Category Archives: scelta materiali

Per calcolare i parametri termici di una stratigrafia

Per calcolare i parametri termici di una stratigrafia, ma anche per conoscere solamente la trasmittanza e lo sfasamento termico dobbiamo inserire alcune caratteristiche del materiale che stiamo utilizzando, o che forse utilizzeremo.

calcolare-parametri-termici-stratigrafia-trasmittanza-calore-specifico-vapore-01

Ma questi parametri sono sempre descritti nelle schede tecniche?

E soprattutto, quali sono?

  • la conducibilità,
  • il calore specifico,
  • e aggiungerei anche il fattore di resistenza al passaggio del vapore (almeno possiamo calcolarci il valore Sd per capire come verrà gestita la migrazione del vapore).

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La maggior parte delle volte, il materiale che stiamo valutando riporta bene nella scheda tecnica le proprietà termofisiche che cerchiamo: questi dati infatti accompagnano la marcatura CE e dovranno essere poi opportunamente corretti per tenere conto delle reali condizioni in cui opereranno secondo UNI EN ISO 10456.

Altre volte manca il dato del calore specifico… Chi sa perchè.

Può capitare anche di reperire con difficoltà la densità del materiale (kg/mc), e senza questo dato non si può proseguire (questo vale spesso per le lane di vetro).

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E’ stata aggiornata anche la Norma UNI 10351 nel 2015: Materiali e prodotti per edilizia – Proprietà termoigrometriche – Procedura per la scelta dei valori di progetto. E’ in vigore dal 25 giugno 2015. La norma

  • fornisce il metodo per il reperimento dei valori di riferimento per conduttività termica, resistenza al passaggio del vapore e calore specifico dei materiali da costruzione in base all’epoca di installazione.
  • integra quanto non presente nella UNI EN ISO 10456 con particolare riferimento ai materiali isolanti per l’edilizia a seconda se siano o meno dotati di marcatura CE.

In conclusione, prima di metterci al lavoro e “dare i numeri” facciamo buona ricerca e troviamoci tutti i dati importanti ad eseguire i calcoli!

Io naturalmente faccio così, ed ogni volta che utilizzo un materiale vado ad aggiornare il mio “data base materiali” che piano piano è diventato lunghissimo (e utilissimo): si tratta di un semplice foglio di calcolo dove in cima alle colonne ho scritto i dati che mi servono..

nome materiale: Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3] Permeabile al vapore ? Potere fonoisolante Rw dB

Se mi capita di avere fretta e non possiedo uno dei dati che sto cercando, scriverò in corsivo un numero “molto affidabile” che avrò copiato da un materiale gemello! E’ un modo per distinguere i dati “dichiarati” dal produttore dai dati “dedotti” con un po’ di logica.

Se fate spesso questo lavoro, consiglio caldamente di iniziare un data base materiali, che si arricchirà di settimana in settimana diventando un autorevole aiutante di studio. Nelle colonne libere di destra suggerisco di aggiungere il nome del cantiere perchè il nostro cervello abbina spesso un certo materiale ad un certo cantiere e le ricerche diventano semplici e veloci.

Se invece vi sentirete smarriti quando il data base materiali oltrepasserà le 1000 righe, come nel mio caso, oppure siete appena rientrati da un viaggio intorno al mondo e a stento ricordate il nome di quel tal cantiere dove avevate scelto di utilizzare quel tal pannello isolante, non vi resta che la scorciatoia di “cerca”: cmd f

calcolare-parametri-termici-stratigrafia-trasmittanza-calore-specifico-vapore

Cosa utilizzate per i vostri fogli di calcolo? ancooora Excel?

Lasciate perdere, spiccate il volo, migrate verso Calc, il foglio elettronico tuttofare che avete sempre desiderato, graaatis:

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 Salvate i vostri documenti nel formato OpenDocument, lo standard internazionale per i documenti di ufficio. Questo formato, basato su XML, è uno standard aperto: ciò significa che non siete legati a CALC. Potete aprire i vostri documenti con qualsiasi programma compatibile con OpenDocument.

Con CALC, inoltre, potete leggere tutti i vostri precedenti documenti Microsoft Excel (compresi quelli creati con Microsoft Excel 2007) e salvare il vostro lavoro nei formati Microsoft Excel per inviarli a chi è ancora legato ai prodotti Microsoft. Se essi desiderano solo vedere il risultato del vostro lavoro, usate piuttosto il formato PDF (Portable Document Format, .pdf) – non è necessario comprare altro software.



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Cos’è il codice di designazione prodotto di un materiale isolante

Non è una novità il fatto che io proponga spesso soluzioni di isolamento termico che prevedono la posa di pannelli in fibra di legno – un po’ perchè è un bel materiale da maneggiare senza dover temere le fibre volatili di pannelli in fibre minerali, ma più che altro per le sue doti di sfasamento estivo che garantiscono una migliore protezione dal surriscaldamento.

Chiunque può raccogliere una manciata di schede tecniche di materiali isolanti diversi e rendersi conto che una capacità termica massica in grado di superare i 2100 J/kgK si può trovare solamente tra le fibre di legno.

Ma se si vuole veramente approfondire la lettura di una scheda tecnica forse si vorrebbe conoscere il significato del “codice di designazione prodotto”.

Ma cos’è questo codice alfanumerico che il produttore deve dichiarare?

Per decifrarlo correttamente ecco l’ esempio suggeritomi dal consulente tecnico Emanuele Paccagnella  ecco qui sotto questa chiarissima tabella:

codice-designazione-prodotto-materiale-isolante-02

Un altro produttore di pannelli isolanti in fibra di legno indica in basso lo stesso codice di designazione con i propri dati specifici del suo pannello.

codice-designazione-prodotto-materiale-isolante-01




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Non uso lana di roccia e lana di vetro

Nè LANA DI ROCCIA nè LANA DI VETRO… e non è una battaglia dedicata al tema della salubrità in cantiere, non sono materiali coibenti adatti al nostro clima.

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A parte poco territorio italiano in zona climatica F, tutti i comuni italiani soffrono di surriscaldamento estivo, e dunque la scelta del materiale coibente può risolvere o non risolvere il problema del caldo.

Per quale ragione dovrei consigliare l’uso di lana di roccia o la lana di vetro (ottimi isolanti termo-acustici) nel nostro clima mediterraneo, padano, pugliese, calabro, siciliano, sardo, appenninico, costiero, collinare?

Andiamo a conoscere meglio le lane minerali (comprese nel gruppo FAV, Fibre Vetrose Artificiali, e quindi anche nel più ampio gruppo delle MMMF, Man Made Mineral Fibres): 

  • sono caratterizzate da concentrazioni superiori al 18% di ossidi alcalini ed alcalino-terrosi (Na2O, K2O, CaO, MgO, BaO e loro combinazioni).
  • sono ricavate da roccia e vetro: un fitto intreccio di fibre legate tra loro con resine termoindurenti che creano una struttura costituita da una moltitudine di celle aperte contenenti aria.

A proposito di  SALUTE E SICUREZZA, i produttori di lane minerali dicono che:

Il REACH (Regolamento Europeo concernente la registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche) classifica le lane minerali come non pericolose.

La IARC (International Agency for Research on Cancer, parte dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità) ha stabilito che le lane minerali “non sono classificabili come cancerogeni per gli esseri umani”.

  • L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato fibre di vetro e fibre ceramiche in Gruppo 2B, possibili cancerogeni per l’uomo, e filamenti di vetro, lana di vetro, lana di roccia in Gruppo 3, non classificabile come cancerogeno per gli esseri umani. 

EUCEB, una certificazione indipendente, assicura la bio-solubilità di tutti i prodotti immessi sul mercato alle prescrizioni europee.

Il tutto è stato recentemente confermato dal Ministero della Salute con il documento “Le Fibre Artificiali Vetrose (FAV) – Linee guida per l’applicazione della normativa inerente ai rischi di esposizioni e le misure di prevenzione per la tutela della salute”, approvato dalla Conferenza Stato/Regioni in data 25 marzo 2015.

  • secondo la legge posso circolare con 3mm di battistrada con qualsiasi auto: forse i Ministeri non si preoccupano poi così tanto della mia incolumità.

Meglio applicare ad ogni scelta riguardante i materiali da costruzione e quelli per coibentazione il migliore dei principi:  il Principio della Cautela.

Il fatto che gli isolanti in lana di vetro e lana di roccia da diverse decine di anni siano i più utilizzati in molti Paesi europei, grazie alle loro proprietà termiche, acustiche e di incombustibilità, è un’ ulteriore prova del fatto che il nostro clima italiano non ha bisogno di materiali come questi.

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Come si progetta la protezione dal caldo estivo?

Non certo aumentando lo spessore dell’isolante all’inverosimile… E’ sufficiente usare materiali isolanti con 2 qualità importanti:

  • un elevato calore specifico:
    Calore specifico (c) [J/kgK]
  •  una buona densità:
    Densità  [kg/m3]

Queste due importanti proprietà del materiale per coibentazione che state valutando in una stratigrafia non sono dati introvabili o nascosti - ormai è diventato raro inciampare in schede tecniche incomplete, i produttori si sono finalmente adeguati ai tempi.

Anche il committente può informarsi autonomamente per scoprire se la proposta ricevuta è adeguata alle aspettative oppure inadeguata: basta saper leggere questi numeri.

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Se vi hanno proposto un pannello isolante in lana di vetro ad alta densità (alta sì ma quanto alta? ecco, siamo inciampati in un produttore che non ha rispetto per il tempo altrui e costringe a cercare per mari e per monti questo introvabile dato kg/mc) date un’occhiata al suo valore di calore specifico:

  • appena 1030 J/kgK. 

Nella incompleta scheda tecnica del pannello in lana di vetro si legge anche << Prodotto in Italia con almeno l’80% di vetro riciclato e con una resina termoindurente  minimizzando le emissioni nell’aria di sostanze inquinanti come formaldeide e altri composti organici volatili (VOC) >> …inquietante direi.

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Se vi hanno proposto un pannello rigido in lana di roccia a media densità per l’isolamento termico e acustico di pareti perimetrali scoprirete facilmente:

sia il valore di calore specifico:

  • sempre 1030 J/kgK.

sia il valore di densità:

  • 60 kg/mc

Se con questo pannello volessimo ottenere uno sfasamento estivo superiore alle 12 ore come prescritto dalla normativa e dal buon senso

Ritardo fattore di decremento (sfasamento)   [h] sfasamento 12,45

dobbiamo impiegare mezzo metro di spessore in lana di roccia. E’ chiaro che le doti di protezione estiva delle lane minerali sono scarse!

Non disperatevi, non c’è motivo

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Esiste un materiale isolante capace di offrire un valore di calore specifico anche doppio! Anche più del doppio, e con densità a piacere:

Calore specifico (c) [J/kgK]
 
2400

Le lane minerali, come prestazioni estive, non saranno mai come la fibra di legno o i fiocchi di cellulosa.

Gli asini non saranno mai cavalli.

E dire che io preferisco gli asini ai cavalli…


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Il miglior compromesso nella scelta dei materiali isolanti per una casa passiva con struttura a telaio

Scrive Daniele:
<< Salve. sto per costruire una casa passiva con struttura a telaio, la ditta che ho contattato usa fibra di legno, lana di roccia o misto , fibra di legno internamente e lana di roccia esternamennte – mi potreste consigliare quale miglior compromesso considerando che abito in pianura padana con umidità importanti.   grazie cordiali saluti >>

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Parlando di materiale per coibentazione per una casa in legno credo che si possa riassumere un discorso lunghissimo con tre principali argomenti:

  1. salubrità
  2. sfasamento estivo
  3. antincendio

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salubrità:

  • le lane minerali e loro fibre mi preoccupano moltissimo, ma ci sono pareri discordanti ed io non ho la chiave della verità suprema.
  • sicuramente il rischio di inalare fibre è elevato durante le fasi di cantiere e invece molto basso per il committente che abiterà la casa.
  • anche sulle emissioni di formaldeide ci sono pareri discordanti.
  • Se vuoi approfondire leggi il mio articolo http://espertocasaclima.com/2016/03/fibre-minerali-fini-lana-roccia-lana-vetro-rischi-salute/

sfasamento estivo:

  • a questo proposito possiedo invece la chiave della verità suprema, e questa verità è garantita dai numeri: ad esempio, 25 è sempre più di 14.
  • si può affermare che la lana di roccia abbia la stessa capacità della fibra di legno a contenere le dispersioni termiche in inverno, ma in pianura padana, come in quasi tutta Italia, il problema delle case è il surriscaldamento estivo e la continua necessità di ricorrere all’accensione degli impianti per raffrescamento
  • in estate abbiamo bisogno di due cose: 1) protezione dal caldo estivo proveniente dall’esterno aumentando il ritardo con cui il calore attraversa la struttura   2) protezione dal veloce surriscaldamento interno aumentando la capacità di accumulare calore del lato interno
  • pensate che 40cm di lana di roccia offrono appena 14 ore di sfasamento contro le 25 ore della fibra di legno con spessore 38cm
  • la stratigrafia va calcolata e poi corretta con ulteriori o migliori strati preferendo sempre pannelli con elevato calore specifico (J/kgK)
  • il lato interno di una casa in legno soffre della mancanza di massa, specialmente se è finita internamente con economiche lastre in cartongesso
  • la stratigrafia va calcolata e poi corretta con ulteriori o migliori strati.

antincendio:

  • in Italia abbiamo più casi di tumore o di incendio di case passive?
  • certamente sarebbe catastrofico che la casa dei nostri sogni prendesse fuoco – non tutti avrebbero le finanze e la forza, se incolumi, di ricominciare dalle ceneri..
  • qui però l’argomento scivola più sulla tipologia di impianto elettrico che sul materiale da costruzione!
  • una casa in legno a telaio con isolamento termico in fibra di legno è combustibile: il progettista e l’installatore devono realizzare l’impianto elettrico a regola d’arte (legge 186/68)
  • l’impianto elettrico nelle case in legno è soggetto al D.M.37/2008 art.1 comma 2 lett.a e b, può essere quindi eseguito dall’installatore abilitato ai sensi del D.M.37/2008 art.3.

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Criteri ambientali minimi (CAM), capacità termica areica interna periodica, DM del 26.6.2015

Da sempre scrivo, consiglio e insisto sul fatto che la capacità areica del lato interno di una stratigrafia ha un’importanza enorme sul comfort e il buon funzionamento della casa in periodo estivo, e anche invernale.

Se volete una re – infarinatura sul concetto di capacità areica del lato interno potete rileggere questi miei articoli.

Anche il nuovo DM 26/6/2015 in vigore dal 1° ottobre non dà molta importanza a questo valore, preferendo ribadire i limiti di trasmittanza U per le varie zone climatiche: questa tendenza la possiamo anche notare nei nuovi modelli di Relazione tecnica (Allegato 2 Relazione tecnica) dove si andranno a descrivere tutte le informazioni minime necessarie per accertare l’osservanza delle norme vigenti da parte degli organismi pubblici:

dm 26 6 2015 involucro relazione tecnica copia

Nel riquadro della Relazione tecnica avrete visto che nell’ultima riga compare il valore di Trasmittanza termica periodica Yie (anch’essa espressa in W/mqK) secondo la norma tecnica UNI EN ISO 13786 –

  • Udyn è una proprietà termica dinamica – è l‘inerzia termica dell’involucro: cioè la capacità di un elemento di sfasare il flusso termico che lo attraversa nelle 24h (il nuovo DM del 26.6.2015 impone < 0,10 (eccetto zona F) e in copertura < 0,18 (W/mqK) oppure Ms > 230kg/mq)

Questi due valori di trasmittanza ci dicono certo qualcosa su come si comporterà la parete, ma se progettiamo una delle più brutte, squallide e meno confortevoli stratigrafie (muro freddo esterno + lana di roccia interna + cartongesso interno) il valore di trasmittanza U e il valore di trasmittanza periodica UYie non ci danno nessun allarme sulla debolezza di questa soluzione!

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 Cartongesso 0,0125 0,250 1000 900
2 RockWool Acoustic 225+ 0,050 0,033 1030 70
3 Mattone pieno UNI 12.6.25 0,3000 0,495 1000 1675

infatti:

  • come vuole il DM del 26.6.2015 la trasmittanza periodica U Yie  è ben < 0,10 (W/mqK)
  • e la trasmittanza U, che indica la capacità di contenere le dispersioni termiche invernali, dimostra che le dispersioni post operam sono solo 1 terzo rispetto a prima

Tutto bene allora?

Una stratigrafia del genere significa che il mio ambiente interno è confinato verso l’esterno da uno strato di lana di roccia e un vecchio muro freddo.

Potrò avere comfort?

In inverno starò meglio di prima, soprattutto mentre leggo la nuova bolletta del gas – ma d’estate? Vivere nell’isolante offre poco in termini di comfort estivo: nell’isolante non posso cedere energia in eccesso, mi mancherà la massa.

Questo aspetto lo si nota immediatamente analizzando bene una stratigrafia muro freddo esterno + lana di roccia interna + cartongesso interno: basta leggere il valore di capacità areica interna:

Capacità termica periodica lato interno k1 [kJ/m2K] 14,1
  • 14,1 kJ/mqK è un valore veramente basso, veramente deludente

Un progettista dovrebbe correggere la stratigrafia se volesse offrire qualcosa di più al suo committente, qualcosa di più che rispettare il DM 26.6.2015, offrire più comfort.

E’ veramente raro che si analizzi profondamente una stratigrafia e si tenga in debito conto il valore di capacità areica interna: pochi sottolineano l’importanza di questo dato. Fortuna che già dal principio della mia carriera ho potuto arricchirmi di validi insegnamenti: ringrazio l’arch. Matteo Pontara e l’ing. Andrea Ursini Casalena)

La buona notizia:

I CRITERI AMBIENTALI MINIMI (CAM) PER L’AFFIDAMENTO DI SERVIZI DI PROGETTAZIONE E LAVORI (Decreto Min. Ambiente 24 dic 2015)

I Criteri ambientali minimi in edilizia tengono ben presente il valore di capacità areica interna:

Capacità termica periodica lato interno  k1 [kJ/m2K] 14,1
  • 14,1 kJ/mqK è un valore basso, veramente deludente ed infatti INACCETTABILE !

I contratti pubblici che citano esplicitamente nell’oggetto dell’appalto il Decreto Ministeriale 24 dicembre 2015 e che includono i criteri di base ivi definiti, sono anche classificati come verdi ai fini del monitoraggio dell’ANAC.

Andiamo a vedere:

CRITERI AMBIENTALI MINIMI (CAM) Edilizia – Specifiche tecniche

ASPETTI ENERGETICI DIRETTI (FASE D’USO)

Prestazione energetica (½):

  • I progetti di nuova costruzione, ristrutturazione integrale degli elementi edilizi costituenti l’involucro di edifici esistenti di superficie utile superiore a 1000 mq, demolizione e ricostruzione, manutenzione straordinaria di edifici esistenti di superficie utile superiore a 1000 mq, ampliamenti superiori al 20% del volume riscaldato, ferme restando le norme e i regolamenti più restrittivi (es. regolamenti urbanistici e edilizi comunali, ecc.), devono garantire le seguenti prestazioni:
  1. L’indice di prestazione energetica globale EPgl deve corrispondere almeno alla classe A2.
  2. La capacità termica areica interna periodica, calcolata secondo la UNI EN ISO 13786: 2008 deve avere un valore di almeno 40 kJ/m2K.

avete notato questo valore minimo?

Capacità termica periodica lato interno k1 [kJ/m2K] 40,0

 E’ naturale che per i produttori di laterizio questa notizia sia musica per le loro orecchie:

criteri-ambientali-minimi-cam-capacita-termica-areica-interna-periodica-dm-26-6-2015

Anche per le mie orecchie.

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Demolizione e riscotruzione, platea calda o fondazione tradizionale?

La demolizione in favore di una ricostruzione è l’occasione per rivedere ogni aspetto progettuale. Non sono sempre e comunque favorevole alla demolizione, ma di fronte a murature in mattone pieno bagnate e fondazioni inesistenti, inutile sforzarsi troppo e affrontare un cantiere con grosse incognite di spesa e interventi forse risolutivi e forse no.

Ricostruiamo, con 2383 Gradi Giorno siamo in zona climatica E:

demolizione-riscotruzione-platea-calda-fondazione-isolamento-terreno-tradizionale-02

essendo in vigore il DM 26.6.2015 già dal 1° ottobre scorso dobbiamo per forza riferirci ai nuovi limiti di trasmittanza previsti quando ragioniamo sul solaio verso terra.

demolizione-riscotruzione-platea-calda-fondazione-isolamento-terreno-tradizionale-01

Per contenere le dispersioni verso il basso dobbiamo garantire una trasmittanza U inferiore a 0,30 W/mqK

Naturalmente sarebbe possibile partire con la fondazione, e solo successivamente posare lo strato di coibentazione idoneo. In progetto era infatti la realizzazione di un getto armato su igloo.

Ma perchè non cambiare radicalmente strategia e progettare una platea di fondazione poggiante sull’isolante? Ottenere una platea calda quali aspetti positivi porta all’edificio in riscostruzione? Molteplici, ma ne voglio evidenziare alcuni:

  • solaio verso terra già isolato termicamente (una massa enorme di circa 800 kg /mq a temperatura quasi ambiente)
  • solaio verso terra distaccato dal terreno che allontana il rischio di umidità di risalita
  • piede della muratura caldo con conseguente ponte termico già attenuato
  • passaggi impiantistici affogati nello spessore alleggerito con temperature molto stabili
  • poco sbancamento del terreno

I nuovi limiti di trasmittanza impongono a questa scelta costruttiva enormi spessori di coibentazione? Di fatto no. Sono sempre favorevole a forti spessori di isolamento termico – non vedo intelligenza nel rispettare unicamente i limiti imposti dal legislatore – meglio far meglio. Ma torniamo al punto: il solaio verso terra avrà in sostanza due (si potrebbe dire 3) strati dedicati alla coibentazione:

  1. il pannello isolante sottofondazione che verrà sistemato sopra al magrone armato sopra lo stabilizzato di base
  2. il getto in calcestruzzo cellulare leggero o sottofondo alleggerito termoisolante premiscelato che equivale allo spessore necessario agli impianti e alle loro pendenze
  3. l’eventuale spessore dedicato all’anticalpestio che permette al massetto di finitura di essere galleggiante, quindi desolarizzato.

Se tutti gli altri strati sono molto conducenti e dispersivi, questi 3 strati sono quelli che permettono alla stratigrafia di fondazione di rispettare i limiti di trasmittanza termica.

Vediamoli tutti insieme in stratigrafia:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 Piastrella 0,010 1,300 840 2300
2 collante x piastrella 0,003 0,510   1111 1700
3 massetto 0,050 1,600 1000 2300
4 anticalpestio 0,010 0,037 1400 30
5 alleggerito 0,100 0,098 1000 400
6 cls armato 0,250 2,500 880 2400
7 foglio in PE polietilene 0,002 0,040   1400 92
8 isolante 0,080 0,035 1450 35
9 magrone armato
10 stabilizzato di base

Guardando lo strato n.8, il primo strato isolante che incontriamo partendo dall’esterno, sembra che già 8cm siano sufficienti a mettere in regola il pacchetto verso terra: si tratta di un pannello battentato sui 4 lati in schiuma in polistirene espanso estruso XPS esente da HCFC, HFA e HFC che offre resistenza alla compressione a lungo termine > 250 kPa.

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L’intera stratigrafia, inserendo i valori di lambda Dichiarato, garantisce dispersioni termiche verso il basso pari a soli 0,254 W/mqK

Trasmittanza   U [W/m2K] 0,254

Tutti sanno che il terreno offre una enorme inerzia e avere il terreno come strato più esterno è una garanzia maggiore contro gli sbalzi termici e le rigide temperature invernali di alcune settimane dell’anno. Possiamo dire che la platea di fondazione gode di un clima ben più favorevole rispetto alla copertura o alle pareti esterne – la platea è più protetta.

Il flusso termico è naturalmente discendente e posso applicare il “fattore correzione terreno” pari a 0,45: dunque il valore di trasmittanza U * 0,45.

Nel calcolo inserirò come Resistenza termica esterna il valore zero:

Resistenza termica sup esterna Rse     [m2K/W] 0,00

 Avrei affrontato un costo minore se avessi posato gli igloo e avessi previsto una fondazione di forma diversa? Avrei un edificio con prestazioni termiche migliorate? Non credo proprio.

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Fibre minerali fini, lana di roccia e lana di vetro, i rischi per la salute

Stefano, che sta valutando con la moglie Elisabetta ogni materiale che verrà impiegato nella costruzione della loro futura casa, mi ha suggerito di leggere un articolo pubblicato dall’ EPA United States Environmental Protection Agency.

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Quali fibre volano nell’aria?

Lana di vetro e lana di roccia sono proposte per isolamento termico ed acustico in edilizia – il principale rischio di esposizione alle fibre minerali fini è per inalazione, soprattutto durante la loro produzione e l’uso. Se siamo committenti preoccupati per i materiali con cui si sta isolando casa, teniamo ben presente che chi mette a rischio la propria salute è soprattutto chi sta lavorando, tagliando e applicando pannelli o materassini in lana di roccia o lana di vetro.

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato fibre di vetro e fibre ceramiche in Gruppo 2B, possibili cancerogeni per l’uomo, e filamenti di vetro, lana di vetro, lana di roccia in Gruppo 3, non classificabile come cancerogeno per gli esseri umani.

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Lo IARC di Lione stila la classifica dei materiali che possono provocare il cancro in base a una precisa scala di rischio:

  • gruppo 1: carcinogeni umani certi e comprende 113 agenti
  • gruppo 2A: carcinogeni probabili per l’uomo, 66 agenti
  • gruppo 2B: carcinogeni possibili, 285 sostanze
  • gruppo 3: comprende le sostanze non classificabili come carcinogene (al momento sono 505)
  • gruppo 4: sostanze probabilmente non carcinogene per l’uomo (in questa categoria c’è una sola sostanza, il caprolactam, un precursore del nylon).

Le liste dello IARC, compilate dal 1971 in base agli studi disponibili, includono gli agenti studiati perché sospetti: ad esempio nel caso del Caprolactam, quando il nylon si diffuse nell’abbigliamento nacque il dubbio sulla sua innocuità. Così è stato valutato in laboratorio per scoprire che non interagisce con le sostanze biologiche dell’organismo umano e che quindi non porta con sè alcun rischio.

l rischio di cancro:

Ricordo a chi sta leggendo che i dati riportati sotto provengono dalla International Agency for Research on Cancer (IARC). IARC Monographs on the Evaluation of the Carcinogenic Risk of Chemicals to Man: Man-Made Mineral Fibres. Volume 43. World Health Organization, Lyon. 1988.

Sono dati dell’ ’88! – non avevo nemmeno un computer nell’88!

Lana di vetro:

  • Uno studio su lavoratori in lana di vetro negli Stati Uniti ha mostrato un leggero aumento della mortalità per cancro respiratorio, tuttavia, questo aumento non era statisticamente significativo
  • Uno studio europeo non ha mostrato alcun eccesso di mortalità complessiva per tumore polmonare relativo all’ esposizione alla lana di vetro nell’uomo.
  • Uno studio canadese su lavoratori in lana di vetro ha mostrato un sostanziale aumento della mortalità da cancro ai polmoni, che era statisticamente significativa, ma non è stato relazionato al tempo della prima esposizione o alla durata dell’esposizione.
  • L’ inalazione nei ratti, non mostra alcun aumento significativo nei tumori al polmone da esposizione a lane di vetro, tuttavia alcuni tumori delle vie respiratorie si sono verificati.

EPA non ha classificato la lana di vetro come cancerogeno.

IARC ha classificato la lana di vetro in Gruppo 3, non classificabile come cancerogeno per l’uomo.

Filamenti di vetro:

  • Nessun aumento di cancro delle vie respiratorie tra i lavoratori di filamenti di vetro negli Stati Uniti e nessun aumento di cancro al polmone nei lavoratori europei.
  • Nessun aumento di incidenza del tumore in esperimenti in cui i filamenti di vetro con diametro relativamente grande (> 3 micron) sono stati somministrati per via intraperitoneale a ratti.

EPA non ha classificato i filamenti di vetro come cancerogeno.

IARC ha classificato i filamenti di vetro in Gruppo 3, non classificabile come cancerogeno per l’uomo

Lana di roccia:

  • Uno studio su lavoratori di lana di roccia negli Stati Uniti ha indicato un aumento statisticamente significativo della mortalità per cancro delle vie respiratorie.
  • In uno studio sui lavoratori europei c’è stato un aumento statisticamente non significativo globale nel cancro all polmone tra i lavoratori di lana di roccia.
  • In due studi in cui sono stati esposti per inalazione i ratti alla lana di roccia, nessun aumento statisticamente significativo dell’incidenza di tumori del polmone.

EPA non ha classificato lana di roccia come cancerogeno.

IARC ha classificato la lana di roccia in Gruppo 3, non classificabile come cancerogeno per l’uomo.

Non sarà il pannello in lana di roccia appena applicato sulla parete a rovinare la nostra buona salute – tutti sanno quanto è importante adottare stili di vita salutari per ridurre il rischio di sviluppare un cancro.

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Le regole da seguire e i miti da sfatare potete leggerli con calma e curiosità qui. In ogni caso potete applicare ad ogni vostra scelta riguardante i materiali da costruzione e quelli per coibentazione il migliore dei principi:  il Principio della Cautela.

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Il cappotto in eps non fa respirare la casa

E’ una frase che si sente molto spesso - il sistema a cappotto non fa respirare la casa. ln realtà il polistirene espanso sinterizzato (EPS) che si ottiene dalla polimerizzazione, sotto forma di piccole perle, dello stirene monomero (derivato dal petrolio – innegabile) ha la sua propria caratteristica di permeabilità al vapore (45), 45 volte più ermetico di uno strato d’aria.

Teniamo presente che non è il cappotto a garantire la tenuta all’aria della nostra casa, prima c’è l’intonaco interno della parete, poi l’intonaco esterno e probabilmente anche la vecchia finitura esterna, più o meno in buono stato.

Non sottovaluto affatto il problema della migrazione del vapore, che ricordo essere verso l’esterno in periodo di riscaldamento e in senso inverso in periodo estivo, ma ci tengo a ricordare che spesso, eventuali errori nella stratigrafia riguardano i materiali impiegati come collanti e rasatura armata.

Un collante-rasante minerale a base cemento bianco, sabbia calcarea pregiata, inerte leggero può avere permeabilità al vapore 20

Un rivestimento a spessore in pasta a base silicati–silossani, cioè la finitura del cappotto, altamente idrorepellente, può avere permeabilità al vapore 60. 

Non lasciamoci ingannare dai numeri… 45, 20, 60, di per sè non dicono ancora nulla perchè dobbiamo ricordarci di trasformare il dato della permeabilita al vapore nel dato ben più importante della resistenza al passaggio del vapore dello strato. E questa resistenza, detta valore Sd, si ottiene con una facile operazione:  moltiplicando il valore µ per lo spessore del materiale.

Ad esempio uno strato di intonaco (la tonaca del muro, la pelle!) di un centimetro:

 valore µ = 5 spessore cm.1,2

Sd = 5 x 0,012 m. = 0,06 quindi un valore Sd = 0,06

E uno strato di ben 18 centimetri di un pannello in polistirene espanso grigio contenente riflettori di infrarossi, conducibilità termica 0,031 W/mK, permeabilità al vapore 45,  massa volumica 15 kg/mc ?

valore µ = 45 spessore cm.18

Sd = 45 x 0,18 m. = 8,1 quindi un valore Sd > 8

E un blocco rettificato in laterizio porizzato (impasto di argilla cotta) di ben 45 centimetri, conducibilità termica 0,094 W/mK, permeabilità al vapore 10,  densità 780 kg/mc ?

valore µ = 10 spessore cm.45

Sd = 10 x 0,45 m. = 4,5 quindi un valore Sd = 4,5

Diamo il giusto peso alle cose, ai principi, ai numeri e ai risultati che otteniamo!

Ma come si ottiene l’eps?

cappotto in eps non fa respirare la casa-01

In fase di lavorazione le perle, a contatto con vapore acqueo e gas pentano, si espandono fino a 20-50 volte il loro volume iniziale – poi avviene la sinterizzazione: le perle, sottoposte di nuovo all’azione del vapore acqueo, si uniscono tra loro formando un blocco di materiale espanso.

cappotto in eps non fa respirare la casa-02

E’ l’aria contenuta al proprio interno che rende l’EPS un ottimo isolante termico, ben il 98% è aria.



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Riferimenti normativi, le UNI

E’ normale, leggendo testi e argomenti riferiti all’efficienza energetica dell’edificio, inciampare in riferimenti normativi. Qui di seguito ne elenco alcuni che si incontrano di frequente ricordandone il tema :

circa la valutazione energetica:

UNI EN 410 “Vetro per edilizia – Determinazione delle caratteristiche luminose e solari delle vetrate”.

UNI EN 673 “Vetro per edilizia – Determinazione della trasmittanza termica (valore U) – Metodo di calcolo”.

UNI EN 832 “Calcolo del fabbisogno di energia per il riscaldamento – Edifici residenziali”.

UNI EN ISO 6946 “Componenti ed elementi per l’edilizia – Resistenza e trasmittanza termica – Metodo di calcolo”.

UNI EN ISO 7345 “Isolamento termico – Grandezze fisiche e dimensioni”.

UNI EN ISO 10077-1 “Prestazione termica di finestre, porte e chiusure – Calcolo della trasmittanza termica – Metodo semplificato”.

UNI EN ISO 10077-2 “Prestazione termica di finestre, porte e chiusure – Calcolo della trasmittanza termica – Metodo numerico dei telai”.

UNI EN ISO 10211-1 “Ponti termici in edilizia – Flussi termici e temperature superficiali – Metodi generali di calcolo”.

UNI EN ISO 10211-2 “Ponti termici in edilizia – Calcolo dei flussi termici e delle temperature superficiali – Ponti termici lineari”.

UNI 10348 “Riscaldamento degli edifici – Rendimenti dei sistemi di riscaldamento – Metodo di calcolo”.

UNI EN 10349 “Riscaldamento e raffrescamento degli edifici – Dati climatici”.

UNI 10351 “Materiali da costruzione. Conduttività termica e permeabilità al vapore”.

UNI 10355 “Murature e solai. Valori della resistenza termica e metodo di calcolo”.

UNI 10379 “Riscaldamento degli edifici. Fabbisogno energetico convenzionale normalizzato. Metodo di calcolo e verifica”.

UNI TS 11300 “Prestazioni energetiche degli edifici – Parte 1. Determinazione del fabbisogno di energia termica dell’edificio per la climatizzazione estiva ed invernale”.

UNI TS 11300 “Prestazioni energetiche degli edifici – Parte 2. Determinazione del fabbisogno di energia primaria e dei rendimenti per la climatizzazione invernale e per la produzione di acqua calda sanitaria”

UNI EN 13370 “Prestazione termica degli edifici – Trasferimento di calore attraverso il terreno – Metodi di calcolo”.

UNI EN 13465 “Ventilazione degli edifici – Metodo di calcolo per la determinazione delle portate d’aria negli edifici residenziali”.

UNI EN 13789 “Prestazione termica degli edifici – Coefficiente di perdita di calore per trasmissione – Metodo di calcolo”.

UNI EN 13790 “Prestazione termica degli edifici – Calcolo del fabbisogno di energia per il riscaldamento”.

UNI EN ISO 14683 “Ponti termici nelle costruzioni edili – Trasmittanza termica lineare – Metodi semplificati e valori di progetto”.

 

circa la produzione di energia da fonti rinnovabili:

UNI TS 11300 “Prestazioni energetiche degli edifici – Parte 2. Determinazione del fabbisogno di energia primaria e dei rendimenti per la climatizzazione invernale e per la produzione di acqua calda sanitaria”

UNI EN 832 “Calcolo del fabbisogno di energia per il riscaldamento – Edifici residenziali”.

UNI 8477-1 “Energia solare – Calcolo degli apporti per applicazioni in edilizia – Valutazione dell’energia raggiante ricevuta”.

UNI 8477-2 “Energia solare – Calcolo degli apporti per applicazioni in edilizia – Valutazione degli apporti ottenibili mediante sistemi attivi o passivi”.

 

circa i materiali da costruzione:

UNI 10351 “Materiali da costruzione – Conduttività termica e permeabilità al vapore”.

UNI 10375 “Metodo di calcolo della temperatura interna estiva degli ambienti”.

UNI TS 11300 “Prestazioni energetiche degli edifici – Parte 1. Determinazione del fabbisogno di energia termica dell’edificio per la climatizzazione estiva ed invernale”.

UNI EN ISO 13786 “Prestazione termica dei componenti per edilizia – Caratteristiche termiche dinamiche – Metodi di calcolo”.

UNI 13788 “Prestazione igrometrica dei componenti e degli elementi per l’edilizia – Temperatura superficiale interna per evitare l’umidità superficiale critica e condensa interstiziale – Metodo di calcolo”.

UNI EN ISO 15927-1 “Prestazione termoigrometrica degli edifici – Calcolo e presentazione dei dati climatici – Medie mensili dei singoli elementi meteorologici”

Norme ISO 14000.

 

circa il risparmio idrico e la permeabilità dei suoli:

UNI EN 13252 “Geotessili e prodotti affini. Caratteristiche richieste per l’impiego nei sistemi drenanti”.

UNI EN 13253 “Geotessili e prodotti affini. Caratteristiche richieste per l’impiego nelle opere di controllo dell’erosione”.

 

circa la qualità interna ed esterna:

UNI EN ISO 140-3 “Misurazione dell’isolamento acustico in edifici e di elementi di edificio. Misurazione in laboratorio dell’isolamento acustico per via aerea di elementi di edificio”.

UNI EN ISO 140-4 “Misurazione dell’isolamento acustico in edifici e di elementi di edificio. Misurazioni in opera dell’isolamento acustico per via aerea tra ambienti”.

UNI EN ISO 140-5 “Misurazione dell’isolamento acustico in edifici e di elementi di edificio. Misurazioni in opera dell’isolamento acustico per via aerea degli elementi di facciata e delle facciate”.

UNI EN ISO 140-7 “Misurazione dell’isolamento acustico in edifici e di elementi di edificio. Misurazione in opera dell’isolamento dal rumore di calpestio di solai”.

UNI EN 410 “Vetro per edilizia – Determinazione delle caratteristiche luminose e solari delle vetrate”.

UNI EN ISO 717-1 “Valutazione dell’isolamento acustico in edifici e di elementi di edificio. Isolamento acustico per via aerea”.

UNI EN ISO 717-2 “Valutazione dell’isolamento acustico in edifici e di elementi di edificio. Isolamento del rumore di calpestio”.

UNI 8199 “Collaudo acustico degli impianti di climatizzazione e ventilazione. Linee guida contrattuali e modalità di misurazione”.

UNI 10439 “Illuminotecnica – Requisiti illuminotecnici delle strade con traffico motorizzato”. UNI 10604 “Manutenzione. Criteri di progettazione, gestione e controllo dei servizi di manutenzione di immobili”.

UNI 10671 “Apparecchi di illuminazione – Misurazione dei dati fotometrici e presentazione dei risultati – Criteri generali”.

UNI 10819 “Luce e illuminazione – Impianti di illuminazione esterna – Requisiti per la limitazione della dispersione verso l’alto del flusso luminoso”.

EN ISO 10848-1 “Acustica – Misurazione in laboratorio della trasmissione laterale, tra ambienti adiacenti, del rumore emesso per via aerea e del rumore di calpestio – Parte 1: Documento quadro”.

EN ISO 10848-2 “Acustica – Misurazione in laboratorio della trasmissione laterale, tra ambienti adiacenti, del rumore emesso per via aerea e del rumore di calpestio – Parte 2: Prova su elementi leggeri nel caso di giunti a debole influenza”.

EN ISO 10848-3 “Acustica – Misurazione in laboratorio della trasmissione laterale, tra ambienti adiacenti, del rumore emesso per via aerea e del rumore di calpestio – Parte 3: Prova su elementi leggeri nel caso di giunti a forte influenza”.

UNI 10874 “Manutenzione dei patrimoni immobiliari. Criteri di stesura dei manuali d’uso e manutenzione”.

UNI 10951 “Sistemi informativi per la gestione della manutenzione dei patrimoni immobiliari. Linee Guida”.

UNI EN 12354-1 “Acustica in edilizia – Valutazioni delle prestazioni acustiche di edifici a partire dalle

prestazioni di prodotti – Isolamento dal rumore per via aerea tra ambienti

UNI EN 12354-2 “Acustica in edilizia – Valutazioni delle prestazioni acustiche di edifici a partire dalle prestazioni di prodotti – Isolamento acustico al calpestio tra ambienti”.

UNI EN 12354-3 “Acustica in edilizia – Valutazioni delle prestazioni acustiche di edifici a partire dalle prestazioni di prodotti – Isolamento acustico contro il rumore proveniente dall’esterno per via aerea”.

UNI EN 12354-4 “Acustica in edilizia – Valutazioni delle prestazioni acustiche di edifici a partire dalle prestazioni di prodotti – Trasmissione del rumore interno all’esterno”.

UNI EN 12354-6 “Acustica in edilizia – Valutazioni delle prestazioni acustiche di edifici a partire dalle prestazioni di prodotti – Parte 6: Assorbimento acustico in ambienti chiusi”.

UNI 10522 “Prodotti di fibre minerali per isolamento termico e acustico. Fibre, feltri, pannelli e coppelle. Determinazione del contenuto di sostanze volatili “.

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La casa nel clima italiano di che isolamento ha bisogno?

Seguendo l’Europa finalmente anche l’ Italia ha conosciuto l’isolamento termico degli edifici – ci siamo appena abituati a prevedere il cappotto che già ci troviamo alla vigilia del costruire edifici nuovi a consumo netto quasi nullo. L’ Italia sembra in ritardo, e appare svantaggiata, invece io vedo in questa lentezza l’occasione italiana di fare meglio di tutti gli altri.

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E’ una fortuna che oltre il 90% delle nostre case sia ancora da isolare!

Pensate se tutti gli edifici avessero già quello standard dei primi cappotti posati in Italia dopo il 2005: 4-6cm di EPS bianco, spesso senza rispettare un sistema certificato.

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Con le temperature estive sempre più insopportabili in quasi tutte le città italiane, il sottile cappottino in EPS può fare ben poco e il beneficio del costoso intervento resta limitato al periodo invernale.

Progettare senza considerare gli effetti del surriscaldamento è sempre un errore, almeno in Italia. La protezione estiva resta spesso sottovalutata, si dovrebbe progettare solamente in luglio e agosto in uffici non climatizzati! 

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In gergo tecnico si parla di gestire i carichi interni durante l’estate:  isolare non è mai sbagliato, ma la progettazione dell’involucro non deve limitarsi a verificare la trasmittanza U che si ottiene, anche l’inerzia termica è importantissima – è qui che nasce il comfort abitativo – d’inverno perché la temperatura interna resta costante, d’estate perché l’energia di troppo prodotta dentro casa può essere ceduta alla massa interna (debitamente isolata esternamente) senza aver continuo bisogno di impianti di climatizzazione.

L’obiettivo della casa a consumo nullo soccorsa dal solare e dal fotovoltaico non è proprio l’ideale di casa! 

Prestare attenzione ai soli flussi entranti dall’esterno e dimenticando i carichi interni (noi che abitiamo, gli elettrodomestici che accendiamo, l’illuminazione ecc.), significa non fare gli interessi della committenza. E chi non pensa al committente non sta progettando bene.

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Non dobbiamo guardare unicamente al laterizio come metodo salvatore dei progetti in clima caldo, gli intonaci, le lastre in fibrogesso e i pannelli in argilla svolgono egregiamente e in modo passivo il ruolo di portatori di comfort termo-igrometrico. E’ proprio questo strato più interno della parete perimetrale a svolgere questo compito delicato: diffidate sempre delle soluzioni svelte ed economiche – cartongesso e pittura murale, soluzione povera in tutti i sensi.

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Capita spesso che il valore indicato dalla massa superficiale di una struttura tranquillizzi tutti sul fronte del comfort estivo: è bene ricordare che la massa superficiale “pesa” il metro quadro della struttura in tutti i suoi strati e non sottolinea quali strati siano quelli pesanti. Per fare un esempio, una parete “pesante” potrebbe ricevere uno strato leggero ed isolante sul lato interno (magari un foglio extra sottile termoriflettente) portando a grossi discomfort estivi gli ambienti. 

Quali dati si devono tenere in grande considerazione per combattere il surriscaldamento estivo?

Naturalmente la risposta è – ” tutti i dati risultanti dal calcolo di una stratigrafia sono importanti “, ma bisogna saperli leggere ed interpretare correttamente per capire come si comporterà l’edificio nelle stagioni.

In tanti articoli ho cercato di spiegare l’importanza del valore della Capacità termica periodica del lato interno detto anche Capacità areica interna. E’ un dato spesso nemmeno riportato nei documenti allegati alle stratigrafie, ma molto indicativo sulla qualità progettuale. Più il valore è basso e peggiore sarà il comportamento dell’edificio in periodo estivo. Consiglio di non accontentarsi mai di valori inferiori ai 30 kJ/m2K: per evitare il surriscaldamento estivo meglio alti valori di capacità termica areica interna (la capacità di assorbire calore internamente).


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Troppa burocrazia per le agevolazioni fiscali

Quante ore hanno dedicato gli italiani agli aspetti burocratici delle agevolazioni fiscali? Quante ore sono state dedicate ad informarsi, a cercare di capire, a valutarne la convenienza e poi magari a rinunciare? Quante ore sono state dedicate a capire le differenze tra anno e anno e a cercare chiarimenti specifici? Quante ore sono state addebitate dagli studi professionali, commercialisti compresi, per la voce agevolazioni fiscali?

Voi direte, non è tutto tempo perso… è lavoro! Sì, ma lavoro inutile è ricchezza finta! Paesi più snelli, più chiari e più trasparenti arricchiscono il paese senza lavoro inutile. Che ne pensate?

Nessuno si offenda e si senta preso di mira se parlo di lavoro inutile. Intendo come inutile un impiego remunerato che effettivamente non porta nulla al paese dove si svolge – pensiamo al casellante che incassa i tre euro dopo il tragitto Padova-Vicenza in autostrada, alzare o scendere la sbarra del casello ricevendo lo stipendio dalla società Autostrade: lavoro inutile è ricchezza finta! Se proprio si deve gabellare l’automobilista (in Germania si viaggia gratis, ovunque) può pensarci il Telepass o altro.

Io da anni ripeto, perché non togliere l’iva dai materiali termoisolanti e dalle macchine che si reputano migliorative per il bilancio energetico degli edifici e dunque, in definitiva, del paese. L’Italia ha grande bisogno di riequilibrare la bilancia dei pagamenti. E non dimentichiamo il beneficio per l’ambiente, l’aria delle nostre città e le polveri.

green-deal-iva ridotta materiali isolanti

In Gran Bretagna, per incentivare l’efficienza energetica degli edifici, si è deciso con il Green Deal di applicare l’IVA al 5% sui materiali termoisolanti (illegale secondo i giudici comunitari: in Europa, la direttiva Iva stabilisce che l’aliquota Iva ordinaria fissata da ciascun Stato membro non può essere inferiore al 15%).

Esco dal tema un attimo solo: Già che la direttiva ha stabilito il tetto minimo, poteva far del bene a tutti i paesi comunitari e stabilire il tetto massimo! Come mai faranno i paesi più deboli con aliquote IVA altissime a correre insieme ai paesi dalle economie più forti e dalle IVE più basse e convenienti?

Diminuire l’IVA potrebbe anche aiutare le imprese italiane che acquistano materiali edili con IVA al 22% per rivenderli con IVA al 10%…

Ho letto che la Commissione europea sta valutando la possibilità di ridurre le aliquote IVA per favorire l’efficienza energetica degli edifici residenziali europei. Ma chi è questa mente illuminata spuntata da un sogno di mezza estate? E’ Miguel Arias Cañete, commissario europeo per clima ed energia – a domandarsi se l’IVA può essere uno strumento efficace per promuovere gli investimenti in efficienza energetica. Io la smetterei di farmi domande e incentiverei tutti i materiali idonei all’efficienza energetica. Un po’ di lungimiranza non guasta mai

vale sempre il motto:

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Migrazione del vapore e tenuta all’aria in strutture x-lam

Progettare una stratigrafia di una casa in legno significa obbligatoriamente evitare qualsiasi rischio di condensa interstiziale. E questo vale per una costruzione a telaio e per una costruzione in x-lam indifferentemente.

Migrazione vapore tenuta aria strutture x-lam-02

A prima vista si potrebbe pensare che costruendo in x-lam il problema di passaggi d’aria incontrollati sia più o meno risolto alla radice: l’ x-lam è un elemento strutturale così pieno e compatto!

Ma l’X-LAM è garantito come tenuta all’aria? Ne siamo sicuri? Se il produttore lo garantisce e lo produce proprio per offrire questa qualità, allora la struttura è un elemento che funge proprio da freno al vapore. In questo caso un telo non serve.

Migrazione vapore tenuta aria strutture x-lam-01

Quando l’X-LAM non garantisce la tenuta all’aria la stratigrafia dovrebbe essere diversa e prevedere lo strato di tenuta (all’ aria per l’ appunto!). La maggior parte dei costruttori propone una stratigrafia parete come questa (non mi addentro nella questione degli spessori, se vi interessa ho scritto sugli spessori del pannello in x-lam in questo articolo):

  • cartongesso
  • coibente
  • freno al vapore (che garantisce anche la tenuta all’aria)
  • X-Lam
  • sistema a cappotto
  • strato di tenuta al vento ( la rasatura, l’intonaco, se non si tratta di una facciata ventilata )

Ma come si possono conoscere le qualità dei pannelli in x-lam se non si è esperti del settore? E nemmeno io penso di esserlo…

Migrazione vapore tenuta aria strutture x-lam-01

I pannelli in X-lam multistrato, a seconda dello spessore, garantiscono una tenuta all’aria maggiore o minore (sia da certificato di laboratorio, da richiedere sempre, sia da test blowerdoor in opera).

Questa caratteristica è una qualità importantissima in un edificio in legno costruito a regola d’arte, e mette al riparo dal rischio di condensa interstiziale nei punti di non tenuta.

Migrazione vapore tenuta aria strutture x-lam-01

Dunque, non siamo esperti del settore – ma allora, come committente, posso permettermi di lasciare una parete in x-lam senza una protezione sul lato interno proprio perchè mi piace vedere il legno e godere in pieno del materiale che ho scelto per la mia nuova casa? Ed io, come consulente, che risposta devo dare a chi si rivolge a me per delucidazioni sul tema della migrazione del vapore e della tenuta garantita dall’ x-lam?

Dipende sempre dalla qualità del pannello, che dipende a sua volta dal tipo di produzione:

per esempio un pannello in legno massello di grande formato composto da lamelle incrociate e incollate  X-Lam, o Cross Laminated Timber (CLT), per pareti, solai e coperture può avere Superfici di qualità diverse:

  • qualità Non a vista (NSI)
  • qualità a vista industriale (ISI)
  • qualità a vista residenziale (WSI)

La resistenza alla diffusione varia solitamente dai 25 ai 50 secondo la norma EN 12524.

In genere si possono considerare come strato ermetico solo pannelli x-lam a 3 strati della qualità ISI o WSI e pannelli con 5 o più strati.

Non dimentichiamo di verificare se l’incollaggio ha impiegato colla PUR senza formaldeide, secondo la norma EN 301 per componenti costruttivi portanti e non portanti, per interni e esterni.


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Materiali isolanti che raffrescano

Pubblicità, sì deve attrarre.

Materiali isolanti che raffrescano-01

Altrimenti come fare a vendere caramelle con vitamine inutili, Yogurt miracolosi, barrette di cioccolato che aumentano l’ IQ dei nostri bambini, spruzzini che puliscono divani e tende, e materiali da costruzione improvvisamente così biologici e a basso impatto.

Alcune forme di pubblicità tendono a manipolarci fino a farci perdere il senso della realtà? A volte.

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Cerco sempre di spiegare ai miei committenti che la scelta dei materiali per coibentazione incide molto sulla prestazione estiva dell’edificio.

Che senso ha progettare per avere una bolletta per riscaldamento bassissima quando poi la casa diventa un forno d’estate? Anche il raffrescamento ha il suo costo, e non solo energetico, anche per manutenzione e anche per la nostra salute. Gli ambienti vivibili d’estate solo grazie alla climatizzazione portano vari disturbi alla salute.

Quindi la protezione dal caldo è un aspetto primario in Italia, in tutte le zone climatiche eccetto la zona F.

Cosa intendo per progettare la protezione dal caldo?

Intendo scartare tutte le stratigrafie che comprendono strati di materiali termoisolanti non adatti ad ottenere:

  • un buon sfasamento (lo sfasamento ci indica il ritardo in ore con cui il calore giunge all’interno attraverso una struttura)
  • un buon fattore di decremento, o attenuazione (un numero che ci indica la riduzione d’intensità del calore che attraversa la struttura)
  • una buona trasmittanza termica periodica (un dato che indica l’inerzia termica, cioè la capacità di sfasare il flusso termico)

E intendo anche scartare tutte le soluzioni di isolamento termico interne che non offrono una stratigrafia attenta al valore di capacità termica periodica del lato interno (quel valore che ci indica se la struttura è capace o meno di assorbire calore e dunque evitare il surriscaldamento estivo).

Avete notato i termini che ho utilizzato?

  • protezione dal caldo
  • sfasamento
  • ritardo in ore
  • attenuazione
  • riduzione d’intensità del calore
  • inerzia termica
  • sfasamento del flusso termico
  • capacità di assorbire calore
  • evitare il surriscaldamento

Sicuramente non mi sentirete mai dire che la mia stratigrafia rinfresca la vostra casa o che il pacchetto di coibentazione del tetto raffresca la vostra mansarda.

Il raffrescare è un’esclusiva degli impianti tecnologici o, a seconda dell’edificio e della sua gestione, della ventilazione naturale.

Altra cosa è proteggere dal caldo, questa è un’esclusiva dei materiali, delle loro caratteristiche e dello spessore con cui vengono utilizzati + una buona proposta per ottenere un corretto ombreggiamento.

Materiali isolanti che raffrescano-02

Ma quali sarebbero i materiali più adatti a proteggere dal caldo? Quelli che hanno le migliori caratteristiche di conduttività termica?  In realtà i materiali che si comportano meglio sono quelli che offrono sia alta densità (quindi non i più leggeri) e sia elevato calore specifico (J/kgK) quindi sfogliando le schede tecniche dei materiali è facile capire che direzione prendere!


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Non consiglio materiali isolanti rischiosi per la salute

Non consiglio materiali isolanti rischiosi per la salute – e perchè mai dovrei? Non sono nemmeno performanti contro il caldo estivo.

Ricordiamo che siamo in Italia quando ragioniamo sull’isolamento termico di una casa: un obiettivo è contenere le dispersioni invernali ed avere bollette per riscaldamento contenute, ma il senso di tutto il progetto è avere una casa confortevole tutto l’anno, e che non diventi in un forno con l’arrivo dell’estate!

Non consiglio materiali isolanti rischiosi salute-03

25 marzo 2015: Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato-Regioni – vengono aggiornate e superate le vecchie linee guida emanate con la circolare del Ministero della Sanità n. 23 del 25.11.1991: tutte le fibre artificiali vetrose “per le quali non risultano valori limite o indicazioni tecniche sulla valutazione dell’esposizione, rientrano nella categoria dei materiali utilizzabili che presentano rischi per la salute”.

Mi occupo di involucro edilizio, perciò sono ogni giorno a scegliere e valutare i materiali per coibentazione. L’isolamento termico è più o meno garantito da ogni materiale isolante, ma, a parte le prestazioni, mi sento in dovere di preferire materiali che durante la fase di cantiere (di posa) e durante la vita mi portino bassi rischi. E perchè non lo dovrei fare? Perchè dovrei ignorare che quel tipo di pannelli isolanti mi comporta un rischio se facilmente ne posso scegliere uno differente o magari naturale?

Solo una questione di soldi? La salute vale oro – chiedete a chi non ce l’ha.

Le lane minerali o fibre artificiali vetrose (FAV) impongono una valutazione dei rischi. In primo luogo penso alla movimentazione in cantiere di questo tipo di isolanti, poi penso al momento del maneggio per la posa e al maneggio ripetuto quando si devono prendere misure o tagliare. Sono tutte occasioni in cui gli applicatori e i visitatori del cantiere vengono a contatto con queste sostanze – e poco mi importa che alla fine dell’opera sarà garantito all’edificio un notevole risparmio energetico. 

A tutela della salute di chi abiterà e dei lavoratori presenti in cantiere, evito fin dal momento della progettazione l’ esposizione a fibre artificiali vetrose – come?

 semplicemente non le propongo

Mi taglio fuori da una grande fetta di cantieri e progetti? La lana di roccia e la lana di vetro sono in effetti dei giganti in edilizia e le loro prestazioni di isolamento termico invernale sono eccellenti, ma per la protezione dal caldo non sono in prima fila e io valuto bene la prestazione estiva in fase progettuale.

Tornando ai rischi per la nostra salute relativi all’uso di lana di roccia e lana di vetro si deve ricordare che studi scientifici hanno messo in evidenza che non tutte le fibre artificiali vetrose presentino effetti cancerogeni e, per alcune tipologie, escludono la classificazione di cancerogeno.

Non consiglio materiali isolanti rischiosi salute-01

Comunque non giriamoci intorno, la lana di vetro contiene fibre lunghe e sottili che penetrano il tessuto polmonare per inalazione. La lana di vetro oggi in commercio, è considerata non cancerogena. Quella prima del 1996 è considerata cancerogena. Se si deve rimuovere vecchia lana di vetro meglio evitare l’inalazione delle fibre spruzzando  acqua e isolando bene l’ambiente dove si lavora dalle altre aree.

Dover lavorare con maschera, guanti e occhiali e muoversi lentamente mi dà già una chiara sensazione di rischio. Perchè mai dovrei suggerire di usare questi materiali? Non sono gli unici disponibili sul pianeta, e non sono nemmeno gratis: anche lana di vetro e lana di roccia hanno un prezzo.

Capita spesso a chi lavora e taglia di trovarsi con irritazioni della pelle, ovviamente un po’ di fibre si sono fissate alla cute: anzichè lavare strofinare o grattare tentate di rimuovere la lana di vetro con nastro adesivo:

Non consiglio materiali isolanti rischiosi salute-02

E’ suggerito di aerare la stanza dopo lavorazioni con lana di vetro (così anche in giardino ti ritrovi le fibre) e al termine buttare via guanti, tuta, occhiali e maschere per il viso. Mi sembra giusto, ma anche molto preoccupante.

Non consiglio materiali isolanti rischiosi salute-04

Ma quando è che un materiale non è cancerogeno? Quando si dimostra una di queste condizioni:

  • una prova di persistenza biologica a breve termine con inalazione dimostra che le fibre di lunghezza superiore a 20 micrometri (simbolo: µm, un milionesimo di metro, cioè millesimo di millimetro) presentano un tempo di dimezzamento ponderato inferiore a 10 giorni
  • una prova di persistenza biologica a breve termine mediante instillazione intratracheale dimostra che le fibre di lunghezza superiore a 20 µm presentano un tempo di dimezzamento ponderato inferiore a 40 giorni
  • una prova intraperitoneale non ha rivelato un’eccessiva cancerogenicità
  • una prova di inalazione a lungo termine porta alla conclusione che non ci sono effetti patogeni significativi o alterazioni neoplastiche.

La classificazione “cancerogeno” non si applica alle fibre il cui diametro geometrico medio ponderato rispetto alla lunghezza meno 2 errori standard risulti maggiore di 6 µm.

Il 31° Adeguamento al Progresso Tecnico della Direttiva, nel 2009 ha eliminato la frase di rischio R 38 (Irritante) dalle indicazioni di pericolo delle fibre artificiali vetrose (FAV), lasciando solo i Consigli di Prudenza S 2 (tenere lontano dalla portata dei bambini, se il prodotto è venduto al dettaglio) e S 36/37 (usare indumenti protettivi e guanti adatti).

Qualche lettore, amante del fai da te, ha acquistato lana di vetro o lana di roccia e lasciato giocare i bambini a salto in alto sui pannelli? Questo sarebbe stato poco poco poco prudente!

La Commissione Europea ha emanato il Regolamento (CE) n.1272/2008 (CLP) che sta sostituendo dal 1° dicembre 2010 (con un periodo di transizione) le Direttive 67/548/CEE Dangerous Substances Directive e 1999/45/CE Dangerous Preparation Directive sulla classificazione, l’etichettatura e l’imballaggio delle sostanze e delle miscele pericolose.


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Foto posa isolamento interno – Zona Climatica E – GG 2877 – Gallarate (VA)

Foto posa isolamento interno – Zona Climatica E – GG 2877 – Gallarate (MI):

fibra di legno interna in copertura leggera con originaria coibentazione esterna in lana di roccia (insufficiente):

Foto posa isolamento interno – Zona Climatica E – GG 2877 – Gallarate (MI)-02 Foto posa isolamento interno – Zona Climatica E – GG 2877 – Gallarate (MI)-05 Foto posa isolamento interno – Zona Climatica E – GG 2877 – Gallarate (MI)-04 Foto posa isolamento interno – Zona Climatica E – GG 2877 – Gallarate (MI)-03 Foto posa isolamento interno – Zona Climatica E – GG 2877 – Gallarate (MI)-01

materiali: Pavatherm, ProClima

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Una casa più ” nature “, meno rischi e più salute

I materiali per edilizia sono migliaia e migliaia, come destreggiarsi nella scelta e come riuscire ad evitare di portare nuovi veleni dentro la nostra casa?

E’ importante la coibentazione ad ogni costo
oppure è più importante la salute ad ogni costo?

materiali sani in edilizia

Coibentare non è sempre sinonimo di avvelenare, come pitturare non è sempre sinonimo di intossicare. Invece di puntare i piedi davanti a qualsiasi materiale oppure chiudere gli occhi e accettare ogni tipo di proposta, anche la più insalubre, cerchiamo di essere più sensibili a questo tema alzando l’asticella delle pretese sul tavolo dei nostri progettisti o al banco del nostro magazzino edile. I materiali buoni ci sono – come ci sono i funghi porcini, nel bosco si trovano anche quelli rossi con i puntini bianchi… – dallo scaffale procuriamoci i materiali più salubri.

Mai sentito parlare della certificazione CasaClima Nature? è una valutazione di sostenibilità degli edifici, perciò non si limita a vietare l’uso di alcuni prodotti, fa un ragionamento ben più largo, per esempio controlla la distanza della provenienza di alcuni materiali (Materiali in pietra, prodotti entro 200 km di distanza dal cantiere (luogo di scavo delle pietre, lavorazione e fornitura) - Materiali in laterizio, prodotti entro 500 km di distanza dal cantiere (luogo di estrazione dell’argilla, produzione, lavorazione e fornitura) - Materiali in legno con certificato FSC/PEFC o prodotti entro 500 km di distanza dal cantiere (luogo di abbattimento degli alberi, lavorazione e fornitura).

Ecco i materiali non ammessi in tutto l´edificio (incluso finiture interne ed esterne):

  • non è consentito l’utilizzo di prodotti (schiume, isolamenti schiumati) contenenti sostanze (p.e. cloro-fluoro-carburi CFC, idro-bromo-fluoro-carburi HBFC, idro-cloro-fluoro-carburi HCFC, idro-fluoro-carburi HFC) dannosi per lo strato dell’ozono. Le sostanze sono definite nei gruppi I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII e “Nuove Sostanze”; comunicazione della Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee C224/3 del 05.08.2000, allegato 1.
  • non è consentito l’utilizzo di prodotti che contengono esafluoruro di zolfo (SF6).
  • non è consentito l’utilizzo di legno tropicale.

Una misurazione finale negli ambienti interni, qualora il committente soffrisse di qualche patologia, sarebbe costosa e tardiva.

I materiali da mettere sotto la lente d’ingrandimento sono:

  • quelli a base di legno incollato: valore massimo di emissione di formaldeide [50-00-0] HCHO: 0,05 ppm (0,062 mg/m³),
  • pannelli grezzi o rivestiti,
  • compensati,
  • travi,
  • pannelli di rivestimento,
  • pavimenti
  • vernici,
  • pitture,
  • impregnanti,
  • lacche, primer, ecc.

Quando si scelgono prodotti liquidi da applicare alle superfici interne controlliamo sempre:

  • il contenuto massimo di VOC (si può utilizzare la tabella della Direttiva Tecnica CasaClima Nature):

limiti di contenuto massimo di VOC per prodotti liquidi

( BA significa che la viscosità è regolata mediante l’uso di acqua, mentre BS significa che la viscosità è regolata attraverso l’utilizzo di solventi organici.)

  • la presenza delle frasi di rischio (si può utilizzare la tabella della Direttiva Tecnica CasaClima Nature):

Frasi di rischio

  •  la presenza di metalli pesanti (si può utilizzare la tabella della Direttiva Tecnica CasaClima Nature):

metalli pesanti

  • il contenuto totale di formaldeide libera [50-00-0] che non deve superare i 10 ppm.
  • la presenza di composti organici (si può utilizzare la tabella della Direttiva Tecnica CasaClima Nature):

Composti organici

Per informarsi meglio, l’unica via è l’analisi delle schede tecniche, delle schede di sicurezza e/o certificazioni con indicazione dei dati di emissione (il certificato deve avere almeno 3 anni).

Avete il sospetto che in casa ci sia formaldeide? Potete togliervi il dubbio senza chiamare un tecnico facendo da soli il test formaldeide:

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La Co2 non si vede ma si sente, installiamo una vmc !

Siamo preoccupati per la formazione delle muffe e tentiamo di risolvere il problema della condensa superficiale nelle zone più fredde con un’ ottima coibentazione. E’ un consiglio che do sempre anch’io! Le muffe trovano nelle superfici con leggera condensa il nutrimento ideale.

Una casa con un isolamento ben progettato ha risolto certamente tutti i ponti termici e i rischi di condensa interna sono veramente bassi.

Possiamo allora abbassare le armi? La ventilazione, se manuale, deve essere comunque fatta correttamente. Questa volta non per tenere a bada le muffe, ma per la nostra stessa salute: l’aria interna non ricambiata contiene livelli di Co2 troppo elevati e tutti i veleni contenuti o prodotti negli ambienti si concentrano ulteriormente.

monitorare aria co2

La vmc non serve solo come impianto antimuffa, serve a respirare aria fresca sempre! Il nostro primo nutrimento – non dimentichiamolo. L’aria non è un lusso.

Vi siete dotati di un termoigrometro per controllare il livello di umidità interna? Non ne potete più fare a meno? E dotarsi di un monitor che analizza anche la qualità dell’aria? Lo consiglio a tutti. E’ il modo più veloce per migliorare le proprie abitudini e conoscere in ogni momento la concentrazione di CO2 in casa:

monitorare aria co2

Questo aggeggio, non troppo costoso, in due secondi misura il contenuto di anidride carbonica, temperatura e umidità presente nell’aria con il suo sensore CO2: NDIR (raggi infrarossi non dispersivi). Ecco cosa fa il rilevatore della qualità dell’aria (CO2) BZ25:

  • misura da 0 a 9.999 ppm CO2 con la precisione di 1 ppm (±75 ppm o ±5% del valore di misurazione): valore massimo e minimo + la funzione di allarme per CO2!
  • misura la temperatura con precisione 0,1 °C (±0,5 °C)
  • misura l’umidità relativa dell’aria con precisione 0,1% umidità rel. (max ±3% umidità relativa)
  • tutto con un intervallo di misurazione di 2 secondi
  • data e ora
  • tutto con display retroilluminato (infatti si attacca alla spina).

Un’alternativa economica è il Autopilot APCEM Monitor CO2 qui sotto:

monitorare aria co2

Raccontatemi le vostre esperienze!

Sospettate che ci sia anche formaldeide in casa? Potete fare un test formaldeide da soli:

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…questo articolo è stato ideato, scritto e diretto da Federico Sampaoli,

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Foto posa intonaco interno – Zona Climatica E – GG 2173 – Porano (Terni)

Posa intonaco interno in argilla e paglia spessore 30mm in edificio in legno a telaio – Zona Climatica E – GG 2173 – Porano (Terni)

Posa intonaco interno in argilla e paglia spessore 30mm in edificio in legno a telaio-02

Posa intonaco interno in argilla e paglia spessore 30mm in edificio in legno a telaio-01

Posa intonaco interno in argilla e paglia spessore 30mm in edificio in legno a telaio-03

Posa intonaco interno in argilla e paglia spessore 30mm in edificio in legno a telaio-04

link alle foto di cantiere sul sito del progettista

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Coibentare una casa faccia a vista

Sono ancora molti i committenti che chiedono una finitura faccia a vista. Sono anche committenti che non amano avere all’esterno un sistema a cappotto, come se il laterizio faccia a vista fosse garanzia perenne.

Coibentare una casa faccia a vista

In questo caso la stratigrafia prevede la coibentazione in intercapedine. Molto spesso in capitolato è descritto uno strato di lana di roccia, in pannelli – che non amo.

In capitolati che prevedono materiali naturali e più sostenibili il coibente è fibra di legno o sughero.

Io resto della convinzione che l’isolamento in intercapedine non è la via migliore da perseguire, e non tanto per la complicazione costruttiva e le difficoltà dei fori finestra, ma per la situazione termica degli strati:

  • una muratura interna calda
  • una coibentazione che non potrò mai più toccare
  • una muratura esterna “scollata ma ancorata” in balia di temperature bassissime invernali e repentini sbalzi.

La stratigrafia è permeabile al vapore – ma cosa succede al materiale della coibentazione  quando è attraversato dal vapore e incontra nell’ultimo strato una superficie improvvisamente tanto fredda?

Sicuramente avviene condensazione e un materiale igroscopico si fa carico della massa d’acqua in modo estremamente naturale – non è questo il punto! Il punto è che probabilmente abbiamo fatto dei calcoli sulla stratigrafia – io per giudicare o consigliare una certa stratigrafia eseguo sempre il Calcolo delle Proprietà Termiche dei componenti edilizi per scoprire, da un lato come e quanto mi proteggerò dal caldo (fattore di decremento (attenuazione) e sfasamento) e dall’altro fino a che punto riuscirò a contenere le dispersioni (Trasmittanza U [W/m2K] secondo UNI EN ISO 6946). E’ logico che per ogni strato avrò inserito il valore di conduttività termica del materiale.

La conduttività del materiale secco! Dry! avete già capito dove vado a parare…

Se consideriamo il sughero, sappiamo che non è un campione di permeabilità al vapore, ma la fibra di legno è di certo un materiale fortemente igroscopico.

Il freddo laterizio faccia a vista rappresenta la finitura del cappotto esterno, rappresenta l’ultimo strato che il vapore deve attraversare. Nel momento in cui il vapore condensa possiamo contare solo sulle ottime qualità assorbenti del laterizio – con parole più proprie – qualità adsorbenti (dal latino adsorbere, termine composto dalla preposizione ad, a, e dal verbo sorbere, assorbire lentamente).

E’ logico però che pur scegliendo un laterizio faccia a vista molto permeabile al vapore la stagione più fredda provoca temperature interne alla stratigrafia così difficili che la coibentazione contiene una anomala percentuale d’acqua e l’adsorbimento del laterizio non “guarisce il problema”. Proprio nella stagione più fredda i numeri sono importanti: la buona progettazione della stratigrafia deve tenere conto della coibentazione “bagnata”.

Se un certo spessore di coibentazione asciutta garantisce un buon contenimento delle dispersioni termiche dell’edificio, una coibentazione che contiene una certa massa d’acqua in cammino verso l’esterno peggiora le prestazioni della stratigrafia.

E’ indispensabile compensare il peggioramento della conduttività del materiale coibente con un incremento dello spessore. Se la fibra di legno, più sensibile al problema, richiede un 25% in più di spessore, il sughero, meno igroscopico, richiede solo un 15% in più.

Tutti questi argomenti non sono una ragione per evitare materiali isolanti naturali e consigliare ai committenti soluzioni diverse. Sono una ragione per progettare meglio.



e prima di costruire in classe A,
comportiamoci da classe A !


 

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Calce per intonaco interno di qualità

In diversi articoli ho sottolineato l’importanza di ogni singolo strato di una stratigrafia, anche quello più interno – che poi sarà la nostra terza pelle.

Ho spesso ricordato che vivere avvolti nell’isolante non è la migliore soluzione per abbattere le dispersioni termiche – quindi eseguire una coibentazione interna solo se ci si è costretti!

Torniamo alla terza pelle, l’intonaco interno. Ogni volta che io calcolo le proprietà termiche di un componente edilizio salta all’occhio come un materiale dello strato più interno influisce positivamente o negativamente sulle prestazioni di una stratigrafia: lo spessore, il calore specifico (J/kgK) e la densità (kg/mc) dello strato o degli strati più interni incidono molto sulla capacità termica periodica del lato interno (sulla capacità areica interna) e con un po’ di attenzione nella progettazione ottengo meno surriscaldamento estivo e più accumulo termico invernale. Due aspetti non da poco se stiamo progettando per offrire la migliore soluzione possibile!

Non sto parlando di isolamento termico – quello lo do per scontato. E’ inutile progettare senza una corretta coibentazione – lo do per scontato.

Se abbiamo ben compreso l’idea di avere a che fare con la nostra terza pelle, abbiamo anche ben capito l’importanza della qualità del materiale, e poi della sua finitura: entrambi saranno nostri coinquilini per anni e anni! Scegliamoli con attenzione.

calce

Spendiamo due parole sulla calce.

calce

Più o meno sappiamo che è un componente importante di intonaci, marmorini, ma anche di tinteggiature e malte (sì le malte, fino alla comparsa del cemento era normale).

Ma non siamo abituati ad apprezzarne l’invecchiamento. Il grassello di calce invecchiato porta nel mondo della calce più qualità – il latte di calce può essere messo in vasche a stagionare, come il Parmigiano, 12, 24 e anche 48 mesi.

calce certificato di invecchiamento

La stagionatura della calce migliora la sua plasticità, la sua lavorabilità e la velocità di presa.

calce

Penserete all’ennesima trovata bio qualitativa, giusto per farne lievitare il prezzo, invece si tratta di una cosa molto seria e certificata: la Banca della Calce offre il Certificato di Invecchiamento che accompagna il grassello di calce che state acquistando, quello che avete visto sopra!

calce

Magari state leggendo questo articolo ma non state costruendo o restaurando un bel niente, però avete voglia di migliorare qualcosa in casa, e farlo da voi, con idee chiare e informazioni giuste.

Beh, in questo blog un po’ di informazioni le ho condivise e le avete trovate! spero chiare e facilmente comprensibili, come è giusto che sia.

Ma torniamo un attimo a parlare di calce – state tinteggiando o volete chiamare i pittori? decidete bene cosa appiccicate sui muri, e mi raccomando… nessun veleno – ne abbiamo già che bastano. Potreste imbiancare a calce!

calce

Imbiancando a calce potete star certi che la tinteggiatura sia salubre, evitando emissioni e solventi: caspita – parliamo dei nostri polmoni!

La calce ha solo vantaggi:

Credereste di poter imbiancare casa con latte di calce aggiungendo latte, zucchero e acqua? State sorridendo vero! Non credete più che questo articolo sia una lettura professionale vero? Qui vi “linko” alla ricetta CalceLatte e alla ricetta CalceLatte a colori così continuerete a prendermi sul serio.

Se amate il fai da te vorrete sicuramente autocostruirvi il cappello da pittore – quando ero piccolo il pittore arrivava in cantiere col giornale e con una delle pagine si preparava il cappello della mattina, faceva proprio così:

La calce e la bioedilizia non sono argomenti per fanatici vegetariani figli dei fiori che non hanno la televisione perchè fa male (e fa male in dosi inutili).


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Colle sane in legno sano

Orandum est ut sit mens sana in corpore sano.

Preghiamo tanto per una casa salubre e poi non facciamo attenzione ad alcuni particolari?

La mia prossima casa sarà di legno!  la mia prossima casa…. quante ne ho sentite! Sono tutti ottimi propositi, non c’è dubbio. Ma…

legno lamellare senza formaldeide

Anche un semplice legno lamellare tradizionale può nascondere qualche mostro! Potrebbe essere stato prodotto con colle a base di resorcina-formaldeide o melammina-ureaformaldeide: questo legno emetterà gas formaldeide vita natural durante.

Meglio informarsi e conoscere se il legno lamellare utilizza solo colla poliuretanica – questa colla ha tanti pregi:

  • non emette formaldeide
  • è inodore e trasparente
  • non ha bisogno di solventi, è monocomponente e funziona con l’umidità naturale del legno
  • con 200 g/mq ha una resa migliore delle colle tradizionali.

Proviamo a chiedere qualche Certificato prima di accettare!

Non dimentichiamo che il discorso vale anche per prodotti in legno meno nobili: l’OSB, i famosi utilizzatissimi pannelli OSB, non deve essere per forza “sotto formaldeide”. Anche l’OSB 3 può essere realizzato secondo norma EN300 : incollaggio con colle poliuretaniche MDI esenti da formaldeide!

       

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Coibentare dall’ interno con fibra di legno o con lana di roccia?

Se non possiamo coibentare dall’esterno, allora arrendiamoci e progettiamo dall’interno. Non sarà facile, ma con un po’ di attenzione ai particolari più delicati anche questo tipo di intervento offrirà un comfort fino a prima sconosciuto.

Prima di cominciare dobbiamo fare una grande scelta, una scelta che ci accompagnerà per molti molti anni: l’isolamento interno non è un maglione che dimenticheremo nell’armadio appena non ci piacerà più! Ce lo dovremo tenere addosso per sempre. Pensiamoci bene allora!

Fibra di legno o lana di roccia si comportano in modi diversi e si posano, come coibentazione interna, in modo diverso.

Mentre la fibra di legno con il suo strato di fondo e il suo strato finale si comportano insieme come una “terza pelle“, un regolatore naturale dell’umidità, la lana di roccia va assolutamente protetta sul lato caldo da un manto che ha il compito di regolare e dosare, se non bloccare, il passaggio del vapore.

Mentre il pacchetto di coibentazione con fibra di legno offre solo materiali naturali, il pacchetto con lana di roccia non è esattamente un materiale naturale:

la lana di roccia  è un materiale isolante a base di fibre minerali composto per il 97% da diabase, basalto e dolomite.

lana di roccia

La roccia viene fusa a 1.400°C e quindi filata in fibre minerali artificiali. E’ per dare stabilità di forma alle fibre che si usa il legante bakelite (resina fenolo-formaldeide).

La stabilità di forma resta ottima se il materiale isolante è protetto contro l’umidità. Di per sè, il pannello in lana di roccia è molto permeabile al vapore (µ = 1-2) quindi si deve proteggere. Senza questa attenzione di progettazione e di posa è facile che il veloce passaggio di vapore attraverso la coibentazione “sbatta” sulla parete fredda esterna condensando. La condensa interstiziale all’interno della nuova stratigrafia sarebbe un problema irrisolvibile.

Tra l’1% e il 4% è il peso del legante. Le concentrazioni di formaldeide risultano comunque inferiori al valore indicativo di 0,1 ppm. Per aiutare la fusione viene impiegato solfato di sodio. I pannelli isolanti per esterno, non è il nostro caso, vengono anche sottoposti ad un trattamento impermeabilizzante con sostanze idrofobizzanti a basa di silicone o oli minerali (max 1 %) . Gli oli utilizzati legano anche le polveri di fibra.

Durante i lavori si produce polvere, quindi mascherina, occhiali e guanti protettivi sono una buona idea.

Solo in caso di un montaggio ermetico si evita qualsiasi inquinamento dell’aria in ambiante.

L’inquinamento ambientale provocato dalla produzione riguarda soprattutto il consumo di energia necessario per la fusione.  Le polveri di fibra minerale artificiale sono oggetto di discussioni critiche a livello internazionale a causa del loro possibile potere cancerogeno. Non è chiaro se le polveri di fibra presentano un sufficiente grado di biodegradabilità, e quindi una permanenza soltanto breve all’interno dall’organismo umano.

Durante la lavorazione delle fibre minerali si avverte una sensazione di irritazione della pelle dovuta all’azione meccanica dalle polveri di fibra minerale. Irritazione a carico delle vie respiratorie e degli occhi. La posa della lana di roccia deve contenere il rilascio di fibre fini.

Che dire?

Preferisco materiali naturali, ma soprattutto aiutare un committente a scegliere, informandolo un po’ di più.

Capita troppo spesso di incontrare famiglie che hanno acquistato abitazioni nuove senza conoscere nemmeno il materiale della coibentazione.

Ma come si può non informarsi su un aspetto talmente importante? Avete mai conosciuto qualcuno che ha acquistato un’auto usata o magari nuova senza chiedere se fosse benzina o diesel? o di che colore fosse?


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Coibentazione del tetto, spessore e qualità dell’ isolamento

Un parere professionale circa la nuova coibentazione del loro tetto?

Stratigrafie, materiali isolanti, freno al vapore o barriera al vapore, pesantezza, leggerezza, importanza della massa… chi più ne ha più ne metta.

Non parlo in questa occasione dell’importanza della tenuta all’aria di un tetto in legno su costruzione tradizionale (usciremmo dal tema per non tornarci più…).

Restiamo in tema coibentazione del tetto:

E’ logico che un tetto in una zona estremamente fredda deve puntare tutto sulla trasmittanza e un tetto in una zona particolarmente calda deve puntare tutto sullo sfasamento e sulla massa interna. Ma l’Italia è lunga e varia: le zone climatiche sono tante e le esigenze sono diverse anche nella stessa provincia.

coibentazione tetto

Come trasmettere un buon principio ai lettori che ricevono proposte assai diverse tra loro?

forse un buon principio potrebbe essere questo, seguitemi, sarò breve:

La trasmittanza di un tetto crea le premesse del risparmio energetico sul consumo per riscaldamento. Lasciamo stare il benessere interno (il comfort) per il momento, altrimenti non finiamo più.

La trasmittanza dipende dal materiale che ho scelto e dal suo spessore, lo sappiamo.

Qualsiasi sia il valore della trasmittanza che possiamo raggiungere con la nostra futura stratigrafia, anche molto basso, anche molto favorevole, durante l’inverno un po’ di riscaldamento ci vuole: anche una Casa Passiva ha bisogno di un minimo apporto di energia….

bene, seguitemi:

Un tetto che offre una certa trasmittanza ma anche adeguato sfasamento (almeeeeeeno 12 ore), evita che in estate il surriscaldamento sia troppo veloce e renda il sottotetto invivibile o vivibile solo utilizzando l’impianto di raffrescamento.

Non fraintendetemi: il buon tetto, con buone proprietà di sfasamento, NON raffresca, ma protegge!

Sta a chi ci abita fare ventilazione notturna per smaltire qualche grado di temperatura  di troppo.

Sta a chi ci abita gestire la casa e permettere alle zone del sottotetto di smaltire un po’ del calore per potersi caricare di nuovo calore il giorno dopo. Senza superare la soglia dei 28° C possibilmente…

cosa sto cercando di dire?

Ad un bel momento, d’inverno, sarò costretto comunque a riscaldare, un pochino ma dovrò (a Stromboli, o altri posti baciati dal sole, forse no).

D’estate, al contrario, se ho progettato un tetto che mi tiene il sole fuori e non lo lascia entrare in fretta, avrò vinto la battaglia contro l’impianto di raffrescamento.

Vi pare poco?  

Con un pizzico di spirito di adattamento… ovviamente! La temperatura dell’ufficio del direttore di banca forse è per alcuni di voi invidiabile, ma non è un clima normale o cosa da copiare in un’ abitazione. Per altro tali temperature artificiali sono maleducate e irrispettose dell’ambiente.

perciò, se state decidendo il vostro futuro tetto, non fate le cose a metà, non accontentatevi per nessun motivo, nemmeno per quello economico: sarebbero comunque soldi buttati!

“per ogni misura si deve sempre mettere in pratica la migliore efficienza possibile”

buon tetto a tutti!


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Costruire con materiali alternativi

Non posso resistere a diffondere queste immagini del progetto di Kengo Kuma architetto:

Un negozio per vendere prodotti locali e sopra un mini Hotel di 15 camere:

materiali a cui noi non siamo abituati…

materiali da costruzione alternativi materiali da costruzione alternativi materiali da costruzione alternativi materiali da costruzione alternativi materiali da costruzione alternativi

 

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Intonaco in argilla o terra cruda

Intonaci in terra cruda, o argilla:

argilla-pagliuzze-mica

… roba da fanatici del BIO? o buona progettazione della stratigrafia della parete?

La seconda che ho detto!

Un intonaco in argilla spesso 2 centimetri già lavora molto bene in estate. Cosa offre di speciale? beh, senza parlare di salubrità c’è da dire che l’argilla

  • accumula calore (bello d’inverno!),
  • assorbe energia (bello d’estate!),
  • assorbe umidità (bello tutto l’anno!),
  • in 2 parole… svolge la funzione di volano igrotermico.

argilla

Le temperature superficiali interne di ambienti con la terra cruda sono più alte in inverno e più basse in estate e quindi anche la temperatura operante migliora di conseguenza. Il comfort è garantito!

Ma soprattutto l’oscillazione delle temperature superficiali interne nelle 24ore e nella settimana rimane più bassa con la terra cruda. L’intonaco in argilla agisce da accumulo e lavora con le variazioni del clima.

Sulla pelle funziona! e perchè progettare per migliorare se la nostra pelle non potesse accorgersi dei benefici che possiamo raggiungere? Per fortuna la pelle avverte il beneficio!

argilla-interno

Chi ha calcolato e fatto qualche test afferma che l’argilla ha temperatura superficiale più alta di 2 °C rispetto ad una lastra in cartongesso in inverno, ma è d’estate che dà il meglio di sè: 1,5-2 ° più freddo del cartongesso e poi, man mano che si carica di temperatura aumenta fino ad arrivare a -0.5 °C rispetto alla lastra in  cartongesso.

Infatti in estate la massa termica che avvolge un ambiente, aiuta molto ad assorbire l’energia che noi stessi produciamo all’interno

  • la capacità termica areica del cartongesso è pari a 13 (kJ/mqK)
  • la capacità termica areica del fibrogesso è pari a 20 (kJ/mqK), quasi il doppio!
  • la capacità termica areica di un pannello di argilla è 51 (kJ/mqK), quasi 5 volte!

A volte pochi gradi °C fanno la differenza: ci fanno stare bene o ci fanno stare male.

Nella storia, nel passato, ai tempi dove solo l’esperienza dettava le regole queste cose si sapevano e si tramandavano. Erano già note! L’uomo è uscito dalla caverna perchè il wi-fi non funzionava bene o perchè non offriva sufficiente comfort? La seconda che ho detto!

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Un muro in mattone pieno di 50cm contro il caldo estivo

 Premesso che per contenere il surriscaldamento estivo devo progettare strutture con caratteristiche ben precise:

 proviamo a progettare la coibentazione di un muro in mattoni pieni da ben 50cm di spessore. 50cm di mattone pieno sono in estate una buona protezione dal caldo, in inverno non sono un gran che contro le dispersioni. (è il caso della casa di Ale)

coibentare-muro-mattone-pieno-50cm

Senza fare una stratigrafia completa di intonaci e rasanti prendiamo in analisi i componenti edilizi principali per capire come si comportano in estate:

nessun intervento fibra di legno 10cm eps 10cm
trasmittanza U  1,26 0,29 0,28
trasmittanza dinamica Udyn  0,111  0,004  0,005
sfasamento ore  15  21  18
areica interna  63 62,8  62,8
fattore di decremento  0,09  0,015  0,019

 Cosa possiamo capire da questi numeri?

  • dal valore di trasmittanza si capisce che senza intervenire le dispersioni sono 4 volte più grandi: per l’inverno è bene intervenire.
  • le ore di sfasamento indicano che la fibra di legno è migliore dell’eps in estate
  • e anche il fattore di attenuazione indica che la fibra di legno è migliore dell’eps in estate

Sembra quasi che, fibra di legno o eps che sia, non ci sia una sostanziale differenza tra i due coibenti nel miglioramento estivo. Passare da un fattore di decremento di 0,09 a 0,015 significa in estate un miglioramento di 6volte del vaore, ma da 0,09 a 0,019 dell’eps un miglioramento di 4-5volte.

Direi che una parete di mattoni di 50cm. è un elefante e il capottino di 10cm sull’elefante incide, ma si sente poco… Guardiamo cosa succede se la coibentazione che progettiamo è spessa 14cm anzichè solo 10:

fibra di legno 10cm eps 10cm fibra di legno 14cm eps 14cm
trasmittanza U 0,29 0,28 0,22  0,21
trasmittanza dinamica Udyn  0,004  0,005  0,002  0,004
sfasamento ore  21  18  23,5  18,8
areica interna  62,8 62,8  62,8  62,8
fattore di decremento  0,015  0,019  0,011  0,017

Cosa possiamo capire da questi numeri?

  • dal valore di trasmittanza si vede che le dispersioni, importanti nel periodo di riscaldamento, scendono di 1/3 grazie ad ulteriori 4cm. di coibente
  • le ore di sfasamento indicano che l’eps più di tanto (poco) non può fare
  • il fattore di attenuazione indica che la fibra di legno è migliore dell’eps in estate e aumenta il divario tra i due materiali
  • la trasmittanza dinamica ci fa vedere come altri 4cm di fibra di legno migliorino sensibilmente il valore Udyn, mentre l’eps poco può fare.

L’elefante non è insensibile al cappotto esterno, ma se il grosso animale deve essere aiutato a stare fresco d’estate bisogna anche ricordare che:

  • l’ombreggiatura dei serramenti
  • la chiusura dei serramenti per impedire all’aria calda di invadere gli ambienti
  • la ventilazione esclusivamente notturna
  • la coibentazione del tetto

Non cediamo ai condizionatori d’aria!

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Un cappotto di grosso spessore o 1 cm di Aerogel ?

Sarà l’autunno alle porte o un settembre con temperature estive, ma sembra questa la domanda del mese!

Già in un precedente articolo, “Ragionare sull’isolamento interno“, ho scritto qualcosa di questi materassini in aerogel nanoporoso rinforzato con fibre, proprio perchè in assoluto offrono veramente prestazioni considerevoli.

Allora decidiamo di migliorare le qualità isolanti di una vecchia muratura in mattone pieno che allo stato di fatto ha un valore di trasmittanza pari a probabilmente U = 2,05 W/(m2K) (questa è l’energia che attraversa la parete).

Facciamo posare 1cm di Aerogel Spaceloft:

 spaceloft-1cm

Cosa abbiamo ottenuto? Un notevole miglioramento: U = 0,83 W/(m2K). Un bel salto dal vecchio 2,05 !

Pensate che con 20°C all’interno e -10°C all’esterno la temperatura superficiale interna della parete è salita a 16.8°C. Prima, la vecchia parete raggiungeva sulla superficie interna solo 12°C.

Sicuramente meglio che ritinteggiare. Però abbiamo speso una bella cifra e non abbiamo raggiunto un ottimo valore di isolamento.

Con lo stesso investimento, ad occhio e croce, euro più euro meno, credo meno, possiamo invece permetterci un grosso spessore di eps (non certo frutto di nanotecnologie…. ma comunque esegue il suo compito!)

 eps-20cm

Con 20cm di eps otteniamo una trasmittanza di U = 0,18 W/(m2K)

Sicuramente meglio!

In conclusione: i materiali speciali usiamoli in casi speciali!

  • Se non posso ingrossare una parete, usiamoli!
  • Se non voglio chiudere troppo il foro finestra isolando le spallette, usiamoli!
  • Se in facciata ho un fregio da conservare o non voglio annegarlo nell’isolamento, usiamoli!

 

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Ragionare sull’ isolamento interno

 Isolare dall’interno è una via che preferisco evitare, ma sempre più spesso è l’unica via: vincoli, spazi, problemi di confine, riqualificazione di solamente una porzione di edificio e altri motivi ci lasciano poca scelta o anzi nessuna alternativa!

isolare-dall interno

E’ logico che isolando il nostro edificio dall’interno, tutto ciò che sta fuori dall’isolamento perderà temperatura: tutte le pareti perimetrali non saranno più calde grazie alla dispersione del calore interno e i fenomeni di condensa saranno più frequenti.

Ma in questo articolo non voglio riflettere su come diminuire il passaggio di vapore acqueo nella stratigrafia o su che materiali mi possono aiutare a ottenere un involucro interno con elevata igroscopicità o come moderare la produzione di umidità interna, voglio ragionare su come e con cosa coibentare le zone difficili!

Quando andiamo ad isolare dall’interno non è sufficiente guardare la facciata da dentro, prendere le misure e posare l’isolante. Devo anche pensare a come attenuare i ponti termici che non riesco a curare: le tramezze collegate alla parete esterna e i solai principalmente. E’ vero che troviamo in commercio elementi a cuneo espressamente di tale forma per “addolcire” il ponte termico non corretto, ma a quale committente piacciono questi cunei? chi li vuole in casa? è quasi meglio un “dente”!

cunei-in-calcio-silicato

Perchè non proporre alla committenza di posare dall’esterno un isolante ad alte prestazioni proprio in corrispondenza dei solai. I solai che sarebbero divenuti forti ponti termici lineari potrebbero invece trasformarsi in potenti accumulatori di energia. L’intervento diventa un elemento architettonico: un marcapiano.

Esistono materassini in aerogel nanoporoso rinforzato con fibre che offrono prestazioni considerevoli:

Conducibilità termica dichiarata (?90/90) [EN12667] 0,014 W/mK
Fattore diffusione vapore (?) [EN12572] 5÷5,5
intonacabili a calce mantenendo altissima traspirabilità.

 materassino in aerogel

Approfondimento: Si parla molto ultimamente dell’impatto sulla salute dei nanomateriali, e tra i molti studi clinici condotti negli ultimi anni figurano approfondite ricerche sugli effetti delle polveri di silice.


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Cosa è lo sfasamento?

Lo sfasamento è il tempo che impiega l’onda termica per fluire dall’esterno all’interno attraverso un materiale edile.

Dobbiamo cercare di garantire almeno le 12 ore, ma sono poche e i risultati mediocri!

sfasamento

Più un materiale ha inerzia termica e maggiore sarà lo sfasamento.

Più calore specifico offre un materiale e maggiore è lo sfasamento.

Più il materiale riesce ad assorbire calore e più sarà capace di cederlo con lentezza.

I materiali isolanti artificiali in genere non hanno molta densità e dunque assorbono poco calore: si dice che hanno scarsa capacità termica volumica!

Capacità termica volumica  =  calore specifico  x  densità

 questi spessori garantiscono uno sfasamento di 8 ore

Maggiore è lo sfasamento, più tempo impiegherà il caldo a passare all’interno dell’edificio!

Più capacità termica massica ha un materiale, più è in grado di accumulare energia termica!

Lo smorzamento è la capacità di accumulo di calore di un materiale.

I materiali con più massa volumica kg/mc e più calore specifico offrono maggiore protezione estiva.

Un pannello in fibra di legno ha una capacità termica elevatissima. C’è fibra e fibra… quindi bisogna leggere con attenzione la scheda tecnica del materiale che ci stanno proponendo.

tabella comparativa materiali estate-inverno


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Coefficiente di trasmittanza termica U

 Il coefficiente di trasmittanza termica U non è una una caratteristica del materiale come la conduttività termica (il valore ? lambda), ma la caratteristica dell’elemento costruttivo che abbiamo progettato, con la sua stratigrafia e il suo spessore!

trasmittanza

Indica la dispersione!

La trasmittanza ci dice quanta energia attraversa l’elemento costruttivo che abbiamo progettato!

U molto basso = ottimo elemento costruttivo!

Valutando una parete perimetrale, sapere che ha una trasmittanza U = 0,18W/(m² K) ci fa capire che 0,18 Watt di energia vengono dispersi attraverso 1 mq per una differenza di temperatura di 1 grado Kelvin tra dentro e fuori:

  • così, se fuori sono 0 °C, ogni mq disperde in 1 giorno 86 Watt:

0,18 W * 1 mq * 20 K * 24 h = 86 Wh = 0,086 kWh (chiloWattora! parliamo di consumo! di lavoro! non di potenza)

Una parete con U = 1,5 W/(m² K) è di basse prestazioni: ben 1,5 Watt di energia vengono dispersi per metro quadro per ogni grado di differenza termica tra esterno e interno:

  • così, se fuori sono 0 °C, ogni mq disperde in 1 solo giorno 720 Watt, come 7 lampadine accese

1,5 W * 1 mq * 20 K * 24 h = 720 Wh = 0,720 kWh

  • 14 mq di questa parete disperdono 10 kWh oppure 1 litro di gasolio, o un mc di gas, oppure 3 kg di legna.

…quindi rendiamoci conto che in una fredda giornata invernale 14 mq di parete non isolata ci costano 1 mc di gas.

tag-trasmittanza-termica-u

In Germania si dice dice che se moltiplichi per 10 il valore di trasmittanza U ottieni già il consumo in litri per mq/anno.

Come calcolare la trasmittanza?

  • basta dividere lo spessore in metri per il valore ? lambda del materiale e prendere il reciproco del risultato.
  • esempio: pannello isolante ha ? lambda = 0,04 W/(mK) ed è spesso 8 cm.:

0,08 : 0,04 = 2 (m² K)/W

2 è la resistenza alla trasmissione del calore (Resistenza Termica)

1 : 2 = 0,50 W/(m² K)

la trasmittanza del nostro pannello é U = 0,50 W/(m² K)

Come calcolare la trasmittanza alla svelta?

0,04 W/(mK) : 0,08 metri = 0,50 W/(m² K)

Nella realtà un elemento costruttivo è sempre composto di

  1. materiali diversi
  2. con spessori diversi
  3. con ? lambda diversi!

in più dobbiamo conteggiare le resistenze degli strati d’aria vicinissimi all’elemento. Il calcolo è più complicato!

Si devono sommare tutte le resistenze termiche e le resistenze superficiali e dividere 1 per quella somma: ecco trovato il coefficiente di trasmittanza termica U dell’elemento costruttivo!

 Ora possiamo anche confrontare i valori che otteniamo con i valori limite di legge!


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Isolare dall’ interno con EPS

 L’EPS è permeabile al vapore, anche più del legno. Non amo l’eps, però costa poco! Rivoluzioni del mondo arabo permettendo!

Ma se abbiamo proprio deciso di usarlo come coibente interno teniamo conto della data di produzione delle lastre visto che quando sono troppo nuove emanano i cosiddetti gas di smaltimento.

eps-isolamento-interno

Ora che abbiamo ricordato pregi e difetti del materiale, andiamo a guardare quali problemi incontreremo dopo aver fatto questa scelta:

  • i ponti termici! I ponti termici li incontrerete ovunque. Ogni tramezza che parte dalla parete perimetrale esterna è un potenziale ponte termico, così anche l’incontro con il soffitto e il pavimento, e ovviamente gli angoli. Se le finestre sono a filo interno non avete il problema dell’imbotte, ma in caso diverso il nodo telaio finestra- isolamento interno va ben progettato.

Alcuni materiali coibenti (i pannelli di calcio silicato) molto più adatti all’isolamento dall’interno offrono, oltre alle lastre, dei cunei che sono indicati nei punti critici appena descritti.

  • ci vuole un freno al vapore sottointonaco per garantirsi contro la formazione di condensa interstiziale.

vale sempre il motto:

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Capacità termica massica

Quando si parla di materiali isolanti e soprattutto quando si parla di isolamento dal caldo (protezione estiva) è importante tenere conto della capacità termica massica, espressa come c [ J/(kg K) ].

La capacità termica massica indica il valore della quantità calorica in Joule, che 1 kg di materia assorbe o emana, quando la sua temperatura viene alzata o abbassata di un grado K (Kelvin).

In breve, maggiore è la capacità termica massica, maggiore è la capacità di un materiale edile di accumulare calore.

Per esempio: se la lana minerale ha una c = 1.000 J/(kg K), la fibra di legno ha una c = 2.000 J/(kg K), quindi doppia capacità termica massica!

Non dimentichiamo questo aspetto se vogliamo vivere il sottotetto senza morire di caldo!

Alcuni materiali edili indicano il valore della capacità termica specifica in base alla norma UNI EN ISO 10456 del maggio 2008.

vale sempre il motto:

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Non voglio vivere in una casa di polistirolo

Molti non credono nell’isolamento termico e addirittura lo odiano. Non lo vorrebbero nemmeno gratis.

<<E’ vero che le casaclima di cui si sente parlare sono quelle con il polistirolo?>>

<<Ma non mi viene la muffa se sono coperto di polistirolo?>>

A queste domande rispondo che per proteggersi dal freddo ci si può infilare in un vecchio scatolone, coprirsi di giornali o stendersi sotto un nylon, ma si può anche usare un piumino d’oca oppure un plaid di cachemire. Ci sono molte strade: questa:

 homeless

ma anche questa:

homeless-tenda

L’ isolante termico e’ quel materiale in grado di mantenere le condizioni climatiche interne all’edificio il più possibile costanti, indipendentemente dalla variazione delle temperature e delle condizioni climatiche esterne. I materiali isolanti si distinguono in materie organiche ed inorganiche:

ISOLANTI INORGANICI SINTETICI:

  • Vetro cellulare
  • Lana di vetro
  • Lana di roccia
  • Silicato di calcio
  • Isolante minerale

ISOLANTI INORGANICI NATURALI:

  • Argilla espansa
  • Perlite espansa
  • Vermiculite espansa
  • Pomice

ISOLANTI ORGANICI SINTETICI:

  • Polistirene espanso (EPS)
  • Polistirene estruso (XPS)
  • Poliuretano
  • Polietilene

ISOLANTI ORGANICI NATURALI:

  • Sughero
  • Fibre di cellulosa
  • Fibra di cocco
  • Canapa
  • Lino
  • Cotone
  • Cannicciato
  • Paglia
  • Trucioli
  • Pannelli in fibra di legno
  • Legno mineralizzato
  • Lana di pecora

La scelta è veramente ampia. Non esiste solo l’eps, forse è tra i più economici! Ma come insegnano ai corsi di formazione dell’Agenzia casaclima , “preferisco incollare il petrolio in facciata una sola volta invece che bruciarlo in cantina tutti gli anni!


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EPS e XPS. Dove sta la differenza?

 Un bel guaio quando l’applicatore stesso non conosce la differenza tra EPS e XPS. Pensando non ve ne sia alcuna, esegue l’intervento di isolamento a cappotto con EPS fino a terra, dalla testa ai piedi. Poi, qualche mese dopo l’intervento, si scopre che il cappotto “beve”.

…come dice mio figlio… << E adesso?>>

Adesso si taglia lo zoccolo e si guarda come è stato eseguito.casi-cappotto-eps-21

e si scopre che è EPS fino a terra, per di più incollato a “polpette” di colla (tanta aria che gira tra cappotto e muratura: il cappotto non può garantire le sue prestazioni!). A guardar bene si scopre anche che i pannelli stessi non sono ben accostati (ponte termico con il collante) casi-cappotto-eps-3casi-cappotto-eps

e che l’intercapedine d’aria “non richiesta” permette di infilare anche le dita,

casi-cappotto-eps-5

tanto è generosa!

Meglio rifare almeno la zoccolatura di questo cappotto.

Un controllo in cantiere durante la posa avrebbe potuto evitare tutti questi problemi. Anche un capitolato più particolareggiato poteva aiutare a percorrere la strada senza dubbi o malinterpretazioni della lavorazione da eseguire.

Ricordiamo che l’EPS è espanso mentre l’XPS è estruso. Qunidi l’XPS è una struttura a celle chiuse omogenea e stabile che non può assorbire acqua, normalmente di colore non bianco (quindi anche facile da riconoscere!), con alta resistenza alla compressione.



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federico_sampaoli_espertocasaclimacom  ipha_member   articolo ideato, scritto e diretto da Federico Sampaoli, impegnato a favore delle persone, del comfort e dell’open information, titolare e caporedattore di espertocasaclima.com – blog di formazione e comunicazione online dal 2009.

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sistemi a cappotto con marcatura CE

Solo i pignoli vogliono un cappotto ETAG 004?

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Appena tutti sapranno che un sistema a cappotto deve avere la Marcatura CE solo chi cerca il minor prezzo e la minor qualità sceglierà un cappotto non ETAG 004.

eota

 L’ EOTA, l’ European Organisation for Tecnical Approval, è l’organismo che riunisce gli Istituti impegnati prima nella definizione delle Guide Tecniche di cui la ETAG 004 fa parte, poi nel rilascio degli ETA (www.eota.be per maggiori informazioni e dettagli).

Nel 2001 la Commissione Europea ha approvato la ETAG 004, cioè la Guida Tecnica per il rilascio degli ETA (European Technical Approval) agli ETICS (External Thermal Insulation Composite Systems), cioè ai “sistemi a cappotto”.

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Il rilascio di un ETA è il primo passo di una procedura più complessa il cui esito finale è l’apposizione della Marcatura CE (obbligatoria ai sensi della Direttiva Europea Prodotti da Costruzione 89/106/EEC1 per mettere sul mercato europeo alcuni prodotti da costruzione). Essa è soltanto un simbolo di conformità rispetto a determinate specificazioni tecniche assunte a riferimento comune in sede europea.

Che cosa è un ETA? L’”Europea Tecnica Approvazione”, o meglio il Benestare Tecnico Europeo, l’ETA è a tutti gli effetti una specifica europea con valore di norma per il singolo prodotto; è una valutazione tecnica positiva di idoneità all’impiego per l’utilizzo di un prodotto da costruzione di uno specifico produttore per un determinato utilizzo previsto.

Ogni kit di sistema composito di isolamento termico esterno avrà la propria “specificazione”, quindi, supposti 100 kit di ETICS, cioè 100 sistemi a cappotto, si avranno (a regime) 100 ETA, sostanzialmente diversi. Un ETA ha una validità di 5 anni e contiene tutti i riferimenti prestazionali e le caratteristiche che quel dato sistema e i suoi componenti devono rispettare, ma contiene anche le precise indicazioni sul modo con cui l’azienda controlla tali specifiche, oltre che sulla progettazione e la messa in opera del sistema. (valid ETAs)

Il produttore che richiede l’ETA per un sistema in realtà produce un kit di componenti (e acquista da fornitori esterni quelli che non produce in prima persona), ma li immette sul mercato perché siano assemblati in uno specifico sistema, del quale, attraverso il programma di prove che porta all’ETA, si sono verificate tutte le principali caratteristiche e prestazioni.

Una volta ottenuto il rilascio dell’ETA, il secondo passo per il produttore è quello di ottenere l’Attestazione di Conformità del proprio “prodotto” (ETICS) al proprio ETA. Si potrebbe pensare che si tratti di una procedura semplice poiché l’ETA è stato scritto proprio “a pennello” per quel dato sistema e la conformità potrebbe essere considerata quasi automatica, ma in realtà il Factory Production Control o FPC verifica la capacità del produttore di garantire nel tempo tale conformità.

marcatura-ce

L’ultimo passo è la predisposizione da parte del produttore della Marcatura CE, cioè far stampare le etichette con il simbolo CE da apporre sul prodotto e contenenti, oltre al simbolo, una serie di indicazioni relative al prodotto stesso. E’ di nuovo l’ETA che regolamenta il contenuto dell’etichetta così come le modalità della sua apposizione.

A questo punto il produttore è “in regola” e, con l’apposizione della Marcatura CE e la redazione di una dichiarazione di conformità, è formalmente autorizzato a immettere il proprio sistema nel mercato europeo, Italia compresa.

Tra le prime aziende ad arrivare al rilascio di un ETA: la Röfix S.p.A. di Parcines (BZ) con l’ETA 04/0037 e la Mapei S.p.A. di Milano con l’ETA 04/0061. Presto anche altre tre aziende.

Perché così tardi? Nel maggio 2003 è scattato l’obbligo di marcatura CE per i sistemi compositi di isolamento termico esterno, ma nonostante l’obbligatorietà le aziende hanno mediamente assunto un atteggiamento di attesa e sono rimaste a vedere come si muoveva la concorrenza. Adesso che le prime aziende si possono presentare esibendo la marcatura CE, diventerà problematico proporsi sul mercato senza di essa.

Sistema di isolamento termico in sughero

Ricordo a titolo di esempio che anche i tasselli devono corrispondere alle prescrizioni delle normative: i tasselli devono essere idonei al supporto e fare riferimento alle categorie d’uso elencate nella norma di produzione.

Le categorie d’uso secondo l’Etag 014 definiscono i campi di impiego del tassello in relazione ai vari tipi di supporto.

etag-014

vale sempre il motto:

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