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Agli esperti-lettori possiamo solo consigliare Topten

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La settimana scorsa Marco mi faceva notare una cosa:

  • in Italia non siamo abituati ad avere siti indipendenti che mettono a confronto per la grande platea, che siamo noi, le varie apparecchiature sia dal punto di vista economico che di rendimento, che spazia dalle pompe di calore, alle stufe a legna, alle lampadine, alle lavatrici etc. a tutto in pratica!

Invece già al di là del confine, senza arrivare fino in Germania, possiamo trovare facilmente e velocemente i migliori prodotti al migliore prezzo. Stiamo parlando di Topten che si focalizza sull’efficienza energetica, un impatto ambientale ridotto e la qualità, rimanendo neutrale e indipendente.

Neutrale e indipendente?

questa sì che è una cosa di cui abbiamo bisogno, tutti!

Allora venite con noi a leggere su www.topten.ch nella nostra lingua (ricordate di selezionare la lingua italiana nel menù in alto a destra se non masticate Schwyzerdütsch) e informiamoci bene prima di fare acquisti sbagliati o “poco-esperti”.

Da Aprile esiste anche Topten Italia, che non abbiamo avuto il tempo di testare, fatelo voi e scriveteci, i commenti sono aperti e non serve registrarsi!


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articolo ideato, scritto e diretto da Marco De Pinto e Federico Sampaoli, impegnati a favore delle persone, del comfort e dell’open information. Marco titolare dello Studio di progettazione degli impianti PH Studio.  Federico titolare dello Studio di consulenza tecnica per una migliore efficienza energetica e caporedattore di espertocasaclima.com – blog di formazione e comunicazione online dal 2009. 

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Riscaldamento a pavimento a bassa inerzia

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Siamo vicinissimi alla stagione dello spegnimento degli impianti, ma facciamo un po’ di chiarezza per chi sta progettando o cantierizzando la sua futura casa!

Avete fatto delle buone scelte costruttive per ottenere una casa a bassissimo consumo energetico? Il vostro termotecnico deve sconsigliarvi vivamente i sistemi radianti a pavimento tradizionali con massetti di circa 6 cm per riscaldare gli ambienti.

Sempre che abbiate progettato l’isolamento termico così:

e non così:

Negli ultimi due decenni il sogno del riscaldamento a pavimento è rimasto nel cassetto? Oggi potete realizzarlo, ma a certe condizioni: deve avere bassa inerzia!

La premessa è sempre quella di prevedere edifici a bassissimo consumo, nuovi o riqualificati non importa:

Con queste ottime premesse fornire il calore residuo necessario significa fabbisogni bassi e questi possono essere colmati con diverse fonti di energia: pompe di calore, caldaie, caldaie a legna etc.

Il riscaldamento a pavimento lavorerà a temperature relativamente basse di 22-24°C in inverno, e potrà essere ultilizzato anche d’estate come sistema di raffrescamento salubre, senza rumore e igienico.

Tralasciamo per il momento gli edifici più performanti che potrebbero anche prevedere il solo sistema di ventilazione come sistema di riscaldamento: affronteremo l’argomento nel prossimo articolo “Gli edifici con la ventilazione come sistema di riscaldamento“.

Restiamo sui sistemi di riscaldamento radianti a bassa inerzia:

I sistemi radianti di oggi sono disponibili con altezze di costruzione molto basse intorno ai 2-3 cm, sono detti a bassa inerzia, e sono adatti anche per la ristrutturazione.

Hanno temperatura di mandata del riscaldamento di 2, massimo 10°C sopra la temperatura ambiente desiderata.

Il rischio di surriscaldamento non c’è: non appena la temperatura di un ambiente aumenta, per esempio a causa dei raggi del sole, questo ambiente non viene più riscaldato e non c’è la grande inerzia di un massetto tradizionale da vincere.

Le piccole perdite di calore di una casa a bassissimo consumo non richiedono una riduzione notturna del riscaldamento: sarà la massa stessa dell’edificio a garantire una temperatura confortevole senza alcun apporto di riscaldamento.

Ovviamente risulta vantaggioso utilizzare sistemi a pompa di calore PdC.

Evitiamo i sistemi ibridi “caldaia + pompa di calore” per edifici piccoli! Questi impianti più complessi costringono il committente a mantenere 2 utenze (gas + elettricità) e 2 manutenzioni, invalidando il grande sforzo fatto nell’ involucro edilizio.

Ricordiamo allora: riscaldamento radiante sì, ma a bassa inerzia.

Gli impianti di riscaldamento tradizionali prevedono sempre sopra la tubazione un massetto da 3-4-5 cm che sommati al diametro del tubo e allo spazio sottostante portano il massetto a diventare uno strato di circa 6-7 cm.

Un sistema di riscaldamento a pavimento ‘’tradizionale’’ reagisce molto lentamente, sia in fase di avviamento che in fase di spegnimento dando luogo anche a problemi di surriscaldamento invernale dovuto ai raggi del sole in presenza di ampie vetrature.

Il radiante tradizionale è anche impossibilitato a riscaldare rapidamente i vostri ambienti secondo le reali necessità: ha un tempo definito di inerzia tra le 3 e le 6 ore, ovviamente dipendente dalla temperatura di mandata, quella del fluido riscaldante che attraversa il sistema.

Gli apporti interni e gli apporti solari possono diventare ingestibili creando pendolamenti di temperatura ambiente (surriscaldamenti) e creando discomfort tanto maggiori quanto più ci si avvicina alla fase primaverile o autunnale. Anche la sonda esterna che dovrebbe compensare queste fluttuazioni di temperatura non riuscirebbe a prevedere le reazioni della massa dell’edificio.

I sistemi radianti a pavimento a bassa inerzia (con tubo che dista circa 5 mm dalla piastrella) offrono elevatissima dinamicità: il tempo di attivazione è intorno ai 20 minuti.

Il costo di un radiante dinamico a basso spessore? circa 80-110 €/mq sia in fibrogesso (a secco) che cementizio. Entrambi anche idonei al raffrescamento (abbinati a deumidificatori).

Agli artigiani risultano più difficili da posare, esclusivamente per la maggiore accortezza di posa.


   

       

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Ecobonus serramenti dal 65% al 50%, caldaia 65%

Lavori in casa nel 2018?

Se l’ecobonus per la sostituzione dei serramenti passa dal 65% al 50% mi conviene cambiare le finestre o mi conviene cambiare la caldaia che è ancora agevolata con il 65%?

Ci sono molte persone che progettano gli interventi in casa per approfittare delle agevolazioni fiscali, ma è proprio così che devo pianificare le future spese?

Se avete una caldaia che frequentemente vi lascia a piedi e le riparazioni sono sempre più frequenti, il libretto d’impianto manca, il controllo fumi è solo un ricordo, forse è l’occasione di mettere le cose in ordine e pensare alla sostituzione.

Se la vecchia caldaia a metano da sostituire era installata internamente può valere la pena di verificare se sia possibile installarla in un luogo più comodo dove i suoi rumori non ci disturberanno e dove la manutenzione ordinaria non ci costringa ad avere estranei in casa. Beh informatevi bene e ragionate con il vostro tecnico di fiducia se sia possibile spostarla dove più vi piacerebbe. O adesso o mai più.

Il 65% sarà calcolato sulla spesa completa di installazione, quindi non solo sul generatore di calore.

Se avete una caldaia “vecchio stampo” che funziona ancora a meraviglia ma ha molti anni di vita potreste essere comunque interessati alla sostituzione per avere consumi più bassi (sia come consumo di gas e sia di elettricità) e documenti in ordine. Informatevi bene.

E le finestre? vale ancora la pena correre a sostituirle oggi che le agevolazioni fiscali sono solo del 50%?

Dipende

Intanto bisognerebbe chiedersi se in questa casa continueremo a viverci:

  • la caldaia che ci lascia a piedi non può continuare a rimanere lì se non svolge il suo compito di fornire calore e acqua calda sanitaria ogni volta che ne abbiamo bisogno (è un intervento urgente)
  • la vecchia finestra potrebbe anche star lì, isolerà poco, lascerà passare molti spifferi e rumori, ma è già lì: non toccarla non ci costa

Se la casa è la casa della nostra vita o perlomeno dei prossimi 10 o vent’anni perchè intanto i figli crescono e poi si vedrà – allora è il momento di correre a sostituire tutti i serramenti:

  • le agevolazioni fiscali non sono più ghiotte come negli anni passati (65%) ma comunque offrono un ottimo incentivo. Un incentivo pari al 50% mi sembra più che valido per decidere a favore dell’intervento.

E’ la vostra casa, sono le vostre finestre, il vostro investimento – non c’è dubbio che ne valga la pena. E inoltre abbiamo trovato un “fesso” che ci paga metà della fattura.

Naturalmente, presa la decisione per la sostituzione delle finestre, sarete obbligati a valutare anche altri aspetti oltre alla scelta del modello di serramento:

la posa

Come e dove lo installiamo questo serramento nuovo? non  esiste UNA posa: la posa dipende da moltissimi fattori. Nel caso di una sostituzione è logico che sia lo stato di fatto a decidere un po’ le cose, ma non è solo questo fattore ad entrare in gioco:

dovrete essere completamente sinceri con voi stessi e decidere se in un imminente futuro affronterete anche l’isolamento della vostra casa:

  • se siete intenzionati per un isolamento interno il serramento andrà istallato in un certo modo
  • se siete intenzionati a fare un cappotto isolando dall’esterno, il serramento andrà installato in un altro modo

Qui non può aiutarvi nessuno, siete voi a dover manifestare con chiarezza le intenzioni future. Questo sarebbe il modo migliore di prendere le decisioni di installazione con il vostro serramentista.

Ricordiamo 2 semplici regole di corretta installazione che aiuteranno a mantenere elevato il valore di trasmittanza Uw anche quando la finestra sarà posata:

  • se voglio isolare sul lato interno, la corretta installazione del serramento sarà il più possibile a filo interno: la linea del serramento rappresenta la continuità della linea della coibentazione interna della parete
  • se invece voglio posare un cappotto sul lato esterno delle pareti, i serramenti nuovi vanno portati il più possibile all’esterno perchè anche in questo caso la linea del serramento rappresenta la continuità della linea della coibentazione esterna

Non prendiamo nessuna decisione fino a che non è chiarita questa eventualità, in modo da favorire gli interventi futuri e non pregiudicare la buona riuscita dell’insieme delle opere.

            

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Usare elettricità per produrre calore a basse temperature è stupido

La normativa sulla quota minima di fonti rinnovabili negli edifici nuovi o sottoposti a ristrutturazioni rilevanti ci costringe ad installare qualche pannello sul tetto per forza.

In effetti il solare è semplice e geniale per la produzione di ACS, acqua calda sanitaria, e può contribuire alla gestione dell’impianto radiante a bassa temperatura.

L’invasione delle pompe di calore PdC e dei piani a induzione per cucinare sta portandoci invece verso la completa elettrificazione dei consumi:

è un bene o un male? è energia pulita o sporca?

Ricordiamoci che il consumo di energia per riscaldamento è doppio rispetto a quello dei consumi elettrici e dei trasporti, quindi, un’ improvvisa elettrificazione di tutti i consumi (riscaldamento + raffrescamento + trasporti) non può essere sopportata dalle energie rinnovabili: si ricadrebbe sulle fonti fossili e sul nucleare (elettrificare tutto non vuol dire automaticamente energia pulita)!

La combinazione efficiente di riscaldamento, raffrescamento, trasporti ed elettricità potrebbe invece permetterebbe alle future reti energetiche intelligenti di funzionare con le sole fonti rinnovabili: insomma, le rinnovabili termiche (il solare termico) che hanno dimostrato purtroppo una scarsa capacità di riduzione dei costi energetici sono fondamentali per

  • evitare la completa elettrificazione dei consumi
  • portare un migliore equilibrio della fame energetica.

Tutto elettrico non si può!

Usare elettricità per produrre calore a basse temperature è stupido: è uno spreco di risorse che andrebbero impiegate diversamente.

 

            

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Fotovoltaico sovradimensionato, non elettrifichiamoci del tutto

Premesso che l’energia elettrica proviene quasi tutta da fonti fossili e nucleari, (risorse che l’Italia importa), e premesso che gli impianti fotovoltaici sui nostri tetti hanno la loro maggiore produzione di giorno e in estate (quando ci serve poca energia) è intelligente elettrificarsi il più possibile?

Gli ultimi dati dei miei monitoraggi di casa parlano chiaro:

  • consumo medio giornaliero estivo (maggio-settembre) kW/h 4,3
  • consumo medio giornaliero invernale (ottobre-aprile) kW/h 8

il riscaldamento e l’acqua calda sanitaria ACS sono invece completamente a carico di una caldaia a condensazione con ACS istantanea senza accumuli:

  • consumo medio giornaliero estivo (maggio-settembre) 0,1 mc metano
  • consumo medio giornaliero invernale (ottobre-aprile) 5,1 mc metano

Se la domanda di energia termica ha sempre il suo picco in inverno e anche volessi rivoluzionare il mio impianto per coprirlo con l’elettricità, non riuscirei a farmi bastare il fotovoltaico.

Ho letto che in Italia, nei 3 mesi invernali, tutte le rinnovabili insieme coprono 1/4 del fabbisogno elettrico nazionale.  Quindi, per soddisfare tutta la domanda di calore con la sola elettricità, si dovrebbe aumentare considerevolmente il fotovoltaico, che poi d’estate offrirebbe energia senza domanda.

Il sogno di ogni proprietario di nuova costruzione è alimentare il più possibile la pompa di calore PdC con il proprio fotovoltaico: ed ecco che inseguendo questo sogno si punta a sovradimensionare il FV fino a non ottenere ritorni economici.

La pompa di calore PdC, a parte la sua fastidiosa rumorosità, ha un comportamento molto efficiente se le temperature non sono rigide: per non avere brutte sorprese informiamoci sul suo coefficiente di prestazione Stagionale SCOP invece che limitarci a leggere il COP. La Pdc, in ogni caso, permette di utilizzare l’energia elettrica… per tutti i nostri bisogni (riscaldamento e acqua calda).

A differenza del fotovoltaico, il solare termico è invece molto interessante perchè offre direttamente energia termica: ma facciamo tre conti:

  • il mio consumo estivo per produrre ACS è 0,1 mc/giorno metano,
  • quindi ogni estate brucio circa 12€ di metano per continuare ad avere acqua calda sanitaria

dovrei andare sul tetto ad installare un impianto solare termico e poi scendere dal tetto per installare un accumulo ed occupare almeno 1 mq di ambiente interno? E quanto è costato un metro quadrato della nostra abitazione? 1500€? 2500€? 3500€? 4500€?

Certo che rinunciando a priori al fotovoltaico e al solare termico come possiamo partecipare alla innovazione di tutte queste tecnologie?

E’ un po’ come dire – io non compro nè un’auto elettrica, nè un’auto ibrida, continuo a preferire un’economica auto a benzina. Forse non è un comportamento lungimirante e rispettoso di un buon futuro.

Ecco, non vi ho dato nessuna perla di saggezza per i vostri nuovi o vecchi impianti, nè vi ho insegnato a decidere con più consapevolezza. A volte i problemi non hanno soluzioni ben precise ed è intelligente parlarne in lungo e in largo.

            

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Casa e isolamento termico in clima umido e nebbioso, tipico della pianura padana

E’ un pensiero diffuso che d’inverno la nebbia (in quanto visibile) e l’umidità esterna elevata siano un problema per la casa, il tipo di struttura, e la tipologia del materiale per isolamento termico. Vengono anche grossi dubbi sulla idoneità della posa di materiali naturali.

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E alcuni sono convinti che l’umidità, sotto forma di vapore acqueo, penetri dall’esterno verso l’interno, mentre di fatto la migrazione del vapore nella stagione di riscaldamento ha un’unica direzione: da dentro verso fuori!

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza, sempre in maniera semplice:

Se d’inverno l’aria esterna ha temperatura 0 °C e 100% di umidità relativa, aprendo la finestra o facendo funzionare la ventilazione meccanica controllata, noi deumidifichiamo l’ambiente interno, che avrà probabilmente temperatura +20 °C e 50% di umidità relativa.

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Si deve ricordare che l’aria esterna entra fredda e umida (0 °C e 100% di umidità relativa) in casa e viene portata in breve tempo ai +20 °C impostati.

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Riscaldare l’aria esterna portata in casa equivale a seccarla ottenendo in fretta un’umidità relativa del 25%.

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Conclusione

  • d’inverno, facendo ventilazione manuale (oppure meccanica) la casa viene deumidificata! …al contrario di quanto spesso si pensi.

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    • se è installato un impianto per deumidificare gli ambienti, non ci sarà necessità di farlo funzionare, bensì di arieggiare meglio! se con una VMC, si recupera anche il calore.

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Nuove percentuali di copertura dei fabbisogni per riscaldamento, raffrescamento e ACS (acqua calda sanitaria)

Coprire parte del fabbisogno energetico della propria casa attraverso fonti rinnovabili è un obbligo di legge per molti ambiti d’applicazione sia per edifici nuovi che per edifici esistenti. Il riferimento legislativo è il DLgs 28/2011.

Ma quali sono le percentuali di copertura oggi?

Dal 1° gennaio 2017 le nuove percentuali di copertura dei fabbisogni per riscaldamento, raffrescamento e ACS (acqua calda sanitaria) sarebbero dovute passare dal 35 al 50%.

Con il DL 244/2016 l’introduzione della nuova percentuale slitta di 12 mesi e resta in piedi il vecchio obbligo del 35%.

      

       

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Contabilizzatori di calore nei condomini con impianti centralizzati

entro il 31 dicembre 2016!

no, si scherzava!

Non sono per le regole spietate, ma è ridicolo che tutto il tam tam e gli ultimatum fatti per l’installazione dei termoregolatori rientri nel Decreto Milleproroghe:

  • obbligo prorogato al 30 giugno 2017

Sembrava che ci fosse la pena di morte per chi non avesse installato dei contabilizzatori di calore nei condomini con impianti centralizzati di riscaldamento entro il 31 dicembre 2016. Ora invece è spostato di sei mesi lo spauracchio delle sanzioni.

Eppoi le sanzioni che non prevedano differenze per fascia di reddito sono ridicole e ingiustificabili.


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Indipendenza energetica di casa nostra

Il sogno di eliminare la dipendenza dalla fornitura di gas deve restare tale?

  • pannelli fotovoltaici
  • geotermia in pompa di calore
  • VMC centralizzata
  • pannelli solari termici
  • impianto di recupero acque piovane e grigie per utilizzo idrosanitario (non potabilizzazione) e irrigazione giardino

sono tutte cose disponibili e già funzionanti in molte abitazioni, ma facciamo una nota di chiarimento, così da non confondere le richieste di energia dell’involucro e degli abitanti! esse vanno distinte in

  • energia elettrica
  • e energia termica

tutto indipendentemente dalla volontà di eliminare il gas come veicolo energetico.

indipendenza-energetica-casa-passiva-energia-termica-elettrica-accumulo-06

La geotermia aiuta solo quella termica (che ovviamente avendo come generatore una pompa di calore si traduce anche in una minore richiesta elettrica) ma per una costruzione monofamiliare a bassissimo consumo rimane una spesa poco ammortabile – l’investimento iniziale è molto elevato.

L’energia elettrica ci serve… e per rendersi quanto maggiormente possibile autonomi l’unico consiglio, ad oggi, è abbinare il fotovoltaico a sistemi di accumulo elettrico di nuova generazione quali il modulo UNE con batteria al sodio cloruro nickel brevetto Fiamm ( sono ancora costosi ed ammortizzabili non prima di 7/8 anni ).

Costruire un edificio autonomo, diciamo autarchico, resta di fatto troppo costoso e troppo complesso per la tecnologia attuale.

Se non è ancora possibile poter fare a meno di qualsiasi rapporto o scambio con gli altri consoliamoci con il fatto che una Passivhaus monofamiliare da 150 mq presenta al padrone di casa costi complessivi di gestione (energia termica + elettrica) intorno ai 500 €/anno. Si può dire che per evitare spese mensili di 40€ sia inutile la ricerca dell’autonomia assoluta.

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Lo standard passivo è anche la richiesta dell’Europa per i nuovi edifici a partire dal 2020 e non è fantascienza: ci sono oltre 50.000 fabbricati edificati ad oggi. E’ il miglior risultato ottenibile in rapporto costo / rendimento / comfort abitativo e, non da ultimo, rispetto per l’uomo e per l’ambiente.

indipendenza-energetica-casa-passiva-energia-termica-elettrica-accumulo-01

Come esempio posso citare la casa qui sopra, da noi costruita a Roncone (TN), una delle prime case attive italiane certificata Passivhaus:

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La produzione di energia elettrica è maggiore del totale dei consumi dell’intero fabbricato includendo:

  • riscaldamento
  • deumidificazione
  • produzione acqua calda sanitaria
  • ventilazione meccanica
  • illuminazione
  • energia elettrica primaria per utilizzi domestici (frigorifero, lavatrice, lavastoglie, asciugacapelli, etc )

Ovviamente la casa si considera a bilancio positivo su base annuale poichè durante la fase invernale preleva l’energia eventualmente necessaria dall’esterno e la compensa con la sovrapproduzione estiva: come già detto, è estremamente complesso e costoso rendersi autonomi durante l’inverno e dati i ridottissimi costi di mantenimento di una Passivhaus, assolutamente antieconomico.

immagini e testo offerte da:
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aktivhaus.eu address 

per contatto diretto al costruttore Mirko Taglietti:   fuori sede 335 844 19 59

Mirko-Taglietti   loghi

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Controllo fumi e manutenzione della mia caldaia a condensazione

Avete da qualche anno una caldaia a condensazione, è sempre andata bene, non avete mai dovuto fare interventi… Ma cosa si dovrebbe fare per essere completamente in regola? Prendete appunti:

caldaia condensazione manutenzione-01

Sapere cos’è il controllo fumi in brevissimo:

  • analisi della combustione per verificarne il rendimento,
  • analisi della concentrazione di ossido di carbonio (CO)
  • analisi dell’indice di fumosità. 

quando:

  • in concomitanza di ogni eventuale manutenzione straordinaria
  • alla prima messa in esercizio dell’impianto
  • ogni 2 anni se gli impianti sono dotati di generatore di calore a fiamma di potenza fra i 10 e i 100 kW ed alimentati con combustibili solidi o liquidi.
  • ogni 4 anni se a gas, GPL o metano con potenza tra 10 e 100 kW.

come riportato nel DPR 74/2013. Se avete voglia di leggere interamente il DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 16 aprile 2013, n. 74 cliccate sul link.

Per quel che ne so io, la manutenzione ordinaria della caldaia consiste in:

  • pulizia del bruciatore
  • pulizia dello scambiatore di regolazione
  • verifica del corretto scarico dei fumi.

quando:

  • secondo le periodicità stabilite dal fabbricante della caldaia.

caldaia condensazione manutenzione-02Ma il bollino blu della cadaia, cos’è? Serve? Bisogna averlo?

Il bollino blu certifica il buon funzionamento e ce lo rilascia chi fa la revisione alla caldaia. La Pubblica Amministrazione fa dei controlli a campione e vuole vedere questo bollino blu che riporta un codice: questo codice identifica per sempre la nostra caldaia.

E’ proprio sul Libretto d’impianto, quello che dovreste avere dal 1° giugno 2014, che figurerà, se lo avrete meritato, il bollino blu.

Prima di chiudere ricordiamo qualche punto, il minimo del nostro dovere:

  • nel momento dell’ installazione caldaia, prova dei fumi, compilazione rapporto di controllo di efficienza energetica
  • dopo un anno e fino al quarto manutenzione (prova dei fumi opzionale) compilazione rapporto di controllo di efficienza energetica, aggiornamento del Libretto d’impianto
  • al 4° anno: manutenzione, prova dei fumi, compilazione rapporto di controllo di efficienza energetica, aggiornamento Libretto d’impianto

Le mie personali esperienze di manutenzione non sono state positive: prima di metter le mani sulla caldaia tutto funzionava egregiamente, da quel momento in poi, un bagno di sangue di ricambi…

Si dice che una manutenzione fatta a regola d’arte di una caldaia di casa costi 100 euro, prova fumi inclusa: controllo visivo del camino, rimozione del bruciatore per pulizia scambiatore e bruciatore, controllo della pressione dei vasi d’espansione, verifica della durezza dell’acqua e del sistema di trattamento dell’acs e di quella del riscaldamento, scrivere il rapporto di controllo di efficienza energetica.

C’è gran confusione e pochi sanno esattamente cosa dovrebbero fare… Partecipa al mini sondaggio! ovviamente è anonimo e non dovete registrarvi!


vale sempre il motto:

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…questo articolo è stato ideato, scritto e diretto da Federico Sampaoli,

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