Isolamento e risanamento essenziale di una casa in bimattoni in zona climatica E

Di questa casa non faremo una ristrutturazione nel vero senso della parola, faremo efficienza energetica di buon senso e un risanamento essenziale. Cosa vuol dire? Vuol dire che non faremo calcoli, né per le prestazioni invernali e né per le prestazioni estive, cercheremo di eliminare i difetti e le problematiche che affliggono l’edificio da molti anni. E’ una casa fuori di un piccolo paese in zona climatica E, costruita in bimattoni su fondamenta che non si conoscono e con un corpo annesso costruito in seguito.

La famiglia attualmente abita il piano superiore immaginando di sistemare anche il piano terra e finalmente allargarsi. Emma e Dario stanno crescendo e lo spazio non è mai abbastanza.

Il piano terra soffre di umidità di risalita che si manifesta al piede della muratura sia sul lato esterno che su quello interno.

Le cause dell’umidità di risalita? Direi, un insieme di fattori:

Con ogni probabilità è assente una guaina taglia muro, gli intonaci saranno miscelati con cemento, la fondazione sarà di materiale misto a sacco nel terreno, esternamente i pluviali scaricano l’acqua liberamente sul marciapiede, all’esterno il getto di cemento che circonda la casa mette a dura prova le facciate con spruzzi e acqua di rimbalzo.

Tutta la casa fa vedere nelle finiture interne oltre a quelli dell’umidità, anche i danni delle condense superficiali interne imputabili ai ponti termici strutturali e geometrici. Regolarmente è stata eliminata la muffa che compariva negli angoli e in tutte le zone più fredde.

La casa è riscaldata con una caldaia a legna (ottima soluzione per chi se ne procura in abbondanza, facilmente, e non vive in città) ma le strutture restano fredde e disperdenti. L’isolamento delle pareti è in previsione da tempo, ma da dove cominciare?

I committenti sono giovani, forti e capaci: un paio di anni fa sono stati sostituiti i serramenti del piano superiore, quest’ estate sono state coibentate le falde del tetto, e in vista di proseguire con un cappotto esterno anche il ponte termico del cornicione è stato isolato esternamente.

Abbiamo detto che facciamo efficienza energetica senza numeri!

Le falde del tetto ora sono isolate, non sappiamo che trasmittanza abbiamo ottenuta e non sappiamo su quale sfasamento estivo potremo contare l’estate prossima, in ogni caso abbiamo ancora un asso nella manica: se il surriscaldamento del solaio del sottotetto si farà sentire un po’ troppo c’è ancora la possibilità di insufflare un isolante con elevato calore specifico, oppure riversare isolante sfuso in sacchi. L’insufflaggio non è un lavoro fai da te, un isolante sfuso invece sì. Staremo a vedere. Le urgenze ora sono altre.

Abbiamo un tetto isolato finalmente, un solare termico nuovo dopo la grandinata del 2017, i serramenti ad alte prestazioni nel piano superiore (quello a tutti gli effetti abitato): cucina, bagno, studiolo, due camere.

Come proseguire questo cantiere in casa?

Ci sarebbe molta carne da mettere sul fuoco, le cose da cantierizzare sono tante ed è facile perdere il filo del progetto. Il committente che vive i suoi disagi da anni sente delle urgenze, chi guarda l’edificio libero dalle abitudini dell’abitarci ha idee un po’ diverse. Sono 2 punti di vista che messi bene insieme possono portare questo intervento al successo.

Per esempio, la famiglia che occupa l’unico piano vivibile, quello superiore, sogna di proseguire i lavori con un leggero isolamento interno per finalmente godersi un po’ di comfort nella stagione invernale ed evitare la periodica comparsa di condense e muffe. Un isolamento interno è certamente comodo, si fa in casa, si fa a step, si fa quando sia ha tempo. Però la stagione ideale non è questa, l’estate di San Martino è già passata.

Si potrebbero rinnovare tutte le pitture murali interne con materiale a calce e pH elevato (molto sgradito alle muffe) però anche questa è una lavorazione “bagnata” che porta proprio nella stagione sbagliata molta umidità in casa. Sarebbe un passo concreto verso una nuova salubrità interna, ma forse vale la pena attendere ancora un attimo. Le idee devono essere ben chiare.

E secondo me vale anche la pena riflettere bene sull’isolamento interno, pur soffrendone la mancanza per un altro inverno: una volta che si farà l’isolamento a cappotto sul lato esterno si potrà godere tutto il beneficio di avere la massa della muratura in laterizio sul lato interno anziché un rivestimento isolante! La massa sul lato interno è:

  • utile d’estate per scaricarci energia in eccesso
  • utile d’inverno per accumulare energia e ottenere temperature interne molto più omogenee.

Visto che i lavori al piano terra sono molto più complessi, e ne parleremo tra poco, proviamo a buttare giù una lista di opere da fare al piano superiore, e subito:

i fori finestra sono e rimarranno così, quindi si deve studiare una soluzione per l’imbotte esterna e per il davanzale freddo, soluzione utile alla progettazione della posa del cappotto. Le guide zanzariere complicano un po’ la faccenda, le guide sono già fissate e rappresentano un ponte termico, e poi partono dal davanzale, che dovrà essere rivestito.

Non ho dimenticato che le facciate comprendono i 2 piani dell’edificio, ma sto valutando l’idea di eseguire il cappotto esterno in 2 step:

  • semplicemente posizionando il profilo di partenza con gocciolatoio (indicato con la linea verde), invece che a circa 30cm da terra, a 30cm sotto la quota del pavimento del solaio interpiano.

Se siamo d’accordo, non resta che approfittare dei 2 mesi alla befana per organizzarci con la posa del cappotto.  Materiale e spessore decisi con la pancia e senza i risultati di noiose stratigrafie, così si era detto.

Economico ma prestazionale eps con grafite? 200mm di spessore? potrebbe essere una buona partenza, valutiamo.

Dando per scontato questo cronoprogramma ci ritroveremo a Natale con un cappotto posato sulla parte alta dell’edificio, e un nuovo dettaglio dell’imbotte finestra: l’edificio apparirà gonfio nella parte alta e magrolino nella vecchia parte bassa:

 

I serramenti quasi nuovi possono ben stare senza i vecchi antoni in legno (smontati e accatastati a terra per nuove decisioni). Quasi tutte le finestre sono correttamente esposte e il sole basso invernale entra generosamente a scaldare gli interni. Questi fantastici guadagni solari saranno una manna dal cielo fino ad aprile, poi bisognerà correre ai ripari. Correre nel vero senso della parola ad inventarsi un’ombreggiatura, i carichi solari in poche settimane diventeranno insopportabili e ogni foro serramento dovrà avere un controllo luminoso, mal che vada un doppio cannucciato per affrontare intelligentemente il periodo estivo.

E adesso scendiamo al piano terra!

Fin qui abbiamo trasformato il piano superiore in una ottima unità abitativa ben isolata e ben esposta ai raggi del sole, non resta che attendere la primavera per imbiancare e garantire a tutta la famiglia un ambiente perfettamente salubre. I segni delle condense e gli angoli neri saranno solo un brutto ricordo.

Una muratura che soffre di umidità di risalita non può essere isolata con un qualsiasi sistema a cappotto, dunque lo zoccolo della casa deve essere affrontato e sanato, anche per poter procedere con ogni altro intervento.

Il solaio verso terreno, naturalmente non isolato, fa notare i danni da un qualche assestamento del terreno, questo difetto spinge i committenti verso il progetto di scavare internamente l’edificio, ricostruire il solaio su igloo e legare e rinforzare le fondazioni (ancora non conosciute nel dettaglio). Un lavorane invasivo e costoso che eroderebbe il capitale messo da parte per “sistemare” la casa.

Certo, se l’ingegnere delle strutture spiegasse che esiste un danno strutturale e che si deve correre ai ripari, allora meglio arrendersi e seguire il suo progetto alla lettera – ma se quella crepa nel pavimento esiste da decenni e null’altro indica di dover intervenire possiamo tornare ad occuparci di come risanare la parte bassa e poi isolare con i materiali idonei.

Ipotizziamo allora questa via:

Tutte le murature perimetrali hanno il problema dell’umidità che risale per circa mezzo metro, le pitture e gli intonaci sono da rifare, i sali e le sbollature vogliono un intervento risolutivo. Ma quale?

Torniamo ai dati in nostro possesso, o alle ipotesi più ovvie in base ad altre esperienze analoghe:

  • è assente una guaina taglia muro,
  • probabilmente gli intonaci sono miscelati con cemento,
  • probabilmente la fondazione sarà di materiale misto, a sacco, nel terreno che costeggia un fosso lungo la strada (tipico delle campagne),
  • i pluviali scaricano l’acqua liberamente sul marciapiede inondando e spruzzando l’esterno,
  • la pioggia cade sul piano orizzontale con spruzzi e rimbalzi.

La prima cosa da fare è allontanare l’acqua dal perimetro della casa:

la situazione attuale metterebbe a dura prova ogni tipo di manufatto già che il terreno è ricco d’acqua, le piogge innaffiano a volontà lo zoccolo della casa e, aggravante, l’acqua smaltita dalla copertura scende nei pluviali per allagare i marciapiedi.

Allontanare l’acqua dal perimetro della casa significa ristabilire l’equilibrio igrometrico del piede della muratura che scende nel terreno: urge progettare un drenaggio perimetrale dell’edificio.

Non sto parlando di uno scavo da riempire con ghiaia impegnando enormi quantità di materiale e mezzi,  sto parlando di un piccolo scavo perimetrale profondo quanto la quota della fondazione che permetta la posa di un modernissimo geocomposito drenante, che è un nucleo drenante protetto da due filtri, e di riutilizzare il terreno di scavo. Sì, si deve demolire parte del getto esterno. Ma l’opera è veramente la base di ogni prosieguo.

C’è chi, ancora oggi, interviene sui muri di fondazione con impermeabilizzazioni discontinue sottovalutando la disomogeneità dell’applicazione e soprattutto sottovalutando gli effetti provocati dal ristagno di acqua a contatto con le strutture. Molto meglio costruire un perimetro drenante a ridosso della struttura interrata. Lo smaltimento dell’acqua e dell’umidità che spinge verso le fondazioni della casa sarà garantito per sempre e l’intervento andrà fatto appena terminati i lavori del piano superiore per poter monitorare tranquillamente il lento risanamento delle murature bagnate.

L’opera di drenaggio, in questo caso specifico, è anche favorita dal fatto che con ogni probabilità il tubo microforato che scaricherà l’acqua di drenaggio nel fosso adiacente risulta di quota più elevata: il normale funzionamento non richiederà l’aiuto di elettropompe e il pozzetto di raccolta lavorerà autonomamente scaricando nel fossato per caduta.

Risolto il problema dell’umidità abbiamo veramente libertà d’azione:

  • il ponte termico rappresentato dal piede della muratura perimetrale potrà essere attenuato sul lato interno con soluzioni che spaziano dal termointonaco ai pannelli capillarmente attivi che garantiscono elevata capacità di assorbimento d’acqua e un discreto valore di conduttività termica (in ogni caso, un rifacimento del solaio con igloo non avrebbe comunque risolto il nodo solaio-parete)
  • la muratura esterna potrà decidere per la continuazione del sistema a cappotto partendo dal basso e andando in battuta al filo di partenza del cappotto già eseguito sopra
  • nel caso che la muratura risulti ancora in convalescenza, si potrà valutare un ciclo di intonaci per risanamento e poi intonaci per isolamento: uno zoccolo di mezzo metro di quota destinato al monitoraggio e all’asciugatura dalle vecchie sofferenze

Il solaio verso terreno esistente è da trattare in base agli spessori disponibili, è disperdente e non ha uno strato di barriera al vapore recente, ragion per cui io suggerisco uno strato di protezione dal gas Radon che ovviamente funge anche da barriera al vapore e su questa costruirei una nuova stratigrafia che si occupi di contenere le dispersioni termiche verso il basso. E’ comune convincimento che l’isolante del pannello del sistema a riscaldamento radiante sia anche l’isolante orizzontale della stratigrafia: in effetti sono qualche millimetro di materiale isolante, ma le dispersioni verso il terreno non si faranno intimidire dal pannellino bugnato del super confortevole radiante a pavimento. Meglio fare di più.

Lavorando a secco si potrebbe facilmente ottenere un solaio verso terreno asciutto, salubre, buono acusticamente e isolante, in fretta e senza lavorazioni bagnate. Vedremo.

Finirà che la grossa caldaia a legna nel locale tecnico risulterà sovradimensionata alle necessità future della casa divenuta molto efficiente. Non spaventiamoci: meglio un involucro molto efficiente che un impianto molto esigente.

Meglio spingere sull’isolamento del solaio verso terra ed evitare un costoso impianto radiante. In una casa ben isolata, anche i termosifoni si comportano molto bene in caso di necessità e di giornate molto grigie e nebbiose senza apporti solari gratuiti.

Conoscendo la determinazione dei committenti, presto una decisione sarà presa, la casa che si scalda con un fiammifero sarà terminata, e finalmente si tornerà a concentrarsi sulle cose della vita che fanno meglio alla salute: le passioni:

Ogni riferimento a persone, fatti, case o cose è per nulla casuale.


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autore: Federico Sampaoli


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