Category Archives: tetto in legno

Tetto coibentato non ventilato in legno con guaina ardesiata

Ho deciso di pubblicare questo commento di Manuel in questo articolo proprio per dedicare più spazio e attenzione a quello che sta succedendo a questo tetto in legno con pacchetto termoisolante NON traspirante:

il racconto dello stato delle cose:

Buonasera sono Manuel… grazie per esistere….

Il mio problema è molto grave, ho acquistato casa nuova a ottobre scorso e lo stabile condominio di 3 piani ha solo 1 anno e mezzo.
Il tetto per capitolato non è ventilato e così composto:

  • Travi portanti in pino lamellare
  • Perline
  • Barriera al vapore
  • Fibra di legno 4 cm
  • Isolante sintetico 12 cm
  • Tavolato
  • Guaina ardesiata
  • Tegole

Inizialmente, a maggio, ho notato una consistente infiltrazione di acqua nel sottotetto con formazione di grande quantità di muffa (o funghi di colore tendente al rosa) tra le perline e il muro interno.

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Col passare del tempo tutta la zona del sottotetto si è riempita di muffa costringendomi a disinfettare e lavare vestiti e scarpe che erano in questo locale.
Dopo l’intervento del costruttore, in questa zona, non ho avuto altri segni di infiltrazioni -
l’acqua entrava attraverso il passaggio di un tubo dei pannelli solari – ma dopo pochi giorni notavo la presenza dello stesso fungo in vari punti della lavanderia, del bagno e del disimpegno e nella fascia molto alta del tetto.

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In presenza di piogge le goccioline di acqua macchiavano anche il pavimento.

A metà giugno il costruttore faceva aprire con l’uso di motosega la zona interessata dalle infiltrazioni:

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tagliando la guaina si notava sotto di essa la presenza di acqua, il tavolato superiore era vistosamente bagnato, i pannelli isolanti erano bagnati, i morali in legno, di contenimento, erano completamente marci (neri cone fossero bruciati), la fibra di legno era molto bagnata, la barriera al vapore presentava chiazze bianche riconducibili al fungo di cui sopra, le perline e i travi interni sembravano intatti.

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L’area attorno alla zona aperta circa 4×3 m è ancora con molta probabilità nelle stesse condizioni.

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Nell’area aperta sono stati sostituiti i pannelli bagnati con lana di roccia, la barriera al vapore, i morali e il tavolato. Sono state ripristinate le guaine e sono stati creati 5 punti di micro-ventilazione.

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La zona immediatamente sotto al Velux del bagno, all’altezza del punto creato per la ventilazione, presenta ancora morali vistosamente deteriorati.

Sono stati creati due punti di mirco-ventilazione anche all’altezza del locale sottotetto.
In questa zona, immediatamente sotto la guaina, vi era un lieve presenza di acqua: il tavolato sembrava pressochè sano, i pannelli isolanti sintetici lievemente bagnati, la fibra di legno era molto umida. In questo punto non si vedevano morali in legno.
Dopo la riparazione, al primo acquazzone ma in un punto diverso si è riformato il famoso fungo…

Mi sono rivolto ad un legale ma la cosa assurda è che non si sa quale sia il problema… Parlano di condensa… Progettualmente è corretto? La ringrazio per l’attenzione che mi darà e sarò sicuramente riconoscente…

Grazie Manuel…

Come rispondere a questa domanda e allo stato delle cose?

 Ci provo così:

Quando l’impermeabilizzazione della copertura è difettosa non è il pacchetto termoisolante progettato il responsabile del danno – semplicemente l’acqua piovana ha trovato il modo di infiltrarsi.

Si fosse trattato di un tetto in latero cemento, probabilmente non sarebbero cresciuti i funghi, ma di certo l’intonaco interno avrebbe reagito male e alla lunga anche lui avrebbe offerto una superficie bagnata ideale per colonie di spore.

Parlando invece del progetto della stratigrafia, si deve ammettere che trattandosi di un tetto in legno era importantissimo garantire una efficace traspirazione del tetto senza ostacolare la migrazione del vapore e garantendo la tenuta all’aria.

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In questo caso specifico sembra che sia stata posata una barriera al vapore sul lato caldo e una guaina ardesiata sul lato freddo.

La barriera al vapore posata sul lato caldo (interno) avrebbe anche dovuto garantire la tenuta all’aria dell’involucro edilizio (volume riscaldato), quindi, se si sono evidenziati gocciolii in casa è evidente che il telo non garantisce la tenuta e probabilmente ha sormonti o nastrature difettosi.

Spesso nelle stratigrafie si legge “barriera vapore” ma altrettanto spesso, se si va alla ricerca del codice materiale impiegato, si scopre che si trattava di un freno al vapore (valore Sd > 0,2m) e non di una barriera (valore Sd > 100m). In questa eventualità, durante il periodo di riscaldamento, nello strato di coibentazione migra ulteriore vapore che non potrà attraversare la guaina ardesiata.

Se si trattasse di un pacchetto isolante perfettamente confinato tra due barriere al vapore (quella sul lato caldo e quella sul lato freddo) potrebbe comunque esserci una certa quantità di vapore contenuta nei materiali in fase di cantiere e questa si condenserebbe all’intradosso della guaina ardesiata nel periodo invernale e all’estradosso della barriera al vapore sul lato caldo nel periodo estivo: questo a causa della inversione stagionale della direzione della migrazione del vapore.

Per fare ulteriori ragionamenti sulla copertura ed il risanamento del pacchetto si deve assolutamente individuare quale fosse la qualità del telo posato sul lato caldo della stratigrafia (il costruttore può facilmente risalire alla voce di fornitura e consultare la scheda tecnica del materiale utilizzato).

Il telo freno al vapore che è stato nastrato nella zona della copertura aperta con la motosega (si vede nella foto n.3) forse è solo provvisorio – non andrebbe certamente in accordo con una copertura che non prevede traspirazione una zona dove invece è possibile un certo passaggio di vapore…

I nuovi punti di aerazione del pacchetto tetto ancora bagnato non peggiorano la situazione ma probabilmente non riusciranno a permettere una corretta asciugatura anche per la presenza dei pannelli isolanti sintetici che poggiano sui pannelli in fibra di legno – inoltre devo ricordare che la migrazione del vapore in estate è dall’esterno verso l’interno e non viceversa.

La descrizione della presenza di muffa nell’ambiente sottotetto mi fa pensare ad elevati livelli di umidità interni dovuti a superfici fredde che tendono a condensare il vapore interno: le superfici fredde sono ovviamente zone non sufficientemente coibentate mentre il vapore può essere presente (dimentichiamo per un attimo le infiltrazioni del tetto) per mancata ventilazione o per normale migrazione del vapore da ambienti vicini o sottostanti riscaldati verso quelli poco o non riscaldati.








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Tetto fresco d’estate combinando materiali di diversa densità?

Come quella di molti professionisti anche la mia casella di posta elettronica è bombardata di pubblicità per soluzioni edili di ogni tipo. In questa stagione le più gettonate sono le soluzioni di isolamento termico che riguardano la protezione estiva, quindi si parla di sfasamento.

Ricordiamoci che lo sfasamento è il tempo impiegato dall’onda termica per passare dall’ esterno all’interno di un edificio, si misura in ore ed è influenzato dalla scelta dei materiali e dalla loro posa in opera.

+ SFASAMENTO = LENTO SURRISCALDAMENTO

Vi sembra un buon consiglio quello di impiegare lana di roccia con elevata densità a supporto dell’ EPS con grafite dalle elevate prestazioni isolanti?

 Ad esempio, per l’isolamento di un tetto in legno, è di moda suggerire un pannello in EPS con canali di ventilazione, accoppiato a un pannello in lana di roccia. Un pacchetto veloce, semplice e all’apparenza prestazionale che è un “inno” all’ottimo isolamento termico dell’EPS e all’alto valore di sfasamento grazie alla ventilazione e alla densità della lana di roccia.

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 tavolato perline 0,025 0,130 2100 600
2 freno al vapore 0,00045 0,180 1000 311
3 lana di roccia 0,100 0,036 1030 110
4 EPS con grafite 0,080 0,031 1500 15

Ma siamo veramente sicuri di avere uno SFASAMENTO OTTIMALE ?

Se andiamo a calcolare lo sfasamento ottenibile con questa stratigrafia ci possiamo accorgere alla svelta che in estate la prestazione sarà molto deludente, pur soddisfando senza difficoltà quanto richiesto dal nuovo DM 26.6.2015 in fatto di limitazione dei fabbisogni energetici per la climatizzazione estiva e di contenimento della temperatura interna degli ambienti (trasmittanza termica periodica YIE < 0,18 W/m2K)

Fattore di decremento (attenuazione) fd [-] 0,747
Ritardo fattore di decremento (sfasamento) ? [h] 5,02
Trasmittanza termica periodica |Yie| [W/m2K] 0,131

L’UTILIZZO COMBINATO DI MATERIALI DI DIVERSA DENSITÀ, PER OTTENERE UN EDIFICIO CONFORTEVOLE SIA IN ESTATE CHE IN INVERNO

è un suggerimento da seguire per non sbagliare il pacchetto tetto?

Il pacchetto tetto con lana di roccia + EPS ha uno spessore di 18cm, senza contare quanto crescerà per lo strato di ventilazione e lo spessore del manto di copertura.

Non si poteva suggerire nulla di meglio impiegando veramente bene quei preziosi 18cm disponibili?

Vediamo che prestazioni estive si possono ottenere scegliendo materiali più idonei alla protezione dal caldo. Inseriamo nella stratigrafia la migliore qualità di due pannelli in fibra di legno dove il più sottile, esterno e ad alta densità è il pannello più idoneo ad essere pedonabile durante i lavori in copertura:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 tavolato perline 0,025 0,130 2100 600
2 freno al vapore 0,00045 0,180 1000 311
3 fibra di legno 0,160 0,039 2400 150
4 fibra di legno 0,019 0,046 2400 230

Non siamo certamente al top delle prestazioni richieste ad una copertura, ma se confrontiamo i risultati precedenti con quelli ottenibili utilizzando fibra di legno ci rendiamo conto che abbiamo ottenuto un miglioramento vistoso.

Fattore di decremento (attenuazione) fd [-] 0,277
Ritardo fattore di decremento (sfasamento) ? [h] 11,73
Trasmittanza termica periodica |Yie| [W/m2K] 0,057

Ecco un motivo per diffidare e valutare con estrema cautela una soluzione di isolamento termico spacciata per OTTIMALE in tutte le stagioni, sia contro il caldo che con il freddo.

Ovviamente un produttore di maglioni di lana tenterà di convincerci che staremo freschi indossandoli anche tutta l’estate. Facciamoci progettare la stratigrafia solo e sempre da chi non ha interessi commerciali in gioco.

Ricordiamo sempre che pannelli isolanti con scarsi valori di calore specifico (espresso in J/kgK) non potranno mai e poi mai avere prestazioni estive eccellenti

       

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Il sogno di acquistare una villetta a schiera con tetto in legno sbagliato

Il commento di Luca lasciato oggi mi ha spinto a pubblicare questo articolo dedicato alla sua buonavventura. Potrà essere sicuramente utile a quanti leggono per informarsi prima di un acquisto immobiliare…

      Dottissimo Dr. Sampaoli,

devo ringraziarla per avermi, con le ricchissime informazioni messe a disposizione tramite questo suo sito, risparmiato un probabile triste futuro alle prese con la casa sbagliata.

Scrivo qui per condividere la mia esperienza perchè penso possa essere utile ad altri in situazioni simili.

Da oltre un mese giravo attorno al’idea di acquistare una villetta a schiera bilivelli in fase di ultimazione che mi sembrava rappresentare il mio ideale di casa.

villetta schiera

La casa aveva però una piccola incognita: la copertura in legno, per me una assoluta novità.

Abituato ad informarmi per quanto posso su ciò che ignoro (sono tecnico informatico), ho trovato il Suo sito web attraverso cui sono riuscito a farmi una idea abbastanza chiara di quelli che potrebbero essere i problemi legati ad una copertura in legno mal realizzata.

Ho quindi chiesto informazioni dettagliate al costruttore sul tetto ormai in fase di copertura finale.

Costui risulta essere una persona gradevole e genuina; il tipo di piccolo impresario edile che costruisce le case una alla volta dedicandovi tutto il suo impegno. Mi ha dato l’impressione di aver cercato a suo modo la perfezione. Il suo problema quindi non è la malafede o lo scarso impegno. Il suo problema è che ignora di ignorare!

Da quanto ho capito questa casa rappresenta la sua prima esperienza in fatto di coperture in legno e vi ha applicato idee sue preconcette e altre scaturite chissà da dove.

Mi è sembrato di capire che un progetto del tetto non sia mai stato realizzato se non nella sua testa.

Infatti alla mia richiesta di poter avere documenti come il progetto del tetto, la stratigrafia o anche solo la lista dei materiali utilizzati ho avuto come risposta un elenco di materali a voce, raccontato con l’orgoglio di chi è convinto di aver utilizzato quanto di meglio disponibile sul mercato.

Ecco l’elenco come fornitomi:

  1. - travi
  2. - perline
  3. - tessuto non tessuto
  4. - barriera al vapore
  5. - accoppiato isolante
  6. - tegole

 Immediatamente mi sono fatto l’opinione di avere a che fare con un incompetente in materia di legno: la parola “barriera” scatenava un giudizio inesorabile.

Ho iniziato a nutrire poche speranze circa la messa in opera a regola d’arte per quanto riguarda la tanto critica tenuta all’aria, ma volevo essere ottimista, tanto ero aggrappato al sogno di vivere in quella casa.

Quel che potevo fare era cercare di ottenere informazioni dettagliate circa la stratigrafia nella speranza che i fornitori lo avessero guidato verso l’adozione dei materiali adatti. In caso positivo avrei richiesto una consulenza professionale per la verifica puntuale dei materiali per la precisa zona climatica e un’indagine sulla corretta messa in opera (Lei era il canditato!).

Ho quindi chiesto al costruttore di avere tutti i dettagli possibili sui materiali. Quel che sono riuscito ad avere è la stampa della scheda dell’ ”accoppiato isolante” e l’indirizzo del fornitore di materiali edili in cui è stato acquistata la “barriera al vapore”.

Il cosiddetto “accoppiato isolante” risulta essere il “Vetropan EPS”, un prodotto in polistirene espanso preaccoppiato con una guaina bituminosa.

acquistare-villetta-schiera-tetto-legno-sbagliato-01

Dalla scheda fornitami (non lo si evince dalla scheda sul sito web istituzionale) risulta che la guaina bituminosa si comporti come una barriera al vapore (µ = 20000).

La cosiddetta “barriera al vapore” è invece il “Silvertek 15 Seal Lap”, un telo traspirante indicato come “sottotegola” (815<WDD<2000).

acquistare-villetta-schiera-tetto-legno-sbagliato-02

(Da sottolineare come il fornitore, da me stuzzicato, non conoscesse la differenza tra barriera e freno al vapore, nè l’adeguatezza di un prodotto sotto-tegole usato come sopra-perline.)

 Questi materiali sembrano essere alla mia percezione di profano dei prodotti di soddisfacente qualità, ma mi sembra evidente che siano stati utilizzati a sproposito:

  1. - il Vetropan viene proposto come isolante adatto a coperture in cemento, e il suo utilizzo risulta in una sigillatura del tetto al passaggio del vapore; inoltre l’EPS non mi sembra possa essere considerato l’isolante preferibile per la mia zona climatica (Cagliari)
  2. - il Silvertek ha buone caratteristiche di freno al vapore, ma probabilmente non è l’ideale per raggiungere una tenuta all’aria ottimale; inoltre sembrerebbe reso inutile dalla sigillatura di cui sopra

 Con questi presupposti sono giunto alla conclusione che il tetto è stato realizzato in modo tutt’altro che a regola d’arte; i prodotti inadatti mi fanno sospettare fortemente anche riguardo alla qualità della messa in opera. Ragion per cui mi sono convinto di abbandonare l’idea di acquisto dell’immobile.

 Invito quindi chi si trovi in procinto di acquistare casa a informarsi quanto più possibile e a coltivare dei sani dubbi :-)

 GRAZIE

 PS: Il minimo che posso fare è una donazione a favore del suo sito!

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Infiltrazioni di rumori nella mansarda con tetto in legno di Giulio – contributo

La mansarda realizzata soffre di inquinamento acustico.

L’argomento acustico risulta essere molto ampio, articolerò la discussione in 3 fasi.

La prima riflessione è di orgine generale: il legno “canta”!

Questo materiale ha ottime proprietà acustiche: con il legno i mastri liutai rinascimentali progettavano, realizzavano o ristrutturavano strumenti a corda o ad arco capaci di effondere musicalità e sinfonie. Il legno canta!

L’isolamento dei rumori aerei avviene invece attraverso la schermatura di elementi con elevate proprietà massive: le partizioni devono essere rigide, pesanti. Il legno invece è flessibile, leggero.

Le coperture in legno quindi, pur offrendo indubbi vantaggi di natura statica ed energetica, devono essere oggetto di uno studio approfondito in sede di progettazione acustica. Senza un’analisi dedicata risulta piuttosto difficile garantire gli standard di isolamento e comfort prescritti dalla normativa vigente.

La seconda è di natura analitica.

Uno dei descrittori che esprime la prestazione acustica di una parete, di un solaio o della copertura si chiama indice del potere fonoisolante apparente (R’w). Questo è un parametro che, secondo la normativa vigente, deve essere valutato in opera. In altre parole, per sapere in modo definitivo quanto isola una parete e/o una copertura, occorre approntare una campagna di misurazioni strumentali che definisca in modo univoco questi parametri.

Tuttavia esistono degli algoritmi di calcolo che permettono la valutazione preventiva in sede progettuale delle prestazioni acustiche passive dell’involucro di un edificio.

Analizzando le stratigrafie descritte, si può stimare che il valore indicativo di R’w del pacchetto di copertura valga circa 36 dB; ben più performante è invece la parere verticale, per cui Rw vale circa 55 dB.

Ipotizziamo ora che in prossimità della mansarda venga generato un rumore di circa 70 dB: attraversando il tetto vengono “persi” circa 36 dB e all’interno dell’abitaizone quindi vengono percepiti 34 dB: l’immagine che segue mostra la scala del rumore dove sono rappresentati i livelli tipici di rumore per diverse sorgenti e ambienti ed espressi in decibel (dB).

Infiltrazioni di rumori nella mansarda con tetto in legno di Pietro - contributo-01

La terza riflessione riguarda la fase realizzativa di cantiere.

Come è stato studiato e risolto il nodo parete/copertura? Lo spazio tra un travetto e l’altro, come è stato riempito? È stato riempito? O è stato solo “coperto” dal paramento interno della parete perimetrale?

Se così fosse, ci sarebbe una fascia, lungo tutto il perimetro della mansarda, alta circa 40 cm, che avrebbe prestazioni acustiche assai scadenti, cioè quelle offerte dal solo laterizio da 8cm (il potere fonoisolante di una parete sì fatta vale circa 30 dB e il contributo degli strati di isolamento è sostanzialmente nullo): l’immagine che segue mostra, pur in manierra schematica, tale lacuna.

Infiltrazioni di rumori nella mansarda con tetto in legno di Pietro - contributo-02

Quando viene percepito un discomfort acustico, risulta spesso complesso ed economicamente molto dispendioso risanarne le criticità.

Un’attenta valutazione in fase progettuale e le conseguenti scelte realizzative possono invece rendere l’abitazione silenziosa e acusticamente confortevole.

Il nodo parete-copertura potrebbe essere validamente risolto utilizzando una banchina in legno a cui si collegano in spessore i travetti di copertura mediante innesti a coda di rondine.

L’utilizzo dei passafuori rende poi realizzabile l’eventuale sporto di gronda. In questo modo non si viene a creare lo spazio cavo tra i travetti che fa da ponte acustico: l’immagine che segue mostra graficamente la soluzione appena descritta.

Infiltrazioni di rumori nella mansarda con tetto in legno di Pietro - contributo-03Altri aspetti acusticamente significativi:

come sono stati installati i serramenti a parete e/o in falda? Sono stati nastrati? Si sa: se l’involucro è permeabile all’aria, è permeabile anche al rumore.

Esiste un cavedio impianti opportunamente isolato, oppure ogni tubazione attraversa le partizioni in modo disorganico, creando una ennupla di probabili ponti acustici (l’aspiratore della cucina, sfiati dei bagni, impianto TV…)?

Quali sono, dove sono posizionate e che caratteristiche hanno le sorgenti di rumore esterne (strada, caldaia…)? Le fonti dei rumori sono state considerate nella progettazione acustica dell’intervento?



ing francesco fia

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articolo ideato, scritto e diretto da Francesco Fia e Federico Sampaoli, impegnati a favore delle persone, del comfort e dell’open information. Francesco, ingegnere e progettista acustico collaboratore dello Studio di progettazione degli impianti PH Studio.  Federico titolare dello Studio di consulenza tecnica per una migliore efficienza energetica e caporedattore di espertocasaclima.com – blog di formazione e comunicazione online dal 2009. 

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Infiltrazioni di rumori nella mansarda con tetto in legno di Giulio

Scrive Giulio:

Ho una questione non simpatica da esporre e che spero non renda vano l’investimento fatto e le scelte tecniche prese per la realizzazione del sopralzo ed in particolare della copertura. Il problema che è apparso dopo aver finito tutto, ultimo intervento sono state le finestre, manca solo di arredare e colorare:

La mansarda realizzata soffre di inquinamento acustico.

 Succede che i rumori entrano con estrema facilità, per esempio in confronto al piano inferiore dove tutto tace o quasi, se il vicino accende la pompa di calore, che dista circa 6metri, il rumore si sente, se l’altro vicino accende la caldaia esterna (circa da una distanza di 4 metri) si sente su quel lato della casa.   Quando tutto tace si sente sempre un rumore di sottofondo, credo delle auto in lontananza.  Se passa un’auto sulla strada che dista 35 metri, la si sente molto bene.

 Tutti questi rumori non si sentono, o si sentono minimamente, al piano inferiore sui medesimi lati.  Questi rumori sono sempre più forti più ci si avvicina ai lati bassi delle stanze. Mi sembra proprio che il rumore entri dal legno del tetto, travi o perlinato.

Aggiungo che, mentre il condizionatore del vicino si sentiva anche in precedenza, il rumore di fondo è apparso solo dopo l’installazione delle finestre verticali con vetro 33.1/20 gas argon/33.1 (le Velux erano già installate). Provvisoriamente le finestre erano state sigillate e nastrate con del polistirene da 5cm. All’atto del montaggio, tra tealio finestra (in PVC) e muro vi era meno di 5mm, chiuso con del silicone).

La stratigrafia parete della mansarda, con i fori finestra, è10cm cappotto in eps + 25cm poroton riempito con perlite sopra e sotto corea + 6cm di lana di roccia + 1cm aria + 8cm forato + 2cm intonaco ciclo calceclima ambiente.

Non ci dormo la notte. L’unica speranza è che la causa sia la casa vuota, ma anche sotto è vuota, ed è silenziosa. Oppure che il ponteggio ancora presente in 3 lati  peggiori l’acustica, anche se la parte dove si trovano i passafuori non c’è nessun ponteggio.

 Ho chiesto ai miei tecnici, e mi hanno detto che è la prima volta che un tetto in legno ha questi problemi…

Il tetto l’hai fatto in parte tu, quindi sai bene come sia stato fatto.

***

 Ho fatto consulenza per questa copertura, 2 aspetti erano da correggere urgentemente:

  • nel computo era indicata una barriera al vapore sul lato caldo che non solo avrebbe trasformato il pacchetto tetto in un pacchetto tetto non traspirante, con i relativi rischi, ma non garantiva la tenuta all’aria dell’involucro riscaldato (la mansarda)
  • la coibentazione non era definita nella qualità del materiale e sicuramente insufficiente a garantire una protezione dal veloce surriscaldamento

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Ho proposto

  • una soluzione per ottenere la tenuta all’aria con la posa di un telo freno al vapore a diffusione igrovariabile con funzione di barriera all’aria (le infiltrazioni d’aria in una copertura in legno sono la prima causa di condense interstiziali e ammaloramento delle parti lignee): il telo posato sulle perline sotto l’isolante, ora rigira verso il basso ed è sigillato alla muratura creando una continuità della linea di tenuta all’aria
  • una stratigrafia con pannelli in fibra di legno con calore specifico di ben 2400 J/kgK per offrire la massima protezione dal caldo estivo e uno spessore migliorato dall’originario 8+8cm a 10+10+2cm capaci di offrire almeno 14ore di sfasamento anzichè meno di 8

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fasi esecutive per ottenere la tenuta all’aria sulla linea di gronda:

  • parete in Poroton P800 e getto della corea con casseri in Celenit (fissato con ancore in plastica o spirali metalliche)
  • nastratura del manto sullo spessore interno del cordolo e risvolto volante verso l’esterno (utile anche per proteggere la muratura verticale dalle intemperie durante i lavori)
  • chiusura orizzontale/inclinata del pacchetto verticale con Celenit da rasare e lisciare
  • posa del tavolato sulle travi (tra la perlina e il Celenit lisciato posare un nastro autoespandente BG1)
  • risvoltare il manto sul tavolato per realizzare il pacchetto tetto

Per esperienza personale, dopo un intervento di coibentazione generale (non ho una casa con tetto in legno) la percezione dei rumori post intervento è radicalmente diversa: sono il tipo di rumori a cambiare. Dedicherò un nuovo articolo per descrivere queste sensazioni. Molti lettori che hanno fatto interventi in case già precedentemente abitate potranno riconoscersi.

Un tecnico del suono da me interpellato lo chiama “effetto Venezia”: cos’è che è cambiato? sono cambiate le frequenze: in parole povere, alcuni rumori non si sentono più e altri invece, che prima erano confusi nel rumore di fondo, emergono e si fanno notare. A Venezia è assente l’enorme rumore di fondo del traffico su gomma ed emergono i trolley, le voci, le stoviglie, le scarpe e i tacchi – sentite il rumore delle scarpe voi in una città normale?

Ma torniamo al tema principale, la mansarda di Pietro non è esente da infiltrazione di rumori esterni. Ora tutti sappiamo che uno strumento musicale è solitamente in legno, e non perchè il tuo vicino di casa possa bruciarlo facilmente dopo avervi sentito suonare! Ma prima di prendercela con la struttura portante è opportuno verificare che non ci siano buchi in casa, quali potrebbero essere?

  • il canale passante dell’aspiratore in cucina
  • il canale di sfiato dei bagni
  • il canale dell’impianto antenna
  • il telaio fisso dei due Velux
  • il telaio fisso dei serramenti che chiudono le pareti

Un test di tenuta all’aria potrebbe dare una verifica di tutti questi punti critici.

Sono anch’io infastidito facilmente dai rumori, il computer che ho davanti mi irrita, come il frigo o la testina del collettore del riscaldamento a pavimento – il bilancio dell’effetto Venezia dopo l’intervento di casa mia non l’ho ancora fatto. Potrebbe essere positivo, pur ammettendo che il fruscio rilasciato dai veicoli che corrono in strada mi appare enorme (un torrente) – i motori invece sembrano zittiti. Ne riparleremo.

Qualunque commento competente è gradito.

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Il tetto senza tenuta all’aria di Francesco

Il lettore scrive:

Buongiorno, ho letto l’ articolo Il tetto senza tenuta all’aria e provo a sottoporre il mio problema sperando che possa darmi qualche consiglio.

Le foto allegate mostrano il problema che ha la mia villetta a schiera costruita nel 2009 ed acquistata nel 2011: a monte di una finestra Velux (unica discontinuità del tetto ventilato) si verificano importanti infiltrazioni di acqua, anche in assenza di pioggia (ma ad esempio in presenza di prolungati periodi di nebbia). Tali infiltrazioni sembrano aumentare nelle mattine fredde. Non saprei dire se aumentano con la pioggia, ma di sicuro ci sono solo d’inverno.

Le foto sono, una dell’interno (ben visibili le infiltrazioni)

tetto-senza-tenuta-aria-francesco-02

e due del tetto, subito sopra l’infiltrazione (foto fatte sporgendomi dal Velux).

tetto-senza-tenuta-aria-francesco-01 tetto-senza-tenuta-aria-francesco-03 Le domande sono :

  • - pensa possa trattarsi di condensa?
  • - dato che lunedì verrà il lattorniere inviato dal costruttore, che tipo di intervento pensa che dovrei “pretendere” o comunque richiedere?

Grazie mille della disponibilità.

Francesco

Rispondo al lettore con questo nuovo articolo in modo che anche altri lettori con lo stesso problema possano riuscire a chiarire la situazione e chiedere un intervento risolutivo.

Anch’io penso che la pioggia non abbia nulla a che fare con il problema del gocciolio vicino al Velux, e poi si manifesterebbe grandiosamente durante un temporale estivo, cosa che non avviene.

Proprio il verificarsi del gocciolio in giornate fredde e grigie specialmente nelle prime ore del giorno indica che l’infiltrazione non è altro che vapore interno che uscendo negli strati più freddi condensa: più è freddo all’esterno e più l’aria calda interna che trova una fessura non sigillata si trasforma in acqua.

Quando il lattoniere sollecitato dal costruttore andrà a verificare il suo lavoro non troverà alcun difetto di esecuzione perchè il vero difetto probabilmente è nascosto dalle opere di lattoneria: con tutta probabilità l’errore è stato fatto nel momento della posa del Velux, e non tanto durante la posa del serramento stesso, quanto nel momento in cui è stato fissato “il torrino” cioè la cassa morta o falso telaio del Velux.

L’errore si troverà di fatto esattamente sopra allo strato di perline o assito in abete dove il freno al vapore posato sul lato caldo della coibentazione di copertura doveva essere sigillato con opportune nastrature al perimetro del “collare” del Velux: proprio da questa zona non sigillata il vapore dell’ambiente riscaldato cerca e riesce ad uscire all’esterno incontrando superfici molto fredde e condensando.

Con tutta probabilità il problema è questo: in zona Velux il freno al vapore posato prima dell’isolante non è nastrato – il vapore passa all’esterno e condensa.

Quel bagnato che si vede sotto le tegole è certamente la conseguenza di questa condensa, ma dalle immagini non riesco bene a vedere il telo traspirante e impermeabile che sta sotto lo strato di ventilazione sottotegola; probabilmente è quello grigio bagnato negli ultimi centimetri verso la pendenza.

Spero che non si tratti di una guaina bituminosa anzichè di un telo traspirante: questa impedirebbe la traspirazione e dunque la fuoriuscita del vapore attraverso lo strato di ventilazione. La condensa sul lato inferiore della guaina (barriera al vapore) si raccoglierebbe verso la pendenza a fuoriuscire alla prima possibilità.

Il sopralluogo da parte del lattoniere è l’occasione:

  • per fare più foto possibili di tutto quanto si riuscirà a vedere
  • per fare domande su quanto ci si ricorda del tempo dell’esecuzione del tetto
  • per verificare lo spessore e la qualità della coibentazione
  • per chiarire che tipo di guaina è stata posata sottotegola
  • per fotografare listelli e controlistelli dello strato di ventilazione
  • per sbirciare nella zona del collare del Velux e verificare se sono stati usati dei nastri
  • per chiarire che tipo di freno al vapore è stato posato sul lato caldo del pacchetto tetto

Sarà anche l’occasione per mantenere i nervi saldi, tirare fuori tutta la diplomazia che c’è in noi, essere pazienti (ma anche più preparati sull’argomento) e sperare che anche questa volta sia vero il detto che con la dolcezza si ottiene tutto.

Da parte mia, spero di vedere presto il suo nome tra i sostenitori del blog! Buon sopralluogo


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Primi passi per un buon tetto in legno ventilato

La costruzione in legno si sta ben diffondendo nel settore dell’edilizia in Italia, nel nuovo, nella ricostruzione e nella sopraelevazione dell’esistente (il famoso piano in più). Oggi si è arrivati ad un consumo di oltre di 650.000 m³ di travi lamellari. Naturalmente una bella fetta di queste travi se ne va nei tetti in legno di costruzioni tradizionali.

passi per un buon tetto in legno

Ma se si è decisi per un tetto in legno per una casa in muratura, cosa deve chiedere il committente al suo progettista? Che le vernici del legno siano salubri (o con bassissime emissioni) oppure ci sono aspetti tecnici ancora più urgenti rispetto alla finitura?

La mia esperienza, in ordine di importanza, mi suggerisce di indicare alcuni punti che riguardano proprio il tetto in legno:

  1. assenza di spifferi
  2. corretta scelta delle guaine
  3. materiali e spessori idonei per la protezione dal surriscaldamento
  4. salubrità della finitura interna del legno

Ripensando all’ordine di importanza che ho dato sopra dovrei spostare le voci 2 e 3 ancora nella posizione 1: tutti e tre i punti sono fondamentali: può il committente essere soddisfatto di un tetto senza spifferi con dei teli che non gestiscono correttamente la migrazione del vapore? e potrebbe esserlo con dei teli fantastici e pannelli per coibentazione termoacustica completamente inadeguati e per qualità e per la zona climatica di riferimento?

Analizziamo un po’ più precisamente questi 4 punti, tanti committenti si trovano alle prese con tetti in legno progettati in modi diversi e a prima vista sembrano tutti buoni progetti.

Dov’è che bisogna puntare la lente di ingrandimento per fare le pulci al progetto?

1. Assenza di spifferi:

La copertura deve garantire la tenuta all’aria: l’ambiente interno, riscaldato in periodo invernale, tende a spingere verso l’esterno come una pentola messa sul fuoco a far bollire la pasta, ricordate cosa succede sulla linea del coperchio, quegli sbuffi di vapore succedono anche sul perimetro del vostro tetto in legno poggiante sulle pareti esterne. E proprio per il fatto che il materiale legno sarà in contatto con mattoni o blocchi in laterizio o calcestruzzo (materiali diversi per natura e comportamento) la progettazione del nodo tetto-parete deve essere fatta scrupolosamente. Diceva un tale – non c’è arte e non c’è ingegno che faccia aderir la malta al legno. Si sa che una trave passante nel muro darà presto o tardi problemi di spifferi, e si sa anche che le perline (il tavolato o l’assito come siete abituati a chiamarlo) sembrano aderire bene sulla testa del muro, ma anche l’intonaco nulla può per garantire la tenuta tra perline e parete.

Solo questi due dettagli sono sufficienti a rovinare tutta l’opera della copertura e sono difficilmente risolvibili in un secondo tempo, di solito un paio di inverni, quando ormai i passaggi d’aria hanno portato a condense, e quindi all’insorgere delle muffe, e poi al deterioramento del legno.

Dunque evitiamo di accettare un disegno di massima o una sezione che non indichi esattamente la soluzione e i materiali idonei a garantire la tenuta all’aria dell’involucro.

2. Corretta scelta delle guaine:

Se avete già letto qualche articolo che tratta la migrazione del vapore attraverso le strutture edili conoscete il meccanismo per cui il vapore tende ad uscire verso l’esterno in periodo di riscaldamento e verso l’ambiente interno in periodo estivo (ora non pensate che d’estate vi troverete la mansarda con la nebbia perché la migrazione del vapore ha cambiato verso! si tratta sempre di pochi grammi di acqua). Già dai tempi dell’ora di geografia ricordate di quanto sono diverse e uniche le regioni italiane. Il clima è stato suddiviso in zone e per semplicità non abbiamo riempito l’alfabeto intero: la zona climatica più calda è la zona climatica A (ah che caldo!) e quella più fredda è la F (freddo!) – quindi le zone sono A B C D E F.

Inutile dire che in ogni microclima di una certa zona e di un certo edificio ci sia un determinato uso del riscaldamento, un periodo di riscaldamento più o meno breve. Pensate che in zona F il periodo di riscaldamento può essere 12 mesi l’anno (vedi figura):

gradi giorno dobbiaco

In condizioni simili il pacchetto tetto sarà quasi perennemente interessato da una migrazione del vapore verso l’esterno! Sarà corretto un buon freno al vapore sul lato caldo e un ottimo telo impermeabilizzante e traspirante sul lato freddo. Ma nei paesi più caldi della Sicilia dove forse l’impianto di riscaldamento viene utilizzato qualche settimana all’anno si possono posare le guaine con le stesse proprietà di resistenza al passaggio del vapore? Assolutamente no.

Nei climi più caldi devo progettare ricordando la grande tendenza del vapore che migra verso l’interno! e non mi devo opporre a questa naturale tendenza altrimenti posso, semplicemente sbagliando telo, provocare una condensa all’interno del pacchetto isolante perché il vapore non è aiutato a sfogare in ambiente asciugando completamente il coibente.

Meglio fare grande attenzione ai valori Sd indicati sulle schede tecniche dei manti traspiranti.

3. Materiali e spessori idonei per la protezione dal surriscaldamento:

Ho già scritto diversi articoli sul tema, scegliere il materiale migliore per coibentare il tetto e proteggere l’ambiente dal surriscaldamento è non solo un obbligo di legge, è un dovere verso il committente che desidera ottenere un ambiente confortevole anche senza l’uso continuato degli impianti di raffrescamento. La protezione dal caldo è un diritto: fatelo valere!

4. Salubrità della finitura interna del legno:

Non dilunghiamoci nel pessimismo dei veleni nascosti in tutto ciò che ci circonda, e ricordiamo solo che le strutture lignee grezze verranno trattate.

I prodotti impregnanti servono a proteggere il legno da attacchi biologici e a volte a modificarne l’aspetto. Cerchiamo di evitare prodotti contenenti principi attivi tossici (ad es. composti metallorganici). Di solito se la finitura è estetica ma anche preservante è inevitabile che contenga biocidi.

Le superfici in legno interne sono caratterizzate da un’umidità del materiale in equilibrio con ambienti a una temperatura di 20°C e un’umidità relativa dell’aria circostante che non superi il 65% se non per poche settimane all’anno (elementi lignei protetti contro le intemperie o posti all’interno degli edifici in ambienti condizionati).

Le vernici all’acqua presentano emissioni di composti organici volatili (VOC) molto esigue. Ma spesso sono vernici acriliche emulsionate in acqua, quindi sono presenti tutti i componenti tipici delle resine acriliche.

Vernici ed impregnanti di cat. 1/e per finiture interne ed esterne rispettano il valore limite UE della categoria A/e di 130 grammi per litro di VOC (Composti Organici Volatili in italiano). Un’ etichetta di cosa ci vuole avvisare?

1) che ci sono componenti chimici di sintesi :

  • alcuni componenti sono indicati in etichetta
  • altri componenti compariranno scritti nella scheda di sicurezza (se è stata allegata)

2) che produce emissioni di VOC (quindi contiene sicuramente anche solventi)

E’ un prodotto nocivo : « nocivo » tra virgolette perché la normativa lo accetta in tutti i paesi della UE.

Avete mai letto una Scheda di Sicurezza? La SDS deve essere fornita gratuitamente entro la data della prima fornitura della sostanza o della miscela. Può essere fornita su carta o in forma elettronica. In ogni caso è obbligo del fornitore consegnare la SDS al destinatario.

Per il principio della cautela meglio preferire prodotti di origine vegetale, senza elementi di sintesi o elementi pericolosi per l’uomo e l’ambiente, che utilizzano resine vegetali ricavate da piante, veicolate in olio. Prodotti che non contengono pericolosità o emissioni di composti organici volatili (VOC) dannosi per l’uomo e l’ambiente.


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Materiali isolanti che raffrescano

Pubblicità, sì deve attrarre.

Materiali isolanti che raffrescano-01

Altrimenti come fare a vendere caramelle con vitamine inutili, Yogurt miracolosi, barrette di cioccolato che aumentano l’ IQ dei nostri bambini, spruzzini che puliscono divani e tende, e materiali da costruzione improvvisamente così biologici e a basso impatto.

Alcune forme di pubblicità tendono a manipolarci fino a farci perdere il senso della realtà? A volte.

Materiali isolanti che raffrescano-03

Cerco sempre di spiegare ai miei committenti che la scelta dei materiali per coibentazione incide molto sulla prestazione estiva dell’edificio.

Che senso ha progettare per avere una bolletta per riscaldamento bassissima quando poi la casa diventa un forno d’estate? Anche il raffrescamento ha il suo costo, e non solo energetico, anche per manutenzione e anche per la nostra salute. Gli ambienti vivibili d’estate solo grazie alla climatizzazione portano vari disturbi alla salute.

Quindi la protezione dal caldo è un aspetto primario in Italia, in tutte le zone climatiche eccetto la zona F.

Cosa intendo per progettare la protezione dal caldo?

Intendo scartare tutte le stratigrafie che comprendono strati di materiali termoisolanti non adatti ad ottenere:

  • un buon sfasamento (lo sfasamento ci indica il ritardo in ore con cui il calore giunge all’interno attraverso una struttura)
  • un buon fattore di decremento, o attenuazione (un numero che ci indica la riduzione d’intensità del calore che attraversa la struttura)
  • una buona trasmittanza termica periodica (un dato che indica l’inerzia termica, cioè la capacità di sfasare il flusso termico)

E intendo anche scartare tutte le soluzioni di isolamento termico interne che non offrono una stratigrafia attenta al valore di capacità termica periodica del lato interno (quel valore che ci indica se la struttura è capace o meno di assorbire calore e dunque evitare il surriscaldamento estivo).

Avete notato i termini che ho utilizzato?

  • protezione dal caldo
  • sfasamento
  • ritardo in ore
  • attenuazione
  • riduzione d’intensità del calore
  • inerzia termica
  • sfasamento del flusso termico
  • capacità di assorbire calore
  • evitare il surriscaldamento

Sicuramente non mi sentirete mai dire che la mia stratigrafia rinfresca la vostra casa o che il pacchetto di coibentazione del tetto raffresca la vostra mansarda.

Il raffrescare è un’esclusiva degli impianti tecnologici o, a seconda dell’edificio e della sua gestione, della ventilazione naturale.

Altra cosa è proteggere dal caldo, questa è un’esclusiva dei materiali, delle loro caratteristiche e dello spessore con cui vengono utilizzati + una buona proposta per ottenere un corretto ombreggiamento.

Materiali isolanti che raffrescano-02

Ma quali sarebbero i materiali più adatti a proteggere dal caldo? Quelli che hanno le migliori caratteristiche di conduttività termica?  In realtà i materiali che si comportano meglio sono quelli che offrono sia alta densità (quindi non i più leggeri) e sia elevato calore specifico (J/kgK) quindi sfogliando le schede tecniche dei materiali è facile capire che direzione prendere!


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Il tetto e la guaina ardesiata

Nel 90% dei committenti l’idea di rinunciare ad una buona guaina ardesiata in copertura equivale ad un grosso rischio di infiltrazione futura. Quasi tutti sono convinti che o si posa la guaina, e allora si può dormire sonni tranquilli, o si rischia un tetto che non è un tetto.

Ma se stiamo sognando un tetto migliore, se stiamo intervenendo per posare dei materiali migliori di ieri perchè vogliamo a tutti i costi pagare un costruttore che salga sul tetto a posarci la buona vecchia guaina ardesiata? Un materiale del genere rappresenta una barriera al vapore e una barriera al vapore è sempre un rischio in una stratigrafia.

Se possiamo cambiare alcune voci del computo metrico che ci hanno presentato in occasione dei lavori di rifacimento tetto facciamolo! e facciamolo al meglio! Che si tratti di un tetto in legno o di una copertura in laterocemento, ma a maggior ragione se si tratta di un tetto in legno perchè il materiale deve essere opportunamente salvaguardato, lasciamo che la normale migrazione del vapore possa funzionare senza barriere.

Di cosa abbiamo bisogno per evitare di utilizzare una guaina ardesiata?

  1. dobbiamo decidere le caratteristiche di un materiale alternativo.
  2. dobbiamo trovarlo e controllarne le caratteristiche nella scheda tecnica.
  3. dobbiamo riscrivere il computo metrico
  4. dobbiamo essere attenti che non venga posato come se fosse un altro materiale analogo, quindi va letta la scheda di posa

membrana traspirante

Il grande servizio di una guaina ardesiata, oppure di una membrana bituminosa (la prima di solito armata con tessuto non tessuto di poliestere autoprotetto con scaglie di ardesia colorata – la seconda realizzata da uno speciale compound elastomerico) è l’impermeabilizzazione, ma sono un’ assoluta barriera al vapore.

Di solito sono chiamato a proporre una stratigrafia dove è compresa la coibentazione – progetto il pacchetto di coibentazione – ma capita anche che i lavori si facciano a step successivi:

  • quest’ anno si deve sistemare il tetto che soffre di infiltrazioni
  • un altr’anno decideremo come coibentare e rifinire dall’interno

La guaina non è l’unico materiale – possiamo fare di meglio e soprattutto garantire una certa traspirazione, sì, anche se vogliamo posare i vecchi coppi o le vecchie tegole con la malta o la schiuma. Se il tetto è in legno e stiamo lavorando sulle perline possiamo garantire più durata senza rischi di condensa.

decidere le caratteristiche di un materiale alternativo:

  • deve essere una membrana impermeabile,
  • deve offrire alta traspirazione,
  • deve avere alta grammatura in modo da garantire elevata resistenza meccanica,
  • deve essere stabile all’esposizione ai raggi UV,
  • deve essere resistente alla pioggia battente
  • deve essere pedonabile senza creare rotture o lacerazioni.

Se il telo è anche ruvido è perfetto per impermeabilizzare un tetto a falda in laterocemento non coibentato con posa di coppi o tegole con la malta o la schiuma poliuretanica. La microventilazione assicurerà una buona asciugatura.


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Il tetto in legno di Antonio in Sardegna

Ad Antonio hanno proposto questa stratigrafia per il tetto, abita in Sardegna zona C, gradi giorno 1232, altezza sul livello del mare 225 mt.

stratigrafia per il tetto in Sardegna zona C-05

Deve realizzare una copertura in legno a vista, in quanto la sua casa si sviluppa su un solo piano, il punto più basso del solaio sarà di 2,70 mt ed il punto più alto 3,50 mt. Questa è la stratigrafia che gli hanno consigliato:

stratigrafia per il tetto in Sardegna zona C-01

Già vedendo strati così sottili di coibentazione mi sorge il dubbio dell’effettivo valore di questa copertura.

stratigrafia per il tetto in Sardegna zona C-03

Sì non pioverà dentro, mi aiuterà a contenere le dispersioni termiche invernali, ma d’estate? Come si comporterà una stratigrafia simile in regime estivo?stratigrafia per il tetto in Sardegna zona C-02

Fin da subito ho avuto la sensazione che chi ha progettato questi strati si sia preoccupato solamente di rispettare i limiti di trasmittanza termica U imposti per legge in riferimento alla zona climatica C di appartenenza.

stratigrafia per il tetto in Sardegna zona C-04

Io ripeto sempre che

  • la trasmittanza U è un valore interessante perchè mi posso ben orientare nella progettazione concentrata sul contenere le dispersioni termiche invernali: quello che mancherà ad un edificio con trasmittanza termica media pesata X lo fornirà il mio impianto di riscaldamento, o il mio impianto di VMC se a livello di casa passiva
  • progettare contro il caldo è una cosa ben diversa perchè devo scegliere materiali adatti a questo scopo e consigliare spessori che possano davvero garantire sfasamento e quindi possano davvero contribuire ad evitare il surriscaldamento.

sbagliare la progettazione contro il caldo significa scoprire a posteriori che c’è bisogno di un impianto di raffrescamento.

Ad Antonio hanno proposto questa stratigrafia, o hanno poco materiale in magazzino, o vogliono tenerselo tutto per loro, o vogliono consigliarlo male:

Faccio queste affermazioni, non perchè sono fanatico della coibentazione o perchè voglio straffare: l’architetto dice 10cm. e io che faccio consulenza dico 12cm.,  l’architetto dice 20cm. e io che faccio consulenza dico 22cm. … nooo non è così.

La protezione estiva è un fattore importante, determinante e da prendere sul serio in quasi tutte le zone climatiche d’Italia, ma non perchè ce lo impone il legislatore, perchè ce lo impone il buon senso e potrebbe regalarci la soddisfazione di abitare un edificio senza essere costretti ad installare un impianto di raffrescamento. Vi pare poco?

Cosa dice la legge sul tema Protezione dal caldo – Prestazioni della copertura?

 La normativa prescrive di verificare che in tutte le zone climatiche, ad esclusione della F, il valore della massa superficiale delle pareti opache verticali, orizzontali o inclinate, sia superiore a 230 kg/mq (D.Lgs. 311/2006, Allegato I, comma 9, lettera b). La stessa norma prevede, in alternativa, di ottenere gli stessi effetti positivi derivanti dal rispetto del suddetto valore di massa superficiale, mediante «l’utilizzo di tecniche e materiali, anche innovativi, che permettano di contenere le oscillazioni della temperatura degli ambienti in funzione dell’andamento dell’irraggiamento solare. In tal caso deve essere prodotta una adeguata documentazione e certificazione delle tecnologie e dei materiali che ne attesti l’equivalenza con le predette disposizioni» (Ibidem, Allegato I, comma 9, lettera c).

 Il DPR 2/4/2009 n.59 a proposito di protezione estiva parla di

  • Massa superficiale pareti > 230 kg/mq
  • Trasmittanza termica periodica |Yie| U/dyn < 0,12 W/m2K per le pareti
  • Trasmittanza termica periodica |Yie| U/dyn < 0,20 W/m2K per le coperture (assurdo ma è così… i valori dovrebbero essere invertiti imponendo i più bassi per le coperture!!)

il DM 26/6/09 a proposito di protezione estiva parla di

  • Sfasamento > 12 ore

Non diamo i numeri quando progettiamo! leggiamoli e miglioriamoli!


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Sintomi di non tenuta all’aria del tetto in legno e del cappotto

Il tetto in legno, al contrario di una copertura in laterocemento, è molto più delicato nella progettazione. Oltre agli strati del pacchetto di coibentazione si deve progettare nei minimi particolari come si garantirà la tenuta all’aria.

L’importanza della tenuta all’aria del tetto in legno è dovuta

  • alla deteriorabilità del legno in presenza continuata di umidità, gocciolio, muffe e marcescenze
  • alle perdite per ventilazione, in questo caso accidentali.

Si deve ricordare che in periodo di riscaldamento la migrazione del vapore avviene dall’interno verso l’esterno, e in presenza di difetti non avverrà lentamente e uniformemente attraverso il pacchetto traspirante che abbiamo progettato ma, accidentalmente e velocemente nei punti non correttamente sigillati. Come avviene in una pentola sul fuoco dove il coperchio non aderisce bene su tutto il bordo: in alcuni punti il vapore sbuffa visibilmente… sì poi si alza il coperchio e succede un disastro sui fornelli… ma questo è perchè ci sono 100°C.

Purtroppo questi difetti di progettazione si evidenziano a casa finita, a casa pagata e a casa vissuta un paio d’inverni. Si potrebbero identificare anche prima con un Blower-door test, il test di pressione all’aria, ma questo test di controllo non è la quotidianità. Se lo fosse, in giro non si vedrebbero difetti.

non tenuta all' aria

Descrivo un caso – più di un lettore si identificherà nel problema:

balcone sempre bagnato, pur se protetto da un generoso sporto del tetto: l’assito esterno completamente bagnato e un po’ ammuffito dal vapore che riesce a passare dall’ambiente sottotetto all’esterno.

non tenuta all aria tetto cappotto-04

il decoro dell’architrave sulla finitura esterna del sistema a cappotto mostra un filo d’acqua che scende dalla base della lanterna esterna: la coibentazione esterna (il cappotto) è stata forata per permettere il collegamento elettrico della lanterna e non si è provveduto a sigillare il passaggio: l’aria calda e umida interna attraverso le canaline dell’impianto elettrico ha trovato il modo di uscire
non tenuta all aria tetto cappotto-03

Durante tutto il periodo di riscaldamento cade la goccia sulla soglia in pietra: la goccia scava la pietra, gutta cavat lapidem.

non tenuta all aria tetto cappotto-02

il vapore interno che fuoriesce dalla predisposizione elettrica condensa a formare un rigagnolo in facciata:non tenuta all aria tetto cappotto-01E’ opportuno non sottovalutare la tenuta all’aria della casa, una stupidaggine come il passaggio elettrico dimenticato causa danni non da poco, e non mi riferisco al danno della doccia sulla soglia che sarà valutabile in un centinaio di anni, mi riferisco alla situazione nello strato della coibentazione, che non si vede e dipende da come è stata tagliata la canalina elettrica.

Sicuramente il caso appena descritto nasce da una dimenticanza dell’elettricista oppure dalla sua ignoranza in materia, di certo non è stata una furbizia per avere meno costi sul lavoro da eseguire: questo dettaglio della tenuta all’aria della tubazione elettrica ha un costo di 1,47€ se Pinco Pallino vuole acquistare il tappino su amazon!

Il difetto del tetto è invece veramente importante e spesso una soluzione di “rattoppo” non garantisce la soluzione al problema.



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Il rifacimento del tetto del vecchio condominio

Nelle grandi città non sono rari i condomini fino agli anni ’60 con la copertura originale in legno.

tetto struttura legno condominio anni 60

Tutto lo stabile è protetto da decine di anni da un tetto con struttura in legno dove la protezione dalla pioggia è interamente affidata alle tegole fissate ai listelli: l’acqua scorre sulla copertura fino alla linea di gronda e l’aria è libera di girare un po’ ovunque. Sicuramente queste coperture non offrono nessuna protezione dal caldo e non possono nulla per contenere le dispersioni termiche in inverno – erano però nate per proteggere l’edificio dalla pioggia e non per isolare termicamente il sottotetto o l’abitazione sottostante.

Negli ultimi anni c’è un po’ la corsa ad intervenire su questo tipo di copertura, ma ho la sensazione che l’attenzione alla riprogettazione del tetto di questi edifici sia un po’ grossolana e disattenta.

Leggo spesso nelle proposte e nei capitolati “rifacimento tetto” presentati ai condòmini che la soluzione più o meno standard è:

  • posa di un qualche materiale isolante artificiale all’estradosso del solaio del sottotetto (la superficie calpestabile del sottotetto)
  • nuovo assito o nuove perline sulla struttura originale in legno
  • guaina
  • risistemazione delle tegole

Le prime obiezioni sono:

  • il materiale isolante non viene mai scelto in funzione delle sue proprietà di calore specifico (determinante per migliorare lo sfasamento)
  • lo spessore del materiale isolante viene determinato senza alcun calcolo
  • la migrazione del vapore non viene assolutamente presa in considerazione

Cosa intendo con “in funzione delle sue proprietà di calore specifico”:

  • ogni materiale isolante ha il suo calore specifico – espresso in J/kgK –  e la sua densità che è rappresentata dai kg/metro cubo: queste due grandezze ci indicano immediatamente se il materiale si comporterà bene o si comporterà male in regime estivo (se si comporterà male perchè calore specifico e densità sono scarsi, il nostro investimento sul tetto ci darà delle soddisfazioni in inverno e delle delusioni d’estate). Facciamo un paio di esempi: 
  1. lana di roccia – calore specifico (c) [J/kgK] 840
  2. fibra di legno - calore specifico (c) [J/kgK] 2100

Cosa intendo per “spessore del materiale isolante calcolato”:

  • se evito di calcolare le Proprietà Termiche della stratigrafia completa del tetto non conoscerò mai:
  1. il Fattore di decremento (attenuazione) – che indica come la quantità di calore che attraversa la struttura viene ridotta d’intensità (attenuazione) (meglio < 0,15).
  2. lo Sfasamento – che indica come la quantità di calore che attraversa una struttura viene ridotta d’intensità (attenuazione), e giunge all’interno con un ritardo di alcune ore (sfasamento) (meglio > 12 ore).
  3. la Trasmittanza termica periodica – che indica la capacità di un elemento di sfasare il flusso termico che lo attraversa nelle 24h (meglio < 0,12)(DPR 2.4.2009 n°59 permette in copertura < 0,20 W/mqK)
  4. la Capacità termica periodica del lato interno – che indica la capacità areica interna, la capacità di assorbire calore internamente.
  5. la Trasmittanza, ovvero la capacità di contenere le dispersioni termiche

Cosa intendo con “migrazione del vapore”:

  • se la copertura fino ad oggi permetteva ogni passaggio d’aria attraverso la finitura esterna e la struttura in legno si è mantenuta in salute per decenni cosa succederà nel momento in cui sopra il nuovo assito verrà stesa una guaina con effetto di barriera al vapore? 
  • la naturale migrazione del vapore attraverso le strutture, tendente ad uscire all’esterno durante il periodo di riscaldamento, deve essere tenuta in considerazione: dove passerà? certamente una parte uscirà dai punti di non tenuta all’aria del sottotetto, un’altra parte tenderà a condensare nel momento in cui incontra la freddissima guaina sotto tegola.
  • la scelta di un manto in copertura fa parte della buona progettazione e della salvaguardia della struttura in legno.

Voglio anche ricordare che le Prestazioni della copertura non sono esclusivamente una mia “fissazione” (leggi “passione”):

La normativa prescrive di verificare che in tutte le zone climatiche, ad esclusione della F, il valore della massa superficiale delle parti inclinate, sia superiore a 230 kg/mq (D.Lgs. 311/2006, Allegato I, comma 9, lettera b). La stessa norma prevede, in alternativa, di ottenere gli stessi effetti positivi derivanti dal rispetto del suddetto valore di massa superficiale, mediante «l’utilizzo di tecniche e materiali, anche innovativi, che permettano di contenere le oscillazioni della temperatura degli ambienti in funzione dell’andamento dell’irraggiamento solare. In tal caso deve essere prodotta una adeguata documentazione e certificazione delle tecnologie e dei materiali che ne attesti l’equivalenza con le predette disposizioni» (Ibidem, Allegato I, comma 9, lettera c).

Il DPR 2/4/2009 n.59 a proposito di protezione estiva parla di:

  • Massa superficiale pareti > 230 kg/mq
  • Trasmittanza termica periodica |Yie| U/dyn < 0,20 W/m2K per le coperture (la norma è un po’ troppo permissiva per i miei gusti)

il DM 26/6/09 a proposito di protezione estiva parla di:

  • Sfasamento > 12 ore

Se vuoi informarti e approfondire meglio l’argomento potresti leggere questi testi, quello sull’umidità e tenuta all’aria è veloce e molto chiaro anche se non si è esperti del settore:

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La vite per il tetto in legno

Le coperture in legno si stanno diffondendo molto. Spesso le imprese edili appaltano ad altre aziende specializzate questa voce del capitolato. Così si pensa di essere nelle mani più esperte, e a volte è anche vero – riconosciamolo.

Io non sono certo esperto di tutto, ma mi viene spesso chiesto di approfondire qualche dettaglio. Specialmente quando lo spessore della coibentazione che io ho previsto o suggerito o corretto nel progetto, risulta molto importante.

Ma ci sono viti per spessori oltre i 20 centimetri? Qui si apre il mondo dei sistemi di fissaggio.

tetto in legno listelli vite di fissaggio-01

La vite per il fissaggio del pacchetto isolante nelle coperture in legno gioca un ruolo importante:

tetto in legno listelli vite di fissaggio-01

  • la doppia filettatura permette il bloccaggio della controlistellatura rispetto ai falsi puntoni e risolve il problema dello schiacciamento dovuto al peso del materiale sovrastante ( listellatura, controlistellatura, teli, coppi o tegole, neve).
  • la filettatura sottotesta è un vantaggio anche nel caso di forza in estrazione (l‘azione del vento).

Esiste software specifico per il corretto dimensionamento delle viti in accordo alle normative italiane vigenti.

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Una buona coibentazione del tetto non è LA spesa in più

Non tirate fuori la scusa che il tetto ha prestazioni mediocri per la poca disponibilità economica!

Spesso chi si trova davanti al preventivo per il rifacimento completo o la costruzione del tetto in legno rinuncia allo spessore idoneo della coibentazione per abbassare la spesa.

tetto rifacimento costruzione

Non c’è dubbio che qualche centimetro in meno di coibentazione, specialmente se non si tratta di eps, faccia scendere il prezzo; i pannelli costano, è naturale, però le voci che compongono un tetto sono molte: non facciamoci accecare dal prezzo del pannello.

Aggiungo che, se ho progettato con sapienza la coibentazione del tetto, non sarà ottimo solo d’inverno, in periodo di riscaldamento, ma ci tornerà utile tutto l’anno perchè ci proteggerà dal caldo dell’estate. Materiali che offrono molte ore di sfasamento sono perfetti per evitare il veloce surriscaldamento degli ambienti sottostanti. Pensate alle camere da letto, spesso proprio nel sottotetto, che si surriscaldano facilmente: che comfort possono offrire? Sbagliare la coibentazione sarebbe un peccato!

Allora, quali sono le voci che compongono la spesa di un tetto in legno?

  • la progettazione :-)
  • la travatura
  • il perlinato (io lo chiamo assito) o le tavelle in cotto
  • l’impregnante e la finitura scelta (*fate attenzione alla salubrità)
  • i tagli per l’assemblaggio
  • la numerazione e la marchiatura
  • lo schema strutturale
  • la sagoma delle teste
  • la minuteria di fissaggio
  • tutta la ferramenta
  • i pannelli termoisolanti
  • i teli (o manti) e le guaine: freni o barriere al vapore, impermeabilizzazioni
  • i nastri, le sigillature e le guarnizioni
  • la listellatura e la controlistellatura se si tratta di un tetto ventilato
  • gli accessori come il colmo ventilato e il parapassero metallici  se si tratta di un tetto ventilato
  • il trasporto e lo scarico di tutto questo materiale (senza il posizionamento)
  • il posizionamento della travatura
  • la posa dell’assito
  • il montaggio del pacchetto scelto
  • i mezzi per le elevazioni
  • l’assistenza muraria
  • il ponteggio di sicurezza

E’ certo che qualche voce l’avrò dimenticata, ma l’elenco serve a far notare che i 6 cm di materiale coibente che vogliamo risparmiare non sono LA spesa dominante. Però quei 6 cm potrebbero inficiare tutto il progetto e la funzionalità del tetto.

pacchetto isolante tetto

Se stiamo riducendo il pacchetto isolante cerchiamo di fare sempre attenzione alle prestazioni e non scendiamo sotto alcuni valori fondamentali:

  • il fattore di decremento, detto sfasamento [ h ] (la quantità di calore giunge all’interno con un ritardo espresso in ore) : meglio se > 12 ore
  • il fattore di decremento (attenuazione) [ Udyn/U ] (la quantità di calore che attraversa una struttura viene ridotta d’intensità (attenuazione)): meglio bassi valori del fattore di decremento (ottimo f < 0,15)
  • la trasmittanza termica periodica [ Udyn ] (la capacità del pacchetto di sfasare il flusso termico nelle 24ore) : meglio se < 0,12 W/mqK
  • la costante di tempo termica (l’inerzia della struttura, l’indifferenza al clima esterno)
 Se avete veramente deciso di risparmiare sullo spessore, fatelo! Ma con gli occhi aperti, con almeno un occhio sui numeri! mai alla cieca!



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Tetto traspirante o non traspirante, questo è il dilemma

No non è un dilemma, un pacchetto edilizio, anche, e a maggior ragione, se coibentato, è bene che sia traspirante. C’è un’enorme confusione sul tema, ed io ho già pubblicato alcuni articoli sull’argomento per aiutare a capire il comportamento del vapore:

Non intendo fare un ripasso generale, anche se per completezza ricorderò alcuni punti da tenere a mente - voglio far notare un aspetto particolare che riguarda soprattutto chi abita in zone calde, dove l’inverno, seppur presente, non fa la parte del leone essendo breve e poco rigido.

I punti da tenere a mente:

  • la permeabilità al vapore di un materiale è descritta dal valore [µ], maggiore è il valore µ tanto maggiore sarà la resistenza che oppone il materiale al passaggio del vapore.
  • l’ impermeabilità all’acqua non significa che un telo sia o non sia permeabile al vapore.
  • per valutare la permeabilità al vapore di uno strato della stratigrafia non basta leggere il µ, ogni strato ha un preciso spessore. Lo spessore (in metri) del materiale va moltiplicato al valore µ del materiale: ecco trovato il valore Sd, che è lo spessore di aria ecquivalente.
  • quando scelgo i materiali di una stratigrafia devo tenere d’occhio il loro valore Sd (traspirante = Sd < 0,3m., freno al vapore = 2 < Sd < 20m.,  barriera al vapore = Sd > 100m)
  • la regola insegnata è che ad ogni strato, dall’interno verso l’esterno, il valore Sd diminuisca, ecco l’importanza di scegliere bene anche la finitura esterna del cappotto che non deve (per errore di progettazione) essere un freno al vapore più forte di quanto lo sia lo strato sottostante di rasatura e coibente.
  • quindi la regola è: che la naturale migrazione del vapore verso l’esterno durante il periodo di riscaldamento sia facilitata dal decrescere del valore Sd.

tetto traspirante

Chi abita in zone calde, dove l’inverno è breve e poco rigido, come deve progettare?

allo stesso modo?

Io sostengo di no, non proprio allo stesso modo:

se nella mia zona climatica E, dal punto di vista igrometrico, penserei di utilizzare in copertura un freno al vapore magari con sD = 2 sul lato caldo (il lato interno) e un telo più traspirante ed impermeabile all’acqua sul lato freddo (esterno) prima dell’intercapedine ventilata del tetto sotto le tegole, in un clima caldo farei un’altra cosa:

  • con freno al vapore con sD = 2 sul lato caldo (il lato interno)
  • un identico freno al vapore con sD = 2 sul lato freddo (esterno)
(questo potrebbe essere un  sistema per offrire sia in periodo di riscaldamento e sia in estate, dove l’ambiente interno si presume più fresco, una equilbrata igrometria del pacchetto tetto in qualsiasi mese dell’anno senza rischiare mai di intrappolare il vapore nella stratigrafia).
La migliore soluzione:
L’ utilizzo di manti a diffusione igrovariabile è sempre una delle migliori soluzioni, appunto perchè favorisce continuatamente la migrazione del vapore al cambiare delle stagioni.

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Terminologia da tetto in legno

Spesso mi vengono chiesti consigli riguardanti la copertura, naturalmente per quel che riguarda la coibentazione e non la struttura portante del tetto!

Quando si parla degli strati corretti del pacchetto tetto e soprattutto quando si parla di realizzare una stratigrafia all’intradosso di un tetto e cioè sul lato interno, magari perchè esternamente la copertura è già stata realizzata ma non offre sufficiente isolamento, è utile esprimersi e descrivere lo stato di fatto con termini corretti ed appropriati.

Non è cosa complicata, lasciatevi aiutare dal disegno qui sotto:

terminologia tetto
E’ bene, quando ci si confronta, usare le parole giuste per descrivere il tetto:
  • capriate
  • arcarecci
  • travicelli
  • correntini
tetto travi
Listelli e controlistelli:
Listelli 24x48 controlistelli 30x50
Il dentello di arresto del coppo sui controlistelli:
coppo dentello di arresto

 Se qualche conciatetti, anche non diretto discendente del conciatetti Wat Tyler, volesse ricordare altri particolari importanti, è il benvenuto!

 

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La stratigrafia del tetto

Molti committenti ricevono proposte di stratigrafie della copertura e devono decidere loro se quello è il tetto che vogliono.

Quasi sempre non vengono spiegati nè i pregi nè i difetti di ogni scelta progettuale.  Dei teli, dei manti e delle guaine non voglio parlare, ma è più che frequente leggere stratigrafie con guaine non adatte oppure mancanti.

La stratigrafia di un tetto errata porta a diversi problemi, il primo tra tutti è l’investimento economico, gettato alle ortiche.

stratigrafia tetto

Ma come può un profano giudicare una stratigrafia di una copertura? Solitamente passando qualche notte in internet, ma anche qui bisogna saper scremare le informazioni. Meglio far valutare ad un tecnico la stratigrafia in questione, un tecnico super partes, magari esterno al progetto stesso. Rivolgersi ad una figura esterna non è vietato e non è un tradimento.

L’alternativa, l’unica valida, è fare le domande giuste al proprio progettista, così da mettersi l’anima in pace ed esser certi di diventare proprietari di un tetto  senza spifferi, con buona protezione dal freddo, dal caldo, dai rumori, costruito con materiali salubri, e a norma di legge.

A norma di legge? La normativa prescrive di verificare che in tutte le zone climatiche, ad esclusione della F, il valore della massa superficiale delle pareti opache verticali, orizzontali o inclinate, sia superiore a 230 kg/mq (D.Lgs. 311/2006, Allegato I, comma 9, lettera b). La stessa norma prevede, in alternativa, di ottenere gli stessi effetti positivi derivanti dal rispetto del suddetto valore di massa superficiale, mediante «l’utilizzo di tecniche e materiali, anche innovativi, che permettano di contenere le oscillazioni della temperatura degli ambienti in funzione dell’andamento dell’irraggiamento solare. In tal caso deve essere prodotta una adeguata documentazione e certificazione delle tecnologie e dei materiali che ne attesti l’equivalenza con le predette disposizioni» (Ibidem, Allegato I, comma 9, lettera c).

Anche il legislatore è preoccupato che Vi venga progettato un tetto senza qualità di protezione dal caldo!

Cosa mi aspetterei io da un tetto ben progettato?

Naturalmente non voglio difetti:

  • la tenuta all’aria dev’essere prevista fin dal progetto e il disegno deve farmi vedere come la ottengo e con quali soluzioni!
  • i teli devono essere scelti con cura conoscendo l’abc della fisica edile, non voglio avere problemi di condense interstiziali o altri fenomeni legati alla migrazione del vapore.
Ma voglio anche tanti pregi:
  • primo tra tutti, voglio che offra più sfasamento possibile! la quantità di calore che attraversa il tetto, a seconda del progetto, può venir ridotta d’intensità (smorzamento o attenuazione), e arrivare nel mio ambiente con un ritardo temporale di alcune ore (sfasamento). Uno sfasamento ottimale si aggira intorno alle 12-16 ore: è così che il flusso termico di picco (ad esempio alle ore 14:00) arriverà all’interno nelle ore più fresche, tra le 2:00 e le 6:00 del mattino. Così si riduce l’escursione termica interna e si mantiene una temperatura di benessere.
  • poi voglio che mi protegga dal freddo: il tetto deve disperdere il meno possibile, quindi il valore U, la trasmittanza del pacchetto tetto deve avere il numero più basso possibile! Meglio di U= 0,10 W/mqK inutile spingersi, economicamente parlando.
  • ricordate sempre che l’impianto di riscaldamento ce l’avete comunque, quindi l’aspetto estivo è ben più importante! e se ottengo protezione dal caldo, quasi certamente ho anche isolamento acustico. Al contrario un tetto che disperde poco (grazie al tipo di materiale coibente) può essere un bidone d’estate e far passare un sacco di rumori esterni. Non lasciamo che ci prendano per il naso!
  • poi voglio anche che il materiale isolante sia salubre, scartiamo a priori quei pannelli o rotoli che contengono fibre pericolose, formaldeide, pentano e tutto il resto!
  • pregi.. pregi.. pregi, cos’altro potrei desiderare? Da un tetto potrei esigere che duri più di qualche decennio! Ma come? Questo aspetto dipende da noi: si chiama “manutenzione”.

Il tetto perfetto esiste. E’ un tetto ben progettato.

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Tetto traspirante, attenzione ai teli, alle guaine e ai manti

Rifare il tetto: chi si è avvicinato a questo tema ha ricevuto proposte diverse, più o meno costose, più o meno valide, più o meno efficienti.

Ma qual’è il miglior tetto?

Il miglior tetto non esiste: ogni zona climatica ha la sua esigenza e ogni coibente necessita della giusta stratigrafia. La stratigrafia, sempre e comunque, deve proteggere dal freddo, dal caldo e dai rumori. La copertura deve proteggere dalla pioggia.

Non di rado, mi vengono sottoposti diversi progetti perchè io indichi il progetto migliore. E’ in questa occasione, in qualità di consulente e non di progettista, che scopro quanta confusione ancora ci sia sulla gestione del passaggio del vapore acqueo e sul compito di ogni strato della stratigrafia del tetto:

  • i materiali coibenti,
  • i teli, le guaine, i manti.

Perciò il mio lavoro diventa:

  • correzione dei disegni, degli spessori degli strati
  • analisi delle qualità e delle funzioni dei manti
  • spiegazione e motivazione delle mie variazioni
  • progettazione della tenuta all’aria del tetto

Ecco per esempio, cosa succede in un tetto quando la tenuta all’aria non viene progettata:

tenuta-all-aria-tetto-difettosa

 Parliamo di un tetto traspirante in questo articolo!

Il tetto traspirante, lo dice la parola, non ha barriere al vapore, ma non è sufficiente cancellare dalla stratigrafia la voce BARRIERA perchè essa diventi automaticamente corretta e funzionante.

Dobbiamo capire il senso del tetto traspirante e dobbiamo capire il modo in cui il vapore acqueo tende a trapassare la struttura completa:

  • in inverno il vapore prenderà la direzione verso l’esterno (migra verso fuori)
  • d’estate il vapore prenderà la direzione opposta e tenterà di sfogare nell’edificio
  • in entrambe le stagioni la progettazione della stratigrafia deve permettere questi flussi, altrimenti il vapore può rimanere intrappolato e ammalorare il tetto.

Abbiamo capito che è bene lasciare il vapore passare da una parte all’altra senza bloccarlo: ma come? Dosandone il passaggio, ma permettendolo!

Non possiamo farlo passare tutto in qualche punto e non possiamo lasciarlo passare liberamente in quantità troppo elevate.

Ecco perchè nelle stratigrafie corrette troveremo sempre indicato un telo freno al vapore (AL e non A VAPORE!! le locomotive erano A vapore! i teli sono freni AL vapore!) e poi un telo traspirante impermeabile. Devo aggiungere che nelle migliori stratigrafie il freno al vapore è sostituito da un manto igrovariabile: si tratta di un telo intelligente: frena il vapore d’inverno e lo frena meno d’estate (quando il flusso s’inverte).

In funzione del valore sd i teli possono essere classificati in:

  • freni al vapore:  1 m < sd < 20 m freno al vapore (materiale semitraspirante al vapore)
  • barriere al vapore:  sd > 20 m barriera al vapore
  • oppure teli traspiranti:  sd < 0,1 m telo ad alta traspirazione

 Se sopra la coibentazione viene posato un telo adeguato (un telo traspirante) e il progettista prevede di posare direttamente un pannello OSB su di esso per proteggere il telo e costruire su di esso la camera di ventilazione la stratigrafia sarà diversa:   i pannelli di OSB offrono resistenza alla diffusione del vapore variabile tra 30 e 50, che per un pannello di spessore 30 mm significa avere un valore di sd variabile tra 0,9 e 1,5 m. Non è una “barriera al vapore” ma è un freno al vapore. Dipende dal tipo di OSB.

 La permeabilità al vapore di un materiale è misurato dallo spessore dello strato d’aria equivalente sd, (lo spessore di uno strato d’aria con la stessa resistenza alla diffusione del vapore acqueo di uno strato di materiale con spessore d e coefficiente di resistenza alla diffusione del vapore µ (il rapporto tra i due parametri è

sd = µ * spessore in metri.

La formazione limitata di condensa è normalità, ma è bene progettare per limitare questo fenomeno: l’aria calda che si raffredda deve avere un contenuto di acqua il più possibile simile a quello dell’aria esterna (ecco perchè il freno al vapore và posto nella parte “calda” del tetto: tra tavolato e coibente). Sconsiglio sempre una barriera totale al vapore per garantire il passaggio nella direzione opposta in regime estivo.

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Migliorare l’ inerzia di un tetto coibentato dall’ interno

Se siete qui a leggere conoscerete i miei precedenti articoli:

Tengo il comfort come stella polare nella progettazione dell’isolamento.

Ora affrontiamo questa situazione:

Devo intervenire dall’interno. Ignoriamo per il momento i problemi relativi alla gestione dell’umidità e alla correzione dei ponti termici per ragionare piuttosto su come potrei ancora migliorare l’inerzia termica.

Questa è la stratigrafia del tetto con lo spessore della coibentazione posato dall’interno (intervento da dentro):

tetto-in-tavelle-isolato-dall-interno

Sì, sto ragionando sui tamponamenti interni!

abbiamo  coibentato con fibra di canapa (più leggera, flessibile e manovrabile per lavorare da sotto):

coibentazione-in-fibra-di-canapa

ma ho compreso di aver molta meno inerzia termica interna di prima: come possiamo migliorare l’inerzia ?

Se non facessi attenzione a quest’aspetto, il mio progetto potrebbe concludersi con un tamponamento in cartongesso, ma non potevo fare altro per cercare di ottenere più massa interna e più inerzia?  Certo che sì:

  • la capacità termica areica del cartongesso è pari a 13 (kJ/mqK)
  • la capacità termica areica del fibrogesso è pari a 20 (kJ/mqK), quasi il doppio!
  • la capacità termica areica di un pannello di argilla è 51 (kJ/mqK), quasi 5 volte!

argilla-per-migliorare-inerzia-termica

Allora non fermiamoci alla progettazione così così. Teniamo ogni dettaglio utile in grande considerazione e scartiamo i materiali che non ci aiutano!

 Coibentando da dentro

  • ho ridotto di ben 6 volte la capacità termica areica interna del mio tetto
  • ho perso gran parte della capacità di assorbire energia, proprio quella capacità utilissima d’estate per mantenere temperature più basse!

Quindi cerchiamo in tutti i modi di progettare come recuperarne in parte!

Repetita iuvant: più involucro e meno impianti!

Il tetto, ottimo d’estate (e ottimo d’inverno), ha bisogno di tanta inerzia termica.

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Risanamento tetto: ragionamenti sulla protezione dal caldo

Voglio dare grande risalto al tema “progettazione dell’isolamento del tetto”, come già nei precedenti articoli:

Progettare il comfort è possibile solo se ben si conoscono gli aspetti che influiscono sul buon comportamento della copertura, in inverno e in estate.

coibentazione-del-tetto

Proviamo ad applicare quello che ho scritto nei precedenti articoli per vedere come cambiano le prestazioni di un tetto se si interviene dall’interno oppure dall’esterno: siamo in zona climatica E, 2383 gradi giorno, 6 mesi di riscaldamento 14 ore per giorno.

 risanamento-tetto-zona-e

Prendiamo questa bella casa anni ’40 con tetto in travi portanti e travetti con tavelle in laterizio cotto riprese in malta che ha bisogno di un valido intervento per contenere le dispersioni energetiche.

 risanamento-tetto-in-travi-portanti-e-travetti-con-tavelle-in-laterizio-cotto-riprese-in-malta

Il sottotetto allo stato di fatto, in assi di legno ricoperte da rotoli in lana di roccia, non avrà più ragione di essere.

Teniamo in grande considerazione la zona climatica in cui ci troviamo (fredda d’inverno e calda d’estate) e iniziamo la progettazione: i committenti meritano un tetto con bassissime dispersioni termiche in inverno e con ottime prestazioni estive. In una parola:

progettiamo il comfort!

Penso subito ad una coibentazione con pannelli in fibra di legno da posare sopra allo stato di fatto, se la caldana in malta è in ordine non sarà necessario un telo prima dell’isolamento. Ho scartato subito eps, polistirene e altri materiali visto che so bene che una coibentazione leggera funziona peggio di una pesante, a noi serve:

La fibra di legno ha doppia capacità termica massica rispetto alla lana minerale, per capirci!

Ovviamente rispetterò (e migliorerò abbondantemente) i valori di trasmittanza secondo i limiti di legge (quale guidatore sano di mente acquisterebbe pneumatici con 2mm di battistrada?), offrendo anche uno sfasamento adeguato e quindi una protezione dal caldo proveniente dall’esterno più che sufficiente.
Sono sicuro che 20 cm di spessore in più non rovineranno l’aspetto esterno dell’edificio: la linea di gronda sarà ben più corposa rispetto all’aspetto attuale.

Già istintivamente, intervenire dall’interno (magari per non dover affrontare l’aspetto del nuovo spessore) sarebbe, specialmente in fase di cantiere, ben più complicato e rischioso sotto vari aspetti: gestione dell’umidità e correzione dei ponti termici per esempio.

Per capire facilmente la differenza tra i 2 progetti disegnamo la stratigrafia:

Ecco la stratigrafia del tetto con coibentazione in fibra di legno posata all’esterno (intervento da fuori):

 tetto-in-tavelle-isolato-dall-esterno

ed ecco la stratigrafia del tetto con lo stesso spessore di coibentazione però posato dall’interno (intervento da dentro):

tetto-in-tavelle-isolato-dall-interno

Allora,

abbiamo usato in entrambe le proposte il migliore (e un po’ più costoso anche) materiale in commercio, lasciando semplicemente via tutti gli altri coibenti senza valide prestazioni estive.

In realtà, quando si interviene da dentro, al posto della fibra di legno

coibentazione-in-fibra-di-legno-posata-allesterno

utilizzerò fibra di canapa (più leggera e manovrabile per lavorare da sotto:

coibentazione-in-fibra-di-canapa

Torniamo al nostro confronto: in entrambe le proposte ho inserito 20 cm di materiale coibente:

  • ottengo la medesima trasmittanza termica, che tra l’altro avrei anche con la canapa (densità di 1/3): il pacchetto tetto ha U = 0,18 [W/mq·K]

A giudicare dal valore di trasmittanza, coibentare il tetto dall’esterno o dall’interno non fa nessuna differenza, ma allora è la stessa cosa?

NO, coibentare dall’interno non è la stessa cosa:

  • lo sfasamento, il tempo che impiega il calore ad entrare, è quasi identico. (per la canapa sarebbe peggiorato, essendo più leggera)
  • la trasmittanza termica periodica, la Udyn, la capacità di sfasare il flusso termico, 0,04 [W/mq·K], è identica. (per la canapa sarebbe peggiorata: o,10 [W/mq·K]
  • la CAPACITÀ TERMICA AREICA INTERNA è pari a 78 [kJ/mq·K] se ho isolato dall’esterno, ma crolla a 12 coibentando da dentro. (per la canapa la capacità termica areica sarebbe scesa solo a 24, forse perchè è più facile da “penetrare”)

risanamento-tetto-ragionamenti-sulla-protezione-dal-caldo

Coibentando da dentro ho ridotto di 6 volte la capacità termica areica interna del mio tetto: ho perso gran parte della capacità di assorbire energia, proprio quella capacità utilissima d’estate per mantenere temperature più basse!

Ho isolato da dentro e mi sono anche isolato dalla materia che avrei potuto utilizzare per scaricare energia di troppo! Ho sbagliato progettazione!

Non è che il buon tetto ci raffresca la casa che si è surriscaldata, questo è chiaro, ma impedisce al caldo di entrare in casa e assorbe l’energia di troppo che produco in casa! Barba e capelli!

Allora ripetiamolo ancora una volta, visto che repetita iuvant:

più involucro e meno impianti!

Il tetto, ottimo d’estate (e ottimo d’inverno), ha bisogno di tanta inerzia termica.

Posso anche prendermi il lusso di evitare l’impianto di raffrescamento perchè ho costruito bene. Naturalmente la committenza deve avere una certa sensibilità e una certa propensione al basso consumo senza esigere dalla propria casa 20° in inverno e 20° in estate, altrimenti l’unica via rimane l’impiantistica e il consumo di energia.

  Buone riflessioni!

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Umidità per diffusione

L’umidità ha raggiunto il tal materiale “per diffusione”.

e cosa vuol dire?

Vuol dire che l’umidità (il vapore acqueo) è passata lentamente attraverso un materiale edile da un ambiente con alta concentrazione ad un ambiente con più bassa concentrazione.

  • Da dentro casa a fuori casa se siamo in inverno.
  • Da fuori a dentro se siamo in estate.

Il passaggio è di per sè sano! specialmente se non ci sono ostacoli (barriere al vapore) e se il passaggio non trova improvvisamente punti di passaggio troppo facili, come nei casi di fiancheggiamento.

 

Se vuoi informarti e approfondire meglio l’argomento potresti leggere questi testi, quello sull’umidità e tenuta all’aria è veloce e molto chiaro anche se non si è esperti del settore:

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Umidità per fiancheggiamento

L’umidità ha raggiunto il tal materiale “per fiancheggiamento”.

e cosa vuol dire?

Vuol dire che l’umidità (il vapore acqueo) è passata oltre che lentamente attraverso un materiale edile da un ambiente con alta concentrazione ad un ambiente con più bassa concentrazione, anche molto velocemente attraverso un materiale più “accessibile”: ad esempio attraverso una muratura, o una colonna, che sale fino all’interno del pacchetto tetto. E’ un passaggio di umidità incontrollabile e perciò pericoloso.

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Umidità per convezione

 Quando i “sapienti” guardano i difetti delle Vostre case, magari Vi siete sentiti dire: <<eh eh, l’umidità in questo caso ha raggiunto il tal materiale “per convezione”>>.

e cosa vuol dire?

Vuol dire che l’umidità (il vapore acqueo) è penetrata attraverso una fuga, o un taglio di una guaina, o nel punto di una giunta mal fatta, in un materiale edile. E se troppa umidità permane nell’elemento costruttivo a lungo, allora son danni!

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 Ecco perchè la tenuta all’aria è importante. Il progettista, l’architetto, deve, già in fase di progettazione, considerare l’ermeticità all’aria e dunque progettare la fattibilità della tenuta.

Se non cura questo aspetto, succederà che molti nodi costruttivi verranno ignorati oppure lasciati alla casualità nel momento della realizzazione dell’opera: alla bontà del cantiere.

Non è corretto procedere così: sottovalutare la tenuta all’aria non porta buone conseguenze!

Armiamoci di buona volontà e buon materiale:

  • nastri
  • schiume sigillanti che non irrigidiscono ma restano elastiche
  • teli e membrane
  • profili di guarnizione
  • nastri autespandenti
  • biadesivo butilico

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Capitolato tetto in legno, posa

Ne sono sempre più convinto: l’unico modo per ottenere un tetto alla regola dell’arte è stendere un ottimo capitolato!

Se alla firma del capitolato “non avrete messo tutti i puntini sulle i”

  • correrete il rischio di non ottenere quello che sarebbe giusto ottenere: un lavoro alla regola dell’arte!
  • oppure correrete il rischio di pagare delle lavorazioni come extra quando invece dovrebbero far parte della normale buona esecuzione!

Un tetto a regola d’arte oltre alle sue funzioni più ovvie deve

  • isolare,
  • consentire la diffusione dell’umidità,
  • evitare l’insorgere di condensa,
  • garantire la tenuta all’aria, e
  • durare qualche decennio!

Qui di seguito Vi spiffero in un orecchio alcune voci che sarebbero da riportare nei capitolati!

Fatene buon uso, e poi raccontatemi se è servito ad ottenere qualcosa in più!

  • Opponetevi all’uso di guaine barriere al vapore: chiedete guaine che oltre ad una efficace impermeabilizzazione del pacchetto isolante offrono un elevato potere di diffusione del vapore.
  • Chiedete l’applicazione di guarnizioni per chiodi e viti sulla superficie di contatto del controlistello di ventilazione e del telo per garantire la tenuta all’acqua.
  • Controllate che sia descritto il metodo per garantire la chiusura ermetica dei teli e di tutti gli elementi passanti con nastri o adesivi adatti e per garantire la tenuta all’aria degli incontri del tetto con gli elementi strutturali
  • Chiedete la descrizione di come sarà risvoltato il telo interno sul muro interno e il telo esterno sul muro esterno sotto il sistema a cappotto

Il nodo tetto-parete (tra la muratura e tetto) deve garantire la tenuta all’aria.

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Se quello che avete letto Vi è stato utile a capire o risolvere un problema è un buon motivo per offrire un sostegno a questo blog!

 

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Il tetto senza tenuta all’aria

 Temo che succederà sempre più spesso nei prossimi anni! notare la mancata tenuta all’aria del tetto in legno nelle ristrutturazioni recenti o nelle nuove costruzioni. E Vi spiego perchè:

Si sta cominciando a costruire in modo più performante,

  • sistema a cappotto per proteggere l’involucro
  • serramenti ad alte prestazioni
  • tetto in legno con isolamento termico
  • impiantistica all’altezza della situazione
  • ecc ecc

e come prima conseguenza i piccoli errori si vedono eccome! Particolari che un tempo non provocavano nulla, oggi distruggono due anni di lavoro di progettisti e artigiani, senza parlare della delusione dei committenti, i proprietari della casa!

tetto in legno

Voglio sottolineare l’importanza della tenuta all’aria del tetto, ricordate il mio articolo sulla migrazione del vapore acqueo? Il tetto che non offre tenuta all’aria permetterà all’aria umida calda interna di uscire all’esterno attraverso le microfessure, condensando!

Parliamo di condensa interstiziale.

E’ come se il tetto chiudesse la casa solo con la forza del suo peso e non perchè è stato sigillato: il legno e il laterizio, da soli, non è che possano collaborare così bene da offrire una chiusura ermetica!

3 cose da tenere ben a mente per ottenere la tenuta all’aria:

  1. La coibentazione della facciata deve congiungersi con quella del tetto ermeticamente.
  2. Le travi interne, quelle a vista, non devono proseguire oltre la muratura fino all’esterno!
  3. e nemmeno l’assito interno, il perlinato, deve proseguire senza interruzione!

tag-travi interne non oltre la muratura

La stagione invernale fa notare il passaggio dell’aria calda all’esterno. La bassa temperatura è perfetta per accorgersi del problema e monitorarlo, soprattutto nelle prime ore del mattino, quando l’effetto non è ancora mitigato dalle ore più calde della giornata.

tag-tetto-in-legno-non-a-tenuta-dellaria

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tetto-senza-tenuta-allaria

Quindi, se volete controllare la buona tenuta del Vostro tetto potete farlo Voi stessi: dopo qualche notte fredda con l’impianto di riscaldamento in funzione e la casa abitata potrete scoprire, guardando l’incontro tra la falda e la facciata dall’esterno, se compaiono zone con goccioline o zone umide o ghiacciate addirittura.

Poi scrivetemi com’è andata, una soluzione la troveremo!

Ma a cosa si va in contro se il tetto viene lasciato così?

Beh, in pratica, questo difetto che è frequente scoprire anche nei serramenti (nessuna tenuta all’aria e dunque passaggio di aria umida dall’interno  verso l’esterno) inizia a farsi sentire creando un’ottimo ambiente per la proliferazione della muffa.

Il brutto è che la muffa che nei serramenti salta fuori dalle cornici è nel caso del tetto nascosta dallo spessore del cappotto o della muratura.

L’incontro del tetto con la muratura non è adatto a stare nell’umido della condensa che si va a formare – bisogna porre rimedio!

Chi è in grado di dire quando e come il tetto avrà delle marcescenze? Dipende da un’infinità di fattori. Ma nessuno può dire che va bene così!

Non è solo l’aria umida ad uscire dalle fessure, anche i Vostri soldini spesi per il riscaldamento escono !

Non arrendiamoci! a tutto c’è rimedio! o quasi

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Barriera al vapore

Alzi la mano chi è in grado di gestire l’umidità!

umidita-attraverso-un-manto-igrovariabile

In inverno il vapore tende ad uscire dall’involucro: all’interno ci sono 20°, umidità forse all’80% e il vapore tende a passare la coibentazione posata in copertura e migrare all’esterno.

convezione-di-umidita

Così la condensa interstiziale è una delle prime conseguenze dell’uso di guaine sottotetto non adatte: la convezione di umidità è lasciata libera di entrare dall’interno nel pacchetto isolante e non riesce ad uscire o esce troppo frenata, condensando.

umidita-direzione-estiva-e-invernale1

In estate il vapore prende la strada inversa e tende ad entrare nell’involucro, così una barriera al vapore posata sul lato interno (sotto l’isolante) provocherà una condensazione estiva: l’isolante si bagnerà e potrà ammuffire. L’acqua tende a raccogliersi nel pacchetto.

barriera-al-vapore-sotto-lisolamento

Il cantiere non è mai preciso come un laboratorio e quindi l’uso di barriere al vapore o altre guaine simili sono da evitare:

barriera al vapore = rischio

Lo smaltimento dell’umidità è importante: le imprecisioni e gli imprevisti che succedono in cantiere (ma anche nei progetti!) provocano anche imprevisti flussi di umidità,

quindi

un sistema costruttivo è migliore quanto più può smaltire umidità verso l’esterno e verso l’interno (un pacchetto completamente traspirante!).

Anche la norma UNI EN 13788 ricorda che l’adozione di una barriera al vapore deve sempre essere valutata con molta cautela in quanto con la sua presenza spesso si possono verificare inconvenienti:

  • riduzione dell’asciugamento estivo
  • nelle strutture con impermeabilizzazione sul lato esterno l’eventuale umidità presnte all’atto della costruzione non ha più la possibilità di essere smaltita
  • la barriera al vapore può perdere le sue caratteristiche

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Tetto in fibra di legno traspirante

Il mio primo tetto come dico io, in fibra di legno, traspirante, ventilato.

tetto in fibra di legno traspirante

Mi sembra che la cosa più importante di una sopraelevazione sia ricevere una nuova copertura all’altezza della situazione: calda d’inverno e fresca d’estate! Quindi si è scelta la fibra di legno: grande capacità termica massica e dunque un ottimo sfasamento estivo!

Decidere la sezione del tetto traspirante sembra una cosetta da nulla:

  1. tavolato,
  2. telo freno al vapore per controllare l’ascesa di umidità verso il pacchetto isolante,
  3. fibra di legno (nel mio caso 6cm+6cm+6cm+2cm di densità maggiore) posata in modo sfalsato,
  4. guaina sottotegola.

A buttar giù su carta il pacchetto e la sua stratigrafia non s’incontrano difficoltà. Diverso è lassù in cima all’impalcatura che contorna il tetto in costruzione: guaine, nastri, dubbi e piccoli particolari sull’incontro con la muratura o il tavolato che sporge… Più facile a dirsi che a farsi! Ma armati di logica e pazienza si trova una soluzione a tutto:

prima cosa, il senso di tutto il pacchetto:

  • il freno al vapore farà si che non troppa umidità nello stesso momento entri nel pacchetto isolante per passarlo lentamente ed uscire dalla guaina traspiarnte sottotegola
  • la guaina traspirante (che avrà una permeabilità crescente rispetto alla guaina freno al vapore (SD<0,2)) proteggerà dalle infiltrazioni (impermeabilità all’acqua) e dal vento e permetterà la diffusione del vapore dal tetto verso l’esterno
  • la guaina traspirante sottotegola sarà anche il fondo del piano di ventilazione e deve prmettere il libero deflusso di piccole quantità d’acqua dal colmo alla gronda.

ora, visto che la cosa da proteggere è il pacchetto isolante in preziosa fibra di legno, si è deciso di chiudere il pacchetto con dei risvolti di guaina che abbondavano sui quattro lati per sigillarli sotto alla ultima guaina traspirante che risvolta fino ad incontrare la muratura. Si è optato per incorniciare il tetto con dei pannelli in osb telo freno al vapore risvoltato sulla fibra di legno anzichè arrivare fino ai bordi con i 2cm di fibra di legno con maggior densità, questo per avere una più solida superficie lì dove lavorerà il lattoniere e dove verticalmente arriverà il cappotto di facciata.

il pacchetto in attesa della gronda:telo freno al vapore che impacchetta lo starto isolante in fibra

il pacchetto in attesa del cappotto verticale:telo freno al vapore che impacchetta lo starto isolante in fibra

il pacchetto in attesa del cappotto verticale con l’aletta in osb di egual spessore al cappotto:telo freno al vapore che impacchetta lo starto isolante in fibra

le fessure da sigillare, soprattutto se non sono stati posati nastri autoespandenti:fessura tra muratura e tavolato di partenza del tetto

sigillare con schiuma tra tavolato e muratura

la riga del tavolato sigillato con schiuma, a sua volta poi nastrato con strisce di telo freno al vapore tra pacchetto isolante  e muratura (nessuna libera uscita tra interno ed esterno in prossimità del tavolato).

Prima di coprire tutto il pacchetto con il telo traspirante ma impermeabile, un po’ di attenzione alle fessure dei pannelli posati: con lo sfrido e un po’ di buona volontà ogni fessura può essere riempita e ogni ponte termico risolto facilmente:riempimento con fibra di legno di sfrido delle fessure del pacchetto isolante a prova di ponte termico

 

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