Coibentazione del tetto, da dentro o da fuori?

Nel precedente articolo "Coibentazione del tetto, contro il caldo è optional" spiegavo che la scelta del materiale per isolare il tetto è molto importante per ottenere il duplice risultato di "protezione dal caldo" e "protezione dal freddo".   Se ci propongono un materiale che garantisce di ottenere una data trasmittanza (magari anche inferiore ai nuovi valori limite per legge) non è detto che sia l’isolante più adatto alla zona in cui viviamo, dove per esempio d’estate fa un gran caldo e l’ultimo piano abitabile si trasforma in un forno.   In breve, avevamo capito che una coibentazione "leggera" funziona peggio di una "pesante" perchè la capacità massica, kg/metro cubo, di un materiale isolante sul tetto è importantissima.

 Coibentazione del tetto, da dentro o da fuori?

Ora voglio approfondire un altro aspetto che spesso non viene preso in debita considerazione e porta a grossi errori di progettazione.

Isolare il tetto da dentro o isolare il tetto da fuori?

(ricordo che è corretto dire "coibentare" e non "isolare", ma mi esprimo così, altrimenti nessun motore di ricerca mi trova più….)

La scelta di coibentare il tetto dall’interno o dall’esterno è spesso lasciata al committente che magari non vuole mettere le mani sulla copertura che non presenta danni evidenti o che dispone di abbondante altezza all’interno e preferisce sfruttarla così.

Andiamo a scoprire perchè questa scelta gioca un ruolo importante quando il tetto dell’edificio si trova in un edificio in zona calda d’estate:

 Coibentazione del tetto, da dentro o da fuori?
   D’ inverno ogni casa utilizza involontariamente, alcune di più, altre di meno, gli apporti gratuiti di energia, come il sole che entra dalle finestre, la lampadina lasciata accesa, le persone stesse che vi abitano, il forno acceso, la lavastoviglie, tutti gli elettrodomestici, le candele accese ecc. riducendo la richiesta di riscaldamento. La casa stessa, o meglio, il materiale con cui è costruita, diventa un accumulatore di energia: utile d’inverno come volano termico e quindi come regolatore di comfort (cioè temperature interne sempre molto costanti).

   Ora che iniziamo a percepire l’importanza dell’inerzia termica della casa nel periodo del riscaldamento, pensiamo all’estate! cioè al periodo di climatizzazione. Pensiamo alle vecchie case con muri molto spessi sempre fresche d’estate!

 Coibentazione del tetto, da dentro o da fuori?
Il pavimento, il soffitto, le pareti divisorie e i muri esterni hanno grandi capacità di accumulo di energia ed è lì che possiamo scaricare tanta energia che portiamo e produciamo in casa d’estate (e non vorremmo avere!). Il cemento, i mattoni, le pietre, sono materiali ad alta capacità termica, accumulano molta energia.

In estate il fattore di inerzia diventa veramente importantissimo!

Se non scarico l’energia che produco dentro casa, perchè poniamo ho una struttura

  • debole di massa
  • o troppo sottile
  • o magari coibentata dall’interno…

ecco che l’energia di troppo inizia a far salire la temperatura interna!

Ecco perchè ogni tanto si sente dire che le case per vacanza (per il week-end) vanno bene anche se isolate dall’interno: la temperataura sale in un attimo! Il nostro appartamento in montagna sarà già confortevole il venerdì sera stesso.

Poniamo di avere un vecchio tetto con struttura lignea e tavelle in cotto riprese esternamente con malta, spessore ipotetico 3+4-5 cm, e decidiamo di coibentarlo dall’interno:

Risultato? tutto questo spessore "grigio" verrà posto all’esterno e non svolgerà più nessuna funzione di inerzia termica. Tutto il tetto perde la sua capacità di accumulo di energia: proprio quella capacità che d’estate poteva essere molto utile per mantenere la temperatura interna più bassa!

E quando la temperatura interna d’estate è insopportabile significa che abbiamo progettato non tanto bene e l’unica soluzione sarà ricorrere ad altri impianti: questa volta per il raffrescamento.

Come sempre ripeto: pensiamo molto all’involucro e poco agli impianti!

Gli impianti di raffrescamento e di riscaldamento sono le stampelle di un involucro che zoppica!

 Coibentazione del tetto, da dentro o da fuori?

Prgettiamo bene! scegliamo bene i materiali! E spieghiamo alla committenza il perchè delle buone scelte!

Se abbiamo cominciato a capire qualcosa della trasmittanza dell’involucro edilizio è venuto il momento di fare attenzione anche a questi altri aspetti, altrimenti: no comfort e no risparmio energetico in estate!

Non diamo solo importanza alla trasmittanza scegliendo il modo di coibentare la casa per arrivare esclusivamente ad un certo valore U! Il nostro edificio funzionerebbe bene d’estate a patto che non vi siano carichi interni (quindi solo se la casa è disabitata) e non vi sia radiazione solare (mai vista un’estate senza sole!).

Ricordo, che per qualche grado di temperatura, un ambiente resta confortevole oppure diventa insopportabile! Progettando con attenzione è possibile mantenere sopportabile la temperatura interna estiva e dunque non aver bisogno di ulteriori impianti per la climatizzazione estiva.

Dalle buone regole di un tempo poco lontano siamo passati alla assuefazione alla scelta del climatizzatore… Vi pare buona progettazione questa?

Una buona progettazione parte dalla conoscenza dei fattori che influiscono positivamente sul comportamento dell’edificio nella fase estiva e la massa termica che avvolge e contiene lo spazio interno, dove viviamo, dove vorremmo stare freschi, dove vorremmo dormire senza sudare, influisce molto sulla riduzione dei picchi dei carichi dovuti all’energia che noi stessi produciamo all’interno e della radiazione del sole. Questa è la capacità areica.

Volete approfondire?

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18 commenti fin ora

  1. [...] l’inerzia termica della casa è importante nel periodo del riscaldamento (volano termico, temperature interne costanti, comfort) ma anche nel periodo di climatizzazione, cioè in [...]

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  4. Emanuele febbraio 4, 2012 11:03

    Buongiorno, volevo se possibile confrontarmi con Lei in merito ad un problema che mi si presenta su un tetto in un’abitazione in cui da termotecnico ho fatto legge 10 e progetto impianto. L’abitazione si trova in provincia di Venezia in zona climatica E. Nell’intervento è stato fatto un cappotto da 12 cm sulle murature, sono stati sostituiti gli infissi e fatto un impianto radiante a pavimento. Viste le presunte buone condizioni del tetto (rifatta l’impermeabilizzazione 5 anni fa circa secondo quanto riferito dal vecchio proprietario) si è pensato di isolarlo dall’interno visto che oltretutto il tetto era comune ad altre due abitazioni. La copertura era composta da travi, tavelle in cotto e guaina granigliata, da me considerata erroneamente non essendo salito sul tetto e senza dati certi, come telo. Sopra di chiusura ci sono delle tegole in cemento.
    Il pacchetto da me pensato era composto da un cartongesso accoppiato con estruso (sp. tot 33 mm) di chiusura; tra trave e trave erano stati scelti due pannelli della Isover da 10 cm cadauno rivestiti con un lato con carta kraft con funzione di barriera al vapore (sd= 8.5 m), più la struttura esistente del tetto (con il telo). Rimaneva una piccola intercapedine di 5 cm tra la lana di vetro e la tavella. L’impresario in realtà ha montato pannelli di lana di vetro dell’Ursa sempre rivesti con carta ma con sd pari a 2 m. L’impresario affermando di non essere stato informato da me della cosa, ha pensato bene di non riportare il freno al vapore anche nella zona delle travi e così ci ritroviamo con un tetto senza un freno al vapore continuo e senza una minima sigillatura tra pannello e pannello. Risultato: la ristrutturazione è stata finita in pochi mesi e dopo 15 giorni che i proprietari sono andati ad abitare hanno cominciato a formarsi delle macchie d’acqua sul cartongesso nella zona delle travi dovute alla condensazione del vapore sulle tavelle (viste da una foto fatta tramite un foro in copertura). Da delle misurazioni gli ambienti sono tenuti a 21°C circa con il l’umidità interna variabile da 35 a 50% nel corso della giornata. Le strutture sembrano “ricche” di umidità al loro interno visto anche che il parquet tende a “spingere e rialzarsi”. Volevo capire se la condotta dell’impresario si può considerare a regola d’arte e se ci sono delle modalità di soluzione del problema. Noi avevamo pensato di far mettere un telo in luogo della guaina o di ventilare l’intercapedine presente sul tetto. Vorrei quindi una sua valutazione se possibile. Buona giornata e complimenti per il blog.

  5. Federico Sampaoli febbraio 4, 2012 17:13

    se ho capito esattamente la stratigarfia, è fatta come segue: dall’esterno verso l’interno:
    guaina ardesiata
    cappa in malta
    tavelle in cotto su travi
    intercapedine 5cm
    lana di vetro 20cm
    freno al vapore a base carta Sd=2 (forte freno)
    eps 2cm
    cartongesso 1,3cm

    Il grosso guaio qui sta nel fatto che l’umidità mette in pericolo anche la struttura in legno, oltre che le finiture interne e le prestazioni isolanti del pacchetto.
    Sicuramente le strutture in legno avranno umidità intorno al 20%, doppia rispetto alla soglia massima di 12% di umidità massima strutturale.

    La progettazione del pacchetto tetto non ha previsto la continuità nel freno al vapore, nè ha previsto la posa di un freno al vapore igrovariabile visto che il pacchetto può traspirare solo verso l’interno (per asciugare d’estate).
    La carta, che sia Sd=2 oppure 8 sempre freno è. Ma è interrotta e nemmeno sigillata tra i pannelli. Probabilmente si è delegato tutto il lavoro di tenuta all’aria e freno al vapore al cartongesso che di per sè è solo un freno al vapore Sd=0,1 (debole).
    In ogni caso sappiamo che il vapore passa nel pacchetto e condensa nella zona fredda.
    Forse anche durante i lavori è stata racchiusa umidità strutturale troppo elevata: in questo caso succede che ai primi caldi il vapore condensa sul lato interno più freddo!
    Ma visto che si nota il bagnato in linea travi, è proprio la condensa in zona tavelle che gocciola lungo le travi e bagna la finitura in cartongesso.

    Visto che anche il legno del pavimento soffre è certo che chi abita sta producendo troppa umidità interna senza fare corretta ventilazione o mal uso dei serramenti nuovi.

    Bisognerebbe anche capire in che mese sono terminati i lavori, in che mese è stato fatto il trasloco, se esiste una vmc ecc
    Bisognerebbe anche monitorare l’umidità interna.

    Colpevoli o non colpevoli da cercare, il problema dev’essere risolto entro non troppi mesi.

  6. Emanuele febbraio 6, 2012 22:30

    Grazie per la pronta risposta Federico. La casa è abitata praticamente dal 20 di dicembre e le prime macchie si sono presentate attorno al 10 di gennaio. La stratigrafia è corretta ma penso non ci sia la cappa che hai indicato sotto la guaina. Gli abitanti stanno ventilando molto e con dei data logger abbiamo misurato umiditá variabili dal 40% circa fino al 50% con tendenza all’aumento verso sera quando vengono chiuse le finestre. Le misure sono state eseguite con un clima esterno decisamente secco con umidità penso attorno al 30% e temperatura attorno allo zero. Altro dato: il femomeno si presenta solo sulla falda a nord. Niente vmc purtroppo. Per tentare di risolvere il problema sono stati anche fatti dei fori sulla copertura in modo da far circolare aria all’interno dell’intercapedine e in parte le macchie si sono asciugate ma abbiamo paura che tali fori possano portarci ad aumentare l’umidità all’interno con condizioni esterne più umide. Il problema adesso è capire come intervenire se levando la guaina e mettendo un telo o se provare a bloccare il passaggio dell’umidità inserendo una barriera “totale” al vapore. Grazie per i consigli.

  7. Emanuele febbraio 6, 2012 22:40

    Dimenticavo… Il cartongesso è accoppiato con del XPS con un mu penso sui 100/150 e quindi un sd di 2/3 m… Ciao

  8. Federico Sampaoli febbraio 7, 2012 09:45

    quindi avete sollevato le tegole per fare dei fori sulla guaina fino a passare nell’intercapedine?
    l’alta umidità interna in una situazione climatica così secca mi fa pensare che la troppa umidità appartenga non a chi vive la casa ma alle fasi di cantiere: intonaci, massetti, tinteggiature ecc. E’ possibile?

  9. Emanuele febbraio 7, 2012 14:45

    Si abbiamo sollevato le tegole e fatto dei fori sulla guaina e sulle tavelle per arieggiare l’intercapedine. Pensavamo anche noi che una grossa componente del problema sia dovuta all’umidità assorbita dalle strutture durante la (troppo) veloce ristrutturazione. Grazie ancora

  10. Federico Sampaoli febbraio 7, 2012 15:54

    bene, ora la stratigrafia comincia con
    guaina ardesiata bucherellata.
    Scherzi a parte, io sono convinto che tutto il guaio stia nei punti dove il vapore può passare con troppa facilità. Quindi dove ci sono le interruzione dei pannelli in lana di vetro con la carta freno al vapore avviene un passaggio incontrollato. Il fatto che sopra le tavelle ci sia la guaina, cioè che il pacchetto tetto sia verso l’esterno chiuso al passaggio del vapore è un grave problema, ma ancor più grave attualmente è che il vapore interno (troppo e incontrollato, senza freno) sbatte sulle tavelle fredde e condensa.
    Se dovessi intervenire poserei all’interno un freno al vapore igrovariabile e coprirei nuovamente con fibrogesso. Questa soluzione permette al pacchetto di caricarsi di pochissima umidità durante l’inverno per poi farla asciugare facilmente verso l’interno d’estate (igrovariabilità!).
    Purtroppo il pacchetto sarà zuppo e non so se sia salvabile: certamente non lo possiamo chiudere senza averlo asciugato.
    Che fare? Forse è l’occasione per sostituire la lana di vetro con un altro materiale? magari migliore?
    E’ possibile aspettare l’estate?

  11. Emanuele febbraio 8, 2012 08:36

    Ciao Federico, il pacchetto isolante non dava l’impressione di essere bagnato quindi è probabilmente salvabile. Grazie comunque per la piacevole chiaccherata

  12. Federico Sampaoli febbraio 8, 2012 08:47

    Non può mica finire qui.
    Io e tutti i lettori attendiamo di sapere come andrà a finire.

  13. denis febbraio 18, 2012 13:36

    leggendo il problema di emanuele da profano del mestiere mi sorge una domanda spontanea: quando isolare la copertura dall’interno diventa una necessità,qualunque sia il motivo, il freno al vapore DEVE essere continuo su tutta la superficie del tetto giusto???
    ma per fare un lavoro ad hoc non bisognerebbe sostituire l’ultimo corso di laterizio con materiale isolante per dare continuità all’isolamento con un’ipotetico cappotto??
    il freno (o barriera?) al vapore non dovrebbe essere posato fino all’esterno del laterizio per evitare condensa nei giuti perimetrali tra muro e tetto??
    altra domanda per te federico.
    io sto per l’appunto pensando e progettando assieme al mio termotecnico la ristrutturazione di una trifamiliare su piano terra e primo di testa puntando a valori di casa passiva. mi chiedevo.
    dal momento che sarà “riscaldata” da una sola stufa in muratura al piano terra il fatto di dover isolare dall’interno non mi aiuta a mantenere la temperatura più omogenea col piano terra??? naturalmente il tutto abbinato alla vmc,ed al miglior sfasamento estivo raggiungibile con gli spessori disponibili.

  14. Federico Sampaoli febbraio 18, 2012 16:11

    hai ragione:
    isolare dall’interno non risolve alcuni nodi costruttivi (congiunzione tetto parete per es.), dunque alcuni ponti termici restano difficili da curare.
    un freno al vapore (come una barriera) svolge il suo compito solo se posato a regola d’arte senza interruzioni o errori: nel punto di fine o viene nastrato o viene “fermato” sotto intonaco.
    se la stufa avrà un compito così importante a maggior ragione si dovrebbe isolare dall’esterno e lasciare la massa “libera” di raccogliere ed accumulare calore”.
    In che zona climtica siamo non lo so. Se si tratta di una vmc centralizzata non lo so. Se la porzione è favorevolmente esposta non lo so.
    So che raggiungere valori di trasmittanza “da casa passiva” isolando dall’interno…. sarà impossibile.
    a presto

  15. denis febbraio 18, 2012 19:22

    cono in alto padovano,basso trevigiano…a pochi km da te ma mannaggia a te ti ho scoperto tardi!!!! :) la casa è esposta a sud/ovest/nord e non potrei isolare da esterno poichè le falde del tetto (nord/sud) sono un tutt’uno con le altre case a schiera..la stufa sarà in muratura e posizionata al centro abitazione, la struttura è portante in cemento armato ecco perchè pensavo di prendere 2 piccioni con una fava utilizzando il massetto del solaio al primo piano come inerzia termica per cedere calore al piano primo ed immagazzinarlo il più possibile (per quel mese e mezzo che verrà accesa.sto pensando di usare il gasbeton nei giunti perimetrali per togliere il ponte termico tra cappotto ed isolamenti interni del tetto e parete divisoria,ed usare il solaio al piano terra per raffrescare d’estate come nella casa di chierasco!! insomma non sarà una passiva certificata perchè alcuni ponti termici della struttura portante non li tolgo ma i valori sono quelli!!!

  16. Federico Sampaoli febbraio 18, 2012 20:01

    Bravo! sono in completo accordo con te: il miglior progetto è quello che si può fare!
    Copertoni d’auto riempiti di terra del giardino- bottiglie di plastica piene d’acqua- tubi di cartone insufflati di cellulosa.. le idee sono infinite.
    E sono anche un grande fan della teoria che in zona E, col caldo che fa d’estate, è intelligente usare il pavimento contro terra per scaricare la troppa energia che in questa stagione accumuliamo e creiamo all’interno! A costo di pagare un po’ di riscaldamento in più d’inverno.
    potresti prendere 3 piccioni con una fava e aprirmi le porte del tuo cantiere! il tuo termotecnico non si offenderà mica se aggiungi un cuoco in cucina… Forse preparerebbe un dessert squisito.
    La mia maestra diceva che non è mai troppo tardi!

  17. mario marzo 7, 2012 10:17

    Ciao Federico, devo realizzare un sottotetto completamente in Legno con h da 2mt e colmo 2,50 in zona climatica B, per 70/80 mq il tetto avrà una pendenza tra il 5 e 7 % Sono alle prese con la scelta dei materiali ed i relativi spessori del tetto vorrei che mi indicassi come lo realizzeresti. Grazie

  18. Federico Sampaoli marzo 7, 2012 15:31

    Cioè io dovrei progettarlo da zero così per allenamento? Leggerò con attenzione la stratigrafia del Vostro progettista. Località?

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