Il tetto è, in ogni modo, una copertura logica, perfetta, leggera, areata, coibente. Giò Ponti

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Giò Ponti, 1957, a proposito di “Tetti”:

“L’architettura finisce alla gronda, al coronamento… l’architettura finisce al sommo tetto, il tetto è metà di un’architettura di una casa… Il tetto è, in ogni modo, una copertura logica, perfetta, leggera, areata, coibente”.

Rileggere questa frase alle soglie del 2020, dà da pensare. Intanto Giovanni Ponti, architetto, designer industriale, artigiano, professore, pittore, redattore e giornalista, sta già parlando di “coibente“, quindi di isolamento termico del tetto: e siamo nel dopoguerra!

Invece noi, umani del terzo millennio, gran produttori di CO2, siamo ancora qui a non comprendere bene quale isolante sia adatto ad una copertura nel nostro clima, ancora non ci è chiaro il problema del surriscaldamento e non ci è chiaro il problema dell’acustica. In tutta franchezza le proprietà dei vari materiali coibenti disponibili sul mercato sono mal conosciute, o in modo poco approfondito. Questo è triste dirlo, ma così è, a giudicare le stratigrafie che si leggono in tanti progetti. Forse è proprio questo il problema che ci trasciniamo: non progettiamo con accuratezza.

Anche la migrazione del vapore attraverso l’elemento tetto è spesso poco chiara, di conseguenza l’argomento guaine teli e manti è preso un po’ alla leggera.

Ma torniamo alla frase iniziale:

Il tetto è, in ogni modo, una copertura logica, perfetta, leggera, areata, coibente”.

Ponti parla di copertura logica: quindi dà una buona dose di importanza al realizzare un tetto logico e non illogico. Ora non voglio prendere in giro nessuno, ma tante volte mi sembra che sia in progetto un tetto assai poco logico.

Una copertura perfetta: beh, se la perfezione non è di questo mondo, almeno sforziamoci di fare bene le cose. Già il rispetto della normativa sarebbe un passo per tutti nella giusta direzione: Una norma ci dice come fare bene una certa cosa.

Una copertura leggera: certamente un elemento leggero in alto è staticamente la cosa migliore possibile. Aggiungo però che la leggerezza non può essere una scusa per progettare stratigrafie di copertura che non prevedono uno strato di massa sul lato interno o materiale fibroso e denso come isolante. Il giusto mix di materiali, di prestazioni isolanti, di densità e qualità e di capacità di accumulare il calore è la base per costruire una ottimale stratigrafia dalle buone prestazioni in periodo invernale ed estivo.

Una copertura areata: sono mille le buone ragioni per optare per un tetto ventilato e anche uno strato di ventilazione per un rifacimento di un tetto che prevede l’isolamento nel sottotetto, ma certamente un tetto piano, con la sua impermeabilizzazione esterna non può presentarsi come un pacchetto traspirante nei due sensi: sarà un pacchetto traspirante verso l’interno. Oppure si progetterà una vera barriera al vapore che non permetterà all’umidità ambiente di migrare liberamente nell’isolante di copertura.


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articolo ideato, scritto e diretto da Federico Sampaoli, impegnato a favore delle persone, del comfort e dell’open information, titolare e caporedattore di espertoCasaClima – blog di informazione e comunicazione

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