchè possiamo scaricare nella muratura tutta l’energia in eccesso proveniente dall’interno! Quell’energia che senza accorgercene produciamo abitando la casa (dal calore corporeo al calore degli elettrodomestici).

I carichi interni:

Avete mai riflettuto su questo aspetto? Tra le valutazioni da fare, anche questo è un aspetto importante!

Può un blocco porizzato rettificato e ad alte prestazioni offrire la stessa capacità di assorbire energia sul lato interno di un blocco semplice con un cappotto esterno? Già dal fatto che i due blocchi rettificati hanno bassissima conducibilità termica e ottimi valori di sfasamento estivo possiamo capire che rispetto al blocco semplice con cappotto non siano dei campioni di capacità areica interna (così si chiama la capacità di assorbire calore sul lato interno):

Capacità termica periodica del lato interno:
la capacità areica interna
K1 [kJ/m2K]
45,5     36,2     36,5
Per evitare il surriscaldamento estivo,
meglio alti valori di capacità di assorbire calore sul lato interno
     

Dobbiamo per questo rivedere tutti i nostri ragionamenti?

Io direi di no, o almeno non per questo. La più scarsa prestazione dei blocchi rettificati in fatto di accumulare / assorbire energia, da un lato è compensata da molte ore di sfasamento in più a disposizione e da un lato è un valore che si corregge facilmente con la scelta dell’intonaco per il lato interno.

Non occorre disperare e cambiare progetto.

A dire tutta la verità ho visto molto molto raramente (leggi mai) un progettista arrovellarsi per offrire al cliente una stratigrafia che dia attenzione a questo importante valore.

chilo Joule su metro quadro Kelvin… e che sarà mai? una nuova trovata?

Si potrebbe dire che

  • il blocco porizzato rettificato da cm 38 di spessore equivale un po’ al blocco modulare da cm 35 + cappotto da 8 cm,
  • mentre il blocco porizzato rettificato da 45 cm di spessore sia veramente qualcosa in più.

E lo dicono anche i numeri: 392 ore di costante di tempo termica per il blocco col cappotto e ben 558 ore per il blocco porizzato rettificato con spessore 45 cm.

Costante di tempo termica
T [ h ]
392     428     558
Misura l’inerzia della struttura, l’indifferenza al clima esterno      

E se parlassimo anche dell’aspetto igrometrico?

Quando l’isolante è sul lato esterno dell’involucro (caso del blocco modulare con cappotto), la massa interna, oltre ad essere importante per il comfort, gioca un ruolo fondamentale nell’accumulo igroscopico. Un isolante sul lato esterno come l’EPS ha curva di adsorbimento bassa) quindi è il laterizio ad avere tutto l’onere di accumulo igroscopico ad evitare i rischi di condensa.

Davanti a qualsiasi scelta costruttiva teniamo a mente che il comfort estivo è offerto dalla stratigrafia

  • con maggiore inerzia termica sul lato interno,
  • e dunque con maggiore capacità areica interna
  • e con maggior numero di ore di sfasamento (una parete che si surriscalda velocemente a causa del calore del sole non potrà mai offrire sul lato interno una decente capacità di assorbire ulteriore energia!)

Pensate ai trulli! una elevata inerzia interna garantisce sempre temperature superficiali interne e operanti più basse rispetto alle soluzioni con porizzati ad alte prestazioni riempiti con isolante o mattoni in calcestruzzo porizzato o pareti in legno e isolante: e d’estate, avere qualche grado °C in meno in ambiente fa la differenza.

Sono state fatte diverse analisi sui blocchi porizzati di ultima generazione e si consoce ormai il loro comportamento in ogni stagione e in ogni ora del giorno:

in estate:

costruire-blocco-porizzato-cappotto-limiti-trasmittanza-dm-26-6-2015 -08

in inverno:

costruire-blocco-porizzato-cappotto-limiti-trasmittanza-dm-26-6-2015 -07

La cosa più entusiasmante delle analisi è che le oscillazioni di temperatura sul lato interno praticamente non si fanno sentire.

Questo articolo non vuole dirvi come dovete costruire,

vuole raccontarvi come potete costruire!

Fin qui ho parlato delle caratteristiche della muratura, delle prestazioni invernali ed estive che si ottengono, abbiamo completamente sorvolato sulle soluzioni per attenuare i ponti termici più forti.

Una bella parete omogenea senza variazioni di direzione o parti strutturali o fori finestra garantisce ottimamente tutti i valori indicati sopra a proposito di dispersioni termiche e conseguenti valori di trasmittanza termica U.

Ma le case non sono delle scatole e ogni dettaglio va analizzato e progettato.

Se il piede della muratura è un dettaglio relativamente facile da risolvere:

Anfaenger_Trionic_02_a3eb9e5c16

costruire-blocco-porizzato-cappotto-limiti-trasmittanza-dm-26-6-2015 -06

costruire-blocco-porizzato-cappotto-limiti-trasmittanza-dm-26-6-2015 -09

Lo è meno un foro finestra, dove tutto il contorno rappresenta un ponte termico di parecchi metri lineari.

Schermata 2016-03-31 alle 15.20.24

Come affrontare il ponte termico di installazione del serramento in una muratura porizzata?

Come individuare la posizione del telaio perchè il valore Uwi sia il più favorevole?

Nel prossimo articolo, con l’aiuto del termotecnico Marco De Pinto andremo a vedere approfonditamente questo dettaglio.


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Fibre minerali fini, lana di roccia e lana di vetro, i rischi per la salute

Stefano, che sta valutando con la moglie Elisabetta ogni materiale che verrà impiegato nella costruzione della loro futura casa, mi ha suggerito di leggere un articolo pubblicato dall’ EPA United States Environmental Protection Agency.

fibre-minerali-fini-lana-roccia-lana-vetro-rischi-salute

Quali fibre volano nell’aria?

Lana di vetro e lana di roccia sono proposte per isolamento termico ed acustico in edilizia – il principale rischio di esposizione alle fibre minerali fini è per inalazione, soprattutto durante la loro produzione e l’uso. Se siamo committenti preoccupati per i materiali con cui si sta isolando casa, teniamo ben presente che chi mette a rischio la propria salute è soprattutto chi sta lavorando, tagliando e applicando pannelli o materassini in lana di roccia o lana di vetro.

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato fibre di vetro e fibre ceramiche in Gruppo 2B, possibili cancerogeni per l’uomo, e filamenti di vetro, lana di vetro, lana di roccia in Gruppo 3, non classificabile come cancerogeno per gli esseri umani.

fibre-minerali-fini-lana-roccia-lana-vetro-rischi-salute-02

Lo IARC di Lione stila la classifica dei materiali che possono provocare il cancro in base a una precisa scala di rischio:

  • gruppo 1: carcinogeni umani certi e comprende 113 agenti
  • gruppo 2A: carcinogeni probabili per l’uomo, 66 agenti
  • gruppo 2B: carcinogeni possibili, 285 sostanze
  • gruppo 3: comprende le sostanze non classificabili come carcinogene (al momento sono 505)
  • gruppo 4: sostanze probabilmente non carcinogene per l’uomo (in questa categoria c’è una sola sostanza, il caprolactam, un precursore del nylon).

Le liste dello IARC, compilate dal 1971 in base agli studi disponibili, includono gli agenti studiati perché sospetti: ad esempio nel caso del Caprolactam, quando il nylon si diffuse nell’abbigliamento nacque il dubbio sulla sua innocuità. Così è stato valutato in laboratorio per scoprire che non interagisce con le sostanze biologiche dell’organismo umano e che quindi non porta con sè alcun rischio.

l rischio di cancro:

Ricordo a chi sta leggendo che i dati riportati sotto provengono dalla International Agency for Research on Cancer (IARC). IARC Monographs on the Evaluation of the Carcinogenic Risk of Chemicals to Man: Man-Made Mineral Fibres. Volume 43. World Health Organization, Lyon. 1988.

Sono dati dell’ ’88! – non avevo nemmeno un computer nell’88!

Lana di vetro:

  • Uno studio su lavoratori in lana di vetro negli Stati Uniti ha mostrato un leggero aumento della mortalità per cancro respiratorio, tuttavia, questo aumento non era statisticamente significativo
  • Uno studio europeo non ha mostrato alcun eccesso di mortalità complessiva per tumore polmonare relativo all’ esposizione alla lana di vetro nell’uomo.
  • Uno studio canadese su lavoratori in lana di vetro ha mostrato un sostanziale aumento della mortalità da cancro ai polmoni, che era statisticamente significativa, ma non è stato relazionato al tempo della prima esposizione o alla durata dell’esposizione.
  • L’ inalazione nei ratti, non mostra alcun aumento significativo nei tumori al polmone da esposizione a lane di vetro, tuttavia alcuni tumori delle vie respiratorie si sono verificati.

EPA non ha classificato la lana di vetro come cancerogeno.

IARC ha classificato la lana di vetro in Gruppo 3, non classificabile come cancerogeno per l’uomo.

Filamenti di vetro:

  • Nessun aumento di cancro delle vie respiratorie tra i lavoratori di filamenti di vetro negli Stati Uniti e nessun aumento di cancro al polmone nei lavoratori europei.
  • Nessun aumento di incidenza del tumore in esperimenti in cui i filamenti di vetro con diametro relativamente grande (> 3 micron) sono stati somministrati per via intraperitoneale a ratti.

EPA non ha classificato i filamenti di vetro come cancerogeno.

IARC ha classificato i filamenti di vetro in Gruppo 3, non classificabile come cancerogeno per l’uomo

Lana di roccia:

  • Uno studio su lavoratori di lana di roccia negli Stati Uniti ha indicato un aumento statisticamente significativo della mortalità per cancro delle vie respiratorie.
  • In uno studio sui lavoratori europei c’è stato un aumento statisticamente non significativo globale nel cancro all polmone tra i lavoratori di lana di roccia.
  • In due studi in cui sono stati esposti per inalazione i ratti alla lana di roccia, nessun aumento statisticamente significativo dell’incidenza di tumori del polmone.

EPA non ha classificato lana di roccia come cancerogeno.

IARC ha classificato la lana di roccia in Gruppo 3, non classificabile come cancerogeno per l’uomo.

Non sarà il pannello in lana di roccia appena applicato sulla parete a rovinare la nostra buona salute – tutti sanno quanto è importante adottare stili di vita salutari per ridurre il rischio di sviluppare un cancro.

fibre-minerali-fini-lana-roccia-lana-vetro-rischi-salute-01

Le regole da seguire e i miti da sfatare potete leggerli con calma e curiosità qui. In ogni caso potete applicare ad ogni vostra scelta riguardante i materiali da costruzione e quelli per coibentazione il migliore dei principi:  il Principio della Cautela.

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Eliminare il cassonetto dell’avvolgibile

Se mi viene chiesto un consiglio, io lo do – eliminiamo subito il cassonetto degli avvolgibili.

eliminare-cassonetto-avvolgibile

I cassonetti sono una grande fonte di problemi di natura termica, di natura acustica e di tenuta all’aria, e con l’arrivo del nuovo DM del 26.6.2015, in vigore dal 1° ottobre, il valore di trasmittanza da rispettare è finestra comprensiva di cassonetto. Diventa obbligatorio occuparsi di serramenti e di cassonetti: insomma, se state raccogliendo vari preventivi per la sostituzione dei serramenti dovete pensare subito anche a tutti i cassonetti!

La trasmittanza termica del cassonetto (Usb) viene determinata tramite calcolo secondo la norma UNI EN ISO 10077-2. A dirla tutta si dovrebbe calcolare il ponte termico tra finestra e cassonetto.

Il valore complessivo di finestra e cassonetto (U) può essere determinato con il calcolo della media ponderata considerando le superfici e i valori U di finestre e cassonetti.

In ogni caso il valore complessivo di trasmittanza segue la zona climatica di appartenenza come in tabella qui sotto riportata:

eliminare-cassonetto-avvolgibile-01

Ecco perchè io investirei tutti gli sforzi economici e di migliore posa esclusivamente sul serramento, che potrebbe anche essere dotato di ombreggiatura. Se odiate le righe dei frangisole potete ripiegare sui vecchi buoni antoni:

eliminare-cassonetto-avvolgibile-02Semplificare per riqualificare è meglio che complicare


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La ditta che peggiora la stratigrafia della parete

Non è la prima volta che leggo quanto riporto qui sotto (voce di un lettore che chiede consiglio):

La ditta mi ha proposto le seguenti stratigrafie perimetrali:

  • Cappotto da 15cm
  • Poroton da 20cm
  • intercapedine da 6cm (ospitera’ impianti e canalizzazione vmc)
  • spazi vuoti con lana di roccia
  • lastra di cartongesso da 1,25cm
  • freno al vapore
  • lastra di cartongesso da 1,25cm

Secondo lei e’ un buon compromesso tenendoci al riparo dal caldo e dal freddo?

 ***

Purtroppo, la soluzione descritta sopra è proposta spesso. Non so perché, forse perché appare all’avanguardia, o diversa dal solito. Certamente non può essere molto economica visto il numeroso quantitativo di strati da eseguire.

 Torniamo alla domanda - e’ un buon compromesso tenendoci al riparo dal caldo e dal freddo? 

In una parola “comfort”.

E’ un buon compromesso per ottenere comfort?

Qual’è la più bella stratigrafia del mondo? La più bella stratigrafia ha

  • sul lato interno un intonaco di qualità posato su blocchi di laterizio che non sono altro che impasti di argilla che viene cotta
  • sul lato esterno la coibentazione.

ditta-peggiora-stratigrafia-parete

Questa stratigrafia è ottimale in regime invernale e ottimale in regime estivo – l’ambiente è circondato da tanta massa  protetta dall’ambiente esterno con un sistema di isolamento termico a cappotto.

Il costruttore che prevede un’intercapedine impianti con ulteriore isolamento e finitura a secco con lastre di cartongesso sta proponendo di “guastare” la stratigrafia con un economico e scadente rivestimento interno. E il committente sarà costretto a vivere in un ambiente confinato di lastre e lana di roccia.

Meglio ricalcolare la prestazione del cappotto da 15 cm + Poroton da 20 cm + intonaco interno di elevata qualità e, se non soddisfacente per le aspirazioni della committenza, rivedere lo spessore del cappotto o del blocco porizzato.

Gli impianti passeranno nelle tracce e dove i passaggi sono molteplici il blocco può essere più spesso.

Anziché investire quattrini nell’intercapedine interna con finitura a secco si potrebbero utilizzare laterizi portanti rettificati ad incastro che garantiscono anche ottima planarità della faccia.

ditta-peggiora-stratigrafia-parete

Questo tipo di blocco ha sul lato esterno una foratura più fitta per favorire l’applicazione dei tasselli del cappotto, mentre internamente presenta fori più larghi per facilitare la realizzazione delle tracce per gli impianti.

Ribadisco che non è di carattere economico la critica che muovo al costruttore, ma di un risultato scadente dopo una partenza eccellente!

Perdere la massa interna in favore di un’intercapedine è un errore progettuale che si farà notare specialmente nel periodo estivo e specialmente se l’edificio verrà vissuto. Infatti l’intercapedine  diminuisce sensibilmente la capacità della parete di assorbire / accumulare calore e quando in estate le temperature interne iniziano a salire sarebbe veramente utile disporre di una massa che possa farsi carico dell’energia in eccesso (quella da noi prodotta).

Non sono favole, se le prestazioni di una stratigrafia si leggessero con attenzione si potrebbero notare facilmente i valori di capacità areica interna dell’elemento edile.

   

       

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Preparazione del ponteggio – Part 1

Per diverse settimane mi sono sentito come Asterix alla ricerca del Lasciapassare A38. Conoscete il Lasciapassare A38? è un importantissimo documento che non serve a niente, ma serve come prova per vedere come districarsi fra i meandri della burocrazia. Se volete potete guardarvi il video qui.

Preparazione del ponteggio Part 1

Presentata dall’architetto Andrea Marin la pratica SCIA all’ufficio tecnico del comune il 16 ottobre 2015 e raccolta tutta la documentazione richiesta dal tecnico che ricopre il ruolo di Coordinatore della sicurezza per tutto il tempo necessario alla coibentazione della copertura e all’applicazione del sistema a cappotto ho potuto dare il via al cantiere.  

Pur trattandosi di lavori di straordinaria manutenzione è stato necessario allegare una relazione tecnica attestante la rispondenza alle prescrizioni in materia di contenimento del consumo energetico degli edifici: della Legge n.10 del 9 gennaio 1991 si è occupato il Perito Industriale Marco De Pinto.

Per sicurezza si intende anche avere energia elettrica con un quadro apposito destinato ai lavori di cantiere, e di questo se n’è occupato Angy Bottura di A.B. Impianti Elettrici.

L’Impresa Edile Ramigni Matteo & C. si è dedicata all’installazione del ponteggio, indispensabile per poter lavorare in sicurezza sulla copertura. Qualche giorno, e tutto era pronto per affrontare i lavori sul tetto:

Pierluigi Duraviamember of Vimeo, la casa dei video di alta qualità e di quanti li amano, si è occupato delle riprese time lapse.

da adesso si fa sul serio

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La stratigrafia per il mio tetto

Dopo quasi 2 anni di valutazioni la stratigrafia tetto è decisa. Posso affermare che la prima bozza del nuovo tetto e della lista materiali del gennaio 2014 è a tutti gli effetti quella oggi definitiva. Insomma, il primo amore. Insomma, inutile pensarci tanto..

Lo stato di fatto visto dal satellite:

stratigrafia per il mio tetto-01

Lo stato di fatto secondo i documenti del 1985:

stratigrafia per il mio tetto-02

La stratigrafia è decisa:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 intonaco calce gesso 0,015 0,700 840 1400
2 solaio latero cemento 0,180 0,660 840 1100
3 fibra di legno conifera 0,100 0,039 2400 150
4 fibra di legno conifera 0,100 0,039 2400 150
5 fibra di legno conifera 0,019 0,046 2400 230
6 telo poliacrilato sD 0,09 0,0004 0,180 1000 800

senza tenere conto dell’incidenza dei ponti termici le prestazioni della copertura sono:

Trasmittanza   U [W/m2K] 0,167

ecco i numeri del tetto:

  • Trasmittanza U [W/m2K] 0,167  (quanta dispersione passa attraverso la stratigrafia (bassi valori sono migliori))
  • Fattore di decremento (attenuazione) fd [-] 0,063  (la quantità di calore che attraversa una struttura viene ridotta d’intensità (attenuazione). Meglio bassi valori del fattore di decremento f (ottimo < 0,15))
  • Ritardo fattore di decremento (sfasamento) ? [h] 19,09  (la quantità di calore che attraversa una struttura viene ridotta d’intensità (attenuazione), e giunge all’interno con un ritardo di alcune ore (sfasamento). Meglio durante le ore notturne, quando la temperatura esterna è già scesa (meglio > 12 ore)
  • Trasmittanza termica periodica |Yie| [W/m2K] 0,010   (la capacità di un elemento di sfasare il flusso termico che lo attraversa nelle 24h (meglio < 0,12)(DPR 2.4.2009 n°59 permette in copertura < 0,20 W/mqK)
  • Capacità termica periodica lato interno k1 [kJ/m2K] 64,3  (per evitare il surriscaldamento estivo meglio alti valori di capacità termica areica interna (la capacità di assorbire calore internamente)
  • Costante di tempo t [h] 443  (misura l’inerzia della struttura, l’indifferenza al clima esterno
  • Indice potere fonoisolante Rw (dB) [dB] 46,09  

Come pesi aggiunti in copertura abbiamo previsto circa 43 kg/mq di materiale isolante.

E la Prestazione Energetica Estiva? Secondo il Metodo dei parametri qualitativi secondo le Linee Guida Nazionali sulla Certificazione Energetica degli Edifici questi sono i risultati:

Prestazioni     Ottime
Qualità prestazionale     I

Non è stato ancora toccato il manto di copertura attuale, quindi lo stato di fatto delle falde non è ancora stato verificato – per ora, lo schema del nuovo pacchetto tetto e dello strato di ventilazione è visibile nelle mie bozze qui sotto:

stratigrafia mio tetto-01 stratigrafia mio tetto-04 stratigrafia mio tetto-02 stratigrafia mio tetto-03 stratigrafia mio tetto-05
    

       

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La casa nel clima italiano di che isolamento ha bisogno?

Seguendo l’Europa finalmente anche l’ Italia ha conosciuto l’isolamento termico degli edifici – ci siamo appena abituati a prevedere il cappotto che già ci troviamo alla vigilia del costruire edifici nuovi a consumo netto quasi nullo. L’ Italia sembra in ritardo, e appare svantaggiata, invece io vedo in questa lentezza l’occasione italiana di fare meglio di tutti gli altri.

casa-clima-italiano-isolamento

E’ una fortuna che oltre il 90% delle nostre case sia ancora da isolare!

Pensate se tutti gli edifici avessero già quello standard dei primi cappotti posati in Italia dopo il 2005: 4-6cm di EPS bianco, spesso senza rispettare un sistema certificato.

casa-clima-italiano-isolamento

Con le temperature estive sempre più insopportabili in quasi tutte le città italiane, il sottile cappottino in EPS può fare ben poco e il beneficio del costoso intervento resta limitato al periodo invernale.

Progettare senza considerare gli effetti del surriscaldamento è sempre un errore, almeno in Italia. La protezione estiva resta spesso sottovalutata, si dovrebbe progettare solamente in luglio e agosto in uffici non climatizzati! 

casa-clima-italiano-isolamento

In gergo tecnico si parla di gestire i carichi interni durante l’estate:  isolare non è mai sbagliato, ma la progettazione dell’involucro non deve limitarsi a verificare la trasmittanza U che si ottiene, anche l’inerzia termica è importantissima – è qui che nasce il comfort abitativo – d’inverno perché la temperatura interna resta costante, d’estate perché l’energia di troppo prodotta dentro casa può essere ceduta alla massa interna (debitamente isolata esternamente) senza aver continuo bisogno di impianti di climatizzazione.

L’obiettivo della casa a consumo nullo soccorsa dal solare e dal fotovoltaico non è proprio l’ideale di casa! 

Prestare attenzione ai soli flussi entranti dall’esterno e dimenticando i carichi interni (noi che abitiamo, gli elettrodomestici che accendiamo, l’illuminazione ecc.), significa non fare gli interessi della committenza. E chi non pensa al committente non sta progettando bene.

casa-clima-italiano-isolamento

Non dobbiamo guardare unicamente al laterizio come metodo salvatore dei progetti in clima caldo, gli intonaci, le lastre in fibrogesso e i pannelli in argilla svolgono egregiamente e in modo passivo il ruolo di portatori di comfort termo-igrometrico. E’ proprio questo strato più interno della parete perimetrale a svolgere questo compito delicato: diffidate sempre delle soluzioni svelte ed economiche – cartongesso e pittura murale, soluzione povera in tutti i sensi.

casa-clima-italiano-isolamento

Capita spesso che il valore indicato dalla massa superficiale di una struttura tranquillizzi tutti sul fronte del comfort estivo: è bene ricordare che la massa superficiale “pesa” il metro quadro della struttura in tutti i suoi strati e non sottolinea quali strati siano quelli pesanti. Per fare un esempio, una parete “pesante” potrebbe ricevere uno strato leggero ed isolante sul lato interno (magari un foglio extra sottile termoriflettente) portando a grossi discomfort estivi gli ambienti. 

Quali dati si devono tenere in grande considerazione per combattere il surriscaldamento estivo?

Naturalmente la risposta è – ” tutti i dati risultanti dal calcolo di una stratigrafia sono importanti “, ma bisogna saperli leggere ed interpretare correttamente per capire come si comporterà l’edificio nelle stagioni.

In tanti articoli ho cercato di spiegare l’importanza del valore della Capacità termica periodica del lato interno detto anche Capacità areica interna. E’ un dato spesso nemmeno riportato nei documenti allegati alle stratigrafie, ma molto indicativo sulla qualità progettuale. Più il valore è basso e peggiore sarà il comportamento dell’edificio in periodo estivo. Consiglio di non accontentarsi mai di valori inferiori ai 30 kJ/m2K: per evitare il surriscaldamento estivo meglio alti valori di capacità termica areica interna (la capacità di assorbire calore internamente).


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Non consiglio materiali isolanti rischiosi per la salute

Non consiglio materiali isolanti rischiosi per la salute – e perchè mai dovrei? Non sono nemmeno performanti contro il caldo estivo.

Ricordiamo che siamo in Italia quando ragioniamo sull’isolamento termico di una casa: un obiettivo è contenere le dispersioni invernali ed avere bollette per riscaldamento contenute, ma il senso di tutto il progetto è avere una casa confortevole tutto l’anno, e che non diventi in un forno con l’arrivo dell’estate!

Non consiglio materiali isolanti rischiosi salute-03

25 marzo 2015: Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato-Regioni – vengono aggiornate e superate le vecchie linee guida emanate con la circolare del Ministero della Sanità n. 23 del 25.11.1991: tutte le fibre artificiali vetrose “per le quali non risultano valori limite o indicazioni tecniche sulla valutazione dell’esposizione, rientrano nella categoria dei materiali utilizzabili che presentano rischi per la salute”.

Mi occupo di involucro edilizio, perciò sono ogni giorno a scegliere e valutare i materiali per coibentazione. L’isolamento termico è più o meno garantito da ogni materiale isolante, ma, a parte le prestazioni, mi sento in dovere di preferire materiali che durante la fase di cantiere (di posa) e durante la vita mi portino bassi rischi. E perchè non lo dovrei fare? Perchè dovrei ignorare che quel tipo di pannelli isolanti mi comporta un rischio se facilmente ne posso scegliere uno differente o magari naturale?

Solo una questione di soldi? La salute vale oro – chiedete a chi non ce l’ha.

Le lane minerali o fibre artificiali vetrose (FAV) impongono una valutazione dei rischi. In primo luogo penso alla movimentazione in cantiere di questo tipo di isolanti, poi penso al momento del maneggio per la posa e al maneggio ripetuto quando si devono prendere misure o tagliare. Sono tutte occasioni in cui gli applicatori e i visitatori del cantiere vengono a contatto con queste sostanze – e poco mi importa che alla fine dell’opera sarà garantito all’edificio un notevole risparmio energetico. 

A tutela della salute di chi abiterà e dei lavoratori presenti in cantiere, evito fin dal momento della progettazione l’ esposizione a fibre artificiali vetrose – come?

 semplicemente non le propongo

Mi taglio fuori da una grande fetta di cantieri e progetti? La lana di roccia e la lana di vetro sono in effetti dei giganti in edilizia e le loro prestazioni di isolamento termico invernale sono eccellenti, ma per la protezione dal caldo non sono in prima fila e io valuto bene la prestazione estiva in fase progettuale.

Tornando ai rischi per la nostra salute relativi all’uso di lana di roccia e lana di vetro si deve ricordare che studi scientifici hanno messo in evidenza che non tutte le fibre artificiali vetrose presentino effetti cancerogeni e, per alcune tipologie, escludono la classificazione di cancerogeno.

Non consiglio materiali isolanti rischiosi salute-01

Comunque non giriamoci intorno, la lana di vetro contiene fibre lunghe e sottili che penetrano il tessuto polmonare per inalazione. La lana di vetro oggi in commercio, è considerata non cancerogena. Quella prima del 1996 è considerata cancerogena. Se si deve rimuovere vecchia lana di vetro meglio evitare l’inalazione delle fibre spruzzando  acqua e isolando bene l’ambiente dove si lavora dalle altre aree.

Dover lavorare con maschera, guanti e occhiali e muoversi lentamente mi dà già una chiara sensazione di rischio. Perchè mai dovrei suggerire di usare questi materiali? Non sono gli unici disponibili sul pianeta, e non sono nemmeno gratis: anche lana di vetro e lana di roccia hanno un prezzo.

Capita spesso a chi lavora e taglia di trovarsi con irritazioni della pelle, ovviamente un po’ di fibre si sono fissate alla cute: anzichè lavare strofinare o grattare tentate di rimuovere la lana di vetro con nastro adesivo:

Non consiglio materiali isolanti rischiosi salute-02

E’ suggerito di aerare la stanza dopo lavorazioni con lana di vetro (così anche in giardino ti ritrovi le fibre) e al termine buttare via guanti, tuta, occhiali e maschere per il viso. Mi sembra giusto, ma anche molto preoccupante.

Non consiglio materiali isolanti rischiosi salute-04

Ma quando è che un materiale non è cancerogeno? Quando si dimostra una di queste condizioni:

  • una prova di persistenza biologica a breve termine con inalazione dimostra che le fibre di lunghezza superiore a 20 micrometri (simbolo: µm, un milionesimo di metro, cioè millesimo di millimetro) presentano un tempo di dimezzamento ponderato inferiore a 10 giorni
  • una prova di persistenza biologica a breve termine mediante instillazione intratracheale dimostra che le fibre di lunghezza superiore a 20 µm presentano un tempo di dimezzamento ponderato inferiore a 40 giorni
  • una prova intraperitoneale non ha rivelato un’eccessiva cancerogenicità
  • una prova di inalazione a lungo termine porta alla conclusione che non ci sono effetti patogeni significativi o alterazioni neoplastiche.

La classificazione “cancerogeno” non si applica alle fibre il cui diametro geometrico medio ponderato rispetto alla lunghezza meno 2 errori standard risulti maggiore di 6 µm.

Il 31° Adeguamento al Progresso Tecnico della Direttiva, nel 2009 ha eliminato la frase di rischio R 38 (Irritante) dalle indicazioni di pericolo delle fibre artificiali vetrose (FAV), lasciando solo i Consigli di Prudenza S 2 (tenere lontano dalla portata dei bambini, se il prodotto è venduto al dettaglio) e S 36/37 (usare indumenti protettivi e guanti adatti).

Qualche lettore, amante del fai da te, ha acquistato lana di vetro o lana di roccia e lasciato giocare i bambini a salto in alto sui pannelli? Questo sarebbe stato poco poco poco prudente!

La Commissione Europea ha emanato il Regolamento (CE) n.1272/2008 (CLP) che sta sostituendo dal 1° dicembre 2010 (con un periodo di transizione) le Direttive 67/548/CEE Dangerous Substances Directive e 1999/45/CE Dangerous Preparation Directive sulla classificazione, l’etichettatura e l’imballaggio delle sostanze e delle miscele pericolose.


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Stratigrafia verso terra e cappotto esterno di struttura in x-lam – Zona Climatica E – GG 2784 – Lavis (TN)

Stratigrafia verso terra e cappotto esterno di struttura in x-lam – Zona Climatica E – GG 2784 – Lavis (TN):

è un edificio residenziale plurifamiliare costituito da 3 case a schiera in fase di certificazione secondo lo standard Passivhaus.

Solaio verso terra – è stato posato:

  • uno strato di Eps di spessore 200 mm sopra la soletta del vespaio aerato (Xps spessore 200 mm sopra la soletta del vespaio aerato nella zona dei garage)
  • un getto di 4 cm di c.a. per garantire un’efficace ripartizione dei carichi

Stratigrafia verso terra e cappotto esterno di struttura in x-lam-01 Stratigrafia verso terra e cappotto esterno di struttura in x-lam-02

Impermeabilizzazione della parete in x-lam: un taglia muro in Epdm (garanzia di tenuta all’aria su superfici anche irregolari) evita la risalita dell’umidità dalle fondazioni e protegge la parete sul lato esterno.

Il cappotto esterno sotto la quota del piano di campagna è realizzato con apposito materiale resistente all’acqua protetto da uno strato di impermeabilizzazione:

Posa serramenti in struttura in x-lam-02

Il cappotto è EPS, polistirene espanso sinterizzato, additivato con grafite (spessore 200 mm) incollato. I bordi sono a incastro maschio/femmina.

Stratigrafia verso terra e cappotto esterno di struttura in x-lam-03 Stratigrafia verso terra e cappotto esterno di struttura in x-lam-04

foto, archivio di cantiere, offerte da:
aktivhaus.eu logo
aktivhaus.eu address 

per contatto diretto al costruttore Mirko Taglietti:   fuori sede 335 844 19 59

Mirko-Taglietti   loghi

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I primi passi verso l’isolamento termico della propria casa

Si sente l’esigenza di pensare all’isolamento della propria casa ma non si sa da che parte cominciare?

In effetti non basta avere un capitale disponibile oppure un finanziamento accessibile e il miraggio del godimento delle agevolazioni fiscali per partire con i lavori.

Spesso si parte da qualche ditta conosciuta in passato per raccogliere un primo preventivo – da qui la richiesta di altro preventivo a qualche concorrente e poi il blocco. Cosa fare? cosa decidere?

Quasi sempre le offerte che si ricevono sono diverse: e per spessori e per tipo di materiali – inoltre le comparazioni delle stratigrafie contemplano lo stato di fatto (la nostra parete) in modo differente. Ecco perchè un confronto  e ogni ulteriore valutazione è impossibile o inutile.

Ma quale sarebbe il giusto approccio nella direzione dell’isolamento termico?

Io penso che almeno una piccola progettazione di fondo sia doverosa:

  • solitamente una coibentazione dal basso in un edificio esistente non è presa in considerazione, quindi accantoniamo questa voce.
  • il tetto: è sano e magari rifatto qualche annetto fa in occasione della posa di impianti tecnologici come solare termico o fotovoltaico? pensiamo al sottotetto.
  • il sottotetto: offre una superficie piana non utilizzata? si può progettare una coibentazione all’estradosso solaio (sul pavimento del sottotetto) – una delle soluzioni più facili e più economiche tra tutte: l’importante è ottenere anche la protezione dal caldo. quale materiale e quale spessore?
  • il tetto da rifare: quale occasione migliore per rivedere tutto il pacchetto tetto fino alla tegola? anche qui la cosa più importante è prevedere una coibentazione che offra anche la protezione dal caldo. quale materiale e quale spessore?
  • le pareti da fuori non possono essere toccate: ecco che si è costretti a progettare una coibentazione dall’interno, per alcuni versi più facile, per alcuni più difficile. quale materiale e quale spessore?
  • il sistema a cappotto esterno: è termicamente la via migliore in assoluto, esige un ponteggio in facciata. quale materiale e quale spessore?
  • i serramenti nuovi: che si tratti di coibentazione interna o si tratti di coibentazione esterna la posa dei serramenti deve essere progettata insieme alle altre scelte in modo che la posizione delle nuove finestre sia termicamente la migliore rispetto all’isolamento delle pareti. quale posizione e quali sigillature?
  • i soli serramenti nuovi: se le finanze non permettono tutti gli interventi necessari è bene valutare il non rimandabile. le vecchie finestre hanno troppi spifferi e portano troppi rumori in casa. cominciamo a progettare il nuovo serramento con la posa più idonea  cercando già di prevedere un imbotte caldo e un davanzale con taglio termico

Ecco, fatta un po’ di progettazione è ora di aprire le danze ai preventivi! I preventivi vanno richiesti per gruppi omogenei, per cose simili!

Se voglio 10 finestre nuove devo chiedere 3 preventivi con precise caratteristiche e non 1 preventivo in legno doppio vetro e zanzariera, 1 preventivo in pvc doppia camera,  1 preventivo in alluminio con taglio termico e oscurante nel vetrocamera. Sarebbe un confronto impossibile (pere con mele).

Idem per l’isolamento termico!

Decidere gli spessori della coibentazione fa parte della progettazione, ci sono spessori minimi da rispettare in base alla zona climatica di appartenenza per godere delle agevolazioni fiscali per risparmio energetico.

Naturalmente per una coibentazione dall’interno consiglio di moderare la spinta verso uno spessore esagerato ed accontentarsi delle agevolazioni fiscali per opere di straordinaria manutenzione.

Se non vi fidate di nessuno e preferite saperne voi una più di Bertoldo sulle cose di casa prendetevi un po’ di tempo per studiare questi argomenti! Le vostre conoscenze sui vari temi saranno veramente all’avanguardia e potrete partecipare attivamente alla progettazione e alla realizzazione dei vari interventi che state valutando. Per tutto il resto… ci sono sempre io.



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La differenza tra un pannello in lana di legno e uno in fibra di legno

Disabituati, o affatto abituati, al vocabolario edile si può confondere la lana di legno con la fibra di legno. Ci si può lasciare trasportare dalla parola legno verso il mondo degli isolanti termici che non sono figli del petrolio, ma comunque si cade in errore.

pannello celenit

In commercio i pannelli in lana di legno sono di solito abete rosso, mineralizzato e legato con cemento Portland, sono rigidi e pesanti – versatili soprattutto:

  • possono essere utili in una stratigrafia di un tetto in legno perché portano un po’ di massa in più e allo stesso tempo isolano anche termicamente.
  • possono essere posati per correggere un forte ponte termico e nascosti sotto l’intonaco.
  • possono essere utili per migliorare la prestazione acustica di un muro divisorio
  • possono essere anche ordinati colorati in colori standard o colori biologici “suggellati” NaturePlus

pannello celenit colori nature plus

  • oppure anche fotocatalitici, perfetti per chi capisce l’arte moderna (e chi la capisce?)

pannello celenit colori

Ma torniamo al tema di questo articolo: Non è da confondere un pannello coibente in fibra di legno con un pannello in lana di legno di abete rosso, mineralizzata e legata con cemento Portland.

Tanto per non fare nomi parliamo dei famosissimi pannelli Celenit:

  • non nego che anche un pannello in lana di legno e cemento abbia una certa resistenza termica… ma non è proprio un isolante termico, quindi non confondiamoci! se vogliamo un pannello Celenit, bene, ordiniamolo – ma non ordiniamolo per errore credendo di ordinare un pannello coibente in fibra di legno (nota che anche Celenit ha a catalogo alcuni pannelli in fibra di legno).

Ogni cosa serve per qualcosa ed è specifica per qualcosa: occhi aperti e attenzione ai nomi ed ai significati di ogni parola.

Ma quale è la prestazione di un pannello in lana di legno mineralizzato come isolante termico?

  • Resistenza termica 0,60 m2 K/W (riferito a 4cm di spessore)
  • sempre inferiore ad un vero e proprio pannello coibente: Resistenza termica 1,05 m2 K/W (riferito a 4cm di spessore).

 

vale sempre il motto:

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L’assorbimento d’acqua nei materiali termoisolanti

La preoccupazione di ogni progettista è l’assorbimento d’acqua dei materiali.

Quando ragioniamo sui materiali per coibentazione troviamo nelle schede tecniche di pannelli molto igroscopici la descrizione del livello di assorbimento d’acqua sopportabile.

La determinazione dell’assorbimento d’acqua dei materiali termoisolanti deve essere conforme alla norma europea EN 1609, metodo A (EN 1609: 1996-11 Thermal insulation products for building applications – Determination of short-term water absorption by partial immersion).

Per esempio l’assorbimento d’acqua medio per materiali con densità 30-60 kg/mc e spessore 10cm deve stare tra i 14,5 e i 35,19 kg per metroquadro.

misuratore di umidità assoluta

Con un misuratore di umidità assoluta con sensore sferoidale metallico è possibile fare misurazioni non invasive all’interno dei materiali fino ad una profondità di 4cm. Eccone uno abbastanza economico:

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Coibentare dall’ interno con lana di vetro?

Se io potessi decidere per il mio committente anche il tipo di materiale da utilizzare per una coibentazione interna sicuramente non penserei mai ad un materiale isolante composto da lana di vetro o lana di roccia (prodotti molto simili a base di fibre minerali).

lana di vetro

La lana di vetro è 65% sabbia quarzosa/vetro vecchio, 14% soda, 7% dolomite, 4% feldspato e 4% calcare.

Le fibre vengono miscelate con il legante bakelite (resina fenolo-formaldeide), la percentuale di legante puo’ variare tra il 3% e il 19% in peso, ma le concentrazioni di formaldeide risultano nettamente inferiori al valore indicativo di 0,1 ppm. E’ il legante che dà la tipica colorazione gialla della lana di vetro.

Durante i lavori si produce polvere, quindi mascherina, occhiali e guanti protettivi sono una buona idea. Solo in caso di un montaggio ermetico si evita qualsiasi inquinamento dell’aria in ambiante.

Che dire?

 Preferisco materiali naturali, ma soprattutto aiutare un committente a scegliere, informandolo un po’ di più. Mi capita troppo spesso di incontrare famiglie che hanno acquistato abitazioni nuove senza conoscere nemmeno il materiale della coibentazione.

 

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Tetto piano coibentato e impermeabilizzato correttamente

 Se un tetto con pendenza deve essere traspirante, il tetto piano, per forza di cose, non lo può essere. Un tetto piano dev’essere protetto dall’umidità sia da fuori che da dentro.

  • da dentro (all’interno) meglio prevedere una barriera al vapore contro l’umidità dell’ambiente interno:

Secondo DIN 4108-3 un tetto piano richiede un freno al vapore con valore sd >100m (se si pensa che la costruzione contenga ancora dell’umidità meglio usare un freno al vapore con valore sd variabile ( igrovariabile )).

(sd = valore µ * spessore espresso in metri)

In pratica la struttura del tetto piano dovrebbe essere protetta da un freno al vapore almeno 6 volte più forte del valore di permeabilità delle pareti verticali.

  • da fuori (all’esterno) serve un’impermeabilizzazione contro pioggia e neve

Guaine bituminose plastomeriche PYP funzionano bene anche sotto forte insolazione.

Guaine bituminose elastomeriche PYE sono più adatte alle basse temperature e devono essere protette dal sole.

guaina-bituminosa-a-fiamma

Un manto impermeabile sintetico composito a base di poliolefine ed armato con un tessuto di vetro è un’alternativa: per esempio

manto-sintetico-a-base-di-poliolefina-termoplastica-modificata-con-epr-nordstartpo-12286-3

manto sintetico a base di poliolefina termoplastica modificata con EPR.

tetto-piano-isolamento-esterno-xps-tetto-rovescio

E’ consuetudine limitarsi all’impermeabilizzazione all’estradosso della struttura sotto la coibentazione confidando che il vapore penetrato nella struttura non condenserà  al suo interno perchè la temperatura della massa in cls avrà temperatura sufficientemente alta grazie ai pannelli isolanti.

Se il tetto piano è in Sud Italia ha senso posare XPS con la speranza che ci protegga anche d’estate dal caldo cocente? Ovviamente bisognerebbe fare il calcolo degli spessori e vedere che prestazioni si raggiungono.

tetto-piano-doppio-isolamento-esterno-xps-tetto-rovescio

Quando l’XPS in spessori ragionevoli non offre adeguato sfasamento non ci resta che progettare un tetto piano con coibentazione in fibra di legno. Sì non si deve bagnare. Sì si deve fare più attenzione. Sì la realizzazione e la posa devono essere perfette:

  1. solaio in cls
  2. guaina barriera all’aria e freno al vapore a diffusione igrovariabile
  3. fibra di legno
  4. manto impermeabile in poliolefine
  5. eventuale strato ulteriore in XPS anche a protezione dell’impermeabilizzazione
  6. pavimentazione flottante

 Ponti termici dimenticati?

isolamento-ponte-termico-parapetto-tetto-piano-fibra-di-legno

Se il tetto piano ha dei parapetti perimetrali dobbiamo rivestirli risvoltando la coibentazione in verticale e sul “muretto” che verrà coperto dalla lattoneria.

elemento-per-copertura-piana-purenit-attikaelement-sezione

Se il tetto piano non offre parapetti dobbiamo prevdere la quota  dello spessore della coibentazione e anche l’arrivo del cappotto di facciata costruendo un elemento come questo:

 elemento-per-copertura-piana-in-battuta-al-sistema-cappotto-purenit-attikaelement

Potete anche leggere il mio vecchio articolo

Tetto piano rovescio

 

        

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Coibentazione del tetto, spessore e qualità dell’ isolamento

Un parere professionale circa la nuova coibentazione del loro tetto?

Stratigrafie, materiali isolanti, freno al vapore o barriera al vapore, pesantezza, leggerezza, importanza della massa… chi più ne ha più ne metta.

Non parlo in questa occasione dell’importanza della tenuta all’aria di un tetto in legno su costruzione tradizionale (usciremmo dal tema per non tornarci più…).

Restiamo in tema coibentazione del tetto:

E’ logico che un tetto in una zona estremamente fredda deve puntare tutto sulla trasmittanza e un tetto in una zona particolarmente calda deve puntare tutto sullo sfasamento e sulla massa interna. Ma l’Italia è lunga e varia: le zone climatiche sono tante e le esigenze sono diverse anche nella stessa provincia.

coibentazione tetto

Come trasmettere un buon principio ai lettori che ricevono proposte assai diverse tra loro?

forse un buon principio potrebbe essere questo, seguitemi, sarò breve:

La trasmittanza di un tetto crea le premesse del risparmio energetico sul consumo per riscaldamento. Lasciamo stare il benessere interno (il comfort) per il momento, altrimenti non finiamo più.

La trasmittanza dipende dal materiale che ho scelto e dal suo spessore, lo sappiamo.

Qualsiasi sia il valore della trasmittanza che possiamo raggiungere con la nostra futura stratigrafia, anche molto basso, anche molto favorevole, durante l’inverno un po’ di riscaldamento ci vuole: anche una Casa Passiva ha bisogno di un minimo apporto di energia….

bene, seguitemi:

Un tetto che offre una certa trasmittanza ma anche adeguato sfasamento (almeeeeeeno 12 ore), evita che in estate il surriscaldamento sia troppo veloce e renda il sottotetto invivibile o vivibile solo utilizzando l’impianto di raffrescamento.

Non fraintendetemi: il buon tetto, con buone proprietà di sfasamento, NON raffresca, ma protegge!

Sta a chi ci abita fare ventilazione notturna per smaltire qualche grado di temperatura  di troppo.

Sta a chi ci abita gestire la casa e permettere alle zone del sottotetto di smaltire un po’ del calore per potersi caricare di nuovo calore il giorno dopo. Senza superare la soglia dei 28° C possibilmente…

cosa sto cercando di dire?

Ad un bel momento, d’inverno, sarò costretto comunque a riscaldare, un pochino ma dovrò (a Stromboli, o altri posti baciati dal sole, forse no).

D’estate, al contrario, se ho progettato un tetto che mi tiene il sole fuori e non lo lascia entrare in fretta, avrò vinto la battaglia contro l’impianto di raffrescamento.

Vi pare poco?  

Con un pizzico di spirito di adattamento… ovviamente! La temperatura dell’ufficio del direttore di banca forse è per alcuni di voi invidiabile, ma non è un clima normale o cosa da copiare in un’ abitazione. Per altro tali temperature artificiali sono maleducate e irrispettose dell’ambiente.

perciò, se state decidendo il vostro futuro tetto, non fate le cose a metà, non accontentatevi per nessun motivo, nemmeno per quello economico: sarebbero comunque soldi buttati!

“per ogni misura si deve sempre mettere in pratica la migliore efficienza possibile”

buon tetto a tutti!


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Coibentare dall’ interno un monolocale

 In Italia, salvo i comuni sopra i mille metri d’altitudine, la superficie minima utile è di 28 metri quadrati, oppure 38 mq, se per due persone. I limiti variano anche da comune a comune, a Milano o a Napoli, ad esempio, i metri quadri minimi sono 30.

isolamento-interno-monolocale

La superficie minima utile è la superficie degli alloggi misurata al netto di

  • murature,
  • pilastri,
  • tramezzi,
  • sguinci,
  • vani di porte e finestre,
  • di eventuali scale interne,
  • di logge e balconi.

Ma se per tanti motivi, in occasione di una riqualificazione energetica, fossi costretto a coibentare dall’interno, e perciò diminuisce la superficie netta, cosa succede? Perdo l’abitabilità?

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Coibentare dall’ interno con Stiferite

 L’impresa propone coibentazione dall’interno con Stiferite GT cm.6 e tramezza da 8cm a protezione dell’isolante. Esternamente il vecchio intonaco sul mattone pieno da 26cm sarà sostituito da un intonaco termoisolante. La committenza è felice che fregi e cornici originali restino intatti in facciata.

Stiferite GT è un pannello sandwich costituito da schiuma polyiso (88%w di cui il 6%w di pentano) espansa con l’impiego di pentano (poliuretano espanso) con ottima conducibilità termica Dichiarata pari a 0,023 W/mK. Il rivestimento Doutwin® è impermeabile ai gas contenuti all’interno delle celle e le caratteristiche chimico fisiche del pentano del pannello rendono il gas permanentemente intrappolato nel pannello stesso fino a suo smaltimento (UNI EN 13165). PCR non disponibile. EPD in regime di pre-certificazione.

stiferite-pentano

I maufatti in EPS sono realizzti con polistirene espandibile contenente penatno: all’inizio del processo il pentano totale arriva al 6%, dopo 14 giorni arriva al 2% e dopo circa 1 anno arriva allo 0,3%.  

Mentre si apre il Pentan-dibattito io torno a lavorare alla mia stratigrafia ricordando che:

  • coibentando dall’interno tutta l’energia grigia delle strutture perimetrali resta fuori dall’involucro caldo e non gioca più un ruolo a favore dell’inerzia termica
  • coibentando dall’interno non riesco a neutralizzare o moderare molti ponti termici
  • coibentando dall’interno devo risolvere le basse temperature superficiali dell’incontro solaio-parete esterna e tramezza-parete esterna
  • coibentando dall’interno devo seguire con grande attenzione la migrazione del vapore attraverso la stratigrafia e quindi il percorso degli impianti che attraversano la stratigrafia dalla parte calda a quella fredda: la condensa interstiziale deve essere evitata scrupolosamente
  • coibentando dall’interno devo progettare il nodo serramento-involucro edilizio trovando la posizione più sicura per non creare ulteriori ponti termici

Ecco la nuova stratigrafia:

stratigrafia-6cm stiferite

 Premesso che per contenere il surriscaldamento estivo devo progettare strutture con caratteristiche ben precise:

  • bassi valori del fattore di decremento f (f=Udyn / U)
  • alti valori di capacità termica areica interna
  • tante ore di sfasamento

 analizzo i componenti edilizi della stratigrafia prevista dall’impresa (intonaco termoisolante + muratura + stiferite + tramezza) per capire come si comportano in estate a confronto con una diversa stratigrafia (intonaco termoisolante + muratura + argilla + fibra di legno + argilla) che è anche la mia preferita:

nessuna coibentazione interna Stiferite 6cm fibra di legno 6cm & argilla
trasmittanza U  1,03 0,26 0,40
trasmittanza dinamica Udyn  0,165  0,011  0,018
sfasamento ore  9,6  14,9  16,3
areica interna  39,7 32,4  42,1
fattore di decremento  0,16  0,043  0,044

 Cosa possiamo capire da questi numeri?

  • dal valore di trasmittanza si capisce che senza intervenire anche all’interno le dispersioni sono dal triplo al quadruplo: per l’inverno è bene intervenire.
  • le ore di sfasamento indicano che la fibra di legno + argilla è migliore della stiferite in estate
  • il fattore di attenuazione indica parità grazie al fatto che la fibra di legno non ha lambda basso come la stiferite.

Tutto il progetto non è che mi piaccia. Evito sempre in tutti i modi di coibentare dall’interno, tutto si può fare, ma un tavolo con 4 gambe sarà sempre più performante di uno con 3. Isolare esternamente resta il tavolo migliore.

Un’altra cosa che non mi soddisfa è riempire la casa di stiferite forati e intonaco civile. Se devo proprio, preferirei riempire la mia casa di fibra di legno e argilla stando certo che il materiale più antico del mondo, compostabile e riciclabile all’infinito, mi regolerà l’umidità in casa assorbendo e rilasciando, mi assorbirà odori e sostanze tossiche, e diventerà il mio futuro accumulo termico.

Senza sposare la bioedilizia, o l’antipatia verso il pentano, si deve decidere che stratigrafia realizzare.

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Facciata ventilata, conviene?

La facciata ventilata non mi piace? Credo per l’inutilità dell’investimento.

Chi la propone racconta di effetti miracolosi, chi la disegna racconta di effetti incredibili, chi la dovrebbe pagare… mi chiede cosa ne penso.

In alternativa al solito cappotto esterno, si progetta una camera d’aria esterna che permette l’ effetto camino: dove l’aria salirà verso l’alto.

Ovviamente lo strato termoisolante si esegue comunque, altrimenti la muratura resterebbe non coibentata come prima dell’intervento: si capisce già che questa facciata ventilata è un di più… è una finitura diversa.

facciata-ventilata-o-ombreggiatura-in-facciata

Se la facciata ventilata deve ottenere un valore estetico bene, benissimo, approvo, altrimenti, se stiamo pensando di ottenere una parete con capacità termiche incredibili… lasciamo subito perdere questo progetto.

facciata-ventilata-stratigrafia

Qualcuno potrebbe obiettare che nella camera di ventilazione la resistenza al passaggio termico dell’aria sia diversa. Ma la resistenza esterna è la stessa di quella interna dello stesso elemento costruttivo.

Devo ammettere che quando la facciata ventilata è disegnata in continuità con il progetto dell’ombreggiatura si ottengono i risultati più interessanti.


       

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Isolare dall’ interno, dati climatici e dati “sensibili”

 Quando mi trovo a valutare o progettare una stratigrafia di una coibentazione dall’interno

coibentazione-interna

solitamente ragiono in questo modo:

  • cerco di approfondire i difetti che la casa già presentava negli anni precedenti (utilissimo!)
  • cerco di conoscere lo stile di vita di chi abiterà la casa dopo l’intervento di riqualificazione e il numero delle persone che più o meno sarà sempre presente (importantissimo!)
  • definisco la zona climatica
  • inserisco i valori di conduttività e gli spessori dei materiali che compongono lo stato di fatto
  • poi inizio a inserire i materiali di coibentazione
  • parto sempre con bassi spessori per individuare bene l’influenza di qualche centimetro in più in una seconda, terza o quarta simulazione
  • inserisco la temperatura esterna di progetto (per esempio -5 °C) per verificare la temperatura superficile interna della parete, ma anche la temperatura esterna più tipica e normale
  • confronto i nuovi valori U di trasmittanza che ottengo applicando la coibentazione interna (risparmio e comfort invernale) (W/mq*K)
  • confronto i nuovi valori k di capacità termica areica interna (kJ/mq*K) (per comprendere quanto peggioro la capacità di assorbire energia, importante d’estate)
  • oppure confronto l’energia che le pareti (ora coibentate dall’interno) riescono ad assorbire se alzo di 1 °C la temperatura interna (per esempio 0.015 kWh/m²K)
  • guardo lo sfasamento che ottengo
  • inserisco il valore di umidità relativa e temperatura interne: per l’interno i dati climatici utilizzati derivano da D.Lgs. 311 (20° C – 65% u.r.) che mi aiutano a capire il comportamento dell’umidità che attraversa il pacchetto isolante e che deve asciugare in estate in tempi ragionevoli
  • spero di non aver dimenticato nulla

alla fine “frullo” tutto e faccio la mia proposta ideale!

Condivisa o inascoltata, la mia proposta tende, comunque e sempre, a

  • considerare la protezione estiva, importante quanto la protezione invernale,
  • preferire materiali più vicini alla natura,
  • non investire più di quanto il committente è disposto.

vale sempre il motto:

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Serramenti con davanzale passante

Capita che solo il giorno della consegna dei nuovi serramenti si affronti il problema del davanzale passante! Allora che fare?

serramento-davanzale-passante

Siamo così abituati a vedere il davanzale di marmo che fa capolino sotto la finestra che  nemmeno prendiamo in seria considerazione il fatto che sia uno dei più comuni e stupidi e ignorati ponti termici di una casa.

tag-posa-finestra-su-taglio-termico

Siamo quasi tentati di pensare che se togliamo (tAgliamo) il davanzale la finestra soffra, dove la appoggeremo? come faremo? ma si è sempre messo il davanzale lì sotto!

e si è sempre sbagliato!

davanzale ponte termico termografia

I ponti termici (come i davanzali) sono i punti deboli dell’involucro dal punto di vista termico, in prossimità dei quali passa più calore rispetto agli elementi costruttivi adiacenti. Già la disomogeneità del materiale è causa di ponti termici.

Elevate perdite termiche = rischio di condensa superficiale interna = rischio muffa.

I ponti termici dovrebbero essere attenuati con soluzioni costruttive o uso di elementi o accessori (un po’ speciali). Ad esempio un profilo sotto davanzale in XPS.

Esiste di tutto, basta progettare con passione!

davanzale risparmio energetico

Poniamo che la muratura della casa (che sta per ricevere i nuovi serramenti) sia in mattoni forati o anche mattoni pieni: proprio in un punto così delicato come il contorno finestra è spesso posata una bella lastra di marmo. Il marmo si comporta un po’ come la pietra, o il calcestruzzo: ha una conduttività ben superiore al materiale edile della parete.

Il davanzale passante è un grave errore progettuale! “se lo conosci lo eviti”

serramento-davanzale

        

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Perchè un isolamento esterno se nessuno mi obbliga?

Per lavoro o per amore parlo con tanta gente di case.

ombreggiatura-naturale

Escludendo gli appassionati, devo ammettere che incontro molte persone che nutrono perplessità nei confronti di un moderno involucro dell’edificio.

 involucro-moderno-2

Immagino che sia perchè non conoscono bene i vantaggi che una buona coibentazione comporta:

 involucro-moderno

Un buon isolamento assicura una distribuzione ottimale della temperatura anche con temperature esterne molto basse e vento forte, limitando la formazione di correnti d’aria: l’ambiente è accogliente e piacevole anche con l’uso del riscaldamento in modo molto più moderato di prima. Le pareti sul lato interno sono quasi calde come l’aria dell’ambiente, questo è il segreto!
Nelle case prive di isolamento, le pareti e i vetri delle finestre sono freddi e la differenza di temperatura può toccare i 10° e oltre nei punti critici.

"Si sente il freddo che entra" mi dicono alcuni.

L’energia termica migra sempre dall’elemento a temperatura superiore verso quello a temperatura inferiore e mai al contrario:

  • in inverno il calore si disperde verso l’esterno
  • in estate invece il calore dall’esterno entra all’interno
  • il freddo non entra mai in casa!

esperto-casaclima

Dico sempre di essere generosi nello spessore dell’isolamento, perché il prezzo del materiale isolante influisce in misura minima sui costi totali dell’intervento. Gli esperti raccomandano 16–20 cm , ma ai fini di un corretto isolamento è importante che la casa sia ermetica, cioè che tutti i raccordi siano a tenuta d’aria.

Muffa? Quale muffa? In una casa ben coibentata non si formano né condensamuffe: proprio perchè la temperatura superficiale interna delle pareti è di poco inferiore a quella dell’ambiente.

Solo se fate installare delle nuove finestre e se la facciata della vostra casa è scarsamente coibentata o neanche un po’, dovrete fare ventilazione più spesso di prima e solo in modo corretto.

ventilazione-meccanica-controllata

Comunque un impianto di ventilazione meccanica controllata può rendere la casa ben più confortevole. Permette di godere costantemente di una buona qualità dell’aria (giorno e notte), perché costantemente immette nell’ambiente aria fresca (riscaldata dal calore recuperato dall’aria in uscita) ed espelle l’aria viziata con tutti gli odori, le sostanze nocive e i vapori che contiene. Così, non è nemmeno necessario aprire le finestre (ma potete farlo)!

Se credete nella vostra casa… investite nell’isolamento! Vi può proteggere anche dal caldo!

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Posa del nuovo serramento e muffa intorno alle finestre

Sono chiamato così spesso a risolvere i problemi di condensa intorno al serramento che voglio un’altra volta affrontare il tema delle dispersioni termiche nella zona finestra.

La posizione del serramento ha veramente un’enorme influenza sulla temperatura superficiale interna di tutta la zona intorno alle finestre, quindi progettare correttamente la coibentazione garantisce qualche grado in più di temperatura superficiale interna, e di conseguenza…. qualche muffa di meno!

Guardiamo con attenzione questi 2 disegni che evidenziano la termografia che si otterrebbe verificando due posizioni del serramento molto comuni da noi:

  • serramento in posizione centrale, guida tapparella ravvicinata, cappotto esterno che rigira in battuta alla guida:

serramento-posizione-centrale-termografia

  • serramento a filo interno, guida tapparella lasciata in posizione originale, cappotto esterno solo in facciata, imbotte non isolato:

serramento-posizione-a-filo-interno-termografia

 

Dunque, la colpa non è mai delle nuove finestre, ma piuttosto della poca progettazione! Le vecchie finestre forse "spifferavano" così tanto che anche il livello di umidità interna non saliva mai più di una certa soglia, mentre ora, i serramenti nuovi ci offrono un’ambiente più ermetico e impongono la corretta ventilazione degli ambienti per mantenere livelli di umidità normali.

 

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Isolare dall’ interno: attenzione al caldo estivo

Più di qualche lettore non riesce a convincere i propri còndomini a coibentare l’edificio anche se economicamente sarebbe un’operazione necessaria e lungimirante. Per non rinunciare al sogno, si butta nella progettazione dell’isolamento da dentro.

Niente ponteggi, niente richieste, niente discussioni: piena libertà decisionale.

Michele per esempio, che possiede un bell’appartamento vicino alla ferrovia in zona climatica E, si è indirizzato verso la più classica controparete con doppia lastra in cartongesso, barriera vapore e 10 cm di lana di roccia densità 70 kg. La lana di roccia è stata scelta per la sua economicità, le sue proprietà termiche ma soprattutto le sue proprietà acustiche per avere il famoso effetto massa molla massa. L’impianto termico a radiatori sarà totalmente rifatto anche per ovviare alle dispersioni termiche delle vecchie tubazioni non isolate. Gli infissi, ugualmente, saranno completamente rifatti ed il cassonetto delle tapparelle non sarà messo come sempre all’interno ma all’esterno: una soluzione nuova e mai usata dalle sue parti.

Perchè io non sono favorevole a questo progetto?

C’è un errore di fondo. E non parlo della temibile barriera al vapore che se non è perfetta mi causerà dei passaggi di vapore tanto imprevedibili quanto di conseguenze terribili, nè parlo del materiale di coibentazione non proprio figlio della natura e forse non il mio coinquilino ideale, nè dubito dell’effetto rumor-smorzante del treno.

L’errore sta nel dis-comfort estivo di questa stratigrafia che, se offre un risparmio sulla bolletta nel periodo di riscaldamento, ci impone una spesa per il raffrescamento estivo. Se il caldo entra, se ne esce a settembre!

Dobbiamo comprendere che stiamo isolando dall’interno, dunque ci stiamo isolando dalle pareti esterne: tutta la massa che prima era a contatto con l’ambiente interno

  • che d’inverno è causa di tanta dispersione termica
  • ma che d’estate mi faceva comodo per scaricare la troppa energia interna

dopo l’intervento sarà “confinata” all’esterno.

Dove scaricherò l’energia che produco nell’ambiente domestico durante i mesi estivi?

  • nella lana di roccia?
  • nel cartongesso?

riscaldamento-globale-2011-anno-record-temperature

Devo usare un materiale isolante che abbia sì un buon lambda perchè voglio diminuire le dispersioni invernali, ma una buona capacità di accumulare calore. In più, voglio anche che lo spessore di materiale isolante che vado a posare sia non troppo grosso

  • un po’ per non portare via troppo spazio
  • un po’ per permettere un veloce smaltimento di normale umidità accumulata d’inverno
  • un po’ per riuscire a conservare una migliore capacità termica interna

Devo scegliere il materiale coibente e la finitura che assorbono più energia possibile, altrimenti le prossime estati mi pentirò di essere intervenuto. Dopo di che devo prendere in grande considerazione una ventilazione meccanica controllata decentralizzata, ma di questo possiamo leggere in altri articoli dedicati.

Quale stratigrafia è in grado di assorbire meglio l’energia che produco all’interno?

- un po’ di fisica edile non ha mai fatto male a nessuno -

Andiamo a scoprirlo confrontando:

  • 30 cm. mattoni pieni + 10 cm. lana di roccia + cartongesso (temperatura superficiale interna con -5° esterna, 19°C)
  • 30 cm. mattoni pieni + 4 cm. fibra di legno + argilla (temperatura superficiale interna con -5° esterna, 17,9°C)

Mattoni pieni + 10 cm. lana di roccia + cartongesso (trasmittanza U=0,32 W/m²K):

  • se alzo di 1°C la temperatura interna, 1 metro quadrato della mia nuova struttura quanta energia riesce ad assorbire? 0.015 kWh/m²K

Mattoni pieni + 4 cm. fibra di legno + argilla (trasmittanza U=0,65 W/m²K)

  • se alzo di 1°C la temperatura interna, 1 metro quadrato della mia nuova struttura quanta energia riesce ad assorbire? 0.030 kWh/m²K

Quindi l’involucro coibentato con fibra di legno + argilla può assorbire il doppio di energia: questo è un aspetto da non sottovalutare d’estate!

Com’era lo stato di fatto?  30cm. di mattone pieno (1,5+1,5cm di intonaco)

stratigrafia-30cm-mattone-pieno

  • temperatura superficiale interna con -5° esterna: 13,2°C
  • trasmittanza U=2,08 W/m²K)
  • quando d’estate alzavo di 1°C la temperatura interna, 1 metro quadrato della mia nuova struttura quanta energia riusciva ad assorbire? 0.060 kWh/m²K

Isolando dall’interno so di dover fare i conti con l’umidità che si accumula d’inverno nella stratigrafia: non devo intrappolarla, ma piuttosto usare materiali con grande assorbenza capillare. Così l’umidità si distribuisce bene su tutta la superficie e tende a diffondersi nell’aria ambiente per asciugare la struttura, specialmente durante l’estate. Argilla e fibra di legno sono materiali perfetti per questo continuo “assorbi” e “cedi”, ”assorbi” e “cedi”.

Se crediamo che la nostra seconda pelle sia la struttura della nostra casa, allora dobbiamo convenire che argilla, fibra di legno e cotto sono da preferire a una barriera al vapore e lana di roccia.

Chi ama il fai da te scoprirà sulla propria pelle che lavorare con fibra di legno e argilla è molto più amichevole che maneggiare lana di roccia e cartongesso! Buon lavoro allora!

 Una volta deciso l’intervento, il passo più corretto è comunicare

  • esposizione,
  • dimensioni,
  • valori di trasmittanza U delle pareti isolate,
  • valori di trasmittanza U dei serramenti ordinati,
  • tipo di VMC installata

ad un termotecnico per farsi dimensionare correttamente i nuovi corpi scaldanti!




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Migliorare l’ inerzia di un tetto coibentato dall’ interno

Se siete qui a leggere conoscerete i miei precedenti articoli:

Tengo il comfort come stella polare nella progettazione dell’isolamento.

Ora affrontiamo questa situazione:

Devo intervenire dall’interno. Ignoriamo per il momento i problemi relativi alla gestione dell’umidità e alla correzione dei ponti termici per ragionare piuttosto su come potrei ancora migliorare l’inerzia termica.

Questa è la stratigrafia del tetto con lo spessore della coibentazione posato dall’interno (intervento da dentro):

tetto-in-tavelle-isolato-dall-interno

Sì, sto ragionando sui tamponamenti interni!

abbiamo  coibentato con fibra di canapa (più leggera, flessibile e manovrabile per lavorare da sotto):

coibentazione-in-fibra-di-canapa

ma ho compreso di aver molta meno inerzia termica interna di prima: come possiamo migliorare l’inerzia ?

Se non facessi attenzione a quest’aspetto, il mio progetto potrebbe concludersi con un tamponamento in cartongesso, ma non potevo fare altro per cercare di ottenere più massa interna e più inerzia?  Certo che sì:

  • la capacità termica areica del cartongesso è pari a 13 (kJ/mqK)
  • la capacità termica areica del fibrogesso è pari a 20 (kJ/mqK), quasi il doppio!
  • la capacità termica areica di un pannello di argilla è 51 (kJ/mqK), quasi 5 volte!

argilla-per-migliorare-inerzia-termica

Allora non fermiamoci alla progettazione così così. Teniamo ogni dettaglio utile in grande considerazione e scartiamo i materiali che non ci aiutano!

 Coibentando da dentro

  • ho ridotto di ben 6 volte la capacità termica areica interna del mio tetto
  • ho perso gran parte della capacità di assorbire energia, proprio quella capacità utilissima d’estate per mantenere temperature più basse!

Quindi cerchiamo in tutti i modi di progettare come recuperarne in parte!

Repetita iuvant: più involucro e meno impianti!

Il tetto, ottimo d’estate (e ottimo d’inverno), ha bisogno di tanta inerzia termica.

Se vuoi informarti e approfondire meglio l’argomento potresti leggere questi testi, quello sull’umidità e tenuta all’aria è veloce e molto chiaro anche se non si è esperti del settore:
         

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Perchè isolare le tubazioni del riscaldamento?

 C’è la tendenza a dare molta importanza all’isolamento esterno della casa e a dimenticare altri aspetti: avete mai chiesto al vostro progettista quanto disperdono le tubazioni del riscaldamento?

caldaia-in-ambiente-non-riscaldato

Ipotizzando che la caldaia sia posizionata in un ambiente non riscaldato (ad es. nel piano interrato) e che le tubature di mandata e di ritorno percorrano 10 metri per arrivare alla zona da riscaldare, possiamo provare a calcolare la dispersione di questi 20metri di tubazioni diam. ¾’’ coibentate con i classici 9mm. in questo modo:

  • una tubazione in acciaio nero diam. ¾ ‘’ con spessore isolante 9mm disperde : 0,325 W/mK
  • la temperatura dell’ambiente non riscaldato è 15°C
  • la temperatura del fluido nelle tubazioni è 30°C (impianto radiante in funzione per 4 ore al giorno per 6 mesi)

0,325 W/mK * 20m (distribuzione) * 15 °C (salto termico) = 97,5 Wh
97,5 Wh * 4 ore/giorno * 180 giorni = 70,2 kWh/anno

isolare-le-tubazioni

Progettisti e committenti danno tanta importanza alla scelta della caldaia dimenticando tutto quello che viene dopo la caldaia. Per lei sono tutti disposti a spendere, per il resto sono tutti alla ricerca del risparmio. Cosa mai potrà fare la super caldaia se da lei partono tubazioni di distribuzione coibentate male o posate senza un adeguato progetto?

  • controlliamo se nel progetto le tubazioni sono più brevi possibile!
  • controlliamo se tutte le curve sono indispensabili! ogni curva aumenta le perdite di carico.
  • isoliamo le tubazioni con almeno uno spessore pari al diametro e senza alcuna interruzione.

isolare-le-tubazioni2

Facciamo un confronto?

Quanto disperde la parete esterna di un bagno nel periodo di riscaldamento?

  • consideriamo 5 mq di laterizio 25cm + cappotto da 10cm con trasmittanza U=0,25 [W/mq·K]
  • prendiamo i Gradi Giorno di Padova = 2383 GG * 0,024 = 57,19 Kh

0,25 [W/mq·K] * 5 mq (superficie) * 57,19 Kh (cioè 2383 GradiGiorno * 0,024)

= 71,5 kWh/anno

 La piccola distribuzione impiantistica mal coibentata disperde quanto la parete esterna di un bagno che abbiamo isolato con 10cm di eps.

Davanti ai numeri, la prima cosa che ti viene in mente di fare é isolare ancora meglio la parete esterna! Proviamoci allora!

andiamo verso standard da casa passiva: trasmittanza parete U=0,10 [W/mq·K] (isolamento involucro veramente spinto!):

 isolamento casa passiva

0,10 [W/mq·K] * 5 mq (superficie) * 57,19 Kh (cioè 2383 GradiGiorno * 0,024)

= 28,6 kWh/anno

Davanti a questa cifra possiamo dire che coibentare meglio le tubazioni è più facile e intelligente, ma spesso delle piccole cose ci si dimentica!

isolare-le-tubazioni4

Riflettere e progettare prima di costruire è obbligatorio!


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  questo articolo è stato diretto dal termotecnico marco de pinto,

relatore-marco-de-pinto-corsp-ceph-2012-zephir-copiapassive hause designer

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Isolare dall’ interno, altri ragionamenti

 I còndomini si oppongono al sistema di isolamento esterno. Abbiamo portato semplici esempi di risparmio senza ottenere un sì.

Abbiamo spiegato che  se ognuno dei 6 condomini spende 1100euro di gas forse è interessante ragionare sul fatto che in soli 15anni spenderanno tutti insieme 99mila euro di gas invece che soli 18mila con un bel capottino sulla casa. sempre che il gas non aumenti mai più fino al 2016. (improbabile).

condominio-da-isolare

Stato di fatto:

edificio anni 70 con struttura portante in cemento armato e le tamponature in laterizio spessore 25 cm con in entrambi i lati intonaco e pittura. L’edificio è diviso in 6 appartamenti: 2 per piano. 

Un giovane nuovo proprietario deve fare le sue scelte: è costretto ad isolare dall’interno. La ferrovia passa vicinissima e vuole cercare un effetto massa molla massa con la scelta dei materiali. E’ lui stesso che mi propone calcio silicato e lana di roccia. Penso che sia un’idea più che intelligente, anche se i rumori per trasmissione non cesseranno, ma l’umidità come si comporterà? bene o male?

Andiamo a fare tre esempi e poi lasciamo aperta la discussione per eventuali commenti dei guru della condensa interstiziale.

Ho preparato la stratigrafia così:

calcio-silicato-6-lana-di-roccia

sono preoccupato per il punto dove avviene la condensa interstiziale perchè la lana di roccia non si comporta bene come il calcio silicato nel distribuire-accumulare-cedere l’umidità.

Allora proviamo a togliere i 4cm di lana di roccia che dovevano aiutare anche contro il rumore:

calcio-silicato

Forse adesso il silicato di calcio lavorerà bene l’eventuale umidità, date le sue caratteristiche e i collanti previsti, ma il pacchetto isolante è diventato scarso:

  • prima i 6cm di calcio silicato + 4cm di lana di roccia garantivano una trasmittanza del muro U=0,36W/m²K, una temperatura superficiale di ben 19°C e uno sfasamento estivo di 15 ore
  • adesso, tolta la lana di roccia, ci resta una trasmittanza del muro U=0,57W/m²K, una temperatura superficiale di 18°C e uno sfasamento estivo di 13 ore

Se non vogliamo rinunciare all’intercapedine con la lana di roccia, che ci impone una spesa maggiore e anche complicazioni di posa (ma una volta fatta è fatta!) allora dobbiamo posare un freno al vapore prima della lana di roccia. Il pacchetto così inventato sarà protetto dai guai della condensa interstiziale.

La stratigrafia diventa allora:

calcio-silicato-6-freno-al-vapore-lana-di-roccia

 aspettiamo commenti e buone proposte!

 

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Posa serramenti senza isolamento spallette

 Dopo anni di indecisione è venuto il momento di sostituire i vecchi serramenti? Inutile aspettare ancora, abbiamo ben compreso che da lì se ne va gran parte del riscaldamento. Un vero spreco.

nuovi-serramenti

Per ora, di isolare l’involucro non se ne parla: il sistema a cappotto è una spesa che adesso non possiamo affrontare. Ma in futuro sarà indispensabile perchè abbiamo i muri esterni da 22cm in mattone pieno.

Abbiamo raccolto un paio di preventivi: in effetti i serramenti in pvc hanno le migliori prestazioni al minor prezzo, addirittura una marca ci offre il triplo vetro al posto del doppio vetro e addirittura ci ha spiegato che isolare l’imbotte che accoglierà i nuovi serramenti ha un’importanza minoritaria e certamente la spesa sarebbe di gran lunga superiore ai vantaggi ottenibili; quindi un’altro risparmio!

triplo vetro al posto del doppio vetro

Vediamo un po’ se il venditore di finestre con l’offerta del 3×2 la sa veramente così lunga, o almeno un po’ più lunga di noi “creduloni di isolamento”!

E’ utile isolare l’imbotte oppure son soldi buttati…dalla finestra?  Andiamo a scoprirlo:

La parete esterna, spessore 22cm, ha veramente un basso potere di isolamento, e i vecchi serramenti erano ancora peggiori del muro e non garantivano la tenuta all’aria (presenza di muffa anche sulle spallette).

Questa è la trasmittanza del muro: U = 2,51W/(m² K) come rappresentato qui sotto:

 u-parete-mattone-pieno-da-22-cm

Il potere isolante è proprio scarso e se fuori abbiamo 0°C, la temperatura superficiale interna della parete arriverà appena a 13,5°C: una buona notizia per la muffa, che può contare su temperature veramente adatte a proliferare. Comunque la curva della temperatura e quella di rugiada non si toccano e perciò, anche fino a -2°C è scongiurata la possibilità di condensa interstiziale.

Ma intorno alla finestra cosa succede? La temperatura superficiale mantiene i 13,5°C, già troppo bassi, o scende ancora di più?

 serramento-in-casa-non-isolata-termografia

Ce lo dice una termografia: Scende ancora di più! La nuova finestra è posata dove si trovava la vecchia, a filo interno, sopra il davanzale freddo. Le spallette disperdono più facilmente il calore: la distanza tra dentro e fuori (tra caldo e freddo) è ancora più breve!

La superficie interna, quella che contorna tutto il serramento, quanto dista dall’esterno? Solo pochi centimetri: diciamo che appena dopo la cornice esterna saremo solo a 8 o 10 cm.

La distanza tra dentro e fuori è imprecisa e varia, ma per capire cosa succede guardiamo la stratigrafia con spessori così miseri:

u-spalletta-finestra

la trasmittanza del muro sale fino a U = 3,53W/(m² K) (se il valore sale, è male) e la temperatura superficiale interna della parete intorno al serramento arriverà a soli 10,8°C: splendide notizie per la muffa, che per lunghi periodi conterà su temperature più che favorevoli.

In un paio di inverni ci possiamo trovare in queste condizioni:

muffa-alle-finestre

Morale della favola:

  • dal venditore di finestre facciamoci vendere le finestre,
  • con tanta cautela sentiamo come intende affrontare le sigillature,
  • ma non facciamoci costruire la casa!


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Un cappotto di grosso spessore o 1 cm di Aerogel ?

Sarà l’autunno alle porte o un settembre con temperature estive, ma sembra questa la domanda del mese!

Già in un precedente articolo, “Ragionare sull’isolamento interno“, ho scritto qualcosa di questi materassini in aerogel nanoporoso rinforzato con fibre, proprio perchè in assoluto offrono veramente prestazioni considerevoli.

Allora decidiamo di migliorare le qualità isolanti di una vecchia muratura in mattone pieno che allo stato di fatto ha un valore di trasmittanza pari a probabilmente U = 2,05 W/(m2K) (questa è l’energia che attraversa la parete).

Facciamo posare 1cm di Aerogel Spaceloft:

 spaceloft-1cm

Cosa abbiamo ottenuto? Un notevole miglioramento: U = 0,83 W/(m2K). Un bel salto dal vecchio 2,05 !

Pensate che con 20°C all’interno e -10°C all’esterno la temperatura superficiale interna della parete è salita a 16.8°C. Prima, la vecchia parete raggiungeva sulla superficie interna solo 12°C.

Sicuramente meglio che ritinteggiare. Però abbiamo speso una bella cifra e non abbiamo raggiunto un ottimo valore di isolamento.

Con lo stesso investimento, ad occhio e croce, euro più euro meno, credo meno, possiamo invece permetterci un grosso spessore di eps (non certo frutto di nanotecnologie…. ma comunque esegue il suo compito!)

 eps-20cm

Con 20cm di eps otteniamo una trasmittanza di U = 0,18 W/(m2K)

Sicuramente meglio!

In conclusione: i materiali speciali usiamoli in casi speciali!

  • Se non posso ingrossare una parete, usiamoli!
  • Se non voglio chiudere troppo il foro finestra isolando le spallette, usiamoli!
  • Se in facciata ho un fregio da conservare o non voglio annegarlo nell’isolamento, usiamoli!

 

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Meglio un cappotto di pochi centimetri o meglio non intervenire?

 Decidere un intervento di isolamento è senz’altro difficile. Una casa che non ha un sistema di isolamento esterno sicuramente è anche bisognosa di tanti altri interventi: dai serramenti all’impianto di riscaldamento, alla ventilazione. Il proprietario di casa si trova davanti ad una spesa enorme da affrontare. Spesso è così alta che rinuncia a qualsiasi intervento o resta smarrito tra le diverse opzioni che gli vengono offerte.

Ma in questo articolo parliamo solo di isolamento esterno e lasciamo da parte tutti gli altri temi.

E’ comune fissarsi come obiettivo far realizzare il così detto cappotto esterno; si è ben compresa l’utilità dell’intervento e si è deciso per il “sì facciamolo!”.

cappotto in eps

Appena presa questa decisione subito altre scelte si presentano sul tavolo:

  • materiale isolante
  • spessore isolante
  • finitura esterna
  • correzione dei ponti termici
  • progettazione imbotte foro serramnto
  • sigillature
  • e tanti altri dettagli…

In questo articolo pensiamo solo allo spessore! Di quanti centimetri faremo il cappotto? I catastrofisti come me diranno da 24cm! altri diranno che va bene da 5cm.

Entrambi, il catastrofista e tutti gli altri, hanno ragione! Perchè?

 Prendiamo a titolo di esempio un sistema a cappotto in EPS, Polistirene espanso sinterizzato (il polistirolo):

Le dispersioni delle pareti già si dimezzano con soli 2/3cm di eps : sono infatti i primi centimetri di isolante che cambiano drasticamente il grado di isolamento (è il primo maglione che ci tiene caldi, non il ventiquattresimo uno sopra all’altro!).

Solitamente le vecchie pareti esterne sono costituite di forati o mattoni pieni forse con una intercapedine vuota: la loro trasmittanza termica U, ignorando tutti i ponti termici lineari e geometrici, è probabilmente pari a

2,05 W/(m2K)

questa è l’energia che attraversa la parete, cioè quanti Watt di energia vengono ceduti attraverso 1 metro quadro di parete per una differenza di temperatura di 1 grado Kelvin tra dentro e fuori.

La trasmittanza termica delle pareti U = 2,05 W/(m2K) scende della metà con soli 30mm di eps: sembra un ottimo punto di arrivo! o no?

stratigrafia eps 3 cm di spessore

Legenda: 1 intonaco calce cemento, 2 mattone pieno, 3 intonaco calce cemento, 4 isolamento, 5 finitura

Adesso facciamo i catstrofisti e calcoliamo la trasmittanza che otteniamo con 20cm di eps (quasi 7 volte lo spessore di prima):

con eps spessore 20cm otteniamo una trasmittanza U pari a 0,18 W/(m2K)

stratigrafia eps 20 cm di spessore

 E’ un’ottima prestazione U = 0,18 W/(m2K), ma per capirci, una casa passiva ha normalmente un valore U pari alla metà !

Non andiamo fuori tema:

  • 3 cm di EPS ci cambiano la casa
  • 20 cm ci stravolgono la casa:

la trasmittanza dell’involucro è scesa del 90%.

Allora, che altre riflessioni possiamo fare?

La spesa per la realizzazione di un cappotto esterno non è data dalla quantità di spessore di polistirolo, ma è piuttosto la somma delle voci più rilevanti :

  • ponteggio,
  • preparazione del fondo,
  • incollaggio,
  • tassellatura,
  • rasatura e armatura,
  • finitura esterna.

Tutte queste lavorazioni sono da pagarsi sia che scegliamo lastre isolanti da 3cm che da 20cm.
In altri casi la valutazione si fà ben più complicata: commissionando un isolamento in fibra di legno, devo tener conto che ogni centimetro di spessore di fibra in più ha forte peso sul costo totale !

in conclusione? meglio far meglio!

      

       

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Ragionare sull’ isolamento interno

 Isolare dall’interno è una via che preferisco evitare, ma sempre più spesso è l’unica via: vincoli, spazi, problemi di confine, riqualificazione di solamente una porzione di edificio e altri motivi ci lasciano poca scelta o anzi nessuna alternativa!

isolare-dall interno

E’ logico che isolando il nostro edificio dall’interno, tutto ciò che sta fuori dall’isolamento perderà temperatura: tutte le pareti perimetrali non saranno più calde grazie alla dispersione del calore interno e i fenomeni di condensa saranno più frequenti.

Ma in questo articolo non voglio riflettere su come diminuire il passaggio di vapore acqueo nella stratigrafia o su che materiali mi possono aiutare a ottenere un involucro interno con elevata igroscopicità o come moderare la produzione di umidità interna, voglio ragionare su come e con cosa coibentare le zone difficili!

Quando andiamo ad isolare dall’interno non è sufficiente guardare la facciata da dentro, prendere le misure e posare l’isolante. Devo anche pensare a come attenuare i ponti termici che non riesco a curare: le tramezze collegate alla parete esterna e i solai principalmente. E’ vero che troviamo in commercio elementi a cuneo espressamente di tale forma per “addolcire” il ponte termico non corretto, ma a quale committente piacciono questi cunei? chi li vuole in casa? è quasi meglio un “dente”!

cunei-in-calcio-silicato

Perchè non proporre alla committenza di posare dall’esterno un isolante ad alte prestazioni proprio in corrispondenza dei solai. I solai che sarebbero divenuti forti ponti termici lineari potrebbero invece trasformarsi in potenti accumulatori di energia. L’intervento diventa un elemento architettonico: un marcapiano.

Esistono materassini in aerogel nanoporoso rinforzato con fibre che offrono prestazioni considerevoli:

Conducibilità termica dichiarata (?90/90) [EN12667] 0,014 W/mK
Fattore diffusione vapore (?) [EN12572] 5÷5,5
intonacabili a calce mantenendo altissima traspirabilità.

 materassino in aerogel

Approfondimento: Si parla molto ultimamente dell’impatto sulla salute dei nanomateriali, e tra i molti studi clinici condotti negli ultimi anni figurano approfondite ricerche sugli effetti delle polveri di silice.


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Posa corretta di nuovi serramenti senza cappotto

 Non tutti possono permettersi un cappotto esterno + serramenti nuovi, ma questo non è un motivo per posare i serramenti in modo sbagliato, o come si è sempre fatto.

Guardiamo questa termografia per capire bene quello che facciamo:

serramento-in-casa-non-isolata-termografia

spesso è proprio vicino al serramento che il muro esterno mantiene una temperatura superficiale troppo bassa causando condense, e quindi muffa.

muffa-alle-finestre

Allora cosa possiamo fare prima di installare i serramenti nuovi?

Possiamo comunque prevedere un isolamento dell’imbotte in modo che il calore interno non venga ceduto dalla parete già dopo qualche centimetro (specialmente quando il serramento si trova a filo interno).

Se le spallette saranno isolate, allora il calore, per essere ceduto all’esterno, dovrà attraversare tutti i 30cm della muratura.

Qualche grado sicuramente lo guadagnamo! e forse è proprio quel grado che fa la differenza quando l’umidità è indecisa se condensare, o non condensare!!

Inutile arrendersi alla decisione di non fare il cappotto esterno e di conseguenza non fare nulla di innovativo!

Se posiamo dei serramenti nuovi, allora facciamolo col cuore!

posa-perfetta-serramenti

Tanto per fare un confronto, ecco la termografia di un serramento ad alte prestazioni con muratura esterna isolata:

serramento-in-casa-passiva-termografia

 Dunque, la posa corretta di un serramento deve prevedere l’isolamento delle spallette:

tag-posa-finestra-spallette-coibentate-sezione-orizzontale

Pensavate che evitando il cappotto esterno foste "esonerati" dalla corretta posa del serramento? e perchè mai?

Dopo un investimento come quello dei nuovi serramenti vorreste una posa non corretta? io raglio, ma non sbaglio!

E il davanzale? Anche il davanzale fa parte della buona e corretta posa. Non pensate di usare il vecchio davanzale "passante" da fuori a dentro come base d’appoggio per i nuovi serramenti! Che senso avrebbe avuto ordinare serramenti con taglio termico?

Anche il davanzale dev’essere interrotto, per non rappresentare un ponte termico. Se non è interrotto sarà una via privilegiata per la dispersione del calore, ed essendo certamente di materiale con conducibilità molto più alta rispetto alla muratura, potrà essere una "riga" fredda leggibile dall’interno. Una riga con tendenza alla condensa e dunque ai puntini di muffa.

Facciamo le cose per bene! diamo importanza al dettaglio davanzale! ne guadagneremo negli anni a venire!

Ecco come si dovrebbe preparare il davanzale per la posa dei nuovi serramenti:

posa-finestra-su-taglio-termico-senza-cappotto 

 

 

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Isolare dall’interno con lana di roccia

 Sapete come la penso: isolare dall’interno dev’essere proprio l’ultima spiaggia!

tag-isolare-dallinterno

L’edificio resterà freddo, anche se il vostro nido sarà caldo (anzi si riscalderà molto in fretta: perfetto per una seconda casa oppure un locale non usato in modo continuativo).

Non potremo mai sfruttare i benefici dell’inerzia termica delle pareti perimetrali (che si ottiene con un sistema a cappotto esterno).

Non ignoriamo i ponti termici non risolti: le solette dei piani, ma anche le tramezze che sono legate alle “fredde” pareti esterne!

Allora? Solo svantaggi? noooo

  • si posa con rapidità l’isolante dall’interno!
  • non si paga il ponteggio
  • si posa anche se piove
  • costa meno

Questa volta abbiamo scelto lana di roccia come coibente:

  • migliora sensibilmente anche l’isolamento acustico.

Non dimentichiamo l’aspetto della migrazione del vapore acqueo:

  • l’ambiente sarà caldo e l’umidità contenuta sarà ben maggiore dell’umidità esterna
  • l’umidità tenderà a migrare verso l’esterno attraversando la parete
  • prima incontrerà il nuovo pacchetto isolante posto all’interno
  • poi sbatterà contro la parete fredda esterna (tendendo a condensare)

Non trascuriamo allora l’idea di posare un freno al vapore!

tag-isolare-dallinterno-freno-al-vapore

  • lana di roccia nell’orditura metallica di supporto delle successive lastre + freno al vapore + cartongesso + tinteggiatura

       

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Isolamento muri controterra

Siete costretti ad intervenire per il risanamento dei muri controterra? Avete deciso di combattere l’umidità di risalita o l’umidità d’infiltrazione?

E’ l’occasione di pensare anche all’isolamento!

tag-isolamento-contro-terra

Se ormai Vi state sobbarcando le spese per

  • apprestamento cantiere
  • demolizione della pavimentazione esterna con scavatore (compresa la cernita, il carico ed il trasporto a pubblica discarica, l’indennità di discarica
    del materiale non recuperabile)
  • scavo generale perimetrale fino al piede dell’immobile per eseguire l’impermeabilizzazione dall’esterno o la barriera chimica all’interno della muratur
  • ripreparare il fondo alle pavimentazioni e alla risemina del prato erboso…

potreste essere in tempo per decidere di isolare anche le pareti esterne che fino a qualche giorno fa erano veramente inaccessibili.

Non sfruttare l’occasione dello scavo sarebbe un errore e soprattutto sarebbe una decisione incontrovertibile per molti anni a venire.

La spesa in più forse è una voce imprevista, ma è da vedersi come un investimento nell’immobile per il futuro:

  • la casa avrà un clima interno più salubre e le strutture saranno protette da umidità e freddo.
  • la temperatura superficiale interna aumenterà eliminando i rischi di condensa

Allora:

  • risaniamo
  • impermeabilizziamo
  • isoliamo con xps o vetro cellulare
  • (evitiamo di schiacciare le lastre nell’impermeabilizzazione bituminosa fresca)
  • proteggiamo l’isolamento con una guaina bugnata (bugne verso la casa)
  • risistemiamo la terra

e se è necessario

  • progettiamo un drenaggio:
  • guaina bugnata
  • telo filtrante e drenante
  • tubo di drenaggio con pozzetto di ispezione e allacciamento alla rete fognaria
  • terra


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Coefficiente di trasmittanza termica U

 Il coefficiente di trasmittanza termica U non è una una caratteristica del materiale come la conduttività termica (il valore ? lambda), ma la caratteristica dell’elemento costruttivo che abbiamo progettato, con la sua stratigrafia e il suo spessore!

trasmittanza

Indica la dispersione!

La trasmittanza ci dice quanta energia attraversa l’elemento costruttivo che abbiamo progettato!

U molto basso = ottimo elemento costruttivo!

Valutando una parete perimetrale, sapere che ha una trasmittanza U = 0,18W/(m² K) ci fa capire che 0,18 Watt di energia vengono dispersi attraverso 1 mq per una differenza di temperatura di 1 grado Kelvin tra dentro e fuori:

  • così, se fuori sono 0 °C, ogni mq disperde in 1 giorno 86 Watt:

0,18 W * 1 mq * 20 K * 24 h = 86 Wh = 0,086 kWh (chiloWattora! parliamo di consumo! di lavoro! non di potenza)

Una parete con U = 1,5 W/(m² K) è di basse prestazioni: ben 1,5 Watt di energia vengono dispersi per metro quadro per ogni grado di differenza termica tra esterno e interno:

  • così, se fuori sono 0 °C, ogni mq disperde in 1 solo giorno 720 Watt, come 7 lampadine accese

1,5 W * 1 mq * 20 K * 24 h = 720 Wh = 0,720 kWh

  • 14 mq di questa parete disperdono 10 kWh oppure 1 litro di gasolio, o un mc di gas, oppure 3 kg di legna.

…quindi rendiamoci conto che in una fredda giornata invernale 14 mq di parete non isolata ci costano 1 mc di gas.

tag-trasmittanza-termica-u

In Germania si dice dice che se moltiplichi per 10 il valore di trasmittanza U ottieni già il consumo in litri per mq/anno.

Come calcolare la trasmittanza?

  • basta dividere lo spessore in metri per il valore ? lambda del materiale e prendere il reciproco del risultato.
  • esempio: pannello isolante ha ? lambda = 0,04 W/(mK) ed è spesso 8 cm.:

0,08 : 0,04 = 2 (m² K)/W

2 è la resistenza alla trasmissione del calore (Resistenza Termica)

1 : 2 = 0,50 W/(m² K)

la trasmittanza del nostro pannello é U = 0,50 W/(m² K)

Come calcolare la trasmittanza alla svelta?

0,04 W/(mK) : 0,08 metri = 0,50 W/(m² K)

Nella realtà un elemento costruttivo è sempre composto di

  1. materiali diversi
  2. con spessori diversi
  3. con ? lambda diversi!

in più dobbiamo conteggiare le resistenze degli strati d’aria vicinissimi all’elemento. Il calcolo è più complicato!

Si devono sommare tutte le resistenze termiche e le resistenze superficiali e dividere 1 per quella somma: ecco trovato il coefficiente di trasmittanza termica U dell’elemento costruttivo!

 Ora possiamo anche confrontare i valori che otteniamo con i valori limite di legge!


e prima di costruire in classe A,
comportiamoci da classe A !


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Tetto piano rovescio

Cosa si intende per tetto rovescio in edilizia? Non certo quello dell’immagine sottostante: tag-tetto-alla-rovescia

Il tetto alla rovescia posiziona la membrana impermeabilizzante sotto l’isolante. L’isolante adatto non deve assorbire acqua, quindi solitamente si tratta di XPS.

tag-tetto-rovescio

Il manto impermeabile posato sul massetto, con pendenza dell’1% almeno, verrà protetto dall’xps in lastre posate anche a secco e poi zavorrate. Insomma, nel tetto rovescio è solo l’isolante a subire gli sbalzi di temperatura, le azioni del gelo ecc. mentre al manto è chiesta solamente la funzione di impermeabilizzazione.

Indicazioni per il calcolo della trasmittanza U del tetto piano:

Lo strato di isolamento termico di un tetto rovescio meglio eseguirlo con una maggiorazione del 20% per poter raggiungere il coefficiente U di progetto. Quindi se il coefficiente U calcolato per un tetto rovescio con spessore isolante 20 cm è di 0.18 W/(m2 · K), lo strato termoisolante consigliabile deve essere maggiorato del 20%, quindi 24 cm.

Stratigrafia del tetto piano rovescio:

tetto-rovescio-stratigrafia

  1. cls o laterocemento
  2. impermeabilizzazione
  3. coibentazione insensibile all’acqua
  4. geotessuto o altro telo separatore
  5. ghiaia per protezione e zavorra

       

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Sistema di isolamento termico esterno con intonaco, detto cappotto

 Indossiamolo bene questo cappotto! altrimenti meglio restare in maniche di camicia.

tag-sistema-a-cappotto

Cosa voglio dire? Diamo pure l’incarico di posare un sistema a cappotto, ma conosciamone almeno le regole della buona posa in opera! Oppure incaricate me  :-)spendete un soldino oggi e ne risparmierete una montagna domani!

Stiamo parlando di un sistema di isolamento termico esterno con intonaco su isolante, ormai tutti lo chiamano “Cappotto”.

Seguire e verificare la corretta esecuzione dei lavori di posa è importantissimo ma già in fase di progettazione è indispensabile conoscerne l’esecuzione corretta. E alla fine spetta proprio al progettista o al Direttore Lavori l’onere del rilascio di dichiarazione di accettazione dei lavori e/o indicazioni delle azioni correttive da effettuare per l’accettazione.

Un sistema a cappotto composito (un ETICS) ha le proprie linee guida (ETAG 004) dove sono precisamente definiti tutti i componenti del sistema. Superate le prove di laboratorio il sistema ottiene l’ETA, il Benestare Tecnico Europeo.

Cosa sto dicendo? Non utilizziamo materiali di ditte o provenienza diversi usando l’esperienza personale dell’applicatore perchè non possiamo ottenere garanzie!

Un sistema a cappotto è formato da:

  • Collante
  • Isolante
  • Tassello di fissaggio (ETAG 014: linee guida tecniche europee per i tasselli)
  • Rasatura (intonaco di fondo)
  • Armatura
  • Rivestimento
  • Accessori (rete angolare, profili per raccordi, profili per giunti di dilatazione,
    profili per zoccolatura, nastri di guarnizione)

Alcuni aspetti del prima e durante la posa da non sottovalutare:

  • in cantiere imponiamo l’adeguato deposito dei materiali
  • in estate assicuriamoci che l’acqua d’impasto delle malte e degli intonaci sia sufficientemente fredda
  • diamo precise istruzioni esecutive nei raccordi o negli attraversamenti in modo da ottenere un’esecuzione a tenuta di pioggia battente e resistente nel tempo
  • progettiamo i fissaggi in modo da evitare i ponti termici
  • proteggiamo tutto quello che non andrà rivestito dal sistema
  • verifichiamo l’idoneità del supporto
  • non ignoriamo l’umidità di risalita o le efflorescenze saline
  • chiudiamo i fori degli ancoraggi del ponteggio con un rotolino di nastro autoespandente evitando che penetri acqua all’interno
  • togliamo la polvere dalle superfici
  • bagnamo la superficie se è troppo secca in modo che non rubi acqua al rasante
  • testiamo il collante sulla facciata con 30cm. di rete d’armatura: solo l’armatura deve staccarsi!!!
  • laviamo ad alta pressione le superfici con pitture minerali o rivestimenti acrilici esistenti
  • rimuoviamo meccanicamente le superfici con pitture a base di calce
  •  eseguiamo tutti i raccordi alle finestre, alle porte e al tetto, così come tutti i componenti che perforano il cappotto (impianti parafulmine, tubi di scarico dell’acqua piovana, interruttori incassati, ecc., incluso il loro fissaggio) con adeguati profili o nastri di guarnizione precompressi autoespansivi consigliati dal produttore del sistema.
  • raccordi eseguiti a regola d’arte garantiscono la durabilità del sistema cappotto e compensano i movimenti dovuti alle escursioni termiche di finestre, porte e vetrate.
  • non accettiamo sigillature con sigillanti (acrilici, siliconici) che non sono raccordi durevolmente
    resistenti alla pioggia battente e necessitano manutenzione.
  • ricordiamo ai posatori che per zoccolatura si intende la zona di una facciata soggetta a spruzzi d’acqua, quindi anche vicino alla pavimentazione della terrazza, delle scale ecc.
  • usiamo un profilo con gocciolatoio in caso di zoccolo rientrante.
  • provvediamo ad uno strato impermeabilizzante come un rasante cementizio elastico impermeabile se la zoccolatura è a contatto con il terreno.
  • fissiamo in modo uniforme i pannelli, permettere all’aria di circolare dietro all’isolante è sbagliato.
  • chiediamo di stendere il collante a strisce verticali sul pannello.
  • lamentiamo il collante che si interpone tra i pannelli, sono ponti termici anche quelli.
  • quando isoliamo l’imbotte finestra e porta facciamo sporgere i pannelli isolanti della facciata oltre il bordo grezzo delle spallette, poi applichiamo a pressione le spallette.
  • in corrispondenza di angoli di finestre e di porte anneghiamo nell’intonaco strisce di rete d’armatura in diagonale fissate ai pannelli isolanti prima dell’applicazione
    della rasatura superficiale.
  • scegliamo il tassello idoneo al supporto controllando la lettera indicata ABCDE (secondo l’ ETAG 014)
  • tasseliamo dopo 3 giorni almeno e foriamo a percussione solo con mattone pieno o calcestruzzo.
  • scegliamo la finitura finale con indice di riflessione non inferiore al 20% (intendo le pitture protettive e per gli intonaci di rivestimento) e con spessori di isolante elevati il valore dell’indice di riflessione deve essere aumentato per limitare il surriscaldamento superficiale dovuto all’irraggiamento solare.

finitura esterna

 

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Vetro cellulare, il vetro meno usato in Italia.

Vogliamo ottenere una platea calda? Sembra facile con la ghiaia di vetro cellulare! Milioni di microcelle ermeticamente chiuse garantiscono l’isolamento termico nelle fondazioni, a ridosso delle murature primetrali interrate, nei giardini pensili.

vetro-cellulare

Costipando il vetro cellulare (meccanicamente con una piastra vibrante) è possibile realizzare una platea di fondazione perfettamente isolata termicamente, asciutta e priva di umidità perchè il vetro cellulare diventa una barriera alla risalita capillare. E con una guaina in Poliolefina protegge dal gas radon.

platea-calda-con-vetro-cellulare

Questo materasso di vetro cellulare è molto semplice da preparare, guardate questo video per capire bene.

vetro-cellulare-armatura-per-getto-in-calcestruzzo

In Italia quasi tutti i progetti prevedono

  • scavo
  • magrone
  • getto armato in calcestruzzo

e poi si inizia a pensare all’isolamento della platea.

Perchè non pensare immediatamente a realizzare una platea isolata termicamente con una resistenza alla compressione indiscutibile, e asciutta? 

La stratigrafia potrebbe essere questa:

vetro-cellulare-stratigrafia

  1. terreno
  2. geotessuto minimo 150 g/mq
  3. granulato in vetro cellulare
  4. tubo microforato in previsione della linea di drenaggio
  5. elemento di contenimento per il getto in cls
  6. platea in calcestruzzo
  7. parete perimetrale
  8. isolamento parete perimetrale
  9. massetto o pannello isolante per impianto radiante
  10. finitura interna

Non ci sono complicazioni di esecuzione, anzi il vetro cellulare è facile da gestire là dove abbiamo il passaggio degli impianti e altre tubazioni!

La conducibilità di uno strato in vetro cellulare è circa 0,09 W/mK. Se state cercando alcuni dati tecnici del granulato in vetro cellulare guardate qui.

Torniamo al risultato che possiamo ottenere: la casa nasce con i piedi caldi e asciutti ed evita sin dall’inizio i ponti termici derivanti dalla fondazione: date un’occhiata a questo disegno termografico:

vetro-cellulare-termografia

 
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Non voglio vivere in una casa di polistirolo

Molti non credono nell’isolamento termico e addirittura lo odiano. Non lo vorrebbero nemmeno gratis.

<<E’ vero che le casaclima di cui si sente parlare sono quelle con il polistirolo?>>

<<Ma non mi viene la muffa se sono coperto di polistirolo?>>

A queste domande rispondo che per proteggersi dal freddo ci si può infilare in un vecchio scatolone, coprirsi di giornali o stendersi sotto un nylon, ma si può anche usare un piumino d’oca oppure un plaid di cachemire. Ci sono molte strade: questa:

 homeless

ma anche questa:

homeless-tenda

L’ isolante termico e’ quel materiale in grado di mantenere le condizioni climatiche interne all’edificio il più possibile costanti, indipendentemente dalla variazione delle temperature e delle condizioni climatiche esterne. I materiali isolanti si distinguono in materie organiche ed inorganiche:

ISOLANTI INORGANICI SINTETICI:

  • Vetro cellulare
  • Lana di vetro
  • Lana di roccia
  • Silicato di calcio
  • Isolante minerale

ISOLANTI INORGANICI NATURALI:

  • Argilla espansa
  • Perlite espansa
  • Vermiculite espansa
  • Pomice

ISOLANTI ORGANICI SINTETICI:

  • Polistirene espanso (EPS)
  • Polistirene estruso (XPS)
  • Poliuretano
  • Polietilene

ISOLANTI ORGANICI NATURALI:

  • Sughero
  • Fibre di cellulosa
  • Fibra di cocco
  • Canapa
  • Lino
  • Cotone
  • Cannicciato
  • Paglia
  • Trucioli
  • Pannelli in fibra di legno
  • Legno mineralizzato
  • Lana di pecora

La scelta è veramente ampia. Non esiste solo l’eps, forse è tra i più economici! Ma come insegnano ai corsi di formazione dell’Agenzia casaclima , “preferisco incollare il petrolio in facciata una sola volta invece che bruciarlo in cantina tutti gli anni!


e prima di costruire in classe A,
comportiamoci da classe A !


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Isolare dall’interno con lastre di silicato di calcio

La casa soffre di condense superficiali interne e diverse zone sono interessate dalle muffe? L’isolamento esterno non è possibile? non ci resta che intervenire dall’interno.

isolamento interno pannelli calcio silicato-03

I muri della casa staranno al freddo, ma non abbiamo alternative. Non c’è miglior materiale dei pannelli a base di silicato di calcio. Salubri, sottili e capillarmente molto attivi:

isolamento interno pannelli calcio silicato-04

Si producono con sabbia quarzosa e calce, poi armati con cellulosa per renderli stabili. La struttura aperta con pori fini (90% di pori fini) offre:

  • elevata assorbenza capillare (enorme capacità di assorbimento di acqua)
  • proprietà termoisolanti discrete.

La presenza di una minima parte di cellulosa conferisce al pannello:

  • stabilità degli spigoli
  • buona flessibilità.

isolamento interno pannelli calcio silicato-02

Il materiale è leggero, presenta una certa stabilità di forma e può essere montato in maniera auto portante (quindi niente tasselli e niente struttura).

Il silicato di calcio ha:

  • un pH circa 10, quindi è leggermente alcalino
  • un µ = 6, cioè è molto aperto alla diffusione del vapore e si applica sempre e solo senza barriera vapore
  • un’elevata porosità che determina una grande capacità di accumulo dell’acqua e di trasporto capillare
  • una conduttività termica, valore Lambda, pari a 0,050 – 0,070 W/mK.
  • classe di infiammabilità 1

I pannelli a base di silicato di calcio garantiscono un clima dell’ambiente confortevole grazie alla regolazione attiva dell’umidità dell’aria e allo stesso tempo superfici interne più calde. Il loro valore pH 10 funge da anti muffa, quindi un ottimo materiale per il risanamento di zone umide.

isolamento interno pannelli calcio silicato-05

Il pannello può anche essere considerato come un intonaco molto traspirante con funzione risanante di pareti che devono asciugare.

I pannelli a base di silicato di calcio vengono incollati con dei collanti che garantiscono il collegamento capillare tra parete e pannello (attenzione a non lasciare vuoti o sacche d’aria).

Naturalmente anche la pittura murale definitiva deve essere di qualità simile perchè è proprio una pittura sbagliata che rovina l’intervento e la elevata qualità del materiale appena posato! Informatevi con giusta determinazione sulla rasatura e finitura finale che sono gli strati che permettono al pannello di lavorare correttamente.

isolamento interno pannelli calcio silicato-01

Con un prezzo di circa 1 euro per millimetro di spessore, questi pannelli in calcio silicato non battono la concorrenza sul costo materiale, ma offrono qualità e salubrità quasi ineguagliabili.

Le cavità di dimensioni maggiori, per esempio in pareti non piane, vengono tamponate con granulato di silicato di calcio.



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Il corretto posizionamento della finestra

 Per ottenere un muro caldo il serramento deve « aiutare » il lavoro dell’isolamento termico ed essere montato nella posizione più favorevole:

termografia di una finestra

I colori ci aiutano bene a capire il comportamento del freddo. Questa finestra è installata in una posizione molto favorevole, ma la parte più esposta del muro, sebbene protetta dal sistema a cappotto, risente del freddo trasmesso dal telaio del serramento.

Infatti il posizionamento più vantaggioso ai fini energetici è quello nell’isolamento: non ci è imposto il montaggio « nell’isolamento », è un suggerimento che migliora le prestazioni di trasmittanza della finestra installata (Uwi) e per dei semplici motivi:

  • in un serramento il distanziale è un forte ponte termico
  • in un serramento il telaio (frame) è il secondo ponte termico per importanza
  • quando il serramento risiede nell’isolamento non ha nessuna possibilità di trasmettere il freddo alla muratura.

Alternativa al montaggio nell’isolamento resta il sistema a cappotto in battuta al telaio, con qualche cm di sormonto.


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Isolare e ventilare

3 punti su cui riflettere:

  • Il comfort termico è superiore in costruzioni con pareti esterne, pavimenti e superfici del tetto di grosso spessore e ben isolati. Le superfici interne dell’involucro sono più calde, nessuna irradiazione del freddo e nessuna corrente d’aria. Queste caratteristiche sono efficaci anche durante i giorni caldi estivi: l’edificio è più protetto dalle temperature troppo alte.
  • Mantenimento del valore: la qualità della costruzione ha un impatto importante sul valore a medio e a lungo termine di un bene immobile.
  • Risparmio sui costi energetici: ogni chilowattora risparmiato ha effetto sulle finanze e, nel corso degli anni, compensa gli eventuali costi aggiuntivi per la migliore qualità di costruzione.

La combinazione dell’involucro spesso e ben isolato con la ventilazione automatica (l’impianto recupera il calore proveniente dall’aria viziata) ci regala ottime condizioni di comfort:

  • L’aria fresca è l’ingrediente migliore per un’aerazione confortevole.
  • Gli ambienti sono protetti contro il rumore senza rinunciare all’ingresso di aria fresca: un grande vantaggio in luoghi rumorosi.
  • I pollini e i germi sono trattenuti dai filtri. La qualità dell’aria interna è notevolmente migliore di quella esterna.
  • Lo scambiatore di calore installato nell’apparecchio di aerazione garantisce che anche l’aria in origine fredda arriva preriscaldata nei locali abitati. Nei periodi caldi estivi lo scambiatore può essere escluso.
  • Le finestre possono essere aperte senza problemi, ad esempio in primavera al primo cinguettio degli uccelli.

 

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