Tetto in Stiferite e Celenit, amici per forza

Il sottotetto diventerà abitabile? La mansarda lasciata al grezzo verrà finalmente completata? Tutte occasioni per rivedere la copertura e prevedere una coibentazione fino ad oggi completamente assente. Per decenni guaina bituminosa e tegole o coppi hanno protetto le falde dagli eventi meteorologici, ora è venuto il momento di pensare anche all’isolamento termo acustico.

Mi capita sempre più frequentemente di leggere stratigrafie che propongono Stiferite e Celenit, le più misere solo Stiferite. Si parte dalla guaina esistente, senza rimozione, e si prosegue con gli strati dei pannelli: sul lato caldo la Stiferite e sul lato freddo il Celenit N.

In genere questi progetti riguardano la zona climatica E, qui da noi Stiferite e Celenit sono molto diffusi:

tetto-stiferite-celenit-01

tetto-stiferite-celenit-02

La nuova stratigrafia della copertura all’estradosso solaio falda in latero cemento è di fatto un pacchetto non traspirante compreso tra due manti bituminosi, quello vecchio esistente e quello nuovo – quindi la migrazione del vapore attraverso le strutture avviene in un solo senso e nel solo periodo estivo, quando l’eventuale vapore contenuto nello spessore della struttura torna in ambiente asciugando le falde (è il comportamento tipico di un lastrico solare orizzontale impermeabilizzato e coibentato all’esterno).

Sappiamo che il limite di trasmittanza di una struttura inclinata in zona climatica E deve essere inferiore a 0,24 W/mqK e già con 10 cm di Stiferite Class B ci siamo:

ecco la stratigrafia:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 solaio latero cemento 0,2400 0,660 840 1100
2 impermeabilizz bitume 0,002 0,170 1000 1200
3 STIFERITE CLASS B 0,100 0,026 1453 44
4 impermeabilizz bitume 0,002 0,170 1000 1200

ecco il valore di trasmittanza, secondo la norma tecnica UNI EN ISO 6946 (U è infatti una proprietà termica stazionaria):

Trasmittanza   U [W/m2K] 0,229

Ma potrei consigliare di rivedere la copertura applicando questa stratigrafia? Il committente che affronta l’inverno avrà certamente grandi soddisfazioni e tutti gli ambienti del sottotetto avranno un comfort fino all’anno prima sconosciuto, oltre che una bolletta del riscaldamento inferiore. Ma cosa succederà l’estate dopo?

Con poco più di 8 ore di sfasamento, il surriscaldamento degli ambienti sarà molto probabile, infatti la prestazione energetica estiva è Media e la qualità prestazione estiva è di III livello ( questo secondo il Metodo dei parametri qualitativi secondo Linee Guida Nazionali sulla Certificazione Energetica degli Edifici).

Basterebbe aumentare lo spessore della Stiferite? Cosa mai costerà qualche cm in più. Facciamo i pionieri, stracciamo il progetto dei 10cm e scriviamo Stiferite Class B spessore 200. Sì 20cm di coibentazione. Se non ne bastano 20…

ecco la stratigrafia:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 solaio latero cemento 0,2400 0,660 840 1100
2 impermeabilizz bitume 0,002 0,170 1000 1200
3 STIFERITE CLASS B 0,200 0,025 1453 44
4 impermeabilizz bitume 0,002 0,170 1000 1200

ecco il valore di trasmittanza:

Trasmittanza   U [W/m2K] 0,117

Non male! Chi avrebbe mai pensato di avere un giorno sopra la testa un tetto da 0,11? Questa è la Rolls Royce delle coperture!

Invece no. La Stiferite isola tantissimo e lo spessore è fantastico ma le sue doti estive non sono fantastiche, un po’ il calore specifico bassino e un po’ la poca densità del materiale, questa copertura d’estate non sarà proprio una Rolls Royce: la prestazione energetica estiva è diventata Ottima e la qualità prestazione estiva è di I livello, ma ancora con tutto questo spessore il Fattore di decremento (attenuazione) cioè Udyn/U è solo sceso a 0,18 (la quantità di calore che attraversa una struttura viene ridotta d’intensità (attenuazione) ed è ottimo solo se inferiore a 0,15).

Fattore di decremento (attenuazione) fd [-] 0,180
Ritardo fattore di decremento (sfasamento) ? [h] 12,25
Trasmittanza termica periodica |Yie| [W/m2K] 0,021

E’ tutto inutile, qui ci vuole un po’ di Celenit N che è lana di legno di abete rosso mineralizzata e legata con cemento Portland, quindi non è esattamente un pannello di fibra di legno che è un materiale solo coibente. Anche il Celenit N coibenta, non tanto quanto, ma isola termicamente anche lui (diciamo un 30% meno) perché la sua conduttività è 0,065 W/mK.

Con l’aggiunta di un pannello Celenit N di 5cm a 10cm di Stiferite Class B la prestazione estiva della copertura è più o meno allo stesso livello:

Fattore di decremento (attenuazione) fd [-] 0,176
Ritardo fattore di decremento (sfasamento) ? [h] 12,58
Trasmittanza termica periodica |Yie| [W/m2K] 0,034

Con l’aggiunta di un pannello Celenit N di 7,5cm a 10cm di Stiferite Class B la prestazione estiva della copertura è veramente migliorata:

Fattore di decremento (attenuazione) fd [-] 0,114
Ritardo fattore di decremento (sfasamento) ? [h] 14,77
Trasmittanza termica periodica |Yie| [W/m2K] 0,021

ecco la stratigrafia con l’aggiunta del Celenit:

Descrizione degli strati Spessore (s) [m] Conduttività termica (l) [W/mK] Resistenza termica [mqK/W] Calore specifico (c) [J/kgK] Densità (?) [kg/m3]
Rsi Aria Strato laminare interno 1 2 3 4
1 solaio latero cemento 0,2400 0,660 840 1100
2 impermeabilizz bitume 0,002 0,170 1000 1200
3 STIFERITE CLASS B 0,100 0,026 1453 44
4 Celenit N 0,075 0,066 1810 400
5 impermeabilizz bitume 0,002 0,170 1000 1200

ed ecco la trasmittanza, che naturalmente non è 0,11:

Trasmittanza   U [W/m2K] 0,181

Ma perché dovrei preferire una trasmittanza peggiore in favore di prestazioni estive migliori? Secondo me perché l’impianto di riscaldamento è comunque presente, produce calore per compensare le dispersioni invernali e acqua calda secondo necessità. Ma rinunciare al raffrescamento è possibile solo se gli ambienti non si surriscaldano in fretta e quindi una protezione ottimale dal caldo in copertura può evitarci l’installazione di impianti per raffreddare la mansarda.

Il Celenit N viene in soccorso della Stiferite offrendo una densità 10 volte maggiore e un calore specifico più elevato: 1810 J/kgK. Inoltre il pannello Celenit è veramente resistente e quindi ottimale per calpestare la copertura durante i lavori e posare la nuova guaina a fiamma.

In questo articolo non ho parlato di tanti altri materiali per coibentazione dei tetti, ma voglio ricordare ai lettori che se si sta cercando di realizzare una copertura con fantastiche prestazioni estive la stratigrafia deve preferire l’uso della fibra di legno che offre un calore specifico ineguagliabilmente elevato: ben 2400 J/kgK. Inutile dire che di meglio non c’è.


 



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federico_sampaoli_espertocasaclimacom  ipha_member   articolo ideato, scritto e diretto da Federico Sampaoli, impegnato a favore delle persone, del comfort e dell’open information, titolare e caporedattore di espertocasaclima.com – blog di formazione e comunicazione online dal 2009.

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17 pensieri su “Tetto in Stiferite e Celenit, amici per forza

  1. Federico Sampaoli Autore articolo

    sì, alcune estati non danno tregua e la differenza tra le temperature diurne e notturne è poca. ma trovarsi un ambiente che si surriscalda in fretta o una struttura in latero cemento che si surriscalda in fretta diventa un problema assai maggiore per il surplus di lavoro a carico dell’impianto di raffrescamento.
    posare lana di roccia ad alta densità non significa cambiare la sua natura più vocata al contenimento delle dispersioni invernali.
    abbassare il costo inserendo un altro materiale può essere interessante per un costruttore che lo ripete molte volte ma non per il proprio tetto dove si rsparmierebbero poche centinaia di euro.
    lo stato di fatto in tavelle deve essere verificato sul lato esterno ed interno: l’intonaco se mancante è necessario a garantire la tenuta all’aria dell’ambiente riscaldato.
    la scelta del sistema a cappotto va sempre determinata in base al budget e alla qualità e spessore della muratura esterna.

  2. Giada

    Buon giorno,
    le scrivo in quanto stiamo decidendo la stratigrafia per la ristrutturazione di un tetto con travi in cemento e tavelle protetto solo da coppi (non è presente alcuna guaina).
    L’idea era quella di realizzare un tetto traspirante; ho ben capito che la fibra di legno è la migliore per quanto riguarda il caldo estivo, ma abitando in pianura padana (zona climatica E, 2333 gradi giorno e irradianza 275) dove in estate la differenza di temperatura tra giorno e notte è pressoché inesistente ha senso questo materiale?
    o meglio preferire materiali tipo Stiferite che dovrebbe essere però poco permeabile?
    oppure meglio la lana di roccia (ha un calore specifico basso, ma pesando 150 kg/m3 dovrebbe recuperare)
    oppure ancora fibra di legno + lana di roccia per mantenere la traspirabilità, ma abbassare il costo?
    Inoltre ipotizzando di utilizzare un materiale traspirante per il tetto dovrei utilizzare un materiale altrettanto traspirante per il cappotto esterno.
    Lana di roccia potrebbe andare bene o ha qualche altro consiglio da darmi?
    La ringrazio in anticipo

  3. Federico Sampaoli Autore articolo

    in base agli spessori si dimensionano i morali di partenza a contenimento della posa dello strato di coibentazione e quelli interposti nel primo strato di coibentazione
    poi il relativo fissaggio meccanico di travi in legno su cemento

    con il fissaggio del morale di ventilazione (orditura primaria) attraverso il pacchetto isolante al morale sottostante si fissa tutto il pacchetto
    con il listello portategola (orditura secondaria) al morale di ventilazione (orditura primaria) si posano le tegole alla perfezione evitando schiume e malta

  4. Rolando

    Stavo leggendo l’ottima spiegazione sulla stifterite messa insieme al celenit N, sembrerebbe una buona soluzione, ad esempio per una zona E con inverni abbastanza rigidi e anche per i caldo estivo che è forte ormai dappertutto.
    Mi faccia capire i due pannelli vanno appoggiati e tassellati al tetto in laterocemento e poi sfiammati con bitume, in questo caso il tetto non ha bisogno di ventilazione in quanto i due prodotti sono chiusi nella struttura, ma le tegole come vengono posate direttamente sul bitume senza listarelli d’appoggio?

  5. Federico Sampaoli Autore articolo

    uno sfasamento di 9 ore abbondanti e nei dati del produttore tutto sommato non sembra malaccio…

    malaccio fuori norma…:

    La normativa prescrive di verificare che in tutte le zone climatiche, ad esclusione della F, il valore della massa superficiale delle pareti opache verticali, orizzontali o inclinate, sia superiore a 230 kg/mq (D.Lgs. 311/2006, Allegato I, comma 9, lettera b).
    La stessa norma prevede, in alternativa, di ottenere gli stessi effetti positivi derivanti dal rispetto del suddetto valore di massa superficiale, mediante «l’utilizzo di tecniche e materiali, anche innovativi, che permettano di contenere le oscillazioni della temperatura degli ambienti in funzione dell’andamento dell’irraggiamento solare. In tal caso deve essere prodotta una adeguata documentazione e certificazione delle tecnologie e dei materiali che ne attesti l’equivalenza con le predette disposizioni» (Ibidem, Allegato I, comma 9, lettera c).

    il DPR 2/4/2009 n.59 a proposito di protezione estiva parla di

    Massa superficiale pareti > 230 kg/mq
    Trasmittanza termica periodica |Yie| U/dyn < 0,12 W/m2K per le pareti Trasmittanza termica periodica |Yie| U/dyn < 0,20 W/m2K per le coperture (assurdo ma è così… i valori dovrebbero essere invertiti imponendo i più bassi per le coperture!!) il DM 26/6/09 a proposito di protezione estiva parla di uno Sfasamento > 12 ore

    circa le guaine e i manti:

    lo strato Isotec ha due funzioni: barriera al vapore + seconda impermeabilizzazione.
    quindi il manto che si deve posare sopra il tavolato, nella zona calda sotto lo strato di Celenit, dovrebbe essere un telo freno al vapore igrovariabile con l’accortezza di essere posato a garantire la tenuta all’aria dell’involucro riscaldato.
    si deve progettare la tenuta all’aria e il disegno esecutivo nel dettaglio.

  6. Luca

    dott. Sampaoli buongiorno

    dovendo recuperare un sottotetto in Torino (zona E) – con copertura in legno di tipo tradizionale, cioè tetto nuovo in lamellare con tavolato, strato isolante e marsigliesi – avevo pensato di posare un pacchetto di tipo “commerciale”, cioè quello celenit+isotec del tipo identico a quello descritto nella mail del sig. Marco (che lei non ha avuto il tempo di leggere, come evidenziato nella sua risposta); vorrei fare alcune considerazioni:
    1 – stante che i pacchetti commerciali tirano sempre un po’ l’acqua al mulino di chi li promuove, può esprimere un’opinione su questa soluzione? Quello che vorrei scegliere ha spessori celenit 75mm e isotec 80mm con uno sfasamento di 9 ore abbondanti e nei dati del produttore tutto sommato non sembra malaccio…anche se non è propriamente una Rolls Royce! Peraltro, a costi relativamente significativi per il pannello Isotec, in parte compensati sia da una certa celerità di posa e sia perchè il pannnello Isotec ha un profilo in metallo portategole che garantisce una decente ventilazione sottotegola senza listello e controlistello (per vedere celermente di cosa si tratta – glielo garantisco, lo legge in pochissimo tempo – può trovare il riferimento documentale del produttore qui: http://isotec.brianzaplastica.it/italiano/..%2Fcontenuti%2Fdownload%2Fitaliano%2Fdepliant_isotec_%2B_celenit.pdf)
    2 – letto il suo articolo, non mi dispiacerebbe però ripensare il pacchetto del mio tetto con l’accoppiata celenit-stiferite, seppur con spessori da aumentare: infatti nel suo caso – essendo il tetto in laterocemento – il celenit non solo viene messo sottotegola verso l’esterno (nel pacchetto Celenit-Isotec è invece posizionato verso l’interno, cioè sul tavolato, in modo da fare massa in estate verso l’interno del sottotetto), ma anche lo stiferite ha spessori più contenuti essendoci il contributo del solaio alla prestazione globale della copertura: nel mio caso, si potrebbe pensare di aumentare lo spessore di celenit e stiferite per raggiungere le medesime prestazioni del suo pacchetto (sfasamento 14 ore) ? E nel caso, sarebbe meglio invertire i pannelli e avere massa verso l’interno o confermare la sua geometria con il celenit che fa massa dall’esterno?
    3 – che tipo di guaine sarebbero ottimali nel mio caso? vista la presenza del Celenit sono elementi molto importanti, ma nel suo articolo le ha poco approfondite: senza fare nomi commerciali, potrebbe indicare qualche dato di prestazione? Differenza tra quella superiore e quella inferiore? Mi pare di capire che entrambe potrebbero essere delle barriere al vapore, ma che spessore e che peso al mq? Rinforzate, autoadesive o meno?

    La ringrazio per l’attenzione che vorrà concedermi, le auguro una buona giornata.

  7. Federico Sampaoli Autore articolo

    non ho il tempo ora di leggere tale relazione..
    ma voglio ricordare che
    1 limitare le spese di climatizzazione estiva significa avere bisogno di raffrescamento e contenere la spesa energetica (io invece punto al comfort estivo passivo)
    2 assicurare migliori proprietà di sfasamento e attenuazione (migliori di cosa?), e un valore Yie < 0,10 W/m2K. Una trasmittanza termica periodica inferiore a 0,20 W/m2K, oltre a rispettare il requisito minimo di legge significa rispettare il minimo di legge (io non permetterei a nessuno di correre in autostrada con pioggia e 3mm di battistrada sui pneumatici.. minimo di legge).

  8. Marco

    Come da lei evidenziato sicuramente andrà progettata nel migliore dei modi la soluzione del ponte termico perimetrale, ma rimango dell’idea che la soluzione dell’isolamento esterno rimanga di gran lunga la scelta più oculata. Le avevo chiesto dell’inversione dei pannelli di Celenit con quelli di Stiferite per questo articolo trovato in rete:
    Sistema di isolamento termoacustico ISOTEC XL + CELENIT N
    Un sistema di isolamento per coperture, che abbini elevate performance tecniche sia nel campo dell’isolamento termico sia in quello acustico: questa l’idea alla base della collaborazione tra Brianza Plastica spa e Celenit spa che hanno studiato una soluzione congiunta, ISOTEC XL+CELENIT N. Frutto di un dottorato di ricerca svolto dal Politecnico di Milano, il sistema abbina l’utilizzo dei pannelli CELENIT N e ISOTEC XL per ridurre al minimo gli scambi termici con l’esterno: d’inverno evita le dispersioni del calore, d’estate impedisce il surriscaldamento degli ambienti interni. Il tetto assicura così un elevato benessere abitativo e limita le spese di climatizzazione e riscaldamento.
    I vantaggi del sistema si possono così sintetizzare:
    Isolamento acustico certificato
    Isolamento termico invernale ed estivo
    Facilità di posa
    Protezione al fuoco
    Rispetto dell’ambiente
    Caratteristiche tecniche
    Periodo invernale: Il pannello ISOTEC XL ha un’anima interna in poliuretano espanso rigido a celle chiuse, tale da essere il miglior isolante termico esistente poiché presenta una conducibilità termica molto bassa (?D=0,024 W/mK). Il sistema offre resistenze termiche da 3,33 a 5,00 m2K/W: i valori più alti disponibili sul mercato e il più basso costo per unità di resistenza termica. In tal modo si limitano drasticamente le dispersioni di calore nel periodo invernale.
    Periodo estivo: Il pannello CELENIT N in lana di legno mineralizzata presenta un’elevata inerzia termica grazie all’alto calore specifico e all’elevata densità. Questo assicura migliori proprietà di sfasamento e attenuazione, e un valore Yie < 0,10 W/m2K. Una trasmittanza termica periodica inferiore a 0,20 W/m2K, oltre a rispettare il requisito minimo di legge, aumenta il comfort interno.
    Il sistema CELENIT N – ISOTEC XL presenta un indice di valutazione del potere fonoisolante Rw pari a 40 dB. Tale valore è certificato dal Laboratorio di Acustica del Dipartimento di Fisica Tecnica dell’Università di Padova, in conformità alle norme della serie UNI EN ISO 10140.
    La ringrazio per la competenza e la passione che mette a disposizione di tutti

  9. Federico Sampaoli Autore articolo

    per migliorare la coibentazione esistente intervenendo dall’interno con ulteriore coibentazione interposta tra le travi l’ideale è sarebbe fibra di legno flessibile con meno densità dei pannelli rigidi (questo anche per aiutare alla realizzazione).
    Pannelli in Celenit N non sarebbero adatti e sarebbero anche troppo pesanti.
    Il pannello di chiusura in fibrogesso è corretto. Manca un freno al vapore igrovariabile sul lato interno!

  10. Federico Sampaoli Autore articolo

    intervenire nel sottotetto isolando con fiocchi di cellulosa è molto vantaggioso sotto ogni aspetto tranne la attenuazione dei ponti termici:
    – perimetrali (il nodo tetto-parete)
    – puntuali (i setti in blocchi di laterizio a sostegno della copertura)

    anche coibentando all’esterno si dovrà progettare la soluzione del ponte termico perimetrale!

    invertire la stratigrafia con Celenit e poi Stiferite è un’operazione acusticamente sfavorevole e lo sfasamento peggiora lievemente.

  11. Marco

    Mi corregga se sbaglio, ma coibentare la soletta del sottotetto con macchine che ‘sparano’ fiocchi di cellulosa in casi come quello sopra descritto, con muretti di sostegno che dividono in celle il sottotetto, farà si che si andranno a creare ponti termici che non sarà possibile eliminare!
    Mi viene quindi da pensare che la scelta migliore anche se non la più economica sia sicuramente quella di isolare dall’esterno..
    Posso chiedere una curiosità? A livello tecnico cambierebbe qualcosa e quale sarebbe la differenza dallo strato laminare interno installare prima il celenit e poi la Stiferite nel lato più esterno prima della guaina e dei coppi?

  12. Federico Sampaoli Autore articolo

    nella sua situazione, e per ogni sottotetto non abitabile, la via più economica (economicissima) è assicurare l’impermeabilità della copertura, non disturbare i vicini, e coibentare la soletta del sottotetto (estradosso solaio piano sottotetto) con materiale sfuso tipo fiocchi di cellulosa (la posa libera non garantisce tanta densità ma il lavoro può essere anche il fai da te).
    sicuramente il costo è almeno 10 volte inferiore.

  13. pino

    La scelta di cambiare completamente progetto con la creazione di un tetto ventilato nel mio caso purtroppo non è fattibile perché la porzione di tetto della mia abitazione è addossata da un lato ad un’altra porzione di casa a schiera, i cui proprietari non sono intenzionati ad effettuare l’intervento di rifacimento della loro parte di copertura!
    Avendo in comune le grondaie e due pluviali sui due lati confinanti della costruzione, l’idea sarebbe di creare una scossalina a divisione orizzontale della copertura, alzare la mia quota per la posa del materiale isolante e creare dei raccordi che facciano defluire l’acqua di scolo sui pluviali delle gronde, che a lavoro ultimato sarebbero sfalsate per l’altezza che andrei ad elevare la mia quota.
    Anche l’idea di posizionare due pluviali per lato e rendere autonomo il mio tetto non è stata presa bene e ci sarebbe comunque il problema del posizionamento di due pluviali uno accanto all’altro e del foro di scolo che andrebbe modificato andando a rompere il porfido della pavimentazione.
    La scelta è quindi limitata ad un’elevazione massima di 15/20 cm.; avendo il sottotetto non abitabile una delle possibilità potrebbe essere quella di prevedere solo la posa di pannelli di Stiferite o pannelli Wierer Evolution Traspira con grafite e provvedere alla posa di altro materiale isolante nel sottotetto.
    Qui il problema sarebbe dato dal fatto che il sottotetto in latero cemento non abitabile, con altezza massima nella linea di colmo di 170/180 cm. è diviso da muretti a nido d’ape di sostegno con corridoi lunghi e stretti e la zona di un lato di falda è completamente chiusa dai muretti e risulta quindi anche complicata la posa del materiale isolante. Leggendo nel suo blog ho visto eventualmente anche la possibilità della fibra di cellulosa, sicuramente la più indicata per la posa in opera, che però non aiuterebbe ad eliminare i ponti termici dei muretti.
    E’ per questo che leggendo il suo articolo mi si è aperta una nuova possibilità con posa di pannelli Celenit N di 7,5cm e 10cm di Stiferite Class B
    Purtroppo per i non addetti ai lavori la presenza di così tanti prodotti e la difficoltà di saper leggere correttamente i diversi valori e la difficoltà anche di trovare ditte preparate che sappiano consigliare al meglio la scelta più indicata per ogni tipo di intervento e le richieste del committente mi sta portando a documentarmi preventivamente per farmi un’idea precisa di come sia meglio intervenire.
    Complimenti ancora per la passione che mette nel suo blog

  14. Antonio

    Salve sig. Federico, sto ristrutturando dall’interno una mansarda con copertura non areata, costituita da travi lamellari in legno con tavolato, pannello coibentato da 4 cm. e sovrastante listellatura e tegole portoghesi.
    Siccome non posso rifare da capo l’intera copertura, volevo procedere ad inserire, nell’interasse interno fra le travi, dei pannelli termoisolanti, in modo da migliorare la vivibilità interna sia d’estate che di inverno.
    Siccome ritengo che, trattandosi di lavori interni, sia preferibile utilizzare prodotti naturali, sono però indeciso se usare pannelli in “fibra di legno”(tipo Pawatherm) oppure quelli in “lana di legno” (tipo Celenit), che dovrei attaccare con la colla, sotto al tavolato in legno esistente.
    Per il completamento dell’intradosso dei pannelli, sono indeciso se applicare il fibrogesso oppure un intonaco di calce per far respirare lo strato.
    Ritiene che si potrebbero verificare problemi di condensa?
    La mia abitazione si trova a Salerno.
    Grazie per l’aiuto.

  15. Federico Sampaoli Autore articolo

    in produzione credo sia rimasto il CELENIT FL/150 che è un pannello isolante in fibre di legno pressate monostrato, densità 160 kg/m3:

    Conducibilità termica dichiarata ?D 0,038 W/mK
    Densità ? ca. 160 kg/m3
    Resistenza alla compressione ?10 50 kPa
    Reazione al fuoco Euroclasse E
    Fattore di resistenza alla diffusione del vapore ? 5
    Calore specifico cp 2,10 kJ/kgK

    posando questo Celenit fibra di legno spessore 60 mm sulla Stiferite da 100mm otteniamo:

    Fattore di decremento (attenuazione) 0,170
    Ritardo fattore di decremento (sfasamento) h 12,76
    Trasmittanza termica periodica W/m2K 0,029
    Trasmittanza U W/m2K 0,168

    Naturalmente in questo caso devo almeno sostituire il manto bituminoso sul lato freddo con un manto traspirante e impermeabilizzante evitando di sigillare tra due barriere al vapore la fibra di legno.
    Sarebbe corretto cambiare completamente progetto e prevedere un pacchetto traspirante con strato finale di ventilazione

  16. pino

    Chiedo scusa per la domanda posta sopra, ho visto solo ora il grafico sopra che riporta lo sfasamento della stratigrafia in 14,77 h
    mi ha però incuriosito e gradirei sapere cosa cambierebbe sostituendo il Celerit N con pannelli di
    CELENIT FL/120
    Densità 100 Kg/m3
    Spessore mm 60
    Resistenza termica m2 K/W 1,50
    Calore specifico kJ/kgK 2,1
    Resistenza alla diff. del vapore _2
    Resistenza a compressione kPa 20
    grazie ancora

  17. pino

    Complimenti per il blog e tutti gli articoli, dovendo rifare la copertura della mia abitazione in laterocemento con il sottotetto non riscaldato e non abitabile, diviso da dei muretti di sostegno e tavelloni che sorreggono le tegole in cemento, ubicata nel nord est zona climatica E posta in posizione nord/est/sud (il lato ovest è addossato da un altro fabbricato a schiera) ho letto con grande interesse l’articolo “Tetto in Stiferite e Celenit, amici per forza”, posso chiedere indicativamente lo sfasamento in ore dell’ultima stratigrafia riportata con l’aggiunta del Celenit con Trasmittanza U [W/m2K] 0,181

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