La coibentazione di un tetto che ho realizzato 10 anni fa

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Rileggiamo il commento di Mauro, scritto la settimana scorsa:

Buonasera, gradirei un vostro parere in merito al miglioramento della coibentazione di un tetto che ho realizzato 10 anni fa.
Abito a Verona e quando ho realizzato il tetto in legno ho usato sopra ai travi:

  1. assito da 2 cm
  2. xps, polistirene estruso 3cm
  3. pannello termoisolante ventilato per copertura a falda con Neopor® Tipo 150
  4. ventilazione 5cm
  5. OSB 1cm
  6. tegole in cemento

Purtroppo quando ho progettato il mio tetto non conoscevo l’importanza dello sfasamento. Infatti, mi sono reso conto che se durante l’inverno l’isolamento non è abbastanza soddisfacente, durante l’estate va male.

Ora volevo aggiungere internamente, sotto l’assito:

  1. fibra di legno 20cm. Il mio fornitore ha proposto un prodotto con le seguenti caratteristiche: Conduttività termica 0,040W/mK, calore specifico 2400 J/kgK e densità pari a 150 kg/m3
  2. nuovo assito da 2 cm per chiudere il tutto (o consigliate un pannello di cartongesso?).

Gradirei ricevere un vostro consiglio, sapere se ritenete un intervento valido ed, eventualmente a quanto salirebbe lo sfasamento. Attendendo una vostra risposta vi ringrazio anticipatamente e complimenti per il sito.


Ora nessuno si ingelosisca perchè a Mauro rispondo con un articolo, lo faccio per tutti i lettori che si trovano in situazioni simili, e per Mauro.

Questa è la stratigrafia del tetto in legno di Mauro:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 Assito 0,020 0,130 2100 600
2 xps 0,030 0,035 1450 33
3 EPS Neopor® Tipo 150 0,050 0,031 1500 15
4 ventilazione

tipi climatici italianiCi sono moltissime coperture in legno con soluzioni di questo tipo e in tutte le zone climatiche italiane.

Sì sì, anche in zone calde, ma non pensiamo che in zona climatica E (come tutto il nord d’Italia) si possa vivere bene d’estate con uno sfasamento di 2 ore e un fattore di attenuazione pari a 0,96!

 

Gli strati del calcolo delle Proprietà termiche si fermano allo strato d’aria (dove il pacchetto tetto termina), ovviamente anche il pannello in OSB e la tegola aiutano ad ombreggiare il tetto e aiutano un po’.

Secondo le linee Guida nazionali sulla Certificazione energetica degli edifici questa prestazione estiva è mediocre e la qualità prestazionale estiva è definita V (la peggiore tra: I  II  III   IV   V)

Acusticamente parlando, solo a leggere questi 3 strati, viene il dubbio: posso avere protezione acustica da un materiale che non è fibroso? Non credo proprio che l’EPS e l’XPS offrano una qualche sorta di abbattimento acustico. Per un tetto l’acustica è un valore importante? Per un tetto no, per Mauro che ci vive sotto sì eccome.

In ogni caso, materiali così inadeguati per un tetto in legno garantiscono in inverno un contenimento delle dispersioni termiche:

Trasmittanza   U [W/m2K] 0,362

I pannelli termoisolanti ventilati per copertura a falda sono battentati ad incastro su tutti i lati e sono costituiti di isolante EPS con grafite con ottima resistenza alla compressione e una lastra di OSB 3 che fa da piano di posa per il manto di copertura.

Di solito il committente che sta raccogliendo alcuni preventivi per il suo tetto trova in questi pannelli LA soluzione ideale di semplicità e prezzo giusto. Ma è la soluzione ideale? Sulle brochure sembrerebbe di sì.

La convinzione viene anche dalla pubblicità delle caratteristiche tecniche dei pannelli termoisolanti ventilati per copertura a falda:

la brochure parla di:

bassa conducibilità, capacità di riflettere e assorbire i raggi infrarossi, niente gas dannosi, traspirabilità (in realtà un freno al vapore con Sd pari a circa 2,5m), leggerezza, stabilità, maneggevolezza, non trattiene umidità, miglioramento del comfort abitativo, riduzione dei costi per riscaldamento e raffrescamento, protezione delle strutture (circa le strutture lignee si dovrebbe aprire una discussione a parte, poi vedremo perchè). Musica per le nostre orecchie.

Continuo a conoscere committenti che vanno a caccia di soluzioni! Ma dove sono finiti i progettisti? Non sono loro a proporre le soluzioni?

Fin qui ho criticato i pannelli termoisolanti ventilati  come soluzione per una copertura in legno, ma volete conoscere l’aspetto ancora più preoccupante?

Le indicazioni di POSA:

Cito: i pannelli termoisolanti ventilati vengono posati direttamente sulla struttura del tetto, sia essa realizzata da travi in legno, da soletta in laterocemento o assito. Possono essere incollati o fissati meccanicamente. 🙁

Questa indicazione può valere solamente per un tetto con soletta in laterocemento dove posso immaginare che la tenuta all’aria del volume riscaldato sia garantito dalla soletta integra e il rivestimento interno in intonaco: chi si occuperà di gestire il vapore dell’ambiente riscaldato sarà proprio lo strato di intonaco interno.

Nel caso del tetto di Mauro, in legno, non si può affidare al tavolato la gestione della migrazione del vapore, nè pensare che la tenuta all’aria la facciano le tavole o le perline accostate.

Con quelle indicazioni di posa, non solo si giustifica un carpentiere in un lavoro non ben fatto e con rischi di condense interstiziali per la struttura in legno, si dà al committente un’idea di semplicità di esecuzione e tranquillità di soluzione che nasconde delle problematiche successivamente impossibili da risolvere!

Perciò la strisciolina di carta con le indicazioni di posa usiamola per fare un segnalibro, un aereo di carta, uno stoppino da sparare con la cerbottana, per sputarci la gomma da masticare, pur che NON venga letta in cantiere!

Mauro è quasi deciso per un intervento migliorativo del suo tetto in pannelli termoisolanti ventilati che funziona male d’estate ed è poco soddisfacente in inverno: vuole inserire sul lato interno un forte spessore di fibra di legno ad alta densità (probabilmente pareggiando lo spessore interno delle travi).

Questa soluzione è senza dubbio la vera soluzione al problema del surriscaldamento del tetto  (e d’inverno il pacchetto sarà da classe A), ma se 10 anni prima, durante il cantiere non si era progettata la tenuta all’aria, ora è indispensabile prevedere un freno al vapore che con le sue corrette nastrature garantisca agli ambienti riscaldati una sicura tenuta: ricordiamoci che in periodo di riscaldamento l’ambiente interno diventa una pentola a pressione e il vapore contenuto in casa tenderà ad uscire attraverso tutti i difetti di tenuta: se per una costruzione di laterizio e cemento non è letale, per una struttura in legno la presenza di condense interstiziali è letale.

La membrana quindi farà da tenuta all’aria e contemporaneamente gestirà il vapore:

  • il vapore deve asciugare in fretta d’estate uscendo dal pacchetto verso l’ambiente interno
  • il vapore dovrà essere fortemente frenato nella stagione di riscaldamento quando la spinta viene dall’interno

Circa le prestazioni del tetto rifatto sul lato interno, non ci sono dubbi, tutti valori ottimi rispetto allo stato di fatto. Ecco la stratigrafia:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 Cartongesso 0,0125 0,250 1000 900
2 fibra legno interposti10% 0,200 0,046 2436 160
3 Assito 0,020 0,130 2100 600
4 xps 0,030 0,035 1450 33
5 EPS Neopor® Tipo 150 0,050 0,031 1500 15
6 ventilazione

NB: manca lo strato della membrana a protezione della fibra di legno.

1   2   3   4  
  Assito 2,00   Cartongesso 1,25   Fibrogesso fermacell 1,25   perlina 1,50
  xps 3,00   fibra legno interposti10% 20,00   fibra legno interposti10% 20,00   fibra legno interposti10% 20,00
  EPS Neopor® Tipo 150 5,00   Assito 2,00   Assito 2,00   Assito 2,00
  ventilazione     xps 3,00   xps 3,00   xps 3,00
        EPS Neopor® Tipo 150 5,00   EPS Neopor® Tipo 150 5,00   EPS Neopor® Tipo 150 5,00
        ventilazione     ventilazione     ventilazione  
                       
                       
                       
                       
                       
                       
                       
                       
                       
  spessore cm. 10   spessore cm. 31,25   spessore cm. 31,25   spessore cm. 31,5
        spessore aggiunto cm. 21,25   spessore aggiunto cm. 21,25   spessore aggiunto cm. 21,5

e queste sono le prestazioni:

  • sfasamento oltre le 16 ore
  • Trasmittanza   U  0,14 W/m2K

Solo la capacità termica periodica del lato interno (per evitare il surriscaldamento estivo, meglio alti valori di capacità di assorbire calore sul lato interno) è un po’ scarsa, specialmente per il rivestimento interno in cartongesso. Ma dobbiamo ricordare che ora il pacchetto non è più surriscaldato dall’ambiente esterno come prima.

Regola del buon vicinato: se vedi fare un tetto sbagliato spara un colpo in aria!


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articolo ideato, scritto e diretto da Federico Sampaoli, impegnato a favore delle persone, del comfort e dell’open information, titolare e caporedattore di espertoCasaClima – blog di informazione e comunicazione

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6 pensieri su “La coibentazione di un tetto che ho realizzato 10 anni fa

  1. Federico Sampaoli Autore articolo

    nel suo caso io mi occuperei per primissima cosa dell’intervento sul tetto in legno dall’interno.
    intervenire su un tetto in legno che è stato eseguito anni fa è l’occasione per risolvere definitivamente il problema della tenuta all’aria che certamente oggi il tetto non garantisce.
    e senza tenere in considerazione questo aspetto il tetto resta a rischio di condense interstiziali e infiltrazioni d’aria.
    non conosco la struttura delle travi, né la forma, né le perline posate e come sono posate, ma quasi sempre è impossibile ottenere la tenuta all’aria di un tetto in legno già bell’e fatto.
    quindi:
    facciamo un passo indietro e interveniamo dall’interno:
    otterremo isolamento aggiunto (all’intradosso) e corretta gestione del vapore e della tenuta all’aria.
    poi è possibile calcolare le prestazioni estive ed invernali del pacchetto tetto rinnovato dall’interno e decidere come procedere all’esterno (estradosso).
    scegliendo bene i materiali si potrà quasi sicuramente ottenere una discreta protezione estiva.

  2. Marco

    Buongiorno, ho un tetto in legno realizzato una ventina di anni fa, che ha sempre avuto scarse prestazioni sia in estate che inverno. Vivo in classe climatica E. Sopra le travi è stato posto un tavolato di perline protetto poi da un telo plastificato (di cui non conosco la tipologia) che impedisce che queste di bagnino con la pioggia. Sopra il telo vi sono dei pannelli “isolanti” 🙁 dello spessore di pochi cm. Alla vista sembra del classico “polistirolo” di cui non conosco la scheda tecnica. Successivamente una listellatura in legno (attaccata con dei chiodi direttamente a polistirolo) che regge le tegole portoghesi.

    Vorrei metter mano al tetto per migliorarne le prestazioni invernali sostituendo i pannelli ormai datati con qualcosa di più performante. Ho purtroppo un vincolo di altezza. Non potendo aumentare lo spessore del pacchetto esterno, devo orientarmi su materiali che garantiscono buone prestazioni con poco spessore. Per le prestazioni in estate dovrò necessariamente operare dall’interno con un secondo intervento (su questo tema ho già ricevuto una risposta esauriente – grazie).

    Pensavo di rimuovere l’attuale “isolante” e listellatura sostituendoli con dell’EPS di ultima generazione su cui appoggerei direttamente i coppi (es: KNAUF TETTO COPPO TH 31 oppure ISOLROOF COPPI GK030). Il nuovo EPS isolante lo appoggerei sul telo plastificato che protegge le perline dall’esterno (grazie all’articolo ho capito meglio a cosa serve) avendo cura di non rovinarlo ne bucarlo.

    Mi chiedevo innanzitutto valga la pena di sostituire i pannelli. A parità di spessore (forse guadagno un paio di cm) un EPS attuale può, rispetto ad un isolante di 20 anni fa, migliorare sensibilmente l’isolamento invernale?

    La seconda domanda è relativa ovviamente al freno/barriera a vapore. Il mio telo plastificato di cui non conosco la tipologia (forse è un semplice telo isolante, forse è anche traspirante) protegge le perline dall’esterno e stà da 20anni. Non ho alcun problema di umidità, ne interna ne esterna. Sarei quindi dell’idea di lasciarlo dove stà (appoggiandoci sopra l’EPS ed avendo cura di non bucarlo). Ovviamente questo telo isolante andrà tenuto in debita considerazione quando opererò dall’interno per aumentare massa e sfasamento. E’ un ragionamento corretto? Cosa ne pensa?

    Grazie mille

  3. Federico Sampaoli Autore articolo

    non dica telo a vapore. scriviamo sempre freno al vapore.

    16cm di lana di roccia sono un ottimo isolante, il pacchetto offre buona protezione acustica (essendo un materiale fibroso) e contro il fuoco, ha una buona prestazione invernale e una pessima prestazione estiva.
    immagini che pur scegliendo la densità di 110kg/mc la lana di roccia offre una protezione dal surriscaldamento di sole 5 ore di sfasamento, di cui un paio circa garantite dal tavolato sul lato interno.
    inoltre la guaina esterna permetterà la traspirabilità del pacchetto solo in una direzione, quella interna, e solo nel periodo estivo: dunque impone una scelta molto precisa per la tipologia di memebrana freno al vapore sul lato caldo.

    trattandosi di una costruzione leggera su un lastrico solare, anche per le porzioni verticali va fatta molta attenzione alla protezione dal surriscaldamento estivo.

    meglio progettare con materiali più performanti per la protezione estiva, che di conseguenza proteggono anche dalle dispersioni invernali (ma non viceversa).

  4. DOMENICO

    BUONGIORNO, MI CHIAMO MIMMO HO IN COSTRUZIONE UNA MANSARDA IN LEGNO SU DI UN LASTRICO SOLARE, CON TETTO TERMICO COSTITUITO PRIMA CON UN TELO A VAPORE POI DUE PACCHETTI DI OTTO CENTIMETRI OGNUNO DI LANA ROCCIA POI GUAINA E CANADESE.
    CHIEDEVO SE QUESTO TRATTAMENTO E’ SUFFICIENTE PER UN ISOLAMENTO TERMICO.
    GRAZIE

  5. Federico Sampaoli Autore articolo

    ho scritto spesso della tenuta all’aria in altri articoli, proprio perchè tanti applicatori e progettisti non si preoccupano di questo dettaglio: come se posando un freno al vapore ci si potesse pulire la coscienza.

    ovviamente descrivere un’abitazione come una pentola a pressione calza soprattutto per un edificio in clima freddo nelle giornate più rigide: lì sì che si può vedere a occhio nudo gocciolare il vapore interno standosene in giardino alle prime ore del giorno.
    ma non c’è alcun dubbio che il vapore contenuto negli ambienti cerchi il modo di uscire verso l’ambiente esterno con temperature più basse e quindi contenuto di umidità più basso.

    nel suo tetto abbiamo quindi
    – un pacchetto di isolamento in lana di roccia interposto alle travi
    – un tavolato sopra e sotto
    – sul lato freddo un manto traspirante

    con molta probabilità la membrana traspirante sul lato freddo riveste la copertura come la lamiera riveste lo strato di ventilazione: non sigilla il tetto alle pareti.

    quello che mancherebbe è il freno al vapore sul lato caldo che si occuperebbe di gestire il vapore in uscita (inverno) e in entrata (estate).
    quindi il vapore, nella stagione estiva, se ne va in ambiente liberamente asciugando in fretta il contenuto di acqua eventualmente accumulato in inverno.

    le sofferenze che potrebbero esserci in questo pacchetto tetto sono nel tavolato freddo, dove potrebbe condensare l’arrivo del vapore migrato dall’ambiente.

    che dire?
    il contenuto di umidità è sicuramente più basso del normale grazie alla VMC e questo mitiga il difetto.
    cosa succederà al legno negli anni?

    ovviamente non conosco i dettagli di questa copertura, se esistono dei punti dove poter “spiare” e verificare la situazione.
    se si decidesse per una membrana sul lato interno, e poi un nuovo rivestimento interno, si assicurerebbe la tenuta all’aria e anche la sigillatura delle fibre che costituiscono l’isolante.

  6. MAuro

    Buongiorno,
    Molto interessante… Ed inquietante!
    Mi chiamo Mauro anch’io ed anch’io ho il tetto in legno così costituito:
    Sopra e sotto le travi ci sono 2 tavolati in legno maschiato, 3cm di spessore.
    Lo spazio in mezzo è pieno di lana di roccia.
    Sopra: telo traspirante, intercapedine e copertura in lamiera di Al.

    Le prestazioni termiche sono eccellenti ma mi ha sempre spaventato l’umidità (e dopo la lettura di questo articolo ancora di più)
    Il tavolato andrebbe siggillato?
    (Ho la VMC e quindi l’umidità in casa è sempre inferiore al 50%)

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