Risanamento tetto: ragionamenti sulla protezione dal caldo

Voglio dare grande risalto al tema "progettazione dell’isolamento del tetto", come già nei precedenti articoli:

Progettare il comfort è possibile solo se ben si conoscono gli aspetti che influiscono sul buon comportamento della copertura, in inverno e in estate.

 Risanamento tetto: ragionamenti sulla protezione dal caldo

Proviamo ad applicare quello che ho scritto nei precedenti articoli per vedere come cambiano le prestazioni di un tetto se si interviene dall’interno oppure dall’esterno: siamo in zona climatica E, 2383 gradi giorno, 6 mesi di riscaldamento 14 ore per giorno.

 risanamento tetto zona e Risanamento tetto: ragionamenti sulla protezione dal caldo

Prendiamo questa bella casa anni ‘40 con tetto in travi portanti e travetti con tavelle in laterizio cotto riprese in malta che ha bisogno di un valido intervento per contenere le dispersioni energetiche.

 risanamento tetto in travi portanti e travetti con tavelle in laterizio cotto riprese in malta Risanamento tetto: ragionamenti sulla protezione dal caldo

Il sottotetto allo stato di fatto, in assi di legno ricoperte da rotoli in lana di roccia, non avrà più ragione di essere.

Teniamo in grande considerazione la zona climatica in cui ci troviamo (fredda d’inverno e calda d’estate) e iniziamo la progettazione: i committenti meritano un tetto con bassissime dispersioni termiche in inverno e con ottime prestazioni estive. In una parola:

progettiamo il comfort!

Penso subito ad una coibentazione con pannelli in fibra di legno da posare sopra allo stato di fatto, se la caldana in malta è in ordine non sarà necessario un telo prima dell’isolamento. Ho scartato subito eps, polistirene e altri materiali visto che so bene che una coibentazione leggera funziona peggio di una pesante, a noi serve:

La fibra di legno ha doppia capacità termica massica rispetto alla lana minerale, per capirci!

Ovviamente rispetterò (e migliorerò abbondantemente) i valori di trasmittanza secondo i limiti di legge (quale guidatore sano di mente acquisterebbe pneumatici con 2mm di battistrada?), offrendo anche uno sfasamento adeguato e quindi una protezione dal caldo proveniente dall’esterno più che sufficiente.
Sono sicuro che 20 cm di spessore in più non rovineranno l’aspetto esterno dell’edificio: la linea di gronda sarà ben più corposa rispetto all’aspetto attuale.

Già istintivamente, intervenire dall’interno (magari per non dover affrontare l’aspetto del nuovo spessore) sarebbe, specialmente in fase di cantiere, ben più complicato e rischioso sotto vari aspetti: gestione dell’umidità e correzione dei ponti termici per esempio.

Per capire facilmente la differenza tra i 2 progetti disegnamo la stratigrafia:

Ecco la stratigrafia del tetto con coibentazione in fibra di legno posata all’esterno (intervento da fuori):

 tetto in tavelle isolato dall esterno1 249x255 Risanamento tetto: ragionamenti sulla protezione dal caldo

ed ecco la stratigrafia del tetto con lo stesso spessore di coibentazione però posato dall’interno (intervento da dentro):

tetto in tavelle isolato dall interno 249x255 Risanamento tetto: ragionamenti sulla protezione dal caldo

Allora,

abbiamo usato in entrambe le proposte il migliore (e un po’ più costoso anche) materiale in commercio, lasciando semplicemente via tutti gli altri coibenti senza valide prestazioni estive.

In realtà, quando si interviene da dentro, al posto della fibra di legno

coibentazione in fibra di legno posata allesterno Risanamento tetto: ragionamenti sulla protezione dal caldo

utilizzerò fibra di canapa (più leggera e manovrabile per lavorare da sotto:

coibentazione in fibra di canapa piu leggera e manovrabile per lavorare da sotto Risanamento tetto: ragionamenti sulla protezione dal caldo

Torniamo al nostro confronto: in entrambe le proposte ho inserito 20 cm di materiale coibente:

  • ottengo la medesima trasmittanza termica, che tra l’altro avrei anche con la canapa (densità di 1/3): il pacchetto tetto ha U = 0,18 [W/mq·K]

A giudicare dal valore di trasmittanza, coibentare il tetto dall’esterno o dall’interno non fa nessuna differenza, ma allora è la stessa cosa?

NO, coibentare dall’interno non è la stessa cosa:

  • lo sfasamento, il tempo che impiega il calore ad entrare, è quasi identico. (per la canapa sarebbe peggiorato, essendo più leggera)
  • la trasmittanza termica periodica, la Udyn, la capacità di sfasare il flusso termico, 0,04 [W/mq·K], è identica. (per la canapa sarebbe peggiorata: o,10 [W/mq·K]
  • la CAPACITÀ TERMICA AREICA INTERNA è pari a 78 [kJ/mq·K] se ho isolato dall’esterno, ma crolla a 12 coibentando da dentro. (per la canapa la capacità termica areica sarebbe scesa solo a 24, forse perchè è più facile da "penetrare")

Coibentando da dentro ho ridotto di 6 volte la capacità termica areica interna del mio tetto: ho perso gran parte della capacità di assorbire energia, proprio quella capacità utilissima d’estate per mantenere temperature più basse!

Ho isolato da dentro e mi sono anche isolato dalla materia che avrei potuto utilizzare per scaricare energia di troppo! Ho sbagliato progettazione!

Non è che il buon tetto ci raffresca la casa che si è surriscaldata, questo è chiaro, ma impedisce al caldo di entrare in casa e assorbe l’energia di troppo che produco in casa! Barba e capelli!

Allora ripetiamolo ancora una volta, visto che repetita iuvant:

più involucro e meno impianti!

Il tetto, ottimo d’estate (e ottimo d’inverno), ha bisogno di tanta inerzia termica.

Posso anche prendermi il lusso di evitare l’impianto di raffrescamento perchè ho costruito bene. Naturalmente la committenza deve avere una certa sensibilità e una certa propensione al basso consumo senza esigere dalla propria casa 20° in inverno e 20° in estate, altrimenti l’unica via rimane l’impiantistica e il consumo di energia.

  Buone riflessioni!

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6 commenti fin ora

  1. alessio gennaio 21, 2012 10:13

    buongiorno, grazie per la grande chiarezza.
    Sto affrontando una ristrutturazione di un’immobile del 1920 posto in zona E con muratura di 40 cm in roccia calcarea e calce. Esternamente è stato creato un cappotto di polistirolo da soli 4 cm per ragioni estetiche e funzionali (rispetto degli imbotti in cemento e apertura delle persiane). Attualmente stiamo affrontando il problema della ristrutturazione interna. dopo aver rinforzato i muri strutturalmente con 4 cm di malta di cemento (purtroppo) e rete elettrosaldata (necessari!) avrei la possibilità di creare un ulteriore cappotto interno, temo però la formazione di umidità interstiziale e il surriscaldamento estivo. In particolare, calcolando un isolamento interno con lastre di silicati di calcio, già a 4 cm si ha formazione di umidità interstiziale, farei una parete con lastre da 4 a 6 cm. Il programma la considera tollerabile perchè evaporabile in estate ma io stento un pò a crederci! In merito al problema del surriscaldamento estivo crede che peggiorerei? Il sottotetto è isolato con 11-12 cm di polistirene estruso direttamente posto sopra la soletta. Non voglio alcun condizionatore.
    Avrei inoltre intenzione di predisporre gli impianti per una VMC, il tecnico intervenuto, considerando l’involucro e i serramenti (perfetti, originali, con doppio vetro ma superspifferanti) associato ad un riscaldamento basato su 1-2 stufe in maiolica ha concluso per una sostanziale inutilità della VMC o, al più, un lusso non strettamente necessario.
    Posso chiederle un parere?
    grazie per la cortesia

  2. Federico Sampaoli gennaio 21, 2012 16:49

    peccato per la malta di cemento: se l’originale era in pietra e calce si doveva consolidare senza rovinare l’equilibrio fisico tecnico solo con materiali a calce naturale e pozzolana.
    conosco così poco del Vostro edificio (avete già vissuto una stagione nella casa?) che al momento potrei dire questo:
    isolerei dall’interno con fibra di legno o calcio silicato senza arrivare a spessori troppo importanti.
    per il caldo estivo bisogna vedere quanta massa interna ancora resta (immagino moltissima?)
    sotto il sottotetto cercherei di eliminare i ponti termici perimetrali
    sostituirei i serramenti superspifferanti (che sarebbero una falla nella vostra imbarcazione di roccia!)
    predisporrei le sedi per delle vmc decentralizzate senza dubbio, a maggior ragione se le stufe prendono l’aria dall’ambiente.
    non conosco la parte impiantistica: acqua calda sanitaria? riscaldamento dei bagni? esposizione della casa?

  3. alessio gennaio 21, 2012 18:01

    grazie delle informazioni.
    La malta di cemento era limitata al rinzaffo dei muri (3-7 mm), in seguito sono stati applicati 30-40 mm di malta cemento e calce. Analogamenete sul versante esterno dove poi è stato posto il cappotto di polistirolo.
    Abitiamo nella casa da 7-8 anni e non abbiamo avuto particolari problemi di muffe o condense, grazie anche alla forte spifferazione dei serramenti unita alla stufa in maiolica posta in posizione decentrata. In futuro abbiamo progettato una stufa collocata in posizione centrale e di adeguate dimensioni. Non abbiamo mai avuto termosifoni, solo stufa.
    Non cambieremo i serramenti perchè sono perfetti anche da un punto di vista storico, non hanno alcun difetto e…sono 22! Abbiamo posizionato un doppio vetro, sebbene di soli 7 mm (non era possibile fare di più viste le scarse dimensioni del legname). Non è stato possibile isolare la zona circostante gli imbotti in cemento che, pertanto, risultano determinare ponti termici rilevanti. Per questo, e per ragioni di spessori della soletta, abbiamo optato per un riscaldamento a bassa temperatura con termosifoni adeguati posizionati in ogni vano finestra.
    Nel sottotetto, grazie al polistirene, è stato tutto isolato sino a raggiungere l’assito del tetto, più di così non si potrà fare salvo aumentarne lo spessore a lavori ultimati (impianto elettrico, VMC e quanto servirà), penso però che non ci siano grandi ponti termici grazie al cappotto esterno.
    L’esposizione è buona con una sola facciata esposta a nord, per il resto sole da mattina a sera, non grande protezione estiva per assenza di piante ad alto fusto a sud.
    Acqua calda sanitaria a metano con predisposizione per pannelli solari. Acqua calda termosifoni a metano con passaggio tubi adiacente all’uscita fumi della stufa.
    Quello che non so valutare è, in relazione allo spessore del cappotto da 4, 5 o 6, la possibilità che quanto si forma in termini di umidità interstiziale, possa poi evaporare durante l’estate. La massa a disposizione è certamente molta ma, già in queste estati, dopo 20-30 giorni di caldo, all’interno si annaspa con un effetto forno. Mitigato da quest’anno da grandi, e vecchi, efficienti ventilatori da soffitto posizionati nelle camere.
    Grazie ancora

  4. Federico Sampaoli gennaio 21, 2012 18:49

    mi sembra strano che d’estate, visti gli spessori della muratura, si superino i 28°interni.
    forse dalle 22 finestre entra molto sole?
    forse poca attenzione nella gestione apertura e chiusura?
    forse tenute socchiuse per far girare l’aria?

    il cappotto esterno che vantaggi vi ha dato? se non a numeri, a pelle?

    caldaia a condensazione con termosifoni e bassa temperatura migliora il comfort, ma scalderà il giardino se le finestre spifferano.
    in ogni caso meglio non in nicchia e meglio non oltre le 2colonne (+ radiante - convezione)

    gli imbotti finestra sono all’esterno immagino. le vecchie finestre sono a filo interno? non è stato isolato l’imbotte per scelta estetica? problema pratico? spessore insopportabile?

    solare per acs significa anche accumulo e gestione caldaia: forse investirei in altri interventi secondo il mio motto +involucro - impianti!

    foto?

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