Archivi categoria: isolamento esterno a cappotto

La grafite contenuta nel pannello in EPS grigio

Sapete come la penso – se la muratura esterna offre già un decente valore di sfasamento termico, e con decente penso a circa 10 ore, allora progettare un isolamento a cappotto che prevede il più economico dei materiali non è sbagliato.

Il pannello isolante in schiuma di polistirene espanso di colore grigio offre un fantastico valore di conducibilità termica: 0,031 W/mK. Sì, sto parlando di EPS, materiale leggero che isola benissimo contro il freddo, cioè è perfetto per contenere le dispersioni termiche invernali.

Contro il caldo invece, come quasi tutti i sistemi che usano pannelli di sintesi, non è un campione, ma se l’edificio ha già le sue doti di massa e spessore generoso, non è un errore prevedere un sistema a cappotto in EPS con grafite.

Perchè con grafite e non un semplice pannello in EPS bianco?

Il pannello grigio ha 2 marce in più:

  1. ha una conducibilità termica più bassa, infatti 0,031 W/mK
  2. contiene speciali riflettori di infrarossi, e questi frenano la trasmissione del calore radiante (ecco perchè crescono le sue caratteristiche isolanti).

L’ EPS con grafite viene prodotto con tagli di spessore 1,5 mm per evitare tensioni eccessive dovute all‘irraggiamento solare.

Ma della grafite, voi, che ne sapete? Se avete qualche minuto godetevi questo bel video con Greta Radaelli:

Lo sapete tutti – l’EPS, il polistirene, è figlio del petrolio! Però non lo stiamo bruciando, lo stiamo utilizzando per almeno 30anni senza più toccarlo! Ecco perchè è intelligente:

  • posarlo bene e fare il lavoro una sola volta
  • scegliere l’EPS grigio e non quello bianco (stessa quantità di petrolio ma con prestazioni migliori)
  • scegliere lo spessore più importante possibile (più petrolio incollo in facciata e meno petrolio brucio in caldaia)

Alla fine della sua vita, se verrà smantellato, sarà bruciato come combustibile negli impianti di valorizzazione termica (inceneritori di rifiuti per parlarci chiaro), restituendo la sua energia originaria (era un prodotto derivato dal petrolio!).

Eh no, non ce lo pagheranno, pur trattandosi di combustibile pregiato.

Ma ci siamo abituati a “donare” rifiuti pregiati, anzi ci fanno pagare la tassa sui rifiuti come se noi stessimo fornendo spazzatura anzichè rifiuti pregiati, e per pregiati intendo carta, plastica, vetro, alluminio e altri metalli.

Ci prendono tutti  per scemi!

E in effetti lo sembriamo! forniamo materia prima gratis e loro ci tassano! Un premio dovrebbero darci!

Beh… torniamo al tema iniziale – la facciata isolante in EPS è un deposito temporaneo di petrolio, di cui però non potremo mai goderne una seconda volta. Fin che dura il convincimento che sia un rifiuto.

E dire che basterebbe una piccola protesta generale per abolire la tassa sui rifiuti! Non dimenticate che l’accidia è uno dei 7 vizi capitali! Agiamo:

  • dal giorno xy nessuno porterà più “rifiuti” all’esterno
  • sì, ce li teniamo tutti in giardino, e guai a chi cede!
  • i cassonetti per le strade rimarranno vuoti
  • i camion per la raccolta rifiuti gireranno vuoti e dopo qualche settimana si fermeranno per inutilità

Vedrete che verranno in ginocchio porta a porta per implorarci un po’ di vetro gratis, un po’ di plastica gratis, un po’ di alluminio gratis, un po’ di carta gratis!

Ci hanno rimbambiti fin dai tempi della scuola, perfino le maestre hanno collaborato alla propaganda universale, DOBBIAMO DIVIDERE i RIFIUTI e portarli nei CONTENITORI GIUSTI.

RIFIUTI ?

Ma quali rifiuti! Noi vi diamo materia prima pregiata! Voi dovete pagarcela! Se la volete, altrimenti ce la teniamo noi!

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articolo ideato, scritto e diretto da Federico Sampaoli, impegnato a favore delle persone, del comfort e dell’open information, titolare e caporedattore di espertoCasaClima – blog di informazione e comunicazione

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Sistema a cappotto su struttura in legno

La casa in legno, come la costruzione tradizionale, deve essere isolata sul lato esterno.

Forse solo una casa Blockbau (o Blockhaus) che usa la tecnica dei tronchi sovrapposti evita un cappotto esterno:

cappotto-struttura-casa-legno-etag-02

questo perchè lo richiede lo stile architettonico che vuole mettere in mostra il sistema costruttivo tramandato dalla tradizione.

cappotto-struttura-casa-legno-etag-03

Dire cappotto, come ormai sappiamo, è ancora dire poco. Dire di più significa identificare un sistema a cappotto. Il sistema a cappotto comprende componenti ben definiti: come ho spiegato in lungo e in largo in un vecchio articolo, un sistema a cappotto composito (un ETICS) ha le proprie linee guida (ETAG 004) dove sono precisamente definiti tutti i componenti del sistema. Superate le prove di laboratorio il sistema ottiene l’ETA, il Benestare Tecnico Europeo.

Indicare l’Etag 004 in riferimento per esempio al cappotto in lana di roccia applicato ad una struttura in legno non è esatto:

  • attualmente le linee guida europee per ottenere la marcatura CE riguardano solo (attualmente ripeto) le strutture portanti in muratura (perciò non sono valide per il legno che richiede collanti appositi)
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per contatto diretto al costruttore Mirko Taglietti:   fuori sede 335 844 19 59

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La costruzione in laterizio isolata all’ esterno e sul lato interno

Scrive Alessio:

Salve Dr Sampaoli,
mi sto accingendo a comprare un appartamento piano terra di circa 90mq netti di nuova costruzione così composto:

  • MURATURA PERIMETRALE: tamponamento in blocco forato di laterizio (sp. cm. 25), controparete esterna costituita da orditura metallica in lamiera zincata, con riempimento delle intecapedini in lana di vetro (sp. min. cm. 10) e ulteriore strato continuo di isolamento in pannelli di lana di roccia (sp. min. cm. 2) aderente alla muratura in laterizio. Rivestimento esterno applicato all’orditura metallica in lastre di fibro-cemento (sp. mm. 1,25) opportunamente armato con rete in fibra di vetro e rinforzi sempre in rete in prossimità degli spigoli delle finestre, annegati in doppia mano di rasante, successiva applicazione di primer (fissativo) e finitura ad intonachino con tinta a discrezione della D.L.. Controparete interna costituita da orditura metallica scollegata dagli elementi strutturali attraverso giunti silenti, con saturazione delle intercapedini in lana di vetro (sp. cm. 5) abbinata a carta Kraft con funzione di barriera al vapore e rivestimento con lastra in fibrogesso sp. cm. 1,25.
  • PARETE DIVISORIA (tra differenti unità abitative e tra unità e vano scala): supporto in blocco forato di laterizio (sp. cm. 12) con strato continuo di isolamento in lastra di cartongesso sp. cm. 1,25 applicata su un lato. Quindi contropareti da ambo i lati costituite da orditura metallica scollegata dagli elementi strutturali attraverso giunti silenti, con saturazione delle intercapedini in lana di vetro (sp. cm. 4) e rivestimento con lastra in fibro-gesso sp. cm. 1,25.
  • COPERTURA: Controsoffitto fono-isolante costituito da orditura metallica collegata alla soletta piena in C.A. attraverso un sistema di sospensione e lastra in cartongesso (sp. cm. 1,25) fissata all’orditura con viti autofilettanti, pannelli in Celenit (sp. cm. 2,5) incollati alla soletta. Posizionamento sopra il solaio grezzo dello strato isolante realizzato in lana di vetro (sp. totale min. cm. 14), sottotetto non praticabile isolato e ventilato, tetto a padiglione con struttura metallica portante in ferro zincato e pannelli di chiusura tipo “Sandwich” costituiti da doppia lamiera con isolamento interposto, a 4 greche, tinta RAL.

Chiedo gentilmente un suo parere se me lo può dare grazie.

Eccolo (il mio parere) 🙁

costruzione-laterizio-isolamento-esterno-lato-interno-02

MURATURA PERIMETRALE

Il bello di un edificio moderno costruito in laterizio è proprio quello di ottenere degli ambienti delimitati da laterizio (che è argilla cotta), rivestito sul lato interno da un intonaco salubre, e protetto sul lato esterno dal sistema termoisolante a cappotto.

Il fatto di contenere le dispersioni termiche della casa con un isolamento esterno e di godere della grande massa interna è importantissimo per ottenere il massimo comfort in tutte le stagioni dell’anno, specialmente se si tratta di un’abitazione vissuta tutti i giorni (quindi non di una casa per la settimana bianca, dove un isolamento interno mi aiuterebbe a raggiungere in fretta un po’ di comfort anche al venerdì sera…).

Aggiungo anche che le lane minerali sono ottimi materiali isolanti in regime invernale mentre sono poco adatte alla protezione dal caldo (io comunque evito sempre di proporre lana di vetro o lana di roccia perchè sono contrario al rischio delle fibre che volano in ambiente durante la lavorazione in cantiere – ho scritto più di qualche articolo sull’argomento).

Un rivestimento in fibrogesso o cartongesso sul lato interno con intercapedine isolata sempre in lana minerale non ha alcun senso di esistere e, di fatto, peggiora la prestazione della stratigrafia molto vistosamente:

  • la Capacità termica periodica del lato interno (la capacità areica interna) espressa in [kJ/m2K] scende molto rispetto ad un laterizio intonacato e dobbiamo ricordare che per evitare il surriscaldamento estivo è meglio avere alti valori di capacità di assorbire calore sul lato interno!

In due parole: perchè mai isolare una parete un po’ da fuori e un po’ da dentro? Decidiamoci! Se è intelligente isolare dall’esterno, per un infinità di motivi, perchè non concentrare l’investimento là dove è necessario?

La soluzione del rivestimento in fibrogesso o cartongesso sul lato interno con intercapedine isolata è di solito adottata nelle case in legno dove la parete in x-lam non può accogliere le tracce per gli impianti: ecco che l’intercapedine viene destinata ai passaggi impiantistici.

 PARETE DIVISORIA

Come detto prima, non simpatizzo per le lane minerali. Per dividere due unità si possono proporre altre stratigrafie.

costruzione-laterizio-isolamento-esterno-lato-interno-01

COPERTURA

Dall’interno verso l’esterno abbiamo (sopra la testa per intenderci)

  • cartongesso (materiale più economico in edilizia non esiste, per approfondire leggi questo articolo)
  • Celenit spessore 25mm in aderenza al solaio in cemento armato (si tratta di un  pannello isolante termico e acustico, costituito da lana di legno di abete mineralizzata legata con cemento Portland, si usa solitamente per attenuare i ponti termici più forti nell’edilizia tradizionale)
  • lana di vetro 140mm (non è il mio isolante prediletto ma funziona bene d’iverno, male d’estate)
  • ambiente sottotetto non praticabile ventilato (qui non si può ben comprendere come sia da intendere la ventilazione del sottotetto)
  • struttura metallica portante in ferro zincato e pannelli di chiusura tipo “Sandwich” costituiti da doppia lamiera con isolamento interposto, a 4 greche, tinta RAL. ( si tratterà di un pannello composito per coperture con due rivestimenti in lamiera metallica collegati tra loro da uno strato di isolante poliuretanico simile a quello in immagine)


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Cos’è il codice di designazione prodotto di un materiale isolante

Non è una novità il fatto che io proponga spesso soluzioni di isolamento termico che prevedono la posa di pannelli in fibra di legno – un po’ perchè è un bel materiale da maneggiare senza dover temere le fibre pericolose dei pannelli fibrosi minerali, ma più che altro per le sue doti di sfasamento estivo che garantiscono una migliore protezione dal surriscaldamento.

Chiunque può raccogliere una manciata di schede tecniche di materiali isolanti diversi e rendersi conto che una capacità termica massica in grado di superare i 2100 J/kgK si può trovare solamente tra le fibre di legno.

Ma se si vuole veramente approfondire la lettura di una scheda tecnica forse si vorrebbe conoscere il significato del “codice di designazione prodotto”.

Ma cos’è questo codice alfanumerico che il produttore deve dichiarare?

Per decifrarlo correttamente ecco l’ esempio suggeritomi dal consulente tecnico Emanuele Paccagnella  ecco qui sotto questa chiarissima tabella:

codice-designazione-prodotto-materiale-isolante-02

Un altro produttore di pannelli isolanti in fibra di legno indica in basso lo stesso codice di designazione con i propri dati specifici del suo pannello.

codice-designazione-prodotto-materiale-isolante-01


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Il cappotto in eps non fa respirare la casa

E’ una frase che si sente molto spesso – il sistema a cappotto non fa respirare la casa. ln realtà il polistirene espanso sinterizzato (EPS) che si ottiene dalla polimerizzazione, sotto forma di piccole perle, dello stirene monomero (derivato dal petrolio – innegabile) ha la sua propria caratteristica di permeabilità al vapore (45), 45 volte più ermetico di uno strato d’aria.

Teniamo presente che non è il cappotto a garantire la tenuta all’aria della nostra casa, prima c’è l’intonaco interno della parete, poi l’intonaco esterno e probabilmente anche la vecchia finitura esterna, più o meno in buono stato.

Non sottovaluto affatto il problema della migrazione del vapore, che ricordo essere verso l’esterno in periodo di riscaldamento e in senso inverso in periodo estivo, ma ci tengo a ricordare che spesso, eventuali errori nella stratigrafia riguardano i materiali impiegati come collanti e rasatura armata.

Un collante-rasante minerale a base cemento bianco, sabbia calcarea pregiata, inerte leggero può avere permeabilità al vapore 20

Un rivestimento a spessore in pasta a base silicati–silossani, cioè la finitura del cappotto, altamente idrorepellente, può avere permeabilità al vapore 60. 

Non lasciamoci ingannare dai numeri… 45, 20, 60, di per sè non dicono ancora nulla perchè dobbiamo ricordarci di trasformare il dato della permeabilita al vapore nel dato ben più importante della resistenza al passaggio del vapore dello strato. E questa resistenza, detta valore Sd, si ottiene con una facile operazione:  moltiplicando il valore µ per lo spessore del materiale.

Ad esempio uno strato di intonaco (la tonaca del muro, la pelle!) di un centimetro:

 valore µ = 5 spessore cm.1,2

Sd = 5 x 0,012 m. = 0,06 quindi un valore Sd = 0,06

E uno strato di ben 18 centimetri di un pannello in polistirene espanso grigio contenente riflettori di infrarossi, conducibilità termica 0,031 W/mK, permeabilità al vapore 45,  massa volumica 15 kg/mc ?

valore µ = 45 spessore cm.18

Sd = 45 x 0,18 m. = 8,1 quindi un valore Sd > 8

E un blocco rettificato in laterizio porizzato (impasto di argilla cotta) di ben 45 centimetri, conducibilità termica 0,094 W/mK, permeabilità al vapore 10,  densità 780 kg/mc ?

valore µ = 10 spessore cm.45

Sd = 10 x 0,45 m. = 4,5 quindi un valore Sd = 4,5

Diamo il giusto peso alle cose, ai principi, ai numeri e ai risultati che otteniamo!

Ma come si ottiene l’eps?

cappotto in eps non fa respirare la casa-01

In fase di lavorazione le perle, a contatto con vapore acqueo e gas pentano, si espandono fino a 20-50 volte il loro volume iniziale – poi avviene la sinterizzazione: le perle, sottoposte di nuovo all’azione del vapore acqueo, si uniscono tra loro formando un blocco di materiale espanso.

cappotto in eps non fa respirare la casa-02

E’ l’aria contenuta al proprio interno che rende l’EPS un ottimo isolante termico, ben il 98% è aria.

            

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La ditta che peggiora la stratigrafia della parete

Non è la prima volta che leggo quanto riporto qui sotto (voce di un lettore che chiede consiglio):

La ditta mi ha proposto le seguenti stratigrafie perimetrali:

  • Cappotto da 15cm
  • Poroton da 20cm
  • intercapedine da 6cm (ospitera’ impianti e canalizzazione vmc)
  • spazi vuoti con lana di roccia
  • lastra di cartongesso da 1,25cm
  • freno al vapore
  • lastra di cartongesso da 1,25cm

Secondo lei e’ un buon compromesso tenendoci al riparo dal caldo e dal freddo?

 ***

Purtroppo, la soluzione descritta viene proposta spesso. Non so perché, forse perché appare all’avanguardia, o diversa dal solito. Certamente non può essere molto economica visto il numero di strati da eseguire.

 Torniamo alla domanda – e’ un buon compromesso tenendoci al riparo dal caldo e dal freddo? 

In una parola “comfort”.

E’ un buon compromesso per ottenere comfort?

Qual’è la più bella stratigrafia del mondo? La più bella stratigrafia ha

  • sul lato interno un intonaco di qualità posato su blocchi di laterizio che non sono altro che impasti di argilla che viene cotta
  • sul lato esterno la coibentazione.

ditta-peggiora-stratigrafia-parete

Questa stratigrafia è ottimale in regime invernale e ottimale in regime estivo – l’ambiente è circondato da tanta massa  protetta dall’ambiente esterno con un sistema di isolamento termico a cappotto.

Il costruttore che prevede un’intercapedine impianti con ulteriore isolamento e finitura a secco con lastre di cartongesso sta proponendo di “guastare” la stratigrafia con un economico e scadente rivestimento interno. E il committente sarà costretto a vivere in un ambiente confinato di lastre e lana di roccia.

Meglio ricalcolare la prestazione del cappotto da 15 cm + Poroton da 20 cm + intonaco interno di elevata qualità e, se non soddisfacente per le aspirazioni della committenza, rivedere lo spessore del cappotto o del blocco porizzato.

Gli impianti passeranno nelle tracce e dove i passaggi sono molteplici il blocco può essere più spesso.

Anziché investire quattrini nell’intercapedine interna con finitura a secco si potrebbero utilizzare laterizi portanti rettificati ad incastro che garantiscono anche ottima planarità della faccia.

Questo tipo di blocco ha sul lato esterno una foratura più fitta per favorire l’applicazione dei tasselli del cappotto, mentre internamente presenta fori più larghi per facilitare la realizzazione delle tracce per gli impianti.

Ribadisco che non è di carattere economico la critica che muovo al costruttore, ma di un risultato scadente dopo una partenza eccellente!

Perdere la massa interna in favore di un’intercapedine è un errore progettuale che si farà notare specialmente nel periodo estivo e specialmente se l’edificio verrà vissuto. Infatti l’intercapedine  diminuisce sensibilmente la capacità della parete di assorbire / accumulare calore e quando in estate le temperature interne iniziano a salire sarebbe veramente utile disporre di una massa che possa farsi carico dell’energia in eccesso (quella da noi prodotta).

Non sono favole, se le prestazioni di una stratigrafia si leggessero con attenzione si potrebbero notare facilmente i valori di capacità areica interna dell’elemento edile.


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Infiltrazioni di rumori nella mansarda con tetto in legno di Giulio

Scrive Giulio:

Ho una questione non simpatica da esporre e che spero non renda vano l’investimento fatto e le scelte tecniche prese per la realizzazione del sopralzo ed in particolare della copertura. Il problema che è apparso dopo aver finito tutto, ultimo intervento sono state le finestre, manca solo di arredare e colorare:

La mansarda realizzata soffre di inquinamento acustico.

 Succede che i rumori entrano con estrema facilità, per esempio in confronto al piano inferiore dove tutto tace o quasi, se il vicino accende la pompa di calore, che dista circa 6metri, il rumore si sente, se l’altro vicino accende la caldaia esterna (circa da una distanza di 4 metri) si sente su quel lato della casa.   Quando tutto tace si sente sempre un rumore di sottofondo, credo delle auto in lontananza.  Se passa un’auto sulla strada che dista 35 metri, la si sente molto bene.

 Tutti questi rumori non si sentono, o si sentono minimamente, al piano inferiore sui medesimi lati.  Questi rumori sono sempre più forti più ci si avvicina ai lati bassi delle stanze. Mi sembra proprio che il rumore entri dal legno del tetto, travi o perlinato.

Aggiungo che, mentre il condizionatore del vicino si sentiva anche in precedenza, il rumore di fondo è apparso solo dopo l’installazione delle finestre verticali con vetro 33.1/20 gas argon/33.1 (le Velux erano già installate). Provvisoriamente le finestre erano state sigillate e nastrate con del polistirene da 5cm. All’atto del montaggio, tra tealio finestra (in PVC) e muro vi era meno di 5mm, chiuso con del silicone).

La stratigrafia parete della mansarda, con i fori finestra, è10cm cappotto in eps + 25cm poroton riempito con perlite sopra e sotto corea + 6cm di lana di roccia + 1cm aria + 8cm forato + 2cm intonaco ciclo calceclima ambiente.

Non ci dormo la notte. L’unica speranza è che la causa sia la casa vuota, ma anche sotto è vuota, ed è silenziosa. Oppure che il ponteggio ancora presente in 3 lati  peggiori l’acustica, anche se la parte dove si trovano i passafuori non c’è nessun ponteggio.

 Ho chiesto ai miei tecnici, e mi hanno detto che è la prima volta che un tetto in legno ha questi problemi…

Il tetto l’hai fatto in parte tu, quindi sai bene come sia stato fatto.

***

 Ho fatto consulenza per questa copertura, 2 aspetti erano da correggere urgentemente:

  • nel computo era indicata una barriera al vapore sul lato caldo che non solo avrebbe trasformato il pacchetto tetto in un pacchetto tetto non traspirante, con i relativi rischi, ma non garantiva la tenuta all’aria dell’involucro riscaldato (la mansarda)
  • la coibentazione non era definita nella qualità del materiale e sicuramente insufficiente a garantire una protezione dal veloce surriscaldamento

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Ho proposto

  • una soluzione per ottenere la tenuta all’aria con la posa di un telo freno al vapore a diffusione igrovariabile con funzione di barriera all’aria (le infiltrazioni d’aria in una copertura in legno sono la prima causa di condense interstiziali e ammaloramento delle parti lignee): il telo posato sulle perline sotto l’isolante, ora rigira verso il basso ed è sigillato alla muratura creando una continuità della linea di tenuta all’aria
  • una stratigrafia con pannelli in fibra di legno con calore specifico di ben 2400 J/kgK per offrire la massima protezione dal caldo estivo e uno spessore migliorato dall’originario 8+8cm a 10+10+2cm capaci di offrire almeno 14ore di sfasamento anzichè meno di 8

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fasi esecutive per ottenere la tenuta all’aria sulla linea di gronda:

  • parete in Poroton P800 e getto della corea con casseri in Celenit (fissato con ancore in plastica o spirali metalliche)
  • nastratura del manto sullo spessore interno del cordolo e risvolto volante verso l’esterno (utile anche per proteggere la muratura verticale dalle intemperie durante i lavori)
  • chiusura orizzontale/inclinata del pacchetto verticale con Celenit da rasare e lisciare
  • posa del tavolato sulle travi (tra la perlina e il Celenit lisciato posare un nastro autoespandente BG1)
  • risvoltare il manto sul tavolato per realizzare il pacchetto tetto

Per esperienza personale, dopo un intervento di coibentazione generale (non ho una casa con tetto in legno) la percezione dei rumori post intervento è radicalmente diversa: sono il tipo di rumori a cambiare. Dedicherò un nuovo articolo per descrivere queste sensazioni. Molti lettori che hanno fatto interventi in case già precedentemente abitate potranno riconoscersi.

Un tecnico del suono da me interpellato lo chiama “effetto Venezia”: cos’è che è cambiato? sono cambiate le frequenze: in parole povere, alcuni rumori non si sentono più e altri invece, che prima erano confusi nel rumore di fondo, emergono e si fanno notare. A Venezia è assente l’enorme rumore di fondo del traffico su gomma ed emergono i trolley, le voci, le stoviglie, le scarpe e i tacchi – sentite il rumore delle scarpe voi in una città normale?

Ma torniamo al tema principale, la mansarda di Pietro non è esente da infiltrazione di rumori esterni. Ora tutti sappiamo che uno strumento musicale è solitamente in legno, e non perchè il tuo vicino di casa possa bruciarlo facilmente dopo avervi sentito suonare! Ma prima di prendercela con la struttura portante è opportuno verificare che non ci siano buchi in casa, quali potrebbero essere?

  • il canale passante dell’aspiratore in cucina
  • il canale di sfiato dei bagni
  • il canale dell’impianto antenna
  • il telaio fisso dei due Velux
  • il telaio fisso dei serramenti che chiudono le pareti

Un test di tenuta all’aria potrebbe dare una verifica di tutti questi punti critici.

Sono anch’io infastidito facilmente dai rumori, il computer che ho davanti mi irrita, come il frigo o la testina del collettore del riscaldamento a pavimento – il bilancio dell’effetto Venezia dopo l’intervento di casa mia non l’ho ancora fatto. Potrebbe essere positivo, pur ammettendo che il fruscio rilasciato dai veicoli che corrono in strada mi appare enorme (un torrente) – i motori invece sembrano zittiti. Ne riparleremo.

Qualunque commento competente è gradito.

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Finalmente ho il preventivo del cappotto

Hai raccolto preventivi per il cappotto della tua casa ma non sai valutarli?

Valutare un preventivo e confrontare varie offerte è complicato, spesso impossibile. Non tanto  per l’inesperienza di chi li legge ma per la poca chiarezza, o la scarsa descrizione delle voci di spesa.

preventivo cappotto

Ma da dove nasce questa indecifrabilità?

Forse dalla nostra stessa richiesta! o da come abbiamo formulato la richiesta. Abbiamo chiamato qualche applicatore e abbiamo manifestato la volontà di eseguire dei lavori sull’abitazione di proprietà, in questo caso un isolamento esterno a cappotto. Continua a leggere

Materiali isolanti che raffrescano

Pubblicità, sì deve attrarre.

Materiali isolanti che raffrescano-01

Altrimenti come fare a vendere caramelle con vitamine inutili, Yogurt miracolosi, barrette di cioccolato che aumentano l’ IQ dei nostri bambini, spruzzini che puliscono divani e tende, e materiali da costruzione improvvisamente così biologici e a basso impatto.

Alcune forme di pubblicità tendono a manipolarci fino a farci perdere il senso della realtà? A volte.

Materiali isolanti che raffrescano-03

Cerco sempre di spiegare ai miei committenti che la scelta dei materiali per coibentazione incide molto sulla prestazione estiva dell’edificio.

Che senso ha progettare per avere una bolletta per riscaldamento bassissima quando poi la casa diventa un forno d’estate? Anche il raffrescamento ha il suo costo, e non solo energetico, anche per manutenzione e anche per la nostra salute. Gli ambienti vivibili d’estate solo grazie alla climatizzazione portano vari disturbi alla salute.

Quindi la protezione dal caldo è un aspetto primario in Italia, in tutte le zone climatiche eccetto la zona F.

Cosa intendo per progettare la protezione dal caldo?

Intendo scartare tutte le stratigrafie che comprendono strati di materiali termoisolanti non adatti ad ottenere:

  • un buon sfasamento (lo sfasamento ci indica il ritardo in ore con cui il calore giunge all’interno attraverso una struttura)
  • un buon fattore di decremento, o attenuazione (un numero che ci indica la riduzione d’intensità del calore che attraversa la struttura)
  • una buona trasmittanza termica periodica (un dato che indica l’inerzia termica, cioè la capacità di sfasare il flusso termico)

E intendo anche scartare tutte le soluzioni di isolamento termico interne che non offrono una stratigrafia attenta al valore di capacità termica periodica del lato interno (quel valore che ci indica se la struttura è capace o meno di assorbire calore e dunque evitare il surriscaldamento estivo).

Avete notato i termini che ho utilizzato?

  • protezione dal caldo
  • sfasamento
  • ritardo in ore
  • attenuazione
  • riduzione d’intensità del calore
  • inerzia termica
  • sfasamento del flusso termico
  • capacità di assorbire calore
  • evitare il surriscaldamento

Sicuramente non mi sentirete mai dire che la mia stratigrafia rinfresca la vostra casa o che il pacchetto di coibentazione del tetto raffresca la vostra mansarda.

Il raffrescare è un’esclusiva degli impianti tecnologici o, a seconda dell’edificio e della sua gestione, della ventilazione naturale.

Altra cosa è proteggere dal caldo, questa è un’esclusiva dei materiali, delle loro caratteristiche e dello spessore con cui vengono utilizzati + una buona proposta per ottenere un corretto ombreggiamento.

Materiali isolanti che raffrescano-02

Ma quali sarebbero i materiali più adatti a proteggere dal caldo? Quelli che hanno le migliori caratteristiche di conduttività termica?  In realtà i materiali che si comportano meglio sono quelli che offrono sia alta densità (quindi non i più leggeri) e sia elevato calore specifico (J/kgK) quindi sfogliando le schede tecniche dei materiali è facile capire che direzione prendere!


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federico_sampaoli_espertocasaclimacom  ipha_member   articolo ideato, scritto e diretto da Federico Sampaoli, impegnato a favore delle persone, del comfort e dell’open information, titolare e caporedattore di espertocasaclima.com – blog di formazione e comunicazione online dal 2009.

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Come recuperare i vecchi scuri con lo spessore del cappotto

Molti proprietari di casa sono definitivamente convinti dell’utilità del cappotto: senza un sistema di isolamento termico è inutile sperare di avere comfort tutto l’anno, sia in inverno che d’estate, senza bollette energetiche sempre più elevate.

Ma quali sono le difficoltà nella progettazione di un cappotto esterno in una riqualificazione energetica? Sicuramente sono legate alla forma più o meno favorevole dell’edificio. Una costruzione di forma semplice di solito non presenta molti ostacoli, tranne uno veramente frequente:

  • lo scuro del foro finestra.

E’ certamente una bella preoccupazione trovarsi davanti all’idea di sostituire tutti gli scuri per colpa dello spessore del cappotto! E non solo economicamente perché è una spesa imprevista.

Allora che fare? Io di solito ragiono con l’applicatore per il recupero al 100% dei vecchi scuri e mi invento una soluzione ad hoc in base allo stato di fatto e allo stato di progetto della facciata. Ecco alcuni schizzi che ho preparato! Sono da seguire per non perdersi d’animo e non mollare sull’idea del sistema a cappotto:

  • situazione ideale: il foro finestra libero che permette la posa del cappotto in facciata con il risvolto nell’imbotte fino ad andare in battuta al serramento esistente o nuovo che sia

recuperare i vecchi scuri con lo spessore del cappotto-10

la soglia della porta finestra resta ponte termico non risolto se non si decide la demolizione, e a volte la quota non permette miglioramenti

recuperare i vecchi scuri con lo spessore del cappotto-05

situazione normale: sono stati tolti gli scuri esistenti per il recupero successivo, si è rivestita la spalletta con il pannello isolante isensibile all’umidità e all’acqua

recuperare i vecchi scuri con lo spessore del cappotto-09

recuperare i vecchi scuri con lo spessore del cappotto-08

la luce del foro finestra è diminuita per colpa dello spessore dell’isolante! per recuperare gli scuri abbiamo bisogno però della stessa dimensione del foro originario…

ci vuole un montante in legno fissato alla parete proprio a filo vecchio foro finestra per tornare ad avere la larghezza originale adatta agli scuri da recuperare.

il cappotto in facciata presenterà una risega

recuperare i vecchi scuri con lo spessore del cappotto-01 recuperare i vecchi scuri con lo spessore del cappotto-02 recuperare i vecchi scuri con lo spessore del cappotto-03 recuperare i vecchi scuri con lo spessore del cappotto-04

per lasciare invariata l’altezza dello scuro da recuperare, bisogna eseguire la stessa risega anche in alto

recuperare i vecchi scuri con lo spessore del cappotto-06 recuperare i vecchi scuri con lo spessore del cappotto-07

            

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