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Protezione dell’udito in cantiere

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Sono maniaco della protezione in cantiere. Non tanto perchè arrivo col caschetto – anzi, quello resta spesso in auto, confido che non mi cada niente sulla testa, e poi appare snob… se arrivi col caschetto  bianco e un foglio in mano sanno già tutti che sei un Buonannulla (capace di far niente se non a parlare), non ti danno neanche retta e aspettano solo che te ne vada – ma perchè evito polveri e rumori.

I lavoratori sono giovani e forti, o attempati e robusti, ma le polveri danneggiano seriamente la salute e i rumori riducono seriamente l’udito. Vallo a spiegare al giovane muratore che ha il triplo della tua forza e il quadruplo della tua esperienza. Non ti ascolterà.

La giovinezza è una brutta malattia! purtroppo ne guariscono tutti – e allora sono guai.

i veri nemici di chi lavora fisicamente in cantiere

Inutile fare i duri, resistere al flessibile acceso, o al demolitore, o al trapano con percussione, o al martello, non è prova di coraggio – è una sciocchezza.

Consiglio a tutti – a chi in cantiere ci lavora, a chi ci va per controllare, a chi per vedere – di proteggere il proprio udito. Non dobbiamo sopportare i cuffioni con le orecchie di Topolino, basta scegliere qualche protezione “earplug”:

  • nessun peso
  • nessun impiccio
  • nessun sudore
  • solo comfort e tanta salute

Si possono spendere molti euro ma si possono acquistare anche tappi per le orecchie che sono validissime protezioni a pochissimi euro. Non vi suggerisco di acquistare protezioni dell’udito che costano molto ma vi voglio far notare che queste presentano una differenza che per qualcuno può essere un aspetto importante nel lavoro di tutti i giorni:

senza tanto dilungarmi, posso riassumere così: i tappi costosi proteggono dai rumori ma allo stesso tempo non compromettono la qualità del suono: non sono come i tappi di schiuma o come le cuffie antirumore che bloccano tutti i rumori, questi tappi riducono uniformemente il livello del rumore riproducendo il suono nella sua pienezza. Quindi si sentirà meglio il parlato mentre ci sono rumori in corso. 

Esistono anche tappi auricolari con 3 set di filtri acustici intercambiabili:

Sono dei filtri di isolamento brevettati a proteggere le orecchie. Sentirete tutto, ma ad un livello confortevole e piacevole e senza la sensazione di compressione. 

Pensate al vostro caso e decidete come meglio tapparvi le orecchie. Non vi nascondo che io li indosso anche se aspiro la polvere dai tappetini dell’auto o se uso il trapano in casa o se taglio l’erba – e io la taglio non a motore – quindi ogni volta che mi verrebbe da infilarmi le dita nell’orecchio, mi infilo i tappi.

I miei vecchi tappi Lux avevano la cordicella rotta e ho dovuto sostituirli con gli Honeywell, ma avrei preferito provare gli ottimi Senner Soft (SNR 30) con scatola ma senza cordino. Fatemi sapere cosa preferite voi

Ideali per persone che hanno le orecchie!

            

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federico_sampaoli_espertocasaclimacom  ipha_member   articolo ideato, scritto e diretto da Federico Sampaoli, impegnato a favore delle persone, del comfort e dell’open information, titolare e caporedattore di espertocasaclima.com – blog di formazione e comunicazione online dal 2009.

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Foto di cantiere

Anni fa quasi assenti, poi qualcuna, ora fiumi di immagini.

Con il buon vecchio rullino era anche difficile la corretta archiviazione delle foto di uno o più cantieri.. oggi la foto digitale è veramente un ottimo attrezzo di cantiere… e poi si deve comunicare con il committente, con l’artigiano, con il progettista: come farlo senza immagini?

Per qualcuno è anche la prova del lavoro fatto bene che poi, all’avanzamento dei lavori, non si vedrà più: una sorta di protezione. Protezione dalle critiche.

Ma se tutto questo è possibile oggi in cantiere, chi dobbiamo ringraziare? Steven Sasson e il lavoro svolto nel 1975 in un laboratorio Kodak!

sasson digital foto

(leggi l’intervista del 2005). Sasson era un giovane ricercatore per la Eastman Kodak che aveva appena ricevuto il compito di lavorare su una fotocamera completamente elettronica a tempo perso. Decise di puntare sul digitale in tutto il processo e solo in fase di registrazione convertire il segnale in analogico. Pesava 3,9 Kg, alimentata da 16 batterie AA, la prima fotocamera digitale della storia.

La risoluzione si attestava a 0,01 Mp (10.000 Pixel su un sensore CCD 100 x 100), il tempo di scrittura su cassetta era di 23 secondi e altrettanti ne servivano per leggere e visualizzare l’immagine a schermo.

Sia Steven che la Kodak non avevano idea dell’impatto che tale scoperta avrebbe avuto nel mercato fotografico e sull’azienda stessa.

            

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