Category Archives: tetto in latero cemento

Tetto verde o tetto in laterizio?

L’irraggiamento solare in copertura è tra le cause primarie del surriscaldamento degli ambienti sottostanti, un tetto piano o a falde assorbe ingenti quantità di calore e nel periodo estivo dimostra variazioni di temperatura di superficie fino a 70° C.

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Troppo apporto di calore = comfort degli ambienti interni scadente.

Il tetto verde è una buona soluzione?

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In generale, oggi, un tetto verde significa

  • una soluzione sostenibile al controllo della temperatura operativa interna degli ambienti
  • un contributo al drenaggio ed alla gestione delle acque meteoriche in città troppo cementificate
  • un assorbimento delle emissioni di CO2 e polveri sottili
  • una mitigazione dell’effetto isola di calore
  • un contributo alla biodiversità.

Nei climi caldi era noto per limitare il surriscaldamento dovuto all’irraggiamento solare.

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Se cerchiamo di capire dalle tradizioni la storia dell’edilizia dovremmo notare che la costruzione dei tetti verdi è stata primariamente utilizzata nel Nord Europa.

Nei climi freddi del nord Europa il verde colonizzava spontaneamente le coperture e la copertura verde, storicamente, era conosciuta come un buon modo per isolare termi- camente dal freddo.

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E’ certamente un aiuto all’isolamento e all’inerzia termica. In clima mediterraneo però bisogna anche porre più attenzione alla risorsa acqua (pensate all’ irrigazione dello strato verde!).

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La radiazione solare è bilanciata dai flussi di calore sensibile (convettivo) e latente (evaporativo), il processo di trasferimento del calore che avviene in un tetto verde. Nel nostro clima il programma di irrigazione (oppure un eventuale impianto di irrigazione d’emergenza dedicato a periodi di siccità) complica non poco l’ installazione di un tetto verde, e senza irrigazione forzata, il contributo offerto dal processo di traspirazione alla dissipazione del calore risulta contenuto.

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Parlando dell’impatto globale di cosa non dobbiamo dimenticarci?

  • in un tetto in laterizio si deve tenere conto del processo di cottura del laterizio e del calcestruzzo principalmente
  • nella coperture verde gli impatti ambientali più importanti derivano dalle membrane impermeabili antiradice, dalla composizione dello strato e dai materiali drenanti (pomice, lapillo, argilla espansa)

Non voglio mettere in gara il tetto verde con il tetto in laterizio ma facendo una progettazione oculata, magari con tegole in laterizio di riuso e membrane impermeabili traspiranti a base di materie prime riciclabili, gli impatti ambientali dei tetti tradizionali possono diventare ancora più contenuti.

E non abbiamo parlato ancora di manutenzione! La coperture tradizionali in laterizio richiedano poca manutenzione e possono durare anche più di un secolo, ciò non vale per la copertura a verde che esige una manutenzione programmata, per superare i 30anni di vita.

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Ora non prendiamo decisioni affrettate! Limitare le isole di calore che si formano nelle città è importante! Migliorare il proprio microclima è importante! Migliorare la situazione delle polveri sottili è importante!

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Insomma, la fatica di progettare un tetto verde non è tempo perso e per molti edifici moderni e con pochi legami al passato, il tetto verde ci sta a pennello!

       

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Tetto fresco d’estate combinando materiali di diversa densità?

Come quella di molti professionisti anche la mia casella di posta elettronica è bombardata di pubblicità per soluzioni edili di ogni tipo. In questa stagione le più gettonate sono le soluzioni di isolamento termico che riguardano la protezione estiva, quindi si parla di sfasamento.

Ricordiamoci che lo sfasamento è il tempo impiegato dall’onda termica per passare dall’ esterno all’interno di un edificio, si misura in ore ed è influenzato dalla scelta dei materiali e dalla loro posa in opera.

+ SFASAMENTO = LENTO SURRISCALDAMENTO

Vi sembra un buon consiglio quello di impiegare lana di roccia con elevata densità a supporto dell’ EPS con grafite dalle elevate prestazioni isolanti?

 Ad esempio, per l’isolamento di un tetto in legno, è di moda suggerire un pannello in EPS con canali di ventilazione, accoppiato a un pannello in lana di roccia. Un pacchetto veloce, semplice e all’apparenza prestazionale che è un “inno” all’ottimo isolamento termico dell’EPS e all’alto valore di sfasamento grazie alla ventilazione e alla densità della lana di roccia.

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 tavolato perline 0,025 0,130 2100 600
2 freno al vapore 0,00045 0,180 1000 311
3 lana di roccia 0,100 0,036 1030 110
4 EPS con grafite 0,080 0,031 1500 15

Ma siamo veramente sicuri di avere uno SFASAMENTO OTTIMALE ?

Se andiamo a calcolare lo sfasamento ottenibile con questa stratigrafia ci possiamo accorgere alla svelta che in estate la prestazione sarà molto deludente, pur soddisfando senza difficoltà quanto richiesto dal nuovo DM 26.6.2015 in fatto di limitazione dei fabbisogni energetici per la climatizzazione estiva e di contenimento della temperatura interna degli ambienti (trasmittanza termica periodica YIE < 0,18 W/m2K)

Fattore di decremento (attenuazione) fd [-] 0,747
Ritardo fattore di decremento (sfasamento) ? [h] 5,02
Trasmittanza termica periodica |Yie| [W/m2K] 0,131

L’UTILIZZO COMBINATO DI MATERIALI DI DIVERSA DENSITÀ, PER OTTENERE UN EDIFICIO CONFORTEVOLE SIA IN ESTATE CHE IN INVERNO

è un suggerimento da seguire per non sbagliare il pacchetto tetto?

Il pacchetto tetto con lana di roccia + EPS ha uno spessore di 18cm, senza contare quanto crescerà per lo strato di ventilazione e lo spessore del manto di copertura.

Non si poteva suggerire nulla di meglio impiegando veramente bene quei preziosi 18cm disponibili?

Vediamo che prestazioni estive si possono ottenere scegliendo materiali più idonei alla protezione dal caldo. Inseriamo nella stratigrafia la migliore qualità di due pannelli in fibra di legno dove il più sottile, esterno e ad alta densità è il pannello più idoneo ad essere pedonabile durante i lavori in copertura:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 tavolato perline 0,025 0,130 2100 600
2 freno al vapore 0,00045 0,180 1000 311
3 fibra di legno 0,160 0,039 2400 150
4 fibra di legno 0,019 0,046 2400 230

Non siamo certamente al top delle prestazioni richieste ad una copertura, ma se confrontiamo i risultati precedenti con quelli ottenibili utilizzando fibra di legno ci rendiamo conto che abbiamo ottenuto un miglioramento vistoso.

Fattore di decremento (attenuazione) fd [-] 0,277
Ritardo fattore di decremento (sfasamento) ? [h] 11,73
Trasmittanza termica periodica |Yie| [W/m2K] 0,057

Ecco un motivo per diffidare e valutare con estrema cautela una soluzione di isolamento termico spacciata per OTTIMALE in tutte le stagioni, sia contro il caldo che con il freddo.

Ovviamente un produttore di maglioni di lana tenterà di convincerci che staremo freschi indossandoli anche tutta l’estate. Facciamoci progettare la stratigrafia solo e sempre da chi non ha interessi commerciali in gioco.

Ricordiamo sempre che pannelli isolanti con scarsi valori di calore specifico (espresso in J/kgK) non potranno mai e poi mai avere prestazioni estive eccellenti

       

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Cosa serve subito per iniziare l’isolamento di un tetto in latero cemento con fibra di legno – Part 4

Una volta verificato che la cappa delle falde del tetto non presenti crepe o fori è bene procedere alla svelta con il pacchetto di isolamento. Il bel tempo non dura all’infinito e una pioggia bagnerebbe la struttura nuda non più protetta dal manto di copertura. Meglio partire all’alba e avere tutto il giorno davanti:

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Con un braccio di 28 metri è agevole scaricare già metà del materiale direttamente in copertura per essere utilizzato subito. Tutto il resto deve rimanere a terra per poter lavorare agevolmente sul tetto.

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Non ho mai conosciuto un autista come Andrea capace di guidare un autoarticolato come fosse una Golf, entrare in un vicolo cieco largo 5metri in retromarcia con rimorchio a seguito senza fare tentativi. Che enorme piacere incontrare chi sa fare bene il proprio mestiere!

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Cosa ci serve? ecco il necessario:

  • tre persone sono più che sufficienti per tutte le operazioni, ma ci devono essere!
  • il materiale isolante dev’essere in cantiere, oppure essere certi che arrivi il giorno stesso se lo spazio per stoccare il materiale è poco.
  • i morali di partenza dello strato isolante, che saranno gli stessi interposti nel primo strato di coibentazione
  • le viti per il fissaggio meccanico del legno sul cemento
  • un trapano e un avvitatore (meglio se potenti e a batteria)
  • una sega circolare per legno
  • una sega per legno a sciabola con almeno due lame per tagliare i grossi pannelli in fibra di legno
  • tempo
  • buon umore

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I morali in legno che si useranno per primi non sono uguali ai morali per lo strato di ventilazione, e questi, non sono uguali ai listelli portategola che andranno fissati poi ai morali di ventilazione:

morali-legno-cosa-serve-subito-iniziare-isolamento-di-un-tetto-latero-cemento-fibra-legno-03morali-legno-cosa-serve-subito-iniziare-isolamento-di-un-tetto-latero-cemento-fibra-legno-01

  • dunque, appena le falde del tetto sono pulite, fate salire subito i primi morali (che sono quelli più pesanti) e buona parte dei pannelli in fibra di legno così si può procedere con il lavoro da una linea di gronda. Con legno e fibra già sul tetto si può cominciare:

morali-legno-cosa-serve-subito-iniziare-isolamento-di-un-tetto-latero-cemento-fibra-legno-04

Da notare sullo sfondo le cupole della Basilica di Santa Giustina (Padova) che a seconda del tempo e della luce appaiono più vicine o più lontane.

cupole santa giustina padova

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Scoperchiare il tetto in latero cemento per verificare la cappa in cls Part 3

Spesso lo stato di fatto di una copertura che non si conosce esattamente attraverso i vecchi documenti è verificabile solo nel momento in cui si inizia a scoperchiare il tetto.

stratigrafia per il mio tetto-02

Una volta inziata l’operazione di asporto del vecchio manto di copertura in coppi si vede bene com’è, e in che stato è, il tetto in latero cemento.

coppi-scoperchiare-tetto-latero-cemento-coppi-celenit-cappa-cls-01

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Scoperchiare il tetto in latero cemento per verificare la cappa in cls Part 3-01

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In questo caso il manto di copertura poggiava su uno strato di Celenit R, visibile in foto, che non poggiava direttamente sulla cappa: una serie di morali di ventilazione ortogonali alla linea di gronda creavano tra falda e  Celenit R uno strato di ventilazione di pochi centimetri.

Scoperchiare il tetto in latero cemento per verificare la cappa in cls Part 3-04

Il Celenit R è un pannello isolante termoacustico per la copertura: lana di legno di abete rosso mineralizzata con cemento Portland e rinforzato con tre listelli di legno  lungo la sezione longitudinale (elevate caratteristiche di traspirabilità, protezione al fuoco, resistenza meccanica. Attualmente il pannello è certificato da ANAB-ICEA per la eco-biocompatibilità dei materiali e del processo produttivo: il legno utilizzato proviene da foreste gestite in modo sostenibile (PEFC).

Nell’ormai lontano 1985 questa soluzione sarà apparsa all’ingegnere una buona idea per migliorare il valore di protezione dal caldo estivo e mantenere il pacchetto tetto il più asciutto possibile. D’inverno quel canale d’aria tra isolante e cappa non ha certo aiutato a contenere le dispersioni termiche.

A parte qualche infiltrazione dovuta allo scivolamento e alla rottura di alcuni coppi, il tetto dopo 30 anni risulta ancora più o meno sano – in presenza di un sottotetto sarei intervenuto isolando l’estradosso dell’ultimo solaio (il pavimento del sottotetto) con due soldi, ma non avrei risolto il problema dell’instabilità dei coppi e della mancanza di un manto impermeabile traspirante.

In realtà i coppi fissati con malta alla scabra superficie dei pannelli isolanti di copertura sono rimasti ben fermi per decine e decine di stagioni, fino a che…

Scoperchiare il tetto in latero cemento per verificare la cappa in cls Part 3 -01

fino a che l’Azienda ospedaliera di Padova non si è dotata di una elisuperficie:

Scoperchiare il tetto in latero cemento per verificare la cappa in cls Part 3 -02

l’andirivieni dei dannati elicotteri del 118 non hanno solo profumato l’aria di cherosene, prodotto enorme quantità di Co2 e distrutto l’udito agli abitanti di tutta questa bella zona residenziale a due passi da Porta Ponte Corvo, dal centro storico di Padova, dalla Basilica del Santo e dall’Orto botanico – hanno anche spostato i coppi delle vecchie case con le forti vibrazioni dei voli a bassissima quota. Malcostumi del progresso.

E comunque abbiamo un tetto a 4 falde in latero cemento a vista dall’interno, dunque meglio isolare dall’esterno e rifare il manto di copertura ex novo in modo che le tegole agganciate non si muovano più.

Scoperchiare il tetto in latero cemento per verificare la cappa in cls Part 3-03

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Purtroppo nessuno ha voluto recuperare i vecchi coppi, che sono argilla cotta, e per me non c’era tempo per dedicarmi allo smaltimento in modi più evoluti: quindi tutta la copertura è finita giù per questo lungo tubo colorato:

Scoperchiare il tetto in latero cemento per verificare la cappa in cls Part 3-02

La stratigrafia dunque si è rivelata la seguente:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 intonaco calce gesso 0,015 0,700 840 1400
2 solaio latero cemento 0,180 0,660 840 1100
3 aria 0,030
4 Celenit R 0,050 0,750 1810 360

Inutile ricordare quanto sia importante che il tempo regga e faciliti le operazioni in copertura senza rischi di infiltrazione, di materiale bagnato e di spese ulteriori per la messa in sicurezza del cantiere in vista delle piogge.

Come alcune volte nella vita, sono stato mooolto fortunato: verso la fine di ottobre 2015 l’estate sembrava ritornare. Ecco come il NOAA descrive la situazione meteorologica:

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e questo è solo di buon auspicio…

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ma la fortuna continua senza pausa:

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Il surriscaldamento globale mi ha dato due mesi buoni di tempo stabile e temperature miti. Non tutti i mali vengono a nuocere.

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Montaggio elevatore obliquo per isolamento tetto – Part 2

Ho dimenticato le mie fatiche per ottenere il Lasciapassare A38…

Preparazione del ponteggio Part 1

Ora i problemi sono ben altri!

In vista dell’arrivo di tutti pannelli coibenti in fibra di legno di conifera per l’isolamento del tetto in laterocemento è venuto il momento di organizzare la salita del materiale in copertura. C’è poco da scherzare, i 40mc di materiale devono raggiungere il tetto e la linea di gronda è a quota 8,5 metri. Poi le tegole, gli attrezzi e tutto il resto…

Tre strati di fibra di legno (10+10+1,9cm) equivalgono a 545 pannelli con spessore 10cm + altri 100 pannelli da 19mm per la distribuzione dei carichi e con elevata resistenza alla compressione: un bel po’ po’ di materiale da portare in alto.

elevatore obliquo GEDA-Lift con 150kg di portata

Ho deciso per l’elevatore obliquo GEDA-Lift con 150kg di portata, un ottimo mezzo di sollevamento carichi, facile da installare e da utilizzare. Consegnato e noleggiato da Mesini, i professionisti del noleggio.

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Contestualmente è arrivata la consegna dei morali da inserire nel primo stato di coibentazione e fissare alla cappa del tetto, dei listelli dello strato di ventilazione e dei listelli portategola.

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Pierluigi Duraviamember of Vimeo, la casa dei video di alta qualità e di quanti li amano, si è occupato delle riprese time lapse.

da adesso si fa sul serio

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La stratigrafia per il mio tetto

Dopo quasi 2 anni di valutazioni la stratigrafia tetto è decisa. Posso affermare che la prima bozza del nuovo tetto e della lista materiali del gennaio 2014 è a tutti gli effetti quella oggi definitiva. Insomma, il primo amore. Insomma, inutile pensarci tanto..

Lo stato di fatto visto dal satellite:

stratigrafia per il mio tetto-01

Lo stato di fatto secondo i documenti del 1985:

stratigrafia per il mio tetto-02

La stratigrafia è decisa:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 intonaco calce gesso 0,015 0,700 840 1400
2 solaio latero cemento 0,180 0,660 840 1100
3 fibra di legno conifera 0,100 0,039 2400 150
4 fibra di legno conifera 0,100 0,039 2400 150
5 fibra di legno conifera 0,019 0,046 2400 230
6 telo poliacrilato sD 0,09 0,0004 0,180 1000 800

senza tenere conto dell’incidenza dei ponti termici le prestazioni della copertura sono:

Trasmittanza   U [W/m2K] 0,167

ecco i numeri del tetto:

  • Trasmittanza U [W/m2K] 0,167  (quanta dispersione passa attraverso la stratigrafia (bassi valori sono migliori))
  • Fattore di decremento (attenuazione) fd [-] 0,063  (la quantità di calore che attraversa una struttura viene ridotta d’intensità (attenuazione). Meglio bassi valori del fattore di decremento f (ottimo < 0,15))
  • Ritardo fattore di decremento (sfasamento) ? [h] 19,09  (la quantità di calore che attraversa una struttura viene ridotta d’intensità (attenuazione), e giunge all’interno con un ritardo di alcune ore (sfasamento). Meglio durante le ore notturne, quando la temperatura esterna è già scesa (meglio > 12 ore)
  • Trasmittanza termica periodica |Yie| [W/m2K] 0,010   (la capacità di un elemento di sfasare il flusso termico che lo attraversa nelle 24h (meglio < 0,12)(DPR 2.4.2009 n°59 permette in copertura < 0,20 W/mqK)
  • Capacità termica periodica lato interno k1 [kJ/m2K] 64,3  (per evitare il surriscaldamento estivo meglio alti valori di capacità termica areica interna (la capacità di assorbire calore internamente)
  • Costante di tempo t [h] 443  (misura l’inerzia della struttura, l’indifferenza al clima esterno
  • Indice potere fonoisolante Rw (dB) [dB] 46,09  

Come pesi aggiunti in copertura abbiamo previsto circa 43 kg/mq di materiale isolante.

E la Prestazione Energetica Estiva? Secondo il Metodo dei parametri qualitativi secondo le Linee Guida Nazionali sulla Certificazione Energetica degli Edifici questi sono i risultati:

Prestazioni     Ottime
Qualità prestazionale     I

Non è stato ancora toccato il manto di copertura attuale, quindi lo stato di fatto delle falde non è ancora stato verificato – per ora, lo schema del nuovo pacchetto tetto e dello strato di ventilazione è visibile nelle mie bozze qui sotto:

stratigrafia mio tetto-01 stratigrafia mio tetto-04 stratigrafia mio tetto-02 stratigrafia mio tetto-03 stratigrafia mio tetto-05
    

       

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Tetto in Stiferite e Celenit, amici per forza

Il sottotetto diventerà abitabile? La mansarda lasciata al grezzo verrà finalmente completata? Tutte occasioni per rivedere la copertura e prevedere una coibentazione fino ad oggi completamente assente. Per decenni guaina bituminosa e tegole o coppi hanno protetto le falde dagli eventi meteorologici, ora è venuto il momento di pensare anche all’isolamento termo acustico.

Mi capita sempre più frequentemente di leggere stratigrafie che propongono Stiferite e Celenit, le più misere solo Stiferite. Si parte dalla guaina esistente, senza rimozione, e si prosegue con gli strati dei pannelli: sul lato caldo la Stiferite e sul lato freddo il Celenit N.

In genere questi progetti riguardano la zona climatica E, qui da noi Stiferite e Celenit sono molto diffusi:

tetto-stiferite-celenit-01

tetto-stiferite-celenit-02

La nuova stratigrafia della copertura all’estradosso solaio falda in latero cemento è di fatto un pacchetto non traspirante compreso tra due manti bituminosi, quello vecchio esistente e quello nuovo – quindi la migrazione del vapore attraverso le strutture avviene in un solo senso e nel solo periodo estivo, quando l’eventuale vapore contenuto nello spessore della struttura torna in ambiente asciugando le falde (è il comportamento tipico di un lastrico solare orizzontale impermeabilizzato e coibentato all’esterno).

Sappiamo che il limite di trasmittanza di una struttura inclinata in zona climatica E deve essere inferiore a 0,24 W/mqK e già con 10 cm di Stiferite Class B ci siamo:

ecco la stratigrafia:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 solaio latero cemento 0,2400 0,660 840 1100
2 impermeabilizz bitume 0,002 0,170 1000 1200
3 STIFERITE CLASS B 0,100 0,026 1453 44
4 impermeabilizz bitume 0,002 0,170 1000 1200

ecco il valore di trasmittanza, secondo la norma tecnica UNI EN ISO 6946 (U è infatti una proprietà termica stazionaria):

Trasmittanza   U [W/m2K] 0,229

Ma potrei consigliare di rivedere la copertura applicando questa stratigrafia? Il committente che affronta l’inverno avrà certamente grandi soddisfazioni e tutti gli ambienti del sottotetto avranno un comfort fino all’anno prima sconosciuto, oltre che una bolletta del riscaldamento inferiore. Ma cosa succederà l’estate dopo?

Con poco più di 8 ore di sfasamento, il surriscaldamento degli ambienti sarà molto probabile, infatti la prestazione energetica estiva è Media e la qualità prestazione estiva è di III livello ( questo secondo il Metodo dei parametri qualitativi secondo Linee Guida Nazionali sulla Certificazione Energetica degli Edifici).

Basterebbe aumentare lo spessore della Stiferite? Cosa mai costerà qualche cm in più. Facciamo i pionieri, stracciamo il progetto dei 10cm e scriviamo Stiferite Class B spessore 200. Sì 20cm di coibentazione. Se non ne bastano 20…

ecco la stratigrafia:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 solaio latero cemento 0,2400 0,660 840 1100
2 impermeabilizz bitume 0,002 0,170 1000 1200
3 STIFERITE CLASS B 0,200 0,025 1453 44
4 impermeabilizz bitume 0,002 0,170 1000 1200

ecco il valore di trasmittanza:

Trasmittanza   U [W/m2K] 0,117

Non male! Chi avrebbe mai pensato di avere un giorno sopra la testa un tetto da 0,11? Questa è la Rolls Royce delle coperture!

Invece no. La Stiferite isola tantissimo e lo spessore è fantastico ma le sue doti estive non sono fantastiche, un po’ il calore specifico bassino e un po’ la poca densità del materiale, questa copertura d’estate non sarà proprio una Rolls Royce: la prestazione energetica estiva è diventata Ottima e la qualità prestazione estiva è di I livello, ma ancora con tutto questo spessore il Fattore di decremento (attenuazione) cioè Udyn/U è solo sceso a 0,18 (la quantità di calore che attraversa una struttura viene ridotta d’intensità (attenuazione) ed è ottimo solo se inferiore a 0,15).

Fattore di decremento (attenuazione) fd [-] 0,180
Ritardo fattore di decremento (sfasamento) ? [h] 12,25
Trasmittanza termica periodica |Yie| [W/m2K] 0,021

E’ tutto inutile, qui ci vuole un po’ di Celenit N che è lana di legno di abete rosso mineralizzata e legata con cemento Portland, quindi non è esattamente un pannello di fibra di legno che è un materiale solo coibente. Anche il Celenit N coibenta, non tanto quanto, ma isola termicamente anche lui (diciamo un 30% meno) perché la sua conduttività è 0,065 W/mK.

Con l’aggiunta di un pannello Celenit N di 5cm a 10cm di Stiferite Class B la prestazione estiva della copertura è più o meno allo stesso livello:

Fattore di decremento (attenuazione) fd [-] 0,176
Ritardo fattore di decremento (sfasamento) ? [h] 12,58
Trasmittanza termica periodica |Yie| [W/m2K] 0,034

Con l’aggiunta di un pannello Celenit N di 7,5cm a 10cm di Stiferite Class B la prestazione estiva della copertura è veramente migliorata:

Fattore di decremento (attenuazione) fd [-] 0,114
Ritardo fattore di decremento (sfasamento) ? [h] 14,77
Trasmittanza termica periodica |Yie| [W/m2K] 0,021

ecco la stratigrafia con l’aggiunta del Celenit:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 solaio latero cemento 0,2400 0,660 840 1100
2 impermeabilizz bitume 0,002 0,170 1000 1200
3 STIFERITE CLASS B 0,100 0,026 1453 44
4 Celenit N 0,075 0,066 1810 400
5 impermeabilizz bitume 0,002 0,170 1000 1200

ed ecco la trasmittanza, che naturalmente non è 0,11:

Trasmittanza   U [W/m2K] 0,181

Ma perché dovrei preferire una trasmittanza peggiore in favore di prestazioni estive migliori? Secondo me perché l’impianto di riscaldamento è comunque presente, produce calore per compensare le dispersioni invernali e acqua calda secondo necessità. Ma rinunciare al raffrescamento è possibile solo se gli ambienti non si surriscaldano in fretta e quindi una protezione ottimale dal caldo in copertura può evitarci l’installazione di impianti per raffreddare la mansarda.

Il Celenit N viene in soccorso della Stiferite offrendo una densità 10 volte maggiore e un calore specifico più elevato: 1810 J/kgK. Inoltre il pannello Celenit è veramente resistente e quindi ottimale per calpestare la copertura durante i lavori e posare la nuova guaina a fiamma.

In questo articolo non ho parlato di tanti altri materiali per coibentazione dei tetti, ma voglio ricordare ai lettori che se si sta cercando di realizzare una copertura con fantastiche prestazioni estive la stratigrafia deve preferire l’uso della fibra di legno che offre un calore specifico ineguagliabilmente elevato: ben 2400 J/kgK. Inutile dire che di meglio non c’è.


 



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La protezione dal caldo si ottiene con tanta massa ?

Marco G., preoccupato per la scelta dei materiali isolanti da posare sulla soletta in laterocemento del sottotetto scrive

<< I materiali che io conosco (fiocchi di cellulosa, lana di vetro o di roccia, palline di EPS), da posare sulla soletta di copertura hanno comunque tutti una massa ridotta e in quanto tale non sono adatti per la protezione al caldo. Mi può suggerire un materiale idoneo? Una ditta mi ha proposto un liquido bicomponente che posato diventa schiuma: ISOL 40 (poliolo formulato avente OPD=0) 40 kg/mc, lambda 0,023….. Però ha sempre una massa ridotta… Il termotecnico che sta facendo la legge 10 sostiene che anche con materiali come l’EPS per ottenere un’idonea protezione dal caldo basta aumentare lo spessore… >>

Beh, una cosa è certa: per ottenere idonea protezione dal caldo con l’EPS, o qualunque materiale isolante non proprio adatto a questo scopo, basta aumentare lo spessore così tanto che anche lo sfasamento risulti soddisfacente.

sottotetto protezione dal caldo

Prendiamo come esempio una soletta in latero cemento di un sottotetto con spessore 18cm (fissiamo la Resistenza termica sup interna Rsi [m2K/W] a 0,10 e la Resistenza termica sup esterna Rse [m2K/W] a 0,10):

  • lo stato di fatto parla chiaro: discomfort in tutte le stagioni – in inverno alte dispersioni (trasmittanza U = 2,11 W/mqK) e in estate forte surriscaldamento (sfasamento di appena 4 ore)
  • lo stato di progetto? si deve progettare… calcolare… confrontare…. decidere… e applicare! (sì anche pagare… anche chi progetta va pagato, non solo chi si sporca le mani!)

Il termotecnico che sta facendo la legge 10 non ha sbagliato, anche con l’EPS si ottiene la protezione dal caldo – basta aumentare lo spessore!

Certo! se non sono capace di progettare e non conosco le caratteristiche dei materiali e non so se un coibente sia adatto o poco adatto ad evitare il surriscaldamento uso anche un materiale poco idoneo con uno spessore tale che diventa idoneo. Molti progettano in questo modo.

Ecco allora che con

  • mezzo metro (50cm) di polistirolo ottengo comfort in tutte le stagioni – in inverno bassissime dispersioni (trasmittanza U = 0,07 W/mqK) e in estate poco surriscaldamento (sfasamento di 12 ore) (l’ attenuazione resta comunque da migliorare).

Mi domando – e questa è una critica – ma non si fa un’analisi delle prestazioni invernali e della protezione estiva per un adeguato comfort in tutte le stagioni (Prestazione Energetica Estiva – Metodo dei parametri qualitativi)? Non si fa una verifica delle prestazioni della copertura secondo il DPR 2/4/2009 n.59 a proposito di protezione estiva (Trasmittanza termica periodica |Yie| U/dyn < 0,20 W/m2K) e secondo il DM 26/6/09 a proposito di protezione estiva (sfasamento > 12 ore)?

Le norme, i DPR, i DM sono solo una gran rottura di *****? Convengo! Ma allora sediamoci e progettiamo meglio per i nostri clienti!

Come si progetta la protezione dal caldo?

Marco G. è a caccia di materiali coibenti che non abbiano massa ridotta – è convinto che con tanta massa il problema del surriscaldamento estivo sparirebbe.

sottotetto protezione dal caldo

La massa gioca un ruolo nella partita contro il caldo, ma non l’unico! Potrei avere uno sfasamento > di 12 ore costruendo 3 solai uno sopra l’altro con una massa per metroquadro di quasi 600kg. (i trulli insegnano!).

La via corretta per ottenere una ottima protezione dal caldo evitando il surriscaldamento estivo è cercare materiali coibenti che offrano tanta capacità termica massica, quei materiali con elevato calore specifico (c) espresso solitamente in J/kgK.

Il calore specifico dipende solo dalla sostanza di cui è costituito: il calore specifico è il rapporto tra la quantità di calore scambiata da un corpo conseguentemente ad una variazione di temperatura (t) e il prodotto della massa per la variazione della temperatura.

Tanto per prendere come esempio il primo materiale menzionato da Marco G. posso dire che i fiocchi di cellulosa hanno proprio il pregio di avere elevato calore specifico, ben 2110 J/kgK.

E la massa?

Gran parte della massa sta sotto (quella del solaio) utilissima per scaricarci energia dall’interno quando ne producessimo in eccesso. E i fiocchi di cellulosa quanta massa offrono? Un peso piuma? dipende! Se i fiocchi di cellulosa vengono sparati dentro ad un’intercapedine creata ad hoc sulla soletta nel sottotetto con una macchina per insufflaggio posso anche arrivare a 65kg/mc, ma se voglio una posa libera dei fiocchi (senza costruire l’intercapedine) riuscirò ad ottenere una densità media di circa 34-40kg/mc con i seguenti risultati:

  • 30cm di fiocchi di cellulosa 65kg/mc: comfort in tutte le stagioni – in inverno bassissime dispersioni (trasmittanza U = 0,122 W/mqK) e in estate ottima protezione dal surriscaldamento (sfasamento di quasi 16 ore)
  • 30cm di fiocchi di cellulosa 40kg/mc: comfort in tutte le stagioni – in inverno bassissime dispersioni (trasmittanza U = 0,122 W/mqK) e in estate buona protezione dal surriscaldamento (sfasamento di oltre 13 ore)

Con soli 20cm di fibra di legno ottengo prestazioni simili. Anche questo materiale ha elevata capacità termica massica, e anche buona densità (110kg/mc, ma anche di più). Si può scegliere una densità maggiore, ad un costo maggiore, e prestazioni eccezionali.

Non perdo tempo a confrontare le prestazioni della schiuma ISOL 40 che pubblica una scheda tecnica che aiuta a non capirci nulla (o almeno io non ci capisco nulla e soprattutto non trovo i dati per me più interessanti). Lascio perdere.

Nota per i produttori:

  • alcuni produttori nascondono le schede tecniche nella sezione download con password e iscrizione. Che se le tenessero pure sotto il cuscino! Intanto chi fa ricerca trova altri materiali (PIU’ TRASPARENTI !!!!).
  • alcuni produttori pubblicano schede tecniche con dati mancanti. Che se le tenessero! Intanto chi fa ricerca trova altri materiali (PIU’ TRASPARENTI !!!!).
  • i produttori da premiare pubblicano sempre dati completi e di più… senza mancare mai conduttività termica, calore specifico e densità del materiale. A loro il mio personale grazie!

 

       

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Il tetto e la guaina ardesiata

Nel 90% dei committenti l’idea di rinunciare ad una buona guaina ardesiata in copertura equivale ad un grosso rischio di infiltrazione futura. Quasi tutti sono convinti che o si posa la guaina, e allora si può dormire sonni tranquilli, o si rischia un tetto che non è un tetto.

Ma se stiamo sognando un tetto migliore, se stiamo intervenendo per posare dei materiali migliori di ieri perchè vogliamo a tutti i costi pagare un costruttore che salga sul tetto a posarci la buona vecchia guaina ardesiata? Un materiale del genere rappresenta una barriera al vapore e una barriera al vapore è sempre un rischio in una stratigrafia.

Se possiamo cambiare alcune voci del computo metrico che ci hanno presentato in occasione dei lavori di rifacimento tetto facciamolo! e facciamolo al meglio! Che si tratti di un tetto in legno o di una copertura in laterocemento, ma a maggior ragione se si tratta di un tetto in legno perchè il materiale deve essere opportunamente salvaguardato, lasciamo che la normale migrazione del vapore possa funzionare senza barriere.

Di cosa abbiamo bisogno per evitare di utilizzare una guaina ardesiata?

  1. dobbiamo decidere le caratteristiche di un materiale alternativo.
  2. dobbiamo trovarlo e controllarne le caratteristiche nella scheda tecnica.
  3. dobbiamo riscrivere il computo metrico
  4. dobbiamo essere attenti che non venga posato come se fosse un altro materiale analogo, quindi va letta la scheda di posa

membrana traspirante

Il grande servizio di una guaina ardesiata, oppure di una membrana bituminosa (la prima di solito armata con tessuto non tessuto di poliestere autoprotetto con scaglie di ardesia colorata – la seconda realizzata da uno speciale compound elastomerico) è l’impermeabilizzazione, ma sono un’ assoluta barriera al vapore.

Di solito sono chiamato a proporre una stratigrafia dove è compresa la coibentazione – progetto il pacchetto di coibentazione – ma capita anche che i lavori si facciano a step successivi:

  • quest’ anno si deve sistemare il tetto che soffre di infiltrazioni
  • un altr’anno decideremo come coibentare e rifinire dall’interno

La guaina non è l’unico materiale – possiamo fare di meglio e soprattutto garantire una certa traspirazione, sì, anche se vogliamo posare i vecchi coppi o le vecchie tegole con la malta o la schiuma. Se il tetto è in legno e stiamo lavorando sulle perline possiamo garantire più durata senza rischi di condensa.

decidere le caratteristiche di un materiale alternativo:

  • deve essere una membrana impermeabile,
  • deve offrire alta traspirazione,
  • deve avere alta grammatura in modo da garantire elevata resistenza meccanica,
  • deve essere stabile all’esposizione ai raggi UV,
  • deve essere resistente alla pioggia battente
  • deve essere pedonabile senza creare rotture o lacerazioni.

Se il telo è anche ruvido è perfetto per impermeabilizzare un tetto a falda in laterocemento non coibentato con posa di coppi o tegole con la malta o la schiuma poliuretanica. La microventilazione assicurerà una buona asciugatura.


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Utilizzare il pannello cassero in copertura

Un pannello cassero in eps per realizzare solai in cemento armato (calcestruzzo) di copertura ha un isolamento termico variabile: lo spessore variabile del sottotravetto è da scegliere in funzione della coibenza termica desiderata (4-8cm di eps 100).

termosolaio ponti termici

I vantaggi di questo sistema di costruzione sono:

  • la leggerezza dei pannelli
  • velocità di movimentazione e posa
  • pochi puntelli da movimentare
  • l’autoportanza durante le fasi di lavorazione (di getto)

Secondo me, un ponte termico è una parte dell’edificio dove il flusso di calore cambia. Ogni volta che lo strato coibente cambia spessore c’è un ponte termico geometrico.

termosolaio ponti termici

Il coefficiente lineico di dispersione termica attraverso il ponte termico determinato dal travetto potrei calcolarlo così:

  • dove abbiamo lo spessore totale del pannello termosolaio mi trovo con 32 cm di esp e trasmittanza 0,11 W/m²K
  • dove abbiamo il travetto in cls lo spessore totale del pannello termosolaio è 8 cm di esp e trasmittanza 0,40 W/m²K

quindi: trasmittanza 0,40 W/m²K – trasmittanza 0,11 W/m²K = 0,29 W/m²K

termosolaio ponti termici

il ponte termico  vale: 0,29 W/m²K * 11 cm. (larghezza travetto in cls) = 0,032 W/mK

 

Ma cosa vuol dire un ponte termico pari a 0,032 W/mK ???

vuol dire che ho una copertura piena di ponti termici ???

  •  se ho 30 travetti da 10 metri l’uno, ho 300 metri di ponti termici.
  • quindi le dispersioni termiche causate da questa struttura saranno 0,032 W/mK * 300metri * 57kKh/a * 1

cioè 547 kWh/anno

Costruire ponti termici free è una scelta progettuale, nient’altro

vale sempre il motto:

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Tetto piano coibentato e impermeabilizzato correttamente

 Se un tetto con pendenza deve essere traspirante, il tetto piano, per forza di cose, non lo può essere. Un tetto piano dev’essere protetto dall’umidità sia da fuori che da dentro.

  • da dentro (all’interno) meglio prevedere una barriera al vapore contro l’umidità dell’ambiente interno:

Secondo DIN 4108-3 un tetto piano richiede un freno al vapore con valore sd >100m (se si pensa che la costruzione contenga ancora dell’umidità meglio usare un freno al vapore con valore sd variabile ( igrovariabile )).

(sd = valore µ * spessore espresso in metri)

In pratica la struttura del tetto piano dovrebbe essere protetta da un freno al vapore almeno 6 volte più forte del valore di permeabilità delle pareti verticali.

  • da fuori (all’esterno) serve un’impermeabilizzazione contro pioggia e neve

Guaine bituminose plastomeriche PYP funzionano bene anche sotto forte insolazione.

Guaine bituminose elastomeriche PYE sono più adatte alle basse temperature e devono essere protette dal sole.

guaina-bituminosa-a-fiamma

Un manto impermeabile sintetico composito a base di poliolefine ed armato con un tessuto di vetro è un’alternativa: per esempio

manto-sintetico-a-base-di-poliolefina-termoplastica-modificata-con-epr-nordstartpo-12286-3

manto sintetico a base di poliolefina termoplastica modificata con EPR.

tetto-piano-isolamento-esterno-xps-tetto-rovescio

E’ consuetudine limitarsi all’impermeabilizzazione all’estradosso della struttura sotto la coibentazione confidando che il vapore penetrato nella struttura non condenserà  al suo interno perchè la temperatura della massa in cls avrà temperatura sufficientemente alta grazie ai pannelli isolanti.

Se il tetto piano è in Sud Italia ha senso posare XPS con la speranza che ci protegga anche d’estate dal caldo cocente? Ovviamente bisognerebbe fare il calcolo degli spessori e vedere che prestazioni si raggiungono.

tetto-piano-doppio-isolamento-esterno-xps-tetto-rovescio

Quando l’XPS in spessori ragionevoli non offre adeguato sfasamento non ci resta che progettare un tetto piano con coibentazione in fibra di legno. Sì non si deve bagnare. Sì si deve fare più attenzione. Sì la realizzazione e la posa devono essere perfette:

  1. solaio in cls
  2. guaina barriera all’aria e freno al vapore a diffusione igrovariabile
  3. fibra di legno
  4. manto impermeabile in poliolefine
  5. eventuale strato ulteriore in XPS anche a protezione dell’impermeabilizzazione
  6. pavimentazione flottante

 Ponti termici dimenticati?

isolamento-ponte-termico-parapetto-tetto-piano-fibra-di-legno

Se il tetto piano ha dei parapetti perimetrali dobbiamo rivestirli risvoltando la coibentazione in verticale e sul “muretto” che verrà coperto dalla lattoneria.

elemento-per-copertura-piana-purenit-attikaelement-sezione

Se il tetto piano non offre parapetti dobbiamo prevdere la quota  dello spessore della coibentazione e anche l’arrivo del cappotto di facciata costruendo un elemento come questo:

 elemento-per-copertura-piana-in-battuta-al-sistema-cappotto-purenit-attikaelement

Potete anche leggere il mio vecchio articolo

Tetto piano rovescio

 

        

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Come isolare un tetto con solaio in latero cemento?

 La committenza ha deciso di intervenire su un tetto inclinato realizzato in solaio 16+4 latero cemento.

La casa è abitata e tutti sono preoccupati per le piogge durante il rifacimento della copertura. Io non sono preoccupato, sul solaio, anzichè impermeabilizzare e trovarci con una barriera al vapore si può posare un freno al vapore con le giuste caratteristiche:

  • antiscivolo,
  • resistente allo strappo
  • calpestabile
  • resistente alle intemperie durante i lavori

Quale coibente utilizzare?

  • I poliuretanici? non offrono sfasamento.
  • Le lane di roccia?
  • I nuovi pannelli in lana di vetro ad alta densità con elevata resistenza alla compressione?

Se sotto il tetto ci abitano, lo sfasamento aiuta molto il comfort: non tanto perchè lo sfasamento ci assicura che il sole resta fuori, ma piuttosto perchè tutta la massa interna del solaio (che non si surriscalderà più come prima) permetterà d’estate di scaricare energia e d’inverno di accumularla.

Con soli 14 cm di pannelli in fibra di legno abbiamo già una trasmittanza U pari a 0,25 W/mq·K ( dovrebbe essere 0,24 in zona climatica E!) e sfasamento di quasi 14 ore,

14-cm-di-pannelli-in-fibra-di-legno
ma come  dicevo, la massa interna adesso offre una capacità termica areica interna di ben 71 kJ/mq·K: questa sì è una bella prestazione! Tutta questo solaio pesante che prima era solo fonte di dispersione e di surriscaldamento diventa accumulo e inerzia.

solaio-in-laterocemento

I nuovi pannelli in lana di vetro ad alta densità si vantano di avere una trasmittanza U dynamica di 0,191 e un calore specifico pari a 1030 J/kg.K.

dpr-59-trasmittanza-dinamica-020-wmqk

addirittura più bassa di quella richiesta per legge (0,20) e  ben 0,009 Watt sotto il limite del DPR 59 !

:-(  faccio notare che nell’immagine qui sopra c’è un errore: la trasmittanza termica periodica moltiplica i metri quadri per il simbolo K (Kelvin, dal grande Lord Kelvin) e NON k (kilo, 1000).

il D.P.R. del 2 aprile 2009 n.59 si occupa di contenere l’energia consumata per il raffrescamento e raccomanda di rispettare bassi valori di trasmittanza termica dinamica (o periodica): Udyn basso = buona capacità di un elemento di sfasare il flusso termico che lo attraversa nell’arco delle 24h:  per il tetto è richiesta una Udyn < 0,20W/mqK

Con lo stesso spessore in fibra di legno otteniamo trasmittanza termica periodica Udyn pari a 0,15W/mq·K (25% meglio) e pari a 0,04W/mq·K considerando il solaio

Confrontiamo anche il calore specifico della fibra di legno ( 2100 J/kg.K), è più del doppio della lana di vetro !

Non avrei dubbi sulla scelta del materiale coibente, e poi, gli sfridi della fibra di legno ce li possiamo bruciare nella stufa d’inverno… :-)

Se non si temono piogge ed il solaio è sano, senza crepe e senza fori, basta che sia pulito e si può posare la fibra senza un freno al vapore, prima dei listelli ci va un manto impermeabile trspirante garantito e la nuova copertura a falda ventilata è quasi pronta per i prossimi 30anni.

ad Anna Maria

N.B. Se si tratta di una costruzione nuova, o di una struttura scoperchiata in stagione sfavorevole con precipitazioni, l’umidità contenuta nel calcestruzzo è una variabile di cui tenere conto nella stratigrafia! Certamente l’umidità presente nel calcestruzzo deve essere misurata: con un Misuratore di umidità di materiali professionale possiamo toglierci questo dubbio e continuare a progettare con tranquillità. Ho trovato questo strumento di misurazione di umidità di materiali ad un prezzo molto buono, con un click lo acquistate on line senza perdere tempo in ricerche:

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Tetto traspirante, attenzione ai teli, alle guaine e ai manti

Rifare il tetto: chi si è avvicinato a questo tema ha ricevuto proposte diverse, più o meno costose, più o meno valide, più o meno efficienti.

Ma qual’è il miglior tetto?

Il miglior tetto non esiste: ogni zona climatica ha la sua esigenza e ogni coibente necessita della giusta stratigrafia. La stratigrafia, sempre e comunque, deve proteggere dal freddo, dal caldo e dai rumori. La copertura deve proteggere dalla pioggia.

Non di rado, mi vengono sottoposti diversi progetti perchè io indichi il progetto migliore. E’ in questa occasione, in qualità di consulente e non di progettista, che scopro quanta confusione ancora ci sia sulla gestione del passaggio del vapore acqueo e sul compito di ogni strato della stratigrafia del tetto:

  • i materiali coibenti,
  • i teli, le guaine, i manti.

Perciò il mio lavoro diventa:

  • correzione dei disegni, degli spessori degli strati
  • analisi delle qualità e delle funzioni dei manti
  • spiegazione e motivazione delle mie variazioni
  • progettazione della tenuta all’aria del tetto

Ecco per esempio, cosa succede in un tetto quando la tenuta all’aria non viene progettata:

tenuta-all-aria-tetto-difettosa

 Parliamo di un tetto traspirante in questo articolo!

Il tetto traspirante, lo dice la parola, non ha barriere al vapore, ma non è sufficiente cancellare dalla stratigrafia la voce BARRIERA perchè essa diventi automaticamente corretta e funzionante.

Dobbiamo capire il senso del tetto traspirante e dobbiamo capire il modo in cui il vapore acqueo tende a trapassare la struttura completa:

  • in inverno il vapore prenderà la direzione verso l’esterno (migra verso fuori)
  • d’estate il vapore prenderà la direzione opposta e tenterà di sfogare nell’edificio
  • in entrambe le stagioni la progettazione della stratigrafia deve permettere questi flussi, altrimenti il vapore può rimanere intrappolato e ammalorare il tetto.

Abbiamo capito che è bene lasciare il vapore passare da una parte all’altra senza bloccarlo: ma come? Dosandone il passaggio, ma permettendolo!

Non possiamo farlo passare tutto in qualche punto e non possiamo lasciarlo passare liberamente in quantità troppo elevate.

Ecco perchè nelle stratigrafie corrette troveremo sempre indicato un telo freno al vapore (AL e non A VAPORE!! le locomotive erano A vapore! i teli sono freni AL vapore!) e poi un telo traspirante impermeabile. Devo aggiungere che nelle migliori stratigrafie il freno al vapore è sostituito da un manto igrovariabile: si tratta di un telo intelligente: frena il vapore d’inverno e lo frena meno d’estate (quando il flusso s’inverte).

In funzione del valore sd i teli possono essere classificati in:

  • freni al vapore:  1 m < sd < 20 m freno al vapore (materiale semitraspirante al vapore)
  • barriere al vapore:  sd > 20 m barriera al vapore
  • oppure teli traspiranti:  sd < 0,1 m telo ad alta traspirazione

 Se sopra la coibentazione viene posato un telo adeguato (un telo traspirante) e il progettista prevede di posare direttamente un pannello OSB su di esso per proteggere il telo e costruire su di esso la camera di ventilazione la stratigrafia sarà diversa:   i pannelli di OSB offrono resistenza alla diffusione del vapore variabile tra 30 e 50, che per un pannello di spessore 30 mm significa avere un valore di sd variabile tra 0,9 e 1,5 m. Non è una “barriera al vapore” ma è un freno al vapore. Dipende dal tipo di OSB.

 La permeabilità al vapore di un materiale è misurato dallo spessore dello strato d’aria equivalente sd, (lo spessore di uno strato d’aria con la stessa resistenza alla diffusione del vapore acqueo di uno strato di materiale con spessore d e coefficiente di resistenza alla diffusione del vapore µ (il rapporto tra i due parametri è

sd = µ * spessore in metri.

La formazione limitata di condensa è normalità, ma è bene progettare per limitare questo fenomeno: l’aria calda che si raffredda deve avere un contenuto di acqua il più possibile simile a quello dell’aria esterna (ecco perchè il freno al vapore và posto nella parte “calda” del tetto: tra tavolato e coibente). Sconsiglio sempre una barriera totale al vapore per garantire il passaggio nella direzione opposta in regime estivo.

Se vuoi informarti e approfondire meglio l’argomento potresti leggere questi testi, quello sull’umidità e tenuta all’aria è veloce e molto chiaro anche se non si è esperti del settore:
       

            

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federico_sampaoli_espertocasaclimacom  ipha_member   articolo ideato, scritto e diretto da Federico Sampaoli, impegnato a favore delle persone, del comfort e dell’open information, titolare e caporedattore di espertocasaclima.com – blog di formazione e comunicazione online dal 2009.

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