Category Archives: coibentazione

Riflettere l’irraggiamento solare per la protezione dal caldo, l’indice SRI

Se in edifici residenziali con tetto tradizionale devo ottenere una corretta protezione dal surriscaldamento progettando con materiali isolanti con densità e calore specifico elevati

Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]

in strutture con tetti piani che prevedono solo l’impermeabilizzazione sul lato esposto diventa importante la capacità di riflettere l’irraggiamento solare.

riflessione-irraggiamento-solare-protezione-caldo-lindice-sri-copertura-sistema-cappotto-colore-02

Trasmettere meno calore al pacchetto del tetto sottostante fa diminuire la temperatura interna dell’edificio, ma aiuta contro l’isola di calore delle zone intensamente edificate e poco verdi.

Tradizionalmente si utilizzano guaine scure, bituminose, che certo non offrono un’alta riflettanza.

Quali membrane sono da preferire per attenuare il surriscaldamento del pacchetto di copertura, e soprattutto, qual’è il valore importante da verificare nella scheda tecnica della membrana che stiamo valutando?

l’ indice SRI

Il valore SRI, cioè Solar Reflectance Index, svela le proprietà di riflettanza ed emissività di un materiale.

riflessione-irraggiamento-solare-protezione-caldo-lindice-sri-copertura-sistema-cappotto-colore-01

Maggiore è il valore SRI e maggiore sarà il calore che sarà riflesso e minore sarà la temperatura superficiale.

Drukwerk

In due parole: meglio scegliere membrane con valori SRI elevati.

I produttori di queste membrane evidenziano con una termocamera a raggi infrarossi  che una guaina bianca arriva a dimezzare la temperatura superficiale esterna di una copertura rispetto ad una guaina bituminosa ardesiata nera e sono comunque più efficaci di una guaina bituminosa ardesiata verniciata con prodotti bianchi.

riflessione-irraggiamento-solare-protezione-caldo-lindice-sri-copertura-sistema-cappotto-colore-06

E’ noto che il bianco aiuta contro il surriscaldamento, e ciò vale anche per una facciata:

Sì, anche per le pareti è determinante la scelta dei colori: in un sistema di isolamento termico a cappotto, per evitare danni funzionali causati dall’irraggiamento solare è opportuno decidere solo colori con fattori di riflessione alla luce > 25% (questo dato è evidenziato nella mazzetta colori del produttore).

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Cosa fare quando non si rispetta il fattore di riflessione alla luce?

Un sistema di isolamento termico a cappotto deve sempre essere applicato a regola d’arte rispettando tutte le norme e le direttive tecniche ad oggi conosciute (incollaggio, tassellatura, zoccolatura, profili di raccordo/chiusura, profili speciali ed impermeabilizzazione), ma con valori di riflessione alla luce inferiori al 20 % è necessario un secondo strato di rete!

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La costruzione in laterizio isolata all’ esterno e sul lato interno

Scrive Alessio:

Salve Dr Sampaoli,
mi sto accingendo a comprare un appartamento piano terra di circa 90mq netti di nuova costruzione così composto:

  • MURATURA PERIMETRALE: tamponamento in blocco forato di laterizio (sp. cm. 25), controparete esterna costituita da orditura metallica in lamiera zincata, con riempimento delle intecapedini in lana di vetro (sp. min. cm. 10) e ulteriore strato continuo di isolamento in pannelli di lana di roccia (sp. min. cm. 2) aderente alla muratura in laterizio. Rivestimento esterno applicato all’orditura metallica in lastre di fibro-cemento (sp. mm. 1,25) opportunamente armato con rete in fibra di vetro e rinforzi sempre in rete in prossimità degli spigoli delle finestre, annegati in doppia mano di rasante, successiva applicazione di primer (fissativo) e finitura ad intonachino con tinta a discrezione della D.L.. Controparete interna costituita da orditura metallica scollegata dagli elementi strutturali attraverso giunti silenti, con saturazione delle intercapedini in lana di vetro (sp. cm. 5) abbinata a carta Kraft con funzione di barriera al vapore e rivestimento con lastra in fibrogesso sp. cm. 1,25.
  • PARETE DIVISORIA (tra differenti unità abitative e tra unità e vano scala): supporto in blocco forato di laterizio (sp. cm. 12) con strato continuo di isolamento in lastra di cartongesso sp. cm. 1,25 applicata su un lato. Quindi contropareti da ambo i lati costituite da orditura metallica scollegata dagli elementi strutturali attraverso giunti silenti, con saturazione delle intercapedini in lana di vetro (sp. cm. 4) e rivestimento con lastra in fibro-gesso sp. cm. 1,25.
  • COPERTURA: Controsoffitto fono-isolante costituito da orditura metallica collegata alla soletta piena in C.A. attraverso un sistema di sospensione e lastra in cartongesso (sp. cm. 1,25) fissata all’orditura con viti autofilettanti, pannelli in Celenit (sp. cm. 2,5) incollati alla soletta. Posizionamento sopra il solaio grezzo dello strato isolante realizzato in lana di vetro (sp. totale min. cm. 14), sottotetto non praticabile isolato e ventilato, tetto a padiglione con struttura metallica portante in ferro zincato e pannelli di chiusura tipo “Sandwich” costituiti da doppia lamiera con isolamento interposto, a 4 greche, tinta RAL.

Chiedo gentilmente un suo parere se me lo può dare grazie.

Eccolo (il mio parere) :-(

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MURATURA PERIMETRALE

Il bello di un edificio moderno costruito in laterizio è proprio quello di ottenere degli ambienti delimitati da laterizio (che è argilla cotta), rivestito sul lato interno da un intonaco salubre, e protetto sul lato esterno dal sistema termoisolante a cappotto.

Il fatto di contenere le dispersioni termiche della casa con un isolamento esterno e di godere della grande massa interna è importantissimo per ottenere il massimo comfort in tutte le stagioni dell’anno, specialmente se si tratta di un’abitazione vissuta tutti i giorni (quindi non di una casa per la settimana bianca, dove un isolamento interno mi aiuterebbe a raggiungere in fretta un po’ di comfort anche al venerdì sera…).

Aggiungo anche che le lane minerali sono ottimi materiali isolanti in regime invernale mentre sono poco adatte alla protezione dal caldo (io comunque evito sempre di proporre lana di vetro o lana di roccia perchè sono contrario al rischio delle fibre che volano in ambiente durante la lavorazione in cantiere – ho scritto più di qualche articolo sull’argomento).

Un rivestimento in fibrogesso o cartongesso sul lato interno con intercapedine isolata sempre in lana minerale non ha alcun senso di esistere e, di fatto, peggiora la prestazione della stratigrafia molto vistosamente:

  • la Capacità termica periodica del lato interno (la capacità areica interna) espressa in [kJ/m2K] scende molto rispetto ad un laterizio intonacato e dobbiamo ricordare che per evitare il surriscaldamento estivo è meglio avere alti valori di capacità di assorbire calore sul lato interno!

In due parole: perchè mai isolare una parete un po’ da fuori e un po’ da dentro? Decidiamoci! Se è intelligente isolare dall’esterno, per un infinità di motivi, perchè non concentrare l’investimento là dove è necessario?

La soluzione del rivestimento in fibrogesso o cartongesso sul lato interno con intercapedine isolata è di solito adottata nelle case in legno dove la parete in x-lam non può accogliere le tracce per gli impianti: ecco che l’intercapedine viene destinata ai passaggi impiantistici.

 PARETE DIVISORIA

Come detto prima, non simpatizzo per le lane minerali. Per dividere due unità si possono proporre altre stratigrafie.

costruzione-laterizio-isolamento-esterno-lato-interno-01

COPERTURA

Dall’interno verso l’esterno abbiamo (sopra la testa per intenderci)

  • cartongesso (materiale più economico in edilizia non esiste, per approfondire leggi questo articolo)
  • Celenit spessore 25mm in aderenza al solaio in cemento armato (si tratta di un  pannello isolante termico e acustico, costituito da lana di legno di abete mineralizzata legata con cemento Portland, si usa solitamente per attenuare i ponti termici più forti nell’edilizia tradizionale)
  • lana di vetro 140mm (non è il mio isolante prediletto ma funziona bene d’iverno, male d’estate)
  • ambiente sottotetto non praticabile ventilato (qui non si può ben comprendere come sia da intendere la ventilazione del sottotetto)
  • struttura metallica portante in ferro zincato e pannelli di chiusura tipo “Sandwich” costituiti da doppia lamiera con isolamento interposto, a 4 greche, tinta RAL. ( si tratterà di un pannello composito per coperture con due rivestimenti in lamiera metallica collegati tra loro da uno strato di isolante poliuretanico simile a quello in immagine)


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Per calcolare i parametri termici di una stratigrafia

Per calcolare i parametri termici di una stratigrafia, ma anche per conoscere solamente la trasmittanza e lo sfasamento termico dobbiamo inserire alcune caratteristiche del materiale che stiamo utilizzando, o che forse utilizzeremo.

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Ma questi parametri sono sempre descritti nelle schede tecniche?

E soprattutto, quali sono?

  • la conducibilità,
  • il calore specifico,
  • e aggiungerei anche il fattore di resistenza al passaggio del vapore (almeno possiamo calcolarci il valore Sd per capire come verrà gestita la migrazione del vapore).

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La maggior parte delle volte, il materiale che stiamo valutando riporta bene nella scheda tecnica le proprietà termofisiche che cerchiamo: questi dati infatti accompagnano la marcatura CE e dovranno essere poi opportunamente corretti per tenere conto delle reali condizioni in cui opereranno secondo UNI EN ISO 10456.

Altre volte manca il dato del calore specifico… Chi sa perchè.

Può capitare anche di reperire con difficoltà la densità del materiale (kg/mc), e senza questo dato non si può proseguire (questo vale spesso per le lane di vetro).

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E’ stata aggiornata anche la Norma UNI 10351 nel 2015: Materiali e prodotti per edilizia – Proprietà termoigrometriche – Procedura per la scelta dei valori di progetto. E’ in vigore dal 25 giugno 2015. La norma

  • fornisce il metodo per il reperimento dei valori di riferimento per conduttività termica, resistenza al passaggio del vapore e calore specifico dei materiali da costruzione in base all’epoca di installazione.
  • integra quanto non presente nella UNI EN ISO 10456 con particolare riferimento ai materiali isolanti per l’edilizia a seconda se siano o meno dotati di marcatura CE.

In conclusione, prima di metterci al lavoro e “dare i numeri” facciamo buona ricerca e troviamoci tutti i dati importanti ad eseguire i calcoli!

Io naturalmente faccio così, ed ogni volta che utilizzo un materiale vado ad aggiornare il mio “data base materiali” che piano piano è diventato lunghissimo (e utilissimo): si tratta di un semplice foglio di calcolo dove in cima alle colonne ho scritto i dati che mi servono..

nome materiale: Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3] Permeabile al vapore ? Potere fonoisolante Rw dB

Se mi capita di avere fretta e non possiedo uno dei dati che sto cercando, scriverò in corsivo un numero “molto affidabile” che avrò copiato da un materiale gemello! E’ un modo per distinguere i dati “dichiarati” dal produttore dai dati “dedotti” con un po’ di logica.

Se fate spesso questo lavoro, consiglio caldamente di iniziare un data base materiali, che si arricchirà di settimana in settimana diventando un autorevole aiutante di studio. Nelle colonne libere di destra suggerisco di aggiungere il nome del cantiere perchè il nostro cervello abbina spesso un certo materiale ad un certo cantiere e le ricerche diventano semplici e veloci.

Se invece vi sentirete smarriti quando il data base materiali oltrepasserà le 1000 righe, come nel mio caso, oppure siete appena rientrati da un viaggio intorno al mondo e a stento ricordate il nome di quel tal cantiere dove avevate scelto di utilizzare quel tal pannello isolante, non vi resta che la scorciatoia di “cerca”: cmd f

calcolare-parametri-termici-stratigrafia-trasmittanza-calore-specifico-vapore

Cosa utilizzate per i vostri fogli di calcolo? ancooora Excel?

Lasciate perdere, spiccate il volo, migrate verso Calc, il foglio elettronico tuttofare che avete sempre desiderato, graaatis:

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 Salvate i vostri documenti nel formato OpenDocument, lo standard internazionale per i documenti di ufficio. Questo formato, basato su XML, è uno standard aperto: ciò significa che non siete legati a CALC. Potete aprire i vostri documenti con qualsiasi programma compatibile con OpenDocument.

Con CALC, inoltre, potete leggere tutti i vostri precedenti documenti Microsoft Excel (compresi quelli creati con Microsoft Excel 2007) e salvare il vostro lavoro nei formati Microsoft Excel per inviarli a chi è ancora legato ai prodotti Microsoft. Se essi desiderano solo vedere il risultato del vostro lavoro, usate piuttosto il formato PDF (Portable Document Format, .pdf) – non è necessario comprare altro software.



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Tetto fresco d’estate combinando materiali di diversa densità?

Come quella di molti professionisti anche la mia casella di posta elettronica è bombardata di pubblicità per soluzioni edili di ogni tipo. In questa stagione le più gettonate sono le soluzioni di isolamento termico che riguardano la protezione estiva, quindi si parla di sfasamento.

Ricordiamoci che lo sfasamento è il tempo impiegato dall’onda termica per passare dall’ esterno all’interno di un edificio, si misura in ore ed è influenzato dalla scelta dei materiali e dalla loro posa in opera.

+ SFASAMENTO = LENTO SURRISCALDAMENTO

Vi sembra un buon consiglio quello di impiegare lana di roccia con elevata densità a supporto dell’ EPS con grafite dalle elevate prestazioni isolanti?

 Ad esempio, per l’isolamento di un tetto in legno, è di moda suggerire un pannello in EPS con canali di ventilazione, accoppiato a un pannello in lana di roccia. Un pacchetto veloce, semplice e all’apparenza prestazionale che è un “inno” all’ottimo isolamento termico dell’EPS e all’alto valore di sfasamento grazie alla ventilazione e alla densità della lana di roccia.

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 tavolato perline 0,025 0,130 2100 600
2 freno al vapore 0,00045 0,180 1000 311
3 lana di roccia 0,100 0,036 1030 110
4 EPS con grafite 0,080 0,031 1500 15

Ma siamo veramente sicuri di avere uno SFASAMENTO OTTIMALE ?

Se andiamo a calcolare lo sfasamento ottenibile con questa stratigrafia ci possiamo accorgere alla svelta che in estate la prestazione sarà molto deludente, pur soddisfando senza difficoltà quanto richiesto dal nuovo DM 26.6.2015 in fatto di limitazione dei fabbisogni energetici per la climatizzazione estiva e di contenimento della temperatura interna degli ambienti (trasmittanza termica periodica YIE < 0,18 W/m2K)

Fattore di decremento (attenuazione) fd [-] 0,747
Ritardo fattore di decremento (sfasamento) ? [h] 5,02
Trasmittanza termica periodica |Yie| [W/m2K] 0,131

L’UTILIZZO COMBINATO DI MATERIALI DI DIVERSA DENSITÀ, PER OTTENERE UN EDIFICIO CONFORTEVOLE SIA IN ESTATE CHE IN INVERNO

è un suggerimento da seguire per non sbagliare il pacchetto tetto?

Il pacchetto tetto con lana di roccia + EPS ha uno spessore di 18cm, senza contare quanto crescerà per lo strato di ventilazione e lo spessore del manto di copertura.

Non si poteva suggerire nulla di meglio impiegando veramente bene quei preziosi 18cm disponibili?

Vediamo che prestazioni estive si possono ottenere scegliendo materiali più idonei alla protezione dal caldo. Inseriamo nella stratigrafia la migliore qualità di due pannelli in fibra di legno dove il più sottile, esterno e ad alta densità è il pannello più idoneo ad essere pedonabile durante i lavori in copertura:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 tavolato perline 0,025 0,130 2100 600
2 freno al vapore 0,00045 0,180 1000 311
3 fibra di legno 0,160 0,039 2400 150
4 fibra di legno 0,019 0,046 2400 230

Non siamo certamente al top delle prestazioni richieste ad una copertura, ma se confrontiamo i risultati precedenti con quelli ottenibili utilizzando fibra di legno ci rendiamo conto che abbiamo ottenuto un miglioramento vistoso.

Fattore di decremento (attenuazione) fd [-] 0,277
Ritardo fattore di decremento (sfasamento) ? [h] 11,73
Trasmittanza termica periodica |Yie| [W/m2K] 0,057

Ecco un motivo per diffidare e valutare con estrema cautela una soluzione di isolamento termico spacciata per OTTIMALE in tutte le stagioni, sia contro il caldo che con il freddo.

Ovviamente un produttore di maglioni di lana tenterà di convincerci che staremo freschi indossandoli anche tutta l’estate. Facciamoci progettare la stratigrafia solo e sempre da chi non ha interessi commerciali in gioco.

Ricordiamo sempre che pannelli isolanti con scarsi valori di calore specifico (espresso in J/kgK) non potranno mai e poi mai avere prestazioni estive eccellenti

       

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Cos’è il codice di designazione prodotto di un materiale isolante

Non è una novità il fatto che io proponga spesso soluzioni di isolamento termico che prevedono la posa di pannelli in fibra di legno – un po’ perchè è un bel materiale da maneggiare senza dover temere le fibre volatili di pannelli in fibre minerali, ma più che altro per le sue doti di sfasamento estivo che garantiscono una migliore protezione dal surriscaldamento.

Chiunque può raccogliere una manciata di schede tecniche di materiali isolanti diversi e rendersi conto che una capacità termica massica in grado di superare i 2100 J/kgK si può trovare solamente tra le fibre di legno.

Ma se si vuole veramente approfondire la lettura di una scheda tecnica forse si vorrebbe conoscere il significato del “codice di designazione prodotto”.

Ma cos’è questo codice alfanumerico che il produttore deve dichiarare?

Per decifrarlo correttamente ecco l’ esempio suggeritomi dal consulente tecnico Emanuele Paccagnella  ecco qui sotto questa chiarissima tabella:

codice-designazione-prodotto-materiale-isolante-02

Un altro produttore di pannelli isolanti in fibra di legno indica in basso lo stesso codice di designazione con i propri dati specifici del suo pannello.

codice-designazione-prodotto-materiale-isolante-01




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Mai conosciuto il cocciopesto? intonaco o pavimento naturale

Tanti tanti anni fa c’era un edificio con grandi superfici in calcestruzzo armato, dove anche solo le riunioni di cantiere erano tutt’altro che confortevoli. Il committente accettò il consiglio di rivestire ogni cm quadrato interno con ben 3cm di cocciopesto. Sì, intonaco di cocciopesto, che è poi tipico della tradizione veneta (un tempo era detto matton pesto) – e infatti va ben d’accordo con le ristrutturazioni degli edifici antichi.

cocciopesto-intonaco-pavimento-naturale-03

Il cocciopesto è, come dice la parola, frantumazione di laterizi (l’argilla cotta con cui si fanno i mattoni, i coppi e le tegole) in diverse granulometrie e non è un materiale delicato da utilizzarsi solo per interni – già i romani lo usavano per impermeabilizzare e anche per pavimentare oltre che intonacare (la tonaca del muro).

Nel cantiere di cui parlavo nelle prime righe il cocciopesto è diventato, dopo un buon rinzaffo, lo strato di sottofondo (non la finitura). A parte l’aspetto, la sua tonalità  salmone, il suo calore e la bellezza della granulometria che si vede e si sente con la mano, cos’ha di speciale?

  • ottima capacità traspirante
  • ottima capacità igrometrica

Il cocciopesto di spessore forte nella casa in cemento armato di cui parlavo, ha creato un clima interno irriconoscibile rispetto a prima: sembrava già confortevole così com’era, al grezzo, senza porte e senza finestre. Pareva una casa di legno, e non era tutta colpa dell’atmosfera color salmone… Si stava finalmente bene ed erano le ossa a dircelo, non uno stupido espertocasaclima.

A Venezia con i suoi ambienti umidi era ed è ancora oggi molto diffuso. Si utilizzava anche come sottofondo per il pavimento terrazzo alla veneziana.

Nella riqualificazione energetica di case esistenti mi trovo spesso a constatare che il piede della muratura soffre di umidità di risalita, magari debole, magari consistente. Beh, in tutte queste occasioni ho notato che gli intonaci non sono praticamente mai all’altezza della situazione, sono miscele cementizie che poco risolvono e probabilmente aggravano. Cosa si può suggerire al committente che con il dito ci indica le zone più deteriorate? Mi limito a constatare e far notare che la colpa non è proprio tutta della muratura, tanta responsabilità è dell’intonaco sbagliato. Non che gli effetti della risalita capillare sparirebbero ma probabilmente, più che probabilmente, un buon intonaco traspirante avrebbe accompagnato meglio il difetto della muratura. 

Solo un intonaco traspirante può aiutare il risanamento di muri umidi e l’intonaco di cocciopesto non schiacciato troppo durante l’applicazione, rimane molto macroporoso. Appena lo schiaccio con il ferro, spatola americana in inox, posso invece chiudere di più i suoi pori e renderlo più impermeabile.

Consiglio sempre e solamente intonaci a base calce proprio per evitare miscele con cemento in ambienti interni – ovviamente con pitture murali o rasature fini sempre a calce e mi stupisco ogni giorno del fatto che l’uso della calce naturale è sparito. Con il cemento facciamo i ponti se proprio serve, ma non la camera da letto.

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C’è sempre una base di calce nel laterizio triturato (nell’impasto serve a far diventare l’intonaco più resistente all’umidità senza perdere le capacità igroscopiche e traspiranti) e quindi il cocciopesto va bene all’ esterno come all’ interno.

cocciopesto-intonaco-pavimento-naturale-01

Se amate il fai da te e avete voglia e tempo potete provare a preparare un piccolo impasto con queste dosi che trovate nella Ricetta per intonaco a Cocciopesto:

  • 1) Grassello di calce Invecchiato 12,5 kg
  • 2) Cocciopesto (granulometria 0-1 mm) 12,5 kg
  • 3) Sabbia medio-fine 25 kg
  • 4) Cellulosa 50 g
  • 5) Gomma naturale 50 g
  • 6) Zucchero 50 g
  • 7) Acqua (non eccedere mai) 6 lt

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Il sogno di acquistare una villetta a schiera con tetto in legno sbagliato

Il commento di Luca lasciato oggi mi ha spinto a pubblicare questo articolo dedicato alla sua buonavventura. Potrà essere sicuramente utile a quanti leggono per informarsi prima di un acquisto immobiliare…

      Dottissimo Dr. Sampaoli,

devo ringraziarla per avermi, con le ricchissime informazioni messe a disposizione tramite questo suo sito, risparmiato un probabile triste futuro alle prese con la casa sbagliata.

Scrivo qui per condividere la mia esperienza perchè penso possa essere utile ad altri in situazioni simili.

Da oltre un mese giravo attorno al’idea di acquistare una villetta a schiera bilivelli in fase di ultimazione che mi sembrava rappresentare il mio ideale di casa.

villetta schiera

La casa aveva però una piccola incognita: la copertura in legno, per me una assoluta novità.

Abituato ad informarmi per quanto posso su ciò che ignoro (sono tecnico informatico), ho trovato il Suo sito web attraverso cui sono riuscito a farmi una idea abbastanza chiara di quelli che potrebbero essere i problemi legati ad una copertura in legno mal realizzata.

Ho quindi chiesto informazioni dettagliate al costruttore sul tetto ormai in fase di copertura finale.

Costui risulta essere una persona gradevole e genuina; il tipo di piccolo impresario edile che costruisce le case una alla volta dedicandovi tutto il suo impegno. Mi ha dato l’impressione di aver cercato a suo modo la perfezione. Il suo problema quindi non è la malafede o lo scarso impegno. Il suo problema è che ignora di ignorare!

Da quanto ho capito questa casa rappresenta la sua prima esperienza in fatto di coperture in legno e vi ha applicato idee sue preconcette e altre scaturite chissà da dove.

Mi è sembrato di capire che un progetto del tetto non sia mai stato realizzato se non nella sua testa.

Infatti alla mia richiesta di poter avere documenti come il progetto del tetto, la stratigrafia o anche solo la lista dei materiali utilizzati ho avuto come risposta un elenco di materali a voce, raccontato con l’orgoglio di chi è convinto di aver utilizzato quanto di meglio disponibile sul mercato.

Ecco l’elenco come fornitomi:

  1. - travi
  2. - perline
  3. - tessuto non tessuto
  4. - barriera al vapore
  5. - accoppiato isolante
  6. - tegole

 Immediatamente mi sono fatto l’opinione di avere a che fare con un incompetente in materia di legno: la parola “barriera” scatenava un giudizio inesorabile.

Ho iniziato a nutrire poche speranze circa la messa in opera a regola d’arte per quanto riguarda la tanto critica tenuta all’aria, ma volevo essere ottimista, tanto ero aggrappato al sogno di vivere in quella casa.

Quel che potevo fare era cercare di ottenere informazioni dettagliate circa la stratigrafia nella speranza che i fornitori lo avessero guidato verso l’adozione dei materiali adatti. In caso positivo avrei richiesto una consulenza professionale per la verifica puntuale dei materiali per la precisa zona climatica e un’indagine sulla corretta messa in opera (Lei era il canditato!).

Ho quindi chiesto al costruttore di avere tutti i dettagli possibili sui materiali. Quel che sono riuscito ad avere è la stampa della scheda dell’ ”accoppiato isolante” e l’indirizzo del fornitore di materiali edili in cui è stato acquistata la “barriera al vapore”.

Il cosiddetto “accoppiato isolante” risulta essere il “Vetropan EPS”, un prodotto in polistirene espanso preaccoppiato con una guaina bituminosa.

acquistare-villetta-schiera-tetto-legno-sbagliato-01

Dalla scheda fornitami (non lo si evince dalla scheda sul sito web istituzionale) risulta che la guaina bituminosa si comporti come una barriera al vapore (µ = 20000).

La cosiddetta “barriera al vapore” è invece il “Silvertek 15 Seal Lap”, un telo traspirante indicato come “sottotegola” (815<WDD<2000).

acquistare-villetta-schiera-tetto-legno-sbagliato-02

(Da sottolineare come il fornitore, da me stuzzicato, non conoscesse la differenza tra barriera e freno al vapore, nè l’adeguatezza di un prodotto sotto-tegole usato come sopra-perline.)

 Questi materiali sembrano essere alla mia percezione di profano dei prodotti di soddisfacente qualità, ma mi sembra evidente che siano stati utilizzati a sproposito:

  1. - il Vetropan viene proposto come isolante adatto a coperture in cemento, e il suo utilizzo risulta in una sigillatura del tetto al passaggio del vapore; inoltre l’EPS non mi sembra possa essere considerato l’isolante preferibile per la mia zona climatica (Cagliari)
  2. - il Silvertek ha buone caratteristiche di freno al vapore, ma probabilmente non è l’ideale per raggiungere una tenuta all’aria ottimale; inoltre sembrerebbe reso inutile dalla sigillatura di cui sopra

 Con questi presupposti sono giunto alla conclusione che il tetto è stato realizzato in modo tutt’altro che a regola d’arte; i prodotti inadatti mi fanno sospettare fortemente anche riguardo alla qualità della messa in opera. Ragion per cui mi sono convinto di abbandonare l’idea di acquisto dell’immobile.

 Invito quindi chi si trovi in procinto di acquistare casa a informarsi quanto più possibile e a coltivare dei sani dubbi :-)

 GRAZIE

 PS: Il minimo che posso fare è una donazione a favore del suo sito!

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Non uso lana di roccia e lana di vetro

Nè LANA DI ROCCIA nè LANA DI VETRO… e non è una battaglia dedicata al tema della salubrità in cantiere, non sono materiali coibenti adatti al nostro clima.

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A parte poco territorio italiano in zona climatica F, tutti i comuni italiani soffrono di surriscaldamento estivo, e dunque la scelta del materiale coibente può risolvere o non risolvere il problema del caldo.

Per quale ragione dovrei consigliare l’uso di lana di roccia o la lana di vetro (ottimi isolanti termo-acustici) nel nostro clima mediterraneo, padano, pugliese, calabro, siciliano, sardo, appenninico, costiero, collinare?

Andiamo a conoscere meglio le lane minerali (comprese nel gruppo FAV, Fibre Vetrose Artificiali, e quindi anche nel più ampio gruppo delle MMMF, Man Made Mineral Fibres): 

  • sono caratterizzate da concentrazioni superiori al 18% di ossidi alcalini ed alcalino-terrosi (Na2O, K2O, CaO, MgO, BaO e loro combinazioni).
  • sono ricavate da roccia e vetro: un fitto intreccio di fibre legate tra loro con resine termoindurenti che creano una struttura costituita da una moltitudine di celle aperte contenenti aria.

A proposito di  SALUTE E SICUREZZA, i produttori di lane minerali dicono che:

Il REACH (Regolamento Europeo concernente la registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche) classifica le lane minerali come non pericolose.

La IARC (International Agency for Research on Cancer, parte dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità) ha stabilito che le lane minerali “non sono classificabili come cancerogeni per gli esseri umani”.

  • L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato fibre di vetro e fibre ceramiche in Gruppo 2B, possibili cancerogeni per l’uomo, e filamenti di vetro, lana di vetro, lana di roccia in Gruppo 3, non classificabile come cancerogeno per gli esseri umani. 

EUCEB, una certificazione indipendente, assicura la bio-solubilità di tutti i prodotti immessi sul mercato alle prescrizioni europee.

Il tutto è stato recentemente confermato dal Ministero della Salute con il documento “Le Fibre Artificiali Vetrose (FAV) – Linee guida per l’applicazione della normativa inerente ai rischi di esposizioni e le misure di prevenzione per la tutela della salute”, approvato dalla Conferenza Stato/Regioni in data 25 marzo 2015.

  • secondo la legge posso circolare con 3mm di battistrada con qualsiasi auto: forse i Ministeri non si preoccupano poi così tanto della mia incolumità.

Meglio applicare ad ogni scelta riguardante i materiali da costruzione e quelli per coibentazione il migliore dei principi:  il Principio della Cautela.

Il fatto che gli isolanti in lana di vetro e lana di roccia da diverse decine di anni siano i più utilizzati in molti Paesi europei, grazie alle loro proprietà termiche, acustiche e di incombustibilità, è un’ ulteriore prova del fatto che il nostro clima italiano non ha bisogno di materiali come questi.

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Come si progetta la protezione dal caldo estivo?

Non certo aumentando lo spessore dell’isolante all’inverosimile… E’ sufficiente usare materiali isolanti con 2 qualità importanti:

  • un elevato calore specifico:
    Calore specifico (c) [J/kgK]
  •  una buona densità:
    Densità  [kg/m3]

Queste due importanti proprietà del materiale per coibentazione che state valutando in una stratigrafia non sono dati introvabili o nascosti - ormai è diventato raro inciampare in schede tecniche incomplete, i produttori si sono finalmente adeguati ai tempi.

Anche il committente può informarsi autonomamente per scoprire se la proposta ricevuta è adeguata alle aspettative oppure inadeguata: basta saper leggere questi numeri.

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Se vi hanno proposto un pannello isolante in lana di vetro ad alta densità (alta sì ma quanto alta? ecco, siamo inciampati in un produttore che non ha rispetto per il tempo altrui e costringe a cercare per mari e per monti questo introvabile dato kg/mc) date un’occhiata al suo valore di calore specifico:

  • appena 1030 J/kgK. 

Nella incompleta scheda tecnica del pannello in lana di vetro si legge anche << Prodotto in Italia con almeno l’80% di vetro riciclato e con una resina termoindurente  minimizzando le emissioni nell’aria di sostanze inquinanti come formaldeide e altri composti organici volatili (VOC) >> …inquietante direi.

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Se vi hanno proposto un pannello rigido in lana di roccia a media densità per l’isolamento termico e acustico di pareti perimetrali scoprirete facilmente:

sia il valore di calore specifico:

  • sempre 1030 J/kgK.

sia il valore di densità:

  • 60 kg/mc

Se con questo pannello volessimo ottenere uno sfasamento estivo superiore alle 12 ore come prescritto dalla normativa e dal buon senso

Ritardo fattore di decremento (sfasamento)   [h] sfasamento 12,45

dobbiamo impiegare mezzo metro di spessore in lana di roccia. E’ chiaro che le doti di protezione estiva delle lane minerali sono scarse!

Non disperatevi, non c’è motivo

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Esiste un materiale isolante capace di offrire un valore di calore specifico anche doppio! Anche più del doppio, e con densità a piacere:

Calore specifico (c) [J/kgK]
 
2400

Le lane minerali, come prestazioni estive, non saranno mai come la fibra di legno o i fiocchi di cellulosa.

Gli asini non saranno mai cavalli.

E dire che io preferisco gli asini ai cavalli…


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Il miglior compromesso nella scelta dei materiali isolanti per una casa passiva con struttura a telaio

Scrive Daniele:
<< Salve. sto per costruire una casa passiva con struttura a telaio, la ditta che ho contattato usa fibra di legno, lana di roccia o misto , fibra di legno internamente e lana di roccia esternamennte – mi potreste consigliare quale miglior compromesso considerando che abito in pianura padana con umidità importanti.   grazie cordiali saluti >>

scelta-materiali-isolanti-casa-passiva-struttura-legno-telaio-01

Parlando di materiale per coibentazione per una casa in legno credo che si possa riassumere un discorso lunghissimo con tre principali argomenti:

  1. salubrità
  2. sfasamento estivo
  3. antincendio

scelta-materiali-isolanti-casa-passiva-struttura-legno-telaio-03

salubrità:

  • le lane minerali e loro fibre mi preoccupano moltissimo, ma ci sono pareri discordanti ed io non ho la chiave della verità suprema.
  • sicuramente il rischio di inalare fibre è elevato durante le fasi di cantiere e invece molto basso per il committente che abiterà la casa.
  • anche sulle emissioni di formaldeide ci sono pareri discordanti.
  • Se vuoi approfondire leggi il mio articolo http://espertocasaclima.com/2016/03/fibre-minerali-fini-lana-roccia-lana-vetro-rischi-salute/

sfasamento estivo:

  • a questo proposito possiedo invece la chiave della verità suprema, e questa verità è garantita dai numeri: ad esempio, 25 è sempre più di 14.
  • si può affermare che la lana di roccia abbia la stessa capacità della fibra di legno a contenere le dispersioni termiche in inverno, ma in pianura padana, come in quasi tutta Italia, il problema delle case è il surriscaldamento estivo e la continua necessità di ricorrere all’accensione degli impianti per raffrescamento
  • in estate abbiamo bisogno di due cose: 1) protezione dal caldo estivo proveniente dall’esterno aumentando il ritardo con cui il calore attraversa la struttura   2) protezione dal veloce surriscaldamento interno aumentando la capacità di accumulare calore del lato interno
  • pensate che 40cm di lana di roccia offrono appena 14 ore di sfasamento contro le 25 ore della fibra di legno con spessore 38cm
  • la stratigrafia va calcolata e poi corretta con ulteriori o migliori strati preferendo sempre pannelli con elevato calore specifico (J/kgK)
  • il lato interno di una casa in legno soffre della mancanza di massa, specialmente se è finita internamente con economiche lastre in cartongesso
  • la stratigrafia va calcolata e poi corretta con ulteriori o migliori strati.

antincendio:

  • in Italia abbiamo più casi di tumore o di incendio di case passive?
  • certamente sarebbe catastrofico che la casa dei nostri sogni prendesse fuoco – non tutti avrebbero le finanze e la forza, se incolumi, di ricominciare dalle ceneri..
  • qui però l’argomento scivola più sulla tipologia di impianto elettrico che sul materiale da costruzione!
  • una casa in legno a telaio con isolamento termico in fibra di legno è combustibile: il progettista e l’installatore devono realizzare l’impianto elettrico a regola d’arte (legge 186/68)
  • l’impianto elettrico nelle case in legno è soggetto al D.M.37/2008 art.1 comma 2 lett.a e b, può essere quindi eseguito dall’installatore abilitato ai sensi del D.M.37/2008 art.3.

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Criteri ambientali minimi (CAM), capacità termica areica interna periodica, DM del 26.6.2015

Da sempre scrivo, consiglio e insisto sul fatto che la capacità areica del lato interno di una stratigrafia ha un’importanza enorme sul comfort e il buon funzionamento della casa in periodo estivo, e anche invernale.

Se volete una re – infarinatura sul concetto di capacità areica del lato interno potete rileggere questi miei articoli.

Anche il nuovo DM 26/6/2015 in vigore dal 1° ottobre non dà molta importanza a questo valore, preferendo ribadire i limiti di trasmittanza U per le varie zone climatiche: questa tendenza la possiamo anche notare nei nuovi modelli di Relazione tecnica (Allegato 2 Relazione tecnica) dove si andranno a descrivere tutte le informazioni minime necessarie per accertare l’osservanza delle norme vigenti da parte degli organismi pubblici:

dm 26 6 2015 involucro relazione tecnica copia

Nel riquadro della Relazione tecnica avrete visto che nell’ultima riga compare il valore di Trasmittanza termica periodica Yie (anch’essa espressa in W/mqK) secondo la norma tecnica UNI EN ISO 13786 –

  • Udyn è una proprietà termica dinamica – è l‘inerzia termica dell’involucro: cioè la capacità di un elemento di sfasare il flusso termico che lo attraversa nelle 24h (il nuovo DM del 26.6.2015 impone < 0,10 (eccetto zona F) e in copertura < 0,18 (W/mqK) oppure Ms > 230kg/mq)

Questi due valori di trasmittanza ci dicono certo qualcosa su come si comporterà la parete, ma se progettiamo una delle più brutte, squallide e meno confortevoli stratigrafie (muro freddo esterno + lana di roccia interna + cartongesso interno) il valore di trasmittanza U e il valore di trasmittanza periodica UYie non ci danno nessun allarme sulla debolezza di questa soluzione!

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 Cartongesso 0,0125 0,250 1000 900
2 RockWool Acoustic 225+ 0,050 0,033 1030 70
3 Mattone pieno UNI 12.6.25 0,3000 0,495 1000 1675

infatti:

  • come vuole il DM del 26.6.2015 la trasmittanza periodica U Yie  è ben < 0,10 (W/mqK)
  • e la trasmittanza U, che indica la capacità di contenere le dispersioni termiche invernali, dimostra che le dispersioni post operam sono solo 1 terzo rispetto a prima

Tutto bene allora?

Una stratigrafia del genere significa che il mio ambiente interno è confinato verso l’esterno da uno strato di lana di roccia e un vecchio muro freddo.

Potrò avere comfort?

In inverno starò meglio di prima, soprattutto mentre leggo la nuova bolletta del gas – ma d’estate? Vivere nell’isolante offre poco in termini di comfort estivo: nell’isolante non posso cedere energia in eccesso, mi mancherà la massa.

Questo aspetto lo si nota immediatamente analizzando bene una stratigrafia muro freddo esterno + lana di roccia interna + cartongesso interno: basta leggere il valore di capacità areica interna:

Capacità termica periodica lato interno k1 [kJ/m2K] 14,1
  • 14,1 kJ/mqK è un valore veramente basso, veramente deludente

Un progettista dovrebbe correggere la stratigrafia se volesse offrire qualcosa di più al suo committente, qualcosa di più che rispettare il DM 26.6.2015, offrire più comfort.

E’ veramente raro che si analizzi profondamente una stratigrafia e si tenga in debito conto il valore di capacità areica interna: pochi sottolineano l’importanza di questo dato. Fortuna che già dal principio della mia carriera ho potuto arricchirmi di validi insegnamenti: ringrazio l’arch. Matteo Pontara e l’ing. Andrea Ursini Casalena)

La buona notizia:

I CRITERI AMBIENTALI MINIMI (CAM) PER L’AFFIDAMENTO DI SERVIZI DI PROGETTAZIONE E LAVORI (Decreto Min. Ambiente 24 dic 2015)

I Criteri ambientali minimi in edilizia tengono ben presente il valore di capacità areica interna:

Capacità termica periodica lato interno  k1 [kJ/m2K] 14,1
  • 14,1 kJ/mqK è un valore basso, veramente deludente ed infatti INACCETTABILE !

I contratti pubblici che citano esplicitamente nell’oggetto dell’appalto il Decreto Ministeriale 24 dicembre 2015 e che includono i criteri di base ivi definiti, sono anche classificati come verdi ai fini del monitoraggio dell’ANAC.

Andiamo a vedere:

CRITERI AMBIENTALI MINIMI (CAM) Edilizia – Specifiche tecniche

ASPETTI ENERGETICI DIRETTI (FASE D’USO)

Prestazione energetica (½):

  • I progetti di nuova costruzione, ristrutturazione integrale degli elementi edilizi costituenti l’involucro di edifici esistenti di superficie utile superiore a 1000 mq, demolizione e ricostruzione, manutenzione straordinaria di edifici esistenti di superficie utile superiore a 1000 mq, ampliamenti superiori al 20% del volume riscaldato, ferme restando le norme e i regolamenti più restrittivi (es. regolamenti urbanistici e edilizi comunali, ecc.), devono garantire le seguenti prestazioni:
  1. L’indice di prestazione energetica globale EPgl deve corrispondere almeno alla classe A2.
  2. La capacità termica areica interna periodica, calcolata secondo la UNI EN ISO 13786: 2008 deve avere un valore di almeno 40 kJ/m2K.

avete notato questo valore minimo?

Capacità termica periodica lato interno k1 [kJ/m2K] 40,0

 E’ naturale che per i produttori di laterizio questa notizia sia musica per le loro orecchie:

criteri-ambientali-minimi-cam-capacita-termica-areica-interna-periodica-dm-26-6-2015

Anche per le mie orecchie.

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Cosa serve subito per iniziare l’isolamento di un tetto in latero cemento con fibra di legno – Part 4

Una volta verificato che la cappa delle falde del tetto non presenti crepe o fori è bene procedere alla svelta con il pacchetto di isolamento. Il bel tempo non dura all’infinito e una pioggia bagnerebbe la struttura nuda non più protetta dal manto di copertura. Meglio partire all’alba e avere tutto il giorno davanti:

fibra-cosa-serve-subito-iniziare-isolamento-di-un-tetto-latero-cemento-fibra-legno-04

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Con un braccio di 28 metri è agevole scaricare già metà del materiale direttamente in copertura per essere utilizzato subito. Tutto il resto deve rimanere a terra per poter lavorare agevolmente sul tetto.

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Non ho mai conosciuto un autista come Andrea capace di guidare un autoarticolato come fosse una Golf, entrare in un vicolo cieco largo 5metri in retromarcia con rimorchio a seguito senza fare tentativi. Che enorme piacere incontrare chi sa fare bene il proprio mestiere!

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Cosa ci serve? ecco il necessario:

  • tre persone sono più che sufficienti per tutte le operazioni, ma ci devono essere!
  • il materiale isolante dev’essere in cantiere, oppure essere certi che arrivi il giorno stesso se lo spazio per stoccare il materiale è poco.
  • i morali di partenza dello strato isolante, che saranno gli stessi interposti nel primo strato di coibentazione
  • le viti per il fissaggio meccanico del legno sul cemento
  • un trapano e un avvitatore (meglio se potenti e a batteria)
  • una sega circolare per legno
  • una sega per legno a sciabola con almeno due lame per tagliare i grossi pannelli in fibra di legno
  • tempo
  • buon umore

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I morali in legno che si useranno per primi non sono uguali ai morali per lo strato di ventilazione, e questi, non sono uguali ai listelli portategola che andranno fissati poi ai morali di ventilazione:

morali-legno-cosa-serve-subito-iniziare-isolamento-di-un-tetto-latero-cemento-fibra-legno-03morali-legno-cosa-serve-subito-iniziare-isolamento-di-un-tetto-latero-cemento-fibra-legno-01

  • dunque, appena le falde del tetto sono pulite, fate salire subito i primi morali (che sono quelli più pesanti) e buona parte dei pannelli in fibra di legno così si può procedere con il lavoro da una linea di gronda. Con legno e fibra già sul tetto si può cominciare:

morali-legno-cosa-serve-subito-iniziare-isolamento-di-un-tetto-latero-cemento-fibra-legno-04

Da notare sullo sfondo le cupole della Basilica di Santa Giustina (Padova) che a seconda del tempo e della luce appaiono più vicine o più lontane.

cupole santa giustina padova

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Scoperchiare il tetto in latero cemento per verificare la cappa in cls Part 3

Spesso lo stato di fatto di una copertura che non si conosce esattamente attraverso i vecchi documenti è verificabile solo nel momento in cui si inizia a scoperchiare il tetto.

stratigrafia per il mio tetto-02

Una volta inziata l’operazione di asporto del vecchio manto di copertura in coppi si vede bene com’è, e in che stato è, il tetto in latero cemento.

coppi-scoperchiare-tetto-latero-cemento-coppi-celenit-cappa-cls-01

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Scoperchiare il tetto in latero cemento per verificare la cappa in cls Part 3-01

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In questo caso il manto di copertura poggiava su uno strato di Celenit R, visibile in foto, che non poggiava direttamente sulla cappa: una serie di morali di ventilazione ortogonali alla linea di gronda creavano tra falda e  Celenit R uno strato di ventilazione di pochi centimetri.

Scoperchiare il tetto in latero cemento per verificare la cappa in cls Part 3-04

Il Celenit R è un pannello isolante termoacustico per la copertura: lana di legno di abete rosso mineralizzata con cemento Portland e rinforzato con tre listelli di legno  lungo la sezione longitudinale (elevate caratteristiche di traspirabilità, protezione al fuoco, resistenza meccanica. Attualmente il pannello è certificato da ANAB-ICEA per la eco-biocompatibilità dei materiali e del processo produttivo: il legno utilizzato proviene da foreste gestite in modo sostenibile (PEFC).

Nell’ormai lontano 1985 questa soluzione sarà apparsa all’ingegnere una buona idea per migliorare il valore di protezione dal caldo estivo e mantenere il pacchetto tetto il più asciutto possibile. D’inverno quel canale d’aria tra isolante e cappa non ha certo aiutato a contenere le dispersioni termiche.

A parte qualche infiltrazione dovuta allo scivolamento e alla rottura di alcuni coppi, il tetto dopo 30 anni risulta ancora più o meno sano – in presenza di un sottotetto sarei intervenuto isolando l’estradosso dell’ultimo solaio (il pavimento del sottotetto) con due soldi, ma non avrei risolto il problema dell’instabilità dei coppi e della mancanza di un manto impermeabile traspirante.

In realtà i coppi fissati con malta alla scabra superficie dei pannelli isolanti di copertura sono rimasti ben fermi per decine e decine di stagioni, fino a che…

Scoperchiare il tetto in latero cemento per verificare la cappa in cls Part 3 -01

fino a che l’Azienda ospedaliera di Padova non si è dotata di una elisuperficie:

Scoperchiare il tetto in latero cemento per verificare la cappa in cls Part 3 -02

l’andirivieni dei dannati elicotteri del 118 non hanno solo profumato l’aria di cherosene, prodotto enorme quantità di Co2 e distrutto l’udito agli abitanti di tutta questa bella zona residenziale a due passi da Porta Ponte Corvo, dal centro storico di Padova, dalla Basilica del Santo e dall’Orto botanico – hanno anche spostato i coppi delle vecchie case con le forti vibrazioni dei voli a bassissima quota. Malcostumi del progresso.

E comunque abbiamo un tetto a 4 falde in latero cemento a vista dall’interno, dunque meglio isolare dall’esterno e rifare il manto di copertura ex novo in modo che le tegole agganciate non si muovano più.

Scoperchiare il tetto in latero cemento per verificare la cappa in cls Part 3-03

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coppi-scoperchiare-tetto-latero-cemento-coppi-celenit-cappa-cls-02

Purtroppo nessuno ha voluto recuperare i vecchi coppi, che sono argilla cotta, e per me non c’era tempo per dedicarmi allo smaltimento in modi più evoluti: quindi tutta la copertura è finita giù per questo lungo tubo colorato:

Scoperchiare il tetto in latero cemento per verificare la cappa in cls Part 3-02

La stratigrafia dunque si è rivelata la seguente:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 intonaco calce gesso 0,015 0,700 840 1400
2 solaio latero cemento 0,180 0,660 840 1100
3 aria 0,030
4 Celenit R 0,050 0,750 1810 360

Inutile ricordare quanto sia importante che il tempo regga e faciliti le operazioni in copertura senza rischi di infiltrazione, di materiale bagnato e di spese ulteriori per la messa in sicurezza del cantiere in vista delle piogge.

Come alcune volte nella vita, sono stato mooolto fortunato: verso la fine di ottobre 2015 l’estate sembrava ritornare. Ecco come il NOAA descrive la situazione meteorologica:

scoperchiare-tetto-latero-cemento-verificare-cappa-cls-01

e questo è solo di buon auspicio…

scoperchiare-tetto-latero-cemento-verificare-cappa-cls-02

ma la fortuna continua senza pausa:

scoperchiare-tetto-latero-cemento-verificare-cappa-cls-noaa-01

scoperchiare-tetto-latero-cemento-verificare-cappa-cls-noaa-02

Il surriscaldamento globale mi ha dato due mesi buoni di tempo stabile e temperature miti. Non tutti i mali vengono a nuocere.

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Demolizione e riscotruzione, platea calda o fondazione tradizionale?

La demolizione in favore di una ricostruzione è l’occasione per rivedere ogni aspetto progettuale. Non sono sempre e comunque favorevole alla demolizione, ma di fronte a murature in mattone pieno bagnate e fondazioni inesistenti, inutile sforzarsi troppo e affrontare un cantiere con grosse incognite di spesa e interventi forse risolutivi e forse no.

Ricostruiamo, con 2383 Gradi Giorno siamo in zona climatica E:

demolizione-riscotruzione-platea-calda-fondazione-isolamento-terreno-tradizionale-02

essendo in vigore il DM 26.6.2015 già dal 1° ottobre scorso dobbiamo per forza riferirci ai nuovi limiti di trasmittanza previsti quando ragioniamo sul solaio verso terra.

demolizione-riscotruzione-platea-calda-fondazione-isolamento-terreno-tradizionale-01

Per contenere le dispersioni verso il basso dobbiamo garantire una trasmittanza U inferiore a 0,30 W/mqK

Naturalmente sarebbe possibile partire con la fondazione, e solo successivamente posare lo strato di coibentazione idoneo. In progetto era infatti la realizzazione di un getto armato su igloo.

Ma perchè non cambiare radicalmente strategia e progettare una platea di fondazione poggiante sull’isolante? Ottenere una platea calda quali aspetti positivi porta all’edificio in riscostruzione? Molteplici, ma ne voglio evidenziare alcuni:

  • solaio verso terra già isolato termicamente (una massa enorme di circa 800 kg /mq a temperatura quasi ambiente)
  • solaio verso terra distaccato dal terreno che allontana il rischio di umidità di risalita
  • piede della muratura caldo con conseguente ponte termico già attenuato
  • passaggi impiantistici affogati nello spessore alleggerito con temperature molto stabili
  • poco sbancamento del terreno

I nuovi limiti di trasmittanza impongono a questa scelta costruttiva enormi spessori di coibentazione? Di fatto no. Sono sempre favorevole a forti spessori di isolamento termico – non vedo intelligenza nel rispettare unicamente i limiti imposti dal legislatore – meglio far meglio. Ma torniamo al punto: il solaio verso terra avrà in sostanza due (si potrebbe dire 3) strati dedicati alla coibentazione:

  1. il pannello isolante sottofondazione che verrà sistemato sopra al magrone armato sopra lo stabilizzato di base
  2. il getto in calcestruzzo cellulare leggero o sottofondo alleggerito termoisolante premiscelato che equivale allo spessore necessario agli impianti e alle loro pendenze
  3. l’eventuale spessore dedicato all’anticalpestio che permette al massetto di finitura di essere galleggiante, quindi desolarizzato.

Se tutti gli altri strati sono molto conducenti e dispersivi, questi 3 strati sono quelli che permettono alla stratigrafia di fondazione di rispettare i limiti di trasmittanza termica.

Vediamoli tutti insieme in stratigrafia:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 Piastrella 0,010 1,300 840 2300
2 collante x piastrella 0,003 0,510   1111 1700
3 massetto 0,050 1,600 1000 2300
4 anticalpestio 0,010 0,037 1400 30
5 alleggerito 0,100 0,098 1000 400
6 cls armato 0,250 2,500 880 2400
7 foglio in PE polietilene 0,002 0,040   1400 92
8 isolante 0,080 0,035 1450 35
9 magrone armato
10 stabilizzato di base

Guardando lo strato n.8, il primo strato isolante che incontriamo partendo dall’esterno, sembra che già 8cm siano sufficienti a mettere in regola il pacchetto verso terra: si tratta di un pannello battentato sui 4 lati in schiuma in polistirene espanso estruso XPS esente da HCFC, HFA e HFC che offre resistenza alla compressione a lungo termine > 250 kPa.

demolizione-riscotruzione-platea-calda-fondazione-isolamento-terreno-tradizionale-03

L’intera stratigrafia, inserendo i valori di lambda Dichiarato, garantisce dispersioni termiche verso il basso pari a soli 0,254 W/mqK

Trasmittanza   U [W/m2K] 0,254

Tutti sanno che il terreno offre una enorme inerzia e avere il terreno come strato più esterno è una garanzia maggiore contro gli sbalzi termici e le rigide temperature invernali di alcune settimane dell’anno. Possiamo dire che la platea di fondazione gode di un clima ben più favorevole rispetto alla copertura o alle pareti esterne – la platea è più protetta.

Il flusso termico è naturalmente discendente e posso applicare il “fattore correzione terreno” pari a 0,45: dunque il valore di trasmittanza U * 0,45.

Nel calcolo inserirò come Resistenza termica esterna il valore zero:

Resistenza termica sup esterna Rse     [m2K/W] 0,00

 Avrei affrontato un costo minore se avessi posato gli igloo e avessi previsto una fondazione di forma diversa? Avrei un edificio con prestazioni termiche migliorate? Non credo proprio.

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Fibre minerali fini, lana di roccia e lana di vetro, i rischi per la salute

Stefano, che sta valutando con la moglie Elisabetta ogni materiale che verrà impiegato nella costruzione della loro futura casa, mi ha suggerito di leggere un articolo pubblicato dall’ EPA United States Environmental Protection Agency.

fibre-minerali-fini-lana-roccia-lana-vetro-rischi-salute

Quali fibre volano nell’aria?

Lana di vetro e lana di roccia sono proposte per isolamento termico ed acustico in edilizia – il principale rischio di esposizione alle fibre minerali fini è per inalazione, soprattutto durante la loro produzione e l’uso. Se siamo committenti preoccupati per i materiali con cui si sta isolando casa, teniamo ben presente che chi mette a rischio la propria salute è soprattutto chi sta lavorando, tagliando e applicando pannelli o materassini in lana di roccia o lana di vetro.

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato fibre di vetro e fibre ceramiche in Gruppo 2B, possibili cancerogeni per l’uomo, e filamenti di vetro, lana di vetro, lana di roccia in Gruppo 3, non classificabile come cancerogeno per gli esseri umani.

fibre-minerali-fini-lana-roccia-lana-vetro-rischi-salute-02

Lo IARC di Lione stila la classifica dei materiali che possono provocare il cancro in base a una precisa scala di rischio:

  • gruppo 1: carcinogeni umani certi e comprende 113 agenti
  • gruppo 2A: carcinogeni probabili per l’uomo, 66 agenti
  • gruppo 2B: carcinogeni possibili, 285 sostanze
  • gruppo 3: comprende le sostanze non classificabili come carcinogene (al momento sono 505)
  • gruppo 4: sostanze probabilmente non carcinogene per l’uomo (in questa categoria c’è una sola sostanza, il caprolactam, un precursore del nylon).

Le liste dello IARC, compilate dal 1971 in base agli studi disponibili, includono gli agenti studiati perché sospetti: ad esempio nel caso del Caprolactam, quando il nylon si diffuse nell’abbigliamento nacque il dubbio sulla sua innocuità. Così è stato valutato in laboratorio per scoprire che non interagisce con le sostanze biologiche dell’organismo umano e che quindi non porta con sè alcun rischio.

l rischio di cancro:

Ricordo a chi sta leggendo che i dati riportati sotto provengono dalla International Agency for Research on Cancer (IARC). IARC Monographs on the Evaluation of the Carcinogenic Risk of Chemicals to Man: Man-Made Mineral Fibres. Volume 43. World Health Organization, Lyon. 1988.

Sono dati dell’ ’88! – non avevo nemmeno un computer nell’88!

Lana di vetro:

  • Uno studio su lavoratori in lana di vetro negli Stati Uniti ha mostrato un leggero aumento della mortalità per cancro respiratorio, tuttavia, questo aumento non era statisticamente significativo
  • Uno studio europeo non ha mostrato alcun eccesso di mortalità complessiva per tumore polmonare relativo all’ esposizione alla lana di vetro nell’uomo.
  • Uno studio canadese su lavoratori in lana di vetro ha mostrato un sostanziale aumento della mortalità da cancro ai polmoni, che era statisticamente significativa, ma non è stato relazionato al tempo della prima esposizione o alla durata dell’esposizione.
  • L’ inalazione nei ratti, non mostra alcun aumento significativo nei tumori al polmone da esposizione a lane di vetro, tuttavia alcuni tumori delle vie respiratorie si sono verificati.

EPA non ha classificato la lana di vetro come cancerogeno.

IARC ha classificato la lana di vetro in Gruppo 3, non classificabile come cancerogeno per l’uomo.

Filamenti di vetro:

  • Nessun aumento di cancro delle vie respiratorie tra i lavoratori di filamenti di vetro negli Stati Uniti e nessun aumento di cancro al polmone nei lavoratori europei.
  • Nessun aumento di incidenza del tumore in esperimenti in cui i filamenti di vetro con diametro relativamente grande (> 3 micron) sono stati somministrati per via intraperitoneale a ratti.

EPA non ha classificato i filamenti di vetro come cancerogeno.

IARC ha classificato i filamenti di vetro in Gruppo 3, non classificabile come cancerogeno per l’uomo

Lana di roccia:

  • Uno studio su lavoratori di lana di roccia negli Stati Uniti ha indicato un aumento statisticamente significativo della mortalità per cancro delle vie respiratorie.
  • In uno studio sui lavoratori europei c’è stato un aumento statisticamente non significativo globale nel cancro all polmone tra i lavoratori di lana di roccia.
  • In due studi in cui sono stati esposti per inalazione i ratti alla lana di roccia, nessun aumento statisticamente significativo dell’incidenza di tumori del polmone.

EPA non ha classificato lana di roccia come cancerogeno.

IARC ha classificato la lana di roccia in Gruppo 3, non classificabile come cancerogeno per l’uomo.

Non sarà il pannello in lana di roccia appena applicato sulla parete a rovinare la nostra buona salute – tutti sanno quanto è importante adottare stili di vita salutari per ridurre il rischio di sviluppare un cancro.

fibre-minerali-fini-lana-roccia-lana-vetro-rischi-salute-01

Le regole da seguire e i miti da sfatare potete leggerli con calma e curiosità qui. In ogni caso potete applicare ad ogni vostra scelta riguardante i materiali da costruzione e quelli per coibentazione il migliore dei principi:  il Principio della Cautela.

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Il cappotto in eps non fa respirare la casa

E’ una frase che si sente molto spesso - il sistema a cappotto non fa respirare la casa. ln realtà il polistirene espanso sinterizzato (EPS) che si ottiene dalla polimerizzazione, sotto forma di piccole perle, dello stirene monomero (derivato dal petrolio – innegabile) ha la sua propria caratteristica di permeabilità al vapore (45), 45 volte più ermetico di uno strato d’aria.

Teniamo presente che non è il cappotto a garantire la tenuta all’aria della nostra casa, prima c’è l’intonaco interno della parete, poi l’intonaco esterno e probabilmente anche la vecchia finitura esterna, più o meno in buono stato.

Non sottovaluto affatto il problema della migrazione del vapore, che ricordo essere verso l’esterno in periodo di riscaldamento e in senso inverso in periodo estivo, ma ci tengo a ricordare che spesso, eventuali errori nella stratigrafia riguardano i materiali impiegati come collanti e rasatura armata.

Un collante-rasante minerale a base cemento bianco, sabbia calcarea pregiata, inerte leggero può avere permeabilità al vapore 20

Un rivestimento a spessore in pasta a base silicati–silossani, cioè la finitura del cappotto, altamente idrorepellente, può avere permeabilità al vapore 60. 

Non lasciamoci ingannare dai numeri… 45, 20, 60, di per sè non dicono ancora nulla perchè dobbiamo ricordarci di trasformare il dato della permeabilita al vapore nel dato ben più importante della resistenza al passaggio del vapore dello strato. E questa resistenza, detta valore Sd, si ottiene con una facile operazione:  moltiplicando il valore µ per lo spessore del materiale.

Ad esempio uno strato di intonaco (la tonaca del muro, la pelle!) di un centimetro:

 valore µ = 5 spessore cm.1,2

Sd = 5 x 0,012 m. = 0,06 quindi un valore Sd = 0,06

E uno strato di ben 18 centimetri di un pannello in polistirene espanso grigio contenente riflettori di infrarossi, conducibilità termica 0,031 W/mK, permeabilità al vapore 45,  massa volumica 15 kg/mc ?

valore µ = 45 spessore cm.18

Sd = 45 x 0,18 m. = 8,1 quindi un valore Sd > 8

E un blocco rettificato in laterizio porizzato (impasto di argilla cotta) di ben 45 centimetri, conducibilità termica 0,094 W/mK, permeabilità al vapore 10,  densità 780 kg/mc ?

valore µ = 10 spessore cm.45

Sd = 10 x 0,45 m. = 4,5 quindi un valore Sd = 4,5

Diamo il giusto peso alle cose, ai principi, ai numeri e ai risultati che otteniamo!

Ma come si ottiene l’eps?

cappotto in eps non fa respirare la casa-01

In fase di lavorazione le perle, a contatto con vapore acqueo e gas pentano, si espandono fino a 20-50 volte il loro volume iniziale – poi avviene la sinterizzazione: le perle, sottoposte di nuovo all’azione del vapore acqueo, si uniscono tra loro formando un blocco di materiale espanso.

cappotto in eps non fa respirare la casa-02

E’ l’aria contenuta al proprio interno che rende l’EPS un ottimo isolante termico, ben il 98% è aria.



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La ditta che peggiora la stratigrafia della parete

Non è la prima volta che leggo quanto riporto qui sotto (voce di un lettore che chiede consiglio):

La ditta mi ha proposto le seguenti stratigrafie perimetrali:

  • Cappotto da 15cm
  • Poroton da 20cm
  • intercapedine da 6cm (ospitera’ impianti e canalizzazione vmc)
  • spazi vuoti con lana di roccia
  • lastra di cartongesso da 1,25cm
  • freno al vapore
  • lastra di cartongesso da 1,25cm

Secondo lei e’ un buon compromesso tenendoci al riparo dal caldo e dal freddo?

 ***

Purtroppo, la soluzione descritta sopra è proposta spesso. Non so perché, forse perché appare all’avanguardia, o diversa dal solito. Certamente non può essere molto economica visto il numeroso quantitativo di strati da eseguire.

 Torniamo alla domanda - e’ un buon compromesso tenendoci al riparo dal caldo e dal freddo? 

In una parola “comfort”.

E’ un buon compromesso per ottenere comfort?

Qual’è la più bella stratigrafia del mondo? La più bella stratigrafia ha

  • sul lato interno un intonaco di qualità posato su blocchi di laterizio che non sono altro che impasti di argilla che viene cotta
  • sul lato esterno la coibentazione.

ditta-peggiora-stratigrafia-parete

Questa stratigrafia è ottimale in regime invernale e ottimale in regime estivo – l’ambiente è circondato da tanta massa  protetta dall’ambiente esterno con un sistema di isolamento termico a cappotto.

Il costruttore che prevede un’intercapedine impianti con ulteriore isolamento e finitura a secco con lastre di cartongesso sta proponendo di “guastare” la stratigrafia con un economico e scadente rivestimento interno. E il committente sarà costretto a vivere in un ambiente confinato di lastre e lana di roccia.

Meglio ricalcolare la prestazione del cappotto da 15 cm + Poroton da 20 cm + intonaco interno di elevata qualità e, se non soddisfacente per le aspirazioni della committenza, rivedere lo spessore del cappotto o del blocco porizzato.

Gli impianti passeranno nelle tracce e dove i passaggi sono molteplici il blocco può essere più spesso.

Anziché investire quattrini nell’intercapedine interna con finitura a secco si potrebbero utilizzare laterizi portanti rettificati ad incastro che garantiscono anche ottima planarità della faccia.

ditta-peggiora-stratigrafia-parete

Questo tipo di blocco ha sul lato esterno una foratura più fitta per favorire l’applicazione dei tasselli del cappotto, mentre internamente presenta fori più larghi per facilitare la realizzazione delle tracce per gli impianti.

Ribadisco che non è di carattere economico la critica che muovo al costruttore, ma di un risultato scadente dopo una partenza eccellente!

Perdere la massa interna in favore di un’intercapedine è un errore progettuale che si farà notare specialmente nel periodo estivo e specialmente se l’edificio verrà vissuto. Infatti l’intercapedine  diminuisce sensibilmente la capacità della parete di assorbire / accumulare calore e quando in estate le temperature interne iniziano a salire sarebbe veramente utile disporre di una massa che possa farsi carico dell’energia in eccesso (quella da noi prodotta).

Non sono favole, se le prestazioni di una stratigrafia si leggessero con attenzione si potrebbero notare facilmente i valori di capacità areica interna dell’elemento edile.

   

       

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Riferimenti normativi, le UNI

E’ normale, leggendo testi e argomenti riferiti all’efficienza energetica dell’edificio, inciampare in riferimenti normativi. Qui di seguito ne elenco alcuni che si incontrano di frequente ricordandone il tema :

circa la valutazione energetica:

UNI EN 410 “Vetro per edilizia – Determinazione delle caratteristiche luminose e solari delle vetrate”.

UNI EN 673 “Vetro per edilizia – Determinazione della trasmittanza termica (valore U) – Metodo di calcolo”.

UNI EN 832 “Calcolo del fabbisogno di energia per il riscaldamento – Edifici residenziali”.

UNI EN ISO 6946 “Componenti ed elementi per l’edilizia – Resistenza e trasmittanza termica – Metodo di calcolo”.

UNI EN ISO 7345 “Isolamento termico – Grandezze fisiche e dimensioni”.

UNI EN ISO 10077-1 “Prestazione termica di finestre, porte e chiusure – Calcolo della trasmittanza termica – Metodo semplificato”.

UNI EN ISO 10077-2 “Prestazione termica di finestre, porte e chiusure – Calcolo della trasmittanza termica – Metodo numerico dei telai”.

UNI EN ISO 10211-1 “Ponti termici in edilizia – Flussi termici e temperature superficiali – Metodi generali di calcolo”.

UNI EN ISO 10211-2 “Ponti termici in edilizia – Calcolo dei flussi termici e delle temperature superficiali – Ponti termici lineari”.

UNI 10348 “Riscaldamento degli edifici – Rendimenti dei sistemi di riscaldamento – Metodo di calcolo”.

UNI EN 10349 “Riscaldamento e raffrescamento degli edifici – Dati climatici”.

UNI 10351 “Materiali da costruzione. Conduttività termica e permeabilità al vapore”.

UNI 10355 “Murature e solai. Valori della resistenza termica e metodo di calcolo”.

UNI 10379 “Riscaldamento degli edifici. Fabbisogno energetico convenzionale normalizzato. Metodo di calcolo e verifica”.

UNI TS 11300 “Prestazioni energetiche degli edifici – Parte 1. Determinazione del fabbisogno di energia termica dell’edificio per la climatizzazione estiva ed invernale”.

UNI TS 11300 “Prestazioni energetiche degli edifici – Parte 2. Determinazione del fabbisogno di energia primaria e dei rendimenti per la climatizzazione invernale e per la produzione di acqua calda sanitaria”

UNI EN 13370 “Prestazione termica degli edifici – Trasferimento di calore attraverso il terreno – Metodi di calcolo”.

UNI EN 13465 “Ventilazione degli edifici – Metodo di calcolo per la determinazione delle portate d’aria negli edifici residenziali”.

UNI EN 13789 “Prestazione termica degli edifici – Coefficiente di perdita di calore per trasmissione – Metodo di calcolo”.

UNI EN 13790 “Prestazione termica degli edifici – Calcolo del fabbisogno di energia per il riscaldamento”.

UNI EN ISO 14683 “Ponti termici nelle costruzioni edili – Trasmittanza termica lineare – Metodi semplificati e valori di progetto”.

 

circa la produzione di energia da fonti rinnovabili:

UNI TS 11300 “Prestazioni energetiche degli edifici – Parte 2. Determinazione del fabbisogno di energia primaria e dei rendimenti per la climatizzazione invernale e per la produzione di acqua calda sanitaria”

UNI EN 832 “Calcolo del fabbisogno di energia per il riscaldamento – Edifici residenziali”.

UNI 8477-1 “Energia solare – Calcolo degli apporti per applicazioni in edilizia – Valutazione dell’energia raggiante ricevuta”.

UNI 8477-2 “Energia solare – Calcolo degli apporti per applicazioni in edilizia – Valutazione degli apporti ottenibili mediante sistemi attivi o passivi”.

 

circa i materiali da costruzione:

UNI 10351 “Materiali da costruzione – Conduttività termica e permeabilità al vapore”.

UNI 10375 “Metodo di calcolo della temperatura interna estiva degli ambienti”.

UNI TS 11300 “Prestazioni energetiche degli edifici – Parte 1. Determinazione del fabbisogno di energia termica dell’edificio per la climatizzazione estiva ed invernale”.

UNI EN ISO 13786 “Prestazione termica dei componenti per edilizia – Caratteristiche termiche dinamiche – Metodi di calcolo”.

UNI 13788 “Prestazione igrometrica dei componenti e degli elementi per l’edilizia – Temperatura superficiale interna per evitare l’umidità superficiale critica e condensa interstiziale – Metodo di calcolo”.

UNI EN ISO 15927-1 “Prestazione termoigrometrica degli edifici – Calcolo e presentazione dei dati climatici – Medie mensili dei singoli elementi meteorologici”

Norme ISO 14000.

 

circa il risparmio idrico e la permeabilità dei suoli:

UNI EN 13252 “Geotessili e prodotti affini. Caratteristiche richieste per l’impiego nei sistemi drenanti”.

UNI EN 13253 “Geotessili e prodotti affini. Caratteristiche richieste per l’impiego nelle opere di controllo dell’erosione”.

 

circa la qualità interna ed esterna:

UNI EN ISO 140-3 “Misurazione dell’isolamento acustico in edifici e di elementi di edificio. Misurazione in laboratorio dell’isolamento acustico per via aerea di elementi di edificio”.

UNI EN ISO 140-4 “Misurazione dell’isolamento acustico in edifici e di elementi di edificio. Misurazioni in opera dell’isolamento acustico per via aerea tra ambienti”.

UNI EN ISO 140-5 “Misurazione dell’isolamento acustico in edifici e di elementi di edificio. Misurazioni in opera dell’isolamento acustico per via aerea degli elementi di facciata e delle facciate”.

UNI EN ISO 140-7 “Misurazione dell’isolamento acustico in edifici e di elementi di edificio. Misurazione in opera dell’isolamento dal rumore di calpestio di solai”.

UNI EN 410 “Vetro per edilizia – Determinazione delle caratteristiche luminose e solari delle vetrate”.

UNI EN ISO 717-1 “Valutazione dell’isolamento acustico in edifici e di elementi di edificio. Isolamento acustico per via aerea”.

UNI EN ISO 717-2 “Valutazione dell’isolamento acustico in edifici e di elementi di edificio. Isolamento del rumore di calpestio”.

UNI 8199 “Collaudo acustico degli impianti di climatizzazione e ventilazione. Linee guida contrattuali e modalità di misurazione”.

UNI 10439 “Illuminotecnica – Requisiti illuminotecnici delle strade con traffico motorizzato”. UNI 10604 “Manutenzione. Criteri di progettazione, gestione e controllo dei servizi di manutenzione di immobili”.

UNI 10671 “Apparecchi di illuminazione – Misurazione dei dati fotometrici e presentazione dei risultati – Criteri generali”.

UNI 10819 “Luce e illuminazione – Impianti di illuminazione esterna – Requisiti per la limitazione della dispersione verso l’alto del flusso luminoso”.

EN ISO 10848-1 “Acustica – Misurazione in laboratorio della trasmissione laterale, tra ambienti adiacenti, del rumore emesso per via aerea e del rumore di calpestio – Parte 1: Documento quadro”.

EN ISO 10848-2 “Acustica – Misurazione in laboratorio della trasmissione laterale, tra ambienti adiacenti, del rumore emesso per via aerea e del rumore di calpestio – Parte 2: Prova su elementi leggeri nel caso di giunti a debole influenza”.

EN ISO 10848-3 “Acustica – Misurazione in laboratorio della trasmissione laterale, tra ambienti adiacenti, del rumore emesso per via aerea e del rumore di calpestio – Parte 3: Prova su elementi leggeri nel caso di giunti a forte influenza”.

UNI 10874 “Manutenzione dei patrimoni immobiliari. Criteri di stesura dei manuali d’uso e manutenzione”.

UNI 10951 “Sistemi informativi per la gestione della manutenzione dei patrimoni immobiliari. Linee Guida”.

UNI EN 12354-1 “Acustica in edilizia – Valutazioni delle prestazioni acustiche di edifici a partire dalle

prestazioni di prodotti – Isolamento dal rumore per via aerea tra ambienti

UNI EN 12354-2 “Acustica in edilizia – Valutazioni delle prestazioni acustiche di edifici a partire dalle prestazioni di prodotti – Isolamento acustico al calpestio tra ambienti”.

UNI EN 12354-3 “Acustica in edilizia – Valutazioni delle prestazioni acustiche di edifici a partire dalle prestazioni di prodotti – Isolamento acustico contro il rumore proveniente dall’esterno per via aerea”.

UNI EN 12354-4 “Acustica in edilizia – Valutazioni delle prestazioni acustiche di edifici a partire dalle prestazioni di prodotti – Trasmissione del rumore interno all’esterno”.

UNI EN 12354-6 “Acustica in edilizia – Valutazioni delle prestazioni acustiche di edifici a partire dalle prestazioni di prodotti – Parte 6: Assorbimento acustico in ambienti chiusi”.

UNI 10522 “Prodotti di fibre minerali per isolamento termico e acustico. Fibre, feltri, pannelli e coppelle. Determinazione del contenuto di sostanze volatili “.

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Infiltrazioni di rumori nella mansarda con tetto in legno di Giulio – contributo

La mansarda realizzata soffre di inquinamento acustico.

L’argomento acustico risulta essere molto ampio, articolerò la discussione in 3 fasi.

La prima riflessione è di orgine generale: il legno “canta”!

Questo materiale ha ottime proprietà acustiche: con il legno i mastri liutai rinascimentali progettavano, realizzavano o ristrutturavano strumenti a corda o ad arco capaci di effondere musicalità e sinfonie. Il legno canta!

L’isolamento dei rumori aerei avviene invece attraverso la schermatura di elementi con elevate proprietà massive: le partizioni devono essere rigide, pesanti. Il legno invece è flessibile, leggero.

Le coperture in legno quindi, pur offrendo indubbi vantaggi di natura statica ed energetica, devono essere oggetto di uno studio approfondito in sede di progettazione acustica. Senza un’analisi dedicata risulta piuttosto difficile garantire gli standard di isolamento e comfort prescritti dalla normativa vigente.

La seconda è di natura analitica.

Uno dei descrittori che esprime la prestazione acustica di una parete, di un solaio o della copertura si chiama indice del potere fonoisolante apparente (R’w). Questo è un parametro che, secondo la normativa vigente, deve essere valutato in opera. In altre parole, per sapere in modo definitivo quanto isola una parete e/o una copertura, occorre approntare una campagna di misurazioni strumentali che definisca in modo univoco questi parametri.

Tuttavia esistono degli algoritmi di calcolo che permettono la valutazione preventiva in sede progettuale delle prestazioni acustiche passive dell’involucro di un edificio.

Analizzando le stratigrafie descritte, si può stimare che il valore indicativo di R’w del pacchetto di copertura valga circa 36 dB; ben più performante è invece la parere verticale, per cui Rw vale circa 55 dB.

Ipotizziamo ora che in prossimità della mansarda venga generato un rumore di circa 70 dB: attraversando il tetto vengono “persi” circa 36 dB e all’interno dell’abitaizone quindi vengono percepiti 34 dB: l’immagine che segue mostra la scala del rumore dove sono rappresentati i livelli tipici di rumore per diverse sorgenti e ambienti ed espressi in decibel (dB).

Infiltrazioni di rumori nella mansarda con tetto in legno di Pietro - contributo-01

La terza riflessione riguarda la fase realizzativa di cantiere.

Come è stato studiato e risolto il nodo parete/copertura? Lo spazio tra un travetto e l’altro, come è stato riempito? È stato riempito? O è stato solo “coperto” dal paramento interno della parete perimetrale?

Se così fosse, ci sarebbe una fascia, lungo tutto il perimetro della mansarda, alta circa 40 cm, che avrebbe prestazioni acustiche assai scadenti, cioè quelle offerte dal solo laterizio da 8cm (il potere fonoisolante di una parete sì fatta vale circa 30 dB e il contributo degli strati di isolamento è sostanzialmente nullo): l’immagine che segue mostra, pur in manierra schematica, tale lacuna.

Infiltrazioni di rumori nella mansarda con tetto in legno di Pietro - contributo-02

Quando viene percepito un discomfort acustico, risulta spesso complesso ed economicamente molto dispendioso risanarne le criticità.

Un’attenta valutazione in fase progettuale e le conseguenti scelte realizzative possono invece rendere l’abitazione silenziosa e acusticamente confortevole.

Il nodo parete-copertura potrebbe essere validamente risolto utilizzando una banchina in legno a cui si collegano in spessore i travetti di copertura mediante innesti a coda di rondine.

L’utilizzo dei passafuori rende poi realizzabile l’eventuale sporto di gronda. In questo modo non si viene a creare lo spazio cavo tra i travetti che fa da ponte acustico: l’immagine che segue mostra graficamente la soluzione appena descritta.

Infiltrazioni di rumori nella mansarda con tetto in legno di Pietro - contributo-03Altri aspetti acusticamente significativi:

come sono stati installati i serramenti a parete e/o in falda? Sono stati nastrati? Si sa: se l’involucro è permeabile all’aria, è permeabile anche al rumore.

Esiste un cavedio impianti opportunamente isolato, oppure ogni tubazione attraversa le partizioni in modo disorganico, creando una ennupla di probabili ponti acustici (l’aspiratore della cucina, sfiati dei bagni, impianto TV…)?

Quali sono, dove sono posizionate e che caratteristiche hanno le sorgenti di rumore esterne (strada, caldaia…)? Le fonti dei rumori sono state considerate nella progettazione acustica dell’intervento?



ing francesco fia

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articolo ideato, scritto e diretto da Francesco Fia e Federico Sampaoli, impegnati a favore delle persone, del comfort e dell’open information. Francesco, ingegnere e progettista acustico collaboratore dello Studio di progettazione degli impianti PH Studio.  Federico titolare dello Studio di consulenza tecnica per una migliore efficienza energetica e caporedattore di espertocasaclima.com – blog di formazione e comunicazione online dal 2009. 

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Infiltrazioni di rumori nella mansarda con tetto in legno di Giulio

Scrive Giulio:

Ho una questione non simpatica da esporre e che spero non renda vano l’investimento fatto e le scelte tecniche prese per la realizzazione del sopralzo ed in particolare della copertura. Il problema che è apparso dopo aver finito tutto, ultimo intervento sono state le finestre, manca solo di arredare e colorare:

La mansarda realizzata soffre di inquinamento acustico.

 Succede che i rumori entrano con estrema facilità, per esempio in confronto al piano inferiore dove tutto tace o quasi, se il vicino accende la pompa di calore, che dista circa 6metri, il rumore si sente, se l’altro vicino accende la caldaia esterna (circa da una distanza di 4 metri) si sente su quel lato della casa.   Quando tutto tace si sente sempre un rumore di sottofondo, credo delle auto in lontananza.  Se passa un’auto sulla strada che dista 35 metri, la si sente molto bene.

 Tutti questi rumori non si sentono, o si sentono minimamente, al piano inferiore sui medesimi lati.  Questi rumori sono sempre più forti più ci si avvicina ai lati bassi delle stanze. Mi sembra proprio che il rumore entri dal legno del tetto, travi o perlinato.

Aggiungo che, mentre il condizionatore del vicino si sentiva anche in precedenza, il rumore di fondo è apparso solo dopo l’installazione delle finestre verticali con vetro 33.1/20 gas argon/33.1 (le Velux erano già installate). Provvisoriamente le finestre erano state sigillate e nastrate con del polistirene da 5cm. All’atto del montaggio, tra tealio finestra (in PVC) e muro vi era meno di 5mm, chiuso con del silicone).

La stratigrafia parete della mansarda, con i fori finestra, è10cm cappotto in eps + 25cm poroton riempito con perlite sopra e sotto corea + 6cm di lana di roccia + 1cm aria + 8cm forato + 2cm intonaco ciclo calceclima ambiente.

Non ci dormo la notte. L’unica speranza è che la causa sia la casa vuota, ma anche sotto è vuota, ed è silenziosa. Oppure che il ponteggio ancora presente in 3 lati  peggiori l’acustica, anche se la parte dove si trovano i passafuori non c’è nessun ponteggio.

 Ho chiesto ai miei tecnici, e mi hanno detto che è la prima volta che un tetto in legno ha questi problemi…

Il tetto l’hai fatto in parte tu, quindi sai bene come sia stato fatto.

***

 Ho fatto consulenza per questa copertura, 2 aspetti erano da correggere urgentemente:

  • nel computo era indicata una barriera al vapore sul lato caldo che non solo avrebbe trasformato il pacchetto tetto in un pacchetto tetto non traspirante, con i relativi rischi, ma non garantiva la tenuta all’aria dell’involucro riscaldato (la mansarda)
  • la coibentazione non era definita nella qualità del materiale e sicuramente insufficiente a garantire una protezione dal veloce surriscaldamento

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Ho proposto

  • una soluzione per ottenere la tenuta all’aria con la posa di un telo freno al vapore a diffusione igrovariabile con funzione di barriera all’aria (le infiltrazioni d’aria in una copertura in legno sono la prima causa di condense interstiziali e ammaloramento delle parti lignee): il telo posato sulle perline sotto l’isolante, ora rigira verso il basso ed è sigillato alla muratura creando una continuità della linea di tenuta all’aria
  • una stratigrafia con pannelli in fibra di legno con calore specifico di ben 2400 J/kgK per offrire la massima protezione dal caldo estivo e uno spessore migliorato dall’originario 8+8cm a 10+10+2cm capaci di offrire almeno 14ore di sfasamento anzichè meno di 8

infiltrazioni-rumori-mansarda-tetto-legno-pietro-11 infiltrazioni-rumori-mansarda-tetto-legno-pietro-05 infiltrazioni-rumori-mansarda-tetto-legno-pietro-03

 

fasi esecutive per ottenere la tenuta all’aria sulla linea di gronda:

  • parete in Poroton P800 e getto della corea con casseri in Celenit (fissato con ancore in plastica o spirali metalliche)
  • nastratura del manto sullo spessore interno del cordolo e risvolto volante verso l’esterno (utile anche per proteggere la muratura verticale dalle intemperie durante i lavori)
  • chiusura orizzontale/inclinata del pacchetto verticale con Celenit da rasare e lisciare
  • posa del tavolato sulle travi (tra la perlina e il Celenit lisciato posare un nastro autoespandente BG1)
  • risvoltare il manto sul tavolato per realizzare il pacchetto tetto

Per esperienza personale, dopo un intervento di coibentazione generale (non ho una casa con tetto in legno) la percezione dei rumori post intervento è radicalmente diversa: sono il tipo di rumori a cambiare. Dedicherò un nuovo articolo per descrivere queste sensazioni. Molti lettori che hanno fatto interventi in case già precedentemente abitate potranno riconoscersi.

Un tecnico del suono da me interpellato lo chiama “effetto Venezia”: cos’è che è cambiato? sono cambiate le frequenze: in parole povere, alcuni rumori non si sentono più e altri invece, che prima erano confusi nel rumore di fondo, emergono e si fanno notare. A Venezia è assente l’enorme rumore di fondo del traffico su gomma ed emergono i trolley, le voci, le stoviglie, le scarpe e i tacchi – sentite il rumore delle scarpe voi in una città normale?

Ma torniamo al tema principale, la mansarda di Pietro non è esente da infiltrazione di rumori esterni. Ora tutti sappiamo che uno strumento musicale è solitamente in legno, e non perchè il tuo vicino di casa possa bruciarlo facilmente dopo avervi sentito suonare! Ma prima di prendercela con la struttura portante è opportuno verificare che non ci siano buchi in casa, quali potrebbero essere?

  • il canale passante dell’aspiratore in cucina
  • il canale di sfiato dei bagni
  • il canale dell’impianto antenna
  • il telaio fisso dei due Velux
  • il telaio fisso dei serramenti che chiudono le pareti

Un test di tenuta all’aria potrebbe dare una verifica di tutti questi punti critici.

Sono anch’io infastidito facilmente dai rumori, il computer che ho davanti mi irrita, come il frigo o la testina del collettore del riscaldamento a pavimento – il bilancio dell’effetto Venezia dopo l’intervento di casa mia non l’ho ancora fatto. Potrebbe essere positivo, pur ammettendo che il fruscio rilasciato dai veicoli che corrono in strada mi appare enorme (un torrente) – i motori invece sembrano zittiti. Ne riparleremo.

Qualunque commento competente è gradito.

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Montaggio elevatore obliquo per isolamento tetto – Part 2

Ho dimenticato le mie fatiche per ottenere il Lasciapassare A38…

Preparazione del ponteggio Part 1

Ora i problemi sono ben altri!

In vista dell’arrivo di tutti pannelli coibenti in fibra di legno di conifera per l’isolamento del tetto in laterocemento è venuto il momento di organizzare la salita del materiale in copertura. C’è poco da scherzare, i 40mc di materiale devono raggiungere il tetto e la linea di gronda è a quota 8,5 metri. Poi le tegole, gli attrezzi e tutto il resto…

Tre strati di fibra di legno (10+10+1,9cm) equivalgono a 545 pannelli con spessore 10cm + altri 100 pannelli da 19mm per la distribuzione dei carichi e con elevata resistenza alla compressione: un bel po’ po’ di materiale da portare in alto.

elevatore obliquo GEDA-Lift con 150kg di portata

Ho deciso per l’elevatore obliquo GEDA-Lift con 150kg di portata, un ottimo mezzo di sollevamento carichi, facile da installare e da utilizzare. Consegnato e noleggiato da Mesini, i professionisti del noleggio.

coppi-scoperchiare-tetto-latero-cemento-coppi-celenit-cappa-cls-04

Contestualmente è arrivata la consegna dei morali da inserire nel primo stato di coibentazione e fissare alla cappa del tetto, dei listelli dello strato di ventilazione e dei listelli portategola.

morali-legno-cosa-serve-subito-iniziare-isolamento-di-un-tetto-latero-cemento-fibra-legno-01

Pierluigi Duraviamember of Vimeo, la casa dei video di alta qualità e di quanti li amano, si è occupato delle riprese time lapse.

da adesso si fa sul serio

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La stratigrafia per il mio tetto

Dopo quasi 2 anni di valutazioni la stratigrafia tetto è decisa. Posso affermare che la prima bozza del nuovo tetto e della lista materiali del gennaio 2014 è a tutti gli effetti quella oggi definitiva. Insomma, il primo amore. Insomma, inutile pensarci tanto..

Lo stato di fatto visto dal satellite:

stratigrafia per il mio tetto-01

Lo stato di fatto secondo i documenti del 1985:

stratigrafia per il mio tetto-02

La stratigrafia è decisa:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 intonaco calce gesso 0,015 0,700 840 1400
2 solaio latero cemento 0,180 0,660 840 1100
3 fibra di legno conifera 0,100 0,039 2400 150
4 fibra di legno conifera 0,100 0,039 2400 150
5 fibra di legno conifera 0,019 0,046 2400 230
6 telo poliacrilato sD 0,09 0,0004 0,180 1000 800

senza tenere conto dell’incidenza dei ponti termici le prestazioni della copertura sono:

Trasmittanza   U [W/m2K] 0,167

ecco i numeri del tetto:

  • Trasmittanza U [W/m2K] 0,167  (quanta dispersione passa attraverso la stratigrafia (bassi valori sono migliori))
  • Fattore di decremento (attenuazione) fd [-] 0,063  (la quantità di calore che attraversa una struttura viene ridotta d’intensità (attenuazione). Meglio bassi valori del fattore di decremento f (ottimo < 0,15))
  • Ritardo fattore di decremento (sfasamento) ? [h] 19,09  (la quantità di calore che attraversa una struttura viene ridotta d’intensità (attenuazione), e giunge all’interno con un ritardo di alcune ore (sfasamento). Meglio durante le ore notturne, quando la temperatura esterna è già scesa (meglio > 12 ore)
  • Trasmittanza termica periodica |Yie| [W/m2K] 0,010   (la capacità di un elemento di sfasare il flusso termico che lo attraversa nelle 24h (meglio < 0,12)(DPR 2.4.2009 n°59 permette in copertura < 0,20 W/mqK)
  • Capacità termica periodica lato interno k1 [kJ/m2K] 64,3  (per evitare il surriscaldamento estivo meglio alti valori di capacità termica areica interna (la capacità di assorbire calore internamente)
  • Costante di tempo t [h] 443  (misura l’inerzia della struttura, l’indifferenza al clima esterno
  • Indice potere fonoisolante Rw (dB) [dB] 46,09  

Come pesi aggiunti in copertura abbiamo previsto circa 43 kg/mq di materiale isolante.

E la Prestazione Energetica Estiva? Secondo il Metodo dei parametri qualitativi secondo le Linee Guida Nazionali sulla Certificazione Energetica degli Edifici questi sono i risultati:

Prestazioni     Ottime
Qualità prestazionale     I

Non è stato ancora toccato il manto di copertura attuale, quindi lo stato di fatto delle falde non è ancora stato verificato – per ora, lo schema del nuovo pacchetto tetto e dello strato di ventilazione è visibile nelle mie bozze qui sotto:

stratigrafia mio tetto-01 stratigrafia mio tetto-04 stratigrafia mio tetto-02 stratigrafia mio tetto-03 stratigrafia mio tetto-05


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Finalmente ho il preventivo del cappotto

Tanti lettori hanno raccolto preventivi per il cappotto della propria casa ma non sanno valutarli!

Valutare un preventivo o confrontare varie offerte è complicato, spesso impossibile. E questo non per inesperienza di chi li legge, piuttosto è la poca chiarezza, o la scarsa descrizione delle voci, la causa.

preventivo cappotto

Ma da dove nasce questa indecifrabilità? Forse dalla nostra stessa richiesta! o da come abbiamo formulato la richiesta. Abbiamo chiamato qualche applicatore e abbiamo manifestato la volontà di eseguire dei lavori sull’abitazione di proprietà, in questo caso un isolamento esterno.

Non è raro inciampare in voci di capitolato come “fornitura e posa di pannelli isolanti per esterno spessore 12cm per applicazione cappotto, tassellatura e doppia rasatura con colla e rete” – diciture che dicono poco nulla di cosa succederà e si eseguirà.

Per prima cosa facciamo attenzione ai vocaboli: “applicazione cappotto” o “posa di sistema a cappotto” sono già due cose ben diverse. Il sistema a cappotto comprende componenti ben definiti. Dire “cappotto” significa che non sono definiti i vari componenti che si useranno per l’applicazione del cappotto:

  • collante, pannello, pannello per zoccolatura, eventuale pannello per zona architrave per anti incendio, profili di raccordo con guarnizioni per raccordi a serramenti e davanzali, tasselli ad espansione omologati secondo etag 014 con benestare tecnico europeo ETA, rondella isolante, rasatura armata con rete, strato di fondo, strato di finitura a spessore, colore con indice di riflessione > 25%, rasante impermeabilizzante elastico per zoccolatura ecc.

E’ sempre corretto scrive di quale sistema si tratti, e se si tratti di un sistema certificato: in un sistema certificato tutti gli elementi del sistema sono stati testati insieme (omologato secondo etag 004 con benestare tecnico europeo ETA n. xxxxxx). In questo caso i componenti, tutti insieme, garantiscono il funzionamento e la durata:

Ci sono 2 tipi di cappotti (il secondo più frequente del primo):

  1. Cappotto di qualità = Sistema venduto come kit dal produttore XY e certificato ETA
  2. Cappotto di qualità incerta = Sistema inventato dall’applicatore in base alle sue esperienze, conoscenze, convenienze.

 Con un Sistema certificato secondo il Benestare Tecnico Europeo (ETA) siamo certi che i componenti del Sistema siano stati testati per potere essere utilizzati assieme e durare nel tempo.

Sapete come si ottiene una certificazione? tutto il Sistema viene testato all’interno di una camera climatica e sottoposto a cicli che ne attestano la resistenza a freddo e caldo, al gelo e al disgelo, simulando un invecchiamento di 25 anni. Appaltare un Sistema certificato significa almeno che l’applicatore non andrà a comprare materiali di diverse aziende inventandosi il Sistema in cantiere. 

Forse chi vi segue è un progettista che non conosce a fondo il Sistema a Cappotto: in Italia inizia a diffondersi solo in questi ultimi anni. Quindi scegliere un Sistema certificato è ancora più importante perchè ci si potrà appoggiare ai consulenti tecnici del produttore! E a titolo gratuito! Qui è bene approfittare! A piene mani!

Anche il progettista coinvolto può rivolgersi al produttore di Sistemi a cappotto per ottenere una corretta consulenza.

Ora che abbiamo le idee più chiare, possiamo essere certi che l’applicatore sia in grado di posare il Sistema a Cappotto a regola d’arte? Non possiamo! non esiste l’obbligo di  formazione per chi posa il Sistema a Cappotto.

Proviamo a chiedere se l’impresa o l’artigiano hanno seguito corsi di formazione oppure se sono associati Cortexa, oppure se hanno mai letto il manuale Cortexa. E’ già un inizio per non perdere tempo a prendere in considerazione offerte di chi forse non è poi così competente, pur avendo una gran mano o altre ottime abilità.

Sperando che la lettura non sia stata noiosa, o inutile, vi invito a rispondere al mini sondaggio qui sotto: (vi rubo solo 3 secondi perchè non dovrete perdere tempo a registrarvi!) grazie


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Quando applicare l’IVA al 10% e quando al 22%

Il contributo del Dott. Mario Maretto offre molta chiarezza – per capire quando applicare l’IVA al 10% e quando al 22%, è necessario preliminarmente distinguere i 2 ambiti principali nei quali si eseguono i lavori:

iva agevolata edilizia-02

1 – Interventi eseguiti su appartamenti ed immobili a prevalente destinazione abitativa (pertinenze comprese) e quelli fatti su edifici a destinazione non abitativa, a uso diverso o, comunque, nei quali la funzione residenziale non è prevalente..

Se i lavori edilizi vengono effettuati su edifici in cui la funzione abitativa è quella principale, l’IVA agevolata al 10% si applica nei seguenti casi:

  • l’acquisto di materiali (piastrelle, pitture, laterizi, ecc.) per interventi di recupero edilizio, purché la posa in opera sia effettuata dal rivenditore;
  • l’acquisto di beni finiti (sanitari, caldaie, termosifoni, ecc.) per lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, purché la posa in opera sia effettuata dal rivenditore;
  • l’acquisto di beni finiti per lavori di ristrutturazione edilizia, ristrutturazione urbanistica, restauro e risanamento conservativo, anche senza posa in opera da parte del rivenditore;
  • le prestazioni di servizi eseguiti sulla base di contratti di appalto per interventi di recupero edilizio di qualsiasi tipologia..

ATTENZIONE a dove si parla di ristrutturazione e dove invece di straordinaria od ordinaria manutenzione, e dove leggi appalto devi intendere fornitura con posa!

L’aliquota IVA ordinaria al 22%, invece, si applica sempre per il pagamento degli onorari dei professionisti eventualmente coinvolti nei lavori (direttore lavori, il tecnico che redige un APE, il coordinatore della sicurezza e qualsiasi altro professionista che presta la propria opera intellettuale a favore del committente).

Gli altri casi in cui si applica l’IVA al 22% sono

  • l’acquisto di materiali e beni diversi dai beni finiti quando non c’è posa in opera da parte del rivenditore
  • l’acquisto di beni finiti per interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, anche in questo caso quando l’acquisto è diretto da parte del committente presso il negozio o il deposito di materiali edili.

iva agevolata edilizia-02

2 – Lavori eseguiti su immobili non a prevalente destinazione residenziale

Se i lavori edilizi vengono effettuati su edifici in cui la funzione abitativa non è quella principale, l’IVA agevolata al 10% si applica nei seguenti casi:

  • acquisto di beni finiti (sanitari, condizionatori, caldaie, termosifoni, ecc.) anche senza posa in opera da parte del rivenditore per tutti i lavori di ristrutturazione edilizia, ristrutturazione urbanistica, restauro e risanamento conservativo;
  • prestazioni di servizi eseguiti sulla base di contratti di appalto per interventi di ristrutturazione edilizia, ristrutturazione urbanistica, restauro e risanamento conservativo.

L’IVA ordinaria al 22% si applica, invece, alle prestazioni di servizi corrisposti sulla base di contratti d’appalto per interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria.

iva agevolata edilizia-01

Ora che ti senti un po’ più “esperto in iva agevolata” puoi partecipare al mini sondaggio qui sotto – come sempre, senza doverti registrare!

vale sempre il motto:

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- il mio profilo LinkedIn: Lin  - articoli pubblicati di recente: eCC  - commenti al blog: feed        - i miei tweet: Tw

…questo articolo è stato ideato e diretto da Federico Sampaoli, con il contributo del Dott. Mario Maretto

vuoi pubblicare le tue FOTO di cantiere? segui le istruzioni di questa pagina.

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La casa nel clima italiano di che isolamento ha bisogno?

Seguendo l’Europa finalmente anche l’ Italia ha conosciuto l’isolamento termico degli edifici – ci siamo appena abituati a prevedere il cappotto che già ci troviamo alla vigilia del costruire edifici nuovi a consumo netto quasi nullo. L’ Italia sembra in ritardo, e appare svantaggiata, invece io vedo in questa lentezza l’occasione italiana di fare meglio di tutti gli altri.

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E’ una fortuna che oltre il 90% delle nostre case sia ancora da isolare!

Pensate se tutti gli edifici avessero già quello standard dei primi cappotti posati in Italia dopo il 2005: 4-6cm di EPS bianco, spesso senza rispettare un sistema certificato.

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Con le temperature estive sempre più insopportabili in quasi tutte le città italiane, il sottile cappottino in EPS può fare ben poco e il beneficio del costoso intervento resta limitato al periodo invernale.

Progettare senza considerare gli effetti del surriscaldamento è sempre un errore, almeno in Italia. La protezione estiva resta spesso sottovalutata, si dovrebbe progettare solamente in luglio e agosto in uffici non climatizzati! 

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In gergo tecnico si parla di gestire i carichi interni durante l’estate:  isolare non è mai sbagliato, ma la progettazione dell’involucro non deve limitarsi a verificare la trasmittanza U che si ottiene, anche l’inerzia termica è importantissima – è qui che nasce il comfort abitativo – d’inverno perché la temperatura interna resta costante, d’estate perché l’energia di troppo prodotta dentro casa può essere ceduta alla massa interna (debitamente isolata esternamente) senza aver continuo bisogno di impianti di climatizzazione.

L’obiettivo della casa a consumo nullo soccorsa dal solare e dal fotovoltaico non è proprio l’ideale di casa! 

Prestare attenzione ai soli flussi entranti dall’esterno e dimenticando i carichi interni (noi che abitiamo, gli elettrodomestici che accendiamo, l’illuminazione ecc.), significa non fare gli interessi della committenza. E chi non pensa al committente non sta progettando bene.

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Non dobbiamo guardare unicamente al laterizio come metodo salvatore dei progetti in clima caldo, gli intonaci, le lastre in fibrogesso e i pannelli in argilla svolgono egregiamente e in modo passivo il ruolo di portatori di comfort termo-igrometrico. E’ proprio questo strato più interno della parete perimetrale a svolgere questo compito delicato: diffidate sempre delle soluzioni svelte ed economiche – cartongesso e pittura murale, soluzione povera in tutti i sensi.

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Capita spesso che il valore indicato dalla massa superficiale di una struttura tranquillizzi tutti sul fronte del comfort estivo: è bene ricordare che la massa superficiale “pesa” il metro quadro della struttura in tutti i suoi strati e non sottolinea quali strati siano quelli pesanti. Per fare un esempio, una parete “pesante” potrebbe ricevere uno strato leggero ed isolante sul lato interno (magari un foglio extra sottile termoriflettente) portando a grossi discomfort estivi gli ambienti. 

Quali dati si devono tenere in grande considerazione per combattere il surriscaldamento estivo?

Naturalmente la risposta è – ” tutti i dati risultanti dal calcolo di una stratigrafia sono importanti “, ma bisogna saperli leggere ed interpretare correttamente per capire come si comporterà l’edificio nelle stagioni.

In tanti articoli ho cercato di spiegare l’importanza del valore della Capacità termica periodica del lato interno detto anche Capacità areica interna. E’ un dato spesso nemmeno riportato nei documenti allegati alle stratigrafie, ma molto indicativo sulla qualità progettuale. Più il valore è basso e peggiore sarà il comportamento dell’edificio in periodo estivo. Consiglio di non accontentarsi mai di valori inferiori ai 30 kJ/m2K: per evitare il surriscaldamento estivo meglio alti valori di capacità termica areica interna (la capacità di assorbire calore internamente).


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Tetto in Stiferite e Celenit, amici per forza

Il sottotetto diventerà abitabile? La mansarda lasciata al grezzo verrà finalmente completata? Tutte occasioni per rivedere la copertura e prevedere una coibentazione fino ad oggi completamente assente. Per decenni guaina bituminosa e tegole o coppi hanno protetto le falde dagli eventi meteorologici, ora è venuto il momento di pensare anche all’isolamento termo acustico.

Mi capita sempre più frequentemente di leggere stratigrafie che propongono Stiferite e Celenit, le più misere solo Stiferite. Si parte dalla guaina esistente, senza rimozione, e si prosegue con gli strati dei pannelli: sul lato caldo la Stiferite e sul lato freddo il Celenit N.

In genere questi progetti riguardano la zona climatica E, qui da noi Stiferite e Celenit sono molto diffusi:

tetto-stiferite-celenit-01

tetto-stiferite-celenit-02

La nuova stratigrafia della copertura all’estradosso solaio falda in latero cemento è di fatto un pacchetto non traspirante compreso tra due manti bituminosi, quello vecchio esistente e quello nuovo – quindi la migrazione del vapore attraverso le strutture avviene in un solo senso e nel solo periodo estivo, quando l’eventuale vapore contenuto nello spessore della struttura torna in ambiente asciugando le falde (è il comportamento tipico di un lastrico solare orizzontale impermeabilizzato e coibentato all’esterno).

Sappiamo che il limite di trasmittanza di una struttura inclinata in zona climatica E deve essere inferiore a 0,24 W/mqK e già con 10 cm di Stiferite Class B ci siamo:

ecco la stratigrafia:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 solaio latero cemento 0,2400 0,660 840 1100
2 impermeabilizz bitume 0,002 0,170 1000 1200
3 STIFERITE CLASS B 0,100 0,026 1453 44
4 impermeabilizz bitume 0,002 0,170 1000 1200

ecco il valore di trasmittanza, secondo la norma tecnica UNI EN ISO 6946 (U è infatti una proprietà termica stazionaria):

Trasmittanza   U [W/m2K] 0,229

Ma potrei consigliare di rivedere la copertura applicando questa stratigrafia? Il committente che affronta l’inverno avrà certamente grandi soddisfazioni e tutti gli ambienti del sottotetto avranno un comfort fino all’anno prima sconosciuto, oltre che una bolletta del riscaldamento inferiore. Ma cosa succederà l’estate dopo?

Con poco più di 8 ore di sfasamento, il surriscaldamento degli ambienti sarà molto probabile, infatti la prestazione energetica estiva è Media e la qualità prestazione estiva è di III livello ( questo secondo il Metodo dei parametri qualitativi secondo Linee Guida Nazionali sulla Certificazione Energetica degli Edifici).

Basterebbe aumentare lo spessore della Stiferite? Cosa mai costerà qualche cm in più. Facciamo i pionieri, stracciamo il progetto dei 10cm e scriviamo Stiferite Class B spessore 200. Sì 20cm di coibentazione. Se non ne bastano 20…

ecco la stratigrafia:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 solaio latero cemento 0,2400 0,660 840 1100
2 impermeabilizz bitume 0,002 0,170 1000 1200
3 STIFERITE CLASS B 0,200 0,025 1453 44
4 impermeabilizz bitume 0,002 0,170 1000 1200

ecco il valore di trasmittanza:

Trasmittanza   U [W/m2K] 0,117

Non male! Chi avrebbe mai pensato di avere un giorno sopra la testa un tetto da 0,11? Questa è la Rolls Royce delle coperture!

Invece no. La Stiferite isola tantissimo e lo spessore è fantastico ma le sue doti estive non sono fantastiche, un po’ il calore specifico bassino e un po’ la poca densità del materiale, questa copertura d’estate non sarà proprio una Rolls Royce: la prestazione energetica estiva è diventata Ottima e la qualità prestazione estiva è di I livello, ma ancora con tutto questo spessore il Fattore di decremento (attenuazione) cioè Udyn/U è solo sceso a 0,18 (la quantità di calore che attraversa una struttura viene ridotta d’intensità (attenuazione) ed è ottimo solo se inferiore a 0,15).

Fattore di decremento (attenuazione) fd [-] 0,180
Ritardo fattore di decremento (sfasamento) ? [h] 12,25
Trasmittanza termica periodica |Yie| [W/m2K] 0,021

E’ tutto inutile, qui ci vuole un po’ di Celenit N che è lana di legno di abete rosso mineralizzata e legata con cemento Portland, quindi non è esattamente un pannello di fibra di legno che è un materiale solo coibente. Anche il Celenit N coibenta, non tanto quanto, ma isola termicamente anche lui (diciamo un 30% meno) perché la sua conduttività è 0,065 W/mK.

Con l’aggiunta di un pannello Celenit N di 5cm a 10cm di Stiferite Class B la prestazione estiva della copertura è più o meno allo stesso livello:

Fattore di decremento (attenuazione) fd [-] 0,176
Ritardo fattore di decremento (sfasamento) ? [h] 12,58
Trasmittanza termica periodica |Yie| [W/m2K] 0,034

Con l’aggiunta di un pannello Celenit N di 7,5cm a 10cm di Stiferite Class B la prestazione estiva della copertura è veramente migliorata:

Fattore di decremento (attenuazione) fd [-] 0,114
Ritardo fattore di decremento (sfasamento) ? [h] 14,77
Trasmittanza termica periodica |Yie| [W/m2K] 0,021

ecco la stratigrafia con l’aggiunta del Celenit:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 solaio latero cemento 0,2400 0,660 840 1100
2 impermeabilizz bitume 0,002 0,170 1000 1200
3 STIFERITE CLASS B 0,100 0,026 1453 44
4 Celenit N 0,075 0,066 1810 400
5 impermeabilizz bitume 0,002 0,170 1000 1200

ed ecco la trasmittanza, che naturalmente non è 0,11:

Trasmittanza   U [W/m2K] 0,181

Ma perché dovrei preferire una trasmittanza peggiore in favore di prestazioni estive migliori? Secondo me perché l’impianto di riscaldamento è comunque presente, produce calore per compensare le dispersioni invernali e acqua calda secondo necessità. Ma rinunciare al raffrescamento è possibile solo se gli ambienti non si surriscaldano in fretta e quindi una protezione ottimale dal caldo in copertura può evitarci l’installazione di impianti per raffreddare la mansarda.

Il Celenit N viene in soccorso della Stiferite offrendo una densità 10 volte maggiore e un calore specifico più elevato: 1810 J/kgK. Inoltre il pannello Celenit è veramente resistente e quindi ottimale per calpestare la copertura durante i lavori e posare la nuova guaina a fiamma.

In questo articolo non ho parlato di tanti altri materiali per coibentazione dei tetti, ma voglio ricordare ai lettori che se si sta cercando di realizzare una copertura con fantastiche prestazioni estive la stratigrafia deve preferire l’uso della fibra di legno che offre un calore specifico ineguagliabilmente elevato: ben 2400 J/kgK. Inutile dire che di meglio non c’è.


 



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Caratteristiche essenziali per le chiusure oscuranti

Ho letto recentemente che c’è una nuova edizione della norma di prodotto EN 13659, di riferimento per la marcatura CE delle ombreggiature (tapparelle, persiane, scuri, tende esterne alla veneziana) che verrà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Europea.

Caratteristiche essenziali per chiusure oscuranti copia

Le nuove caratteristiche essenziali per le chiusure oscuranti sono

  • la resistenza al carico del vento
  • la resistenza termica aggiuntiva
  • il fattore solare totale g totale

Ad oggi il Regolamento (UE) n°305/2011 impone di dichiarare il livello prestazionale di almeno una delle caratteristiche essenziali definite dalle norme di prodotto.

Ogni Stato membro dell’Area Economica Europea deve stabilire quali sono le caratteristiche essenziali obbligatorie.  Le Autorità Governative Italiane – ad oggi – non si sono ancora pronunciate in merito alle caratteristiche essenziali delle chiusure oscuranti così che il Produttore di chiusure oscuranti possa liberamente scegliere per quale delle tre caratteristiche essenziali definite dalla norma di prodotto dichiarare il livello prestazionale.

Da ottobre 2015 entreranno in vigore i decreti in materia di risparmio energetico in edilizia che imporranno il rispetto di specifici limiti di fattore solare totale per le schermature solari mobili su chiusure trasparenti.

In merito alle tipologie di schermature solari i cui costi potrebbero essere computati per la detrazione fiscale del 65%:

  • Devono essere a protezione di una superficie vetrata;
  • Devono essere applicate in modo solidale con l’involucro edilizio e non liberamente montabili e smontabili dall’utente;
  • Possono essere applicate, rispetto alla superficie vetrata, all’interno, all’esterno o integrate;
  • Possono essere in combinazioni con vetrate o autonome (aggettanti);
  • Devono essere mobili;
  • Devono essere schermature “tecniche”;
  • Per le chiusure oscuranti (persiane, veneziane, tapparelle, ecc.), vengono considerati validi tutti gli orientamenti ;
  • Per le schermature non in combinazione con vetrate, vengono escluse quelle con orientamento NORD.

Leggetevi il VADEMECUM PER L’USO redatto dall’ENEA: SCHERMATURE SOLARI (Art.1, comma 345c della legge finanziaria 2007) (aggiornato al 16 aprile 2015) probabilmente seguito alla confusione e allo sconcerto tra utenti, operatori e progettisti sempre ai massimi livelli (approfondimenti su guidafinestra.it)




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Troppa burocrazia per le agevolazioni fiscali

Quante ore hanno dedicato gli italiani agli aspetti burocratici delle agevolazioni fiscali? Quante ore sono state dedicate ad informarsi, a cercare di capire, a valutarne la convenienza e poi magari a rinunciare? Quante ore sono state dedicate a capire le differenze tra anno e anno e a cercare chiarimenti specifici? Quante ore sono state addebitate dagli studi professionali, commercialisti compresi, per la voce agevolazioni fiscali?

Voi direte, non è tutto tempo perso… è lavoro! Sì, ma lavoro inutile è ricchezza finta! Paesi più snelli, più chiari e più trasparenti arricchiscono il paese senza lavoro inutile. Che ne pensate?

Nessuno si offenda e si senta preso di mira se parlo di lavoro inutile. Intendo come inutile un impiego remunerato che effettivamente non porta nulla al paese dove si svolge – pensiamo al casellante che incassa i tre euro dopo il tragitto Padova-Vicenza in autostrada, alzare o scendere la sbarra del casello ricevendo lo stipendio dalla società Autostrade: lavoro inutile è ricchezza finta! Se proprio si deve gabellare l’automobilista (in Germania si viaggia gratis, ovunque) può pensarci il Telepass o altro.

Io da anni ripeto, perché non togliere l’iva dai materiali termoisolanti e dalle macchine che si reputano migliorative per il bilancio energetico degli edifici e dunque, in definitiva, del paese. L’Italia ha grande bisogno di riequilibrare la bilancia dei pagamenti. E non dimentichiamo il beneficio per l’ambiente, l’aria delle nostre città e le polveri.

green-deal-iva ridotta materiali isolanti

In Gran Bretagna, per incentivare l’efficienza energetica degli edifici, si è deciso con il Green Deal di applicare l’IVA al 5% sui materiali termoisolanti (illegale secondo i giudici comunitari: in Europa, la direttiva Iva stabilisce che l’aliquota Iva ordinaria fissata da ciascun Stato membro non può essere inferiore al 15%).

Esco dal tema un attimo solo: Già che la direttiva ha stabilito il tetto minimo, poteva far del bene a tutti i paesi comunitari e stabilire il tetto massimo! Come mai faranno i paesi più deboli con aliquote IVA altissime a correre insieme ai paesi dalle economie più forti e dalle IVE più basse e convenienti?

Diminuire l’IVA potrebbe anche aiutare le imprese italiane che acquistano materiali edili con IVA al 22% per rivenderli con IVA al 10%…

Ho letto che la Commissione europea sta valutando la possibilità di ridurre le aliquote IVA per favorire l’efficienza energetica degli edifici residenziali europei. Ma chi è questa mente illuminata spuntata da un sogno di mezza estate? E’ Miguel Arias Cañete, commissario europeo per clima ed energia – a domandarsi se l’IVA può essere uno strumento efficace per promuovere gli investimenti in efficienza energetica. Io la smetterei di farmi domande e incentiverei tutti i materiali idonei all’efficienza energetica. Un po’ di lungimiranza non guasta mai

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Migrazione del vapore e tenuta all’aria in strutture x-lam

Progettare una stratigrafia di una casa in legno significa obbligatoriamente evitare qualsiasi rischio di condensa interstiziale. E questo vale per una costruzione a telaio e per una costruzione in x-lam indifferentemente.

Migrazione vapore tenuta aria strutture x-lam-02

A prima vista si potrebbe pensare che costruendo in x-lam il problema di passaggi d’aria incontrollati sia più o meno risolto alla radice: l’ x-lam è un elemento strutturale così pieno e compatto!

Ma l’X-LAM è garantito come tenuta all’aria? Ne siamo sicuri? Se il produttore lo garantisce e lo produce proprio per offrire questa qualità, allora la struttura è un elemento che funge proprio da freno al vapore. In questo caso un telo non serve.

Migrazione vapore tenuta aria strutture x-lam-01

Quando l’X-LAM non garantisce la tenuta all’aria la stratigrafia dovrebbe essere diversa e prevedere lo strato di tenuta (all’ aria per l’ appunto!). La maggior parte dei costruttori propone una stratigrafia parete come questa (non mi addentro nella questione degli spessori, se vi interessa ho scritto sugli spessori del pannello in x-lam in questo articolo):

  • cartongesso
  • coibente
  • freno al vapore (che garantisce anche la tenuta all’aria)
  • X-Lam
  • sistema a cappotto
  • strato di tenuta al vento ( la rasatura, l’intonaco, se non si tratta di una facciata ventilata )

Ma come si possono conoscere le qualità dei pannelli in x-lam se non si è esperti del settore? E nemmeno io penso di esserlo…

Migrazione vapore tenuta aria strutture x-lam-01

I pannelli in X-lam multistrato, a seconda dello spessore, garantiscono una tenuta all’aria maggiore o minore (sia da certificato di laboratorio, da richiedere sempre, sia da test blowerdoor in opera).

Questa caratteristica è una qualità importantissima in un edificio in legno costruito a regola d’arte, e mette al riparo dal rischio di condensa interstiziale nei punti di non tenuta.

Migrazione vapore tenuta aria strutture x-lam-01

Dunque, non siamo esperti del settore – ma allora, come committente, posso permettermi di lasciare una parete in x-lam senza una protezione sul lato interno proprio perchè mi piace vedere il legno e godere in pieno del materiale che ho scelto per la mia nuova casa? Ed io, come consulente, che risposta devo dare a chi si rivolge a me per delucidazioni sul tema della migrazione del vapore e della tenuta garantita dall’ x-lam?

Dipende sempre dalla qualità del pannello, che dipende a sua volta dal tipo di produzione:

per esempio un pannello in legno massello di grande formato composto da lamelle incrociate e incollate  X-Lam, o Cross Laminated Timber (CLT), per pareti, solai e coperture può avere Superfici di qualità diverse:

  • qualità Non a vista (NSI)
  • qualità a vista industriale (ISI)
  • qualità a vista residenziale (WSI)

La resistenza alla diffusione varia solitamente dai 25 ai 50 secondo la norma EN 12524.

In genere si possono considerare come strato ermetico solo pannelli x-lam a 3 strati della qualità ISI o WSI e pannelli con 5 o più strati.

Non dimentichiamo di verificare se l’incollaggio ha impiegato colla PUR senza formaldeide, secondo la norma EN 301 per componenti costruttivi portanti e non portanti, per interni e esterni.


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Impermeabilizzare o progettare un drenaggio ?

La vecchia costruzione che risente di umidità di risalita e ne mostra gli effetti nella parte bassa delle murature viene quasi sempre curata con opere di impermeabilizzazione che spesso non risolvono il problema.

Anche nelle nuove costruzioni c’è la tendenza a risolvere il punto critico impermeabilizzando il piede della muratura poi nascosto dal terreno. E non è raro che i lettori scrivano a me per ulteriori consigli o valutazione delle proposte che ricevono.

In realtà ogni edificio ha la sua particolarità, un terreno non è uguale all’altro, la profondità è diversa, la pendenza del piano esterno può aggredire un solo lato della casa lasciando perfettamente sani gli altri.. tanti aspetti concorrono a spiegare perchè le murature soffrono dell’umidità di risalita e non ultimo aspetto è la qualità degli intonaci che se scelti per contrastare il fenomeno a volte lo aggravano quando non permettono alla muratura di traspirare correttamente. E’ perciò difficile, a distanza, senza immagini dello stato di fatto e del terreno giudicare una situazione di ammaloramento o progettare una soluzione definitiva per il problema esistente o la costruzione nuova.

Ma come ragionare di fronte a una scelta da prendere sul piede della muratura? Io ritengo che i materiali impermeabilizzanti siano indispensabili per fermare l’acqua o evitare che essa venga assorbita da una struttura, ma impermeabilizzare a prescindere dalla situazione solo per proteggere un progetto non mi pare corretto.

Impermeabilizzare o progettare un drenaggio

Impermeabilizzare è mettere un cerotto su di una ferita. Perchè non evitare di ferirsi progettando in modo diverso?

Allontaniamo l’acqua dai punti sensibili! Le falde del tetto hanno lo stesso compito, e la grondaia che scarica nel pluviale è lì proprio per allontanare l’acqua dall’edificio. Perchè non farlo anche poco più in basso proteggendo il piede dell’edificio?

Il terreno non è il nemico della casa o del piede della muratura, lo è piuttosto la sua incapacità a smaltire l’acqua delle piogge o ad asciugare perchè sempre in ombra o la sua inclinazione verso l’ edificio che inevitabilmente riceve su un lato solo più acqua del normale circostante. Valutare la progettazione di un drenaggio (perimetrale, oppure ove se ne prevede la necessità) è spesso una cosa molto più utile del vagliare decine di materiali per impermeabilizzazione che in definitiva agiscono tutti allo stesso modo.

Il drenaggio corretto del terreno intorno all’edificio è in grado di sanare moltissime situazioni esistenti ed è la via più intelligente per affrontare una nuova costruzione (anche se si farà comunque uso di materiali impermeabilizzanti). Un drenaggio perimetrale non può essere la soluzione per l’acqua in spinta contro l’interrato o il seminterrato ma è una progettazione da fare in tutte le altre situazioni più normali dove la linea di fondazione dev’essere il punto al di sopra del quale l’umidità del terreno deve stabilizzarsi e normalizzarsi senza mettere in pericolo le opere edili.


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Vacanze estive 2015

Vacanze? Di già?       portarsi avanti non è mai uno sbaglio.

Vacanze estive 2015

Mio figlio ha concluso (concluderà, tra pochi giorni) la terza elementare. Si parte.

Non ricordo la mia estate del ’73, di certo ci era stato dato qualcosa da fare. Ecco la lista dei compiti per le vacanze consegnata agli alunni dal professore Cesare Catà, insegnante al Liceo delle Scienze Umane “Don Bosco” di Fermo.

Invece di ordinare letture obbligatorie o esercizi, Catà consiglia agli studenti di contemplare il mare in solitudine, ammirare l’alba, sognare la vita futura, leggere “perché è la migliore forma di rivolta” e “ballare senza vergogna”. 

i 15 comandamenti del professor Catà :

1. Al mattino, qualche volta, andate a camminare sulla riva del mare in totale solitudine: guardate come vi si riflette il sole e, pensando alle cose che più amate nella vita, sentitevi felici.

2, Cercate di usare tutti i nuovi termini imparati insieme quest’anno: più cose potete dire, più cose potete pensare; e più cose potete pensare, più siete liberi.

3. Leggete, quanto più potete. Ma non perché dovete. Leggete perché l’estate vi ispira avventure e sogni, e leggendo vi sentite simili a rondini in volo. Leggete perché è la migliore forma di rivolta che avete (per consigli di lettura, chiedere a me).

4. Evitate tutte le cose, le situazioni e le persone che vi rendono negativi o vuoti: cercate situazioni stimolanti e la compagnia di amici che vi arricchiscono, vi comprendono e vi apprezzano per quello che siete.

5. Se vi sentite tristi o spaventati, non vi preoccupate: l’estate, come tutte le cose meravigliose, mette in subbuglio l’anima. Provate a scrivere un diario per raccontare il vostro stato (a settembre, se vi va, ne leggeremo insieme)

6. Ballate. Senza vergogna. In pista sotto cassa, o in camera vostra. L’estate è una danza, ed è sciocco non farne parte.

7. Almeno una volta, andate a vedere l’alba. Restate in silenzio e respirate. Chiudete gli occhi, grati.

8. Fate molto sport.

9. Se trovate una persona che vi incanta, diteglielo con tutte la sincerità e la grazia di cui siete capaci. Non importa se lui/lei capirà o meno. Se non lo farà, lui/lei non era il vostro destino; altrimenti, l’estate 2015 sarà la volta dorata sotto cui camminare insieme (se questa va male, tornate al punto 8).

10. Riguardate gli appunti delle nostre lezioni: per ogni autore e ogni concetto fatevi domande e rapportatele a quello che vi succede.

11. Siate allegri come il sole, indomabili come il mare.

12. Non dite parolacce, e siate sempre educatissimi e gentili.

13. Guardate film dai dialoghi struggenti (possibilmente in lingua inglese) per migliorare la vostra competenza linguistica e la vostra capacità di sognare. Non lasciate che il film finisca con i titoli di coda. Rivivetelo mentre vivete la vostra estate.

14.Nella luce sfavillante o nelle notti calde, sognate come dovrà e potrà essere la vostra vita: nell’estate cercate la forza per non arrendervi mai, e fate di tutto per perseguire quel sogno.

15. Fate i bravi.

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Fai da te, manutenzione straordinaria, e il 55%

Chi esegue in proprio i lavori ha comunque diritto alle detrazioni fiscali? Naturalmente riferite all’acquisto dei materiali utilizzati.

Per usufruire delle agevolazioni previste dall’articolo 16-bis TUIR servono

  • le fatture dei fornitori
  • i bonifici eseguiti secondo le modalità previste dal decreto interministeriale n. 41 del 1998 e dal Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 2 novembre 2011.

Visto che si tratta di un intervento di manutenzione straordinaria del proprio immobile (PENA IL BENEFICIO FISCALE) è necessario notificare in Comune una Comunicazione di inizio lavori (CIL) o di Attività edilizia libera, così possiamo attestare la data certa di inizio lavori.

Ma un intervento di manutenzione straordinaria può definirsi un intervento minore? E se può definirsi tale come può aver diritto alle agevolazioni fiscali?

Chi esegue in proprio i lavori ha comunque diritto alle detrazioni fiscali-02

Alcuni interventi edilizi di minore entità possono essere eseguiti secondo la seguente disciplina semplificata, in vigore dal 26 maggio 2010 e modificata con il D.L. 12/9/2014 n. 133, convertito con L. 11/11/2014 n. 164 (c.d. Sblocca – Italia):

Gli interventi edilizi minori sono suddivisi, a seconda della loro tipologia, in:

  • edilizia libera (non è necessario presentare la comunicazione di inizio dei lavori)
  • interventi soggetti alla sola Comunicazione di Inizio dei Lavori (CIL )
  • interventi soggetti a Comunicazione di Inizio dei Lavori Asseverata (CILA) .

Chi esegue in proprio i lavori ha comunque diritto alle detrazioni fiscali-01

Perchè in Italia la chiarezza deve essere solo nelle acque della Sardegna?

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Materiali isolanti che raffrescano

Pubblicità, sì deve attrarre.

Materiali isolanti che raffrescano-01

Altrimenti come fare a vendere caramelle con vitamine inutili, Yogurt miracolosi, barrette di cioccolato che aumentano l’ IQ dei nostri bambini, spruzzini che puliscono divani e tende, e materiali da costruzione improvvisamente così biologici e a basso impatto.

Alcune forme di pubblicità tendono a manipolarci fino a farci perdere il senso della realtà? A volte.

Materiali isolanti che raffrescano-03

Cerco sempre di spiegare ai miei committenti che la scelta dei materiali per coibentazione incide molto sulla prestazione estiva dell’edificio.

Che senso ha progettare per avere una bolletta per riscaldamento bassissima quando poi la casa diventa un forno d’estate? Anche il raffrescamento ha il suo costo, e non solo energetico, anche per manutenzione e anche per la nostra salute. Gli ambienti vivibili d’estate solo grazie alla climatizzazione portano vari disturbi alla salute.

Quindi la protezione dal caldo è un aspetto primario in Italia, in tutte le zone climatiche eccetto la zona F.

Cosa intendo per progettare la protezione dal caldo?

Intendo scartare tutte le stratigrafie che comprendono strati di materiali termoisolanti non adatti ad ottenere:

  • un buon sfasamento (lo sfasamento ci indica il ritardo in ore con cui il calore giunge all’interno attraverso una struttura)
  • un buon fattore di decremento, o attenuazione (un numero che ci indica la riduzione d’intensità del calore che attraversa la struttura)
  • una buona trasmittanza termica periodica (un dato che indica l’inerzia termica, cioè la capacità di sfasare il flusso termico)

E intendo anche scartare tutte le soluzioni di isolamento termico interne che non offrono una stratigrafia attenta al valore di capacità termica periodica del lato interno (quel valore che ci indica se la struttura è capace o meno di assorbire calore e dunque evitare il surriscaldamento estivo).

Avete notato i termini che ho utilizzato?

  • protezione dal caldo
  • sfasamento
  • ritardo in ore
  • attenuazione
  • riduzione d’intensità del calore
  • inerzia termica
  • sfasamento del flusso termico
  • capacità di assorbire calore
  • evitare il surriscaldamento

Sicuramente non mi sentirete mai dire che la mia stratigrafia rinfresca la vostra casa o che il pacchetto di coibentazione del tetto raffresca la vostra mansarda.

Il raffrescare è un’esclusiva degli impianti tecnologici o, a seconda dell’edificio e della sua gestione, della ventilazione naturale.

Altra cosa è proteggere dal caldo, questa è un’esclusiva dei materiali, delle loro caratteristiche e dello spessore con cui vengono utilizzati + una buona proposta per ottenere un corretto ombreggiamento.

Materiali isolanti che raffrescano-02

Ma quali sarebbero i materiali più adatti a proteggere dal caldo? Quelli che hanno le migliori caratteristiche di conduttività termica?  In realtà i materiali che si comportano meglio sono quelli che offrono sia alta densità (quindi non i più leggeri) e sia elevato calore specifico (J/kgK) quindi sfogliando le schede tecniche dei materiali è facile capire che direzione prendere!


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Non consiglio materiali isolanti rischiosi per la salute

Non consiglio materiali isolanti rischiosi per la salute – e perchè mai dovrei? Non sono nemmeno performanti contro il caldo estivo.

Ricordiamo che siamo in Italia quando ragioniamo sull’isolamento termico di una casa: un obiettivo è contenere le dispersioni invernali ed avere bollette per riscaldamento contenute, ma il senso di tutto il progetto è avere una casa confortevole tutto l’anno, e che non diventi in un forno con l’arrivo dell’estate!

Non consiglio materiali isolanti rischiosi salute-03

25 marzo 2015: Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato-Regioni – vengono aggiornate e superate le vecchie linee guida emanate con la circolare del Ministero della Sanità n. 23 del 25.11.1991: tutte le fibre artificiali vetrose “per le quali non risultano valori limite o indicazioni tecniche sulla valutazione dell’esposizione, rientrano nella categoria dei materiali utilizzabili che presentano rischi per la salute”.

Mi occupo di involucro edilizio, perciò sono ogni giorno a scegliere e valutare i materiali per coibentazione. L’isolamento termico è più o meno garantito da ogni materiale isolante, ma, a parte le prestazioni, mi sento in dovere di preferire materiali che durante la fase di cantiere (di posa) e durante la vita mi portino bassi rischi. E perchè non lo dovrei fare? Perchè dovrei ignorare che quel tipo di pannelli isolanti mi comporta un rischio se facilmente ne posso scegliere uno differente o magari naturale?

Solo una questione di soldi? La salute vale oro – chiedete a chi non ce l’ha.

Le lane minerali o fibre artificiali vetrose (FAV) impongono una valutazione dei rischi. In primo luogo penso alla movimentazione in cantiere di questo tipo di isolanti, poi penso al momento del maneggio per la posa e al maneggio ripetuto quando si devono prendere misure o tagliare. Sono tutte occasioni in cui gli applicatori e i visitatori del cantiere vengono a contatto con queste sostanze – e poco mi importa che alla fine dell’opera sarà garantito all’edificio un notevole risparmio energetico. 

A tutela della salute di chi abiterà e dei lavoratori presenti in cantiere, evito fin dal momento della progettazione l’ esposizione a fibre artificiali vetrose – come?

 semplicemente non le propongo

Mi taglio fuori da una grande fetta di cantieri e progetti? La lana di roccia e la lana di vetro sono in effetti dei giganti in edilizia e le loro prestazioni di isolamento termico invernale sono eccellenti, ma per la protezione dal caldo non sono in prima fila e io valuto bene la prestazione estiva in fase progettuale.

Tornando ai rischi per la nostra salute relativi all’uso di lana di roccia e lana di vetro si deve ricordare che studi scientifici hanno messo in evidenza che non tutte le fibre artificiali vetrose presentino effetti cancerogeni e, per alcune tipologie, escludono la classificazione di cancerogeno.

Non consiglio materiali isolanti rischiosi salute-01

Comunque non giriamoci intorno, la lana di vetro contiene fibre lunghe e sottili che penetrano il tessuto polmonare per inalazione. La lana di vetro oggi in commercio, è considerata non cancerogena. Quella prima del 1996 è considerata cancerogena. Se si deve rimuovere vecchia lana di vetro meglio evitare l’inalazione delle fibre spruzzando  acqua e isolando bene l’ambiente dove si lavora dalle altre aree.

Dover lavorare con maschera, guanti e occhiali e muoversi lentamente mi dà già una chiara sensazione di rischio. Perchè mai dovrei suggerire di usare questi materiali? Non sono gli unici disponibili sul pianeta, e non sono nemmeno gratis: anche lana di vetro e lana di roccia hanno un prezzo.

Capita spesso a chi lavora e taglia di trovarsi con irritazioni della pelle, ovviamente un po’ di fibre si sono fissate alla cute: anzichè lavare strofinare o grattare tentate di rimuovere la lana di vetro con nastro adesivo:

Non consiglio materiali isolanti rischiosi salute-02

E’ suggerito di aerare la stanza dopo lavorazioni con lana di vetro (così anche in giardino ti ritrovi le fibre) e al termine buttare via guanti, tuta, occhiali e maschere per il viso. Mi sembra giusto, ma anche molto preoccupante.

Non consiglio materiali isolanti rischiosi salute-04

Ma quando è che un materiale non è cancerogeno? Quando si dimostra una di queste condizioni:

  • una prova di persistenza biologica a breve termine con inalazione dimostra che le fibre di lunghezza superiore a 20 micrometri (simbolo: µm, un milionesimo di metro, cioè millesimo di millimetro) presentano un tempo di dimezzamento ponderato inferiore a 10 giorni
  • una prova di persistenza biologica a breve termine mediante instillazione intratracheale dimostra che le fibre di lunghezza superiore a 20 µm presentano un tempo di dimezzamento ponderato inferiore a 40 giorni
  • una prova intraperitoneale non ha rivelato un’eccessiva cancerogenicità
  • una prova di inalazione a lungo termine porta alla conclusione che non ci sono effetti patogeni significativi o alterazioni neoplastiche.

La classificazione “cancerogeno” non si applica alle fibre il cui diametro geometrico medio ponderato rispetto alla lunghezza meno 2 errori standard risulti maggiore di 6 µm.

Il 31° Adeguamento al Progresso Tecnico della Direttiva, nel 2009 ha eliminato la frase di rischio R 38 (Irritante) dalle indicazioni di pericolo delle fibre artificiali vetrose (FAV), lasciando solo i Consigli di Prudenza S 2 (tenere lontano dalla portata dei bambini, se il prodotto è venduto al dettaglio) e S 36/37 (usare indumenti protettivi e guanti adatti).

Qualche lettore, amante del fai da te, ha acquistato lana di vetro o lana di roccia e lasciato giocare i bambini a salto in alto sui pannelli? Questo sarebbe stato poco poco poco prudente!

La Commissione Europea ha emanato il Regolamento (CE) n.1272/2008 (CLP) che sta sostituendo dal 1° dicembre 2010 (con un periodo di transizione) le Direttive 67/548/CEE Dangerous Substances Directive e 1999/45/CE Dangerous Preparation Directive sulla classificazione, l’etichettatura e l’imballaggio delle sostanze e delle miscele pericolose.


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Lettura dei capitolati d’offerta per case in legno a telaio o in x-lam

Durante la lettura dei capitolati d’offerta, specialmente quelli redatti dai costruttori di case in legno, sia a telaio che in x-lam, capita di leggere commenti esaltanti sulle caratteristiche delle strutture e dei materiali impiegati.

Io preferisco un capitolato molto schematico e sintetico con disegni in 3D ad un capitolato romanzato (il dono della sintesi… che forse nemmeno io possiedo!).

Lettura dei capitolati offerta per case in legno a telaio o in xlam

Beh non mi dilungo, voglio solo ricordare a chi riceve un capitolato d’offerta per la sua futura casa in legno che:

  • non è l’isolante termico che garantisce una maggiore massa superficiale (kg/mq), ma la densità del pannello isolante (kg/mc).
  • non è la massa superficiale (kg/mq) ad assicurare un ottimo isolamento in inverno, ma la conduttività termica (W/mK) del pannello.
  • non è solo la massa superficiale (kg/mq) ad assicurare un ottimo isolamento in estate, ma un alto valore di calore specifico (J/kgK) del pannello (lana di roccia 1030 J/kgK ; fibra di legno 2100 J/kgK).

Analizzare un capitolato d’offerta è importante! proprio in questa fase è ancora molto semplice fare variazioni e migliorare le stratigrafie per ottenere un edificio perfetto anche in periodo estivo.

Isolare tanto per consumare poco siamo capaci tutti. Isolare con materiali salubri e progettare stratigrafie che offrano tanto comfort interno in periodo estivo

vale sempre il motto:

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Scegliere una pittura termoisolante per interni

Sono favorevole ad un intervento di termoisolamento sul lato interno quando, per vari motivi, non si può progettare dall’esterno, ma NON sono favorevole alle pitture termoisolanti perchè, se pur aiutano a limitare le dispersioni in periodo di riscaldamento, non soddisfano la mia idea di salubrità.

Scegliere una pittura termoisolante-01

Risolvere il problema delle superfici fredde con un colpo di pennello è una tentazione grandissima, però, alla fine del lavoro, pareti e soffitto saranno interamente coperti di pittura termoisolante. E di che pittura si tratta?

La pittura termoisolante non è una sola, ormai ce ne sono diverse sul mercato.

Una di cui i lettori mi chiedono spesso è una pittura idrodiluibile, a base di resine terpoliacriliche gel con microsfere ceramizzate termoisolanti.

E’ garantita la massima traspirabilità, a parole, in realtà un valore di permeabilità pari a Sd > 1 è tutt’altra cosa che la traspirabilità di una pittura naturale con coefficiente di permeabilità 35 (mezzo millimetro di spessore significa 0,0005 m. * 35 = Sd 0,0175), quindi 60 volte meno traspirante!

Un ambiente con una buona autoregolazione igrometrica è sempre importante e più i materiali sono traspiranti e igroscopici e più facile sarà avere un ambiente sano e confortevole.

Ma diciamo pure che la prestazione termoisolante di una pittura di questo tipo è più importante che avere una superficie interna traspirante – come la mettiamo con le emissioni di questo tipo di pittura? Sono elevate o contenute?

Una pittura naturale emette zero VOC?

Scegliere una pittura termoisolante-04

Sì, alcune pitture naturali garantiscono di non emettere VOC, altre, nella scheda tecnica, indicano valori bassissimi: ad esempio 0,12 grammi / litro.

Nella scheda tecnica di una pittura termoisolante ho letto VOC 12 grammi / litro (emissioni 100 volte superiori ad una pittura naturale)  e VOC categoria A/C 30 grammi / litro (emissioni 300 volte superiori ad una pittura naturale).

Un’ altra pittura termoisolante per interni è una dispersione di poliacrilato, ossido di zinco, titanio, caolino, carbonato di calcio, silicato, etere di glicole, cellulosa e conservanti (come legante ci sono dei polimeri vinilici diluibili e solubili in acqua).

Anche in questo caso è garantita la massima traspirabilità! ma in realtà un valore di permeabilità pari a Sd > 2,4 è tutt’altra cosa che la traspirabilità di una pittura naturale con coefficiente di permeabilità 35 (mezzo millimetro di spessore significa 0,0005 m. * 35 = Sd 0,0175), quindi oltre 130 volte meno traspirante!

E le emissioni di quest’altra pittura termoisolante? 

Nella scheda tecnica ho letto VOC < 2 grammi / litro (emissioni 16 volte superiori ad una pittura naturale).

 Il fatto che una pittura termoisolante sia anche leggermente tixotropica significa solo che il materiale in quiete è una sostanza rigida paragonabile a quella del gel. Poi mescolando la struttura si frantuma via via poiché diminuisce il numero dei punti di contatto fra le particelle asimmetriche ed esse iniziano ad allinearsi verso la direzione di efflusso fino a che la viscosità diminuisce progressivamente e la pittura inizia a passare dallo stato di gel a quello liquido.

Scegliere una pittura termoisolante-03

Le pitture termoisolanti sbandierano innumerevoli qualità e una anche garanzie Wellness-Care, addirittura scrivono che

  • eliminano i ponti termici
  • evitano la formazione di muffe in presenza di condensa
  • trattengono l’umidità in eccesso per recederla equilibrando il grado di umidità dell’aria nell’ambiente (sicuramente si intendeva dire “ricederla” - v.tr. Cedere di nuovo – cedere ad altri cosa a noi precedentemente ceduta… e non “recederla” letter. Indietreggiare, tornare indietro, ritirarsi)

Ma secondo voi, per quel poco o tanto che avete capito di fisica tecnica e della correzione dei ponti termici, è credibile che una mano di pittura elimini una zona di ponte termico? (“- ingegnè… dottò…, non scordi di far pitturare quel balcone! sennò ccè rèsta er pontetermico! “)

ponte termico balcone

E’ corretto vantarsi di offrire un isolamento termico maggiore del 100% rispetto ad una normale pittura tradizionale? quando una pittura ha tutte le sue qualità tranne quella di coibentare. E’ facile essere cento volte meglio di zero! se confrontato con zero.

Scegliere una pittura termoisolante-02

Si dice che negli USA sono avanti… Cosa fanno per i VOC?

basso VOC – no-VOC – zero VOC

La California è severa: ma comunque Low-VOC significa < 50 g / litro e no-VOC < 5 g / litro. Ma No-VOC e vernici zero VOC possono ancora contenere composti organici volatili! e se magari aggiungiamo una tinta di colore tradizionale la cocentrazione di VOC può salire anche fino a 100 g / litro o più (più i colori sono scuri e più i livelli di COV saranno alti).

In generale le leggi che vogliono abbassare i contenuti di VOC cercano di ridurre le emissioni di COV esterni che causano lo smog estivo. 

Nel precedente articolo, Pittura – cercare di evitare le emissioni di VOC, scrivevo che in Svizzera esiste da anni una Tassa sui composti organici volatili (COV) contenuti in diversi prodotti (pitture, vernici e detergenti). Nell’aria, queste sostanze contribuiscono, insieme all’ossido d’azoto, alla formazione di elevate concentrazioni di ozono troposferico (detto smog estivo). La tassa sui COV esiste dal 1° gennaio 2000, è uno strumento economico per la protezione dell’ambiente: un incentivo finanziario per la riduzione delle emissioni di VOC!

Sembra quasi che le leggi siano più concentrate sulla riduzione dello smog estivo piuttosto che sull’esposizione chimica di chi è all’interno di un edificio. Ricordiamoci che alcuni composti organici volatili nell’ambiente interno sviluppano formaldeide! I francesi sono avanti! quanti anni dovremo aspettare in Italia prima di vedere etichette chiare come queste?

Perchè cercare di evitare le emissioni di VOC-03

Il bello è che il contenuto di VOC nella pittura non deve essere confuso con il contenuto di emissioni dell’aria interna di un ambiente: non vi è alcuna correlazione tra le due misure. 

Scegliere una pittura termoisolante-05

Come possiamo portare in casa meno emissioni possibili?

Non certo ingoiandoci i messaggi di marketing! Meglio investire un po’ di ore in ricerca prima di acquistare un bel bidone di vernice. Il prezzo guardiamolo dopo! Avete mai letto una scheda di sicurezza di un prodotto? Vi dico già che le aziende più serie te lo mettono là insieme alla scheda tecnica o alla scheda di posa in pdf in bella mostra e bella vista – altre purtroppo la nascondono in pagine protette – altre ancora le tirano fuori solo su richiesta! Punite le aziende che si comportano in questo modo evitando l’acquisto!

Individuare gli ingredienti di una pittura in meno di 1 minuto con un collegamento ad internet veloce dovrebbe essere un diritto del cittadino, così che ognuno si possa informare liberamente e alla svelta.

Andate a caccia delle aziende di cui ci si può fidare e portatevi a casa solo pitture non tossiche e sicure.




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Stratigrafia verso terra e cappotto esterno di struttura in x-lam – Zona Climatica E – GG 2784 – Lavis (TN)

Stratigrafia verso terra e cappotto esterno di struttura in x-lam – Zona Climatica E – GG 2784 – Lavis (TN):

è un edificio residenziale plurifamiliare costituito da 3 case a schiera in fase di certificazione secondo lo standard Passivhaus.

Solaio verso terra – è stato posato:

  • uno strato di Eps di spessore 200 mm sopra la soletta del vespaio aerato (Xps spessore 200 mm sopra la soletta del vespaio aerato nella zona dei garage)
  • un getto di 4 cm di c.a. per garantire un’efficace ripartizione dei carichi

Stratigrafia verso terra e cappotto esterno di struttura in x-lam-01 Stratigrafia verso terra e cappotto esterno di struttura in x-lam-02

Impermeabilizzazione della parete in x-lam: un taglia muro in Epdm (garanzia di tenuta all’aria su superfici anche irregolari) evita la risalita dell’umidità dalle fondazioni e protegge la parete sul lato esterno.

Il cappotto esterno sotto la quota del piano di campagna è realizzato con apposito materiale resistente all’acqua protetto da uno strato di impermeabilizzazione:

Posa serramenti in struttura in x-lam-02

Il cappotto è EPS, polistirene espanso sinterizzato, additivato con grafite (spessore 200 mm) incollato. I bordi sono a incastro maschio/femmina.

Stratigrafia verso terra e cappotto esterno di struttura in x-lam-03 Stratigrafia verso terra e cappotto esterno di struttura in x-lam-04

foto, archivio di cantiere, offerte da:
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aktivhaus.eu address 

per contatto diretto al costruttore Mirko Taglietti:   fuori sede 335 844 19 59

Mirko-Taglietti   loghi

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Foto posa copertura metallica – Zona Climatica E – GG 2784 – Lavis (TN)

Foto posa copertura metallica – Zona Climatica E – GG 2784 – Lavis (TN):

è un edificio residenziale plurifamiliare costituito da 3 case a schiera in fase di certificazione secondo lo standard Passivhaus.  Struttura portante in pannelli tipo X-Lam di legno certificato Pefc di spessore 96 mm.

Foto posa copertura metallica-11

Progettando una copertura metallica si può optare per un pacchetto di coibentazione  traspirante, o meglio, molto traspirante verso l’esterno, data la zona climatica.

E’ una monofalda curva con massima altezza interna sul lato sud per ottimizzare gli apporti solari nel periodo invernale. Travetti in legno lamellare scaricano l’azione verticale sulle pareti perimetrali in X-Lam e su 3 travi curve intermedie centrali.

Dall’interno verso l’esterno, ecco la stratigrafia di copertura:

  • perline in legno
  • forte freno al vapore (proprietà di trasmissione del vapore con valore Sd = 12)
  • lana di roccia ad alta densità spessore 100 mm
  • Eps con grafite spessore 200 mm
  • tavolato grezzo ligneo
  • debole freno al vapore (proprietà di trasmissione del vapore con valore Sd = 0,02), una membrana sintetica altamente traspirante riflettente a 3 strati in PP alluminizzata in superficie per garantire riflettanza al calore
  • listelli e controlistelli a garantire l’areazione della copertura
  • lamiera grecata metallica.

importanza tenuta all aria-10

Considerate che il legno, il tavolato, è in grado di accumulare in soli 30mm di spessore oltre 2,7 kg di vapore acqueo, è un ottimo volano igrometrico!

Foto posa copertura metallica-03

Foto posa copertura metallica-02

Sul lato freddo del pacchetto isolante, la membrana sintetica altamente traspirante riflettente protegge dal caldo diminuendo alla temperatura del sottotetto di oltre 2°C: il fatto che il pannello isolante riceva meno calore, aumenta la sua capacità termica, che si traduce in un maggior sfasamento dell’onda termica.

La metallizzazione superficiale permette di isolare l’irraggiamento (radiazione infrarossa) e il calore trattenuto è riflesso in 2 direzioni:

  • all’interno dell’abitazione, consentendo di trattenere il calore durante l’inverno
  • all’esterno, proteggendo dalla calura nei mesi estivi.

Foto posa copertura metallica-01 Foto posa copertura metallica-04 Foto posa copertura metallica-05

Foto posa copertura metallica-09 Foto posa copertura metallica-10 Foto posa copertura metallica-06 Foto posa copertura metallica-07 Foto posa copertura metallica-08

I travetti esterni, sugli sporti, detti anche passafuori, sono stati collegati ai travetti interni con viti a doppio filetto appoggiando la struttura direttamente sulla lana di roccia ad alta densità e garantendo in questo modo la continuità del cappotto verticale con quello orizzontale di copertura eliminando il ponte termico nel nodo di testa.

Foto posa copertura metallica-11

I lettori interessati alle costruzioni in x-lam possono leggere altri articoli dedicati a questa tipologia.

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Armalab S.r.l.    Viale Dante 300      38057 Pergine Valsugana (TN)

per contatto diretto: sede 0461 538475 oppure 030 2548897  fuori sede 335 844 1959

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Dipendenza energetica di casa nostra

Non parlo quasi mai di normativa per spingere nei progetti una forte coibentazione. Piuttosto metto l’accento sul comfort che se ne ottiene o sulla protezione dal caldo in periodo estivo, o sull’impiantistica che può ridursi al minimo indispensabile.

Alcuni committenti nel momento di scegliere spessori ed investimenti vogliono conoscere esattamente il beneficio economico sulla bolletta annuale. Perchè isolare tanto se la bolletta energetica me la posso tranquillamente permettere?

Non siamo tutti uguali (nemmeno davanti alla legge) ma a voi, una casa che grazie all’isolamento spinto non ha bisogno di quasi niente, non regala un senso di libertà? di indipendenza? di autonomia? di leggerezza?

Non vi sentireste invincibili? immuni? fieri? all’avanguardia?

Nel 2013 l’Italia ha prodotto il 63,7% dell’energia con fonti rinnovabili, il 17,2% con il gas e il 15,9% con il petrolio.

dipendenza energetica unione europea

Nel 2013 l’Unione Europea ha consumato energia pari ai livelli anni ’90 (- 9,1% rispetto al 2006 (fonte Eurostat).

La produzione di energia UE e in Italia:

  • nucleare 29%,   in Italia 0%
  • rinnovabili 24%,   in Italia 63,7%
  • combustibili solidi 20%,   in Italia 0,1%
  • gas 17%,   in Italia 17,2%
  • petrolio 9%,   in Italia 15,9%
  • rifiuti non-rinnovabili 1%,   in Italia 3,1%

L’Unione Europea produce molta energia, ma quanta ancora ne deve importare? il 53% dei suoi consumi (nel 2013)!

Ovviamente non tutti i Paesi membri bruciano energia di cui non dispongono allo stesso modo:

  • la Danimarca deve importare il 12,3%
  • l’Italia il 76,9%
  • il Regno Unito il 46,4%
  • la Francia il 47,9%
  • la Germania il 62,7%
  • la Spagna il 70,5%.

3/4 dell’energia che bruciamo in Italia non è nemmeno nostra, la importiamo. La politica energetica italiana è sempre stata scarsa.

E noi?

che ci stiamo arrovellando sullo spessore del cappotto che faremo, o sulle nuove finestre che ordineremo – non abbiamo voglia di andare verso una nuova direzione?

Ho usato termini come “ libertà, indipendenza, autonomia, leggerezza” e aggettivi come “ invincibili, immuni, fieri, avanguardisti”. Ma voi come vi definireste da padroni di casa di classe energetica molto elevata?

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Foto posa isolamento interno – Zona Climatica E – GG 2877 – Gallarate (VA)

Foto posa isolamento interno – Zona Climatica E – GG 2877 – Gallarate (MI):

fibra di legno interna in copertura leggera con originaria coibentazione esterna in lana di roccia (insufficiente):

Foto posa isolamento interno – Zona Climatica E – GG 2877 – Gallarate (MI)-02 Foto posa isolamento interno – Zona Climatica E – GG 2877 – Gallarate (MI)-05 Foto posa isolamento interno – Zona Climatica E – GG 2877 – Gallarate (MI)-04 Foto posa isolamento interno – Zona Climatica E – GG 2877 – Gallarate (MI)-03 Foto posa isolamento interno – Zona Climatica E – GG 2877 – Gallarate (MI)-01

materiali: Pavatherm, ProClima

vale sempre il motto:

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Come recuperare i vecchi scuri con lo spessore del cappotto

Molti proprietari di casa sono definitivamente convinti dell’utilità del cappotto: senza un sistema di isolamento termico è inutile sperare di avere comfort tutto l’anno, sia in inverno che d’estate, senza bollette energetiche sempre più elevate.

Ma quali sono le difficoltà nella progettazione di un cappotto esterno in una riqualificazione energetica? Sicuramente sono legate alla forma più o meno favorevole dell’edificio. Una costruzione di forma semplice di solito non presenta molti ostacoli, tranne uno veramente frequente:

  • lo scuro del foro finestra.

E’ certamente una bella preoccupazione trovarsi davanti all’idea di sostituire tutti gli scuri per colpa dello spessore del cappotto! E non solo economicamente perché è una spesa imprevista.

Allora che fare? Io di solito ragiono con l’applicatore per il recupero al 100% dei vecchi scuri e mi invento una soluzione ad hoc in base allo stato di fatto e allo stato di progetto della facciata. Ecco alcuni schizzi che ho preparato! Sono da seguire per non perdersi d’animo e non mollare sull’idea del sistema a cappotto:

  • situazione ideale: il foro finestra libero che permette la posa del cappotto in facciata con il risvolto nell’imbotte fino ad andare in battuta al serramento esistente o nuovo che sia

recuperare i vecchi scuri con lo spessore del cappotto-10

la soglia della porta finestra resta ponte termico non risolto se non si decide la demolizione, e a volte la quota non permette miglioramenti

recuperare i vecchi scuri con lo spessore del cappotto-05

situazione normale: sono stati tolti gli scuri esistenti per il recupero successivo, si è rivestita la spalletta con il pannello isolante isensibile all’umidità e all’acqua

recuperare i vecchi scuri con lo spessore del cappotto-09

recuperare i vecchi scuri con lo spessore del cappotto-08

la luce del foro finestra è diminuita per colpa dello spessore dell’isolante! per recuperare gli scuri abbiamo bisogno però della stessa dimensione del foro originario…

ci vuole un montante in legno fissato alla parete proprio a filo vecchio foro finestra per tornare ad avere la larghezza originale adatta agli scuri da recuperare.

il cappotto in facciata presenterà una risega

recuperare i vecchi scuri con lo spessore del cappotto-01 recuperare i vecchi scuri con lo spessore del cappotto-02 recuperare i vecchi scuri con lo spessore del cappotto-03 recuperare i vecchi scuri con lo spessore del cappotto-04

per lasciare invariata l’altezza dello scuro da recuperare, bisogna eseguire la stessa risega anche in alto

recuperare i vecchi scuri con lo spessore del cappotto-06 recuperare i vecchi scuri con lo spessore del cappotto-07




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50% per le ristrutturazioni e 65% per la riqualificazione energetica prorogati per il 2015

Il livello di disuguaglianza del reddito negli Usa raggiunge picchi mai visti da prima della Grande depressione:

  • prima della crisi finanziaria del 2008, l’1% dei cittadini deteneva più del 65% dei guadagni del reddito nazionale totale.
  • nel 2010 l’1% deteneva il 93% del reddito aggiuntivo creato dalla cosiddetta “ripresa”.

bonus fiscale del 50% per le ristrutturazioni edilizie e quello del 65% per la riqualificazione energetica

Chi guadagna bene e sta bene e accumula ricchezze stenta a credere che il suo destino sia collegato a quello dell’altro 99%. Stiglitz (Il prezzo della disuguaglianza. Come la società divisa di oggi minaccia il nostro futuro) chiede che l’America torni agli ideali economici e politici che l’hanno resa grande: la disuguaglianza è il risultato dell’interazione di forze di mercato e di manovre politiche. 

E come sta l’Italia? Come stanno gli italiani? Qual’è la percentuale di italiani che detiene gran parte della ricchezza?

Sono convinto che le agevolazioni fiscali agevolino soprattutto chi bisogni di agevolazioni non ha. Ecobonus qui _ ecobonus là… chi non ha reddito nessuna agevolazione avrà!

Non era più equo eliminare l’IVA dai materiali che sono indispensabili ad ottenere prestazioni energetiche migliori? Togliere l’IVA dai materiali per coibentazione era una manovra troppo complessa? Lasciamo perdere – chi sono io per giudicare?

Italiani, guardate ai vostri risparmi, usate le vostre risorse, non lasciate capitali mal investiti o dormienti – rischiate su voi stessi, puntate sulle vostre case, puntate sulla famiglia, fino all’ultimo centesimo! E se potete, se potete, approfittate a piene mani del  bonus fiscale del 50% per le ristrutturazioni edilizie e quello del 65% per la riqualificazione energetica (prorogati per il 2015 con la Legge di stabilità).

I più lesti l’hanno già fatto: Ecobonus 65%, nel 2013 interventi aumentati del 35% rispetto al 2012!

Ma è solo il 2% del PIL che deriva dalle riqualificazioni (parole del ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi). Il ministro è convinto che all’Italia i lavori di riqualificazione servano per uscire dalla crisi e per rimettere in moto i consumi dei cittadini – io penso che riqualificare un intero patrimonio edilizio sia un modo per liberare le famiglie dalla schiavitù energetica e dal discomfort domestico.

Il Governo punta a prorogare per il 2015 il bonus del 50% per le ristrutturazioni edilizie e l’ecobonus del 65% per la riqualificazione energetica. Gli italiani devono mettercela tutta per investire nella propria casa – chi ce l’ha. L’investimento è certamente più proficuo e sicuro di tanti altri! Lasciate perdere obbligazioni e mercato azionario, non fate altro che foraggiare quell’ 1% di cui parlava Stiglitz all’inizio!

Un italiano che ha una casa riqualificata non è ricattabile energeticamente! è un uomo libero! la sua famiglia ha un tetto caldo! Sì, dovrà sottostare ai balzelli vari, le tasse sulla casa, vecchie e nuove… ma la casa sarà calda e accogliente d’inverno e fresca e rilassante d’estate, senza bollette da paura che viste a diec’anni non rappresentano cifre da mutuo bancario!

Liberatevi dalla schiavitù energetica, non lasciate denaro liquido in mani altrui, reinvestitelo nella vostra casa, il posto più sicuro di tutte le piazze affari del mondo! Agite, decidete e intervenite nelle vostre possibilità, ma fate qualcosa, prima che la bolletta energetica vi strappi via dalla vostra casa e vi getti in mezzo a una strada.

Tentennare equivale a rinunciare poi per sempre.

Non esigo che domani tutti trasformiate la vostra casa in una casa passiva, ma quello che potete dovete farlo! e dovete farlo adesso!

Non risparmierete tanto da cambiare vita, ma almeno non sarete ricattabili!

E non guardate qualche macchinone nuovissimo per la strada pensando chi sa quanto consuma e quanti soldi deve avere chi lo guida per permettersi di fare il pieno… Il mondo è cambiato! Ci sono le case passive e ci sono le auto elettriche, o quelle ibride!

bonus fiscale del 50% per le ristrutturazioni edilizie e quello del 65% per la riqualificazione energetica

Vi sentite risparmiosi e umili perchè guidate una Panda? Il mondo è cambiato vi dico! Se vi passa di fianco una Mercedes-Benz S lunga più di 5 metri non pensate che consumi più della vostra Panda… magari è una Hybrid. E’ vero che costa 80.900€ ma sotto il cofano c’è solo un 4 cilindri turbodiesel 2.143cc + un motore elettrico da 20kW con 750Nm. Non è leggera come una Panda, anzi pesa ben 2.015kg., ma va a passeggio consumando solamente 4,4litri ogni 100km! E se vuole raggiunge i 240km/h e in 7,6 secondi è a 100 km/h.

Avete mai guidato qualcosa di comodo e silenzioso che consuma 4,4litri ogni 100km?

Il mondo è cambiato. Non stiamo immobili a lamentarci! << Se vuoi contribuire al benessere del mondo, comincia a mettere a posto la tua casa >> diceva Gandhi.

Non lasciamo che solo l’1% viva in case passive e guidi auto ibride. Anche loro hanno diritto a non sentirsi soli!

vale sempre il motto:

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Per fare il cappotto ci vuole il ponteggio

Per fare un tavolo ci vuole il legno

per fare il legno ci vuole l’albero

per fare l’albero ci vuole il seme

per fare il seme ci vuole il frutto

per fare il frutto ci vuole un fiore

ci vuole un fiore, ci vuole un fiore,

per fare un tavolo ci vuole un fio-o-re.

Per fare un fiore ci vuole un ramo

per fare il ramo ci vuole l’albero

per fare l’albero ci vuole il bosco

per fare il bosco ci vuole il monte

per fare il monte ci vuol la terra

per far la terra vi Vuole un fiore

per fare tutto ci vuole un fio-r-e

per fare il cappotto ci vuole il ponteggio

per fare il ponteggio ci vuole la manutenzione straordinaria

per la manutenzione ci vuole la fatturazione

per la fatturazione ci vuole l’aliquota IVA del 10%.

Ho rovinato la vecchia filastrocca di Gianni Rodari? Volevo solo trovare un modo diverso per ricordarvi che il noleggio delle opere provvisionali ( il ponteggio + il montaggio e lo smontaggio) anche commissionato direttamente dalla committenza è soggetto alla stessa IVA applicata all’appalto relativo alla realizzazione delle opere, quindi quella agevolata: 10%

vale sempre il motto:

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Una casa più ” nature “, meno rischi e più salute

I materiali per edilizia sono migliaia e migliaia, come destreggiarsi nella scelta e come riuscire ad evitare di portare nuovi veleni dentro la nostra casa?

E’ importante la coibentazione ad ogni costo
oppure è più importante la salute ad ogni costo?

materiali sani in edilizia

Coibentare non è sempre sinonimo di avvelenare, come pitturare non è sempre sinonimo di intossicare. Invece di puntare i piedi davanti a qualsiasi materiale oppure chiudere gli occhi e accettare ogni tipo di proposta, anche la più insalubre, cerchiamo di essere più sensibili a questo tema alzando l’asticella delle pretese sul tavolo dei nostri progettisti o al banco del nostro magazzino edile. I materiali buoni ci sono – come ci sono i funghi porcini, nel bosco si trovano anche quelli rossi con i puntini bianchi… – dallo scaffale procuriamoci i materiali più salubri.

Mai sentito parlare della certificazione CasaClima Nature? è una valutazione di sostenibilità degli edifici, perciò non si limita a vietare l’uso di alcuni prodotti, fa un ragionamento ben più largo, per esempio controlla la distanza della provenienza di alcuni materiali (Materiali in pietra, prodotti entro 200 km di distanza dal cantiere (luogo di scavo delle pietre, lavorazione e fornitura) - Materiali in laterizio, prodotti entro 500 km di distanza dal cantiere (luogo di estrazione dell’argilla, produzione, lavorazione e fornitura) - Materiali in legno con certificato FSC/PEFC o prodotti entro 500 km di distanza dal cantiere (luogo di abbattimento degli alberi, lavorazione e fornitura).

Ecco i materiali non ammessi in tutto l´edificio (incluso finiture interne ed esterne):

  • non è consentito l’utilizzo di prodotti (schiume, isolamenti schiumati) contenenti sostanze (p.e. cloro-fluoro-carburi CFC, idro-bromo-fluoro-carburi HBFC, idro-cloro-fluoro-carburi HCFC, idro-fluoro-carburi HFC) dannosi per lo strato dell’ozono. Le sostanze sono definite nei gruppi I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII e “Nuove Sostanze”; comunicazione della Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee C224/3 del 05.08.2000, allegato 1.
  • non è consentito l’utilizzo di prodotti che contengono esafluoruro di zolfo (SF6).
  • non è consentito l’utilizzo di legno tropicale.

Una misurazione finale negli ambienti interni, qualora il committente soffrisse di qualche patologia, sarebbe costosa e tardiva.

I materiali da mettere sotto la lente d’ingrandimento sono:

  • quelli a base di legno incollato: valore massimo di emissione di formaldeide [50-00-0] HCHO: 0,05 ppm (0,062 mg/m³),
  • pannelli grezzi o rivestiti,
  • compensati,
  • travi,
  • pannelli di rivestimento,
  • pavimenti
  • vernici,
  • pitture,
  • impregnanti,
  • lacche, primer, ecc.

Quando si scelgono prodotti liquidi da applicare alle superfici interne controlliamo sempre:

  • il contenuto massimo di VOC (si può utilizzare la tabella della Direttiva Tecnica CasaClima Nature):

limiti di contenuto massimo di VOC per prodotti liquidi

( BA significa che la viscosità è regolata mediante l’uso di acqua, mentre BS significa che la viscosità è regolata attraverso l’utilizzo di solventi organici.)

  • la presenza delle frasi di rischio (si può utilizzare la tabella della Direttiva Tecnica CasaClima Nature):

Frasi di rischio

  •  la presenza di metalli pesanti (si può utilizzare la tabella della Direttiva Tecnica CasaClima Nature):

metalli pesanti

  • il contenuto totale di formaldeide libera [50-00-0] che non deve superare i 10 ppm.
  • la presenza di composti organici (si può utilizzare la tabella della Direttiva Tecnica CasaClima Nature):

Composti organici

Per informarsi meglio, l’unica via è l’analisi delle schede tecniche, delle schede di sicurezza e/o certificazioni con indicazione dei dati di emissione (il certificato deve avere almeno 3 anni).

Avete il sospetto che in casa ci sia formaldeide? Potete togliervi il dubbio senza chiamare un tecnico facendo da soli il test formaldeide:

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La Co2 non si vede ma si sente, installiamo una vmc !

Siamo preoccupati per la formazione delle muffe e tentiamo di risolvere il problema della condensa superficiale nelle zone più fredde con un’ ottima coibentazione. E’ un consiglio che do sempre anch’io! Le muffe trovano nelle superfici con leggera condensa il nutrimento ideale.

Una casa con un isolamento ben progettato ha risolto certamente tutti i ponti termici e i rischi di condensa interna sono veramente bassi.

Possiamo allora abbassare le armi? La ventilazione, se manuale, deve essere comunque fatta correttamente. Questa volta non per tenere a bada le muffe, ma per la nostra stessa salute: l’aria interna non ricambiata contiene livelli di Co2 troppo elevati e tutti i veleni contenuti o prodotti negli ambienti si concentrano ulteriormente.

monitorare aria co2

La vmc non serve solo come impianto antimuffa, serve a respirare aria fresca sempre! Il nostro primo nutrimento – non dimentichiamolo. L’aria non è un lusso.

Vi siete dotati di un termoigrometro per controllare il livello di umidità interna? Non ne potete più fare a meno? E dotarsi di un monitor che analizza anche la qualità dell’aria? Lo consiglio a tutti. E’ il modo più veloce per migliorare le proprie abitudini e conoscere in ogni momento la concentrazione di CO2 in casa:

monitorare aria co2

Questo aggeggio, non troppo costoso, in due secondi misura il contenuto di anidride carbonica, temperatura e umidità presente nell’aria con il suo sensore CO2: NDIR (raggi infrarossi non dispersivi). Ecco cosa fa il rilevatore della qualità dell’aria (CO2) BZ25:

  • misura da 0 a 9.999 ppm CO2 con la precisione di 1 ppm (±75 ppm o ±5% del valore di misurazione): valore massimo e minimo + la funzione di allarme per CO2!
  • misura la temperatura con precisione 0,1 °C (±0,5 °C)
  • misura l’umidità relativa dell’aria con precisione 0,1% umidità rel. (max ±3% umidità relativa)
  • tutto con un intervallo di misurazione di 2 secondi
  • data e ora
  • tutto con display retroilluminato (infatti si attacca alla spina).

Un’alternativa economica è il Autopilot APCEM Monitor CO2 qui sotto:

monitorare aria co2

Raccontatemi le vostre esperienze!

Sospettate che ci sia anche formaldeide in casa? Potete fare un test formaldeide da soli:

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Conviene rientrare nella detrazione del 50% piuttosto che quella del 65% ?

Odiate la burocrazia quanto la odio io? Preferirei rientrare nella detrazione del 50% piuttosto che in quella del 65% … meno pratiche burocratiche!

Attenzione !!!

isolamento a cappotto e tetto

Parliamo ad esempio del “sistema a cappotto”, l’isolamento dall’esterno, il più profiquo in assoluto.

I lavori di “recupero del patrimonio edilizio” :

  • manutenzioni straordinarie,
  • ristrutturazioni,
  • restauro e risanamento conservativo,

godono della detrazione Irpef del 50% e sono destinati agli immobili residenziali.

I lavori di “riqualificazione energetica” (sia per immobili residenziali che strumentali), godono del 65%.

Approfittare del 50% come “recupero del patrimonio edilizio” invece del 65% come “riqualificazione energetica” significa contenere al minimo il costo degli oneri tecnici:

  • nessuna redazione dell’attestato energetico,
  • nessuna compilazione,
  • nessun invio online dei documenti all’Enea che provano il miglioramento energetico dell’edificio.

Purtroppo (Legge90/2013, all’art.2, comma 1,l-vicies quater) in caso di intervento edilizio che coinvolga più del 25% della superficie dell’involucro dell’edificio si tratta di “Ristrutturazione importante” e come tale necessita obbligatoriamente dell’ Attestato di Prestazione Energetica (Ape) redatto da un certificatore terzo (estraneo alla progettazione e alla DL, direzione lavori).

E l’Ape (da non confondersi con l’aperitivo! ) va consegnato al Comune insieme alla domanda di agibilità, e inviato all’ufficio Regionale di competenza.

Insomma, per riqualificare è richiesto un certo risultato dimostrabile dai dati inseriti nell’ allegato A ( l’Attestato di Qualificazione Energetica ) sul sito dell’ Enea. Sono gli stessi dati già calcolati per l’Ape.

Detto ciò, ecco la buona notizia:

chi intende realizzare più interventi può godere sia delle detrazioni specifiche per la riqualificazione energetica (serramenti, isolamento,  caldaia, pannelli solari) e avere ancora a disposizione il tetto di spesa per ulteriori altri lavori di manutenzione straordinaria (ristrutturazione) diversi dai lavori elencati in precedenza.

Quindi forza! gambe in spalla!

  • pratica enea +
  • ape +
  • costo del tecnico =
  • conto corrente prosciugato, edificio isolato!

 

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Metto il condizionatore d’estate senza isolare

L’investimento maggiore che richiede un isolamento termico adatto alla protezione estiva è dovuto in gran parte al materiale che viene impiegato e non ad accorgimenti di posa particolari. Secondo la mia esperienza accadono 3 cose in Italia:

  • il committente non conosce la differenza tra i vari materiali per coibentazione disponibili sul mercato e dunque non distingue i coibenti che offrono anche protezione dal caldo
  • il committente impaurito dall’investimento sull’involucro con un intervento di efficienza energetica getta la spugna e rinuncia (da qui la frase ricorrente <<metto il condizionatore d’estate e non faccio l’isolamento! >>)
  • il committente non possiede un’abitazione singola e gli altri proprietari non intendono partecipare all’intervento

 Negli edifici con diversi appartamenti è noto che alcuni appartamenti sono a rischio surriscaldamento, mentre altri muoiono di freddo.

Le mansarde sono un tipico ambiente a rischio surriscaldamento per mancata o sbagliata coibentazione termica.

Poche sono le famiglie inclini alla sofferenza perpetua dovuta al caldo estivo e il risultato lo abbiamo tutti davanti al naso: condizionatori installati qua e là ovunque.

isolamento dal caldo

 La Cassazione parla di innovazione lesiva del decoro architettonico del fabbricato condominiale, e come tale vietata, a prescindere dal pregio estetico che possa avere l’edificio.

Pensate che la sentenza n. 20985 del 6 ottobre 2014 ha rigettato il ricorso presentato da due cittadini condannati alla rimozione di condizionatori apposti sulla facciata del condominio e all’integrale ripristino dello stato dei luoghi (applicazione dell’art. 1120 c.c.)

Si deve ricordare che “i rapporti tra l’esecutore delle opere e la pubblica autorità investita della tutela urbanistica non possono interferire negativamente sulle posizioni soggettive attribuite agli altri condomini dall’art. 1120 c.c., comma 2, per la preservazione del decoro architettonico dell’edificio.

isolamento dal caldo

e non sono solo gli occhi a soffrire! sono anche le orecchie! addio silenzio e nervosismo assicurato!  Sventoliamo bandiere della pace e poi la pace ce la lasciamo rovinare dal vicino di casa! Ribelllliamoci!

 immissioni sonore che vanno oltre i 3 decibel

I condizionatori non possono comportare immissioni in direzione della proprietà vicine: le immissioni sonore che vanno oltre i 3 decibel ad eccedere la rumorosità di fondo (insieme dei rumori di diversa origine che sussistono ‘normalmente’ nel contesto) sono vietate.

La condanna penale può scattare nei confronti di coloro che installano impianti di condizionamento rumorosi (reato di disturbo della quiete pubblica verso le persone che risiedono negli alloggi limitrofi, anche se a lamentarsi dell’eccessiva rumorosità sia un solo nucleo familiare).

Pensate che esistono regolamenti comunali con il divieto di installare condizionatori sulle sezioni esterne di tutti gli stabili del centro storico. In Italia? Non ci posso credere…

Basta impianti! Pensiamo a come e con cosa isolare le case.

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Foto posa intonaco interno – Zona Climatica E – GG 2173 – Porano (Terni)

Posa intonaco interno in argilla e paglia spessore 30mm in edificio in legno a telaio – Zona Climatica E – GG 2173 – Porano (Terni)

Posa intonaco interno in argilla e paglia spessore 30mm in edificio in legno a telaio-02

Posa intonaco interno in argilla e paglia spessore 30mm in edificio in legno a telaio-01

Posa intonaco interno in argilla e paglia spessore 30mm in edificio in legno a telaio-03

Posa intonaco interno in argilla e paglia spessore 30mm in edificio in legno a telaio-04

link alle foto di cantiere sul sito del progettista

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Sistemi di costruzione consigliati o no?

Chi ha l’occasione di partire da zero non deve solo decidere il livello di isolamento termico della sua futura casa, deve anche scegliere il tipo di costruzione.

Navigando in internet, ed evitando le costruzioni in legno e in laterizio, si incontrano soluzioni ben presentate e largamente pubblicizzate che esaltano le loro caratteristiche fino ad infatuare diversi lettori. Non sono conoscitore di tutto e nemmeno di esperienza senza limiti. Ma se posso criticare con qualche motivazione, allora lo faccio volentieri.

Andiamo a scoprire queste nuove, e a mio avviso terribili, tecnologie per costruire:

Partiamo dal cuore della casa, il punto più interno e intimo, quello che ci separa dai nostri cari che dormono, studiano o giocano nell’ambiente accanto – la parete divisoria interna:

nuove tecnologie per costruire-01

un pannello in EPS con due reti elettrosaldate collegate tra loro con connettori passanti intonacato con 2 cm per lato.

Il polistirene espanso sinterizzato autoestinguente non è ovviamente materiale indoor da suggerire, ma certamente leggeremo che l’ EPS utilizzato è dotato di “Certificato di eco-compatibilità e di lunga durata”.

Andiamo sul perimetro della casa, la parete che ci “difende” dall’esterno, la nostra terza pelle – la parete portante sterna:

nuove tecnologie per costruire-02

Un cassero a perdere in EPS pre-armato per realizzare pareti coibentate che prevede un getto di cemento armato tra le lastre in EPS. Così sul lato interno degli ambienti ci troviamo due reti di acciaio strutturale, e sul lato esterno due reti elettrosaldate come portaintonaco.

La nostra casa… un corpo in conglomerato cementizio ordinario, ferro ed EPS.

Prendiamo in debita considerazione che per un ulteriore risparmio economico si utilizzino intonaci cementizi anche all’interno e una tinteggiatura normale… – forse queste nuove tecnologie sono più adatte alla casa di chi ci vuole male, come si usa dire a Napoli.

A volte, è meglio restare nella propria vecchia casa, magari senza fondamenta, con qualche acciacco, con i muri di mattone pieno, intonaco di calce e una vecchia pittura a calce – questa sì che è eco-compatibilità a lunghissima durata:

nuove tecnologie per costruire-03

         

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I pannelli radianti a soffitto non migliorano il comfort estivo passivo

Le ristrutturazioni che riguardano l’ultimo piano dello stabile possono prevedere di contenere le dispersioni verso l’alto e proteggersi dal caldo estivo coibentando la soletta del sottotetto. Intervenire all’estradosso dell’ultimo solaio è senza dubbio il progetto migliore in assoluto:

  1. non devo lavorare dentro all’appartamento
  2. posso scegliere tra tantissimi materiali e posarli con estrema facilità
  3. abbatto i costi
  4. non abbasso l’altezza interna degli ambienti

Naturalmente i ponti termici perimetrali non sono corretti e li devo correggere in fase progettuale se non voglio rischiare condense superficiali e con passar del tempo vedere formazione di muffa.

Con la soluzione di posare l’isolamento termico nel sottotetto – sempre che lo spessore garantisca adeguato sfasamento – il comfort estivo sarà molto elevato: tutta la massa del solaio diventa uno strato non surriscaldato dall’ambiente esterno disponibile per l’energia che non sappiamo dove scaricare all’interno degli ambienti.

pannelli radianti a soffitto non migliorano il comfort estivo passivo-01

Non avendo diminuito l’altezza interna è possibile che si prenda in considerazione l’installazione di pannelli radianti a soffitto: i nuovi pannelli radianti prefabbricati per installazioni a secco a soffitto si collegano tra di loro con due semplici “clack”. Ultimamente questo impianto radiante a soffitto è sempre più utilizzato:

  • non tanto perchè scaldi meglio l’ambiente,
  • ma perchè è più facile da posare quando non si vogliono toccare i pavimenti
  • e funziona meglio quando si utilizza per raffrescare.

pannelli radianti a soffitto non migliorano il comfort estivo passivo-02

Il progetto non fa una piega? Sì una piega purtroppo la fa!

  • nella stagione invernale il soffitto risulta ancor meno disperdente perchè il valore di trasmittanza termica U è ulteriormente migliorato grazie allo strato in eps dei pannelli radianti: tutto bene.
  • nella stagione estiva se il pannello radiante è in funzione per il raffrescamento non mi accorgerò di nulla: tutto bene.
  • nella stagione estiva con pannelli radianti spenti mi accorgerò che il comfort estivo peggiora sensibilmente: male.

Qual’è l’errore progettuale in questa ristrutturazione con ottimo isolamento del sottotetto e impianto di riscaldamento e raffrescamento a soffitto?

L’errore sta proprio nello strato “imprevisto” che viene ad aggiungersi alla stratigrafia iniziale

prima del progetto impiantistico avevamo:

intonaco gesso sabbia
solaio latero cemento
isolamento termico

dopo il progetto impiantistico con pannelli radianti a soffitto:

cartongesso
EPS
strato d’aria
intonaco gesso sabbia
solaio latero cemento
isolamento termico

La capacità termica areica interna di queste due stratigrafie è profondamente diversa!

  • la prima ha un elevato valore di capacità termica areica interna, quasi 70 kJ/m2K
  • la seconda stratigrafia ha una capacità termica areica interna ridotta a 14 kJ/m2K (molto peggiore)

Il solaio intonacato all’interno e coibentato all’esterno, con una capacità di assorbire calore internamente pari a 70 kJ/m2K, offre una prestazione fantastica per il comfort estivo passivo.

La Capacità termica periodica del lato interno (capacità areica interna) si esprime sempre con K1 [kJ/m2K]

L’ultima decisione dovrebbe essere presa in base al vero utilizzo della casa insieme ai committenti.

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Scegliere lo spessore della parete in x-lam per un buon comfort estivo

La casa in legno piace sempre di più e chi vuole costruire da zero spesso è maggiormente invogliato da un cantiere pulito, svelto, profumato e ordinato senza le lungaggini e gli imprevisti di una costruzione tradizionale.

costruire-in-legno

La domanda che ci si pone più spesso è << quale tipo di casa in legno devo costruire nel clima italiano per avere ottimo comfort estivo? >>. La maggior parte degli aspiranti proprietari di una nuova casa in legno si orienta direttamente in una costruzione con pareti in x-lam evitando di prendere in considerazione le case a telaio dove il legno è limitato alla sola struttura ed in definitiva si tratta di una costruzione in materiale isolante.

casa in legno massa interna

L’idea di una parete massiccia in x-lam a strati incrociati (strati ortogonali di tavole di abete), preferibilmente senza collanti e sostanze chimiche, rassicura molto i committenti sul buon comportamento estivo. Eppure si trovano spesso di fronte alla scelta dello spessore di tale parete – per non sbagliare stiamo nel mezzo: << facciamola da 20 cm., quasi 100 kg/mq >>.

In realtà la scelta di solito verte su 4 tipologie:

  • una parete massiccia in x-lam da 14,3 cm
  • una parete massiccia in x-lam da 20 cm
  • una parete massiccia in x-lam da 25,7 cm
  • una parete massiccia in x-lam da 31,4 cm

La parete non è tutta qui naturalmente! Ci sono almeno 4 strati da tenere in considerazione:

  1. l’intonaco esterno
  2. l’isolamento termico sul lato esterno
  3. la parete massiccia in x-lam
  4. il rivestimento interno

parete massiccia in x-lam

Il 2° strato è dedicato all’isolamento termico vero e proprio, quello che ha il compito di contenere le dispersioni nel periodo di riscaldamento (trasmittanza termica) e di attenuare la quantità di calore che vorrebbe entrare nel periodo estivo (fattore di attenuazione) e che entrerà con un certo ritardo (ore di sfasamento).

Tale compito è importantissimo ma se prendessimo questo valore come unico importante per ottenere ottimo comfort estivo prenderemmo un bel granchio! Il fattore di attenuazione e lo sfasamento ci raccontano solo quanto siamo protetti in estate dal clima esterno. Chi è il nemico in estate? il sole? solo lui? l’umidità asfissiante? il sole e l’umidità? In parte sì, sono loro i nemici del comfort. Ma in parte siamo noi il nemico insospettabile.

Perchè dico questo? Posso progettare la migliore stratigrafia, con il migliore sfasamento del mondo, anche superiore alle 24 ore, ma ho solo tenuto fuori il sole! Non è lui l’unico colpevole! Ripeto che siamo noi! noi siamo i colpevoli!

Certo, se siamo via tutto il giorno, pranzando e cenando fuori e usando la casa come un albergo, la stratigrafia che ci protegge dal caldo estivo potrebbe anche funzionare e soddisfarci pienamente.  Se invece viviamo la casa intensamente abbiamo bisogno di un progetto ben più accurato!  Noi, per il solo fatto di esistere a 37° C di temperatura corporea siamo degli intrusi surriscaldanti – e poi c’è il cucinare, il lavare, lo stirare, accendendo qua e là luci ed elettrodomestici che peggiorano ulteriormente la situazione interna. Il surriscaldamento è dietro l’angolo!

Abbiamo raccontato al nostro progettista il nostro stile di vita? no? male! Si deve conoscere il nemico per sconfiggerlo!

Consiglio sempre di progettare l’involucro edilizio tenendo conto del problema del surriscaldamento interno degli ambienti. Non si può e non ci si deve limitare ad ottenere una certa trasmittanza termica U – questo sarebbe un progetto banale e sciocco. Anche progettare con un soddisfacente sfasamento dell’onda termica sarebbe riduttivo! Il sole sta fuori, ma noi siamo dentro! e siamo dei fornellini !

La progettazione del benessere estivo, quello passivo, ben inteso – non sto parlando di impianti di raffrescamento! troppo facile riempire la casa di impianti perchè il progetto è scarso! – è da concentrare sulla qualità del materiale del lato più interno, il più vicino a noi, i primi centimetri della stratigrafia.

Cosa possono quei primi centimetri del lato interno? farsi carico dell’energia che noi stessi produciamo all’interno!

Torniamo allo spessore della parete in x-lam:

più lo aumentiamo e meno bisogno di coibentazione abbiamo sul lato esterno! Di solito, chi arriva a sognare di avere una casa in legno sogna anche prestazioni da casa passiva… e la trasmittanza termica della parete vorrebbe essere U = 0,15 W/mqK (questo dato indica il poco che disperde la parete) – andiamo a vedere quanto isolante termico devo posare esternamente per ottenere questa buona prestazione al variare dello spessore dell’ x-lam:

stratigrafia x-lam fibra legno

  • x-lam da 14,3 cm + fibra di legno cm. 20 con sfasamento estivo di  ore 19 e fattore di attenuazione 0,06
  • x-lam da 20 cm + fibra di legno cm. 18 con sfasamento estivo di  ore 21 e fattore di attenuazione 0,03
  • x-lam da 25,7 cm + fibra di legno cm. 17 con sfasamento estivo di  ore 23,2 e fattore di attenuazione 0,02
  • x-lam da 31,4 cm + fibra di legno cm. 16 con sfasamento estivo di  ore 26,5 e fattore di attenuazione 0,01

che dire?

  • uno spessore più che doppio della parete in x-lam ci permette di risparmiare 4cm di fibra di legno esterna. si potrebbe dire che non ne vale proprio la pena dato il costo della parete!
  • se però guardo anche lo sfasamento che ottengo e l’ottimo valore del fattore di attenuazione devo ammettere che la costosa parete in x-lam da 31,4 è eccezionale!

qualcuno penserà: e aumentare lo spessore del cappotto per ottenere simili risultati? più parete o più cappotto? più legno o più isolante? (io che conosco già il risultato aggiungo che si dovrebbe conoscere la zona climatica per prendere una saggia decisione) vediamo:

valori simili a quelli della parete in x-lam da 31,4 cm + fibra di legno cm. 16 (sfasamento estivo di  ore 26,5 e fattore di attenuazione 0,01) si ottengono con la parete più sottile in x-lam da 14,3 posando ben 34 cm di fibra di legno esterna (più del doppio di isolante):

  • x-lam da 31,4 cm + fibra di legno cm. 16 con sfasamento estivo di  ore 26,5 e fattore di attenuazione 0,01
  • x-lam da 14,3 cm + fibra di legno cm. 34 con sfasamento estivo di  ore 26,3 e fattore di attenuazione 0,01

Perchè ho detto che si dovrebbe conoscere la zona climatica per prendere una saggia decisione? semplicemente perchè con l’enorme spessore di isolante la sottile parete in x-lam da 14,3 cm raggiunge una trasmittanza record di U = 0,10 W/mqK, forse utile in zona climatica F.

Portafogli alla mano, penso che sia più economico un grosso cappotto anzichè una grossa parete portante in x-lam, o mi sbaglio?

Comunque non era questo il tema di questo articolo – volevo parlare di comfort estivo:

Tutte le soluzioni offrono ottima protezione dal caldo estivo! ma, come anticipato, si deve migliorare il più possibile la stratigrafia sul lato interno. Il benessere estivo passivo, si ottiene con la qualità dei primi centimetri della stratigrafia, quelli in grado di farsi carico dell’energia che noi stessi produciamo all’interno! e lo spessore dell’ x-lam è utile o no in questo senso? più è grossa la parete in x-lam e più comfort estivo otterremo? La risposta è no!

Tutta la sfida si concentra sulla lastra in fibrogesso! Attenzione attenzione… alcune aziende per risparmiare propongono addirittura il cartongesso sul lato interno! Tanto è la stessa cosa, dicono!

Se ascoltate il mio consiglio, il minimo accettabile dev’ essere una lastra in fibrogesso, ma è bene sottolineare che 12,5 mm di fibrogesso offrono sì una certa capacità di assorbire calore internamente, ma per evitare il surriscaldamento estivo meglio alti valori di capacità termica areica interna!

La capacità termica areica interna di una stratigrafia non è un valore di sensazioni o di esperienza – è proprio un valore da calcolare e da confrontare! e questo valore non dev’essere letto da solo: immaginate una parete di mattoni pieni, ovviamente ha un valore ben più alto di una lastra in fibrogesso, ma se i mattoni non hanno ricevuto una protezione dal caldo estivo sul lato esterno con un adeguato sistema a cappotto nulla potranno fare per noi pur dimostrando un elevato valore di capacità termica areica interna!

Tutte le pareti esaminate prima:

  • x-lam da 14,3 cm + fibra di legno cm. 20 con sfasamento estivo di  ore 19 e fattore di attenuazione 0,06
  • x-lam da 20 cm + fibra di legno cm. 18 con sfasamento estivo di  ore 21 e fattore di attenuazione 0,03
  • x-lam da 25,7 cm + fibra di legno cm. 17 con sfasamento estivo di  ore 23,2 e fattore di attenuazione 0,02
  • x-lam da 31,4 cm + fibra di legno cm. 16 con sfasamento estivo di  ore 26,5 e fattore di attenuazione 0,01

prevedendo di posare sul lato interno una lastra da 12,5 mm di fibrogesso offrono una  capacità di assorbire calore internamente pari a 35 kJ/m2K

La Capacità termica periodica del lato interno (capacità areica interna) si esprime con K1 [kJ/m2K]

per migliorare il comfort estivo la prima cosa che può venire in mente di fare è posare una 2° lastra da 12,5 mm di fibrogesso raggiungendo una capacità termica areica interna pari a 41 kJ/m2K:

notate che il valore di capacità termica areica interna è cresciuto di quasi il 20% con pochi millimetri!

E’ diventato un articolo lunghissimo (spero non noioso), ma quello che volevo trasmettervi è il concetto che non basta comperare una casa di legno per avere un isolamento incredibile e star bene d’estate! Le variabili da tenere in considerazione sono molte e tutte contemporaneamente, la qualità e le caratteristiche dei materiali vanno decise con cura per chiudere la fase progettuale senza future delusioni.

Rieccovi l’immagine che rappresenta meglio di 1507 parole questo concetto un po’ sconosciuto – nella casa di legno si deve progettare tanta massa:

casa in legno massa interna

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Coefficienti di resistenza termica R e di trasmittanza termica U

I Coefficienti di resistenza termica R e di trasmittanza termica U sono due valorei che spesso vengono pubblicati insieme ad esempi pratici di applicazione di materiali termoisolanti in funzione degli spessori trovati.

Quindi succede che

  • in qualche ricerca si trovi il materiale X con esempi di spessori applicati a dimostrazione della resistenza termica R che si ottiene
  • in qualche ricerca si trovi il materiale Y con esempi di spessori applicati a dimostrazione della trasmittanza termica U che si ottiene

Senza masticare giornalmente queste grandezze ci si trova un po’ spiazzati e in confusione nel momento del confronto e della scelta del materiale!

Le cose sono più semplici di quanto appaiano:

premesso che

  • ogni strato di materiale ha una resistenza termica che dipende dalla conducibilità termica di tale materiale e dallo spessore che si posa
  • ogni strato di materiale disperde una certa quantità di energia

resistenza termica R = mqK/W che si calcola dividendo spessore per conducibilità termica  m/(W/mK)

trasmittanza termica U = W/mqK che si calcola dividendo conducibilità termica per spessore (W/mK)/m che non è altro che 1/R

infatti se abbiamo un solo strato di materiale omogeneo e ci viene detto che ha una certa trasmittanza termica U, ma noi vorremmo conoscere la sua conducibilità termica per capire se si tratta di un materiale termoisolante spinto o no, è sufficiente moltiplicare la trasmittanza termica per lo spessore U*m.

Spesso vi sarà capitato di scegliere tra diversi massetti leggeri termoisolanti confezionati, quelli che vanno a riempire gli strati dove passano gli impianti e che poi ricevono il massetto dove si poserà che so.. il legno o la piastrella o altra finitura interna per pavimenti. I produttori spesso preparano delle tabelle per i confronti – ora saprete leggere con più consapevolezza e destrezza tutti quei numeri – ecco un esempio di tabella con riportati gli spessori del sottofondo termoisolante in riferimento a 7 diversi prodotti in sacco da miscelare:

  • le prime 7 righe rappresentano la resistenza termica R = mqK/W in funzione dei cm. di spessore di ogni materiale
  • le 7 righe sotto rappresentano la trasmittanza termica U = W/mqK in funzione dei cm.  di spessore di ogni materiale

Coefficienti di resistenza termica R e di trasmittanza termica U

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La protezione dal caldo si ottiene con tanta massa ?

Marco G., preoccupato per la scelta dei materiali isolanti da posare sulla soletta in laterocemento del sottotetto scrive

<< I materiali che io conosco (fiocchi di cellulosa, lana di vetro o di roccia, palline di EPS), da posare sulla soletta di copertura hanno comunque tutti una massa ridotta e in quanto tale non sono adatti per la protezione al caldo. Mi può suggerire un materiale idoneo? Una ditta mi ha proposto un liquido bicomponente che posato diventa schiuma: ISOL 40 (poliolo formulato avente OPD=0) 40 kg/mc, lambda 0,023….. Però ha sempre una massa ridotta… Il termotecnico che sta facendo la legge 10 sostiene che anche con materiali come l’EPS per ottenere un’idonea protezione dal caldo basta aumentare lo spessore… >>

Beh, una cosa è certa: per ottenere idonea protezione dal caldo con l’EPS, o qualunque materiale isolante non proprio adatto a questo scopo, basta aumentare lo spessore così tanto che anche lo sfasamento risulti soddisfacente.

sottotetto protezione dal caldo

Prendiamo come esempio una soletta in latero cemento di un sottotetto con spessore 18cm (fissiamo la Resistenza termica sup interna Rsi [m2K/W] a 0,10 e la Resistenza termica sup esterna Rse [m2K/W] a 0,10):

  • lo stato di fatto parla chiaro: discomfort in tutte le stagioni – in inverno alte dispersioni (trasmittanza U = 2,11 W/mqK) e in estate forte surriscaldamento (sfasamento di appena 4 ore)
  • lo stato di progetto? si deve progettare… calcolare… confrontare…. decidere… e applicare! (sì anche pagare… anche chi progetta va pagato, non solo chi si sporca le mani!)

Il termotecnico che sta facendo la legge 10 non ha sbagliato, anche con l’EPS si ottiene la protezione dal caldo – basta aumentare lo spessore!

Certo! se non sono capace di progettare e non conosco le caratteristiche dei materiali e non so se un coibente sia adatto o poco adatto ad evitare il surriscaldamento uso anche un materiale poco idoneo con uno spessore tale che diventa idoneo. Molti progettano in questo modo.

Ecco allora che con

  • mezzo metro (50cm) di polistirolo ottengo comfort in tutte le stagioni – in inverno bassissime dispersioni (trasmittanza U = 0,07 W/mqK) e in estate poco surriscaldamento (sfasamento di 12 ore) (l’ attenuazione resta comunque da migliorare).

Mi domando – e questa è una critica – ma non si fa un’analisi delle prestazioni invernali e della protezione estiva per un adeguato comfort in tutte le stagioni (Prestazione Energetica Estiva – Metodo dei parametri qualitativi)? Non si fa una verifica delle prestazioni della copertura secondo il DPR 2/4/2009 n.59 a proposito di protezione estiva (Trasmittanza termica periodica |Yie| U/dyn < 0,20 W/m2K) e secondo il DM 26/6/09 a proposito di protezione estiva (sfasamento > 12 ore)?

Le norme, i DPR, i DM sono solo una gran rottura di *****? Convengo! Ma allora sediamoci e progettiamo meglio per i nostri clienti!

Come si progetta la protezione dal caldo?

Marco G. è a caccia di materiali coibenti che non abbiano massa ridotta – è convinto che con tanta massa il problema del surriscaldamento estivo sparirebbe.

sottotetto protezione dal caldo

La massa gioca un ruolo nella partita contro il caldo, ma non l’unico! Potrei avere uno sfasamento > di 12 ore costruendo 3 solai uno sopra l’altro con una massa per metroquadro di quasi 600kg. (i trulli insegnano!).

La via corretta per ottenere una ottima protezione dal caldo evitando il surriscaldamento estivo è cercare materiali coibenti che offrano tanta capacità termica massica, quei materiali con elevato calore specifico (c) espresso solitamente in J/kgK.

Il calore specifico dipende solo dalla sostanza di cui è costituito: il calore specifico è il rapporto tra la quantità di calore scambiata da un corpo conseguentemente ad una variazione di temperatura (t) e il prodotto della massa per la variazione della temperatura.

Tanto per prendere come esempio il primo materiale menzionato da Marco G. posso dire che i fiocchi di cellulosa hanno proprio il pregio di avere elevato calore specifico, ben 2110 J/kgK.

E la massa?

Gran parte della massa sta sotto (quella del solaio) utilissima per scaricarci energia dall’interno quando ne producessimo in eccesso. E i fiocchi di cellulosa quanta massa offrono? Un peso piuma? dipende! Se i fiocchi di cellulosa vengono sparati dentro ad un’intercapedine creata ad hoc sulla soletta nel sottotetto con una macchina per insufflaggio posso anche arrivare a 65kg/mc, ma se voglio una posa libera dei fiocchi (senza costruire l’intercapedine) riuscirò ad ottenere una densità media di circa 34-40kg/mc con i seguenti risultati:

  • 30cm di fiocchi di cellulosa 65kg/mc: comfort in tutte le stagioni – in inverno bassissime dispersioni (trasmittanza U = 0,122 W/mqK) e in estate ottima protezione dal surriscaldamento (sfasamento di quasi 16 ore)
  • 30cm di fiocchi di cellulosa 40kg/mc: comfort in tutte le stagioni – in inverno bassissime dispersioni (trasmittanza U = 0,122 W/mqK) e in estate buona protezione dal surriscaldamento (sfasamento di oltre 13 ore)

Con soli 20cm di fibra di legno ottengo prestazioni simili. Anche questo materiale ha elevata capacità termica massica, e anche buona densità (110kg/mc, ma anche di più). Si può scegliere una densità maggiore, ad un costo maggiore, e prestazioni eccezionali.

Non perdo tempo a confrontare le prestazioni della schiuma ISOL 40 che pubblica una scheda tecnica che aiuta a non capirci nulla (o almeno io non ci capisco nulla e soprattutto non trovo i dati per me più interessanti). Lascio perdere.

Nota per i produttori:

  • alcuni produttori nascondono le schede tecniche nella sezione download con password e iscrizione. Che se le tenessero pure sotto il cuscino! Intanto chi fa ricerca trova altri materiali (PIU’ TRASPARENTI !!!!).
  • alcuni produttori pubblicano schede tecniche con dati mancanti. Che se le tenessero! Intanto chi fa ricerca trova altri materiali (PIU’ TRASPARENTI !!!!).
  • i produttori da premiare pubblicano sempre dati completi e di più… senza mancare mai conduttività termica, calore specifico e densità del materiale. A loro il mio personale grazie!

 

       

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Foto posa isolamento esterno e vmc – Zona Climatica E – GG 2815 – Valli del Pasubio VI

posa isolamento esterno in eps con grafite e vmc – Zona Climatica E – GG 2815 – Valli del Pasubio, Vicenza:

posa isolamento esterno e vmc – Zona Climatica E – GG 2815 – Valli del Pasubio VI-05 posa isolamento esterno e vmc – Zona Climatica E – GG 2815 – Valli del Pasubio VI-04 posa isolamento esterno e vmc – Zona Climatica E – GG 2815 – Valli del Pasubio VI-03 posa isolamento esterno e vmc – Zona Climatica E – GG 2815 – Valli del Pasubio VI-02 posa isolamento esterno e vmc – Zona Climatica E – GG 2815 – Valli del Pasubio VI-01

materiali: Baumit, Meltem

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Blower Door Test, Test di tenuta all’aria degli edifici Secondo UNI 13829

Come una perfetta coibentazione dell’edificio è inutile, se d’inverno il calore può disperdersi attraverso fughe o fessure non controllate, così una perfetta protezione dell’edificio dai raggi solari è inutile, se d’estate l’aria calda può penetrare attraverso fughe o fessure non controllate.

I lettori spesso domandano cosa ci si deve aspettare da un preventivo per un test di tenuta all’aria:

  • 1 TEST DI TENUTA ALL’ARIA Tipo ‘’B’’ secondo UNI EN ISO 13829
  • 1 TEST DI TENUTA ALL’ARIA Tipo ‘’A’’ secondo UNI EN ISO 13829

sono due diverse fasi:

test Tipo ‘’B’’ secondo UNI EN ISO 13829

(1° sopralluogo), viene creata e mantenuta una differenza di pressione tra l’interno e l’esterno costante di 50 Pa; durante questa fase viene ispezionata l’intera superficie dell’involucro edilizio alla ricerca dei punti non ermetici che causano le maggiori perdite di carico termico per infiltrazione - Test di permeabilità all’aria dell’involucro edilizio con calcolo di ricambio d’aria orario a 50 Pa (n50) - Localizzazione dei punti critici di maggiore perdita per infiltrazione/dispersione e di discontinuità di tenuta all’aria dell’involucro con ausilio di un handfogger ( la macchina del fumo ).

test Tipo‘’A’’ secondo UNI EN ISO 13829

(2° sopralluogo), viene generata un depressione decrescente, a partire da valori pari a circa 70 Pa e si prosegue a passi di 5 Pa sino a raggiungere un valore finale di 25 Pa. Per ogni step vengono registrati i volumi d’aria che si perdono attraverso i punti di permeabilità e viene calcolato l’indice di quantità d’aria penetrata in un ora (n50); - nella 3a fase viene creata una sovrapressione e viene ripetuta la sequenza di cui alla fase precedente. Questo per valutare anche le dispersioni dovute alle diverse guarnizioni. Il risultato finale del test rappresenta il numero di ricambi orari del volume di aria interna che si ha attraverso le fessure dell’involucro, la cui sommatoria definisce la perdita totale - Elaborazione dati e reporting delle attività d’indagine sopra esposta.

questo è generalmente l’iter del Blower door test.

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I primi passi verso l’isolamento termico della propria casa

Si sente l’esigenza di pensare all’isolamento della propria casa ma non si sa da che parte cominciare?

In effetti non basta avere un capitale disponibile oppure un finanziamento accessibile e il miraggio del godimento delle agevolazioni fiscali per partire con i lavori.

Spesso si parte da qualche ditta conosciuta in passato per raccogliere un primo preventivo – da qui la richiesta di altro preventivo a qualche concorrente e poi il blocco. Cosa fare? cosa decidere?

Quasi sempre le offerte che si ricevono sono diverse: e per spessori e per tipo di materiali – inoltre le comparazioni delle stratigrafie contemplano lo stato di fatto (la nostra parete) in modo differente. Ecco perchè un confronto  e ogni ulteriore valutazione è impossibile o inutile.

Ma quale sarebbe il giusto approccio nella direzione dell’isolamento termico?

Io penso che almeno una piccola progettazione di fondo sia doverosa:

  • solitamente una coibentazione dal basso in un edificio esistente non è presa in considerazione, quindi accantoniamo questa voce.
  • il tetto: è sano e magari rifatto qualche annetto fa in occasione della posa di impianti tecnologici come solare termico o fotovoltaico? pensiamo al sottotetto.
  • il sottotetto: offre una superficie piana non utilizzata? si può progettare una coibentazione all’estradosso solaio (sul pavimento del sottotetto) – una delle soluzioni più facili e più economiche tra tutte: l’importante è ottenere anche la protezione dal caldo. quale materiale e quale spessore?
  • il tetto da rifare: quale occasione migliore per rivedere tutto il pacchetto tetto fino alla tegola? anche qui la cosa più importante è prevedere una coibentazione che offra anche la protezione dal caldo. quale materiale e quale spessore?
  • le pareti da fuori non possono essere toccate: ecco che si è costretti a progettare una coibentazione dall’interno, per alcuni versi più facile, per alcuni più difficile. quale materiale e quale spessore?
  • il sistema a cappotto esterno: è termicamente la via migliore in assoluto, esige un ponteggio in facciata. quale materiale e quale spessore?
  • i serramenti nuovi: che si tratti di coibentazione interna o si tratti di coibentazione esterna la posa dei serramenti deve essere progettata insieme alle altre scelte in modo che la posizione delle nuove finestre sia termicamente la migliore rispetto all’isolamento delle pareti. quale posizione e quali sigillature?
  • i soli serramenti nuovi: se le finanze non permettono tutti gli interventi necessari è bene valutare il non rimandabile. le vecchie finestre hanno troppi spifferi e portano troppi rumori in casa. cominciamo a progettare il nuovo serramento con la posa più idonea  cercando già di prevedere un imbotte caldo e un davanzale con taglio termico

Ecco, fatta un po’ di progettazione è ora di aprire le danze ai preventivi! I preventivi vanno richiesti per gruppi omogenei, per cose simili!

Se voglio 10 finestre nuove devo chiedere 3 preventivi con precise caratteristiche e non 1 preventivo in legno doppio vetro e zanzariera, 1 preventivo in pvc doppia camera,  1 preventivo in alluminio con taglio termico e oscurante nel vetrocamera. Sarebbe un confronto impossibile (pere con mele).

Idem per l’isolamento termico!

Decidere gli spessori della coibentazione fa parte della progettazione, ci sono spessori minimi da rispettare in base alla zona climatica di appartenenza per godere delle agevolazioni fiscali per risparmio energetico.

Naturalmente per una coibentazione dall’interno consiglio di moderare la spinta verso uno spessore esagerato ed accontentarsi delle agevolazioni fiscali per opere di straordinaria manutenzione.

Se non vi fidate di nessuno e preferite saperne voi una più di Bertoldo sulle cose di casa prendetevi un po’ di tempo per studiare questi argomenti! Le vostre conoscenze sui vari temi saranno veramente all’avanguardia e potrete partecipare attivamente alla progettazione e alla realizzazione dei vari interventi che state valutando. Per tutto il resto… ci sono sempre io.



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La differenza tra un pannello in lana di legno e uno in fibra di legno

Disabituati, o affatto abituati, al vocabolario edile si può confondere la lana di legno con la fibra di legno. Ci si può lasciare trasportare dalla parola legno verso il mondo degli isolanti termici che non sono figli del petrolio, ma comunque si cade in errore.

pannello celenit

In commercio i pannelli in lana di legno sono di solito abete rosso, mineralizzato e legato con cemento Portland, sono rigidi e pesanti – versatili soprattutto:

  • possono essere utili in una stratigrafia di un tetto in legno perché portano un po’ di massa in più e allo stesso tempo isolano anche termicamente.
  • possono essere posati per correggere un forte ponte termico e nascosti sotto l’intonaco.
  • possono essere utili per migliorare la prestazione acustica di un muro divisorio
  • possono essere anche ordinati colorati in colori standard o colori biologici “suggellati” NaturePlus

pannello celenit colori nature plus

  • oppure anche fotocatalitici, perfetti per chi capisce l’arte moderna (e chi la capisce?)

pannello celenit colori

Ma torniamo al tema di questo articolo: Non è da confondere un pannello coibente in fibra di legno con un pannello in lana di legno di abete rosso, mineralizzata e legata con cemento Portland.

Tanto per non fare nomi parliamo dei famosissimi pannelli Celenit:

  • non nego che anche un pannello in lana di legno e cemento abbia una certa resistenza termica… ma non è proprio un isolante termico, quindi non confondiamoci! se vogliamo un pannello Celenit, bene, ordiniamolo – ma non ordiniamolo per errore credendo di ordinare un pannello coibente in fibra di legno (nota che anche Celenit ha a catalogo alcuni pannelli in fibra di legno).

Ogni cosa serve per qualcosa ed è specifica per qualcosa: occhi aperti e attenzione ai nomi ed ai significati di ogni parola.

Ma quale è la prestazione di un pannello in lana di legno mineralizzato come isolante termico?

  • Resistenza termica 0,60 m2 K/W (riferito a 4cm di spessore)
  • sempre inferiore ad un vero e proprio pannello coibente: Resistenza termica 1,05 m2 K/W (riferito a 4cm di spessore).

 

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La migrazione del vapore, meglio una valutazione dinamica

L’analisi del rischio condensa superficiale e interstiziale è obbligatoria per tutti gli interventi sull’involucro. Di solito le verifiche statiche basate sul diagramma di Glaser (norma UNI EN ISO 13788) forniscono una sovrastima del fenomeno.

La norma UNI EN 15026 propone un metodo sofisticato basato su un’analisi dinamica della migrazione del vapore attraverso gli strati di una struttura, e in effetti si avvicina di più al fenomeno nella realtà: la valutazione in regime variabile tiene conto delle variazioni orarie ambientali interne ed esterne e anche delle caratteristiche di igroscopicità dei materiali ( i “buoni” materiali).

Per non andare in cerca di guai, iniziamo subito con una corretta progettazione igrotermica dettata dal buon senso e da una certa sensibilità per i “buoni” materiali!  Poi decidiamo se verificare il lavoro con il metodo tradizionale (Glaser) o con metodi più avanzati (analisi dinamiche).

La verifica dinamica serve proprio per capire e valutare la bontà di un progetto di isolamento dall’interno.

migrazione del vapore in una valutazione dinamica

Quindi è possibili prevedere il rischio di condensa? Certo – con uno dei metodi sopra descritti!

Ma se voglio fare pochi errori ed evitare calcoli che non sono capace di fare, quanto mi devo preoccupare della condensa?

Dipende.

Se mi metto a coibentare dall’interno con materiali isolanti poco adatti protetti da barriere al vapore, sicuramente sto preparando una stratigrafia rischiosa (se il palloncino si buca, scoppia!).

Se invece sono stato molto attento alla scelta iniziale dei materiali e sono stato in grado di trovarne con buona conducibilità capillare, con ottime proprietà igroscopiche che permettono il normale e diffuso trasporto del vapore nei due sensi a seconda della stagione (verso l’esterno in periodo di riscaldamento e verso l’interno in periodo estivo), allora posso stare molto più tranquillo sul problema della condensa.

Il vapore entra nel pacchetto isolante per tutto il periodo invernale, ma sarà libero di asciugare nel periodo estivo: è una cosa completamente naturale e non dannosa e soprattutto non insidiosa.

Impieghiamo più tempo nella scelta dei materiali piuttosto che ai mezzi per fermare il vapore: il risultato sarà qualitativamente migliore.

Una delle criticità del modello di verifica di Glaser è proprio la sua sottovalutazione delle buone caratteristiche dei buoni materiali.

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Ho deciso per il cappotto e per isolare il tetto

E’ sufficiente decidere per l’isolamento a cappotto delle pareti esterne e per la coibentazione del tetto, trovare gli applicatori che fanno al caso nostro e partire…. oppure le cose non sono tanto semplici?

Le cose sono ben più complicate: ci vuole il professionista.

Bisogna gestire la parte amministrativa per poter realizzare un cappotto esterno nella propria abitazione, così come per intervenire sulla copertura.

isolamento a cappotto e tetto

Ecco l’elenco delle pratiche edilizie:

Presentazione comunicazione di inizio attività libera per le opere di manutenzione straordinaria al fabbricato:

  • analisi corrispondenze: catastali, liceità volumi strumenti urbanistici del fabbricato esistente
  • verifica del rilievo
  • redazione elaborati per istanza amministrativa/edilizia, previa rielaborazione disegni
  • conferimento con tecnici istruttori settore edilizia privata del Comune
  • documentazione fotografica e individuazione coni ottici di ripresa fotografica
  • redazione elaborati grafici (planimetria di individuazione, estratti: catastali, di Prg, tavole ambientali…)
  • stato di fatto, progetto, comparativa di piante, sezioni…
  • calcolo delle dispersioni termiche della facciata per richiede la deroga alle distanze tra fabbricati
  • pratica amministrativa e presentazione progetto all’U.t.c. (l’ufficio tecnico comunale)

Calcolo delle dispersioni termiche per presentazione pratica ENEA e APE:

  • redazione calcolo delle dispersioni termiche per presentazione pratica telematica al sito dell’ENEA per detrazione 65%
  • redazione calcolo delle dispersioni termiche per presentazione nuovo APE (Attestato di Prestazione Energetica) secondo nuove direttive in vigore dal 1° maggio 2014 e registrazione telematica presso il sito della Regione.

Applicare un isolamento termico sulle facciate o isolare il tetto sono attività lavorative che espongono il lavoratore al rischio di caduta (art.105 del D.L.81/2008), quindi è necessario un Piano di sicurezza e coordinamento con Notifica obbligatoria allo SPISAL (l’organo di difesa e promozione della salute dei lavoratori che si occupa della prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali) e Ispettorato del Lavoro:

Coordinamento sicurezza D. Lgs. 494/96:

  • compilazione e invio notifica preliminare allo SPISAL ed Ispettorato del Lavoro
  • coordinamento in fase di progettazione e in fase di esecuzione dei lavori
  • Piano di Sicurezza e Coordinamento; individuazione, analisi e valutazione dei rischi

Con tutti questi oneri documentali è chiaro che il fai da te è impossibile, chiediamo immediatamente qualche preventivo di spesa a qualche tecnico in zona per gestire la parte amministrativa e poter realizzare le opere accedendo

  • subito all’iva agevolata per le fatture da ricevere
  • e alle agevolazioni fiscali poi.

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L’isolamento interno in cartongesso e lana di roccia di Valter

Valter racconta che in una ristrutturazione di circa 6 anni fa, hanno isolato l’abitazione dall’interno (gran parte dei muri perimetrali sono di mattone faccia vista) con intercapedine in cartongesso e, probabilmente, lana di roccia.

muffa dietro al cartongesso-01

Alla parete Nord (cieca) all’esterno sono fuoriuscite delle macchie giallastre, sul lato interno di questa parete hanno degli armadi, c’è un po’ di muffa negli angoli dell’intercapedine e i muri divisori ed è chiaro che nonostante l’isolamento interno la zona dietro i mobili rimane comunque molto fredda. Il dubbio è che il materiale isolante dietro l’intercapedine sia deteriorato.

muffa dietro al cartongesso-02

Ora, la prima soluzione che è venuta in mente è quella di realizzare un isolamento a cappotto in tutta quella parete.

Per motivi di confini non possiamo superare i 4 cm. così abbiamo pensato alla STIFERITE per una maggiore coibentazione.

 Dopo la realizzazione dell’isolamento a cappotto, che cosa succede all’interno dell’intercapedine? La soluzione del cappotto esterno è valida? L’intercapedine interna puo’ rimanere o è il caso di rimuoverla?

Tutti sanno come la penso io – intanto non mi piace la scelta originale dei materiali per l’isolamento dall’interno:

Il progetto originale non ha tenuto in debita considerazione la migrazione del vapore: in tutto il periodo di riscaldamento l’umidità interna della stanza è lentamente passata attraverso al cartongesso oppure nei punti di passaggio come crepe o fori per tubazioni elettriche andando a sbattere (leggi condensare) sulla parete fredda retrostante. La lana di roccia lascia passare bene il vapore, ma in modo non controllato: non è un materiale igroscopico e capillare dove l’umidità si può ben distribuire prima di passare dal caldo al freddo, nè riceve sul lato freddo un fondo con le stesse caratteristiche di igroscopicità e capillarità adatte a ricevere alcuni grammi d’acqua.

Dietro al cartongesso, dunque non sappiamo esattamente cosa stia succedendo – certamente lì dietro tira una brutta aria.

muffa dietro al cartongesso-03

Passiamo all’idea della coibentazione esterna, la soluzione sempre più favorevole e raccomandabile:

Personalmente non andrei a posare un sistema che prevede l’uso dei pannelli in Stiferite class SK, pur godendo del Benestare Tecnico Europeo a garanzia del buon sistema certificato: ammetto che le caratteristiche di questo materiale sono ottime per il contenimento delle dispersioni termiche invernali, ma sono scarse in fatto di protezione estiva.

stiferite cappotto

Ci sono materiali naturali con doti e prestazioni ottime.

Detto ciò, l’intercapedine interna puo’ rimanere o è il caso di rimuoverla? Io la spazzatura la metterei in qualche bidone, non in camera da letto.

Eliminati questi materiali,

  • mi dedicherei a ristabilire la salubrità delle superfici  che sono state a rischio muffa rimuovendo le spore della muffa con materiali privi di cloro o altri agenti chimici non consigliabili in ambienti interni,

rimuovendo le spore di muffa

  • preparerei una nuova finitura con pittura naturale priva di solventi a base di componenti naturali .

Se non si eseguirà l’isolamento esterno è da progettare una stratigrafia idonea per coibentazione interna e finitura interna con materiali salubri, naturali, igroscopici, capillari e traspiranti che regolano l’umidità indoor senza rilasciare sostanze volatili VOC: questo è l’unico modo per ottenere temperature superficiali interne più alte ed evitare nuove formazioni di muffa.

Ricordiamo sempre che la prima causa delle muffe siamo noi: i livelli troppo elevati di umidità interna in periodo invernale sono presto causa di condense superficiali e ambiente ideale per la proliferazione delle spore. Evitiamo di risolvere il problema continuamente con il primo spray antimuffa che troviamo e facciamo piuttosto attenzione al livello di umidità interna costantemente con un economicissimo termoigrometro come questo:

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Il tetto in legno di Antonio in Sardegna

Ad Antonio hanno proposto questa stratigrafia per il tetto, abita in Sardegna zona C, gradi giorno 1232, altezza sul livello del mare 225 mt.

stratigrafia per il tetto in Sardegna zona C-05

Deve realizzare una copertura in legno a vista, in quanto la sua casa si sviluppa su un solo piano, il punto più basso del solaio sarà di 2,70 mt ed il punto più alto 3,50 mt. Questa è la stratigrafia che gli hanno consigliato:

stratigrafia per il tetto in Sardegna zona C-01

Già vedendo strati così sottili di coibentazione mi sorge il dubbio dell’effettivo valore di questa copertura.

stratigrafia per il tetto in Sardegna zona C-03

Sì non pioverà dentro, mi aiuterà a contenere le dispersioni termiche invernali, ma d’estate? Come si comporterà una stratigrafia simile in regime estivo?stratigrafia per il tetto in Sardegna zona C-02

Fin da subito ho avuto la sensazione che chi ha progettato questi strati si sia preoccupato solamente di rispettare i limiti di trasmittanza termica U imposti per legge in riferimento alla zona climatica C di appartenenza.

stratigrafia per il tetto in Sardegna zona C-04

Io ripeto sempre che

  • la trasmittanza U è un valore interessante perchè mi posso ben orientare nella progettazione concentrata sul contenere le dispersioni termiche invernali: quello che mancherà ad un edificio con trasmittanza termica media pesata X lo fornirà il mio impianto di riscaldamento, o il mio impianto di VMC se a livello di casa passiva
  • progettare contro il caldo è una cosa ben diversa perchè devo scegliere materiali adatti a questo scopo e consigliare spessori che possano davvero garantire sfasamento e quindi possano davvero contribuire ad evitare il surriscaldamento.

sbagliare la progettazione contro il caldo significa scoprire a posteriori che c’è bisogno di un impianto di raffrescamento.

Ad Antonio hanno proposto questa stratigrafia, o hanno poco materiale in magazzino, o vogliono tenerselo tutto per loro, o vogliono consigliarlo male:

Faccio queste affermazioni, non perchè sono fanatico della coibentazione o perchè voglio straffare: l’architetto dice 10cm. e io che faccio consulenza dico 12cm.,  l’architetto dice 20cm. e io che faccio consulenza dico 22cm. … nooo non è così.

La protezione estiva è un fattore importante, determinante e da prendere sul serio in quasi tutte le zone climatiche d’Italia, ma non perchè ce lo impone il legislatore, perchè ce lo impone il buon senso e potrebbe regalarci la soddisfazione di abitare un edificio senza essere costretti ad installare un impianto di raffrescamento. Vi pare poco?

Cosa dice la legge sul tema Protezione dal caldo – Prestazioni della copertura?

 La normativa prescrive di verificare che in tutte le zone climatiche, ad esclusione della F, il valore della massa superficiale delle pareti opache verticali, orizzontali o inclinate, sia superiore a 230 kg/mq (D.Lgs. 311/2006, Allegato I, comma 9, lettera b). La stessa norma prevede, in alternativa, di ottenere gli stessi effetti positivi derivanti dal rispetto del suddetto valore di massa superficiale, mediante «l’utilizzo di tecniche e materiali, anche innovativi, che permettano di contenere le oscillazioni della temperatura degli ambienti in funzione dell’andamento dell’irraggiamento solare. In tal caso deve essere prodotta una adeguata documentazione e certificazione delle tecnologie e dei materiali che ne attesti l’equivalenza con le predette disposizioni» (Ibidem, Allegato I, comma 9, lettera c).

 Il DPR 2/4/2009 n.59 a proposito di protezione estiva parla di

  • Massa superficiale pareti > 230 kg/mq
  • Trasmittanza termica periodica |Yie| U/dyn < 0,12 W/m2K per le pareti
  • Trasmittanza termica periodica |Yie| U/dyn < 0,20 W/m2K per le coperture (assurdo ma è così… i valori dovrebbero essere invertiti imponendo i più bassi per le coperture!!)

il DM 26/6/09 a proposito di protezione estiva parla di

  • Sfasamento > 12 ore

Non diamo i numeri quando progettiamo! leggiamoli e miglioriamoli!


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Sintomi di non tenuta all’aria del tetto in legno e del cappotto

Il tetto in legno, al contrario di una copertura in laterocemento, è molto più delicato nella progettazione. Oltre agli strati del pacchetto di coibentazione si deve progettare nei minimi particolari come si garantirà la tenuta all’aria.

L’importanza della tenuta all’aria del tetto in legno è dovuta

  • alla deteriorabilità del legno in presenza continuata di umidità, gocciolio, muffe e marcescenze
  • alle perdite per ventilazione, in questo caso accidentali.

Si deve ricordare che in periodo di riscaldamento la migrazione del vapore avviene dall’interno verso l’esterno, e in presenza di difetti non avverrà lentamente e uniformemente attraverso il pacchetto traspirante che abbiamo progettato ma, accidentalmente e velocemente nei punti non correttamente sigillati. Come avviene in una pentola sul fuoco dove il coperchio non aderisce bene su tutto il bordo: in alcuni punti il vapore sbuffa visibilmente… sì poi si alza il coperchio e succede un disastro sui fornelli… ma questo è perchè ci sono 100°C.

Purtroppo questi difetti di progettazione si evidenziano a casa finita, a casa pagata e a casa vissuta un paio d’inverni. Si potrebbero identificare anche prima con un Blower-door test, il test di pressione all’aria, ma questo test di controllo non è la quotidianità. Se lo fosse, in giro non si vedrebbero difetti.

non tenuta all' aria

Descrivo un caso – più di un lettore si identificherà nel problema:

balcone sempre bagnato, pur se protetto da un generoso sporto del tetto: l’assito esterno completamente bagnato e un po’ ammuffito dal vapore che riesce a passare dall’ambiente sottotetto all’esterno.

non tenuta all aria tetto cappotto-04

il decoro dell’architrave sulla finitura esterna del sistema a cappotto mostra un filo d’acqua che scende dalla base della lanterna esterna: la coibentazione esterna (il cappotto) è stata forata per permettere il collegamento elettrico della lanterna e non si è provveduto a sigillare il passaggio: l’aria calda e umida interna attraverso le canaline dell’impianto elettrico ha trovato il modo di uscire
non tenuta all aria tetto cappotto-03

Durante tutto il periodo di riscaldamento cade la goccia sulla soglia in pietra: la goccia scava la pietra, gutta cavat lapidem.

non tenuta all aria tetto cappotto-02

il vapore interno che fuoriesce dalla predisposizione elettrica condensa a formare un rigagnolo in facciata:non tenuta all aria tetto cappotto-01E’ opportuno non sottovalutare la tenuta all’aria della casa, una stupidaggine come il passaggio elettrico dimenticato causa danni non da poco, e non mi riferisco al danno della doccia sulla soglia che sarà valutabile in un centinaio di anni, mi riferisco alla situazione nello strato della coibentazione, che non si vede e dipende da come è stata tagliata la canalina elettrica.

Sicuramente il caso appena descritto nasce da una dimenticanza dell’elettricista oppure dalla sua ignoranza in materia, di certo non è stata una furbizia per avere meno costi sul lavoro da eseguire: questo dettaglio della tenuta all’aria della tubazione elettrica ha un costo di 1,47€ se Pinco Pallino vuole acquistare il tappino su amazon!

Il difetto del tetto è invece veramente importante e spesso una soluzione di “rattoppo” non garantisce la soluzione al problema.



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Occhi aperti in Classe A

Tiriamo le somme:

La targhetta CasaClima è senz’altro sinonimo di garanzia: la mia casa è stata veramente fatta come l’Agenzia CasaClima comanda. La targhetta a sinistra del portone è lì a riprova di tutti gli sforzi fatti e del traguardo raggiunto.

La casa “targhettizzata”, a pari caratteristiche della gemella di fianco, avrà anche un valore sul mercato immobiliare superiore, proprio perchè garantisce di essere qualitativa – e risparmiosa.

Attenzione!

CasaClima Nature

solo la targhetta CasaClima Nature garantisce anche che i materiali utilizzati offrano salubrità agli ambienti interni. Infatti sono richiesti precisi requisiti per la qualità dell´aria, per l´illuminazione naturale, per il comfort acustico e per la protezione dal gas radon.

Lasciamo da parte l’indice di efficienza dell’involucro (< 50 kWh/mqa) e l’indice di emissione di CO2 (< 20 kg CO2/mqa), CasaClima Nature impone negli ambienti interni materiali e prodotti che rispettano i limiti di emissione (VOC, formaldeide) come definiti in direttiva tecnica.

Questo aspetto è molto importante da ricordare, specialmente per chi non costruisce la sua casa con targhetta, ma per chi sta acquistando una casa con targhetta! Per assurdo – ma neanche tanto, per mia esperienza – si potrebbe essere così abbagliati dalla targhetta CasaClima in bella mostra all’entrata del condominio sfavillante da dimenticare di informarsi sul tipo e qualità di costruzione che stiamo andando ad acquistare:

Ci si può facilmente ritrovare proprietari di un appartamento in Classe A edificato da costruttori che pubblicizzano appartamenti confortevoli, protetti dal surriscaldamento, in grado di “offrire sensazione di benessere” (cito dal depliant : …per concretizzare il sogno di vivere ed abitare in modo sano e rispettoso dell’ambiente…) utilizzando:

intonaco interno: malta cementizia
materiale di costruzione dell’involucro: calcerstruzzo
materiale coibente: eps

Stratigrafia dei muri perimetrali, dall’esterno verso l’interno:

  • 12cm di polistirolo
  • 19cm di calcestruzzo
  • 6,5cm di polistirene
  • 1cm di lana di legno di abete, mineralizzata e legata con cemento Portland
  • intonaco interno in malta cementizia.

Anche in copertura, polistirolo e calcestruzzo.

Purtroppo bisognerebbe essere esperti di tutto per non inciampare nelle fregature della vita.

Dimenticavo: per la climatizzazione estiva sono previsti 2 apparecchi refrigeranti: zona giorno e zona notte.

Poveri acquirenti…

E Tu hai esperienze di case in classe A?

personalmente no, ma ho sentito di molte insoddisfazioni.
personalmente no, ma ho conoscenti molto soddisfatti.
personalmente no, ma darei più importanza ai materiali che alla classe energetica.
sì, e sono pienamente soddisfatto della scelta dei materiali.
sì, e non sono soddisfatto dei materiali.
sì, e sono parzialmente soddisfatto dei materiali.





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Schiume in cantiere

Andiamo in cantiere; già leggere la scheda tecnica prende tempo che quasi sempre non c’è, figuriamoci leggere la scheda di sicurezza del prodotto che stiamo utilizzando…

Le schiume adesive poliuretaniche, quelle che si usano spesso per incollare pannelli isolanti per esempio, non hanno un odore che mette in guardia, anzi si può dire che sia piacevole. Ecco la trappola: il naso non ci da segnali di pericolo.

Ricordate di non utilizzare la schiuma in caso di scarsa ventilazione, indossate una maschera di protezione con filtro del gas appropriato (tipo A1 secondo EN14387)!

Filtri come questi, se ne trovano anche da 6 euro l’uno, non c’è motivo per non averli:

Filtro-Tipo-A1-CE


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Voglio avere la targhetta CasaClima

<< La mia casa sta venendo così bene.. e la coibentazione è diventata così spinta.. che quasi quasi mi viene voglia di chiedere la targhetta CasaClima. In fondo anche la targhetta della classe energetica ha il suo fascino – e poi un giorno magari la casa vale di più >>.  Sono frasi ricorrenti queste – il committente che è stato contagiato dal virus del risparmio energetico diventa lui stesso portatore sano della filosofia CasaClima.

targhetta CasaClima

Ma qual’è il corretto iter per ottenere la targhetta CasaClima?

Ma che costo ha la targhetta CasaClima?

E alla fine, quanto potrà costare seguire tutto il programma per arrivare alla certificazione Casa Clima?

Qualsiasi studio di progettazione è in grado di seguire l’iter della certificazione Casa Clima?

Secondo la Direttiva di Bolzano, l’iter burocratico è da svolgere PRIMA e non dopo aver costruito la casa.

Questo punto è fondamentale se si pensa ad una certificazione Casa Clima Bolzano con relativa targhetta energetica da attaccare sulla casa: non è possibile pensare e fare la Pratica Casa Clima al termine dei lavori!

 La tariffa per la certificazione CasaClima “standard” si calcola sulla base della superficie netta riscaldata da calcolo CasaClima (la superficie sarà verificata dall’Agenzia CasaClima durante l’iter di certificazione).

 Per una superficie riscaldata netta fino a 300mq ad esempio, la tariffa da pagare all’Agenzia è pari a 1.500 €.

 L’iter di certificazione CasaClima si suddivide in due fasi distinte:

  • Pre-Certificazione (Fase A): controllo e validazione preliminare del progetto
  • Certificazione (Fase B): controllo cantiere e certificazione del progetto

 La tariffa all’ Agenzia KlimaHaus si pagherà così:

  • Pre-Certificazione (Fase A): 60% dell’importo complessivo della certificazione
  • Certificazione (Fase B): 40 % dell’importo complessivo della certificazione

 Al ricevimento della documentazione richiesta per avvio dell’iter di certificazione (rif. Direttiva tecnica vigente) l´Agenzia CasaClima emetterà l’ordine di pagamento pari a quanto richiesto per la Fase A (Pre-Certificazione); l’incasso dell’ordine di pagamento darà l´avvio all’iter di certificazione.

CasaClima KlimaHaus – in fase di certificazione

Con l’incasso dell’ordine di pagamento della fase di pre-certificazione (Fase A) sará rilasciato al referente del progetto CasaClima il Logo ufficiale “CasaClima KlimaHaus – in fase di certificazione” che potrá essere utilizzato a scopi pubblicitari esclusivamente per il progetto per il quale si è richiesta la certificazione e secondo le specifiche contenute nel manuale d’uso che sará rilasciato con il logo stesso.

Per la certificazione CasaClima di edifici con una superficie fino a ( < ) 500 m² sono inclusi due sopralluoghi.

 La pratica però non va avanti da sola grazie al primo bonifico: ci vuole il Tecnico che sviluppa la Pratica Casa Clima!

Il tecnico dovrà svolgere la seguente mansione con un relativo costo di Progettazione :

  • il Modulo di Richiesta (da inviare in formato cartaceo e digitale)
  • la Lettera d’impegno
  • il Calcolo CasaClima (da inviare in formato cartaceo e digitale), utilizzando la versione piú attuale del programma di calcolo CasaClima (Direttiva Tecnica CasaClima ).
  • il Progetto CasaClima (da inviare in formato cartaceo e digitale) che contiene:
  1. la Planimetria con l’esatta indicazione del Nord geografico
  2. la Pianta di tutti i piani con evidenziate le superfici riscaldate con descrizione dell´involucro edilizio termico (tutti quegli elementi costruttivi del volume interno riscaldato che confinano con l´aria esterna, con i vani non riscaldati o con il terreno),
  3. le Viste delle facciate con indicazione degli elementi strutturali inseriti nel calcolo CasaClima;
  4. le Sezioni quotate con l´indicazione delle zone riscaldate e dei vani non riscaldati (indicare chiaramente i vani non riscaldati, i vani del tetto e dei locali attigui eventualmente non riscaldati) e possibili ombreggiature;
  5. i Dettagli in scala delle stratigrafie dei singoli elementi costruttivi inseriti nel calcolo;
  6. i Particolari costruttivi dell’attacco dei balconi, raccordo parete esterna – finestra e/o porta finestra, raccordo cassonetto – parete esterna, solaio piano interrato o contro terra– parete esterna, trave – pilastro verso l’esterno, tetto (ed in generale di tutti quei punti che possono costituire ponte termico), al fine di valutarne la corretta progettazione dei dettagli;
  7. una Breve descrizione delle soluzioni adottate e delle tecniche utilizzate per evitare i ponti termici.
  • Il file .dwg/.dxf dovrà essere in scala 1:1 (1 unità = 1 mt) in tutte le sue parti. Anche i dettagli costruttivi dovranno essere rappresentati nella stessa scala.
  • l’ Impianto di Ventilazione Meccanica Controllata (se esistente) con Breve descrizione dell’impianto di ventilazione: in pianta ed in sezione indicare con progetto il percorso dei condotti della ventilazione. Le principali caratteristiche dei condotti e le loro dimensioni, apparecchi di immissione ed espulsione; il livello di assorbimento sonoro previsto; la Descrizione dei ventilatori, caratteristiche delle prestazioni e della propria efficienza energetica; il Calcolo delle portate d’aria per i vari vani riscaldati; (i dati devono essere presentati sia in forma cartacea che in forma digitale).
  • Foto documentazione:
  1. Accurata foto documentazione delle principali fasi di costruzione e dei dettagli rilevanti ponendo particolare attenzione alla messa in opera degli elementi costruttivi: isolamento, finestre, attacco ultimo solaio-tetto, ecc. Nella foto documentazione vanno indicati, con l’utilizzo di metro, gli spessori dei materiali posati.
  2. Ogni particolare costruttivo va accuratamete foto documentato.
  3. Un esempio di come deve essere presentata la Forodocumentazione è scaricabile dal sito dell’Agenzia, clicca qui.

(Le foto fornite dovranno avere una risoluzione tale da consentire una adeguata lettura dei particolari e degli spessori misurati)

  • Check-list contenente i presupposti per ottenere la targhetta CasaClima;
  • Schede tecniche dei materiali, porte, finestre utilizzati;
  • Certificati di prova (non autodichiarazione del produttore!!) di tutti i materiali, porte, finestre utilizzati che abbiano un valore (U nel caso di finestre e porte) che superino i valori indicativi (vedi Servizi/Download documenti); i prodotti devono essere marchiati secondo la legislazione marchio CE;
  • Breve descrizione delle soluzioni adottate e delle tecniche utilizzate per risolvere i ponti termici;
  • Crono – programma delle fasi del cantiere in cui si evidenzi le fasi cruciali ai fini della Certificazione CasaClima (posa dell´isolamento termico, posa dei serramenti, eliminazione dei “ponti termici” ecc.)
  • Delega (mandato o autorizzazione) del committente al fine di effettuare sopralluoghi in qualsiasi momento del cantiere e nell’edificio, sotto la propria responsabilità, per misurare, verificare e documentare l’avanzamento dei lavori con fotografie o con altri metodi, comprendendo tutti gli aspetti riferiti al marchio di qualità;
  • Bolle di consegna, etichette del pacco e del prodotto o ricevute che identifichino tutti i principali materiali utilizzati.
  • Documentazione digitale su Cd contenente:
  1. Programma di calcolo;
  2. Progetto CasaClima (*.dwg, *.dxf dell’intero Progetto CasaClima e stampa in *.pdf con esclusione della parte relativa ai particolari costruttivi)
  3. Impianto di ventilazione meccanica controllata (*pdf, *jpg, *doc);
  4. Altra documentazione (*pdf, *jpg, *doc).

E’ certamente una montagna di ore da dedicare a questo fidanzamento con l’Agenzia Casaclima. Alcuni studi di progettazione sono ormai abituati a queste pratiche e conoscono ottimamente l’iter da seguire.

Per cercare di dare un’idea di spesa aggiuntiva per questo percorso della certificazione CasaClima si potrebbe dire altri 4.000 € e a questa cifra si dovranno poi aggiungere le spese per sopralluoghi che dipendono dal luogo e dal numero di sopralluoghi necessari e quindi dalla capacità dell’impresa di lavorare bene senza richiedere continue assistenze in cantiere.

Tiriamo le somme:

La targhetta CasaClima è senz’altro sinonimo di garanzia: la mia casa è stata veramente fatta come l’Agenzia CasaClima comanda. La targhetta sullo stipite è lì a riprova di tutti gli sforzi fatti e del traguardo raggiunto.

La casa “targhettizzata”, a pari caratteristiche della gemella di fianco, avrà anche un valore sul mercato immobiliare superiore, proprio perchè garantisce di essere qualitativa – e risparmiosa.

Allora? Dobbiamo fare o no questa certificazione?

  1. Di certo non sono soldi buttati al vento. Quattro occhi vedono meglio di due! Il progetto e la sua realizzazione sono stati due volte verificati.
  2. Di certo il nuovo proprietario di casa aveva il sogno di avere davanti anni sereni, con piccoli costi per riscaldamento. Dalle migliaia di euro spesi per riscaldare la casa precedente passerà alla sua CasaClima che per riscaldamento richiede solo due-tre-quattrocento euro all’anno: un bel risparmio!  Peccato che i primi 15-20 anni di spese di riscaldamento sono già stati spesi per pagare la certificazione.





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  questo articolo è stato scritto da federico sampaoli e diretto dal termotecnico marco de pinto,

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Ufficio appeso alla parete

Forse non rispecchia il gusto di ognuno, ma è un mobile di altissima qualità (toccato con mano personalmente) e perciò lo pubblico. Mi ricorda il design pulito un po’ anni ’70 di certe manifatture.

FLATBOX wall-mounting secretary desk design Michael Hilger-03

La faccio breve – se state cercando qualcosa per avere un mini ufficio in casa che scompare all’occorrenza e lo stile va d’accordo con quello di casa vostra, ordinatevi questo  FLATBOX wall-mounting secretary desk disegnato da Michael Hilger.

FLATBOX wall-mounting secretary desk design Michael Hilger-04

(White, Natural Wood, H: 43.1 cm W: 71.7 cm D: 12.2 cm., Weight 18 kg)

FLATBOX wall-mounting secretary desk design Michael Hilger-02

Lo spessore di 12 cm. è un po’ troppo per il vostro ambiente? Vi serve qualcosa di simile ma molto sottile? 5 cm. vanno bene? Vi presento il FLATFRAME:

FLATBOX wall-mounting secretary desk design Michael Hilger-01

Se il designer Michael Hilgers ( Studio !Idee a Berlino ) vi piace scaricatevi il catalogo completo qui.

Quanto vale un metro quadrato di casa Vostra? Duemila? Tremila? Quattromila? Cinquemila euro? Di più? Più vale il vostro indirizzo e meno vi peseranno i circa 600 € o i 400 € di queste belle scrivanie che non occupano che pochi cmq. di spazio.

Che ne pensate?

Da espertoCasaClima mi aspetto altri argomenti.
Mi piace qualche consiglio anche di interiordesign.
Se parlando di coibentazione interna ogni cm di spessore conta – ben vengano consigli salvaspazio interni!


L’occasione di quasi 800 pagine rilegate per soli 15€ (meno di 2 eurocent a pagina). Un regalo da fare / farsi :

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Coibentazione del tetto e delle pareti, i passi dalla A alla Z per avere le agevolazioni del 65% nel 2014

Quest’anno sono deciso a migliorare l’involucro della mia casa: Coibentazione del tetto e delle pareti. Cosa bisogna esattamente fare per ottenere le agevolazioni fiscali che fino al 31 dicembre sono del 65%? Conoscete tutti l’iter da seguire?

Anche l’Agenzia delle Entrate informa sulle Agevolazioni fiscali per il risparmio energetico: ecco l’aggiornamento al dicembre 2013.

Provo io a riassumere un vademecum pubblicato dall’ENEA, spero correttamente:

Ecco i passi dalla A alla Z per avere le agevolazioni del 65% nel 2014

REQUISITI TECNICI SPECIFICI DELL’INTERVENTO:

Devo sostituire o  modificare elementi già esistenti assicurando nuovi valori di trasmittanza termica (U) uguali o inferiori a quelli della tabella 2 del D.M. 26 gennaio 2010. Eccola qui:

valori limite trasmittanza U del D.M. 26 gennaio 2010

DOCUMENTAZIONE DA CONSERVARE:

  • o l’asseverazione redatta da un tecnico abilitato iscritto al proprio Albo professionale, con il valore stimato di trasmittanza dello stato di fatto e il valore di trasmittanza del progetto.
  • oppure (in base alle nuove disposizioni di cui al D.M. 6 agosto 2009) la dichiarazione del Direttore dei Lavori sulla conformità al progetto delle opere realizzate (obbligatoria ai sensi dell’Art.8, comma 2, del D.Lgs. n°192 del 2005);  esplicitata nella relazione attestante la rispondenza alle prescrizioni per il contenimento del consumo di energia degli edifici e relativi impianti termici (che ai sensi dell’Art.28, comma 1, della Legge 10 del 1991 occorre depositare presso le amministrazioni competenti).

Ma un Direttore dei Lavori devo incaricarlo comunque per realizzare il sistema a cappotto esterno e l’isolamento del tetto? L’asseverazione del tecnico abilitato è una spesa in più o il Direttore dei Lavori, con l’asseverazione bell’e pronta già in mano, costa di meno?

  • tutte le fatture relative alle spese + le ricevute del bonifico recante come causale il riferimento alla legge finanziaria 2007, numero fattura e data, oltre ai dati del richiedente la detrazione e del beneficiario del bonifico:

il riferimento alla legge finanziaria 2007, numero della fattura e relativa data, oltre ai dati del richiedente la detrazione e del beneficiario del bonifico

Ma quando clicco sul tipo del bonifico per agevolazioni fiscali non salta fuori questa legge finanziaria del 2007 ! E quale sarebbe questa legge finanziaria 2007 ? …forse si deve scrivere Art.1, comma 345 della legge finanziaria 2007 ?

  • ricevuta dell’invio all’ENEA (codice CPID) (garanzia che la documentazione è stata trasmessa), o ricevuta della raccomandata.

Ma invio di cosa esattamente?

  • schede tecniche.

Ma le schede tecniche dei materiali utilizzati per la coibentazione?

  • originali degli Allegati inviati all’ENEA firmati dal tecnico e/o dal cliente.

Ma quali allegati?

  • l’APE, l’Attestato di Prestazione Energetica (secondo le modalità di calcolo di cui al D.P.R. 2 aprile 2009 n°59), fatto salvo nelle Regioni con proprie disposizioni normative in attuazione della direttiva 2002/91/CE”. Il tecnico compilatore dell’APE non deve essere coinvolto nei lavori.

Ma l’Asseverazione redatta da un tecnico abilitato iscritto al proprio Albo professionale, con il valore stimato di trasmittanza dello stato di fatto e il valore di trasmittanza del progetto serve o non serve? Si può sostituire con l’APE?   Pensavo che l’APE non servisse perchè comunque nell’allegato E inviato all’ENEA c’è il riferimento al consumo energetico prima dell’intervento e dopo l’intervento, l’APE classifica l’edificio nella nuova condizione quindi non aggiunge nulla al fine di individuare l’energia risparmiata con l’intervento di isolamento termico.

La redazione dell’APE è obbligatoria per accedere al bonus fiscale del 65% e l’APE stesso è detraibile.  D.L. 63/2013, Art. 6, comma 1 (estratto) “…Gli edifici di nuova costruzione e quelli sottoposti a ristrutturazioni importanti, sono dotati di un attestato di prestazione energetica (APE) al termine dei lavori…”.   Per Ristrutturazione importante si intende: D.L. 63/2013, Art. 2, comma 1-vecies-quater – “ristrutturazione importante di un edificio”: un edificio esistente è sottoposto a ristrutturazione importante quando i lavori in qualunque modo denominati (a titolo indicativo e non esaustivo: manutenzione ordinaria e straordinaria, ristrutturazione e risanamento conservativo) insistono su oltre il 25% della superficie dell’involucro dell’intero edificio, comprensivo di tutte le unità immobiliari che lo costituiscono, a titolo esemplificativo e non esaustivo, rifacimento di pareti esterne, di intonaci esterni, del tetto o dell’impermeabilizzazione delle coperture. Quindi se l’intervento di coibentazione coinvolge più del 25% dell’involucro dell’edificio l’APE è obbligatorio.

 DOCUMENTAZIONE DA TRASMETTERE all’ENEA:

  • Attestato di qualificazione energetica redatto da un tecnico abilitato, con i dati di cui all’Allegato A al “decreto edifici”.

Ma l’Asseverazione redatta da un tecnico abilitato iscritto al proprio Albo professionale, con il valore stimato di trasmittanza dello stato di fatto e il valore di trasmittanza del progetto serve o non serve? Si può sostituire con l’APE?

  • Scheda descrittiva dell’intervento (Allegato E al ”decreto edifici”).

Ma la descrizione dell’intervento non era già nell’Asseverazione redatta da un tecnico abilitato iscritto al proprio Albo professionale, con il valore stimato di trasmittanza dello stato di fatto e il valore di trasmittanza del progetto serve o non serve? Nell’APE non c’è questa descrizione?

Per riassumere:

quadro adempimenti

contenuto dell'asseverazione

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La nuova casa di Ruggero

Ho fatto installare serramenti tutti con triplo vetro. Il costruttore dichiara trasmittanza totale Uw=1W/mqK. Ora, al mattino ho condensa all’esterno. Non capisco questa cosa: il lato interno è ovviamente asciutto perché se avesse condensa significherebbe che è freddo e che quindi il vetro non isola. Ma che senso ha la condensa all’esterno? Preciso che ora la casa non è riscaldata.

condensa esterna triplo vetro

Dunque,

questo scherzetto è tipico dei tripli vetri e al mattino: la doppia camera disperde molto molto poco e la lastra esterna è veramente fredda… ecco che durante la notte, nelle ore più fredde, l’aria esterna condensa sulla superficie esterna, appannando il nostro risveglio, una sorta di protezione ai nostri occhi dal mondo esterno fino a chè non avremo fatto colazione :-)

condensa esterna triplo vetro

Il doppio vetro invece, disperde un po’ di più, la lastra più esterna è scaldata dalla dispersione e non presenta quasi mai questo inconveniente.

Altra domanda. Abbiamo messo 14 cm di cappotto (eps, la lana di roccia costava troppo :-( ). Però mia sorella che vive già in casa ha due o tre punti con muffa e non me lo spiego. La casa è riscaldata ed il cappotto esterno dovrebbe farsi carico del salto termico maggiore mantenendo una temperatura della superficie del muro interno elevata. La temperatura dei termostati è sui 19° C, le pareti nelle zone senza muffa sono sui 17° C mentre dove ci sono le macchie siamo a 13° C misurati con termometro laser. Questa cosa è dovuta al fatto che le malte sono fresce e si stanno ancora asciugando? Ma cmq ha poco senso: se il muro è a 13 gradi non è abbastanza caldo?

Dunque,

la costruzione nuova di per sè chiede del tempo per asciugare (un tempo si consigliava di tinteggiare dopo due anni dalla costruzione), ma torniamo a parlare di temperature superficiali interne. Mantenere una temperatura interna di 19° C è già di 1 grado K inferiore ai canonici 20° C e di conseguenza anche le superfici dei muri sono meno calde dello stesso edificio mantenuto a 20° C.

E’ da tenere presente che il rischio muffa c’è sotto i 12,6° C quindi le temperature superficiali devono per forza essere mantenute più elevate per scongiurare il proliferare delle muffe.

Ma sempre e comunque è il tasso di umidità interna che porta ai problemi: le spore girano ovunque, se poi trovano zone dove la condensa si ripete spesso, allora mettono le tende.

Meglio governare la casa e l’arieggiare delle stanze tenendo più di un igrotermometro in casa per monitorare bene la situazione interna:

Se sono stati rilevati quei 13° C sulla superficie interna di qualche punto può solo significare che quella zona è costruita in materiale diverso, cemento armato probabilmente e il ponte termico si manifesta in questo modo: disperdendo di più e facendo scendere la temperatura di quella zona.

Nel caso che sia proprio un ponte termico si potrebbe rivestire quella zona con un paio di centimetri di calcio silicato. Un piccolo isolamento dall’interno che risolve il problema per sempre. Ecco fatto e risolto.

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Vespaio aerato, la stratigrafia ideale e i ponti termici

Subito dopo la decisione del vespaio aerato è il momento di descrivere gli strati successivi. Quale stratigrafia progettare?

vespaio aerato a spessore ridotto ed isolato

La cosa che ogni progettista vorrebbe realizzare è un vespaio aerato a spessore ridotto ed isolato, naturalmente è importante seguire questa soluzione con omogeneità su tutta la superficie: interrompere equivale a creare un forte ponte termico che per essere migliorato richiederebbe un ulteriore strato di isolante e di conseguenza nuovo spessore di cui tenere conto.